Lo sviluppo del feto durante la sua vita uterina è supportato e alimentato da strutture fondamentali, quali la placenta, il cordone ombelicale e il sacco amniotico. Queste componenti, definite annessi embrionali, non fanno parte dell’embrione prima e del feto dopo, ma sono tessuti e strutture che lo proteggono, fornendo ossigeno e nutrimento nel corso dello sviluppo. Sono annessi embrionali: l'amnios, il corion, l'allantoide, la sierosa, il sacco vitellino, la placenta, il funicolo ombelicale ed il liquido amniotico. La vita del feto è caratterizzata da alcune particolarità che la rendono profondamente differente dalla vita successiva dopo la nascita, richiedendo un sistema di supporto complesso che si origina fin dai primi stadi della fecondazione.

La genesi degli annessi e l'impianto embrionale
La placenta è un organo che si forma già a pochi giorni dalla fecondazione. Lo zigote, ovvero la cellula che si forma alla fusione tra spermatozoo e ovocita, comincia a dividersi in altre cellule, dette blastomeri. Nel giro di pochi giorni, queste cellule sono una dozzina e iniziano a distinguersi in due tipi: una parte esterna da cui originerà la placenta e una parte più interna da cui originerà l’embrione. Prima di raggiungere l’utero, una parte delle cellule diventerà placenta e una parte embrione.
Nel corso della gametogenesi femminile, ovvero della cosiddetta oogenesi nella donna, la cellula uovo in formazione viene a trovarsi racchiusa in una struttura dedicata che prende il nome di follicolo, che matura insieme all'ovulo fino a trasformarsi nel follicolo maturo protagonista dell'ovulazione. Con l'ovulazione, l'ovulo maturo lascia la gonade per "cadere" nella tuba e poter eventualmente incontrare lo spermatozoo. La maturazione dell'ovulo è un processo finemente regolato attraverso specifici ormoni, nel corso del ciclo mestruale. La gametogenesi nella donna inizia nel feto e termina con la menopausa, sviluppandosi temporalmente in maniera molto diversa rispetto a quanto avviene nell'uomo.
Dopo la fecondazione, il processo di aumento del numero di cellule prende il nome di segmentazione. Si ottengono cellule identiche le une alle altre, caratterizzate dall'essere staminali totipotenti. A questo stadio segue quello della formazione della blastocisti, una piccola struttura sferica delimitata da uno strato di cellule esterne. Le cellule della massa interna della blastocisti origineranno il nuovo organismo, mentre lo strato esterno originerà gli annessi embrionali. Lo strato epiteliale, derivato dall'ectoderma ovulare, si trova a stretto contatto con la membrana detta decidua, ovvero la mucosa uterina. Dalla seconda e terza settimana di sviluppo, la superficie esterna del corion risulta ricoperta da villosità arborizzate che continuano a crescere dal lato in contatto con la primitiva sede di impianto (corion frondosum), mentre si atrofizzano quelle che si trovavano in relazione con la membrana caduca (corion laeve).
La placenta: organo di scambio e protezione
La placenta è un vero e proprio organo che inizia a formarsi quando l’ovulo fecondato, dopo 4 o 5 giorni dall’incontro con lo spermatozoo, viene accolto dal terreno fertile dell’utero. Ha la forma di un disco e una struttura interna simile a quella di una spugna. È come se questo unico organo svolgesse tutte le funzioni di un corpo umano; vista la sua importanza, la salute del bambino dipende direttamente da essa.
I nutrienti e l’ossigeno presenti nel sangue materno vengono trasferiti al sangue fetale, mentre gli scarti del sistema fetale vengono espulsi tramite il sangue materno. La placenta permette quindi al feto di respirare, nutrirsi, eliminare le sostanze di scarto e proteggersi dalle infezioni. Inoltre, attenua gli effetti di farmaci, alcolici e nicotina nel caso fossero assunti dalla madre. Attraverso il cordone ombelicale e la placenta, però, passano al feto sia nutrienti e ossigeno, sia le sostanze dannose eventualmente presenti nel sangue della mamma.

Il cordone ombelicale: struttura e funzione
Il cordone ombelicale, detto anche funicolo ombelicale, si forma contemporaneamente all’embrione, mantenendo collegato il feto alla placenta. Si presenta come una fune, con una lunghezza di circa 50-60 centimetri e un diametro di 1-2 centimetri. Al suo interno corrono tre lunghi vasi sanguigni dove scorre sangue arterioso verso il bambino e sangue venoso verso la placenta. Questi vasi hanno un andamento spiraliforme, in modo da potersi adattare ad eventuali stiramenti in lunghezza, e sono protetti da una gelatina chiamata di Wharton, che li "fodera" per ammortizzare possibili compressioni.
All’esterno, il cordone ombelicale appare biancastro ed è circondato dal liquido amniotico. La sua inserzione va dal centro della placenta alla pancia del feto, in corrispondenza dell’ombelico. Il feto, trovandoselo davanti, spesso lo tocca, quasi come se ci giocasse. È molto raro che il cordone si giri o si comprima in modo da creare un reale problema, proprio per le caratteristiche anatomiche flessibili descritte. Questa evenienza, tuttavia, si manifesta soprattutto quando il travaglio è ben avviato: se il bambino rallenta il proprio battito cardiaco, invia un segnale di attenzione che viene monitorato costantemente durante l'assistenza al parto.
Fetal Circulation - Fundamentals of Fetal Health Surveillance
Particolarità della circolazione fetale
La vita del feto è differente dalla vita successiva alla nascita. A livello dell'arteria polmonare troviamo il dotto arterioso di Botallo, che consente il passaggio del sangue dall'arteria polmonare direttamente all'aorta, evitando dunque i polmoni, che non sono ancora in funzione respiratoria. Le arterie ombelicali portano nuovamente il sangue alla placenta, dove questo potrà ricevere un nuovo carico di ossigeno e nutrienti dal sangue materno.
Alla nascita, il cordone è ancora attaccato alla placenta in modo attivo. I vasi mantengono il passaggio del sangue nelle due direzioni, con particolare vantaggio per il nuovo nato, che riceve sostanze preziose per l’adattamento all’ambiente "terrestre", oltre alle cellule staminali "totipotenti". Non deve esserci fretta a tagliare il cordone: in genere la maggior parte del passaggio di sangue avviene nei primi 3-5 minuti. Nuovi studi hanno dimostrato l’importanza di non tagliare precocemente il cordone ombelicale, anche nei prematuri nati da cesareo.
L'amnios e il sacco amniotico
L'amnios è l'annesso embrionale che costituisce una sacca membranosa in grado di circondare e proteggere l'embrione prima e il feto dopo. Evolutivamente, tale membrana è presente nei rettili, negli uccelli e nei mammiferi (classe Amniota), mentre è assente in anfibi e pesci (Anamni). Dal punto di vista istologico, la cavità amniotica presenta un singolo strato di cellule di origine ectodermica, di forma appiattita, definito ectoderma amniotico, mentre il pavimento risulta costituito da ectoderma di tipo prismatico che deriva dal disco embrionale.
Il sacco amniotico è una sorta di bolla piena di liquido in cui fluttua l’embrione. Il sacco è ricoperto dal corion, una pellicola protettiva il cui strato esterno diventerà poi la placenta. Il liquido amniotico svolge una funzione protettiva, garantendo al feto la possibilità di muoversi liberamente e proteggendolo dagli urti. La densità dell’acqua amniotica contribuisce ad attutire le pressioni che arrivano dall’esterno. Nel primo trimestre, il liquido amniotico viene assorbito dalla pelle del bambino; nel secondo, grazie al funzionamento dei reni, il bambino può inghiottire liquido amniotico ed espellere urina, mantenendo stabile la quantità di liquido. L'amnio riveste, inoltre, aderendovi in modo lasso, la faccia fetale della placenta e costituisce la guaina amniotica del cordone ombelicale.

Diagnostica e gestione clinica
Per l'analisi del cariotipo fetale si può ricorrere al prelievo dei villi coriali, ma trattandosi di un tessuto di derivazione sia materna che fetale, si preferisce utilizzare sovente il prelievo del liquido amniotico. Questo contiene solo cellule di derivazione fetale e rispecchia più propriamente l'assetto cromosomico del nascituro, consentendo di diagnosticare aberrazioni cromosomiche come la trisomia del cromosoma 21, responsabile della Sindrome di Down.
Con il travaglio, di solito si rompe il sacco amniotico e fuoriesce il liquido. Il taglio del cordone ombelicale avviene dopo la nascita; con un parto eutocico si può aspettare che smetta di pulsare, poi anche la placenta viene espulsa per via vaginale (secondamento). Il taglio del cordone è un atto che il papà o l’accompagnatore possono fare sotto la guida dell’ostetrica. Per quanto riguarda la donazione del sangue cordonale, si distingue quella individuale "autologa" da quella pubblica usata per la ricerca, in particolare per la leucemia infantile. La modalità di raccolta deve seguire una procedura attenta: bisogna raccogliere sangue sufficiente a riempire una sacca di circa 150 ml, altrimenti non è utilizzabile, rendendo necessaria la recisione immediata del cordone.
Dopo la nascita, si applica una molletta di plastica sul moncone. Oggi la procedura di cura del moncone si è semplificata: lasciandolo seccare senza applicare disinfettanti, cade più facilmente e prima, in un tempo che va da 3 a 9 giorni. È importante mantenerlo pulito e areato, evitando di stringere il pannolino al di sopra, e osservare che le secrezioni non abbiano cattivo odore.
Benessere materno-fetale
Dato che la placenta è un organo che risente dello stato di salute materno, è utile dedicarsi ad attività di accompagnamento alla nascita, movimento e rilassamento. La respirazione profonda addominale, ad esempio, migliora la circolazione placentare e aiuta a ridurre lo stress. È interessante notare come, attraverso l’ecografia, si osservino bambini che passano parte del tempo vicino alla placenta, attratti forse dalle sue caratteristiche di calore, morbidezza e vascolarità, confermando come queste strutture non siano solo supporti biologici, ma parte integrante dell'esperienza sensoriale del feto.
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