L'Impatto dei Cambiamenti Climatici e dell'Inquinamento sulla Fertilità Umana e sullo Sviluppo Embrionale: Una Sfida Globale

La salute riproduttiva umana è un pilastro fondamentale del benessere individuale e sociale, ma negli ultimi anni è emersa una crescente preoccupazione per il suo declino. La Società Europea di Riproduzione Umana ed Embriologia (ESHRE) condivide le inquietudini sull’impatto dei fattori ambientali sulla salute riproduttiva e sul calo del tasso di fertilità. Questo fenomeno, ormai riconosciuto a livello globale, impone una riflessione profonda sulle cause sottostanti, che sempre più spesso risultano legate ai cambiamenti climatici e all'inquinamento. L'interazione tra l'ambiente in evoluzione e la delicata fisiologia della riproduzione umana sta diventando un campo di studio cruciale, rivelando come la nostra impronta ecologica si manifesti direttamente sulla capacità di concepire e di portare a termine una gravidanza sana.

Interferenti Endocrini: La Minaccia Chimica alla Riproduzione Umana

Tra i fattori ambientali sul ‘banco degli imputati’, ci sono in prima linea gli interferenti endocrini. Si tratta di un gruppo di sostanze chimiche che possono alterare il funzionamento degli ormoni con effetti negativi per la salute dell’adulto e del feto. L'elenco di queste sostanze è vasto e comprende elementi comuni nel nostro ambiente quotidiano e industriale. Tra di essi si annoverano pesticidi, antiparassitari, diossine, e una varietà di additivi e preservanti utilizzati nei prodotti industriali e di consumo. Anche alcuni metalli pesanti e polifenoli, alcuni dei quali noti come fitoestrogeni, rientrano in questa categoria, così come alcuni farmaci. L'esposizione prolungata a queste sostanze tossiche e alle radiazioni può influire negativamente sulla fertilità, interferendo con i processi biologici che regolano la riproduzione.

La ricerca è stata focalizzata sull’individuazione in pazienti in procinto di effettuare un trattamento di PMA (Procreazione Medicalmente Assistita) di due sostanze nocive per l’organismo: il BISFENOLO (un idrocarburo policiclico) e i FTALATI. Uno studio specifico ha preso in esame i livelli di questi elementi nel sangue e nel fluido follicolare di donne che stavano per eseguire un prelievo ovocitario per realizzare la tecnica di fecondazione in vitro. Lo studio ha dimostrato la presenza di entrambe queste sostanze sia nel sangue che nel fluido follicolare delle pazienti coinvolte. Dunque, è probabile che la presenza nell’organismo di questi elementi abbia reso per loro impossibile portare avanti la gravidanza naturalmente ed anche ridotto le possibilità di successo della fecondazione in vitro. Sicuramente è necessario portare avanti l’indagine attraverso ulteriori studi, per valutare l’effettivo impatto di BISFENOLO e FTALATI sulla fertilità femminile.

L'Inquinamento Atmosferico: Un Nemico Silenzioso della Fertilità Maschile e Femminile

L'inquinamento atmosferico è universalmente riconosciuto come dannoso per la salute umana, ma le sue implicazioni sulla fertilità sono state a lungo sottovalutate. Vivere in zone inquinate, come ormai moltissimi studi dimostrano, aumenta significativamente il rischio di eventi cardiovascolari come infarti ed ictus. Tuttavia, l'apparato cardiovascolare non è il solo a risentire fortemente dei danni dell'inquinamento. L'esposizione al particolato fine come PM2.5 e PM10, ad esempio, è stata associata a disfunzioni del sistema endocrino che possono influenzare la regolazione degli ormoni riproduttivi. Questo può portare a cicli mestruali irregolari e problemi di ovulazione nelle donne. Non solo, che l'inquinamento atmosferico può ridurre la riserva ovarica, diminuendo il numero e la qualità degli ovociti, compromettendo così il potenziale riproduttivo femminile.

Effetti dell'inquinamento atmosferico sulla fertilità

Anche la qualità del seme maschile è gravemente compromessa. L’innalzamento delle temperature e l’aumento dell’inquinamento atmosferico sono associati a un peggioramento della qualità del seme maschile, con alterazioni nei parametri spermatici, riduzione del numero di spermatozoi e danni al DNA. Questi sono solo alcuni degli effetti diretti che rendono l'inquinamento atmosferico un fattore di rischio concreto per la fertilità maschile.

L'analisi presentata in occasione del recente congresso ESHRE aggiunge un tassello ulteriore di conoscenza, evidenziando che gli effetti deleteri dell'inquinamento sono tangibili anche in quelle persone che si sottopongono a procreazione medicalmente assistita. L'esposizione all'inquinamento atmosferico diminuisce le probabilità di successo delle tecniche di procreazione medicalmente assistita. Lo studio, condotto da ricercatori australiani, rappresenta un’analisi dettagliata del legame tra inquinamento atmosferico e fertilità umana, focalizzandosi sull’effetto del particolato fine durante i cicli di fecondazione in vitro. Eseguito nell’arco di otto anni a Perth, ha coinvolto un campione significativo di 1.836 pazienti, con un totale di 3.659 trasferimenti di embrioni congelati. Le partecipanti allo studio avevano un’età media di 34,5 anni al momento del prelievo degli ovociti e di 36,1 anni al momento dell’impianto degli embrioni. L’analisi ha rivelato un chiaro trend negativo: maggiore è l’esposizione al particolato fine nelle due settimane precedenti all'impianto, minore è la probabilità di successo della gravidanza. Questa evidenza suggerisce che la qualità dell'aria non influisce solo sulla fertilità naturale, ma anche sull'efficacia delle procedure di assistenza riproduttiva.

Ondate di Calore e il Loro Impatto sulla Nascita e la Fertilità

I cambiamenti climatici si manifestano con ondate di calore più frequenti e intense, le quali non sono solo un disagio ma un fattore di rischio concreto per la salute riproduttiva. Uno studio pubblicato sul Journal of American Medical Association mette in luce gli effetti di onde di calore e inquinamento atmosferico sulle nascite. La ricerca, condotta dall’Office of Environmental Health Hazard Assessment in California, mostra chiaramente quali siano gli effetti dei cambiamenti climatici sulla gravidanza. Le donne incinte esposte a onde di calore o all’inquinamento atmosferico hanno maggiori probabilità di avere bambini prematuri, sottopeso o nati morti. Esaminando più di 32 milioni di nascite negli USA, lo studio presenta alcune delle prove più schiaccianti che collegano il cambiamento climatico a danni sui bambini appena nati.

Grafico sulla correlazione tra ondate di calore e nascite premature

Secondo la ricerca, le onde di calore tendono a causare nascite premature aumentandone l’incidenza tra l’8,6 e il 21%. Anche un basso peso del bambino alla nascita sembra essere più comune con l’aumentare delle temperature. Ma non solo, perché ad ogni aumento di temperatura di 1° C durante la settimana prima del parto corrisponde una probabilità del 6% di bambini nati morti nei mesi da maggio a settembre. Lo studio ha inoltre messo in luce gli effetti sulla gravidanza dovuti a una maggiore esposizione a due tipi di inquinanti atmosferici: l’ozono e il PM 2.5, le cui concentrazioni nell’atmosfera crescono con l’aumentare del riscaldamento globale. Secondo la ricerca, l’elevata esposizione a tali inquinanti durante l’ultimo trimestre di gravidanza è legata a un aumento del 42% del rischio di mortalità del bambino.

Il Calore e la Fertilità Maschile: Una Vulnerabilità Specifica

Il cambiamento climatico potrebbe rappresentare una minaccia significativa per la fertilità maschile. Il ruolo chiave della temperatura testicolare nei soggetti maschi è ben noto: i testicoli di un uomo devono mantenersi leggermente più freddi rispetto al resto del corpo per produrre spermatozoi di buona qualità, specificamente quattro gradi più freddi della temperatura corporea. È per questo motivo che i testicoli si trovano nello scroto, che pende all'esterno del corpo di un uomo, permettendo una regolazione termica efficiente. Il muscolo cremastere, il muscolo del cordone spermatico, si contrae per avvicinare i testicoli al corpo se inizia a fare troppo freddo e poi si rilassa per allontanarli dal corpo per raffreddarli se iniziano a diventare troppo caldi. Sebbene il corpo disponga di molti meccanismi efficienti per mantenere la temperatura scrotale a livelli perfetti, e di solito sia in grado di gestire la maggior parte dei cambiamenti meteorologici e degli sbalzi di calore legati all’esercizio fisico, l'esposizione prolungata a temperature elevate può superare questa capacità di autoregolazione.

Anche un aumento di soli 1-2 gradi può compromettere la spermatogenesi, ovvero il processo di produzione degli spermatozoi. Studi clinici e di laboratorio dimostrano un calo significativo del numero e della motilità degli spermatozoi in presenza di esposizioni croniche a temperature elevate. Se l’esposizione al calore è prolungata, può influenzare i processi di produzione dello sperma, facendo sì che il corpo produca meno spermatozoi, molti dei quali possono avere una forma anomala. I ricercatori affermano che l’infertilità maschile dovuta alle ondate di caldo potrebbe aiutare a spiegare perché il cambiamento climatico sta avendo un impatto sulle popolazioni delle specie, che include anche le estinzioni legate al clima negli ultimi anni, come osservato negli insetti, dove le ondate di caldo possono danneggiare lo sperma, con un impatto negativo sulla fecondità attraverso le generazioni.

I ricercatori ritengono che l’ultimo problema da collegare al riscaldamento globale sia il calo del numero di spermatozoi nei maschi. Si prevede che le ondate di caldo saranno più frequenti e più severe in questo secolo, poiché continuano i cambiamenti climatici forzati causati dall’uomo. La deforestazione per creare più spazio per la popolazione umana e l'aumento quotidiano dell'inquinamento sono fattori aggiuntivi responsabili del riscaldamento globale. Le ondate di caldo stanno danneggiando gli eventi meteorologici estremi e hanno dimezzato la capacità riproduttiva. Di conseguenza, quando si indaga per l'infertilità maschile, si riscontra un basso numero di spermatozoi con motilità ridotta e forma anormale. Le estinzioni locali possono verificarsi quando i cambiamenti di temperatura diventano troppo intensi.

Infertilità Maschile: alcune soluzioni

Consigli per la Protezione della Fertilità Maschile dal Calore

I medici raccomandano alcune pratiche per ridurre al minimo il calore attorno ai testicoli, che possono fare la differenza nella produzione di sperma. Si potrebbe suggerire agli uomini di ridurre l’esposizione al calore, poiché il cambiamento climatico non può essere controllato. Gli studi hanno dimostrato che sedersi in una vasca idromassaggio o in una sauna può ridurre la produzione di sperma, quindi dovresti evitarlo se tu e tua moglie state cercando di concepire. È importante stare al fresco d'estate: la ricerca ha dimostrato che esiste un calo naturale del numero di spermatozoi durante la stagione estiva a causa dell'aumento delle temperature. Se la tua occupazione richiede l'esposizione al calore sul posto di lavoro o durante il tempo di riposo, fai sicuramente delle pause per rinfrescarti. Il famoso chef Gordon Ramsay è stato abbastanza esplicito e ha parlato della sua battaglia contro l'infertilità a causa delle lunghe ore trascorse nelle cucine calde. Inoltre, se si è obesi, perdere almeno il 5-10% del grasso corporeo può essere utile, poiché l'obesità è correlata all'aumento della temperatura scrotale. Il ciclismo rigoroso è stato correlato con una ridotta produzione di sperma; se si è un ciclista entusiasta, cercare un seggiolino da bicicletta adeguato che non eserciti pressione e quindi non riscaldi lo scroto può aiutare. Gli spermatozoi sono le cellule più sensibili del corpo, non solo hanno bisogno di un ambiente privo di tossine ma necessitano anche di un particolare insieme di vitamine, e sono anche sensibili alle alte temperature. Adottare pratiche di stile di vita salutari può migliorare la produzione di sperma e persino la fertilità, aumentando le possibilità di concepimento.

Le Temperature Estreme e la Fertilità Femminile: Una Relazione a U

Anche la fertilità femminile è influenzata dalle variazioni di temperatura, sebbene con meccanismi diversi rispetto a quelli maschili. Un team di ricerca cinese ha pubblicato uno studio su Reproductive Biology and Endocrinology per valutare l'impatto del cambiamento della temperatura ambientale sulla fertilità femminile. La ricerca, utilizzando i dati provenienti da 174 Paesi nell'arco di due decenni (2000-2019), ha evidenziato una relazione a forma di U tra le variazioni di temperatura e la prevalenza dell'infertilità.

I risultati indicano che sia il caldo estremo sia il freddo possono aumentare i tassi di infertilità, con la prevalenza più bassa osservata a una temperatura ottimale di 15°C. In altre parole, i tassi di infertilità sono più bassi a 15°C mentre quando le temperature si discostano da questo valore ideale, sia verso il caldo che verso il freddo, i tassi di infertilità aumentano. L'infertilità è definita come la mancata instaurazione di una gravidanza dopo 12 mesi di regolari rapporti sessuali non protetti. A livello globale, si stima che il 17,5% della popolazione adulta - circa una persona su sei - sia affetta da infertilità, con l'infertilità femminile che rappresenta circa il 30-50% di tutti i casi, scrivono gli autori della pubblicazione. L'attenzione dello studio ai fattori ambientali, come le variazioni di temperatura, aggiunge una nuova prospettiva alla comprensione dell'infertilità e, con l'aumento delle temperature globali, le implicazioni per la salute riproduttiva potrebbero diventare significative sia a livello umano che non.

I risultati sono infatti in linea con ricerche precedenti sui mammiferi, nei quali lo stress termico ha dimostrato di interrompere lo sviluppo degli ovociti e l'equilibrio ormonale. Studi condotti sui mammiferi come i bovini da latte hanno mostrato che le temperature estreme possono ridurre significativamente i tassi di fertilità attraverso meccanismi legati alla qualità degli ovociti, determinandone un invecchiamento prematuro, oppure attraverso squilibri ormonali o infine influenzando i comportamenti sessuali. Studi sui topi hanno fatto emergere anche che l'esposizione cronica al calore può portare a un aumento dell'atresia follicolare e dell'apoptosi delle cellule della granulosa, mentre l'esposizione al freddo può causare disturbi del ciclo estrale.

Nelle donne, il freddo non ha un impatto diretto sulla fertilità, poiché non impedisce l'ovulazione né l'impianto. Tuttavia, può influire sul nostro stato d'animo. Durante l'inverno è normale sentirsi più stanchi, con livelli di stress più elevati e una riduzione dell'attività fisica, il che può portare a abitudini meno salutari. Quando fa freddo, i vasi sanguigni si restringono per conservare il calore corporeo. Questo riduce l'irrorazione sanguigna in alcune zone del corpo, compreso il bacino. Se questo stato si protrae a lungo, può alterare l'equilibrio ormonale e, a lungo termine, influire sulla funzione riproduttiva. Per mitigare questi effetti, è consigliabile coprirsi bene, soprattutto nella zona pelvica e lombare, evitare gli sbalzi di temperatura e l'esposizione prolungata al freddo intenso, e muoversi ogni giorno, anche con brevi passeggiate. Il freddo non è un nemico diretto della fertilità, ma può influire sul suo equilibrio, specialmente se combinato con fattori quali stress, stanchezza o abitudini poco salutari.

Disuguaglianze Ambientali e Riproduttive: Il Caso delle Comunità Vulnerabili

Gli effetti dei cambiamenti climatici sulla gravidanza colpiscono soprattutto le madri e i bambini afroamericani, molto più in pericolo rispetto alla popolazione nella sua totalità. Infatti, non solo i quartieri delle comunità afroamericane hanno molte più probabilità di essere più caldi delle aree circostanti, ma hanno anche maggiori probabilità di trovarsi vicino ad industrie inquinanti. Catherine Garcia Flowers, dell’associazione Moms Clean Air Force, ha sottolineato al New York Times che la ricerca sugli effetti dei cambiamenti climatici sulla gravidanza è la prova che il governo e l’EPA avrebbero dovuto rendere più stringenti le normative contro l’inquinamento atmosferico. Non fare nulla sull’inquinamento atmosferico, che così chiaramente ha un impatto maggiore sui neri americani, è un esempio di razzismo strutturale.

Mappa delle disuguaglianze ambientali negli USA

Inoltre, le condizioni di vita degli afroamericani hanno effetti sulle spese sanitarie che le famiglie devono affrontare quando si tratta di portare avanti una gravidanza. Le madri afroamericane hanno una probabilità 2,4 volte maggiore di avere figli sottopeso rispetto alle donne bianche, con un rischio di morte alla nascita 2 volte più grande. Questo mette in evidenza come le disuguaglianze socioeconomiche e razziali si intreccino con la vulnerabilità ambientale, creando un ciclo di svantaggio che si riflette sulla salute riproduttiva.

Lo studio cinese sulle temperature e l’infertilità femminile, utilizzando i dati del rapporto Global Burden of Disease, ha analizzato i tassi di prevalenza standardizzati per età (age-standardized prevalence rate, ASPR) dell'infertilità femminile insieme ai dati sulle temperature dal 2000 al 2019. Ne è emersa una relazione a forma di U fra ASPR dell’infertilità femminile e la temperatura. Lo studio ha anche fatto alcune proiezioni sulle tendenze future, nelle quali l’infertilità femminile ha mostrato un trend in crescita sia in Paesi ad alto che a basso indice di sviluppo economico. Nel dettaglio, spiegano gli autori, “l'associazione tra variazione della temperatura e ASPR dell'infertilità femminile è stata più pronunciata nelle regioni con indice di sviluppo economico medio-basso, tra cui l'America Latina, il nord Africa e il Medio Oriente”.

Una relazione che potrebbe essere determinata dal fatto che queste regioni sono localizzate in aree dove l’impatto del cambiamento climatico è più acuto, dove la proporzione di lavoratrici che lavorano all'aperto è maggiore e dove fattori ambientali come inquinamento e malnutrizione sono più severi. Questa associazione suggerisce quindi che il cambiamento climatico possa aggravare le disuguaglianze in salute esistenti, in particolare nelle regioni con accesso limitato a sistemi di mitigazione climatici e risorse sanitarie. Il dr Gregory Casey, del Williams College, autore principale di uno studio che ha esaminato due economie, la Colombia e la Svizzera, ha detto che gli aumenti della temperatura globale influenzano in modo diverso i settori agricolo e non agricolo: vicino all’equatore, dove si trovano molti paesi più poveri, i cambiamenti climatici hanno un maggiore effetto negativo sull’agricoltura. Questo porta alla scarsità di beni agricoli, a prezzi e salari agricoli più alti e, infine, a una ridistribuzione del lavoro. Il co-autore dr Soheil Shayegh, dell’Università Bocconi di Milano, ha dichiarato che il modello suggerisce che il cambiamento climatico potrebbe peggiorare le disuguaglianze riducendo la fertilità. Questo è particolarmente toccante, perché i paesi più ricchi hanno beneficiato in modo sproporzionato dell’uso delle risorse naturali, proprio quelle che hanno guidato il cambiamento climatico.

Tuttavia, proiezioni future altrettanto negative sono state osservate anche in Paesi ad alto indice di sviluppo economico, come il Nord America. Il meccanismo sottostante rimane poco chiaro, spiegano gli autori. È possibile che questi Paesi dispongano di un sistema di sorveglianza della salute pubblica ben sviluppato e di capacità di raccolta dati di alta qualità, che rendono i dati accurati, rendendo l'associazione tra variazione della temperatura e problemi di salute facile da individuare. Nessuno, tuttavia, è immune al cambiamento climatico, e le sue ripercussioni sulla fertilità rappresentano una minaccia universale che richiede un approccio globale e coordinato.

Il Ruolo della Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) in un Contesto che Cambia

In un mondo in cui la fertilità è sempre più sotto pressione, le tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) assumono un ruolo di crescente importanza per molte coppie. In Italia, secondo un’indagine della Società Italiana di Riproduzione Umana (SIRU), le coppie infertili impiegano in media quattro o cinque anni prima di intraprendere un percorso terapeutico adeguato. Secondo gli ultimi dati del Registro PMA dell'Istituto superiore di sanità, sono quasi 88mila le coppie italiane ricorse alla procreazione medicalmente assistita nel 2022, in aumento del 2,3% rispetto alle circa 86mila del 2021. Sempre nel 2022, i bimbi nati grazie a queste tecniche sono 16.718: il 4,3% del totale nati vivi (393.333, fonte Istat), in crescita dello 0,5% circa rispetto ai 16.625 del 2021. Questi numeri evidenziano l'importanza crescente della PMA come soluzione per molte coppie che desiderano un figlio.

Un recente studio presentato al 41esimo Congresso dell'ESHRE a Parigi dal gruppo Genera, condotto su oltre 1.200 coppie di aspiranti genitori, ha voluto rispondere a una domanda cruciale per molte coppie che intraprendono un percorso di fecondazione assistita: il fallimento di un primo ciclo di trattamento condiziona negativamente le possibilità di successo di un secondo tentativo? I risultati dello studio dicono di no, indicano che l'esito del secondo ciclo di PMA non c'entra con come è andato il primo. Spesso sono le pazienti stesse a tirare le somme sulla base della loro esperienza, pensando che se nel primo tentativo sono stati ottenuti, ad esempio, solo embrioni cromosomicamente anomali, allora anche i prossimi lo saranno, spiega il ginecologo Alberto Vaiarelli, responsabile medico-scientifico del centro Genera di Roma, uno dei 7 del gruppo presenti in Italia. Abbiamo voluto dimostrare con evidenze scientifiche che gli esiti clinici del primo ciclo non predicono quello che succederà dopo.

Lo studio Genera ha incluso 1.286 secondi cicli di PMA eseguiti tra il 2015 e il 2021, con un'età media delle pazienti di 39 anni e un valore mediano dell'ormone anti-Mülleriano (Amh) pari a 1,2 ng/ml. I ricercatori hanno analizzato numerosi parametri del primo ciclo - dall'età materna alla causa d'infertilità, fino agli esiti embriologici - per capire se influenzassero il secondo tentativo. Le pazienti hanno intrapreso un secondo ciclo per diversi motivi: mancata formazione di blastocisti (41%), fallimento dell'impianto (20%), aborto (5%), o per il protocollo DuoStim (26%) che prevede 2 stimolazioni in un unico ciclo mestruale. Tutti i cicli includevano stimolazione ovarica e fecondazione ICSI con coltura a blastocisti.

Dall'analisi è emerso che il 48% delle pazienti ha prodotto un maggior numero di ovociti al secondo tentativo; la competenza ovocitaria è migliorata nel 40% dei casi, con un aumento medio del 3% nel tasso di blastocisti per ovocita. Anche il numero di blastocisti è cresciuto nel 43% dei cicli successivi. E il tasso cumulativo di nati vivi dopo il secondo ciclo, indipendentemente dall'esito del primo, è stato del 24%. Il tempo tra il primo e il secondo tentativo è apparso un fattore chiave: ogni mese di ritardo è associato a una leggera diminuzione delle probabilità di successo, avvertono gli autori. Anche 6 mesi fra una stimolazione e l'altra fanno la differenza per le nostre pazienti, precisa Vaiarelli. I dati confermano che le coorti follicolari sono indipendenti fra di loro, anche se i parametri clinici come età e riserva ovarica restano invariati, commenta Danilo Cimadomo, Research Manager di Genera. Una paziente che ha avuto pochi ovociti o embrioni nel primo ciclo non è destinata a ottenere lo stesso risultato. Il 90% di chi non ottiene ovociti al primo ciclo li ottiene nel secondo, e il 60% riesce ad avere embrioni vitali. La variabile decisiva è il tempo: prima si effettua il secondo pick-up, migliori sono le probabilità.

Alla luce dei risultati, per gli esperti serve un cambio di prospettiva: non bisogna considerare la PMA come un singolo trattamento, ma come un progetto di genitorialità personalizzato, con obiettivi di medio-lungo periodo. Conclude Vaiarelli: è necessario considerare la PMA come una strategia multiciclo, utile non solo per ottenere una gravidanza, ma per realizzare un vero e proprio progetto familiare, che può prevedere uno o più figli. I centri specializzati e all'avanguardia basano il loro lavoro su un miglioramento continuo del trattamento e delle tecnologie a disposizione e su un counseling precoce e personalizzato, già dal primo colloquio.

Tassi di successo della PMA dopo cicli multipli

L'Appello all'Azione: Politiche e Ricerca per la Tutela della Salute Riproduttiva

L’inquinamento atmosferico e i cambiamenti climatici minacciano sempre più la capacità riproduttiva umana, incidendo negativamente sulla fertilità. A evidenziarlo è un recente documento pubblicato dall’ESHRE, che sintetizza le evidenze scientifiche più aggiornate sul tema. Il report evidenzia come circa 3 miliardi di persone nel mondo vivano in aree ad alta vulnerabilità climatica, con possibili ripercussioni sulla salute di donne in gravidanza, bambini, anziani e pazienti con malattie croniche.

Secondo il dott. Alberto Vaiarelli, ginecologo specialista in medicina della riproduzione e coordinatore scientifico del centro Genera di Roma, negli ultimi anni, nella nostra pratica clinica, abbiamo osservato un crescente numero di casi in cui le cause dell’infertilità appaiono sempre meno riconducibili a fattori individuali e sempre più legate a elementi ambientali. Tutto quello che noi facciamo, il modo in cui viviamo sicuramente ha un’influenza sulla fertilità. L’inquinamento atmosferico e l’ipertermia ambientale sono fra le variabili che progressivamente potrebbero stare minando la salute riproduttiva, sia maschile che femminile. L'esperto ricorda il ruolo chiave della temperatura testicolare nei maschi: anche un aumento di soli 1-2 gradi può compromettere la spermatogenesi. Proprio come quelle che l'Italia sta vivendo in queste settimane, stretta in una morsa bollente che in molte aree del Centro-Sud ha portato la colonnina di mercurio stabilmente sopra i 40°C. L'ondata di calore che sta colpendo il nostro Paese non è solo un disagio climatico: è un fattore di rischio concreto per la salute riproduttiva. Certo non è il solo, precisa, però è sicuramente qualcosa su cui dobbiamo tenere alta l'attenzione.

L’ESHRE, nel documento, invita a politiche rapide e coordinate per ridurre le emissioni di CO₂ e migliorare la qualità dell’aria entro i prossimi 20 anni, in linea con il Green Deal europeo. Viene inoltre sollecitato un investimento massiccio nella ricerca sugli effetti dell’inquinamento sulla fertilità per orientare meglio la prevenzione. In un mondo che cambia, anche la salute riproduttiva chiede protezione. E il cambiamento climatico non è solo una minaccia per l’ambiente: è una sfida per la sopravvivenza stessa della specie umana, che peraltro sta perdendo la spinta a procreare per una serie di motivi sociali ed economici, conclude il ginecologo.

Il tema dell’inquinamento ambientale è all’ordine del giorno. Il pianeta soffre sempre di più per l’enorme quantità di plastica prodotta, per l’impossibilità di smaltire sostanze tossiche e nocive, per l’aumentare del disboscamento e dei livelli di CO2. I cambiamenti climatici e i disastri ambientali rappresentano una drammatica risposta del pianeta alle continue angherie cui quotidianamente viene sottoposto. Ma purtroppo a rispondere non è solo il pianeta, anche il corpo umano accusa l’aumentare dell’inquinamento atmosferico e ne risente pesantemente in modi diversi. Già da tempo, infatti, si conosce l’effetto nocivo di sostanze chimiche reperibili nella catena alimentare e nell’industria cosmetica definite come interferenti endocrini. Affrontare queste sfide richiede un impegno collettivo e azioni concrete a livello politico, scientifico e individuale, per salvaguardare non solo il nostro pianeta, ma anche la capacità fondamentale della vita di perpetuarsi.

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