Le infezioni correlate all'assistenza (ICA), note anche come infezioni ospedaliere, rappresentano una delle sfide più significative per i sistemi sanitari moderni. Non solo compromettono la salute e la sicurezza dei pazienti, ma impongono anche un onere considerevole in termini di mortalità, prolungamento delle degenze e aumento dei costi sanitari. In questo contesto, la sorveglianza attiva e l'implementazione di pratiche assistenziali mirate sono strumenti indispensabili per mitigare il rischio e migliorare la qualità delle cure. L'Ausl Romagna, una delle più grandi aziende sanitarie italiane, ha sviluppato un modello organizzativo e una serie di protocolli di sorveglianza avanzati per affrontare efficacemente questa complessa problematica. Questo approccio integrato, che spazia dalla gestione delle infezioni da Clostridioides difficile alla sorveglianza del sito chirurgico e alla formazione di figure professionali dedicate, riflette un impegno costante verso l'eccellenza nella prevenzione e nel controllo delle ICA.

La Sorveglianza delle Infezioni da Clostridioides difficile (CDI) in Ausl Romagna: Un Modello di Implementazione
Le infezioni da Clostridioides difficile (CDI) rappresentano una problematica di salute pubblica di primaria importanza all'interno delle strutture sanitarie, emergendo come la causa principale di diarree infettive. Questa prevalenza non solo incide sulla salute dei pazienti, ma si associa anche a una serie di esiti negativi che includono un aumento della mortalità, un prolungamento significativo dei tempi di degenza ospedaliera e un conseguente incremento dei costi sanitari complessivi. La loro gestione e prevenzione richiedono un monitoraggio costante e strategie ben definite. Dal 2016, l'European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) coordina a livello europeo la sorveglianza delle CDI negli ospedali per acuti, attraverso un Protocollo Operativo specificamente prodotto per implementare e armonizzare tale sorveglianza. Nonostante questo sforzo europeo, in Italia non è ancora attivo un sistema di sorveglianza nazionale che possa fornire dati omogenei e comparabili a livello nazionale.
In questo scenario, l'Ausl Romagna ha dimostrato un'iniziativa proattiva. Essendo la quinta azienda sanitaria italiana per popolazione, con 1.124.896 residenti distribuiti su oltre 5.000 Km2 in quattro Ambiti territoriali (Rimini, Ravenna, Forlì, Cesena), ha riconosciuto l'importanza di colmare questa lacuna. Dopo una fase di sperimentazione, a partire dal 2020, il nucleo Strategico della Struttura di Programma Infezioni e Antibiotico Resistenza Ausl Romagna ha avviato una sorveglianza continuativa delle CDI. Questo programma si basa su un protocollo interno che ricalca fedelmente il modello fornito dall'ECDC, garantendo così una metodologia robusta e confrontabile a livello internazionale.
Metodologie e Campo di Applicazione della Sorveglianza
La sorveglianza implementata dall'Ausl Romagna è stata estesa a tutti i pazienti ricoverati in diverse tipologie di strutture. Specificamente, essa copre le degenze ospedaliere, gli Ospedali di Comunità e le Case Residenza Assistita (CRA) accreditate. Questa ampia copertura geografica e tipologica permette di avere una visione completa del fenomeno delle CDI all'interno del sistema sanitario dell'Ausl Romagna. Tuttavia, alcune categorie di pazienti sono escluse dalla sorveglianza per criteri specifici, tra cui i pazienti non ricoverati negli ospedali dell'Ausl o nelle CRA accreditate, e i bambini di età inferiore a un anno ricoverati nelle Case di Cura private o convenzionate. Queste esclusioni sono dettate dalla necessità di focalizzare le risorse di sorveglianza sulle popolazioni a maggior rischio o sui contesti che rientrano nella diretta gestione dell'Azienda.
La rilevazione dei casi di CDI si avvale di un sistema avanzato e integrato. Le segnalazioni dei casi sospetti sono generate automaticamente da un Alert del sistema Vigiguard, che è collegato al laboratorio di microbiologia con sede a Pievesestina. Questo sistema di allerta precoce è cruciale per attivare tempestivamente le procedure di sorveglianza e intervento. La sorveglianza sanitaria vera e propria è condotta da un team specializzato, composto dagli infermieri specialisti in rischio infettivo (ISRI) e dagli infettivologi. Questa collaborazione multidisciplinare assicura sia l'expertise clinica che quella epidemiologica.
Per ogni singola segnalazione ricevuta, gli ISRI si assumono la responsabilità di condurre un'indagine epidemiologica approfondita. Questa indagine prevede la raccolta di una vasta gamma di dati essenziali, che includono l'età del paziente, il sesso, la sintomatologia specifica manifestata, il trattamento antibiotico eventualmente in corso e le terapie concomitanti. Oltre alla raccolta dati, gli ISRI svolgono un ruolo fondamentale nell'implementazione delle buone pratiche di Infection Prevention and Control (IPC), garantendo che le misure preventive siano adottate in modo appropriato e tempestivo.
La gestione e l'analisi dei dati raccolti sono facilitate da un sistema informatico dedicato. Un data base, che traduce i criteri di diagnosi in formule standardizzate, è stato redatto dalla data manager (DM) in collaborazione stretta con gli ISRI. Questo database consente una strutturazione logica delle informazioni e facilita l'estrazione di report. La DM, con una frequenza semestrale, estrae report dettagliati per ogni ambito territoriale e produce un report congiunto che riassume la situazione complessiva dell'Ausl Romagna. Questi report sono strumenti vitali per la valutazione periodica dell'incidenza, l'identificazione di trend e la modulazione delle strategie di intervento.
Risultati e Interpretazioni della Sorveglianza nel 2022
I dati raccolti nel corso del 2022 hanno fornito un quadro chiaro e dettagliato dell'epidemiologia delle CDI in Ausl Romagna. L'incidenza annua di CDI è stata registrata a 3.8 casi ogni 10000 patient-days. Questo indicatore è fondamentale per confrontare l'andamento delle infezioni con standard e benchmark internazionali. Nel 2022, sono stati segnalati un totale di 572 casi sospetti di CDI in tutta l'Ausl Romagna. Di questi, i casi accertati sono stati 349, e la loro distribuzione fornisce informazioni preziose sulle modalità di acquisizione:
- CDI correlate all'assistenza (HA CDI): Rappresentano il 69% dei casi, con 244 infezioni su 349. Questo dato sottolinea la prevalenza dell'acquisizione in ambito ospedaliero e assistenziale.
- CDI di origine comunitaria (CA CDI): Costituiscono il 10% dei casi, con 37 infezioni su 349. Questi casi indicano infezioni contratte al di fuori delle strutture sanitarie.
- CDI di origine indefinita (UA CDI): Anche questi rappresentano il 10% dei casi, con 35 infezioni su 349. Questi sono casi in cui l'origine dell'infezione non può essere chiaramente attribuita né all'ambiente ospedaliero né a quello comunitario.
- CDI ricorrenti: Comprendono il 9% dei casi, con 33 infezioni su 349, evidenziando una sfida terapeutica e gestionale significativa.
Per quanto riguarda il trattamento antibiotico, l'86% dei primi episodi di CDI (corrispondenti a 274 casi sui 316 totali tra HA-CA-UA CDI) è stato trattato con antibioticoterapia. All'interno di questo gruppo, le scelte terapeutiche hanno mostrato una chiara preferenza per la vancomicina, somministrata all'86% dei pazienti (237 su 274). Il metronidazolo è stato utilizzato nel 9% dei casi (26 su 274), mentre il restante 4% circa ha ricevuto un'associazione di vancomicina e metronidazolo. Nelle forme di CDI Ricorrenti, l'82% dei pazienti (28 su 33) ha ricevuto terapia antibiotica. Anche in questi casi, la vancomicina è stata la scelta prevalente, con l'89% dei pazienti (25 su 28) trattati con questo farmaco, seguita dal metronidazolo nel 7% dei casi (2 su 28) e dall'associazione V+M nel 4% dei casi (1 su 28).
Un dato interessante emerso dalla sorveglianza riguarda la classificazione di ben 222 segnalazioni come "Non Casi". Questi sono pazienti che hanno mostrato una positività dei test di laboratorio per CDI, ma in assenza di sintomi clinici evidenti. Di questi, il 66% (146 su 222) è stato comunque sottoposto a trattamento antibiotico (con vancomicina o metronidazolo), suggerendo un'elevata tendenza al sovraccarico diagnostico e terapeutico.
Implicazioni e Prospettive Future
Le conclusioni derivanti dalla sorveglianza in Ausl Romagna sono di fondamentale importanza, poiché descrivono un tassello significativo della situazione epidemiologica italiana sulle CDI, che ad oggi è ancora mancante nel report europeo. L'incidenza registrata nel 2022 per le CDI in Ausl Romagna (3.8 casi/10000 patient-days) è in linea con la media europea dell'ultimo report ECDC, indicando che la regione si trova in una situazione comparabile al contesto continentale. Inoltre, in accordo con i dati europei, il 69% delle infezioni è acquisito in ambito ospedaliero, mentre il 30% è di origine sconosciuta o comunitaria, riflettendo pattern epidemiologici simili. Le CDI ricorrenti, che rappresentano il 9% dei casi in Romagna, superano leggermente la media europea del 6,4%, suggerendo la necessità di un'attenzione specifica a questa sottocategoria.
Dai dati emerge che il trattamento delle CDI in Ausl Romagna si discosta in parte dalle linee guida internazionali, in particolare per l'uso relativamente elevato di metronidazolo (10% dei casi) rispetto alle raccomandazioni che prediligono la vancomicina per la maggior parte dei casi. Un'altra criticità evidenziata è l'esistenza di un elevato numero di diagnosi improprie di CDI, come testimoniato dai "Non Casi" che ricevono comunque trattamento antibiotico. Alla luce di questi aspetti, è stato messo a punto un programma di formazione e supporto specificamente rivolto a medici e personale infermieristico. L'obiettivo primario di questo programma è ottimizzare sia la diagnosi che il trattamento delle CDI, promuovendo l'aderenza alle linee guida più recenti e l'uso più razionale degli antibiotici.
La sorveglianza in Ausl Romagna, quindi, non si limita alla mera raccolta dati, ma funge da strumento dinamico. Essa raccoglie dati di epidemiologia locale per implementare tempestivamente le buone pratiche di Infection Prevention and Control (IPC) e, allo stesso tempo, guidare politiche di antibiotic/diagnostic stewardship. Questo approccio basato sull'evidenza è cruciale per migliorare continuamente la sicurezza dei pazienti e l'efficacia del sistema sanitario.
SORVEGLIANZA SULLE INFEZIONI NELLE STRUTTURE ASSISTENZIALI
Gestione Avanzata degli Accessi Vascolari: Il Ruolo del Team TAV in Ausl Romagna
La gestione degli accessi vascolari, sia centrali che periferici, è un aspetto critico dell'assistenza sanitaria moderna. La letteratura internazionale suggerisce fortemente la necessità di istituire un gruppo di professionisti specializzati e dedicati a tempo pieno all’impianto e alla gestione di questi accessi. L'obiettivo principale è migliorare gli esiti clinici per i pazienti e ottimizzare l'organizzazione dei servizi sanitari. Una scelta proattiva dell’accesso idoneo, una formazione continua e mirata degli operatori sanitari, con relativa condivisione di documenti di riferimento, e un'attività di monitoraggio costante, contribuiscono a una maggiore consapevolezza da parte dei professionisti. Tutto ciò, unitamente alla soddisfazione dei pazienti, si traduce in un miglioramento significativo delle politiche aziendali in materia.
Nella Regione Emilia Romagna, la costituzione di un Team Accessi Vascolari (TAV) nelle realtà sanitarie ospedaliere è stata riconosciuta come uno dei punti cardine delle Linee Guida di Indirizzo Regionali del 2021. Questa direttiva regionale trae le proprie basi da quanto emerso dalla vasta letteratura scientifica, consolidando l'importanza di tali team specialistici.
Implementazione e Metodologia del Servizio TAV a Rimini
A partire dal 3 gennaio 2022, la Direzione Infermieristica e Tecnica e la Direzione Medica dell’ambito di Rimini dell'Ausl della Romagna hanno concretizzato queste linee guida istituendo il Servizio TAV. Questo servizio è stato creato per rispondere alle numerose richieste di impianto di Peripherally Inserted Central Catheter (PICC) e di cateteri venosi profondi, come Midline e Minimidline, provenienti da tutto l’ambito territoriale. La sua istituzione ha permesso di centralizzare e specializzare queste procedure, garantendo standard elevati.
Il progetto ha previsto un'attenta pianificazione logistica e di personale. È stato identificato un locale idoneo da dedicare all’attività ambulatoriale, come definito dalla procedura aziendale che richiede un setting di ambulatorio chirurgico attrezzato. Questo assicura un ambiente sterile e adeguato per le procedure. L'allocazione del personale infermieristico è stata progressiva, con l'inserimento di professionisti in possesso di formazione specifica, in particolare un Master di I Livello in Risk Management degli Accessi Vascolari. Questo personale qualificato garantisce l’attività assistenziale con un’apertura dell’ambulatorio sei giorni alla settimana, massimizzando la disponibilità del servizio. Inizialmente sono stati assegnati 2 professionisti, e successivamente è stato inserito il terzo, per ampliare la capacità operativa del team.
Un aspetto fondamentale del lavoro del TAV è la sorveglianza delle complicanze. Da febbraio a giugno, in stretta collaborazione con il Rischio Infettivo, è stato costruito un database di raccolta dati basato su criteri internazionali. Questo database registra complicanze come CRBSI (infezione catetere correlata), CLABSI (infezione catetere associata), dislocazioni, trombosi e occlusioni. Contemporaneamente, è stato programmato un corso di formazione sulla gestione degli accessi vascolari e sulla scelta del materiale appropriato, dedicato al personale infermieristico che gestisce accessi vascolari nell'ambito territoriale di Rimini. Questa decisione è stata presa a seguito di sopralluoghi che avevano evidenziato alcune criticità emergenti nelle pratiche esistenti.
Risultati e Benefici del Team Accessi Vascolari nel 2022
I dati relativi al 2022 testimoniano l'elevata attività e l'efficacia del servizio TAV. Nello specifico, sono stati posizionati 403 PICC, 201 Midline e 68 Minimidline. L'implementazione del team ha avuto un impatto diretto sulla riduzione delle complicanze associate agli accessi vascolari. Sono state registrate 6 CRBSI e 6 CLABSI su un totale di 44.775 giorni catetere. Questa si traduce in una percentuale totale di complicanze dello 0,27%, di cui lo 0,13% per CRABSI e lo 0,13% per CLABSI. Questi tassi sono significativamente bassi e riflettono l'alta qualità delle pratiche di impianto e gestione.
Altre complicanze monitorate includono 11 casi di trombosi venosa profonda (TVP), con una percentuale del 2,7%, 3 occlusioni e 10 dislocazioni. Sono stati anche segnalati 4 casi di dolore, secrezione e flogosi al sito di uscita (exit-site) e 2 casi di "loop" (formazione di anse nel catetere). La capacità di monitorare così dettagliatamente queste complicanze permette di identificare aree di miglioramento e di intervenire tempestivamente.
Il programma di formazione ha rappresentato un pilastro fondamentale per il successo del TAV. Il corso di formazione ha incluso 39 edizioni, ciascuna della durata di 2 ore. La percentuale degli infermieri formati ha superato l'80% sul totale degli infermieri in organico che gestiscono gli accessi vascolari in unità operative chiave come Oncoematologia, Day Hospital Oncologici, Medicine e Lungodegenze, Geriatria, Chirurgia Generale, Ortopedie, Medicine d’Urgenza e Pronto Soccorsi. Questa ampia copertura formativa assicura che le competenze acquisite dal TAV si diffondano capillarmente, migliorando le pratiche in tutte le unità coinvolte.
Conclusioni e Direzioni Future
L’approccio del team alla valutazione, inserimento e mantenimento dei dispositivi vascolari evidenzia chiaramente il miglioramento degli esiti clinici per i pazienti, un'esperienza complessiva del paziente più positiva e un'ottimizzazione del processo di cura. I professionisti dedicati che fanno parte del TAV garantiscono il mantenimento di competenze avanzate, che sono indispensabili per avere un alto livello di successo nelle procedure di impianto e gestione degli accessi vascolari. La frequenza della pratica, infatti, è direttamente legata alla diminuzione dei fallimenti procedurali, dimostrando l'importanza di team specialistici con elevato volume di attività.
La formazione continua degli operatori e l'attività di sorveglianza sistematica contribuiscono in modo significativo a intercettare e prevenire le complicanze, migliorando complessivamente la qualità delle cure erogate. L’obiettivo centrale di garantire la sicurezza del paziente si unisce efficacemente al miglioramento del rapporto costo-efficacia e all’efficienza aziendale. In sintesi, l'istituzione del TAV non è solo un avanzamento clinico, ma anche un investimento strategico che produce benefici tangibili su più fronti per l'Ausl Romagna.

Il Modello Organizzativo degli Infermieri Specialisti del Rischio Infettivo (ISRI) in Ausl Romagna
La gestione e il controllo delle infezioni correlate all'assistenza sono settori che richiedono competenze altamente specializzate e un approccio organizzativo strutturato. L’introduzione nelle organizzazioni sanitarie di figure infermieristiche dedicate specificamente al controllo del rischio infettivo è una pratica consolidata e riconosciuta da decenni. La sua origine può essere ricondotta alla Circolare ministeriale 52/1985, che per prima ha delineato la necessità di tali profili. Successivamente, la quantificazione del fabbisogno di questi specialisti è stata suggerita nella Circolare Ministeriale 8/1988, che indicava un rapporto di "un infermiere o caposala ogni 250-400 posti letto" o, in alternativa, sulla base della tipologia dei reparti e delle competenze richieste, "ogni 9.000-10.000 ricoveri annui". Queste direttive hanno posto le basi per lo sviluppo di modelli organizzativi specifici.
Struttura e Qualifiche degli ISRI in Ausl Romagna
In Ausl Romagna, l'organizzazione delle figure infermieristiche addette al rischio infettivo è strutturata in modo gerarchico e distribuito. È prevista la presenza di un Coordinatore Aziendale che supervisiona l'intera rete. Al di sotto di questa figura, l'articolazione si estende agli ambiti territoriali, ciascuno con una propria struttura. Nello specifico:
- Nell'ambito di Cesena: 1 ISRI con funzioni di Coordinamento e 2 ISRI Specialist.
- Nell'ambito di Forlì: 1 ISRI con funzioni di Coordinamento e 2 ISRI Specialist.
- Nell'ambito di Ravenna: 1 ISRI con funzioni di Coordinamento e 4 ISRI Specialist.
- Nell'ambito di Rimini: 1 ISRI con funzioni di Coordinamento e 3 ISRI Specialist.
Questa distribuzione garantisce una copertura capillare e una gestione localizzata del rischio infettivo, mantenendo al contempo un coordinamento centrale. Nel corso del 2022, è stato formalizzato un importante passo avanti: gli infermieri dedicati al rischio infettivo sono stati inclusi nella definizione di "Infermieri Specialist". Questa designazione è stata accompagnata da un requisito formativo stringente: le posizioni sono state bandite per infermieri in possesso del Master di primo livello in management del rischio infettivo correlato all’assistenza sanitaria. Questo requisito eleva il livello di specializzazione e competenza richiesto per ricoprire tali ruoli. Attualmente, tutte le figure designate sono in possesso di Incarichi di Funzione, riconoscendo formalmente il loro ruolo strategico e le loro responsabilità. In totale, in Ausl Romagna sono presenti 15 ISRI, tutti con un Full Time Equivalent del 100%, indicando una dedicazione completa a queste mansioni.
Un ulteriore impegno dell'Azienda nella valorizzazione e nello sviluppo professionale di queste figure è dimostrato dal finanziamento annuale. Ogni anno, la Direzione Infermieristica Aziendale finanzia la partecipazione al master di primo livello in management del rischio infettivo correlato all’assistenza sanitaria di almeno un infermiere per ciascun ambito territoriale (Cesena, Forlì, Ravenna e Rimini). Questa politica assicura un costante aggiornamento delle competenze e l'introduzione di nuove professionalità qualificate nel team.
Sviluppo e Integrazione delle Reti Link e Collaborazioni
I risultati di questo modello organizzativo si manifestano in diversi ambiti. In Ausl Romagna è stato introdotto con successo il modello delle reti Link in tutti e quattro gli ambiti territoriali. Questo modello ha mostrato un buono sviluppo intra-ospedaliero, seppure ancora con una certa disomogeneità tra gli ambiti, indicando la necessità di ulteriori sforzi per uniformare le pratiche. L’ampliamento di tale modello evidenzia una minore presenza dei Link sulle strutture residenziali, un'area che presenta sfide specifiche nella gestione del rischio infettivo.
Per affrontare questa specifica criticità, è stato avviato un intervento di miglioramento significativo. Il più recente intervento è rappresentato da una collaborazione strategica tra il Dipartimento di Sanità Pubblica (DSP) e la Struttura di Programma Aziendale Infezioni e Antibiotico resistenza (SPIAR). Questa collaborazione si è concretizzata in una formazione ad ampio spettro, sia frontale che sul campo, rivolta a 20 infermieri del DSP. La formazione, impartita dagli ISRI, ha avuto lo scopo di dotare questi infermieri delle competenze necessarie per la conduzione di osservazioni sull'adesione alle buone pratiche assistenziali nelle Case Residenze per Anziani (CRA). La formazione ha avuto una durata complessiva di 20 ore di formazione frontale, integrate da 12 ore di formazione sul campo per ciascun discente. Questa metodologia mista garantisce sia l'acquisizione di conoscenze teoriche che l'applicazione pratica delle stesse. A questa formazione seguirà una fase di affiliazione degli operatori formati agli ISRI, con l'obiettivo di individuare e implementare le azioni di miglioramento necessarie, almeno nelle CRA.
Prospettive e Piani di Sviluppo Futuro
Le conclusioni e le proiezioni future del modello organizzativo degli infermieri del rischio infettivo in Ausl Romagna sono orientate verso un continuo perfezionamento e una maggiore integrazione tra ospedale e territorio. Per garantire una migliore integrazione ospedale/territorio, le ipotesi di sviluppo prevedono l’implementazione nell’organico ISRI di una figura specificamente dedicata al governo delle attività di gestione del rischio infettivo in ambito territoriale. Questa figura, altamente specializzata, potrà affrontare le specificità delle strutture assistenziali sul territorio. A tal fine, è in fase di progettazione una selezione specifica di infermieri specialisti del rischio infettivo per la parte territoriale, che afferiranno direttamente al Responsabile di ambito.
Nel contempo, dopo la prima definizione dei fabbisogni di ISRI risalente al 2022 e una prima analisi delle attività svolte, si ritiene utile approfondire ulteriormente l’analisi. Questo approfondimento avverrà attraverso misurazioni dirette e prolungate nel tempo, con l'obiettivo di perfezionare il fabbisogno di ISRI anche per l’ambito ospedaliero, garantendo una dotazione ottimale di personale in tutte le aree. Per migliorare l’affiliazione dei Link al contesto organizzativo, si sta procedendo a formalizzare le composizioni delle Reti all’interno di SPIAR e a creare una modalità di informazione continua e condivisa tra SPIAR e tutti gli appartenenti alle reti. Questa formalizzazione e la comunicazione costante sono essenziali per il buon funzionamento della rete.
È inoltre in corso di progettazione la realizzazione di un pacchetto formativo condiviso dai quattro ambiti aziendali dedicato ai Link. Questo pacchetto prevederà sia una formazione iniziale che re-training periodici, con l'obiettivo di uniformare l’acquisizione e il mantenimento delle competenze su tutto il territorio dell'Ausl Romagna. Attraverso la partecipazione annuale finanziata al Master specifico, è auspicabile che buona parte dei Link acquisisca competenze distintive di alto livello e possa inserirsi nel modello organizzativo in ruoli più avanzati, come quello di Link Dipartimentale / ISRI, contribuendo ulteriormente alla prevenzione e al controllo delle infezioni.
SORVEGLIANZA SULLE INFEZIONI NELLE STRUTTURE ASSISTENZIALI
La Sorveglianza delle Infezioni del Sito Chirurgico (SSI): Un Impegno Continuo per la Sicurezza del Paziente in Ausl Romagna
Le infezioni del sito chirurgico (SSI) rappresentano una delle complicanze più frequenti e temute in ambito ospedaliero, annoverandosi tra le più comuni infezioni che insorgono nelle organizzazioni sanitarie. Una delle peculiarità delle SSI è che spesso insorgono dopo la dimissione del paziente, rendendo la loro sorveglianza particolarmente difficile. Questa difficoltà è accentuata dalla necessità di un follow-up post-operatorio attento e prolungato. Nonostante le sfide, la sorveglianza delle SSI è un'attività essenziale per minimizzare il rischio associato agli interventi chirurgici. L'implementazione di un sistema di sorveglianza efficace può contribuire significativamente a ridurre il tasso di SSI, migliorando così gli esiti per i pazienti e la qualità complessiva delle cure chirurgiche.
In Regione Emilia-Romagna (RER), l'impegno verso la riduzione delle SSI è stato formalizzato con l'avvio, dal 2005, di un sistema di sorveglianza dedicato denominato SIChER (Sorveglianza delle Infezioni del Sito Chirurgico in Emilia-Romagna). Questo progetto non è solo un'iniziativa di buona pratica, ma è anche un obiettivo di budget per i Direttori Generali delle Aziende Sanitarie, a testimonianza della sua priorità strategica. Nel 2023, l'obiettivo di adesione a questo sistema è stato fissato al 75%, un target ambizioso che spinge le aziende a massimizzare gli sforzi di monitoraggio. Nel corso del tempo, SIChER è evoluto, diventando un sistema robusto e in grado di rendere continuativamente disponibili i tassi di SSI stratificati per fattori di rischio, con il supporto di strumenti informatici avanzati che ne facilitano la gestione e l'analisi.
L'Ausl Romagna, con la sua vasta e complessa struttura, è profondamente coinvolta in questa sorveglianza. L'Azienda è gerarchicamente composta da 21 dipartimenti medici/chirurgici, che includono 168 reparti di dimissione e 67 Unità Operative (UO) chirurgiche, che coprono chirurgia generale, specialistiche e ortopediche. L'imponente volume di attività chirurgica è evidenziato dal totale di oltre 123.000 procedure sorvegliate, previste nel National Healthcare Safety Network (NHSN), dal 2017 al 2022. Questi numeri sottolineano la necessità e l'importanza di un sistema di sorveglianza efficiente e ben gestito.
Obiettivi e Metodologie della Sorveglianza SSI
Gli obiettivi della sorveglianza del sito chirurgico in Ausl Romagna sono molteplici e interconnessi, tutti volti a migliorare la sicurezza del paziente e l'efficacia delle cure chirurgiche. L'obiettivo primario è la riduzione delle SSI. Per raggiungere questo scopo, il programma mira a sorvegliare tutti gli interventi chirurgici previsti, standardizzare le definizioni delle infezioni per garantire omogeneità nei dati e assicurare una sorveglianza attiva e accurata. Quest'ultima prevede un follow-up di 30 giorni per gli interventi non protesici e di 90 giorni per gli interventi protesici, considerando la maggiore latenza di alcune complicanze in quest'ultima categoria.
Un altro obiettivo cruciale è assicurare continuità e sostenibilità alla sorveglianza, aspetto che viene supportato e integrato dall'utilizzo di sistemi informatici avanzati. Lo sviluppo delle competenze e dell’autonomia dei professionisti coinvolti è fondamentale per il successo a lungo termine del programma. Infine, la sorveglianza ha anche il compito di soddisfare i debiti informativi verso la Regione Emilia-Romagna, fornendo i dati necessari per le valutazioni a livello regionale e per il monitoraggio degli obiettivi di budget.
Il protocollo di sorveglianza utilizzato è quello fornito dalla RER, garantendo così l'allineamento con le linee guida regionali e nazionali. Gli interventi chirurgici sorvegliati sono stratificati secondo diverse categorie, per consentire un'analisi più dettagliata e mirata dei rischi. Queste categorie includono la classificazione NHSN (National Healthcare Safety Network), l'Infection Risk Index, la media dei giorni di insorgenza dell'infezione, i giorni di follow-up, e i calcoli di RATIO e RATE, che sono indicatori epidemiologici chiave per valutare l'incidenza e l'efficacia delle misure preventive.
I tempi di sorveglianza per la compilazione del SIChER sono rigorosamente definiti, come sopra indicato, e vengono rispettati sia durante il periodo di ricovero ospedaliero sia nella fase post-ricovero, che include visite di controllo e follow-up per monitorare l'eventuale insorgenza tardiva di infezioni. Questo approccio esteso nel tempo è essenziale per catturare tutte le SSI, comprese quelle che si manifestano dopo che il paziente è stato dimesso dall'ospedale. L'integrazione di questi dati e la loro analisi sistematica permettono all'Ausl Romagna di affinare continuamente le proprie strategie di prevenzione, proteggendo la salute dei pazienti sottoposti a chirurgia.

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