Il Mistero della Nascita nelle Foche: Quanti Cuccioli e Come Vengono Accuditi i Piccoli dei Pinnipedi

Le foche, affascinanti mammiferi marini, suscitano da sempre curiosità e ammirazione per il loro aspetto buffo e la loro straordinaria capacità di adattamento alla vita acquatica. Questi animali, sebbene spesso ritrovati anche sulla terraferma o sul ghiaccio, sono campioni di profonde immersioni solitarie in mare, pur riunendosi in grandi gruppi per riprodursi. Appartengono alla superfamiglia dei pinnipedi, un ordine di mammiferi carnivori marini che si distinguono dai carnivori terrestri (Fissipedi, come lupi, leoni, orsi) per le loro specifiche adattamenti all'ambiente acquatico.

foche in ambiente acquatico

I pinnipedi si dividono in tre grandi categorie: foche, otarie e trichechi. Le foche (famiglia Phocidae Gray, 1821) sono facilmente distinguibili dalle otarie, che possiedono orecchie visibili e pinne più grandi e flessibili, capaci di essere piegate sotto il corpo per facilitare il movimento a terra. Al contrario, le foche hanno orecchie prive di padiglione auricolare esterno, mostrando solo due piccoli fori che consentono loro di percepire rumori anche a grande distanza. Le loro zampe posteriori formano un'unica pinna che non può essere piegata sotto il corpo, rendendo i loro movimenti sulla terraferma lenti e impacciati. Dal punto di vista fisico, le foche hanno un corpo allungato, irregolarmente cilindrico e affusolato alle estremità, rivestito da uno spesso strato adiposo e ricoperto da un fitto pelo corto, vellutato e impermeabile, essenziale per proteggersi dal freddo, dalla pioggia e dal gelo. Questo spesso strato di grasso sottocutaneo, che può raggiungere i 7-10 centimetri, è fondamentale per ridurre la perdita di calore a contatto con l'acqua, un processo molto più rapido rispetto all'aria. Hanno una testa relativamente piccola, leggermente appiattita, e un muso provvisto di baffi lunghi e robusti, chiamati vibrisse, che sono organi sensoriali cruciali. Gli occhi sono grandi, scuri e vivaci, e la loro vista è buona sia dentro che fuori dall'acqua, anche in condizioni di luce scarsa. Durante le immersioni, le foche chiudono le narici per proteggersi.

Le foche non formano sempre colonie grandi; alcune specie, infatti, preferiscono vivere da sole o in coppia, essendo generalmente animali monogami. Sono abili nuotatori, capaci di percorrere lunghe distanze e immergersi a profondità considerevoli, fino a 600 metri, principalmente per cacciare. Nonostante le loro capacità natatorie, molte specie non migrano per lunghe distanze, preferendo restare entro 20 chilometri dalle coste e dalle baie, sia rocciose che sabbiose. Il loro habitat si estende lungo le coste dei mari ghiacciati, freddi e temperati, e alcune specie si trovano persino in laghi come il Mar Caspio e il Bajkal, o nel Mar Adriatico. L'alimentazione delle foche è prevalentemente composta da pesci e molluschi. Questi mammiferi, nonostante la loro agilità in acqua, diventano prede di orche, squali bianchi e varie specie di squalo in mare, mentre sulla terraferma possono essere minacciati da orsi polari. I cuccioli di foca, in particolare, possono essere attaccati anche da cani randagi, volpi o aquile.

Il prof. Francesco Le Foche - Domenica In 27/12/2020

Riproduzione e Strategie di Sopravvivenza: Un Cucciolo per Volta

Quando si parla di quanti piccoli partorisce una foca, la risposta generale è che le femmine danno alla luce un solo cucciolo per volta. Questo è un tratto comune alla maggior parte dei pinnipedi. Il periodo di gestazione varia a seconda della specie, attestandosi intorno ai dieci-undici mesi. Durante l'accoppiamento, i maschi si impegnano in dispute talmente violente che spesso ne consegue uno stress fisico molto significativo; è noto, tra l'altro, che i maschi abbiano una vita media inferiore rispetto alle femmine.

Una volta nato il piccolo, le mamme foca dedicano cure intense alla loro prole, portando cibo e proteggendoli in maniera aggressiva. Questo periodo di allattamento è cruciale per la rapida crescita del cucciolo.

La Delicatezza dei Primi Mesi: Allattamento e Crescita Rapida

L'allattamento delle foche è un processo di grande efficacia. Il latte materno è eccezionalmente ricco di sostanze nutritive, in particolare di grassi. Per esempio, nella foca della Groenlandia ( Phoca groenlandica ), il latte è composto per il 40% da grassi. Questo latte altamente energetico permette al piccolo di crescere rapidamente, aumentando il proprio peso da tre a cinque volte in pochi giorni rispetto al momento della nascita. La durata dell'allattamento può variare, ma in generale la mamma rimane totalmente devota al suo cucciolo finché questo non raggiunge un peso adeguato, e nessuno può avvicinarsi. Nelle specie in cui l'allattamento è breve, le femmine spesso digiunano e rimangono a terra o sul ghiaccio per l'intero periodo, concentrandosi unicamente sull'alimentazione del piccolo. Al contrario, nelle otarie e nei trichechi, le femmine allattano i figli per molti mesi e, durante questo lungo periodo, tornano frequentemente in acqua per cacciare pesci, calamari e piccoli crostacei. Lo svezzamento, in media, dura circa un anno, dopodiché il cucciolo diventa indipendente e si separa dalla madre, raggiungendo il suo completo sviluppo fisico in circa sei mesi.

cucciolo di foca allattato dalla madre

Foche della Groenlandia: I "Mantelli Bianchi" e la Banchisa Polare

Un esempio lampante delle diverse strategie riproduttive è offerto dalla foca della Groenlandia. Questa specie ha una peculiarità che l'ha resa tristemente nota: partorisce i suoi piccoli direttamente sulla banchisa polare. Dopo la nascita, la madre allatta il neonato per soli 15 giorni. Terminati questi due settimane intense, la madre lascia il piccolo sulla banchisa e ritorna al mare, dove l'attendono i maschi per accoppiarsi nuovamente.

Il cucciolo, a questo punto, rimane un "orfanello" totalmente privo di protezione per un periodo di 3-4 settimane. Durante questo tempo, il suo morbido mantello bianco, noto come lanugo o, col triste nome di "Whitecoats", viene sostituito da un pelame grigio-bruno maculato di nero, perfettamente resistente all'acqua. Questo manto definitivo gli permetterà di sopravvivere nell'ambiente marino. È proprio durante le prime due settimane di abbandono dei piccoli che purtroppo sbarcano i "cacciatori" di pellicce, attratti dalla facilità di cattura e dal valore del loro pelo bianco.

Foca Comune: Nascita in Acqua e Indipendenza Precoce

Nelle altre foche, come la foca comune, le cose vanno in modo diverso e meno precario per i cuccioli. Il piccolo compie la sua muta al momento della nascita, oppure lascia il corpo della madre già rivestito del pelame definitivo. Questa caratteristica gli permette di poter entrare in acqua già uno o due giorni dopo la nascita, un adattamento fondamentale per la sopravvivenza in un ambiente dove il contatto con l'acqua è immediato. La foca comune partorisce solitamente un solo cucciolo, che può pesare fino a 16 kg dopo una gestazione di nove mesi. In caso eccezionale di parto gemellare, la madre allatta un solo cucciolo alla volta. Al contrario di altre specie di foche, poche ore dopo la nascita la foca comune è già in grado di nuotare e, in caso di pericolo, anche di seguire il branco in fuga. Senza essere spinta o incitata dalla madre, entra subito nell'acqua, con cui prende immediatamente confidenza, e dove la segue la madre, rendendo questa specie particolarmente adattata alla vita costiera.

La Foca Monaca: Nascita Solitaria e Muta Tardiva

La foca monaca (Monachus monachus) rappresenta un caso a parte, distinguendosi per la sua estrema vulnerabilità e le sue strategie riproduttive che richiedono tranquillità e isolamento. Dopo circa undici mesi di gestazione, la femmina partorisce un unico cucciolo, in prossimità di coste sabbiose e rocciose. Le nascite avvengono in un periodo molto prolungato rispetto alle foche che vivono nelle regioni fredde del Pianeta, da maggio a novembre, con un picco tra settembre e ottobre. I piccoli nascono neri e mutano la pelliccia solo dopo diverse settimane. La piccola foca, appena nata, misura circa un metro e il suo mantello è folto, nero, con una caratteristica macchia ombelicale bianca.

La vita della foca monaca si svolge prevalentemente in mare, ma quando partorisce e deve allattare i cuccioli, si trasferisce sulla terraferma. Questo momento delle cure alla prole è estremamente delicato, e la foca monaca ha bisogno di assoluta tranquillità. Per questo motivo, cerca spiagge isolate o grotte e anfratti accessibili soltanto dal mare, luoghi che offrono il rifugio necessario. Lo stress provocato dalla vicinanza umana, specialmente quando una foca monaca ha con sé il suo cucciolo, potrebbe infatti provocarne l’abbandono, mettendo a rischio la sopravvivenza del piccolo. I cuccioli di foca monaca possono essere attaccati da cani randagi, volpi o aquile, ma al Polo Nord, i cuccioli di altre specie di foca a volte finiscono per essere catturati dagli orsi polari.

cucciolo di foca monaca

Diversità delle Specie: Dalla Costa ai Ghiacci

Esistono circa 19 specie di foca nel mondo, ognuna con le proprie peculiarità e adattamenti. Tra le più importanti e conosciute troviamo la foca grigia, la foca del Bajkal, la foca di Weddell, la foca monaca mediterranea e la foca comune. Le loro dimensioni variano notevolmente, da circa 110 centimetri per la foca dagli anelli a circa 5 metri per l'elefante marino del Sud, con pesi che vanno da circa 50 chilogrammi a 3 tonnellate.

La Foca Comune: Un Pinnipede Diffuso e Robusto

La foca comune (Phoca vitulina) è una delle specie più facilmente osservabili in natura, spesso si avvicina anche ai porti e alle zone abitate. È una specie costiera, che non si allontana generalmente più di 20 chilometri dalla riva. Si riunisce in branchi poco numerosi rispetto ad altri pinnipedi, di solito su coste rocciose, ma anche su spiagge sabbiose o fangose e su lastre di ghiaccio. Su questi luoghi avvengono i parti, che iniziano a febbraio nelle zone meridionali dell'areale e a luglio nelle zone sub-artiche, mentre corteggiamento e accoppiamento avvengono sott'acqua. Le femmine si accoppiano nuovamente dopo il parto, e sia gli adulti che i giovani si trattengono a riva anche durante il periodo della muta, che segue quello riproduttivo.

Il suo pelo è formato da setole rigide e lucenti, sotto le quali si stende una incerta lanugine, ed è di colore prevalentemente grigio-giallino con macchie marroncine o nerastre sul dorso. I piccoli appena nati sono coperti da una lanugine bianca, ma perdono questo loro "pelo di gioventù" già durante o poco dopo la nascita, acquisendo rapidamente il pelame definitivo che li rende resistenti all'acqua. Il corpo si assottiglia gradualmente dalle spalle alla coda, è tondo e affusolato. Anche la testa è decisamente tonda e ricorda più quella di un gatto che quella di un cane. Il muso è corto, dal labbro superiore si dipartono delle vibrisse formate da dure setole un po' ondulate. Gli occhi sono grandi, scuri e vivaci.

La foca comune caccia una varietà di pesci, tra cui acciughe, branzini, aringhe, sgombri e merluzzi, ma si nutre anche di granchi, gamberetti, calamari e altri molluschi. Questa specie vive nelle acque costiere dell'Atlantico settentrionale, dalla costa di Murmansk e dall'Islanda fino alla Francia e al Portogallo, e dalla Groenlandia e dal Labrador fino al New Jersey. È presente anche nel Mare del Nord, nel Mar Baltico e nel Golfo del Messico, ed è diffusa nel Pacifico settentrionale, dal Messico alla California meridionale fino al Mare di Bering e al Mare di Okhotsk. Esiste anche una sottospecie d'acqua dolce della foca comune, presente nel Lower Seal Lake vicino alla baia di Hudson. La popolazione totale di foche comuni è stimata in circa 5-6 milioni di esemplari e, a differenza di altre specie, non è considerata in pericolo di estinzione.

L'Elefante Marino del Sud: Il Gigante dei Pinnipedi

Tra le foche, l'elefante marino del Sud (Mirounga leonina) è senza dubbio la più grande esistente. Questa specie mostra un dimorfismo sessuale notevole, con maschi e femmine che sembrano quasi appartenere a due specie differenti. Un maschio adulto può raggiungere i 5-6 metri di lunghezza e pesare più di 3.000 chilogrammi, mentre una femmina raramente supera i 2,5 metri e pesa tra i 400 e gli 800 chilogrammi. Inoltre, i maschi sono caratterizzati da un naso lungo, largo e flaccido a forma di corta proboscide, da cui deriva il nome della specie.

La Foca dagli Anelli e i Suoi Adattamenti al Ghiaccio

La foca dagli anelli, con le sue dimensioni più modeste (circa 110 centimetri di lunghezza e 50 chilogrammi di peso), mostra adattamenti specifici per la vita nelle regioni artiche. I suoi artigli possono essere spessi fino a 2 centimetri, permettendole di tenere aperti i buchi nel ghiaccio, essenziali per respirare e accedere al mare. Un altro esempio di adattamento al ghiaccio è la foca del Saimaa, che vive in Finlandia, i cui cuccioli nascono in caverne scavate nella neve, un rifugio fondamentale contro il freddo intenso. I volontari del WWF Finlandia si impegnano attivamente a spalare la neve per aiutare questi cuccioli a sopravvivere.

La Foca Monaca: Un Tesoro del Mediterraneo in Pericolo

La foca monaca è, in un certo senso, la specie più interessante e al contempo più tragica da studiare a causa del suo status di conservazione. Un tempo molto più diffusa in tutto il Mediterraneo, il Mar Nero, e lungo le coste atlantiche di Spagna, Portogallo, Marocco, Mauritania, Madera e Isole Canarie, oggi ne sopravvivono in natura meno di 700 esemplari a livello globale. Nel Mediterraneo, è stata oggetto di costante ostilità da parte dell’uomo, e in particolare dei pescatori che, in passato, vedevano in lei un acerrimo competitore. Un tempo veniva cacciata anche per le pelli e il grasso, che veniva trasformato in olio.

Oggi, la sua principale area di presenza si concentra nel Mar Egeo e nel Mediterraneo orientale, ma vive anche lungo le coste della Mauritania, delle Isole Canarie, del Mar Nero e, seppur con pochissimi individui, anche in Italia, in non più di 5-20 località. Oggi le osservazioni sono principalmente di individui solitari, un segnale evidente che la specie negli ultimi decenni è andata incontro a rarefazione ed estinzioni locali.

La foca monaca ha una colorazione brunastra uniforme con una grossa macchia bianca irregolare sul ventre, che, si dice, ricordi il saio dei monaci, da cui deriva il suo nome. I cuccioli nascono neri e mutano la pelliccia solo dopo diverse settimane. La maturità sessuale viene raggiunta a circa 4-5 anni di età, quando si accoppia per la prima volta, in genere in estate-autunno. Vive dai 20 ai 30 anni. A terra si muove in modo lento e impacciato perché la conformazione del bacino non le consente di alzare il ventre da terra. In mare, invece, è agile e veloce, in particolare quando caccia le sue prede, durante immersioni a 10 e 20 metri di profondità. Si ritiene, tuttavia, sia in grado di immergersi fino a 100 metri e restare in apnea per diversi minuti. La sua dieta è composta da pesci, come anguille, sardine, triglie e piccoli tonni, ma anche di aragoste e polpi, per i quali ha una particolare predilezione. Si alimenta sia di giorno, sia di notte. Quando i maschi si innamorano difendono il territorio da altri pretendenti, sono piuttosto competitivi e territoriali. Per questo i giovani esemplari, spesso, abbandonano il gruppo in cui nascono in cerca di un nuovo territorio, anche molto lontano dal luogo di nascita, per farsi così una loro famiglia.

foca monaca in grotta

Minacce e Conservazione: La Lunga Lotta per la Sopravvivenza

Le foche sono mammiferi altamente intelligenti, capaci di adattarsi a varie situazioni e molto attente ai segnali di pericolo, come le vocalizzazioni delle orche, loro predatrici. Alcune foche nel branco fungono da sentinelle, e la loro prontezza di riflessi contrasta con la flemma che dimostrano durante il giorno, quando riposano o prendono bagni di sole. Nonostante la loro intelligenza e adattabilità, i pinnipedi, e in particolare le foche, sono stati e continuano ad essere oggetto di numerose minacce di origine antropica.

La Caccia ai Cuccioli: Una Pratica Crudeli e Controversa

La caccia è stata, e in alcuni casi è ancora, una delle minacce più significative per le popolazioni di foche. Per lungo tempo, questi animali sono stati cacciati per la carne, il grasso, la pelliccia e, nel caso dei trichechi, l'avorio delle zanne. La foca è stata, ed è ancora in alcune aree, il mammifero più cacciato al mondo, con circa 500.000 esemplari uccisi ogni anno. La caccia a questo animale è consentita in determinati periodi, dal 15 novembre al 15 maggio, in alcune regioni.

I cacciatori preferiscono i cuccioli, soprattutto quelli della foca della Groenlandia, perché sono considerati più facili da catturare. I loro mantelli bianchi, la pelle più morbida e la facilità con cui possono essere scuoiati, li rendono particolarmente appetibili per il mercato delle pellicce. È un fatto tragico e ben documentato che queste belle pellicce di foca vengano strappate dal corpo ancora caldo, e talora ancora palpitante di vita, delle foche neonate, note come "Whitecoats". Alcune ricerche dimostrano che il 42% delle foche vengono scuoiate vive e il 40% vengono pugnalate più volte, pratiche estremamente violente che sono combattute con impegno da associazioni e organizzazioni animaliste e ambientaliste in tutto il mondo. Nonostante il perdurare di questi massacri annuali, il numero di foche della Groenlandia si mantiene abbastanza stabile, intorno ai 4-5 milioni di animali, a testimonianza della loro resilienza, ma anche della vastità di queste popolazioni. La foca comune, invece, non è in genere cacciata per la pelliccia, pratica che coinvolge soprattutto i cuccioli della foca della Groenlandia, anche se in passato lo era. Attualmente, in alcuni stati, come Regno Unito e Norvegia, è vietato uccidere le foche per difendere l'attività di pesca, ed è vietata anche la caccia a scopi commerciali.

La Foca Monaca: Simbolo di Biodiversità a Rischio

La foca monaca è tra i mammiferi marini più minacciati al mondo. Si stima che ne restino in natura meno di 700 esemplari. Nel Mediterraneo, la sua popolazione è drasticamente diminuita: da circa 1.000 esemplari censiti nel 1978, la sua popolazione è oggi passata a un numero molto inferiore, rendendola uno dei sei mammiferi a maggiore pericolo di estinzione al mondo. Oltre alla caccia per carni, grasso e pelliccia che avveniva in passato, e alla concorrenza con i pescatori per la risorsa ittica, la pressione umana ha accelerato il suo declino.

mappa storica distribuzione foca monaca

I problemi attuali includono la persecuzione con uccisione illegale, la cattura accidentale con le reti da pesca (bycatch), l'inquinamento del mare (in particolare quello della plastica) e l'aumento del traffico navale, che disturba i loro habitat e può causare collisioni. Questi fattori, insieme ai cambiamenti climatici, rappresentano una minaccia costante per la sopravvivenza della specie.In questi ultimi dieci anni, tuttavia, gli avvistamenti di foca monaca sulle coste italiane non sono mancati, da Portofino in Liguria a Lampedusa in Sicilia, passando per la Laguna di Venezia in Veneto e giungendo nel Salento in Puglia. Questi avvistamenti suggeriscono che la foca monaca stia cercando di riconquistare il suo antico areale. In Italia, qualche esemplare è stato osservato presso l’isola di Capraia in Sardegna. In particolare, nell’Arcipelago Toscano sono stati documentati avvistamenti all’Isola del Giglio nel 2009, all’Isola di Capraia nel 2020 e all’Isola di Pianosa nel 2020. Un eccezionale video è stato registrato a Capraia nel settembre 2022, mostrando un esemplare riposare sulla piccola spiaggia della Grotta della Foca, la cui denominazione stessa testimonia una frequentazione passata. Questi eventi sono eccezionali poiché sono circa 50 anni che la specie non si riproduce più in Italia, le ultime riproduzioni essendo state sulla costa della Sardegna. Attualmente, i principali nuclei riproduttivi nel Mediterraneo orientale si trovano principalmente in Grecia e Turchia.

L'Impegno per la Tutela: Ruolo del WWF e delle Aree Marine Protette

La biodiversità del Mediterraneo è da anni al centro dei programmi di conservazione del WWF, sia attraverso l’azione del WWF Italia sia con l’ufficio di Programma per il Mediterraneo del WWF Internazionale (MedPO). L'impegno si attua anche attraverso la promozione della pesca sostenibile per ridurre le catture accidentali (bycatch) e la lotta alle forme di inquinamento marino, prima tra tutte quella della plastica. Il WWF s'impegna a favore di acque pulite e per la riduzione del traffico navale nei mari. Inoltre, è urgente agire contro il riscaldamento climatico, una minaccia crescente per tutti i pinnipedi.

L'interesse per la conservazione della foca monaca parte da lontano. Nel 1976, fu fondato il Gruppo Foca Monaca con l’intento di promuovere la tutela degli ultimi nuclei di foche ancora presenti in alcune località italiane. Ancora oggi continua l’azione di molti volontari che nel tempo non hanno mai risparmiato l’impegno per sostenere la consapevolezza nell’opinione pubblica che la foca monaca vive ancora lungo le coste italiane, anche se per fortuna spesso passa inosservata.

Nell’Arcipelago Toscano, a seguito degli avvistamenti, il Parco Nazionale e l'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale) hanno attivato un monitoraggio della presenza della foca in alcune grotte, anche mediante il posizionamento di telecamere. Un progetto della Blue Marine Foundation (BLUE), sostenuto da Fondazione Capellino, SmileWave Fund e Tuscany Environment Fund, coinvolge un network di Aree Marine Protette (AMP) italiane per sviluppare progetti volti alla tutela del mare. Nel Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, questo progetto promuoverà lo sviluppo di un piano d’azione gestionale efficace per garantire la corretta protezione del complesso sistema di grotte marine sommerse e semisommerse, habitat prioritari dell’UE, con particolare attenzione alla presenza della foca monaca, specie estremamente vulnerabile che sfrutta questi habitat per dare alla luce e nutrire i suoi piccoli. Sarà condotta una mappatura dell’intero sistema di grotte marine nell’arcipelago e saranno monitorati gli avvistamenti di foche monache, sotto la supervisione scientifica dell’ISPRA. Il progetto contribuirà ad aggiornare gli attuali protocolli nazionali per la tutela della foca monaca, con il coinvolgimento diretto delle parti locali interessate.

Il prof. Francesco Le Foche - Domenica In 27/12/2020

Come Riconoscere e Proteggere le Foche: Regole di Comportamento

Le foche, per il loro muso buffo o per la loro indole pigra, da sempre ispirano molta simpatia. Tuttavia, è di vitale importanza comprendere che la foca monaca, in particolare, è una specie protetta dalla legge italiana, che ne vieta non solo l’uccisione e la cattura, ma anche il semplice disturbo.

In caso di avvistamento di una foca monaca, è assolutamente fondamentale adottare un comportamento responsabile per non compromettere la sua sopravvivenza e i delicati equilibri dei suoi habitat naturali.

  • Mantenere la distanza: È cruciale mantenere una distanza di sicurezza dall’esemplare per evitare di disturbarlo e allontanarlo dal sito in cui sta riposando. Se si tratta di una femmina con il suo cucciolo, è assolutamente vietato tentare di avvicinarli, poiché lo stress provocato dalla vicinanza umana potrebbe provocarne l’abbandono, mettendo a rischio la sopravvivenza del piccolo.
  • Ridurre il rumore e il movimento: Spegnere immediatamente i motori dell’imbarcazione, mantenere il silenzio e aspettare che l’animale continui il proprio percorso senza ostacolarlo.
  • Segnalare l'avvistamento: Ridurre immediatamente ogni potenziale disturbo generato dalla vicinanza umana all’esemplare ed allertare senza indugio la Capitaneria di Porto (numero 1530), segnalando l’evento e continuando ad osservare l’esemplare, annotandone il comportamento e i dettagli fisici.

Le foche sono animali che meritano tutta la nostra amicizia, e l'uomo avrebbe molto da farsi perdonare, soprattutto dalle foche della Groenlandia. Proteggere questi magnifici mammiferi significa salvaguardare la biodiversità marina e riconoscere il loro ruolo insostituibile negli ecosistemi oceanici.

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