Quando è impossibile allattare al seno
L'allattamento al seno è un'esperienza naturale e importante, che comporta numerosi benefici sia per il bambino che per la mamma. Tuttavia, può capitare che insorgano problematiche che potrebbero portare la neomamma a scegliere strade alternative. Purtroppo, i problemi di allattamento al seno sono all’ordine del giorno e, se non risolti tempestivamente ed efficacemente, rischiano di compromettere l’allattamento al seno provocando dolore, ragadi, mastiti, crescita insufficiente e costringendo ad aggiunte di latte artificiale.
È importante che ogni mamma provi ad affrontare queste sfide con lucidità, pazienza e costanza, senza perdere la fiducia in sé stessa. È opportuno ricordare che ogni donna e ogni neonato sono unici a modo loro, e dunque ogni problema che può insorgere durante il periodo dell’allattamento va affrontato in maniera specifica e personale.
La Fondamentale Importanza del Supporto Precoce: Ostetrica e Osteopata Pediatrico
Molti genitori conoscono la fondamentale importanza di un supporto ostetrico precoce alla diade mamma-bambino per favorire l’avviamento dell’allattamento al seno, ma pochi di loro conoscono quella dell’osteopata pediatrico. Per spiegarla concretamente ai genitori, si è soliti dire che affinché un allattamento sia avviato con successo sono necessarie due persone in salute, la mamma e il bambino. Molto spesso, purtroppo, si supporta solo la mamma e ci si dimentica di valutare (e risolvere) le problematiche che può presentare il neonato, con la conseguenza che l’allattamento ne risente.
Perché Valutare il Neonato nell'Allattamento al Seno
A causa di malposizioni intrauterine o per il parto, il bambino può andare incontro a tensioni/contratture a livello della mandibola, della bocca e/o del collo. Si pensi, ad esempio, a un bambino che è rimasto incanalato a lungo durante il parto, che è nato con ventosa o con giri di cordone ombelicale intorno al collo. Se le contratture sono tali da limitare il movimento mandibolare e quello del collo, la suzione del bambino ne risente e, di conseguenza, anche l’allattamento al seno. La domanda da porsi è semplice: "Come può il bambino aprire bene la bocca e attaccarsi efficacemente al seno se le contratture glielo impediscono?!" Ovviamente è una domanda retorica. La risposta è che il bambino farà certamente più o meno fatica ad attaccarsi e si creeranno difficoltà più o meno marcate nell’allattamento al seno.

Il Ruolo Cruciale dell'Osteopata Pediatrico
Conoscendo perfettamente la biomeccanica della regione della mandibola, della bocca e del collo, l’osteopata valuta e risolve le contratture muscolari e le tensioni articolari che limitano il movimento, l’apertura e, di conseguenza, la qualità di suzione. L’intervento osteopatico è prettamente biomeccanico e proprio per questo motivo, i problemi di suzione e attaccamento al seno risultano uno dei principali motivi di consultazione nonché uno dei più grandi successi di un intervento osteopatico specializzato. Ovviamente, il supporto alla diade mamma bambino avviene sempre in team con il pediatra e l’ostetrica/consulente allattamento.
Segni e Sintomi di un Problema di Suzione e Allattamento
I problemi di suzione insorgono spesso sin dai primi giorni di vita e la diade mamma-bambino riscontra alcuni tra questi segni e sintomi:
- Dolore al seno e ragadi: Questo accade spesso quando il bambino ha contratture alla bocca che non gli permettono di aprirla adeguatamente.
- Mastiti o ingorghi: Questo potrebbe accadere quando la suzione è poco efficace/nutritiva e non viene svuotato il seno adeguatamente.
- Il bambino si stacca spesso dal seno, tira la testa all’indietro e si inarca: Questo accade quando il bambino ha contratture posteriori al collo e alla schiena, quando ha una suzione difficoltosa o disturbi gastro-intestinali.
- Il bambino piange e risulta irritabile al seno: Dovuta alla presenza di problemi di suzione e disturbi gastrointestinali.
- Il bambino si stanca subito di succhiare e/o si addormenta al seno: Molto spesso sono presenti contratture al collo che limitano l’efficacia della suzione; se la mamma non ha dolore, capita spesso che se le contratture sono presenti al collo ma non alla bocca.
- La poppata è molto lunga o, al contrario, molto breve: Indicativo di una suzione inefficace.
- Il bambino preferisce un seno rispetto all’altro: Potrebbe essere un segnale di torcicollo miogeno.
- Il bambino non cresce sufficientemente: A causa di una suzione inefficace e poco nutritiva.
- Il bambino ha bisogno di aggiunte di latte artificiale: Perché non è sazio e rimane irritabile, spesso per suzione inefficace e disturbi gastrointestinali.
- Sensibilità ai capezzoli che persiste o peggiora: Se i dolori persistono o i capezzoli sono dolenti o presentano irritazione, screpolature, croste o sanguinano, ciò è dovuto per lo più a un attaccamento al seno non corretto.
Un Approccio Innovativo: Breastfeeding11days
È stato ideato un innovativo supporto ostetrico osteopatico per risolvere tempestivamente le problematiche di allattamento e avviarlo al meglio, denominato Breastfeeding11days, ossia allattamento nei primi 11 giorni di vita. Si tratta di un approccio ostetrico-osteopatico per aiutare la diade mamma-bambino nell’avviare l’allattamento al seno con successo. Il metodo ”Eleven Days” nasce dall’esperienza pluriennale e dalla stretta collaborazione quotidiana tra ostetriche e osteopati specializzati in pediatria e neonatologia.
Questo metodo è pensato per tutte le madri che vorrebbero allattare al seno il proprio figlio e, in particolare, nei casi in cui compaiano, fin dai primi giorni di vita, delle difficoltà nell’allattamento per la diade mamma-bambino. L’esperienza ha insegnato come, purtroppo, numerose delle richieste di assistenza all’allattamento che si ricevono, giungono quando la problematica è in stato avanzato o compromessa. Come professionisti della salute, il desiderio è di lavorare in uno stato di prevenzione e salute. Per questo motivo è stato ideato ”Breastfeeding 11 days”, un supporto innovativo in grado di offrire un efficace supporto nell’avviamento dell’allattamento al seno esclusivo e aumentare enormemente le sue percentuali di successo.
Perché sono Necessari Sia l'Ostetrica che l'Osteopata Pediatrico per un Allattamento Efficace?
Il supporto integrato parte dalla certezza che per un allattamento efficace sono indispensabili due fattori:
- Una madre nelle migliori condizioni per prendersi cura di sé e del bambino, unitamente ad un seno che produca latte. Quando una mamma torna a casa dopo la dimissione ospedaliera è fondamentale sincerarsi della buona stimolazione, efficace, indolore e tempestiva, e della produzione di latte adeguata al fabbisogno del neonato. Negli ospedali italiani in genere le donne vengono dimesse a 48 ore dalla nascita del loro piccolo, momento in cui di solito avviene la montata lattea; spesso, tornando a casa, si incontra la difficoltà della veloce modifica e difficile gestione del seno in montata e, nel contempo, della fatica, da parte del neonato, ad attaccarsi al seno in modo corretto e a nutrirsi adeguatamente. Per questo è fondamentale l’intervento tempestivo di un’ostetrica, esperta in allattamento al seno, per tutelare la salute di madre e neonato.
- Un bambino che riesca ad attaccarsi e nutrirsi correttamente. Durante la nascita il bambino va incontro a forti tensioni muscolo-scheletriche a livello della bocca, del collo e della schiena che possono rendere complicata e ipo-valida la suzione. Motivo per cui il bambino può risultare irritabile e staccarsi spesso dal seno, o può addormentarsi ed essere poco invogliato a succhiare. Il bambino potrebbe semplicemente non mostrare i ”sintomi” sopra riportati ma semplicemente non crescere abbastanza perché mangia poco latte. In questi casi un bravo osteopata sa perfettamente come intervenire per migliorarne la suzione rendendola efficace e nutritiva.
Qualora uno dei due fattori sia al di sotto delle sue ottimali possibilità, si creano delle difficoltà oggettive nell’allattamento al seno. Per questo motivo sono prerogative fondamentali la tempestività del supporto nei primissimi giorni di vita e la sinergia tra ostetrica ed osteopata pediatrico. Questo significa che se il problema è evidente, più si aspetta a intervenire e più difficile sarà risolverlo; inoltre, è fondamentale che il supporto offerto sia duplice, sia ostetrico sia osteopatico. Capita spesso di visitare donne con evidenti problemi di allattamento al seno che sono state seguite solo da uno di questi due professionisti e che non sono riusciti a risolverli. La collaborazione e il supporto di entrambi i professionisti è imprescindibile per il successo terapeutico.
Quando Contattare Ostetrica ed Osteopata?
Essendo necessario intervenire tempestivamente, si consiglia di contattare sia l’ostetrica che l’osteopata il giorno della nascita o in quelli appena successivi per fissare gli appuntamenti nel più breve tempo possibile. La prima visita ostetrica è fondamentale e avviene, di solito, nei primi 3 giorni dopo la dimissione con lo specifico obiettivo di promuovere il benessere madre-figlio-allattamento con una consulenza personalizzata. Come vale per la visita ostetrica/consulente allattamento al seno, anche la prima visita osteopatica è fondamentale svolgerla nei primissimi giorni di vita; prima si fa, meglio è. In questo modo si inizia subito a risolvere eventuali contratture alla bocca/mandibola che limitano l’apertura della bocca (creando ragadi e dolore) e impediscono una suzione nutritiva (portando il bambino a crescere poco e costringendo la mamma ad aggiunte di latte artificiale o all’utilizzo del tiralatte).
Vantaggi dell'Allattamento al Seno
L’allattamento al seno fa bene alla madre e al bambino. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’American Academy of Pediatrics (AAP) raccomandano, se possibile, l’esclusivo allattamento al seno per circa 6 mesi, con l’introduzione di cibi solidi dopo questo periodo. Altre organizzazioni suggeriscono ai genitori di introdurre cibi solidi fra i 4 e 6 mesi di età, continuando l’allattamento al seno.
Benefici per il Bambino
Il latte materno offre al neonato i nutrienti necessari nella forma più facilmente digeribile e assorbibile. Contiene anticorpi e leucociti che proteggono il bambino dalle infezioni. Il primo latte che la madre produce è un liquido giallo e poco denso chiamato colostro, particolarmente ricco di calorie, proteine, globuli bianchi e anticorpi. Il latte materno prodotto a seguito del colostro aiuta a mantenere il giusto pH delle feci e il giusto equilibrio dei normali batteri intestinali, proteggendo in questo modo il bambino dalla diarrea batterica. Date le qualità protettive del latte materno, molti tipi di infezione sono meno frequenti nei bambini allattati al seno rispetto a quelli alimentati con latte artificiale. Inoltre, il latte materno sembra proteggere dallo sviluppo di alcuni problemi cronici, quali allergie, diabete, obesità e morbo di Crohn. La maggior parte dei tipi commerciali di latte artificiale sono ora integrati con alcuni acidi grassi (acido arachidonico [AA] e acido docosaesaenoico [docosahexaenoic acid, DHA]) per assomigliare il più possibile al latte materno e forse promuovere lo sviluppo neurologico ottimale nei bambini allattati con latte artificiale.

Benefici per la Madre
L’allattamento al seno offre molti vantaggi anche alla madre, come stabilire un legame con il bambino e sentirsi più vicina a lui rispetto a quanto avverrebbe con l’alimentazione con il biberon, recuperare più velocemente dopo il parto e ricevere alcuni benefici a lungo termine per la salute. I benefici a lungo termine per la salute dell’allattamento includono un rischio inferiore di obesità, osteoporosi, tumore ovarico e alcuni tumori mammari.
Integrazioni e Idratazione
Se la madre segue una dieta sana e varia, i lattanti nati a termine che vengono allattati al seno non necessitano di integratori a base di vitamine o minerali, a eccezione della vitamina D e talvolta del fluoro. I lattanti allattati unicamente al seno sono a rischio di carenza di vitamina D dopo i 2 mesi d’età, in particolare se sono prematuri, di pelle scura o scarsamente esposti alla luce solare. A questi lattanti vengono somministrati integratori di vitamina D a partire dai 2 mesi d’età. Dopo i sei mesi, i lattanti allattati al seno che risiedono in località la cui acqua non contiene adeguate quantità di fluoro (aggiunto o naturale) dovrebbero assumerlo sotto forma di gocce. I neonati al di sotto dei 6 mesi di età non devono assumere acqua semplice aggiuntiva. L’acqua semplice è non necessaria e può ridurre eccessivamente il livello di sodio nel sangue (un disturbo chiamato iponatriemia).
Procedura di Allattamento al Seno Corretta
Per iniziare ad allattare, la madre deve assumere una posizione comoda e rilassata, seduta o semicoricata, in modo da potersi girare da un lato e dall’altro per offrire le mammelle. Il bambino è rivolto verso la madre. La madre sostiene la mammella con il pollice e l’indice in alto e le altre dita in basso e strofina il capezzolo sulla parte centrale del labbro inferiore del bambino, stimolandogli in questo modo l’apertura della bocca (riflesso di radicamento) e facendo in modo che si attacchi al seno. La madre aiuta il bambino a prendere bene in bocca il capezzolo e l’aureola mammaria, assicurandosi che siano ben centrati, per evitare di ferire il capezzolo. Prima di staccare il bambino dal seno, la madre interrompe la suzione inserendo un dito nella bocca del neonato e premendogli delicatamente il mento verso il basso. Le infiammazioni del capezzolo derivano da una posizione errata e sono più facili da prevenire che da curare.

La madre si mette in una posizione comoda e rilassata. Può stare seduta o semicoricata e può tenere il bambino in varie posizioni. La madre deve trovare la posizione più adatta a lei e al bambino. Potrebbe decidere di alternare varie posizioni. È comune tenere il neonato in grembo, con l’addome a contatto con quello della madre. La madre sostiene il collo e la testa del piccolo con la mano sinistra se lo allatta alla mammella sinistra e con il braccio destro se lo allatta dalla mammella destra. Il bambino deve essere portato a livello del seno e non il contrario. Il supporto è importante per la madre e per il piccolo. Si possono mettere dei cuscini dietro la schiena o sotto il braccio della madre. Può essere utile poggiare i piedi su un poggiapiedi o su un tavolino, poiché ciò aiuta la madre a non protendersi sul bambino. Piegandosi in avanti la madre può affaticare la schiena e allentare il contatto. Per sostenere meglio il neonato si possono utilizzare dei cuscini o delle coperte ripiegate.
Inizialmente, il bambino deve nutrirsi per diversi minuti da ciascuna mammella. Il riflesso che ne consegue, chiamato riflesso di emissione, attiva nella madre la produzione di latte. Quest’ultima dipende dal tempo di suzione, per cui la poppata deve avere una durata sufficiente per consentire una produzione di latte adeguata. Durante le prime settimane, il neonato deve essere incoraggiato ad attaccarsi a entrambe le mammelle a ogni poppata; tuttavia, alcuni neonati si addormentano mentre stanno succhiando dalla prima mammella. Facendogli fare il ruttino e spostandolo all’altra mammella si contribuisce a tenere sveglio il lattante. In tal caso, la mammella usata per ultima sarà la prima della poppata successiva. Per il primo bambino, la secrezione lattea di solito avviene in 72-96 ore. Con i figli successivi, la produzione di latte avviene prima. Nei primi giorni di vita non si devono far trascorrere più di 6 ore tra una poppata e l’altra, al fine di stimolare la produzione di latte materno. L’alimentazione dovrebbe basarsi sulle esigenze del neonato piuttosto che su orari stabiliti. Analogamente, la durata di ciascuna poppata deve essere adattata alle necessità del neonato. I neonati devono essere allattati a domanda, di solito 8-12 volte in 24 ore, ma questo criterio guida varia ampiamente.
Le madri che lavorano possono allattare quando sono a casa e dare al neonato il biberon con il latte materno spremuto con il tiralatte nelle ore in cui sono assenti. Il latte materno spremuto con il tiralatte deve essere immediatamente messo in frigorifero e utilizzato entro due giorni; nel caso lo si debba usare dopo i due giorni, deve essere immediatamente congelato. Il latte conservato in frigorifero e non consumato entro quattro giorni deve essere eliminato, perché il rischio di contaminazione batterica è alto. Il latte congelato deve essere riportato a temperatura ambiente mettendolo in acqua calda; il latte materno non deve essere scaldato nel forno a microonde.
Complicanze dell'Allattamento al Seno
L'allattamento al seno, sebbene naturale, può presentare diverse complicanze sia per il bambino che per la madre.
Complicanze per il Bambino: Ipoalimentazione
La principale complicanza determinata dall’allattamento al seno per il bambino è l'ipoalimentazione. Dal momento che la madre non sa dire con precisione quanto latte il bambino assuma, deve rivolgersi al medico 3-5 giorni dopo la nascita, in modo che questi possa valutare se l’allattamento al seno è sufficiente, pesare il bambino e rispondere a eventuali domande. Il medico potrebbe avere necessità di visitare il neonato prima se è stato dimesso entro 24 ore dalla nascita, se non si alimenta bene o se i genitori hanno particolari preoccupazioni. Per stabilire se la produzione di latte è adeguata, il medico utilizza la frequenza delle poppate, il numero di pannolini usati per feci e urina, e l’aumento di peso. I genitori possono capire in linea di massima se il latte che il bambino prende è sufficiente contando il numero di pannolini usati. A cinque giorni d’età, se il neonato bagna meno di sei pannolini al giorno e/o ha meno di quattro movimenti intestinali al giorno significa che non sta assumendo abbastanza latte. I neonati che hanno fame dopo una o due ore dalla poppata e che non crescono in modo adatto all’età e alle dimensioni probabilmente non assumono latte a sufficienza; non prendendo una quantità sufficiente di latte possono disidratarsi e sviluppare iperbilirubinemia. I neonati piccoli o prematuri, quelli la cui madre è ammalata, ha avuto un parto difficile o che ha richiesto un intervento chirurgico sono a rischio di sottoalimentazione.
Complicanze per la Madre
Le complicanze comunemente causate dall’allattamento al seno includono ingrossamento della mammella, ulcere del capezzolo, ostruzione dei dotti galattofori, mastite e ansia.
Ingorgo Mammario
L’ingrossamento della mammella è la dolorosa situazione in cui la mammella è intasata di latte. La congestione si verifica durante le prime fasi della produzione del latte (lattazione). Questa condizione, a volte, può far sentire la mamma come se avesse l'influenza, con stanchezza, dolori alle articolazioni e mal di testa. Per alleviare i sintomi, si possono applicare compresse fredde per circa 20 minuti e concedersi tranquillità e riposo.
Ulcere del Capezzolo
Per le ulcere del capezzolo, è necessario controllare la posizione del lattante durante l’allattamento. Talvolta il lattante ritrae un labbro succhiando, e questo provoca l’irritazione del capezzolo. Un attacco superficiale può provocare vesciche sul capezzolo o sull'areola. Si possono utilizzare creme alla lanolina, proteggi capezzoli o cuscinetti idrogel raffreddati per alleviare il dolore e favorire la guarigione. È importante evitare di schiacciare le vesciche per non causare infezioni.
Ostruzione dei Dotti Galattofori
L’ostruzione dei dotti galattofori si verifica quando la mammella non svuota completamente il latte, con regolare frequenza. Tale ostruzione provoca dei piccoli noduli morbidi che possono essere avvertiti nelle mammelle della donna che allatta. Il miglior modo per sgorgare i dotti è allattare in modo continuativo. Anche se utilizzare la mammella ostruita può essere doloroso, è necessario allattare frequentemente per svuotarla completamente. Effettuare degli impacchi caldi e un massaggio sulla zona dolente prima della poppata può essere d’aiuto. La donna può anche variare le proprie posizioni di allattamento perché le diverse parti della mammella si svuotano meglio in funzione della posizione assunta dal lattante. Un buon reggiseno da allattamento è d’aiuto, perché i normali modelli con ferretti e strappi di contenimento possono comprimere i dotti galattofori.
Mastite
La mastite è un’infezione della mammella che può colpire le donne che allattano, soprattutto in presenza di un dotto galattoforo ingorgato o ostruito. I batteri possono infiltrarsi nella mammella attraverso le ragadi o le ulcere del capezzolo, causando infezione. L’area infetta è dolorosa, calda e arrossata, e la donna può avere febbre, brividi e dolori simili a quelli dell’influenza. Se noti la presenza di questi sintomi consulta subito un medico. La mastite deve essere curata immediatamente, perché può peggiorare nel giro di poche ore. Le possibili cause della mastite sono: un dotto bloccato e non curato, batteri entrati nel seno attraverso capezzoli screpolati o danneggiati, un attaccamento inadeguato al seno, lunghe pause tra una poppata e l'altra, seni troppo pieni, indossare reggiseni o indumenti troppo stretti e che "affondano" nella pelle, uno svezzamento repentino del bambino, una produzione eccessiva di latte.
Oltre a consultare il medico, è consigliabile continuare ad allattare o a estrarre il latte frequentemente, offrire per primo il seno interessato, riposare, bere e mangiare bene, massaggiare la zona interessata sotto la doccia calda o con impacchi caldi prima della poppata e usare impacchi freddi dopo le poppate per ridurre l'infiammazione.
Candidosi
La candidosi è un'infezione fungina causata dalla Candida Albicans che può manifestarsi con dolore intenso durante e dopo l'allattamento, capezzoli lucidi che diventano rossi, screpolati o lacerati. Questa infezione può essere trasmessa al neonato e manifestarsi con macchie bianche sulla lingua o sulle guance, difficoltà nella suzione o micosi cutanea nella zona del pannolino.
Dolore ai Capezzoli
È normale che i capezzoli siano sensibili al tocco o addirittura dolenti nelle prime fasi di allattamento al seno, ma solitamente il problema si risolve nel giro di qualche giorno. Tuttavia, se il dolore persiste, diventa intenso o compaiono segni come croste, irritazione o sanguinamento, la situazione va affrontata con l'ausilio di personale medico specializzato. Le cause possono includere un attaccamento al seno non corretto, problemi di suzione del bambino, candidosi o un frenulo linguale troppo corto. Si possono adottare misure come l'analisi e la rimozione della causa, un corretto attaccamento, attaccare il bambino prima al seno meno dolente, allattare di frequente e per breve tempo, scegliere posizioni diverse, usare creme specifiche e applicare compresse rinfrescanti.

Iperlattazione o Produzione Insufficiente di Latte
L'iperlattazione, ossia la produzione eccessiva di latte, può provocare difficoltà nell'allattamento al seno sia per la madre che per il bambino. La madre può soffrire di seni gonfi, che hanno perdite e sono fastidiosi, mentre il bambino potrebbe fare fatica ad attaccarsi al seno, soffocarsi a causa del flusso di latte troppo veloce e non riuscire a terminare adeguatamente la poppata. Si consiglia di rimuovere una piccola quantità di latte all'inizio di ogni poppata, usare un asciugamano o una coppa raccoglilatte, assicurarsi che il bambino sia sostenuto e chiedere consiglio a un consulente per l'allattamento.
Al contrario, la produzione insufficiente di latte è una preoccupazione comune, ma spesso infondata. Segnali di una lattopoiesi sufficiente includono l'aumento di peso del bebè, la sua defecazione e il suo comportamento di suzione. La formazione del latte può essere favorita attaccando il bebè più spesso al seno (ogni due ore con una pausa più lunga di notte), cambiando più spesso seno (allattamento a ping pong), aumentando il contatto cutaneo, garantendo tranquillità sufficiente alla madre, un'alimentazione equilibrata e misure di supporto.
Ansia e Depressione Post-Partum
Al di là delle problematiche prettamente fisiche, possono insorgere anche complicanze psicologiche atte a destabilizzare un corretto allattamento al seno. I cambiamenti fisici, ma anche ormonali, che caratterizzano le fasi pre e post-parto, possono indurre molte donne a fattori di stress e frustrazione, tali da generare senso di inadeguatezza, ansia e depressione post-partum. Ciò potrebbe provocare nel genitore l’esigenza di smettere di allattare al seno, creando un disagio anche per il proprio bambino. In questo caso è necessario evitare che ciò accada e cercare supporto professionale.
Crisi dell'Allattamento: Momenti Cruciali dello Sviluppo
Le crisi dell’allattamento sono periodi in cui il bambino sembra essere più esigente, inquieto o insoddisatto della produzione di latte della madre. Queste crisi possono manifestarsi in momenti diversi durante il periodo dell'allattamento e possono sorprendere le madri. Nonostante il loro nome, non implicano che l’allattamento stia per finire. Le fasi in cui si verificano le crisi dell'allattamento coincidono con i momenti chiave dello sviluppo del bambino. Durante queste fasi, il piccolo sta sperimentando significativi cambiamenti fisici, cognitivi ed emotivi. Le crisi dell’allattamento al seno possono essere estenuanti per la mamma, poiché implicano continue richieste da parte del bebè, unite alla costante preoccupazione di non sapere esattamente cosa potrebbe accadere.

Crisi di Allattamento a 2-3 Settimane
Questa è una delle prime crisi che i bambini attraversano. Si caratterizza per un aumento della richiesta di latte e può indurre le madri a pensare di non produrne abbastanza. In questo momento il bambino richiede una maggiore quantità di latte e mette in moto i meccanismi per ottenerlo.
Crisi di Allattamento a 6 Settimane
Similmente alla crisi precedente, il bambino potrebbe aumentare la frequenza delle poppate per stimolare la produzione di latte materno, in risposta a un proprio scatto di crescita.
Crisi di Allattamento a 3 Mesi
Intorno ai tre mesi, alcuni bambini attraversano una nuova crisi. Questa è la crisi più complicata e il principale fattore che porta all’abbandono dell’allattamento al seno. Durante questo periodo, il modello di alimentazione cambia: il bimbo non fa più poppate così lunghe; si lascia andare dopo pochi minuti e non sembra avere fame.
Crisi di Allattamento a 6 Mesi
Questa fase può coincidere con l'introduzione di cibi solidi. Il bambino appare distratto durante la poppata, perché sta esplorando nuove consistenze e sapori.
Crisi di Allattamento a 12 Mesi
Quando il bambino compie un anno, il ritmo di crescita rallenta, con conseguente riduzione dell'assunzione di cibo. Il latte materno è ancora un alimento molto nutriente, anche se il bambino perde interesse, e continuare ad allattarlo rappresenta una fonte importante per la sua alimentazione.
Crisi di Allattamento a 2 Anni
Questa crisi è poco conosciuta, perché la percentuale di mamme che allattano a due anni è bassa. Il bambino cresce ed è in grado di esprimere verbalmente i propri desideri, a parole o a gesti. Sa cosa vuole e quando lo vuole. A due anni il bambino è capace di fare molte cose in autonomia, ma, allo stesso tempo, avverte molte insicurezze, e il seno è un luogo sicuro, dove tutto è perfetto.
Cosa fare durante una Crisi di Allattamento
Durante le crisi di allattamento, è fondamentale:
- Rispondere ai segnali del bambino: Offrire il seno a richiesta e non seguire orari rigidi.
- Riposo e cura di sé: Le crisi dell’allattamento al seno possono essere estenuanti. Riposarsi a sufficienza e non esitare a chiedere aiuto per la cura del bambino è cruciale.
- Supporto e consulenza professionale: Se ci si sente sopraffatte, rivolgersi a un consulente per l'allattamento o a uno specialista può fare la differenza.
- Pazienza e fiducia: Tenere presente che queste crisi sono temporanee. Avere fiducia nel proprio corpo e nella capacità del bambino di superare questa fase.
RICORDA: ogni bambino è diverso e ciò che funziona per uno potrebbe non essere la cosa migliore per un altro. Fidati del tuo istinto di madre e cerca sostegno quando ne hai bisogno.
L'Allattamento al Seno e il Ritorno al Lavoro
La ripresa del lavoro è certamente un grosso scoglio che condiziona inevitabilmente il percorso dell’allattamento al seno, ma le conseguenze pratiche sembrano molto più contenute rispetto al condizionamento “psicologico” che l’idea stessa produce. La ripresa del lavoro risulta certamente la difficoltà (tra quelle non legate a problemi medici o “tecnici” nell’allattare) più indicata dalle mamme che hanno allattato e il 33% delle mamme che ancora allatta considera la ripresa del lavoro la principale causa che potrebbe indurle ad abbandonare l’allattamento al seno. Addirittura, indipendentemente da quelle che sono state o potrebbero essere le scelte personali, oltre il 50% delle mamme (che allattano o hanno allattato) ritiene che la causa principale che può indurre una mamma ad abbandonare l’allattamento al seno (escludendo la mancanza di latte o motivi medici) sia proprio la ripresa del lavoro.
In realtà, però, tra le mamme che hanno smesso di allattare al seno solo il 4,8% ha affermato di averlo fatto come diretta conseguenza della ripresa del lavoro. In altre parole c’è molto più timore “prima”, che la ripresa del lavoro debba costringere la mamma a smettere di allattare, di quanto poi non avvenga realmente. Questo perché per le mamme la ripresa del lavoro rappresenta il primo vero momento di distacco dal proprio figlio ed è naturale che questo momento sia vissuto, ma ancor prima immaginato, come un momento fortemente critico sul quale può venire spontaneo caricare anche la responsabilità dell’interruzione dell’allattamento al seno. Salvo poi, passati i momenti più critici e superata la crisi del distacco, continuare ad allattare serenamente.
Svezzamento: Un Percorso Graduale
L’interruzione dell’allattamento al seno (svezzamento) dipende dalle esigenze e dai desideri della madre e del bambino, ma preferibilmente avviene non prima che il bambino abbia 12 mesi. Lo svezzamento graduale nell’arco di settimane o mesi durante il periodo nel quale vengono introdotti gli alimenti solidi è il metodo più frequente. Alcuni neonati e madri interrompono bruscamente senza problemi, mentre altri continuano l’allattamento 1 o 2 volte al giorno per 18-24 mesi o più a lungo. Non esiste un modo corretto o più facile.
Inizialmente le madri sostituiscono da una a tre poppate quotidiane con un biberon o una tazza di acqua o succo di frutta diluito (acqua e succo di frutta non dovrebbero essere utilizzati durante lo svezzamento di lattanti di età inferiore ai sei mesi), latte aspirato dal seno, latte artificiale o latte intero se il bambino ha più di 12 mesi. Imparare a bere dalla tazza rappresenta un’importante tappa dello sviluppo, che si completa all’età di 10 mesi. I bambini che vengono svezzati con la tazza biberon invece del biberon non devono affrontare un secondo svezzamento per passare dal biberon alla tazza. Alcuni pasti, soprattutto quelli principali, devono essere sostituiti da cibi solidi. La madre sostituisce gradualmente un numero sempre maggiore di poppate, sebbene molti neonati continuino ad alimentarsi al seno una o due volte al giorno fino all’età di 18-24 mesi o più a lungo.
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