L'Andamento della Curva di Fertilità in Italia: Un'Analisi Profonda tra Sfide Demografiche e Nuove Prospettive

L'Italia si trova di fronte a una delle sfide demografiche più significative della sua storia recente, con una curva di fertilità in costante declino che disegna un quadro complesso per il futuro del Paese. La preoccupazione e l'instabilità generate da eventi globali e cambiamenti sociali profondi hanno avuto un impatto senza precedenti sulla popolazione, riflettendosi in modo marcato anche nella scelta di avere figli. Questa tendenza, caratterizzata da un tasso di fecondità tra i più bassi d'Europa e un progressivo invecchiamento della popolazione, richiede un'analisi dettagliata delle sue cause e delle possibili risposte.

Il Contesto Demografico Italiano: Un "Inverno" Persistente

L'Italia sta affrontando quello che è stato definito un vero e proprio "inverno demografico", una condizione che vede il numero di nascite diminuire costantemente, raggiungendo minimi storici consecutivi. Nel 2024, pur se con dati al momento ancora provvisori, il Paese ha registrato un nuovo minimo storico di nascite, con meno di 370mila nati, e un tasso di fecondità pari a 1,18 figli per donna. Questa cifra consolida una tendenza preoccupante che ha visto le nascite in Italia ridursi di un terzo dal 2008, anno di massimo relativo, ad oggi: si contano oltre 200mila nascite in meno in soli 16 anni. Tale contrazione riflette una combinazione di fattori strutturali e di comportamento riproduttivo, elementi entrambi cruciali per comprendere la portata del fenomeno.

I fattori strutturali pesano per circa due terzi sul calo osservato: le donne residenti in Italia in età feconda, compresa tra i 15 e i 49 anni, sono diminuite di 2,4 milioni. Inoltre, nell'anno più recente, quelle relativamente più anziane, tra 30 e 49 anni, sono quasi il doppio di quelle più giovani, tra 15 e 29. Questa carenza di potenziali genitori è un indicatore lampante di una base demografica che si sta restringendo. Il restante terzo della contrazione dipende dal calo della fecondità stessa, un aspetto legato a scelte individuali e condizioni socio-economiche. Secondo l'ISTAT, in questo contesto di denatalità, la popolazione italiana potrebbe scendere a circa 47 milioni entro il 2070, ponendo interrogativi urgenti sulla sostenibilità futura del tessuto sociale ed economico del Paese.

Grafico andamento nascite Italia (1952-2024)

L'Impatto dell'Incertezza Sociale e della Pandemia COVID-19 sulla Natalità

La storia demografica insegna che il calo della natalità, spesso causato da incertezze sociali, è una caratteristica ricorrente. Si possono infatti fare dei paralleli tra altre situazioni di incertezza e il conseguente stop riproduttivo. Un esempio storico significativo è dato dalle statistiche riferite agli anni dopo il disastro di Chernobyl del 1986, le quali documentano come, nove mesi dopo la grande paura per l’arrivo della nube radioattiva, le nascite in Italia abbiano subito un netto ribasso.

Più recentemente, l’emergenza pandemica legata al COVID-19, iniziata a dicembre 2019 e che ha posto numerose sfide critiche per la salute pubblica e individuale, ha avuto un impatto simile. L'epidemia da Coronavirus della sindrome respiratoria acuta grave-2 (SARS-CoV2) ha creato molta preoccupazione e instabilità, riflettendosi anche nella scelta di avere figli. Il rinvio del concepimento è stato evidente dai dati di novembre e dicembre 2020. In particolare, nel Nord-ovest, la zona d’Italia più colpita dalla pandemia durante la prima ondata, a dicembre il calo ha toccato il 15,4%. A gennaio 2021, si è registrata la massima riduzione di nati a livello nazionale, pari al 13,6%.

D’altro canto, è interessante notare l’aumento del 4,5% dei nati osservato a marzo 2021 rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Questo incremento è forse riconducibile all’impressione di superamento dell’emergenza vissuta nell’estate del 2020, una fase di transizione tra le due ondate epidemiche del 2020, che potrebbe aver generato un breve periodo di ottimismo e maggiore propensione a concepire. Tuttavia, questo lieve recupero non ha invertito la tendenza generale di declino.

Infografica calo nascite durante la pandemia COVID-19 in Italia

La Posticipazione della Maternità e le Sue Implicazioni Profonde

Un fenomeno cardine che caratterizza l'andamento della fertilità italiana è la marcata posticipazione della maternità. Oggi, la scelta di diventare mamma arriva sempre più tardi. Confrontando le percentuali sulla fecondità per età del 1995, del 2010 e del 2020, si osserva uno spostamento della fecondità verso età maggiori. Rispetto al 1995, i tassi di fecondità sono cresciuti nelle età superiori a 30 anni, mentre continuano a diminuire tra le donne più giovani. Questo fenomeno è ancora più accentuato se si considerano le sole donne italiane. L'età media al primo figlio per le donne italiane è passata da 31,5 anni nel 2012 a 32,2 anni nel 2022, un trend che si manifesta anche per le madri straniere.

Questa analisi congiunta dell’andamento della fecondità e dell’età media alla nascita del primo figlio nel periodo 1952-2023 evidenzia una profonda trasformazione dei comportamenti riproduttivi in Italia. La correlazione negativa tra le due serie è netta: all’aumentare dell’età media in cui si diventa genitori corrisponde una riduzione del numero medio di figli per donna. Per comprendere appieno queste trasformazioni, conviene adottare una prospettiva per generazione, che consente di cogliere i comportamenti riproduttivi reali delle donne nel corso della vita, al di là delle fluttuazioni congiunturali che caratterizzano le misure di periodo. Mentre la fecondità di periodo presenta oscillazioni congiunturali, legate alle condizioni economiche e sociali del momento, quella per coorte rivela un trend in diminuzione costante e di lungo periodo.

A partire dalle generazioni nate nella prima metà degli anni Cinquanta, il calendario della fecondità ha subito una marcata e rapida posticipazione. Le nate negli anni Cinquanta, ad esempio, hanno avuto il primo figlio in media a 27 anni, mentre per le nate nei primi anni Settanta l’età media alla nascita del primogenito è salita di circa quattro anni. Questi profondi mutamenti temporali hanno modificato anche la composizione della discendenza finale per ordine di nascita. La posticipazione e la riduzione complessiva dei nati hanno comportato una contrazione dei secondi figli e, in misura ancora più accentuata, dei terzi e successivi. Il calo dei primogeniti, osservato in un’ottica longitudinale, riflette l’aumento costante della quota di donne senza figli. L’aumento della quota di donne senza figli nelle generazioni più giovani pone interrogativi rilevanti sulle determinanti sociali, economiche e culturali di questo fenomeno e sulle prospettive evolutive della fecondità nei prossimi decenni, come evidenziato nel "Rapporto sulla popolazione. Verso una demografia positiva" di Vignoli D. e Paterno A. (a cura di).

La decisione di fare un figlio ad un’età più avanzata rischia di avere importanti risvolti sul successo riproduttivo, dato che l’età femminile governa la fertilità e la qualità degli ovociti si riduce al crescere dell’età. Nel 2020 il numero di figli medio delle cittadine italiane è passato da 1,18 del 2019 a 1,17 nel 2020, attestandosi sotto il minimo storico del 1995, consolidando la tendenza alla bassa natalità.

Le equilibriste: la maternità in Italia nel 2023

Infertilità: Una Sfida Crescentea e Fattori Correlati

La ricerca di una gravidanza può rivelarsi un cammino semplice per alcune coppie, più complesso per altre. La pandemia ha probabilmente accentuato il calo della natalità, che però è anche correlato alla difficoltà di molte coppie di procreare per vie naturali, a causa di problematiche legate alla fertilità maschile o femminile. L'infertilità, definita come l’incapacità di concepire dopo un anno di rapporti non protetti, coinvolge circa il 15% delle coppie in età riproduttiva. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, questi dati sono destinati a crescere fino a raggiungere il 19%. Il tema della fertilità è caratterizzato da molti dubbi e una scarsa consapevolezza generale.

È perciò importante avere consapevolezza sui fattori che influenzano negativamente la fertilità, come il fumo, l’obesità e la sedentarietà. L’esercizio fisico, al contrario, rappresenta uno dei più validi alleati per la fertilità, sia maschile che femminile. Quella dell’infertilità maschile è una problematica misconosciuta e poco discussa, ma di grande importanza. Tempo fa, l'azoospermia era sinonimo di sterilità, ma oggi non è più così, non sempre, grazie ai progressi della medicina. Anche la visita andrologica, spesso trascurata, assume un ruolo cruciale nella prevenzione e diagnosi precoce. La fertilità femminile è un tema complesso e affascinante, che risente profondamente dell'età e delle condizioni di salute generale. La Medicina della riproduzione, in questo contesto, vede operare figure professionali estremamente specializzate. Il medico di famiglia, in particolare, ha un ruolo fondamentale nella cura delle persone e nell'orientamento verso percorsi diagnostici e terapeutici adeguati.

Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) e Preservazione della Fertilità: Strumenti Essenziali

Di fronte all'aumento delle difficoltà riproduttive, la Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) e le tecniche di preservazione della fertilità sono diventate strumenti essenziali. L’infertilità coinvolge il 15% delle coppie con difficoltà a concepire e la popolazione invecchia, rendendo l'investimento in prevenzione e PMA cruciale per invertire il trend della denatalità in Italia. A Roma, la Fondazione Benessere Donna e Italian Health Policy Brief, con il contributo non condizionante di Merck, hanno promosso l’evento "Prevenzione della Fertilità e Medicina della Riproduzione", sottolineando l'importanza di tali pratiche.

Dal 30 dicembre 2024, le coppie italiane avranno nuove opportunità di accedere alla Procreazione Medicalmente Assistita, un passo avanti significativo nel sostegno alla natalità. Nonostante ciò, la riduzione media dell’attività nei centri di PMA è stata del 34,8% nel primo quadrimestre del 2020, evidenziando le difficoltà operative durante la pandemia. Tuttavia, i dati più recenti mostrano l'efficacia di queste tecniche: lo scorso anno sono stati 17.235 i nuovi nati grazie alla PMA, un numero che "ci ricorda ogni giorno che preservare la fertilità e promuovere la medicina della riproduzione non è solo una scelta sanitaria: è un investimento sul futuro del Paese", come ha affermato Maria Rosaria Campitiello, Direttore del Dipartimento della Prevenzione, della Ricerca e delle Emergenze Sanitarie del Ministero della Salute. Dal 2014, in Italia è inoltre possibile ricorrere alla fecondazione eterologa, ampliando ulteriormente le possibilità per le coppie con problemi di infertilità. Il pick-up ovocitario è una tappa fondamentale nel percorso di procreazione medicalmente assistita, rappresentando un momento chiave per la raccolta degli ovociti. Un tema correlato, discusso anche con professioniste come la Dr.ssa Margherita Riccio e la Dr.ssa Francesca Forte, psicologhe e psicoterapeute, è quello della "rinascita" nel percorso di PMA, e il significato dell'"attendere" (rivolgere l'animo verso qualcosa) in questo contesto emotivamente complesso.

La crioconservazione degli ovociti, nota anche come "social freezing", è una tecnica ormai consolidata per preservare la fertilità. È fondamentale garantire alle donne con condizioni cliniche che compromettono la fertilità l'accesso a procedure di preservazione, non limitandosi solo alle pazienti oncologiche. Nicola Colacurci, Presidente della Fondazione Benessere Donna e già Ordinario di Ginecologia ed Ostetricia presso l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, osserva che "Il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) ammette e copre interventi di preservazione della fertilità solo per le pazienti oncologiche, mentre dovrebbero essere prese in considerazione anche le maggiori condizioni cliniche ad alto impatto sulla capacità riproduttiva delle donne." Su indicazione medica bisognerebbe estendere le tecniche di preservazione anche alle patologie ad alto rischio di infertilità, come l’endometriosi, una condizione in cui la qualità ovocitaria risulta peggiore e tende a deteriorarsi più precocemente. Studi recenti, basati su simulazioni probabilistiche costruite a partire dai dati della popolazione italiana (2020-2023), hanno evidenziato che le pazienti endometriosiche trattate mostrano una riduzione del potenziale di fertilità rispetto alle donne endometriosiche non trattate e a quelle senza endometriosi. Le conclusioni di tali studi suggeriscono che il declino della fertilità nelle pazienti endometriosiche italiane è principalmente iatrogeno, ovvero indotto dai trattamenti, e che le pazienti endometriosiche dovrebbero mirare al concepimento il prima possibile. Ciò sottolinea ulteriormente l'importanza della crioconservazione preventiva degli ovociti.

Diagramma flusso PMA e crioconservazione ovocitaria

Politiche e Interventi per Sostenere la Fertilità: Dalla Prevenzione alla Regolamentazione

La denatalità è una sfida complessa che va affrontata secondo una visione di lungo periodo e attraverso un impegno comune, a cominciare dalla prevenzione. «Oggi parlare di fertilità e salute riproduttiva significa guardare oltre l’ambito sanitario: significa interrogarsi sul futuro della nostra società», ha spiegato Maria Rosaria Campitiello. Una società con meno nascite rischia di indebolire il proprio tessuto sociale, economico e demografico. Per questo, la fertilità è diventata una priorità di salute pubblica. Ramón Palou de Comasema, Presidente e Amministratore Delegato Healthcare di Merck Italia, afferma che "Prevenire l’infertilità significa in primo luogo informare la popolazione sulle sue cause e fare in modo che tutti possano accedere ai percorsi clinici più adatti a tutelare la salute riproduttiva."

Il Governo ha destinato 3,5 milioni di euro a una campagna nazionale sui test di riserva ovarica, garantendo informazioni affidabili, scientificamente fondate e prive di false aspettative sulla possibilità di concepire a qualsiasi età. Inoltre, per sostenere concretamente le coppie e garantire pari opportunità sul territorio nazionale, il servizio sanitario nazionale garantirà, dal 2025 finalmente su tutto il territorio nazionale, la Procreazione Medicalmente Assistita. Tra i temi al centro degli incontri istituzionali vi è anche la sostenibilità economica di programmi più estesi per la preservazione della fertilità, il contributo delle esperienze regionali, il ruolo del mondo universitario e delle società scientifiche, oltre a quello dell’industria come motore primo dell’innovazione.

Un aspetto critico è la necessità di una normativa nazionale uniforme per le tecniche di preservazione della fertilità. Attualmente, manca una regolamentazione centralizzata e alcuni farmaci, come quelli per l’induzione dell’ovulazione, non sono prescrivibili. L’inserimento delle tecniche di preservazione della fertilità nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) consentirebbe una reale prevenzione nei soggetti a rischio di riduzione del potenziale riproduttivo, evitando che restino limitate al settore privato. È inoltre necessario promuovere interventi di formazione e sensibilizzazione rivolti a popolazione e professionisti sanitari sulla tutela della capacità riproduttiva. Sebbene manchi una normativa nazionale, Regioni come Puglia, Lazio, Basilicata e Lombardia stanno avviando iniziative autonome, mentre in Campania è attivo un progetto pilota di prevenzione con l’Università Vanvitelli e la Federico II, segnali incoraggianti di un impegno crescente.

Il Profilo delle Nascita in Italia: Dati dal Cedap

Il Ministero della Salute ha pubblicato il report annuale sul Certificato di Assistenza al Parto (Cedap) relativo al 2021, fornendo numerosi punti interessanti su alcune delle tematiche più attuali del nostro Paese. Nel 2022, l’89,0% dei parti è avvenuto in Istituti di cura pubblici ed equiparati, il 10,8% nelle case di cura e solo lo 0,15% altrove (altra struttura di assistenza, domicilio, etc.). Il 62,2% dei parti si è verificato in strutture dove avvengono almeno 1.000 parti annui, indicando una concentrazione delle nascite in centri di maggiore volume. Nelle Regioni in cui è rilevante la presenza di strutture private accreditate rispetto alle pubbliche, le percentuali di ripartizione tra pubblico e privato sono sostanzialmente diverse, riflettendo le specificità territoriali del servizio sanitario.

Un dato saliente è che circa il 20,0% dei parti nel 2022 è relativo a madri di cittadinanza non italiana. Questo fenomeno è più diffuso nelle aree del Paese con maggiore presenza straniera, ovvero al Centro-Nord, dove più del 26% dei parti avviene da madri straniere. Le aree geografiche di provenienza più rappresentate tra le madri straniere sono quella dell’Africa (28,7%) e dell’Unione Europea (19,6%), indicando una significativa multiculturalità nelle nascite italiane.

Per quanto riguarda il profilo socio-culturale delle madri, il 42,5% delle donne che hanno partorito nell’anno 2022 ha una scolarità medio alta, il 22,7% medio bassa e il 34,8% ha conseguito la laurea. Questi dati evidenziano un livello di istruzione generalmente elevato tra le donne che diventano madri in Italia.

Il rapporto Cedap rileva anche una diminuzione della percentuale dei parti pretermine (<37 settimane), che passa da circa 7 parti pre-termine ogni 100 parti a 6. Questo dato indica un potenziale miglioramento nelle cure prenatali e nella gestione delle gravidanze a rischio. Un altro aspetto importante riguarda l'intensità dell'assistenza medica durante la gravidanza: nel Rapporto sulle nascite emerge un aumento notevole del numero di visite di controllo effettuate in gravidanza, così come delle ecografie. Nel 91,9% delle gravidanze il numero di visite ostetriche effettuate è superiore a 4, mentre nel 76,7% delle gravidanze si effettuano più di 3 ecografie. Questo elevato livello di monitoraggio medico testimonia una crescente attenzione alla salute materno-fetale e l'impegno del sistema sanitario nel garantire percorsi di gravidanza sicuri. Riguardo la salute dei neonati, lo 0,9% dei nati ha un peso inferiore a 1.500 grammi ed il 6,2% tra 1.500 e 2.500 grammi.

Mappa Italia incidenza nascite da madri straniere per regione

tags: #italia #curva #fertilita