L’Agenda 2030: Genesi, Obiettivi e Sfide di un Futuro Condiviso

L’Agenda 2030 è il quadro di riferimento globale attraverso il quale, nel 2015, le Nazioni Unite hanno tracciato la rotta per affrontare le sfide più urgenti del nostro tempo. Come riportato dalle Nazioni Unite, “L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è un programma d’azione per le persone, il Pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU”. Più conosciuti anche come Agenda 2030, dal nome del documento che porta per titolo Trasformare il nostro mondo, gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS), o in inglese Sustainable Development Goals (SDG), rappresentano una serie di 17 obiettivi interconnessi definiti come strategia per ottenere un futuro migliore e più sostenibile per tutti.

Mappa globale che illustra l'adesione dei 193 Stati membri all'Agenda 2030

Le radici storiche: dal Rapporto Brundtland al 2015

Lo sviluppo sostenibile è sostanzialmente concepito come un approccio moderno, nonostante la fotografia della situazione attuale, la nostra specie ha sempre adottato criteri razionali nei riguardi della salvaguardia delle nostre risorse in tempi di necessità, criteri che tuttavia non hanno quasi mai tenuto conto della salute del nostro pianeta. Tanti sono stati gli illustri economisti, storici, sociologi e scienziati che hanno fornito gli spunti teorici e pratici necessari per conoscere le componenti dello sviluppo sostenibile.

Il percorso ufficiale inizia alla fine degli anni ‘60. Nel 1969 vengono poste le basi, costruite dai primi movimenti ecologisti dell’era moderna, per l’istituzione della Giornata della Terra. Nel 1972 viene pubblicato il celebre Rapporto sui limiti dello sviluppo: redatto dal MIT di Boston, su proposta del Club di Roma, lo studio delinea scenari possibili per il futuro e sulla base di essi denuncia l’urgente necessità di rivedere il paradigma di sviluppo adottato dal genere umano. Sempre nel 1972 si tiene la Conferenza di Stoccolma, prima conferenza delle Nazioni Unite dove ambiente e sviluppo vengono discussi insieme. Le tematiche affrontate porteranno all’istituzione della Commissione Brundtland, da cui nascerà il Rapporto Brundtland, meglio noto come Our Common Future.

Il cammino prosegue con tappe fondamentali: nel 1995 viene istituito il Consiglio Mondiale delle Imprese per lo Sviluppo Sostenibile; nel 1997 viene firmato il Protocollo di Kyoto; il 2000 vede nascere l’Agenda del Millennio con all’interno gli Obiettivi per lo sviluppo sostenibile (MDGs). Nel 2012, Rio+20 sancisce la costruzione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, la struttura portante dell’Agenda 2030, destinazione finale della storia contemporanea dello sviluppo sostenibile. Il 25 settembre 2015, i 193 Paesi membri dell’ONU hanno adottato l'Agenda 2030 intitolata Trasformare il nostro mondo: l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

Gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile: una visione olistica

Gli obiettivi, enumerati nella Risoluzione delle Nazioni Unite A/RES/70/1 approvata il 25 settembre 2015, sono complessivamente 169, da raggiungere entro il 2030. Sono stati concordati a partire dai principi inclusi nella Risoluzione A/RES/66/288, intitolata Il futuro che vogliamo, per sostituire gli Obiettivi di sviluppo del Millennio.

Gli obiettivi individuati, raggruppati in 5 Aree prioritarie - Persone, Pianeta, Prosperità, Pace e Partnership - mirano a risolvere un'ampia gamma di problematiche. Una peculiarità di questi SDGs è che sono intrinsecamente collegati e si influenzano a vicenda; il mancato raggiungimento di un solo obiettivo, in questo modo, potrebbe precludere il successo di tutti gli altri.

Povertà, Fame e Salute

La povertà non corrisponde solo alla mancanza di reddito o risorse. Si può dire che la gente vive nella miseria quando mancano i servizi basilari quali assistenza sanitaria, sicurezza ed istruzione. I bambini corrispondono alla maggior parte, più della metà, di coloro che vivono in condizioni di massima povertà. Nel 2013, secondo quanto stimato, 385 milioni di bambini sopravvivevano con meno di $1,90 dollari al giorno.

Le finalità dell’obiettivo n. 2 dichiarano che entro il 2030 dovremmo essere in grado di porre fine alla fame e a tutte le forme di malnutrizione. Ciò si otterrebbe raddoppiando la produttività agricola e le entrate dei piccoli produttori. L’agricoltura rappresenta il più grande datore di lavoro nel mondo, fornendo i mezzi di sussistenza al 40% della popolazione globale. A livello mondiale, una persona su nove è denutrita.

Per quanto riguarda la salute, se l’attuale stile di vita continuerà a sussistere, più di 60 paesi falliranno nello scopo dello sviluppo sostenibile per il 2030 riguardante la mortalità neonatale. Nel 2015, le condizioni di salute materna sono state anche il motivo principale di morte fra le ragazze fra i 15 e i 19 anni.

Infografica che mostra l'interconnessione tra i 17 obiettivi dell'Agenda 2030

Istruzione e Parità di Genere

Assicurare un’istruzione di qualità equa e inclusiva e promuovere opportunità di apprendimento per tutti rimane una sfida cruciale. Si riscontra tuttora una mancanza di alfabetizzazione in 103 milioni di giovani nel mondo, di cui il 60% di sesso femminile. Inoltre, in almeno 1 nazione su 4, più del 50% dei bambini non riesce ad acquisire le conoscenze matematiche di base entro la fine della scuola primaria.

L'ONU afferma che "la parità di genere non è solamente un diritto umano fondamentale, ma una condizione necessaria per un mondo prospero, sostenibile e in pace". Garantire a donne e ragazze un accesso paritario all'educazione, alla sanità e a un lavoro dignitoso darà nuova linfa vitale all'economia sostenibile. Ben 143 nazioni hanno inserito il diritto di uguaglianza tra uomo e donna nelle loro Costituzioni già a partire dal 2014. Tuttavia, altre 52 sono rimaste silenti, a dimostrazione che ancora in troppe nazioni vige la disuguaglianza.

Risorse, Energia e Urbanizzazione

L’obiettivo n. 6 conta 8 target e 11 indicatori. 6 persone su 10 a livello mondiale vivono senza delle adeguate strutture igienico-sanitarie, mentre 3 persone su 10 non sono raggiunte da un adeguato rifornimento idrico. Gli obiettivi da raggiungere entro il 2030 includono l'accesso a sistemi di energia economici e affidabili, oltre che l'incremento della quota di energia rinnovabile.

L'obiettivo 11 mira a ridurre l'inquinamento pro capite prodotto dalle città. Fra il 2000 e il 2014, la percentuale di popolazione urbana che vive in baraccopoli è calata dal 39% al 30%. Tuttavia, il numero assoluto di persone che vivono in questi insediamenti è passato dai 792 milioni del 2000 a un numero stimato di 880 milioni nel 2014.

Produzione, Consumo e Cambiamento Climatico

Utilizzare metodi di produzione ecocompatibili e ridurre la quantità di spreco che generiamo sono finalità dell’obiettivo 12. Dal 2030, le percentuali di riciclaggio nazionali dovrebbero aumentare. Il cambiamento climatico rappresenta una sfida centrale per lo sviluppo sostenibile. Nel maggio 2015, un rapporto ha concluso che solo un accordo molto ambizioso a Parigi avrebbe permesso agli stati di ottenere gli obiettivi e i target dello sviluppo sostenibile.

Monitoraggio e Territorializzazione

Il luogo deputato al monitoraggio dell’Agenda è l’High Level Political Forum (HLPF), che si riunisce annualmente sotto l’egida del Comitato Economico e Sociale dell’ONU, mentre ogni quattro anni la riunione si svolge sotto l’egida dell’Assemblea Generale. Per supportare tale attività, la Commissione Statistica delle Nazioni Unite ha costituito l’Inter Agency Expert Group on SDGs (IAEG-SDGs).

Ogni anno gli Stati possono presentare lo stato di attuazione dei diciassette OSS attraverso l’elaborazione di Rapporti Nazionali Volontari. La territorializzazione dell’Agenda 2030 si concretizza in particolar modo nell’Obiettivo di sviluppo sostenibile n. 11. È necessario in considerazione delle realtà subnazionali, urbane e regionali, che ricoprono un ruolo sensibile e fondamentale per il conseguimento degli obiettivi. In Italia, l’Istat ha avuto il compito di individuare gli indicatori necessari per il monitoraggio dei 169 target a livello nazionale, producendo diversi rapporti periodici.

Storia animata sull'Agenda 2030

Il principio "Leave no one behind"

Il principio Leave no one behind è la promessa centrale dell’Agenda 2030: occorre quindi implementare strategie condivise per fornire a tutti i membri della società gli strumenti adatti ai processi di partecipazione allo sviluppo sostenibile. Dentro questa nuova Agenda viene tolta qualsiasi distinzione di sorta tra le nazioni, non per scarsa sensibilità ma per riconoscere pari dignità di coinvolgimento per un futuro migliore, un futuro dove tutti possano condividere strumenti, tecnologie e conoscenze.

Pace: non può esserci sviluppo sostenibile senza pace e viceversa. Allo stesso modo, progetti concreti - come le 6 scuole realizzate dalla Fondazione in Haiti con il partner locale The St. - testimoniano come l'impegno costante e locale sia essenziale per tradurre i grandi enunciati globali in benessere reale.

Lo stato di avanzamento: a che punto siamo?

Sono passati quasi dieci anni dal 25 settembre 2015, ed è lecito dunque farsi una domanda: a che punto sono gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile? Le criticità sono molteplici: la pandemia da COVID-19 ha stravolto gli SDGs, la guerra in Ucraina e le situazioni geopolitiche sempre meno stabili minano la tenuta diplomatica del mondo, le disuguaglianze crescono come mai prima d’ora, l’inflazione e la crisi finanziaria globale mettono a repentaglio le risorse economiche necessarie.

Tutto questo trova conferma anche nelle parole pronunciate dal Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres: «Il Rapporto sul Progresso degli SDGs mostra che solo il 12 per cento dei target dei Sustainable Development Goals sono sulla buona strada. I progressi sul 50 per cento dei target sono deboli e insufficienti». Ahimè, il quadro globale non è entusiasmante, e richiederebbe un cambio di rotta inderogabile che necessita della collaborazione di tutti i Paesi e della partecipazione attiva delle diverse aziende e dei loro stakeholder, inclusi i consumatori, che rivestono un ruolo determinante attraverso le proprie pratiche di consumo.

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