L'origine del concetto: dal grembo sacro al modello iconografico
«Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!» esclamò, secondo il racconto di Luca, una donna rivolgendosi a Gesù; Gesù stesso, narra un testo apocrifo, presentò la madre come colei che per tre anni l’aveva nutrito al seno. Nel Medioevo si era certi che la Vergine avesse allattato il suo bambino. Per l’elite intellettuale e spirituale cristiana tale evenienza era argomento teologico e metafora mistica. Per le persone semplici, e soprattutto per le donne, era umanità condivisa che non solo vedevano raffigurata in molte chiese, ma dimostrata dalle numerosissime reliquie del prezioso latte: troppe secondo Jacques Collin de Plancy, che osservava: «ce n’è tanto che se la santa Vergine fosse stata una vacca, o avesse fatto la nutrice per tutta la vita, difficilmente avrebbe potuto produrne in tale quantità».

Il tipo iconografico della «Madonna del latte» (in latino Virgo Lactans) è una delle forme più antiche e significative dell'arte cristiana. Le sue radici affondano nell'antico Egitto, epoca in cui erano diffusissime le immagini della dea Iside intenta ad allattare il figlio Horus. Questo culto durerà a lungo, intrecciandosi con le nascenti forme di espressione del Cristianesimo. Le prime rappresentazioni iconografiche ufficiali della "Madonna del Latte" si ritrovano nell'Egitto ormai cristianizzato del VI o VII secolo dopo Cristo; in questi casi, Maria è ritratta mentre allatta Gesù Bambino o in procinto di farlo. Sono immagini molto stilizzate, che alludono più che mostrare, costituendo una variante dell'iconografia della Madonna col Bambino. Dall'Egitto copto, tale icona ebbe poi ampia diffusione presso le chiese orientali nell'arte bizantina, con il nome greco di Panaghia Galaktotrophousa, ovvero la «tutta santa che dona il latte».
La funzione teologica: il Verbo fatto carne contro le eresie
Nel Medio Evo non esisteva il latte artificiale: se una donna non riusciva a sfamare suo figlio, il figlio rischiava di morir di fame. Avendo avuto il compito non scontato di sfamare col suo latte Dio Onnipotente, la Madonna aveva l’aria di essere una tipa abbastanza propensa a farsi carico di tutte le preghiere delle puerpere; quindi, il topos iconografico della Madonna a seno nudo era abbastanza gettonato. Punto secondo: nel Medio Evo erano diffuse alcune eresie che negavano la vera umanità di Cristo. La più famosa, ma non l’unica, è quella catara, che tanto a lungo aveva impensierito la chiesa di Roma. Non è un caso che il topos della Madonna del Latte trovi particolare diffusione proprio in concomitanza alla diffusione del catarismo: in fin dei conti, che c’è di più umano di un bimbo che prende il latte dalla mamma?
don Gianluca Busi: Madre di Dio "del latte" e del "gioco": iconografia mariana/2
Il versetto di Lc 11,27 diventò così l’ispiratore iconografico del tema della Virgo lactans proprio nel momento in cui la Chiesa sentiva il bisogno di ribadire, contro ogni spiritualismo, la concretezza della kenosi. La luce soprannaturale che si ritrae lasciando spazio al gesto umanissimo dell’allattamento diventa la garanzia narrativa che Gesù è vero uomo, non un’apparizione. Questo dettaglio, ampiamente diffuso nelle leggende auree e nei misteri medievali, rende “canonica” la scena della lactatio anche quando non è attestata dai Vangeli sinottici. In un’epoca in cui la fede aveva bisogno di toccare con mano la kenosi del Verbo, il maestro dell’affresco dipinge la certezza che il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe ha davvero succhiato il latte da una donna della stirpe di Davide.
La Madonna del latte tra prassi sociale e modelli di vita
Il tipo iconografico della «Madonna del latte» era offerto a modello in un’epoca in cui i bambini delle famiglie benestanti erano dati a balia e altrettanto, di conseguenza, i bambini delle balie quando
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