Anatomia della contemplazione: l'universo silenzioso di Laura Villani

L’arte, nella sua accezione più profonda, non è soltanto rappresentazione del visibile, ma un varco che permette di accedere a dimensioni interiori altrimenti inesplorate. La ricerca artistica di Laura Villani si inserisce in questo solco, offrendo allo spettatore non semplici immagini, ma vere e proprie stazioni di sosta per lo spirito. La mostra "Anatomia della contemplazione", ospitata presso la Galleria Biffi Arte di Piacenza fino al 10 Gennaio 2026 e curata da Chiara Cardini, rappresenta l’apice di questo percorso di indagine, dove il segno e il colore diventano linguaggio di una metafisica del quotidiano.

Veduta d'insieme della mostra Anatomia della contemplazione presso la Galleria Biffi Arte

La tecnica: una ricerca tra pastello e materia

Le ventiquattro opere esposte rivelano una padronanza tecnica che affonda le radici nella formazione dell’artista. Laura Villani, nata a Pavia, dove vive e lavora, ha saputo coniugare il rigore degli studi al Liceo Artistico e al Conservatorio con la precisione appresa durante i Corsi Internazionali di Calcografia dell’Accademia di Urbino e alla Scuola Internazionale di Grafica di Venezia sotto la guida di Riccardo Licata.

Le opere sono realizzate a pastello su una carta di cotone pregiata, il cui fondo è dipinto ad acrilico in differenti tonalità. Questa stratificazione crea una profondità peculiare: la tavolozza cromatica, deliberatamente minimale, è arricchita da attente lumeggiature e in alcuni casi da accenti cangianti. Laura Villani, Sempre nuovo è il giorno (2025), tecnica mista su carta di cotone (56,5 x 38,5 cm), ne è un esempio lampante: l’opera invita a intraprendere un percorso il cui fine è avvicinarsi a una verità, risultato dell’incontro tra il mondo tangibile e quello trascendentale.

Il cortocircuito temporale: tra antichità e contemporaneità

Uno degli aspetti più affascinanti della poetica di Villani è l’accostamento tra frammenti marmorei di statue monumentali e soggetti del vivere moderno. In Sempre nuovo è il giorno, la mano del leggendario Colosso di Costantino - una delle statue più celebri del mondo tardo antico - si erge a fianco di un’elegante poltrona posta sulla sommità di una pietra in equilibrio precario.

Questo accostamento provoca un cortocircuito visivo. L'artista utilizza i resti della mano destra e del piede destro dell’enorme statua dedicata all’imperatore Flavio Valerio Aurelio Costantino, figura cardine che con l’Editto di Milano del 313 sottoscrisse l’accordo alla libertà religiosa. Rappresentare arti mozzati appartenenti a corpi anticamente scolpiti nel marmo esprime la pura tensione della breve forma disegnata. Irradiano luce e comunicano dalla superficie dell’amputazione, perché è quello il punto da cui ripartire per ricostruire la verticalità dei corpi.

Dettaglio dell'opera Sempre nuovo è il giorno con il frammento del Colosso di Costantino

Il silenzio come sostanza espressiva

Di fronte ai lavori di Laura Villani, la prima sensazione porta il pensiero a una percezione degli spazi come fossero abitati dal silenzio. Questa condizione di "assenza di suono" appare sorprendente se si considera il passato dell'artista come musicista. Tuttavia, l'opera Onomatopea del silenzio (2025) e La voce del mondo (2025) chiariscono l'intento: l'immagine interroga e invita a instaurare con se stessi un dialogo, mettendo a confronto l'individuo con la propria interiorità.

Il silenzio non è vuoto, ma presenza. Come suggeriva Rilke, "ci sono sculture che portano in sé, che hanno inalato e irradiano l’ambiente in cui sono state concepite". Le immagini di Villani, prive di vite umane, somigliano a piccoli "deserti" che ricordano la ricerca di Antonio Abate, l'eremita egiziano che vedeva nel deserto il mezzo per entrare nella propria anima.

La prospettiva filosofica: dal frammento all'infinito

La riflessione sull'opera d'arte diviene più intensa quando lo sguardo si posa sul frammento. Come scriveva John Keats in Endimione: "Una cosa bella è una gioia per sempre". La mancanza, nel frammento di marmo, accresce il desiderio di presenza. Nelle opere Aiòn (2025) e Vestale (2025), Villani esplora questa tensione.

La scelta dimensionale degli elementi rappresentati, la perdita della funzione struttiva ordinaria delle architetture e i "salti di scala" producono corporeità che favoriscono una crescita interiore. È negli spazi vuoti, sulle superfici non abitate, che diveniamo consapevoli di poter raggiungere in quelle "pause" i momenti più profondi del pensiero. L’arte, in questo senso, fa paura a chi ha smarrito l’etica della responsabilità comune, perché svela la verità e la coscienza dell’uomo.

Un percorso espositivo tra memoria e futuro

Il viaggio artistico di Laura Villani è un attraversamento del tempo. Nel 2021 è stata invitata da Marco Goldin a partecipare alla rassegna Attorno a Van Gogh ai Musei Civici di Padova, con un progetto presentato ufficialmente al Kröller-Müller Museum di Otterlo. Successivamente, ha esposto in contesti prestigiosi come il Castello di San Salvatore a Susegana, nel progetto Paesaggi Passaggi - spazio tempo spirito.

Ogni lavoro di Villani è diretto verso l’alto, verso un’esistenza che non deve dipendere dalla frequentazione di riti sociali massificati. Assistiamo ormai da tempo a un continuo capovolgimento della qualità a favore della quantità e alla perdita del silenzio, sovrastato dal rumore assordante. Attraverso opere come Oblivium (2025) e Gymnopediés (2025), l'artista riafferma l'importanza di mantenere in vita il rigore come fondamento di ogni disciplina, offrendo allo spettatore non un prodotto di consumo, ma una forma di resistenza culturale.

L'opera Oblivium di Laura Villani, esempio della sua ricerca tra pittura e segno

L'impatto del contesto: il territorio come specchio

Sebbene la mostra di Piacenza sia un evento autoconclusivo nell'indagine dell'artista, il radicamento nel territorio lombardo rimane un elemento chiave della sua produzione. La provincia di Lodi e il suo entroterra, con le cascine a corte chiusa e il ritmo di vita più lento, riflettono la medesima esigenza di "spazio tempo spirito" che Villani ricerca nel segno grafico. Queste strutture rurali, mondi a sé stanti, incarnano quella sfida di recupero della qualità della vita che permea ogni singola pennellata o tratto di pastello dell'artista. L'invito al silenzio e alla contemplazione è, in ultima analisi, un invito a vivere con creatività, educando lo sguardo a cogliere la bellezza anche nelle ferite del tempo.

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