Alessandro Magno: L’ascesa di un sovrano leggendario

Alessandro III di Macedonia, universalmente conosciuto come Alessandro Magno, è una delle figure più celebri della storia antica. Figlio di Filippo II di Macedonia e della principessa Olimpiade, appartenente alla famiglia reale dell'Epiro, Alessandro III di Macedonia nacque nell'agosto del 356 a.C. a Pella. La sua nascita fu associata a grandi segni e prodigi, tra i quali una stella luminosa che brillava sopra la Macedonia la notte in cui venne al mondo e la distruzione del tempio di Artemide a Efeso. Alessandro nacque il sesto giorno del mese di Ecatombeone, che i macedoni chiamano Lous, lo stesso giorno in cui bruciò il tempio di Artemide a Efeso.

La formazione di un sovrano ideale

Figlio di Filippo II - re di Macedonia dal 359 a.C. - Alessandro fu educato come erede fin dalla nascita. A provvedere alla sua istruzione fisica, politica e militare fu personalmente il padre, che intendeva prepararlo a diventare un sovrano avveduto e capace. Il giovane principe ebbe la fortuna di avere come precettore il grande filosofo greco Aristotele. L'influenza di Aristotele su Alessandro si vide direttamente nei rapporti tra quest'ultimo e le popolazioni conquistate: la cultura greca non veniva imposta agli abitanti delle varie regioni, ma insegnata con gli stessi metodi che Aristotele usava con i suoi studenti.

Il giovane Alessandro imparò a combattere e a cavalcare da Leonida d'Epiro, un parente della madre Olimpiade, che gli insegnò anche a sopportare le avversità. Omero era la bibbia di Alessandro, che portò l'edizione di Aristotele con lui in Asia; il filosofo suscitò nel giovane una grande ammirazione per la cultura greca e per l'epica antica, in particolare per l'Iliade di Omero, che divenne il suo libro preferito. Accanto a questo lato impetuoso, possedeva anche una natura riflessiva, intuitiva e calcolatrice. Alessandro era dotato di notevole intelligenza e apprendeva rapidamente; tali qualità si manifestarono chiaramente nella sua abilità strategica e nel successo come comandante militare.

Busto marmoreo di Alessandro Magno

Il genio militare e le tattiche di battaglia

Alessandro lasciò traccia anche nella poliorcetica. Tattico geniale, fu anche stratega accorto. La sua armata era uno strumento di formidabile efficienza, rendendola irresistibile nell'urto e insuperabile nella difesa. L'impiego della cavalleria, che divenne l'arma offensiva per eccellenza, si adattava senza posa alle contingenze. La cavalleria pesante, schierata sulla destra e comandata personalmente da Alessandro, effettuava manovre di doppio aggiramento, valorizzando al massimo il combattimento d'ala contro la fanteria avversaria.

Nel 338 a.C., il principe aveva già offerto la sua prima grande prova militare, combattendo valorosamente a capo della cavalleria nella battaglia di Cheronea, nella quale i Macedoni stroncarono le truppe dei Greci. Quando Filippo fu assassinato nel 336 a.C., Alessandro assunse il trono. L'ascesa al trono di Alessandro non fu facile, poiché la morte di Filippo creò problemi di governo e riaccese le speranze di indipendenza delle città greche meno disposte ad accettare il dominio della Macedonia.

Le conquiste di Alessandro Magno

La conquista dell'Impero Persiano

Formata con i Greci sottomessi la lega di Corinto, Alessandro si propose di iniziare la conquista della Persia, già progettata dal padre. Sbarcato nel 334 a.C. in Asia con un potente esercito di circa 40 mila uomini e una grande flotta di 160 navi, si recò in pellegrinaggio alla tomba di Achille presso Troia. Dopo aver liberato le città greche sottomesse dai Persiani, nella grande battaglia di Isso (333 a.C.) sconfisse le truppe del re persiano Dario III.

Occupate la Siria e la Fenicia, Alessandro si volse contro l'Egitto, governato dai Persiani, lo ridusse sotto il suo potere e fondò la città di Alessandria. Durante il suo soggiorno nella terra del Nilo avviò la costruzione di diversi templi e dimostrò la sua venerazione per le divinità locali. Durante il suo soggiorno nell'oasi di Siwa, sede del famoso oracolo del dio Amon, Alessandro consultò la divinità per confermare la sua origine divina e ribadire di essere figlio di Zeus.

Nel 331 a.C. inflisse presso Gaugamela una nuova decisiva sconfitta ai Persiani e conquistò le maggiori città del loro impero, tra cui Babilonia, Susa e Persepoli. Il re Dario si diede alla fuga e Alessandro, proclamato re dell'Asia, per sanzionare la sua vittoria ordinò che il palazzo imperiale di Persepoli venisse incendiato e raso al suolo. Ma il grande sovrano macedone, con l'intento di farsi accettare dai vinti, punì in maniera esemplare un satrapo, ossia un governatore dell'impero persiano, che per fare cosa grata al vincitore aveva assassinato Dario.

Mappa dell'espansione dell'Impero Macedone

Politiche di integrazione e sfide interne

Volendo apparire ai Persiani nelle vesti non soltanto del conquistatore ma anche in quelle del pacificatore, Alessandro sposò Rossane, figlia del sovrano della Battriana. Scopo di Alessandro era allora consolidare il suo impero e instaurare buoni rapporti tra Macedoni, Greci e Persiani. Pensando che un nuovo matrimonio potesse servire a questo scopo e costituire un esempio, pur essendo già sposato a Rossane si unì in matrimonio con la figlia di Dario, Statira, e fece anche sposare 80 ufficiali macedoni a giovani persiane.

L'impero era però tutt'altro che consolidato, e il re macedone dovette reprimere pericolose rivolte. Una minaccia ancora più grave al suo potere venne dalle stesse truppe macedoni, orgogliose delle proprie tradizioni e dei propri costumi. Scontenti che Alessandro da un lato stabilisse la supremazia della cultura e dei modi di vita greci e dall'altro conferisse alla propria persona di monarca caratteristiche divinizzanti di tipo asiatico, i soldati macedoni si ribellarono.

L'avventura in India e il rientro

Essendo a conoscenza dei risultati del grande generale macedone, il re indiano Omphis di Tassila si sottomise senza combattere. Le tribù degli Aśvaka e degli Assakenoi invece opposero una ferocissima resistenza. Poro caricò le forze di Alessandro con gli elefanti, e combatté così coraggiosamente che il macedone, dopo averlo sconfitto, lo mise a capo di una regione ancora più vasta rispetto a quella che governava in precedenza. Alessandro intendeva attraversare il fiume Gange e continuare con la conquista, ma le sue truppe, esauste dopo la dura battaglia contro Poro, si ribellarono e si rifiutarono di andare oltre. Alessandro tentò di persuadere i suoi uomini a continuare, ma alla fine dovette assecondare la loro volontà.

Alessandro Magno nella battaglia sull'Idaspe

La morte e l'eredità storica

In questo contesto di sfiducia, l'uomo più vicino ad Alessandro, Efestione, si ammalò durante alcuni giochi organizzati a corte. Una settimana dopo morì e, secondo le cronache, Alessandro impazzì di dolore. In una calda giornata di giugno Alessandro Magno morì nel suo palazzo di Babilonia. Ancora oggi si discute sulle cause della sua morte. Alcuni dicono che ebbe la febbre, altri che fu avvelenato. In ogni caso, la sua morte prematura all'età di trentatré anni impedì all'immenso impero che aveva creato di sopravvivere alla sua scomparsa.

Il grande re aveva lasciato ai posteri una eredità fondata su due principali elementi. Il primo era il fatto di avere creato le condizioni per un'enorme espansione della cultura greca, così da porre le premesse per quella che è stata definita la civiltà ellenistica; al tempo stesso però la creazione di un grande impero macedone-greco-asiatico aveva posto le premesse perché la Grecia perdesse in un certo senso la sua centralità. Il secondo elemento era la difficoltà di governare questo impero, tanto grande e segnato da così grandi diversità al suo interno. La conseguenza fu che i generali di Alessandro, i diadochi, si divisero l'impero, che trovò il suo assestamento con la creazione di tre regni principali: la Macedonia, l'Egitto e l'Asia.

La figura di Alessandro nelle fonti e nella leggenda

La ricostruzione della sua vita è alquanto problematica, anche a causa della popolarità che, ottenuta fin da subito, lo rese ben presto una figura leggendaria. Le prime fonti sulla sua vita sono i libri scritti dagli storici che volle portare con sé nella spedizione in Asia. Il sovrano venne spesso rappresentato con attributi eroici; nella scultura, ad esempio, è talvolta raffigurato nudo, un trattamento che nella Grecia classica era riservato esclusivamente a dèi ed eroi.

La sua figura ha ispirato numerose biografie di Tolomeo Soter e di Aristobulo di Cassandria, fino ad Arriano e Diodoro Siculo. Nella letteratura e nella cultura araba, così come in quella persiana, il sovrano è stato celebrato per secoli. Anche nella letteratura europea medievale, il mito di Alessandro si è diffuso tramite poemi e biografie. L'eccezionalità del personaggio e delle sue imprese ispirò, già durante la vita ma ancor più dopo la sua morte, un gran numero di leggende e una sterminata tradizione letteraria e figurativa, confermandolo come una delle figure cardine di tutto l'orizzonte storico occidentale e orientale.

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