Il momento del parto e quello che lo precede rappresentano eventi fondamentali e profondamente trasformativi nella vita di una donna. La vita dopo la gravidanza cambia radicalmente, non solo per tutte le implicazioni che ne derivano sul piano pratico, ma anche a livello mentale e psicologico, poiché ci si prepara ad assumere un nuovo ruolo e ad arricchire la propria esistenza con una nuova carrellata di emozioni mai provate prima. Tuttavia, non sempre tutto procede nel migliore dei modi. Nonostante sia un argomento ancora troppo spesso ignorato e sottovalutato, alcune donne devono purtroppo confrontarsi con una realtà dolorosa, nota come violenza ostetrica.
Questo fenomeno, più diffuso di quanto si possa immaginare, comprende una serie di comportamenti lesivi e irrispettosi nei confronti della donna in sala parto, che possono causare una vera e propria fobia del parto e compromettere il suo benessere in future gravidanze. La violenza ostetrica può generare, inoltre, emozioni negative e colpevolizzanti, facendo sentire la donna incapace di aver saputo proteggere se stessa e il piccolo da un episodio che si è rivelato traumatico. L'obiettivo di questo articolo è fornire risposte e approfondimenti su cosa sia esattamente la violenza ostetrica, quali conseguenze possa comportare e come sia possibile difendersi, promuovendo la consapevolezza attraverso interventi specifici volti a favorire il benessere durante la preparazione al parto.
Che Cos'è la Violenza Ostetrica: Una Definizione Approfondita
Quando si utilizza l’espressione "violenza ostetrica", si fa riferimento a un termine ombrello che comprende diversi tipi di comportamenti ostetrico-ginecologici messi in atto dal personale ospedaliero durante il parto, i quali possono essere definiti come un vero e proprio abuso nei confronti della futura mamma e del bambino che sta per venire alla luce. La violenza ostetrica è un fenomeno sistematico, presente in modo trasversale in diverse culture, sebbene poco conosciuto dal pubblico. La ONG Save the Children afferma che la violenza ginecologica "si declina su tutto l’arco della vita femminile, ma assume una rilevanza particolare, per intensità e durata, nel cosiddetto percorso nascita, che comprende gravidanza, parto e puerperio".

È di fondamentale importanza sottolineare che, dal 2019, la Risoluzione n. 2306/2019, approvata dal Consiglio d’Europa, include la violenza ostetrica tra gli atti di violenza di genere, definendola "una forma di violenza rimasta nascosta per troppo tempo e ancora troppo spesso ignorata". Nell'intimità di un consulto medico o di un parto, alcune donne sono vittime di pratiche violente o che possono essere percepite come tali. Sebbene si tratti di un tipo particolare di violenza, che spesso non emerge in forma esplicita e risulta quindi più difficile da individuare, i comportamenti vengono comunque percepiti dalla donna che ne è vittima come violenti e, talvolta, possono dare luogo a dei veri e propri traumi. Nonostante ciò, nella letteratura scientifica non esiste una definizione univoca di violenza ostetrica, con studi che utilizzano criteri diversi che includono abusi fisici, verbali, psicologici, mancanza di consenso informato o di rispetto della dignità. Questa variabilità metodologica influisce anche sulle stime di prevalenza riportate nelle ricerche internazionali.
La Posizione dell'OMS e Esempi di Abusi in Sala Parto
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) condanna con fermezza questi abusi, specialmente considerando la peculiare condizione di estrema vulnerabilità in cui si trova la donna che si appresta a partorire e ripone il suo futuro e quello del nascituro nelle mani di medici e infermieri. L’OMS, attraverso la dichiarazione "La Prevenzione ed eliminazione dell’abuso e della mancanza di rispetto durante l’assistenza al parto presso le strutture ospedaliere", ha affermato chiaramente che "abuso, negligenza o mancanza di rispetto durante il parto possono condurre alla violazione dei fondamentali diritti umani della donna". In particolare, le gestanti hanno il diritto a pari dignità, a essere libere nel cercare, ricevere e rilasciare informazioni, a essere libere dalla discriminazione, e a usufruire del più alto standard raggiungibile di salute fisica e mentale, inclusa la salute sessuale e riproduttiva.
Ma in quali casi specifici si può parlare di violenza ostetrica? Gli esempi sono molteplici e variano dalle pratiche mediche esplicitamente lesive a forme più sottili e nascoste. Tra gli atti inidonei o non autorizzati, come elencato dall'OMS e riportato nelle indagini, troviamo:
- La mancata effettuazione dell’anestesia durante operazioni dolorose, frutto di una mancata valutazione dello stato di benessere della donna.
- Manovre effettuate senza il consenso esplicito della persona, come palpazioni vaginali o pressioni sul fondo dell’utero. Esistono interventi volti a facilitare la meccanica del parto, ma che possono risultare molto fastidiosi o addirittura traumatici per la donna se eseguiti senza consenso o indicazione clinica.
- L’episiotomia: Si tratta di un’incisione che viene effettuata durante la fase finale del parto, allo scopo di facilitare il passaggio del bambino. Tuttavia, questa pratica richiede punti di sutura per potersi rimarginare e, come evidenziato dall'indagine Doxa-OVOItalia, è stata subita da oltre la metà (54%) delle donne con parto vaginale, con il 61% di esse che dichiara di non aver mai firmato alcun consenso informato per approvare l’intervento. La storia di Teresa, 27 anni, ricucita "a crudo" senza anestesia dopo un'episiotomia non informata, è una delle testimonianze drammatiche che emergono da queste indagini. Per il 15% delle donne che hanno subito questa pratica, si è trattato di una menomazione degli organi genitali.
- La manovra di Kristeller: Questa pratica consiste nell’esercitare una pressione manuale sul fondo dell’utero per agevolare l’uscita della testa del bambino. L’OMS sconsiglia espressamente questa manovra a causa dei potenziali rischi per la madre e il bambino, sottolineando che non deve mai essere effettuata senza il consenso della partoriente. Nonostante ciò, uno studio condotto da Fraser et al. (2025) ha rilevato una prevalenza del 30,3% della manovra di Kristeller nel campione analizzato, a conferma che questa pratica non raccomandata dall’OMS viene ancora riportata in alcuni contesti sanitari.

Ma tra i diversi aspetti che la violenza ostetrica può assumere non troviamo solo pratiche strettamente mediche. Ci sono anche delle forme più sottili e ancora più nascoste che, proprio per questo, tendono a essere ancora più sottovalutate, come:
- Comportamenti sessisti durante le visite.
- Mancanza di rispetto e di tutela dei diritti della donna e del bambino: anche una semplice negligenza può risultare fortemente lesiva in questo momento delicato, in cui la donna può sentirsi abbandonata a se stessa, come testimoniano madri che hanno riferito di sentirsi ignorate o sgridate.
- Qualsiasi mancata informazione che potrebbe invece favorire il benessere di mamma e bambino, come il non coinvolgere la donna nei processi decisionali che riguardano il proprio corpo e il proprio parto. Un esempio citato è quello di una dottoressa che "rise in faccia" a una mamma che chiedeva di continuare l'apermus durante il travaglio.
- Esporre il corpo della donna violando la sua dignità personale, un punto esplicitato anche nella proposta di legge italiana.
- Trattamento impersonale o freddo, che si manifesta nell’ignorare le richieste di aiuto, nel non rispondere alle domande o nel trattare la persona come un “caso” piuttosto che come un individuo.
Tutti questi elementi contribuiscono a rendere traumatica e particolarmente sgradevole l’esperienza già molto intensa del parto e possono scatenare una serie di conseguenze psicologiche profonde. Dalle testimonianze raccolte sulla violenza ostetrica emerge, come sottolineato anche dall’OMS, che si tratta di un fenomeno in cui "le donne sono estremamente vulnerabili in particolare durante il parto". L'abuso in sala parto, quindi, può manifestarsi attraverso diverse pratiche che ledono la dignità e il benessere della donna, configurando un abuso sanitario o psicologico.
L'Ampiezza del Fenomeno in Italia: Dati e Storie Reali
La violenza ostetrica è un fenomeno sistematico e diffuso, e i dati raccolti ne dipingono un quadro allarmante anche in Italia. Secondo l’Indagine Doxa-OVOItalia ("Le donne e il parto"), la prima in Italia a indagare questo fenomeno sommerso e ancora poco conosciuto, circa un milione di madri in Italia - il 21% del totale - affermano di essere state vittime di una qualche forma, fisica o psicologica, di violenza ostetrica alla loro prima esperienza di maternità. A questi dati si aggiunge che il 41% delle donne ha percepito l’assistenza al parto come, per certi aspetti, lesiva della propria dignità e integrità psicofisica.
Da operatrice a paziente: prospettiva sulla violenza ostetrica | Alessandra Bellasio | TEDxBrescia
In particolare, la principale esperienza negativa vissuta durante il parto è la pratica dell’episiotomia, subita da oltre la metà (54%) delle donne che hanno avuto un parto vaginale. Ancora più preoccupante è il dato sul consenso informato: il 61% delle donne che hanno subito un’episiotomia dichiara di non aver mai firmato alcun consenso. Per il 15% delle donne che hanno vissuto questa pratica, pari a circa 400mila madri, si è trattato di una menomazione degli organi genitali, mentre il 13% delle mamme, pari a circa 350mila, ha visto tradita la fiducia nel personale ospedaliero.
L’indagine ha anche rilevato che, valutando la qualità complessiva della cura, a fronte di un 67% del campione che dichiara di aver ricevuto un’assistenza adeguata, 1.350.000 donne (il 27% delle intervistate) dichiarano di essersi sentite seguite solo in parte dall’equipe medica, precisando che avrebbero voluto essere più partecipi su quanto stava avvenendo durante il parto. Questo dato viene ulteriormente confermato dal 6% di neomamme che afferma di aver vissuto l’intero parto in solitudine e senza la dovuta assistenza. Tra le inappropriatezze denunciate, il 27% delle madri lamenta una carenza di sostegno e di informazioni sull’avvio dell’allattamento, e il 19% la mancanza di riservatezza in varie fasi e momenti della loro permanenza nell’ospedale.
Le testimonianze raccolte delineano la gravità del problema. Oltre alla storia di Teresa, altre madri anonime raccontano esperienze agghiaccianti: "Il bambino si presentava podalico. Nessuno mi ha informato che potevo aspettare il travaglio e partorire naturalmente come avviene negli altri Paesi europei. 'Meglio il cesareo!' continuavano a dirmi. Ho sofferto tantissimo per settimane, il mio allattamento è fallito dopo giorni di lacrime." Un'altra testimonianza drammatica racconta: "Embolia post partum. Il medico obiettore di coscienza nonostante 36 ore di travaglio non la voleva far partorire. Hai i fianchi larghi, disse. Perse conoscenza per 3 giorni, febbre, intubazione, catetere sotto osservazione della rianimazione. In pratica visse 3 giorni fra la vita e la morte e tutt’ora ha serie conseguenze ai polmoni." Persino il personale sanitario non è esente da queste dinamiche: "Quando ero allieva ostetrica mi hanno obbligata a fare una episiotomia su una donna inerme dicendomi: Se non la fai non ti faccio laureare." E ancora: "Ho visto donne subire ripetute Kristeller e finire con distacchi di placenta, inversioni uterine, emorragie e costole rotte. Ho visto donne subire il taglio cesareo anche se l’anestesia non aveva ancora fatto effetto." Queste esperienze hanno spinto alcuni operatori a non voler più mettere piede in un ospedale come ostetriche.
Queste storie, sebbene dolorose, evidenziano una realtà in cui professionisti e operatori, travalicando il proprio ruolo, agiscono sui corpi delle donne senza rispettarne voci, esigenze e difficoltà, convinti di detenere i segreti del parto e di sapere sempre cosa sia meglio per la gestante e suo figlio, decidendo in maniera frettolosa, omologata e spesso insensibile. Di fronte a questa fotografia oggettiva del fenomeno, come dichiarato da Alessandra Battisti, cofondatrice dell’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica Italia, si auspica una collaborazione con medici e istituzioni volta ad includere le donne nei processi decisionali, anche politici, che portino a un cambiamento reale dell’assistenza nella direzione del rispetto e della dignità della persona umana. L'Istituto Superiore della Sanità stima che in Italia, ogni anno, ci siano oltre 1259 casi di 'near miss' ostetrici documentati, mentre le morti materne sono sottostimate del 60%.
Le Conseguenze Psicologiche della Violenza Ostetrica
Prima di affrontare le conseguenze della violenza psicologica, è fondamentale considerare che in qualsiasi fase precedente al parto, la donna può sentire il bisogno di un supporto psicologico. Questa necessità si manifesta, ad esempio, in casi di paura del parto, nota come tocofobia, una condizione non così insolita, specialmente per le donne che si trovano a dover mettere al mondo il loro primo figlio. Si tratta di un fenomeno che può manifestarsi con maggiore probabilità se ci sono traumi pregressi, come la perdita di un figlio, o quando la donna non ha avuto un’adeguata preparazione per affrontare il momento del parto e si trova di fronte all’evento senza sapere cosa aspettarsi o come comportarsi. Questi quadri possono essere ulteriormente complicati da una violenza ostetrica subita in passato, che può generare sia una tocofobia prima non presente sia compromissioni importanti nel benessere della mamma e del bambino.

Come spiega Valeria Fiorenza Perris, psicoterapeuta e Clinical Director di Unobravo, "la violenza ostetrica espone le donne a molteplici fattori di rischio. Un parto difficoltoso o traumatico può avere numerose conseguenze sulla salute psicofisica della madre, con ripercussioni anche sul benessere del bambino". Aver subito violenza in un momento così unico, delicato e carico di aspettative può aumentare notevolmente la possibilità di sviluppare una depressione post-partum, che rende difficile vivere serenamente il periodo immediatamente seguente, o portare all’insorgenza di un disturbo post-traumatico da stress. Lo screening è molto importante: compilare un test sulla depressione post-partum nelle settimane successive al parto può aiutare a individuare tempestivamente eventuali sintomi prima che si cronicizzino.
Oltre a questi, potrebbero manifestarsi altri disturbi clinicamente importanti, come l’ansia, che può sfociare in attacchi di panico, o l’aggravamento di condizioni preesistenti che denotavano un malessere da parte della mamma, come il disturbo ossessivo compulsivo o un disturbo del comportamento alimentare. È inoltre frequente che le donne vittime di episodi di violenza ostetrica provino sentimenti negativi come rabbia, svalutazione e autocolpevolizzazione per aver subito senza poter tutelare i propri diritti e quelli del proprio bambino. La neomamma si percepisce come incapace di prendersi cura di sé e del suo bambino, perché non è stata in grado di proteggere entrambi durante un’esperienza vissuta come un’aggressione. Queste sensazioni di inadeguatezza potrebbero amplificarsi fino a sfociare in un vero e proprio senso di incapacità, tale per cui la donna può arrivare a convincersi di non essere una brava madre e di non essere in grado di badare al suo bambino.
Nei casi più gravi, l’instabilità psichica ed emotiva causata dal trauma può persino influire sulla capacità della donna di prendersi cura del neonato e compromettere la creazione di una relazione empatica tra madre e figlio. Infine, non è raro che nelle donne possa svilupparsi un senso di rifiuto verso la maternità, al punto da portare alcune a negarsi la possibilità di avere altri figli. Questa è un'esperienza così traumatica che avrebbe spinto il 6% delle donne, negli ultimi 14 anni, a scegliere di non affrontare una seconda gravidanza, provocando di fatto la mancata nascita di circa 20mila bambini ogni anno nel nostro Paese. Tutelare le madri significa, quindi, tutelare le nuove generazioni e il nostro futuro.
Come Riconoscere la Violenza Ostetrica
Riconoscere la violenza ostetrica può essere complesso, poiché molte pratiche sono state storicamente considerate "normali" o inevitabili nel contesto del parto. Tuttavia, è cruciale prestare attenzione a segnali specifici che possono indicare situazioni di abuso o mancanza di rispetto durante il percorso nascita. Secondo la recente meta-analisi di Hakimi et al. (2025), una delle forme più riportate di violenza ostetrica è l’assistenza non consensuale, con una prevalenza aggregata intorno al 37%, sebbene le stime varino considerevolmente tra i diversi studi.
Tra i comportamenti e le pratiche che possono costituire violenza ostetrica rientrano:
- La mancanza di consenso informato: l’esecuzione di interventi medici senza aver spiegato alla persona le ragioni, i rischi e le alternative, o senza aver ottenuto il suo consenso esplicito, libero, informato e consapevole della donna. Questo include pratiche come il taglio cesareo in assenza di indicazioni mediche o l'uso di tecniche di accelerazione del parto.
- Commenti umilianti o giudicanti: frasi che sminuiscono, colpevolizzano o ridicolizzano la persona durante il travaglio o il parto, compromettendo la sua dignità.
- Procedure dolorose senza anestesia: manovre invasive o dolorose (ad esempio suture o episiotomie) eseguite senza un adeguato controllo del dolore, come nel caso delle madri "ricucite a crudo".
- Uso eccessivo o non necessario di pratiche mediche: come la manovra di Kristeller o l’episiotomia praticata di routine senza reale necessità clinica, o l'obbligo di partorire in posizione supina con le gambe sollevate.
- Negazione del diritto alla presenza di una persona di fiducia: impedire alla persona di essere accompagnata da qualcuno scelto durante il parto senza motivazioni di sicurezza reale.
- Imposizione di posizioni o comportamenti: obbligare la persona ad assumere determinate posizioni o a seguire ordini senza ascoltare le sue preferenze o il suo stato fisico, come testimoniato da un'ostetrica riguardo a una paziente costretta a rimanere immobile sul lettino.
- Trattamento impersonale o freddo: ignorare le richieste di aiuto, non rispondere alle domande o trattare la persona come un “caso” piuttosto che come un individuo, ostacolando o impedendo il contatto precoce del neonato con la madre senza giustificazione medica o trattando i bambini "come bambolotti senza alcun rispetto".
Essere consapevoli di questi segnali può aiutare le persone e le loro famiglie a riconoscere situazioni di rischio e a chiedere supporto tempestivamente.
L'Impatto a Lungo Termine della Violenza Ostetrica
Le conseguenze della violenza ostetrica non si esauriscono nel momento del parto, ma possono lasciare, in alcuni casi, segni profondi e duraturi sulla salute mentale e sul benessere della donna. Secondo uno studio pubblicato su BMJ Open nel 2021 (Bohren et al.), le donne che hanno subito violenza ostetrica riportano un maggiore rischio di sviluppare sintomi post-traumatici, ansia e depressione post-partum rispetto a chi ha vissuto un parto rispettoso.
Alcuni effetti a lungo termine possono includere:
- Difficoltà nella relazione con il neonato: il trauma può, in alcuni casi, ostacolare la creazione di un legame sereno e sicuro tra madre e bambino, compromettendo la creazione di una relazione empatica.
- Evitare future gravidanze: come accennato, alcune donne riferiscono di temere una nuova esperienza di parto, arrivando a rinunciare a desideri di maternità. Questo è un dato che l'indagine Doxa-OVOItalia ha quantificato in circa 6% delle donne che hanno deciso di non affrontare una seconda gravidanza negli ultimi 14 anni.
- Persistenza di sintomi ansiosi o depressivi: la sofferenza psicologica può, in alcuni casi, protrarsi per mesi o anni, influenzando la qualità della vita e le relazioni familiari.
- Senso di colpa e vergogna: alcune donne si sentono responsabili per quanto accaduto, faticando a parlarne o a chiedere aiuto, percependo l'esperienza come un "pegno da pagare per quel bimbo bello che avevo tra le braccia".
Una testimonianza raccolta nell'indagine LOVE-THEM (2018) esprime bene questo vissuto: "Mi sono sentita invisibile, come se il mio corpo non mi appartenesse più. Ancora oggi, a distanza di anni, il ricordo di quel momento mi provoca ansia e tristezza". Dare voce a queste esperienze è fondamentale per riconoscere la gravità del fenomeno e promuovere un cambiamento culturale e istituzionale.
Normative e Leggi: Il Quadro Nazionale e Internazionale
Attualmente, in Italia, non esiste una legge specifica contro la violenza ostetrica, sebbene la tutela dei diritti della partoriente sia garantita dalle normative sul consenso informato e sulla sicurezza delle cure (L. 219/2017 e L. 24/2017). Tuttavia, la lotta contro la violenza ostetrica richiede un impegno sia legislativo che culturale per promuovere una cultura del rispetto, dell’empatia e della dignità nell’assistenza sanitaria materna.

Esempi virtuosi da altri Paesi gettano luce su una necessità legislativa che nel nostro Paese non si è ancora formalizzata, contribuendo a incrementare la consapevolezza generale di questa delicata questione:
- Argentina: Nel 2004, ha approvato la "Legge dei Diritti del Paziente" (Ley nacional Nº 25.929 - Parto Humanizado), che riconosce i diritti dei pazienti durante l'assistenza sanitaria, compreso il diritto alla dignità e al rispetto durante il parto.
- Porto Rico: Nel 2006, è nata la "Legge sull'Accompagnamento durante il Travaglio, il Parto e il Post-parto" (Ley Núm. 156 del año 2006).
- Venezuela: La "Legge organica sul diritto delle donne a una vita libera da violenza", approvata nel 2007 (LEY ORGÁNICA SOBRE EL DERECHO DE LAS MUJERES A UNA VIDALIBRE DE VIOLENCIA), prevede disposizioni specifiche per proteggere le donne durante il parto e l'assistenza materna.
- Messico: Lo stato di Puebla ha classificato come violenza ostetrica filmare un parto senza il consenso della madre.
- Europa: Nel 2016, la Francia ha adottato una legge che stabilisce il diritto delle donne a un accompagnamento durante il parto, al fine di promuovere il rispetto dei loro diritti durante l'assistenza materna. In Spagna, diverse regioni hanno adottato leggi o normative che affrontano il tema della violenza ostetrica e promuovono il rispetto dei diritti delle donne durante il parto. Il Parlamento europeo, nel 2021, ha approvato un testo sulla Salute sessuale e riproduttiva e relativi diritti nell'UE, nel quadro della salute delle donne (Risoluzione del Parlamento europeo del 24 giugno 2021 sulla situazione della salute sessuale e riproduttiva e relativi diritti nell'UE, nel quadro della salute delle donne (2020/2215(INI))). In esso si legge: "Si registra una mancanza di dati sostanziali sulla questione della violenza ostetrica nei confronti delle donne vittime di razzismo in Europa; che tale discriminazione porta a tassi più alti di mortalità e morbilità materna (tra le donne nere, ad esempio), a un rischio più alto di abuso e violenza (per le donne con disabilità), a una mancanza di accesso alle informazioni e in generale a ingiustizia e disuguaglianza nell'accesso ai servizi concernenti la salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti".
La Proposta di Legge in Italia Contro la Violenza Ostetrica
In Italia, il Deputato Zaccagnini ha depositato una proposta di legge (CAMERA DEI DEPUTATI N. 3670, presentata l’11 marzo 2016) con l'obiettivo, tra gli altri, di promuovere il rispetto dei diritti fondamentali e della dignità personale della partoriente e del neonato, un’appropriata assistenza alla nascita, e un’assistenza ostetrica adeguata al parto fisiologico e al puerperio. Questa proposta mira a tutelare i diritti fondamentali della partoriente e del neonato, in quanto presupposti necessari per la salvaguardia della salute materno-neonatale, e a individuare i livelli dell’assistenza ospedaliera che devono essere garantiti a madre e bambino.
La proposta di legge definisce chiaramente cosa costituisce atto di violenza ostetrica: "le azioni o le omissioni realizzate dal medico, dall’ostetrica o dal personale paramedico volte a espropriare la donna della sua autonomia e della sua dignità durante il parto". Nello specifico, la proposta elenca le seguenti condotte come atti di violenza ostetrica:
- Negare un’assistenza appropriata in caso di emergenze ostetriche.
- Obbligare la donna a partorire in posizione supina con le gambe sollevate.
- Ostacolare o impedire il contatto precoce del neonato con la madre senza giustificazione medica.
- Ostacolare o impedire il processo fisiologico del parto mediante l’uso di tecniche di accelerazione del parto senza il consenso espresso, libero, informato e consapevole della donna.
- Praticare il taglio cesareo in assenza di indicazioni mediche e senza il consenso espresso, libero, informato e consapevole della donna.
- Esporre il corpo della donna violando la sua dignità personale.
La proposta prevede, inoltre, che "i responsabili di atti di violenza ostetrica sono puniti con la reclusione da due a quattro anni, salvo che il fatto costituisca più grave reato". L'esito finale al Senato determinerà se questa proposta diventerà legge e come inciderà sulla realtà quotidiana delle donne e del sistema sanitario italiano. Alla proposta di legge è seguita l’iniziativa #Bastatacere: le mamme hanno voce, che ha dato il via, tra le altre cose, all’indagine LOVE-THEM (Listening to Obstetric Violence Experiences THrough Enunciations and Measurement), raccogliendo numerose testimonianze di violenza ostetrica subita dalle donne italiane e contribuendo al lavoro di sensibilizzazione di OVOItalia.
Maternità Consapevole: Come Proteggersi e Tutelarsi dalla Violenza Ostetrica
Sebbene la maggior parte delle persone che compongono il personale ospedaliero sia consapevole delle buone pratiche cliniche, la violenza ostetrica è ancora un fenomeno diffuso. Ma come ci si può proteggere da questo fenomeno e dalle implicazioni negative sulla salute psicofisica di mamma e bambino? In questo caso, l’intervento migliore è la prevenzione, che si basa su una maternità consapevole.
Come afferma Valeria Fiorenza Perris, "Diventare madri è un’esperienza unica e straordinaria. Insieme alla gioia, possono però emergere anche incertezze, dubbi e paure. Per vivere al meglio la maternità è importante, per prima cosa, informarsi e prepararsi adeguatamente".

In questo senso, i corsi preparto rappresentano una risorsa preziosa, un ottimo mezzo per risolvere dubbi e incertezze e anche per trovare un ambiente accogliente verso le proprie paure. Questa preparazione è fondamentale per favorire uno stato d’animo sereno nel momento in cui si dovrà affrontare il parto.
Di fondamentale importanza è anche la rete sociale, che deve sostenere la donna con affetto e incoraggiamento continuo. Ma non parliamo solo dei familiari, del partner e degli amici: anche il personale sanitario dovrebbe essere coinvolto in modo che la futura mamma possa affidarsi con maggiore serenità alle cure dei medici quando sarà il momento. È fondamentale che ogni timore trovi accoglienza, ascolto e considerazione. La meta-analisi di Hakimi et al. (2025) suggerisce che l’assistenza continua di un’ostetrica qualificata possa associarsi a una minore probabilità di episodi di violenza ostetrica.
Se le ansie fossero troppo difficili da gestire nonostante una buona informazione e una solida rete di supporto, può essere utile intraprendere un percorso con un professionista della salute mentale, che sarà in grado di creare uno spazio protetto e sicuro in cui la donna possa trovare il sostegno che le serve.
Come Denunciare una Violenza Ostetrica
Denunciare una violenza ostetrica o un abuso subito in fase di pre-parto, parto e post-parto può essere un passo importante per promuovere la consapevolezza su questa problematica e per chiedere giustizia per i casi di abusi subiti. Valeria Fiorenza Perris sottolinea: "Il primo passo per eliminare questa forma di violenza è far sì che le donne acquisiscano maggiore consapevolezza dei propri diritti e che siano messe nelle condizioni di riconoscere i campanelli d’allarme di questo fenomeno e, soprattutto, non abbiano timore di far sentire la propria voce e denunciare, qualora necessario".
La denuncia per violenza ostetrica può essere effettuata rivolgendosi innanzitutto alla direzione dell’ospedale e, se si intende procedere per vie penali, alle forze dell’ordine. In Italia esistono organizzazioni di advocacy che lottano per i diritti delle donne durante il parto e lavorano per combattere la violenza ostetrica, come l'Osservatorio sulla Violenza Ostetrica Italia (OVOItalia). Dopo la tragica morte del bimbo avvenuta a Roma nel gennaio 2023, è stata lanciata una petizione per dire stop alla violenza ostetrica promossa da MamaChat.
tags: #violentata #mentre #partorisce