La questione del cognome, in particolare l'attribuzione di quello materno, è un tema che affonda le sue radici in tradizioni secolari e che oggi si trova al centro di un acceso dibattito giuridico e sociale in Italia. La frase "La madre dona il corpo, il padre consegna l'appartenenza ad una storia, ad una comunità, ad una famiglia", pronunciata in passato da Simone Pillon a proposito della sola attribuzione del cognome paterno, evidenzia una concezione che la giurisprudenza moderna sta progressivamente superando. L'Italia, infatti, si sta muovendo verso un riconoscimento più equo del ruolo di entrambi i genitori nella formazione dell'identità del figlio, sancito da importanti sentenze della Corte Costituzionale.
La Tradizione del Cognome Paterno e la sua Crisi
Per lungo tempo, la legge italiana ha previsto l'attribuzione automatica del solo cognome paterno ai figli nati nel matrimonio. Questa consuetudine, considerata così ovvia e indiscussa al momento della redazione del codice civile negli anni '40, non trovava una norma esplicita, ma era desumibile da una serie di disposizioni. L'unico riferimento normativo che prevedeva un'eccezione era l'articolo 262 del codice civile, che disciplinava l'attribuzione del cognome per i figli nati fuori dal matrimonio. Questa norma permetteva che, in assenza del riconoscimento paterno immediato, si potesse mantenere il solo cognome materno o aggiungere quello paterno, senza necessariamente anteporlo. Tuttavia, questa possibilità era preclusa alle coppie sposate, a causa della presunzione di paternità.

Questa prassi affonda le sue radici in una concezione patriarcale della famiglia, retaggio del diritto di famiglia romanistico e di una tramontata potestà maritale. L'attribuzione del cognome paterno rispondeva all'esigenza del riconoscimento formale della paternità, basata sul principio che "la madre è sempre certa, il padre mai". Culturalmente e antropologicamente, questa tradizione rifletteva una struttura gerarchica in cui il padre era considerato il "pater familias", guida della famiglia. Assegnare il cognome paterno significava quindi identificare i figli con la famiglia guidata dal padre, sottolineando l'impronta specifica di chi la guidava.
Tuttavia, questa impostazione è stata progressivamente messa in discussione, poiché considerata in contrasto con i principi fondamentali dell'ordinamento giuridico italiano. L'evoluzione del costume sociale, il diverso regime previsto in Paesi culturalmente vicini e la recente unificazione dello stato di figlio hanno reso questo assetto sempre più insostenibile.
Le Sentenze della Corte Costituzionale e l'Evoluzione Giuridica
La Corte Costituzionale ha giocato un ruolo cruciale nel riformare la disciplina del cognome. Già nel 2006, con la sentenza n. 61, la Corte aveva dichiarato incostituzionale la norma sull'attribuzione automatica del cognome paterno, sottolineando come l'attuale sistema fosse un retaggio di una concezione patriarcale della famiglia e non più coerente con i principi di uguaglianza tra uomo e donna. La Corte osservò che l'attuale sistema di attribuzione del cognome è retaggio di una concezione patriarcale della famiglia, la quale affonda le proprie radici nel diritto di famiglia romanistico, e di una tramontata potestà maritale, non più coerente con i principi dell’ordinamento e con il valore costituzionale dell’uguaglianza tra uomo e donna.
Nonostante la sentenza del 2006 avesse evidenziato la discriminazione, l'intervento richiesto era considerato di natura manipolativa, esorbitante dai poteri della Corte, lasciando la palla al legislatore per una regolamentazione organica della materia.
La svolta significativa è arrivata con la sentenza n. 286 del 2016. In questa occasione, la Corte ha affrontato la questione dell'attribuzione del cognome materno, basandosi sulla violazione degli articoli 3 (uguaglianza), 29 (uguaglianza morale e giuridica dei coniugi) e 2 (diritti inviolabili) della Costituzione. La Corte ha stabilito che l'attribuzione automatica del solo cognome paterno è incostituzionale nella parte in cui non consente ai coniugi, di comune accordo, di trasmettere ai figli, al momento della nascita, anche il cognome materno. La sentenza ha quindi aperto la strada alla possibilità di attribuire ai figli il doppio cognome, paterno e materno, nell'ordine concordato dai genitori.

Tuttavia, la sentenza del 2016 non ha risolto completamente la questione. La circolare della Direzione centrale per i Servizi demografici del Ministero dell’Interno, emanata a seguito della sentenza, stabiliva inizialmente l'obbligo per l'ufficiale dello stato civile di accogliere la richiesta dei genitori che, di comune accordo, intendessero attribuire il doppio cognome. Ma nel giugno 2017, una seconda circolare ha introdotto una limitazione, stabilendo che il cognome materno potesse solamente seguire e mai precedere quello paterno. Questo ha portato alla critica che il "patriarcato esce dalla porta solo per rientrare dalla finestra".
La questione è stata nuovamente sollevata nel febbraio 2021, quando una coppia di Bolzano ha chiesto al Tribunale di poter dare al proprio figlio il solo cognome della madre. La Corte Costituzionale, con un'ordinanza, ha ribadito l'ingiustizia della situazione, evidenziando la violazione dell'articolo 14 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) sul divieto di discriminazione e dell'articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare). La Corte ha sottolineato che non è grave solo il fatto che non si possa trasmettere il solo cognome materno, ma anche che in caso di disaccordo tra i genitori, debba automaticamente negarsi l'attribuzione del cognome materno e imporsi solo quello paterno.
La Proposta Franceschini e il Dibattito Politico
Nel marzo 2025, l'ex ministro della Cultura Dario Franceschini ha presentato una proposta di legge che prevede di assegnare per legge ai nuovi nati il solo cognome materno. Questa proposta radicale mira a un "risarcimento storico" per secoli di attribuzione automatica del cognome paterno, definendola un'ingiustizia e una disuguaglianza di genere con valenza non solo simbolica, ma anche culturale e sociale.
La proposta Franceschini si inserisce in un dibattito più ampio che vede diverse proposte di legge all'esame della Commissione Giustizia del Senato, le quali puntano principalmente ad affermare la possibilità di attribuire entrambi i cognomi nel rispetto della volontà congiunta dei genitori. La proposta di Franceschini, tuttavia, rompe questo schema introducendo una soluzione netta per ribaltare simbolicamente la dominanza patriarcale.
Le reazioni politiche sono state divise. Mentre alcune forze politiche criticano la proposta come una "provocazione irricevibile" o una "nuova discriminazione", altre, pur condividendo il principio di equità, la definiscono una "boutade". Il dibattito politico evidenzia come la questione del cognome materno sia ancora lontana da una soluzione definitiva e condivisa.
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La Situazione in Europa e le Prospettive Future
La disciplina dell'attribuzione del cognome ai figli varia significativamente nei Paesi dell'Unione Europea, riflettendo diverse tradizioni culturali, storiche e giuridiche. Molte nazioni hanno aggiornato le loro leggi per promuovere l'uguaglianza di genere.
- Austria: I genitori possono scegliere tra il cognome del padre, della madre o un doppio cognome. In assenza di accordo, prevale il cognome paterno, ma se i genitori non sono sposati, il bambino assume automaticamente quello della madre.
- Belgio: Dal 2014, i genitori possono scegliere tra il cognome del padre, della madre o entrambi, nell'ordine desiderato. In assenza di dichiarazione congiunta, prevale il cognome paterno.
- Danimarca: I genitori possono scegliere il cognome del padre, della madre o un cognome combinato. Se la scelta non avviene entro sei mesi dalla nascita, il bambino assume automaticamente il cognome della madre.
- Francia: Dal 2005, i genitori possono scegliere tra il cognome del padre, della madre o entrambi, nell'ordine desiderato. In assenza di dichiarazione congiunta, prevale il cognome paterno.
- Germania: I genitori possono scegliere il cognome del padre o della madre come cognome familiare comune. In assenza di scelta, prevale il cognome paterno. Recentemente, è stata approvata una riforma che permette il doppio cognome.
- Irlanda: Non ci sono restrizioni rigide; i genitori possono scegliere liberamente il cognome del padre, della madre o una combinazione di entrambi. In caso di disaccordo, interviene il tribunale.
- Spagna e Paesi Latinoamericani: È comune l'uso di aggiungere al cognome paterno quello materno.
- Russia: Si utilizza il patronimico, ovvero il nome del padre aggiunto al nome proprio del figlio.
In Italia, la situazione attuale è quella di un quadro normativo frammentato, basato su sentenze della Corte Costituzionale e circolari ministeriali, che spesso generano interpretazioni divergenti. La mancanza di una legge organica sul tema crea incertezza e continua a perpetuare, seppur in forme attenuate, una discriminazione di genere.
La proposta di legge di Franceschini, sebbene controversa, mira a rompere questo stallo. L'obiettivo generale è quello di garantire una piena parità tra i genitori nella trasmissione del cognome, riconoscendo il diritto all'identità personale del minore e il valore della figura materna nella filiazione.
La questione del cognome materno non è semplicemente una questione di "politicamente corretto", ma riguarda il riconoscimento della pari dignità tra uomo e donna, padre e madre, e il diritto di ogni individuo a vedere riconosciuta la propria identità nella sua interezza, sia essa legata alla linea paterna che a quella materna. La legge italiana, attraverso l'intervento della Corte Costituzionale, sta gradualmente riconoscendo questo diritto, ma la completa attuazione richiederà un intervento legislativo chiaro e definitivo.
La Complessa Questione del Doppio Cognome
L'introduzione del doppio cognome, o la possibilità di scegliere un unico cognome tra quello paterno e materno, solleva ulteriori interrogativi. La sentenza della Corte Costituzionale del 2016 aveva stabilito che i genitori potessero decidere di comune accordo di attribuire ai propri figli il doppio cognome. Tuttavia, la normativa successiva ha creato ambiguità riguardo all'ordine di preferenza e alla possibilità di scegliere un solo cognome materno.
La proposta di legge presentata al Senato nel febbraio 2022, che prevede l'introduzione dell'articolo 143quater nel codice civile, mira a chiarire questi aspetti. Essa stabilisce che i genitori coniugati possano attribuire al figlio o il cognome del padre, o il cognome della madre, oppure il cognome di entrambi, nell'ordine concordato. In caso di disaccordo sull'ordine, i due cognomi saranno attribuiti in ordine alfabetico. Questa proposta rappresenta un passo avanti significativo verso una maggiore equità e libertà di scelta per i genitori.

La scelta del cognome è un elemento fondamentale dell'identità personale, che lega l'individuo alla propria storia familiare. Garantire che questa scelta rifletta non solo la tradizione, ma anche i principi di uguaglianza e parità, è essenziale per costruire una società più equa e rispettosa dei diritti di tutti.
L'Identità Personale e il Cognome
Il cognome non è una semplice convenzione, ma un segno distintivo dell'identità personale, un tratto essenziale della personalità di chi lo porta. È il primo elemento che identifica una persona in ogni rapporto sociale e familiare. La possibilità di scegliere o attribuire un cognome che rifletta la storia sia paterna che materna contribuisce a una più completa e autentica affermazione dell'identità individuale.
La giurisprudenza, sia nazionale che europea, ha sempre più riconosciuto il cognome come parte integrante del diritto all'identità personale e alla vita privata e familiare. La Corte di Giustizia Europea, con sentenze come Garcia Avello e Grunkin, ha sottolineato come l'obbligo di portare un cognome diverso da quello registrato nello Stato di nascita possa ostacolare la libertà di circolazione e soggiorno.
In Italia, la Corte Costituzionale ha più volte ribadito che il cognome è un autonomo segno distintivo dell'identità personale. La possibilità di trasmettere il cognome materno non solo salvaguarda l'unità familiare, ma rafforza l'identità del minore, riconoscendo la sua appartenenza a entrambi i rami familiari.
L'evoluzione normativa in materia di cognome riflette un cambiamento culturale profondo, che sposta il baricentro da una concezione patriarcale a una più egualitaria, in cui entrambi i genitori hanno pari dignità e pari diritti nella trasmissione del proprio retaggio familiare. La strada verso una disciplina completa e definitiva è ancora in corso, ma le sentenze della Corte Costituzionale e le attuali proposte legislative indicano una direzione chiara: quella del riconoscimento pieno e incondizionato del diritto al cognome materno e, più in generale, della parità genitoriale.