Il Parto Inconsueto di Zeus: L'Emergenza di Atena e la Dinamica della Creazione Divina

Da quest’anno inauguriamo una nuova rubrica dedicata alla mitologia e all’arte. Ogni mese un approfondimento su un personaggio della mitologia greca e sulla sua rappresentazione nella storia dell’arte. Nel vasto e complesso pantheon greco, Zeus emerge come la figura centrale, il capo di tutti gli dei e il sovrano dell’Olimpo. Conosciuto come il dio del cielo e del tuono, la sua storia è intessuta di episodi straordinari, tra cui spiccano nascite divine avvenute in modi del tutto atipici. Tra queste, la prodigiosa emersione di Atena dalla sua stessa testa rappresenta un momento di assoluta singolarità nel mito, che sfida le comuni concezioni del parto e della genitorialità.

La Genesi di un Sovrano: La Nascita di Zeus e l'Ascesa al Potere

La posizione di Zeus come re degli dèi non fu una condizione innata, ma il risultato di un percorso tumultuoso e di una lotta per il potere che affonda le radici nelle primissime fasi della cosmogonia greca. Egli era il figlio del titano Crono e di Rea, il più giovane dei suoi fratelli e sorelle: Estia, Demetra, Era, Ade e Poseidone. Il titano Crono ebbe molti figli da Rea, ma li divorò tutti appena nati. Questa azione brutale era motivata dalla predizione di Gea e Urano, i quali avevano rivelato a Crono che il suo destino era di essere spodestato da uno dei suoi figli, così come lui stesso aveva spodestato suo padre, Urano.

Quando però Zeus stava per nascere, Rea chiese a Gea di escogitare un piano per salvarlo, in modo che Crono ricevesse la giusta punizione per ciò che aveva fatto a Urano e ai suoi stessi figli. Rea partorì Zeus a Creta. Vi sono diverse tradizioni riguardo al luogo esatto della sua nascita e del suo allevamento. Zeús nacque in Parrhasía, nel meridione dell'Arkadía - il luogo in cui Zeús nacque e fu allevato, associato a Zeús Lykaíos. Si diceva che in un recinto, posto nei pressi, nessuno, uomo o animale che sia, getta ombra, e che chiunque, contro la legge, vi faccia ingresso, inevitabilmente muore nel giro di un anno. La nascita sarebbe avvenuta in una fitta macchia sul monte Lýkaion. Rea andò subito a cercare un corso d'acqua per lavarlo. Questo fiume, chiamato Neda, era allora sconosciuto ai viandanti assetati. In un nido i serpenti. L’antica esclamazione “Géa, cara terra, sgràvati anche tu” fu pronunciata da Rhea per nasconderlo agli occhi di Krónos. Vicino al luogo della nascita, il neonato si staccò il cordone ombelicale, in un sito vicino Knōsós, che tuttora i Kýdōnes chiamano Omphalós. Un'altra tradizione vuole che Zeús sarebbe nato a Krḗtē. Il racconto esiodeo è rapido ed elegante. Secondo alcune delle versioni, il dio sarebbe nato sull'una e allevato sull'altra. Una tradizione successiva colloca la sua nascita a Krḗtē (Guidoletti, 1995 [I: 1: 6]). Altri affermano che Zeús sia nato sul monte Lýkaion, e solo in seguito condotto e nascosto a Krḗtē (Guidoletti, 1995 [I: 1: 6]).

Mappa delle regioni mitologiche della Grecia antica: Arcadia e Creta

Per salvare il figlio, Rea consegnò al suo posto a Crono una pietra fasciata con dei panni, che egli divorò immediatamente. Il piccolo Zeus fu affidato alle cure di ninfe e animali. La capra Amáltheia, che lo allattò, e le ninfe, figlie di re Melisseús, lo nutrirono con latte di capra e miele. I Kourḗtes, figure divine che accompagnarono la sua infanzia, batterono i loro scudi per coprire i vagiti del bambino, distraendo così Crono dalle ricerche. La tradizione esiodea menziona che Rea affidò l'infante alle figlie di Melisseús. Questi offrì sacrifici agli dèi. A quell'epoca regnava su Krḗtē l'antico Melisseús. La nutrice più celebre di Zeus è la capra Amáltheia. Molti testi fanno della capra la nutrice, altri la identificano con una ninfa. Callimaco nell’Inno I a Zeús afferma: “Zeús, tu in Arkadía […], dicono che tu abbia nutrito la tua mammella […]. E le figlie di Melisseús presero Zeús la tua mammella / con le mani e nutrirono il figlio di Krónos". Come ti chiameremo, Zeús? L'autore si chiede, riflettendo sulle origini del dio. Alcuni dicono sia stata sua nutrice. Il mito della capra Amáltheia è diffuso. Zeús gli fu portato da nutrire. In riconoscenza verso la madre, il dio trasportò fra le stelle anche i capretti. Si crede che a lei sia legata la costellazione dell'Auriga, dove Capella indica la capra Amáltheia, una delle più luminose del cielo. Sul miele, le fonti insistono in misura minore. Il primo fornito da una capra, il secondo dalle api, sotto la vigile attenzione delle due nymphaí.

Raggiunta l’età adulta, Zeus costrinse Crono a rigettare prima la pietra che l’aveva sostituito, poi i suoi fratelli e sorelle nell’ordine inverso rispetto a quello in cui erano stati ingeriti. A questo punto Zeus liberò dalla loro prigione nel Tartaro anche i fratelli di Crono: gli Ecatonchiri e i Ciclopi. Insieme, Zeus e i suoi fratelli e sorelle, gli Ecatonchiri e i Ciclopi rovesciarono dal trono Crono e gli altri Titani grazie alla terribile battaglia chiamata Titanomachia. I Titani sconfitti furono da allora confinati nell’oscuro regno sotterraneo del Tartaro. Dopo la battaglia contro i Titani Zeus si spartì il mondo con i suoi fratelli maggiori Poseidone e Ade sorteggiando i tre regni: Zeus ebbe in sorte i cieli e l’aria, Poseidone le acque e ad Ade toccò il mondo dei morti. Zeus era sia il fratello sia il marito di Era. Con lei generò Ares, Ebe ed Efesto. Questa ascesa al potere è narrata con grande dettaglio nella "Teogonia" di Esiodo, che costituisce un punto di riferimento essenziale per i Greci.

Rappresentazione della Titanomachia

La Progenie Innumerevole di Zeus e le Sue Conquiste Amorose

Le numerose conquiste che Zeus fece tra le Ninfe e le mortali, che diedero inizio alle più importanti dinastie greche, sono proverbiali. Il frutto dei suoi numerosi convegni amorosi furono i suoi molti celeberrimi figli, tra i quali Apollo e Artemide, Hermes, Persefone, Atena, Dioniso, Perseo, Eracle, Elena, Minosse e le Muse. Questi miti non solo delineano la complessa rete genealogica del pantheon, ma spesso servono a spiegare l'origine di città, dinastie e fenomeni naturali.

Secondo il mito Meti è stata anche la prima amante (e forse la prima moglie) di Zeus, ma la donna non si consegnò facilmente al dio, trasformandosi in mille modi cercando di sfuggirgli prima di arrendersi. La vicenda di Meti è cruciale per comprendere la nascita di Atena. Il Cupotonante aveva un altro problemino: il suo "vero" aspetto prevedeva un'abbondanza di fulmini che lo circondavano perennemente. Così il Cronide era uso a prendere un aspetto umano quando andava a fare le sue visite di piacere, e così fece anche per sedurre la più giovane delle figlie di Cadmo, la bella principessa di Tebe chiamata Semele.

Tra le altre sue unioni memorabili, Zeus si innamorò di Europa osservandola insieme ad altre coetanee raccogliere dei fiori nei pressi della spiaggia e per averla ordinò ad Ermes di guidare i buoi del padre di Europa verso quella spiaggia. Qui Zeus rivelò la sua vera identità e tentò di usarle violenza, ma lei resistette. Zeus fece a Europa i doni del Talo, di Laelaps e di un giavellotto che non sbagliava mai il bersaglio. Danae fu imprigionata in una torre dal padre, il re Acrisio, spaventato dalla predizione dell'oracolo di Delfi che sarebbe stato ucciso dal nipote. Zeus, trasformandosi in pioggia d'oro, riuscì a penetrare nella sua prigione. Alla nascita del bambino, Acrisio non volle ucciderli direttamente, ma li rinchiuse entrambi in una cassa inchiodata, che fece gettare in mare.

Zeus approfittò di un periodo di assenza del marito di Alcmena, Anfitrione, per presentarsi a lei sotto le spoglie di quest'ultimo ed insieme a lei trascorse una notte lunga tre giorni dando ad Alcmena i due gemelli Eracle ed Ificle. Saputo del tradimento di Alcmena ad Anfitrione, questi decise di uccidere la moglie dandole fuoco. Tuttavia l’intervento provvidenziale di Zeus provocò un acquazzone che spense il rogo, e convinse Anfitrione a perdonare Alcmena. La virtù di Callisto però venne presto insidiata da Zeus in persona il quale, venuto a conoscenza della decisione del voto della ninfa e della sua testardaggine nel non voler cedere alle lusinghe del genere maschile, non esitò ad ingannarla nel peggiore dei modi. A questo punto finalmente Zeus fu mosso a compassione e per rimediare parzialmente alle sue colpe e al danno arrecato a Callisto, la accolse in cielo in qualità della famosa costellazione dell’Orsa Maggiore.

L’altra figlia di Gea e Urano con la quale si congiunse Zeus, fu Mnemosine, la dea “Memoria”. Per nove giorni Zeus si unì a Mnemosine sul loro giaciglio sacro, lontano dagli altri dei. Dopo un anno Mnemosine partorì nove figlie di uguale carattere, che pensavano soltanto al canto e a null’altro. Essa le partorì appena un po’ lontano dalla cima nevosa dell’Olimpo, nel posto dove esse avrebbero avuto il luogo per le loro danze e il loro palazzo. Da quel luogo partivano, alla volta dell’Olimpo, con canti immortali. Alla festa nuziale Zeus chiese agli dei che cosa mancasse loro ancora ed essi risposero: “I celebranti!”. Allora egli creò le Muse.

Il Parto Cefalico: Atena, Dea Nata dalla Mente di Zeus

Il più singolare e celebre degli episodi legati alle nascite divine operate da Zeus è senza dubbio quello di Atena. Il mito narra che Zeus ingannò Meti, la dea dell'intelligenza, a trasformarsi in una goccia d’acqua - Meti, infatti, è in grado di assumere ogni forma desideri - e la inglobò bevendola. Questa azione non fu casuale, ma dettata da una profezia che gli era stata fatta da Gea e Urano: se Meti avesse avuto un figlio maschio, questi avrebbe spodestato Zeus dal trono degli dei. Meti, però, era già incinta della dea Atena.

Così Zeus, inconsapevolmente gravido, ebbe delle doglie che si manifestarono con un forte mal di testa. Questo è l’unico caso in cui il padre “partorisce” il proprio figlio. Il dolore divenne così insopportabile che Zeus chiese aiuto agli altri dei. La figura della levatrice qui assume un ruolo simbolico, in quanto il travaglio divino è diverso da quello umano. Durante il travaglio, ad esempio, si riteneva che dovessero essere sciolti tutti i nodi per evitare che la loro presenza influenzasse il feto, tenendolo “legato” all’interno dell’utero e impedendogli così di uscire dal ventre materno.

La leggenda più diffusa vuole che Efesto, il dio fabbro, abbia spaccato la testa di Zeus con un'ascia per alleviare il dolore, e da quella fenditura emerse Atena, adulta e già armata di elmo, lancia e scudo, lanciando un grido di guerra che riecheggiò per tutto l'Olimpo. Quando però lei stava la dea Atena occhio azzurro per partorire, allora ingannatone il cuore con un tranello, con parole insinuanti la pose giù nel suo ventre per le astuzie di Gea e di Urano stellato; così infatti gli indicarono entrambi, perché l’onore regale nessun altro avesse in luogo di Zeus, fra gli dèi sempre esistenti.

Questo evento è stato immortalato in numerose opere d'arte, che mostrano la nascita di Atena alla presenza di Efesto con ascia in mano. Ne sono esempi la Coppa dei Piccoli Maestri (575-525 a.C.) conservata al British Museum di Londra (inv. 1867.5-8.962). Altre raffigurazioni includono un'Anfora attica a figure nere (575-525 a.C.) a Basilea (Antikenmuseum und Sammlung Ludwig, inv. BS1921.328), una Lekythos attica a figure nere (525-475 a.C.) al Museo Nazionale di Copenhagen (inv. CHRVIII375), un'Anfora attica a figure nere (575-525 a.C.) sul mercato londinese (Sotheby’s), e un'Hydria attica a figure rosse del Pittore di Tarquinia 707 (475-425 a.C.) a Parigi (Cabinet des Medailles, inv. 444). Interessante è anche l’esemplare ARV² 286.11, in cui il parto è già avvenuto. Un'altra Pelike attica a figure rosse del Pittore di Geras (500-450 a.C.) si trova a Vienna (Kunsthistorisches Museum, inv. 728).

Nascita di Atena dalla testa di Zeus

La presenza di altri dèi nell'atto del parto di Atena varia: troviamo Hera, Poseidone, Efesto, come nell’esempio citato in precedenza, Ilizia, dea protettrice del parto, Ermes, Leto, Ares, Apollo, Demetra, Dioniso e addirittura Herakles, la cui presenza è anacronistica visto che l’eroe nacque molto dopo la dea Atena. Questo particolare episodio sottolinea la capacità di Zeus di trascendere le leggi naturali e di incarnare una forma di creazione divina unica, dove la mente e la forza prendono il posto dell'utero materno.

Dioniso: Un'Altra Nascita Fuori dall'Ordinario

Non fu solo Atena a emergere da Zeus in modo inconsueto. Anche la nascita di Dioniso, il dio del vino e dell'estasi, è avvolta in miti che riflettono la straordinaria capacità riproduttiva del sovrano olimpico. La storia più nota riguarda Semele, figlia di Cadmo. Era, la gelosa moglie di Zeus, lo venne a sapere, ovviamente. E decise di lavorare di fino. Non più persecuzioni brutali o bandi minacciosi come era successo con Letò. Così si travestì da ninfa, e precisamente da Beroe, la nutrice di Semele. Andò a chiacchierare con la ragazza, e tra una frase e l'altra, suscitò la curiosità (e la diffidenza) della principessa: come mai Zeus non le si mostrava? Quale era il suo vero aspetto?

Una variante del mito vuole che Era ispirò le sorelle di Semele. Possiamo immaginare che la conversazione partì da molto lontano, ma arrivò presto all’argomento cruciale: il misterioso compagno della ragazza. Sta di fatto che le sorelle soffiarono sul fuoco della curiosità di Semele, spingendola a chiedere allo sposo di mostrarsi. Questa versione della vicenda ci riporta immediatamente alla mente la più tarda storia di Eros e Psiche, così come viene raccontata da Apuleio nelle sue Metamorfosi: anche qui una fanciulla ha uno sposo misterioso di origine soprannaturale, che lei non ha mai visto nel vero volto. Anche qui le sorelle, ispirate da una dea vendicativa (Venere), sobillano la sposa a violare il divieto di vedere il vero aspetto del marito, finché quest’ultima, spinta dalla curiosità, cede… e mal gliene incoglie.

Quando lo sposo si fece vivo in una notte successiva per fare l'amore con lei, la principessa gli chiese prima un regalo. Zeus ci rimase male. Nessun mortale, come detto, poteva sopportare il fulgore del Padre degli Olimpi. Semele insistette, spinta anche dal giuramento di Zeus sullo Stige di esaudire ogni suo desiderio. Nel momento in cui Zeus si mostrò in tutta la sua gloria divina, tra fulmini e tuoni, Semele non poté sopportarne la vista e morì incenerita. Secondo un’ennesima versione, Semele non sapeva che il suo sposo fosse Zeus. E per alcuni, al rifiuto del dio di mostrarsi, la principessa fece lo sciopero del sesso. Alcuni altri dicono che Zeus sedusse Semele assumendo le forme di… Beroe, la ninfa sua nutrice.

Persa l’amante, Zeus non si perse d’animo. Il bambino che Semele aspettava (si dice che la ragazza fosse incinta di sei mesi) era per metà figlio suo, e quindi per il momento era sopravvissuto alle folgori paterne. Restava un piccolo problema: era pur sempre un feto di sei mesi, che doveva arrivare al suo sviluppo. Zeus non ebbe l'idea dell'utero in affitto o di un utero artificiale. Forse nella sua mentalità non esisteva. O, semplicemente, era un dio, e gli dei hanno un modo diverso di gestire le crisi. Per salvare il nascituro, Zeus lo cucì nella sua coscia, portandolo a termine e partorendolo dopo i restanti tre mesi di gestazione. Così Dioniso nacque per la seconda volta, da Zeus. La Grecia antica conosce altri modelli cosmo-teogonici, alcuni in versi, altri in prosa, in parte coincidenti, in parte divergenti rispetto alla tradizione più diffusa. Gli abitanti della Laconia spartana ricordavano una versione ben diversa del mito della nascita di Dioniso: il dio sarebbe nato in maniera "canonica" da Semele. Il tema dell'"Incauta promessa" si ritrova in molte fiabe e miti. Comunque, dopo varie vicende, Dioniso fu assunto in cielo e andò agli Inferi a recuperare Semele.

Dioniso e le Baccanti - Una Tragedia Greca di Euripide (Le Baccanti)

Se vogliamo essere pignoli, non tutti dicono che Dioniso fosse figlio di Semele o fosse nato in questa maniera così insolita. Il piccolo dio sarebbe stato fatto a pezzi dai Titani, ma il suo cuore palpitante fu raccolto da Atena che lo consegnò al padre. Zeus, che aveva già la tresca con Semele, inghiottì il cuore e poi ebbe il rapporto con Semele. Secondo un'altra versione, il cuore di Zagreo fu mangiato da Semele (cotto in brodo! Sic!). In questa variante Zeus fulminò i Titani per lo scempio di Zagreo: dalle loro ceneri nacquero gli uomini. Questo mito del "doppio parto" o della "nascita dalla coscia" è un'ulteriore prova della peculiarità delle nascite divine, che riflettono la potenza e la sovranità di Zeus su ogni aspetto della creazione e della vita.

La Teogonia di Esiodo e l'Ordine Cosmico di Zeus

L’origine dell’universo e la teogonia, la "nascita degli dèi", costituiscono l’argomento del celebre poema di Esiodo. Questo testo racconta il lento e conflittuale processo attraverso cui il mondo trova infine un suo equilibrio, garantito dalla suprema autorità di Zeus, re degli dèi e degli uomini. Pur non essendo un testo "canonico", in quanto più tradizioni teogoniche circolavano nel mondo antico, il poema esiodeo costituisce, come i poemi omerici, un punto di riferimento essenziale per i Greci.

Nel raccontare le origini dell’universo e la storia degli dèi immortali, Esiodo non si limita a raccogliere e sistemare un insieme di tradizioni, ma, attraverso la diacronia del racconto, descrive il presente e celebra l’ordine di Zeus. Discendente dalla stirpe di Urano ("Cielo") e Gaia ("Terra"), ultimo figlio di Crono e Rea, Zeus è la sola potenza divina in grado di assicurare, contro ogni minaccia, l’equilibrio dell’universo. Dopo una lunga fase di gestazione, conflitti e guerre intestine, il mondo degli dèi, e con esso quello degli uomini, trova infine una sua stabilità, garantita da una divinità di stirpe regale, che accede al trono dopo aver dato prova della sua forza e autorità, e diventa re su richiesta degli altri dèi: quella di Zeus è presentata quindi come una monarchia in un certo senso elettiva e meritocratica.

Esiodo, nella sua "Teogonia", inizia dalla descrizione del Chaos primordiale, un'entità vasta e indeterminata. Da Chaos nascono Notte ed Erebo (la "tenebra" al maschile, in quanto spazio), che si uniscono tra di loro per generare Giorno (Hemere, al femminile in greco) e Etere, introducendo così nell’universo in formazione fondamentali coordinate spazio-temporali. Gaia, dal canto suo, produce per partenogenesi Urano, il "Cielo" che la sovrasta, poi i Monti, che articolano la sua superficie, e infine Ponto, il "Mare" che si agita nelle sue profondità. I contorni dell’universo si precisano. Timoroso di questa progenitura e geloso della loro forza, Urano li respinge nelle profondità di Gaia e la madre escogita allora contro Urano un piano che solo il più giovane dei figli, Crono (da non confondere con Chronos, il "Tempo"), ha l’audacia di realizzare.

Questo è il primo movimento del cosiddetto "mito di successione": armato da Gaia di un falcetto ricurvo, Crono, il dio "dall’intelligenza ritorta" (ankylometes), castra Urano e diventa re degli dèi immortali con l’inganno e la violenza; il padre contro cui ha levato la mano lo maledice, profetizzando ai suoi figli una sorte funesta, in punizione del sangue versato. Unitosi a sua sorella Rea, Crono genera tre dee, Estia, Demetra ed Era, e tre dèi, Ade, Poseidone e Zeus. Timoroso di essere spodestato a sua volta, Crono ingoia i figli non appena nascono, per non lasciarli liberi di agire e di sollevarsi contro la sua autorità. Ma al momento della nascita di Zeus, Rea ottiene l’aiuto di Urano e Gaia contro il suo sposo, facendo leva sul crimine commesso da Crono contro il padre. Alla nascita di Zeus, Crono non si accorge di ingoiare una pietra al posto dell’ultimo nato e Zeus è dunque libero di crescere e di sviluppare la sua potenza, fino al momento in cui si scaglia contro Crono e lo obbliga a vomitare le divinità che questi tratteneva dentro di sé. Una lunga guerra comincia allora tra Titani e Cronidi. Ottenute dai Ciclopi le armi della sovranità e grazie alla forza fisica degli Ecatonchiri suoi alleati, Zeus riesce a sconfiggere Crono e gli antichi dèi, rinchiudendoli nella prigione del Tartaro.

La complessa struttura genealogica del mondo divino non è fine a se stessa, né va ritenuta espressione di un pensiero primitivo rivolto a mettere un qualche ordine nel caos del politeismo. Si tratta invece di un sofisticato strumento conoscitivo che, nel tracciare l’albero genealogico delle divinità, disegna una mappa delle potenze che operano nel mondo e le rappresenta attraverso i vincoli della parentela e le modalità della nascita. Due noti antichisti come Jean Rudhardt e Jean-Pierre Vernant hanno sottolineato come i caratteri e le prerogative implicite nelle potenze più antiche si esplicitino, precisandosi, nella loro discendenza. Ad esempio, dalla coppia di Titani, e dunque di Uranidi, costituita da Iperione, "che avanza in alto", e Theia, la "divina", nascono Helios, "Sole", Selene, "Luna", e Eos, "Aurora", divinità cosmiche che, pur raccogliendo l’eredità astrale dei propri genitori, la manifestano assumendo contorni al tempo stesso più delimitati e più precisi.

Oceano, il fiume divino che circonda la terra, e Tethys (da non confondere con Thetis, figlia della divinità marina Nereo e madre di Achille), entrambi figli di Urano e Gaia, costituiscono una coppia di antiche divinità acquatiche e sono all’origine di tutti i Fiumi (Potamoi) e di una stirpe di divine fanciulle, le Oceanine, i cui nomi parlanti evocano qualità specifiche inerenti i corsi d’acqua (ad esempio, Kallirhoe, "bella corrente", Okyrhoe, "rapida corrente"). La nascita di una potenza divina trova la sua ragion d’essere anche negli eventi che ne accompagnano l’emergenza al mondo: dai genitali di Urano caduti nel mare, e più precisamente nella spuma seminale (aphros) che fuoriesce dal membro divino, si forma Afrodite, divinità che presiede all’unione sessuale e ai pericoli che l’accompagnano; dal sangue di Urano caduto sulla terra nascono invece i Giganti, guerrieri divini tutti armati, e le Erinni, terribili dee vendicatrici del sangue versato. La Notte, a sua volta, partorì l’odioso Fato e la nera Kere e Morte, dette alla luce Sonno e generò la stirpe dei Sogni. Per secondo poi Biasimo e Sventura dolorosa, senza giacersi con nessuno li partorì la dea Notte oscura, quindi le Esperidi, che di pomi al di là dell’inclito Oceano si prendono cura, d’oro e belli, e di alberi che producono frutto; generò le Moire e le Kere impietose nel punire, che degli uomini e degli dèi i falli perseguono, né mai depongono le dèe la terribile collera, non prima, almeno, di aver assegnato un tremendo castigo a chiunque peccò.

L’altro asse portante del canto teogonico, insieme alla struttura genealogica, è la ripartizione degli onori, concetto chiave del politeismo ellenico in base al quale a ogni dio sono riconosciute le timai, gli "onori", corrispondenti alla "parte" (moira) assegnatagli nella società divina. Incastonato nel "mito di successione", l’episodio di Prometeo (il dio che, nel ripartire iniquamente le carni di un bue, suscita l’ira di Zeus, mettendo fine alla commensalità tra dèi e uomini) svolge anch’esso il tema della ripartizione, raccontando la distanza incolmabile tra dèi e uomini, tra gli immortali destinatari di onori sacrificali e i mortali destinati ad onorarli. L’ordine di Zeus è iscritto nella capacità del figlio di Crono di riconoscere a ognuno la sua parte e di garantire l’equilibrio tra le potenze molteplici che agiscono nell’universo. Infatti, la vittoria sui Titani e il conseguimento dell’onore regale da parte di Zeus sono anche il frutto di una saggia politica perseguita dal dio sovrano: prima dello scontro, questi non solo promette di distribuire a ogni divinità la sua parte, ma si impegna anche a ricompensare quanti tra gli antichi dèi si fossero schierati con lui nonché a correggere una precedente iniqua ripartizione che aveva visto alcuni dèi privati d’onore da Crono. Beninteso, il dio sovrano onora questa promessa, e la giusta ripartizione delle timai è infatti il primo atto del suo regno (Teogonia, 881-885). Inoltre, l’ordine di Zeus è tanto più stabile in quanto non è statico: nuovi dèi possono venire al mondo, conflitti e disordini insorgere in seno agli Olimpi, i rapporti con i mortali necessitare di ulteriori aggiustamenti.

L'albero genealogico degli dei greci secondo Esiodo

Varianti Mitologiche e Influenze Culturali sulle Origini Divine

La ricchezza della mitologia greca non si limita alla "Teogonia" di Esiodo. La Grecia antica conosce altri modelli cosmo-teogonici, alcuni in versi, altri in prosa, in parte coincidenti, in parte divergenti rispetto alla tradizione più diffusa, rappresentata dal poema di Esiodo: la natura frammentaria dei testi che li documentano ne rende tuttavia difficile l’esatta ricostruzione. Figure mitiche di poeti come Orfeo e Museo avrebbero composto teogonie, come anche il sapiente cretese Epimenide; una Titanomachia è attribuita a Eumelo di Corinto, il poeta Alcmane compone una cosmogonia lirica, Ferecide di Siro e Acusilao di Argo una versione in prosa delle origini dell’universo.

Da quanto conosciamo delle teogonie "orfiche", sembra che un ruolo importante, tra le potenze primordiali, fosse riservato a Notte e che, a conclusione di un mito di successione solo in parte analogo a quello esiodeo, Zeus avrebbe assorbito il mondo al suo interno per poi ricrearlo. Delle varie cosmogonie circolanti nella Grecia classica offre la parodia un brano degli "Uccelli", in cui il commediografo Aristofane mescola abilmente elementi tradizionali: vi si ritrovano Chaos, Notte, Erebo, Tartaro ed Eros. Aristofane, negli "Uccelli", descrive: "In principio era il Caos, la Notte e l’Erebo nero, e il vasto Tartaro: non c’era terra, né aria, né cielo. Nel seno infinito dell’Erebo la Notte dalle nere ali generò dapprima un uovo infecondo. Da quello col volgere delle stagioni germogliò l’amabile Eros: sul suo dorso fulgevano ali dorate, era simile a un turbine ventoso. Eros unendosi al Caos alato nel Tartaro, diede vita alla nostra stirpe e la portò alla luce. Ma prima che Eros mescolasse gli elementi non c’erano dèi; dopo che l’ebbe fatto, nacquero il cielo, l’oceano, la terra e la stirpe immortale dei beati."

Ma cosmogonie e teogonie non sono certo esclusive della cultura greca. Fin dal II millenio a.C., in Mesopotamia e in Vicino Oriente, vennero elaborate varie teogonie e cosmogonie. Alcuni di questi presentano innegabili analogie con le tradizioni greche, analogie che sono state spesso utilizzate per sostenere l’origine orientale delle teogonie elleniche e in generale della mitologia greca. Per esempio, il tema del bambino nascosto per evitare un destino nefasto del genitore è un tema mitico costante, riscontrabile sia nella storia di Ciro il Grande, il cui nonno Astyágēs cercò di ucciderlo per una profezia, sia nella mitologia indiana con la nascita di Krishna, l'ottavo avatāra di Viṣṇu, che fu salvato dalla prigione per sfuggire al tiranno Kamsa. Questi parallelismi suggeriscono un'interconnessione profonda tra le narrazioni umane sulla creazione e la sovranità, mostrando come il mito sia un linguaggio universale per comprendere l'ordine del mondo e la posizione dell'uomo al suo interno.

Tavola di argilla con il mito mesopotamico della creazione

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