Svezzamento e Sopravvivenza del Cardellino: Una Guida Essenziale per il Salvataggio e il Rilascio

Il ritrovamento di un piccolo uccello selvatico, in particolare un cardellino, può suscitare un forte senso di responsabilità e il desiderio di aiutarlo. Ma la cura di un nidiaceo è un compito arduo che richiede attenzione, conoscenza e dedizione. La fase dello svezzamento, in particolare, è un momento delicato e cruciale che spesso determina il successo o il fallimento dell'intervento umano, influenzando profondamente le possibilità di sopravvivenza e di un futuro rilascio in natura. Questa guida intende fornire un quadro completo delle pratiche migliori per accudire un cardellino o altri piccoli trovatelli, dalla sistemazione iniziale all'alimentazione, dal monitoraggio della salute fino alle sfide legate al rilascio e alle problematiche sanitarie più comuni.

I Primi Passi: Creare un Ambiente Sicuro per il Nidiaceo

Una volta che il vostro trovatello dipende da voi, avete una grande responsabilità. La prima cosa da fare è sistemarlo in un posto sicuro. Un uccellino cresce molto in fretta; dopo la prima settimana mette le prime piume e intorno al trentesimo giorno è già in grado di svolazzare.

Sistemazione Iniziale: Dal Nido alla Gabbia

Se il piccolo è ancora piccolo e non si muove molto, potete sistemarlo in una scatola di cartone perforata. È fondamentale sistemarlo sopra a un panno in modo da simulare un nido, fornendo un senso di protezione e calore che l'uccellino avrebbe avuto nel suo habitat naturale. È importante non usare il cotone idrofilo, che si impiglia nelle zampette e ostruisce le narici, ma optare per materiali più sicuri e facili da pulire, come la carta scottex morbida da poter cambiare ogni volta serva.

Quando il piccolo comincia a muoversi e a tentare i primi svolazzi, è più sicuro spostarlo in una gabbietta o un qualsiasi contenitore con i bordi alti e che possiate coprire con un telo. È importante che l’uccellino possa vedere la luce fuori, in modo da non perdere contatto con il mondo esterno, cogliendo il fotoperiodo, i suoni e gli odori, ma che non vi sfugga fintanto che non è pronto per affrontare il mondo da solo. Mai tenere un piccolo esposto al sole diretto, soprattutto quando ancora non saltella e non si può andare a riparare all'ombra. I piccoli storni, ad esempio, sono spesso tenuti in un cartoncino con della paglia in questa fase iniziale, a dimostrazione della necessità di un ambiente controllato e protetto.

Uccellino nidiaceo in un nido improvvisato

Il Ruolo Cruciale della Temperatura

La temperatura corporea di un uccellino è di 38°-39° e si sente caldo al contatto. I piccoli implumi starebbero nel nido sotto la mamma e con i fratellini, perciò vanno tenuti caldi, a circa 32°. Tendono infatti a raffreddarsi anche in piena estate, soprattutto di notte, il che può essere fatale per esemplari così giovani e vulnerabili.

Gli va sistemata allora sotto una borsa dell’acqua calda avvolta in un panno, evitando, come già detto, materiali che possano arrecare danno. In alternativa, si può sistemare il piccolo vicino a una lampadina schermata; i centri di recupero, per esempio, usano lampade a ultrarossi, che forniscono un calore costante e sicuro. In ogni caso, è essenziale dargli la possibilità di avvicinarsi o allontanarsi dal calore, a seconda delle sue esigenze, permettendo all'uccellino di termoregolarsi autonomamente.

L'Importanza dell'Idratazione

Dare da bere a un uccellino, soprattutto se non apre il becco spontaneamente, è una cosa difficile e che richiede estrema cautela. Gli uccelli hanno la trachea subito dietro la lingua e solo più dietro ancora l’esofago. Visto che gli uccelli non possono tossire per mandare via liquidi che gli siano andati di traverso, se una goccia d’acqua gli entra nella trachea, scuoterà la testa lateralmente per farla uscire e lo vedrete aprire il becco respirando con fatica. Dovete evitare il più possibile che questo succeda, poiché un tale incidente può causare seri problemi respiratori o addirittura la morte per annegamento.

Per farlo bere, cercate di aprire leggermente il becco con un’unghia e fate scivolare una goccia d’acqua sulla sua punta o sul lato, in modo che poi l’uccellino da solo la mandi giù. Questo metodo minimizza il rischio che l'acqua finisca nelle vie respiratorie.

L'Alimentazione del Cardellino e Altri Nidiacei: Cosa e Come Nutrire

Se il piccolo è attivo, con gli occhi aperti, è fondamentale preoccuparsi subito di nutrirlo. La corretta alimentazione è la chiave della sua sopravvivenza e sviluppo.

Frequenza e Tecnica dell'Imbeccata

La frequenza dell’imbeccata varia con l’età del piccolo. Quando sono senza piume, i nidiacei necessitano di essere nutriti almeno ogni mezz’ora dall’alba al tramonto, il che si traduce in circa 32 pasti al giorno. Man mano che mettono le piume, la frequenza può ridursi: quando ormai sono piumati, va bene anche ogni ora, per un totale di circa 16 pasti. Tuttavia, in alcuni casi, un intervallo di due ore tra un pasto e l'altro potrebbe essere troppo, come suggerito da alcuni esperti, che raccomandano di dare da mangiare ogni ora o ora e venti, soprattutto quando il piccolo inizia a pigolare e richiedere cibo.

Se siete fortunati, il vostro piccolo, appena solleticato intorno al becco, vi “adotterà” e lo aprirà chiedendovi di riempirlo. In questo caso, se lo state alimentando con insetti, prendete una pinzetta a punte tonde e infilate il cibo nella gola del piccolo, dietro la lingua, assicurandovi che lo ingoi completamente. Nel caso lo stiate invece alimentando con pastone o con omogeneizzato di carne, usate una siringa da insulina (senza ago). Inserite la siringa nel becco delicatamente, in profondità, spingendo lo stantuffo piano piano per evitare di soffocare il piccolo con il cibo. Aspettate che ingoi ogni volta e poi proseguite con la dose successiva.

Se invece il piccolo non si fida ancora di voi o è troppo debole per aprire il becco spontaneamente, sarà necessario procedere con l’alimentazione forzata. Prendete il piccolo in mano delicatamente e si infili un’unghia o un oggetto piatto di lato nel becco, poi roteandolo lo si apra. Con un altro dito si blocchi subito il becco aperto. Quindi, con una pinzetta arrotondata (o con la siringa), si infili ben giù nella gola - sopra e dietro la lingua - il cibo. Infine, si permetta al piccolo di chiudere il becco e si accarezzi la gola per stimolare la deglutizione. È possibile che l’orfanello risputi il cibo, e in tal caso si dovrà riprovare con pazienza.

Per le porzioni, valutate soprattutto la fame del nidiaceo e osservate il gozzo che gli si forma sul lato destro della gola: deve essere bene evidente. Indicativamente, date poco e spesso ai più piccoli e poi aumentate le dosi, rarefacendo le imboccate sui più grandicelli man mano che crescono e il loro apparato digerente matura.

Dieta Specifica per Specie e Fasi di Crescita

Il cibo varia secondo le specie, ma fortunatamente i nidiacei sono quasi tutti insettivori (quindi carnivori) nelle prime settimane di vita. Questa generalizzazione semplifica notevolmente la dieta iniziale per molti trovatelli.

La Dieta degli Insettivori Nati

Per gli insettivori puri come merli, rondini, cince, cornacchie, capinere, storni, codirossi, pigliamosche, ballerine, tordi e picchi, è soprattutto importante variare la dieta per garantire un apporto nutritivo completo. Procuratevi nei negozi di pesca le camole del miele e quelle della farina, facendo attenzione a non esagerare con queste ultime che possono diventare tossiche e portare alla morte per crampi se somministrate in eccesso. Ottimi sono i grilli, le cavallette e le larve della mosca carnaria, rigorosamente morte e meglio se surgelate per eliminare eventuali parassiti. Se riuscite ad acchiappare mosche, farfalline, afidi (i piccoli parassiti neri e verdi delle rose) e ragnetti, saranno benvenuti nella dieta, fornendo una varietà di proteine e nutrienti essenziali. Per comodità, potete anche servirvi di carne trita sceltissima (senza grasso) e omogeneizzati alla carne, ma è importante notare che questa non è la scelta ottimale a lungo termine. Nei negozi specializzati, come i Viridea, è possibile cercare le Beoperlen, un prodotto fatto in Germania/Svizzera, molto utile come integratore per la dieta dei piccoli.

Dagli Insetti ai Semi: Futuri Granivori

Per i futuri granivori, come fringuelli, passeri e verdoni, è consigliabile iniziare ad alimentarli con gli insetti, seguendo lo stesso regime degli insettivori puri, ma introducendo gradualmente elementi di origine vegetale. Le Beoperlen sono molto buone, ma ancora migliore è alternarle con un pastone cremoso fatto con polvere per nidiacei (come Nutrient Plus, Energette, Nutribird, ecc.) disciolta in acqua tiepida, che fornisce un buon equilibrio di nutrienti per questa fase di transizione.

Il Cardellino e i Granivori Puri: Il Pastone e i Semi

Per cardellini e verzellini, che sono granivori puri, tortore e piccioni, usate unicamente il pastone di cereali allungato con acqua che si è descritto qui sopra. Mentre per cardellini e verzellini valgono le piccole porzioni frequenti, da somministrare con lo stecco o con la siringa senz’ago, per tortore e piccioni vanno bene 4-6 pasti giornalieri, belli abbondanti, data la loro maggiore dimensione e il rapido metabolismo.

cardellini preparazione alle cove

Un utente ha riportato di aver trovato un cardellino con la coda di circa 1cm, suggerendo che fosse uscito spontaneamente dal nido. Questo esemplare, se trovato da poco, andrebbe riportato immediatamente nel luogo di ritrovamento, poiché i genitori lo stavano probabilmente alimentando a terra. Per un cardellino di circa 9 giorni, che si stima dovrebbe essere tutto piumato intorno ai 25-30 giorni e iniziare a becchettare da solo, si consiglia di integrare l'alimentazione con qualche larva del tipo camole del miele. Successivamente, quando inizierà a mangiare i semi, si dovrebbe trovare nei negozi che vendono alimenti per animali una miscela adatta ai cardellini e non solo, chiamata "Spinus". Lo Spinus è composto da un sacco di semi che il cardellino poi in libertà troverà, preparando il nidiaceo alla dieta selvatica.

Il cardellino nella fase di crescita ha bisogno anche lui di proteine animali. Quindi, oltre alle camole, si dovrebbero vendere dei speciali pastoncini secchi adatti per i carduelidi, spesso composti anche da insetti. Qualora non si trovasse, lo si può sostituire con un pastone per insettivori. È importante ricordare che quando il cardellino è ancora piccolo non mangerà il pastoncino secco, ma superati i 20 giorni sicuramente lo gradirà. Il pastoncino secco andrà messo in quelle piccole vaschette da gabbia apposite per pastoni. Per un cardellino di circa 15 giorni o più, si può già cominciare a proporgli del pastoncino e la miscela di semi lasciandogli semplicemente a disposizione nella gabbia, usando le mangiatoie interne, più facili da individuare. Nel frattempo, è cruciale continuare a nutrirlo a mano. Il cardellino stesso, crescendo, farà capire quando e come effettuare il passaggio dai semini morbidi-imbeccate al cibo secco-adulto. Bisogna solo avere pazienza. È consigliabile lasciare a disposizione cibo e acqua, da cambiare continuamente, e includere una spiga di panico, che può stimolare il piccolo a becchettare.

Uccelli Granivori Indipendenti

Per i granivori indipendenti, come i piccoli dei fagiani, starne, pernici e gli anatroccoli, le cose sono molto più facili, poiché si alimentano da soli sin dalla nascita. Per loro, basta comprare un miscuglio di semi fini o tritati e lasciarlo nella ciotola insieme a foglie di insalata fresca.

Integratori e Variazione della Dieta

In tutti i casi di allevamento dei pulcini si può anche ricorrere a degli integratori vitaminici. Alcuni prodotti che si usano nei Centri di Recupero sono: Idroplurivit, Ascorvit, Superton. Anche qualche goccia di vitamine e sali minerali non farebbe male, magari alternati, un giorno i sali, il giorno dopo le vitamine, senza esagerare con le dosi. Bastano poche gocce per supportare la crescita e la salute del nidiaceo.

Tavola comparativa delle diete degli uccelli nidiacei

Monitoraggio della Salute e Crescita

Osservare attentamente il comportamento e le condizioni fisiche del nidiaceo è fondamentale per identificare precocemente eventuali problemi di salute e intervenire tempestivamente.

Segnali di Benessere e Malessere

Se un piccolo si pulisce il piumaggio e si stiracchia le ali è un bel segno di salute, indicando un buon livello di comfort e vitalità. Anche le feci aiutano a capire se tutto va bene. Le cacche dei piccoli uccellini sono inodori, morbide, compatte, di colore bianco e nero e con una membrana che funge da sacchettino (sacca fecale). Se le cacche del vostro piccolo sono così, l’alimentazione va bene e il sistema digestivo funziona correttamente. Se invece sono diarroiche, maleodoranti, gialle-verdi o filamentose, c’è qualcosa che non va, e questo richiede un'indagine sulle cause, che possono variare da problemi alimentari a infezioni.

Un altro segno di malessere del nidiaceo è la perdita di peso. Abituatevi a pesare il piccolo sin dal primo giorno e vedrete che se tutto va bene il peso resterà costante o tenderà ad aumentare. Un calo ponderale può indicare insufficiente alimentazione, problemi di assorbimento o malattie.

Il Peso e lo Sviluppo del Piumaggio

Il piumaggio è anche importante. È raro che i parassiti del piumaggio creino dei problemi ai nidiacei e mai sono pericolosi per l’uomo. A volte capita però di trovare piccoli passeri con le penne di colore sbiadito, tendenti al bianco e sfilacciate, il che può essere un segno di carenze nutrizionali o stress.

Un utente ha descritto un piccolo pennuto "spelacchiato e stordito dalla caduta dal nido", con le piume solo per metà, soprattutto sulle ali, ma schiena e testa quasi prive. Questo dettaglio conferma la necessità di un'attenta osservazione dello sviluppo del piumaggio come indicatore dell'età e della salute generale del piccolo. In base a queste descrizioni, l'età di un cardellino dovrebbe essere intorno ai 9-15 giorni, e il completo impiumaggio si verifica generalmente intorno ai 25-30 giorni.

Verso l'Indipendenza: Lo Svezzamento e il Rilascio

Questa fase rappresenta il momento più complicato della carriera di genitori adottivi, richiedendo una transizione graduale e ben pianificata verso l'autonomia del piccolo.

Il Periodo Critico dello Svezzamento

Quando il piumaggio delle ali è completato, vedrete che il vostro piccolo vorrà cominciare ad esplorare il mondo, salterà e tenterà i primi svolazzi, e inizierà a becchettare in giro moscerini o briciole. Questo è il segnale che si sta avvicinando il momento dello svezzamento. È fondamentale prepararlo per questa transizione in modo che possa imparare a procacciarsi il cibo da solo e a padroneggiare il volo in un ambiente controllato prima del rilascio definitivo.

Preparare l'Ambiente per il Rilascio

La cosa migliore da fare in questo momento è di sistemarlo in un contesto seminaturale, dove ci sia della terra e del verde. C’è chi sistema la gabbietta su un vaso in balcone, in modo che dal fondo (aperto) il piccolo possa becchettare e rovistare la terra, stimolando i suoi istinti naturali di foraggiamento. Un’altra buona idea è isolare il balcone con una rete a zanzariera, in modo che il piccolo giri fra i vasi, impari a volare e ad alimentarsi da solo, senza potersi però ancora allontanare. Ognuno deve trovare la soluzione che si confà alla propria casa e al proprio uccellino, garantendo sicurezza e opportunità di apprendimento.

Se non avete alternative o se avete una rondine o un balestruccio, che hanno bisogno di volare propriamente prima di essere liberati, mettete tendine davanti a tutte le finestre e spostate i mobili dietro i quali il piccolo può finire e rimanere incastrato, prevenendo incidenti domestici. Un giovane merlo che inizia a svolazzare, come descritto in una testimonianza, è un esempio di come sia necessario seguirlo attentamente in questa fase.

Il Rilascio Graduale e l'Adattamento

Se il vostro uccellino ormai mangia da solo (camole vive che gli lasciate voi, semi, cibi misti per insettivori e granivori) e padroneggia il volo, è tempo di togliere le protezioni e aprirgli il mondo. È importante che anche questo sia un processo graduale: se il piccolo parte e non riconosce i posti intorno a sé, non avrà appoggio se qualcosa va male. Per questo è utile che prenda prima confidenza con il posto dal quale verrà liberato e sappia dove può sempre trovare del cibo. Capita spesso che i piccoli liberati tornino per alcune settimane al balcone dove hanno passato gli ultimi giorni con il genitore adottivo a cercare cibo, il che dimostra l'importanza di un punto di riferimento iniziale.

Cardellino giovane pronto per il rilascio

Un utente, preoccupato per il freddo in Trentino a settembre, ha espresso dubbi sulla liberazione. Gli esperti suggeriscono che, in genere, tra 10 e 15 giorni dopo aver raggiunto l'indipendenza e la capacità di volare, il cardellino potrebbe già essere liberato, a meno che non ci siano gravi motivazioni di salute (ad esempio, ala spezzata e ricongiunta male, senza una zampa, ecc.).

Il Legame con l'Uomo: Imprinting e Riconoscimento

Un altro trucco che funziona bene è abituarlo sin da piccolo a un vostro richiamo (per esempio, imitare fischiando quello della specie). Questo non servirà certo a insegnargli come cantare da adulto, ma aiuta a creare un meccanismo di riconoscimento fra il genitore adottivo e il piccolo, importante nei primi giorni di libertà. È capitato che piccoli liberati che curiosavano nei dintorni tornassero in fretta a casa al sentire il fischiettio di richiamo del genitore adottivo. Ma non vi preoccupate, non c’è il rischio di imprinting irreversibile. Tutti i piccoli si scordano del genitore “anomalo” umano dopo un paio di giorni di libertà, riprendendo il loro corso naturale. Tutti, a parte le cornacchie, le gazze e le ghiandaie (corvidi), che spesso creano un legame duraturo col genitore umano. Anche in questo caso comunque si lanciano nella loro vita da uccelli senza grossi problemi, adattandosi al loro ambiente naturale.

Sfide e Problematiche Comuni nell'Allevamento del Cardellino

Nonostante gli sforzi, l'allevamento di un nidiaceo può presentare diverse sfide, da quelle pratiche a quelle sanitarie, che possono mettere a rischio la sua sopravvivenza.

Quando il Cardellino Non Mangia da Solo: Consigli Pratici

Il passaggio dall'alimentazione assistita all'autonomia è un momento cruciale. Se il cardellino non capisce cosa fare con la spiga di panico o i semini cotti, è un segnale che necessita ancora di stimolazione e pazienza. L'esperienza suggerisce di lasciargli a disposizione il cibo (vari tipi di semi, pastoncino all'uovo, spiga di panico) in ciotoline, assicurandosi che siano sempre pulite e che l'acqua sia fresca. Sarà lo stesso cardellino, come già detto, a far capire quando e come passare al cibo secco. Ti chiederà meno pappa, poi solo ti chiamerà ma non vorrà più essere nutrito da te e, infine, non sarai più la sua mamma.

Dubbi sull'Età e la Dieta: La Transizione ai Semi

Stimare l'età di un nidiaceo è fondamentale per impostare la dieta corretta. Per un cardellino che si ritiene abbia circa 18 giorni, il passaggio ai semini morbidi dovrebbe avvenire gradualmente. Il pastoncino, magari fatto in casa con farina di polenta, tuorlo d'uovo e un po' di farina di ceci, può andare bene temporaneamente in attesa di quello specifico del negozio d'animali. Tuttavia, è importante passare a miscele più appropriate come lo "Spinus" e integrare con camole del miele e pastoncini secchi per carduelidi, che contengono insetti. Mettere il cardellino insieme a un canarino potrebbe aiutarlo a imparare a mangiare le granaglie, stimolando l'imitazione.

La Questione Legale: Detenzione e Rilascio

Per quanto riguarda l'autorizzazione a detenere un cardellino, è importante sottolineare che, in Italia, non è possibile ricevere un'autorizzazione a detenere un esemplare comunque nato in libertà. Questo perché si tratta di una specie protetta e per la quale è consentito l'allevamento solo se lo stesso fosse nato in cattività, registrato, in possesso di anellino e, ovviamente, munito di certificati che lo dimostrino. Quello che si può consigliare è di liberarlo quando sarà giunto il momento.

Le associazioni di protezione animali spesso non possono intervenire direttamente per raccogliere i nidiacei prima che abbiano completato lo svezzamento, a causa della mancanza di strutture adeguate per la cura intensiva. Sebbene un gesto di umanità non sia da colpevolizzare, è fondamentale agire nel rispetto della legge e nell'interesse ultimo dell'animale, che è la sua reintegrazione nell'ambiente naturale.

Problematiche Sanitarie: Cause di Morte nei Cardellini Allevati

La morte improvvisa di cardellini, anche giovani e apparentemente ben curati, è purtroppo una realtà che molti allevatori o soccorritori si trovano ad affrontare. Un caso riportato di cardellini gonfi, morti dopo pochi giorni, nonostante cibo, acqua e luce, evidenzia come le cause possano essere multifattoriali e complesse.

cardellini preparazione alle cove

Coccidiosi e Altre Malattie Batteriche

Spesso e volentieri, una delle cause principali è la coccidiosi. Questa malattia, contagiosa per i cardellini e altri uccelli, è causata da protozoi parassiti specifici per ogni fringillide. La coccidiosi può essere trasmessa ai piccoli dai genitori, e purtroppo, è sufficiente introdurre un nuovo cardellino infetto per reinfettare tutto l’allevamento. I sintomi avanzati includono ingrossamento del fegato e della milza, fluido nel polmone e una cistifellea infiammata che può apparire come un rigonfiamento sul lato destro della gola; i piccoli con questi sintomi raramente sopravvivono.

Oltre alla coccidiosi, possono esserci malattie batteriche trasmesse da semi o pastoncini infetti, che possono causare danni al fegato, alla milza e ai reni. L'apparato gastro-enterico è particolarmente vulnerabile.

Fattori di Stress e Sbilanciamenti Alimentari

L'insorgenza di patologie enteriche è spesso legata a fattori di stress e sbilanciamenti alimentari. L'età è un fattore intrinseco di estrema importanza, poiché i piccoli, non avendo ancora formato tutti gli anticorpi, sono più suscettibili.I fattori ambientali, come una scarsa ventilazione e un'eccessiva umidità, sono riconosciuti tra i più importanti nel favorire la comparsa d’enteropatie negli animali allevati, aumentando le cariche microbiche. Un altro fattore stressante è una dieta sbilanciata in uno dei suoi componenti, come ad esempio un'elevata assunzione di proteine e uno scarso apporto di fibre, che è in grado di indurre la comparsa d’enteropatie, alterando la microflora intestinale e la funzionalità intestinale stessa. Questi fattori favoriscono turbe enteriche e un aumento di ammoniaca a livello intestinale, creando un ambiente propizio allo sviluppo di batteri patogeni, tra i quali i Clostridi, notoriamente implicati in forme d’enteropatie.

Prevenzione e Cura delle Patologie Intestinali

La prevenzione è cruciale. Per contrastare la coccidiosi, è necessario fare molta attenzione ai nuovi arrivi, isolandoli e monitorandoli prima di introdurli in un allevamento. Alcuni allevatori suggeriscono di somministrare 250 mg di un farmaco specifico (probabilmente un anticoccidico o antibiotico) in 1000 ml di acqua per i primi 4 giorni di vita dei pulcini, specialmente nelle aree dove la coccidiosi è endemica, raggiungendo casi al 100%.

In generale, è fondamentale mantenere una pulizia impeccabile delle gabbie e delle attrezzature, una dieta equilibrata e varia, e un ambiente controllato per ridurre lo stress. Per gli acquisti ornitologici, affidarsi a professionisti come Hobby Uccelli Shop, che offrono i migliori prodotti e accessori per uccelli, può aiutare a garantire la qualità del cibo e degli integratori, riducendo il rischio di malattie legate all'alimentazione. La combinazione di una corretta gestione, un'alimentazione adeguata e un'attenta osservazione può aumentare significativamente le probabilità di successo nell'allevamento e nel successivo rilascio in natura del cardellino.

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