La ricerca di un figlio nel contesto contemporaneo affronta sfide complesse, dove la biologia si scontra con le necessità sociali ed economiche. Spesso ci viene chiesto, parlando di fecondazione eterologa, qual è l’età massima per eseguirla. È fondamentale comprendere che, in Italia, possono accedere alle tecniche di fecondazione eterologa le coppie che presentano fattori irreversibili di infertilità, purché l’età della donna non superi i 50 anni. Questa soglia non è solo un limite burocratico, ma riflette una valutazione prudenziale riguardante la salute della donna e del nascituro.

Il contesto socio-economico e il calo demografico
La ricerca di un figlio rispetto al passato avviene più avanti negli anni perché spesso ci sono delle difficoltà oggettive ad avviare una carriera lavorativa e quindi a sostenere economicamente una famiglia con le spese di una casa. A livello sociale, basti considerare che i percorsi di formazione si sono notevolmente allungati e che l’ingresso nel mondo del lavoro e l’acquisizione di una posizione stabile all’interno dello stesso richiede più tempo che in passato. Il calo della natalità è un dato presente da diversi anni. In particolare, le nascite hanno cominciato a scendere dal 2008, quando si era registrato il più alto numero di nati dal 2000; e dal 2010 in cui, invece, si era registrato il più alto numero di nati negli ultimi vent’anni, ed ha toccato un picco negativo nel 2022 con 393mila nuovi nati, ovvero 1,7% in meno rispetto all’anno precedente.
Come indica l’ISS - Istituto Superiore di Sanità: in Italia il tasso di fertilità è uno dei più bassi d’Europa (1,3 figli in media per donna), fortemente al di sotto del tasso di mantenimento della popolazione (2,1). Le ragioni di questa denatalità derivano da diversi fattori: economici, biologici e sociali. A livello biologico si registra una diminuzione delle donne in età fertile, acuita dal fatto che le statistiche tendono a considerare erroneamente la stessa compresa tra i 15 e i 49 anni d’età, termine a dir poco lasco per le donne, considerando che la riserva ovarica femminile è limitata nel tempo e che già dopo i 35 anni l’ottenimento di una gravidanza naturale non è un fenomeno così scontato.
La gestione psicologica dell'infertilità
Quando si vive il dramma di non riuscire a concepire un figlio, la coppia subisce un lutto interiore. Accumulare conferme diagnostiche d’infertilità crea uno scompenso emotivo. Il sospetto diventa certezza ed è fondamentale avere uno spazio di accoglimento e contenimento psicologico non solo a livello di coppia ma anche individuale. La prima “cura” dell’infertilità è l’informazione. Molte donne associano ancora l’infertilità alla menopausa, pensando di essere fertili, ovvero di poter concepire naturalmente un figlio fino a quando hanno il ciclo mestruale. Al contrario, fertilità e menopausa sono due fenomeni indipendenti. Si possono avere le mestruazioni fino a 48 o 50 anni, ma questo non implica la possibilità di rimanere naturalmente incinte, dal momento che l’infertilità è direttamente legata allo stato della riserva ovarica, che può risultare carente ben prima della menopausa. Il patrimonio ovocitario femminile è lo stesso fin dalla nascita e con il tempo, già verso i 32 anni, inizia a decrescere.
L'evoluzione normativa: dalla Legge 40 alla sentenza del 2014
Fino al 2014, in Italia la fecondazione eterologa era illegale. La legge 40/2004, all’articolo 4 comma 3, vietava l’applicazione di tecniche di fecondazione eterologa, ovvero con gameti di terzo donatore. In quell’anno, con una storica pronuncia della Corte di Cassazione, si è dichiarata l’incostituzionalità della legge 40/2004 in quanto vìola il diritto incoercibile della coppia ad avere figli. Tale sentenza ha aperto le porte a molte coppie che prima erano costrette a recarsi all’estero. Oggi, la fecondazione assistita non può più essere considerata una branca della medicina appannaggio di pochi, dal momento che, per ragioni biologiche, economiche e sociali, il tasso di infertilità tra le coppie è salito in modo preoccupante, arrivando al 15%.
Fecondazione assistita: conquiste e fallimenti a 20 anni dalla legge
L'integrazione nei LEA e le sfide regionali
Il 1° aprile 2024 la PMA (Procreazione Medicalmente Assistita) sarebbe dovuta entrare a far parte dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza). Un condizionale che purtroppo è subentrato a seguito delle proteste di un cospicuo numero di Regioni che hanno chiesto e ottenuto il rinvio di questo provvedimento. Come si evince dal nome del decreto, la richiesta delle Regioni deriva dalla necessità di far fronte alle proteste di laboratori e associazioni private per la riduzione delle tariffe. Gli addetti ai lavori, infatti, chiedono un’ulteriore valutazione delle quotazioni e una graduale transizione al nuovo tariffario.
La legge italiana consente tutti i trattamenti di fecondazione assistita, omologa ed eterologa, nonché la possibilità di crioconservare gli embrioni e di preservare la fertilità attraverso il social freezing. Al momento ogni Regione ha un suo regolamento. Con l’ingresso della PMA nei LEA, il costo della fecondazione omologa verrà equiparato in tutta Italia ad un ticket pari a 38,00 €, praticamente azzerato. I Centri di PMA devono essere certificati ed autorizzati per l’importazione/esportazione di gameti ed embrioni dalle banche estere certificate.
Differenze tra fecondazione omologa ed eterologa
Per fecondazione eterologa si intende l’impiego di ovociti provenienti da una donatrice esterna alla coppia ricevente. Tale procedura si considera quando la donna che desidera diventare mamma non dispone di ovociti sufficienti o di buona qualità. Per la fecondazione in vitro con donazione di gameti, i tassi di successo non dipendono dall’età della donna ricevente, in quanto i gameti femminili donati presentano caratteristiche quantitative e qualitative ottimali per la massimizzazione dei risultati. Nel caso di trattamenti omologhi, invece, l’età della donna gioca un ruolo determinante. Il limite di età per la fecondazione omologa è determinato dalla qualità e dalla quantità degli ovociti della donna, entrambi parametri che tendono a diminuire con l’età.

Non esiste un limite di età rigido per la FIV omologa, ma la possibilità di prescrizione delle gonadotropine, necessarie per la stimolazione ovarica controllata, è limitata per le donne sopra i 45 anni, le quali dovrebbero provvedere al pagamento dei farmaci non più coperti dal Sistema Sanitario Nazionale. In Italia, il 78% delle gravidanze avviate con procreazione medicalmente assistita avviene con ovodonazione, il 20% con donazione di spermatozoi e il restante 2% vede l’impiego di entrambi i gameti.
Il confronto con gli standard europei
Anche in Europa è in continua crescita il numero di bambini nati con la tecnica dell’ovodonazione. Donatrici e riceventi devono però sempre rispettare determinate regole che possono variare da Stato a Stato. Spagna, Francia e Belgio sono al momento gli Stati europei in cui è garantito al 100% l’anonimato della donatrice. Tra tutti proprio la Spagna è uno dei più avanti in questo senso. Le donatrici spagnole sono sempre anonime e volontarie nonché sottoposte a rigidi criteri di selezione sia per quanto riguarda l’età (tra i 18 e i 35 anni) che la situazione di salute generale.
In Belgio l’ovodonazione è aperta, in qualità di riceventi, a tutte le donne che non abbiano ancora compiuto i 47 anni di età. La donatrice, invece, non può avere più di 37 anni. Se in alcune zone d’Europa, l’ovodonazione è una tecnica che si effettua nel più totale anonimato, in altre questo non è una regola prevista. In Gran Bretagna l’anonimato era obbligatorio fino ai primi anni Duemila ma oggi non è previsto. Questo significa che il bambino, una volta cresciuto e maggiorenne, potrà conoscere l’identità dell’ovodonatrice. In Finlandia, Svezia, Danimarca e Norvegia, le donatrici e le riceventi sono sottoposte alle stesse regole. Le donatrici svolgono questa funzione in maniera del tutto gratuita benché non anonima.
Aspetti tecnici e requisiti della donazione
Il processo di ovodonazione prevede il prelievo di ovociti presenti nella riserva ovarica della donatrice, di età compresa tra i 18 e i 35 anni. La donatrice, prima del prelievo, dovrà sottoporsi a una cura per la stimolazione ovarica. Nel caso in cui si scelga questa tecnica, l’equipe medica provvederà a studiare il miglior matching di accoppiamento tra donatrice e ricevente, in maniera tale da aumentare il grado di somiglianza e caratteristiche fisiche del nascituro con la madre.
In Italia, per garantire la tutela della donatrice e della ricevente, la legge impone che la donazione sia anonima e altruistica. La donatrice deve essere in buona salute, avere tra i 20 e i 35 anni e non presentare patologie genetiche, infettive o ereditarie. Per quanto riguarda la donna ricevente, i centri di medicina della riproduzione stabiliscono dei limiti di età variabili, generalmente tra i 50 e i 52 anni, anche se ogni caso viene valutato singolarmente. Il fattore determinante non è solo l’età anagrafica, ma anche le condizioni generali di salute e la capacità di affrontare una gravidanza.
Accessibilità e prospettive future
Rendere la fecondazione assistita accessibile a tutti in maniera uniforme è un valido aiuto per invertire il crollo delle nascite. I dati sono raccolti in maniera trasparente nel Registro della PMA; nel 2021, oltre 86mila coppie si erano sottoposte a tecniche di fecondazione assistita con circa 16.625 nati attraverso questi percorsi, pari al 4,2% del totale dei nati. Questo ingresso rappresenta l’inizio di un percorso, con l’aprirsi di nuove sfide: rendere la PMA effettivamente fruibile in tutte le regioni di Italia, andando a colmare l’attuale divario presente tra nord e sud del Paese e riducendo i tempi di attesa.

I cambiamenti sono possibili attraverso un alleggerimento dei procedimenti burocratici e l’assunzione di personale qualificato, ad oggi carente soprattutto nelle strutture pubbliche. È necessario rivolgersi a strutture con le dovute competenze e tecnologie, autorizzate e facilmente individuabili nel Registro Nazionale della Procreazione Medicalmente Assistita. Ciò garantisce il rispetto della legge e la sicurezza della procedura, specialmente in relazione alla collaborazione con criobanche nazionali o internazionali affidabili e conformi alle norme europee. Diventare madre è un sogno che non sempre si riesce a raggiungere in maniera del tutto naturale, ma la medicina riproduttiva, supportata da un quadro normativo chiaro e da un'equipe multidisciplinare capace di ascolto, rappresenta oggi una via percorribile e tutelata.