Il nome di Pietro Ciucci è indissolubilmente legato alla storia economica e infrastrutturale dell’Italia degli ultimi decenni. Quando si parla di ponte sullo Stretto di Messina non si può non menzionare Pietro Ciucci. Negli anni 2000 c'è sempre stato lui alle fondamenta dell'opera da anni annunciata, ma mai realizzata, come amministratore delegato della Stretto di Messina S.p.A., la società incaricata dallo Stato per la costruzione del "collegamento stabile tra Sicilia e Calabria". Ma questo è solo l'ultimo incarico di Ciucci che, durante la sua carriera, si è spesso trovato ai vertici di enti e istituzioni economiche tra le più importanti in Italia, con una spiccata attitudine nel gestire per conto dello Stato il settore delle opere pubbliche, portando sempre a termine la missione assegnata. E non sono mancati alcuni inconvenienti, tra viadotti crollati, indagini della Corte dei conti e uscite di scena costose per lo Stato.

Formazione e gli esordi nei gangli del potere economico
Pietro Ciucci è nato e risiede a Roma. Si è laureato in economia e commercio presso l'Università degli Studi di Roma. La sua traiettoria professionale inizia in contesti di altissimo rilievo istituzionale, muovendosi con destrezza tra le stanze del potere decisionale. La sorella Marina Ciucci è moglie di Antonio Maccanico, ex segretario generale del Quirinale.
Nell'aprile 1987 ha ricevuto da Romano Prodi l'incarico di Condirettore Centrale del Dipartimento delle Finanze dell'IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale), l'ente pubblico che nel secondo dopoguerra ha assicurato la presenza dello Stato nel tessuto economico e finanziario italiano. Sempre in IRI, Pietro Ciucci, nel marzo 1993, è stato nominato direttore generale. Proprio il 1987 è il primo anno in cui l'Iri riporta il bilancio in utile dopo più di un decennio. Sotto la presidenza di Romano Prodi, Ciucci si immerge in quel tessuto, tra salvataggi e una serie di incarichi collaterali per privatizzare aziende con un "controvalore complessivo - come scrive lui stesso nel suo curriculum - dell'ordine di 60 miliardi di euro".

Dal giugno 2000 al novembre 2002 Ciucci è stato membro del Collegio dei Liquidatori dell'IRI. Ha curato il piano di risanamento economico dell'azienda e successivamente ha seguito la cessione a privati delle principali società del gruppo IRI. La sua presenza è stata capillare: è stato nel consiglio di amministrazione della Banca Popolare di Roma, Alitalia, Rai, Stet, Finmeccanica, Comit, Credit, Sme, Autostrade, Aeroporti di Roma. Ha anche la presidenza di Cofiri, stanza dei bottoni finanziaria del gruppo. Il curriculum vitae di Pietro Ciucci depositato alla Stretto di Messina mostra due pagine dense di esperienze nel settore pubblico. Dopo aver accompagnato la quotazione in borsa di Autostrade sotto il governo Craxi, il suo percorso si è consolidato come pilastro tecnico-amministrativo.
L'uomo del ponte: la Stretto di Messina S.p.A.
Nel 2002 Silvio Berlusconi lo nomina al vertice della Stretto di Messina, la società controllata dall’Anas che dovrebbe realizzare il ponte. Un progetto che l’esecutivo di Prodi blocca nel 2006. "Sotto la sua gestione - si legge nel curriculum - l'Anas è tornata a essere la prima stazione appaltante del Paese e nel 2008 ha raggiunto, per la prima volta nella sua storia di società per azioni, l'utile di bilancio".
PONTE SULLO STRETTO, INDUSTRIALI SICILIA E CALABRIA: OCCORRE REALIZZARLO
Eccoci quindi al 2023 con il ritorno alla Stretto di Messina. Subito dopo le elezioni, il governo Meloni ha riavviato il progetto di Berlusconi per costruire il ponte rimettendo tutto nelle mani di Pietro Ciucci. Con lui la Stretto di Messina risorge dalle ceneri della liquidazione - decisa dal governo Monti - per completare il progetto definitivo in attesa delle autorizzazioni mancanti. La Stretto di Messina, società concessionaria dello Stato per la costruzione del "collegamento stabile viario e ferroviario fra la Sicilia e la Calabria", è per il 55 per cento di proprietà del ministero dell'Economia e il resto è diviso tra Anas (36,6%), Rete ferroviaria italiana (5,8%), oltre a Regione Calabria e Regione Sicilia presenti con la stessa percentuale (1,1%). Il consorzio Eurolink è invece il gruppo di aziende edili di cui Webuild - ex Salini-Impregilo - ha una quota del 45%. I nomi di Ciucci e Salini, amministratore delegato di WeBuild, sono ricorrenti in questa fase.
Gestione delle infrastrutture e momenti di crisi
Nelle principali rivoluzioni dell'economia italiana, tra privatizzazioni, salvataggi statali e grandi opere, Ciucci c'è sempre stato. Tra le tante cose, Ciucci è anche stato "collaudatore" del Mose di Venezia. Tuttavia, non sono mancati i momenti di tensione e polemica legati alla gestione operativa delle infrastrutture.
Tra il 2014 e il 2015 una serie di crolli sulle autostrade ha messo sotto pressione Anas. I più eclatanti in Sicilia e Calabria: a dicembre 2014 un pilone ha ceduto rendendo inutilizzabile il viadotto "Scorciavacche" sulla statale Palermo-Agrigento. Il ponte era stato inaugurato appena una settimana prima. A marzo un altro crollo, sulla Salerno-Reggio Calabria, in cui un operaio perse la vita. Pochi giorni dopo il cedimento del viadotto Himera Ciucci presentò le dimissioni dalla carica di presidente, comunicandole all'allora ministro dei Trasporti del governo Renzi, Graziano Delrio.
Per il crollo dello "Scorciavacche" - riaperto al traffico dopo 9 anni - Ciucci è andato a processo il 30 gennaio 2025 ed è stato assolto dalla terza sezione penale del tribunale di Palermo con la formula "per non avere commesso il fatto".

Rapporti con la magistratura e questioni finanziarie
Ciucci è stato sotto i riflettori anche per alcune indagini della Corte dei conti da cui è uscito sempre indenne. Nel 2019, in quanto amministratore delegato di Anas, gli veniva contestata la proroga senza gara della concessione al gruppo Atlantia, di proprietà della famiglia Benetton, per la gestione dell'autostrada Valdastico, tra Veneto e Trentino. Curiosità: le indagini partirono dopo un esposto a firma di Lucio Malan, all'epoca in Forza Italia, oggi capogruppo dei senatori di Fratelli d'Italia. Per la vicenda il danno erariale quantificato era di circa 600 milioni di euro, di cui 160 addebitati come danni ai rappresentanti di Anas, tra cui Ciucci. Ma, come si legge nella sentenza del 2021, quanto gli veniva contestato cade in prescrizione. Stessa sorte per il procedimento su un lotto della Salerno-Reggio Calabria, per cui erano stati chiesti 1,8 milioni di euro solo all'amministratore delegato.
Un altro aspetto che ha generato dibattito riguarda le uscite di scena. Due anni prima del 2015, Ciucci aveva rinunciato a un'altra carica di Anas, quella di direttore generale, per andare in pensione. Come si legge nei documenti aziendali diffusi all'epoca dal Fatto Quotidiano, dalla rinuncia aveva ricavato una buonuscita di oltre 1,8 milioni di euro, di cui una grossa parte era rappresentata dall'indennità di "risoluzione senza preavviso" da quasi 780mila euro.
L'architettura dell'informazione e il ruolo dei cataloghi digitali
Per comprendere come vengano tracciate le carriere e le pubblicazioni di figure come quella di Ciucci, è utile analizzare lo strumento dell'OPAC (Online Public Access Catalogue). L'OPAC, ovvero Catalogo in Linea ad Accesso Pubblico, indica il Catalogo elettronico di una o più biblioteche, consultabile liberamente anche a distanza attraverso la rete Internet. L'OPAC contiene i dati descrittivi delle pubblicazioni possedute dalle biblioteche e consente di verificare la loro disponibilità. Consiste in un database in cui le informazioni sono state inserite in modo organizzato e strutturato per facilitare il recupero dei dati attraverso diversi punti di accesso. Tale sistema rappresenta l'ossatura della ricerca accademica e documentale, permettendo di incrociare i profili biografici con la letteratura scientifica disponibile.

La gestione dei dati, sia in ambito bibliotecario che in quello delle grandi opere pubbliche, richiede una precisione meticolosa: se l'OPAC permette di reperire informazioni su processi di credito, conflitti sociali o studi ingegneristici, allo stesso modo la rendicontazione di una carriera complessa come quella di Ciucci necessita di una chiara visione d'insieme dei vari ruoli ricoperti nel tempo, dai vertici dell'IRI fino alla guida della Stretto di Messina S.p.A. La continuità della sua presenza ai vertici istituzionali, nonostante le polemiche e le vicende giudiziarie, riflette una costante fiducia accordata dalla politica alla sua capacità di gestire missioni complesse, confermando il suo ruolo di figura centrale nella storia industriale italiana.