La procreazione medicalmente assistita (PMA) rappresenta una frontiera fondamentale della medicina moderna, offrendo speranza e soluzioni a numerose coppie che incontrano difficoltà nel concepire in modo naturale. In Italia, la disciplina di questa materia è stata oggetto di un’intensa evoluzione normativa e giurisprudenziale, che ha portato a continui adattamenti e miglioramenti nell'accesso e nell'erogazione dei servizi. La Regione del Veneto si è posta all'avanguardia in questo contesto, adottando direttive e misure operative volte a rendere la PMA più accessibile, inclusiva e qualitativamente elevata, in particolare estendendo la possibilità di accesso ai trattamenti fino a un’età più avanzata per le donne, come delineato dalla Deliberazione della Giunta Regionale n. 904 del 28 giugno 2019.
Il Quadro Normativo e Giurisprudenziale della Procreazione Medicalmente Assistita
La materia della procreazione medicalmente assistita è stata delineata inizialmente dalla Legge 19 febbraio 2004 n. 40, un provvedimento che ha posto le basi per la regolamentazione delle tecniche di PMA nel nostro Paese. Per attuare i principi contenuti in questa legge, sono stati successivamente emanati il Decreto Legislativo n. 191 del 6 novembre 2007 e il Decreto Legislativo 25 gennaio 2010 n. 16, quest'ultimo modificato dal D.Lgs. n. 191/2007. Questi decreti hanno introdotto specifiche disposizioni relative alla sicurezza e alla qualità delle cellule e dei tessuti umani destinati all'applicazione medica.
Nel corso degli anni, la normativa ha subito significative modifiche anche a seguito di interventi della giurisprudenza nazionale. In particolare, la Corte Costituzionale ha giocato un ruolo cruciale. Con la sentenza n. 162/2014, depositata il 10 giugno 2014, la Corte ha dichiarato l'incostituzionalità di alcuni articoli della Legge n. 40/2004, quali l’art. 4 comma 3, l’art. 9 commi 1 e 3 e l’art. 12 comma 1. Questa decisione ha aperto la strada a importanti cambiamenti, soprattutto per quanto riguarda la fecondazione eterologa. A seguito di questa sentenza, e in attesa di un provvedimento normativo nazionale, la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, nella seduta del 4 settembre 2014, ha approvato il “Documento sulle problematiche relative alla fecondazione eterologa a seguito della sentenza della Corte Costituzionale nr. 162/2014”, al fine di rendere immediatamente esigibile un diritto costituzionalmente garantito su tutto il territorio nazionale.
Un ulteriore, fondamentale passo è stato compiuto con il D.P.C.M. del 12 gennaio 2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 18 marzo 2017. Questo decreto ha approvato i nuovi livelli essenziali di assistenza (LEA), includendo per la prima volta le prestazioni di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), sia omologa che eterologa, insieme alle relative indicazioni e condizioni di erogabilità. Tuttavia, ad oggi, tutta la disciplina inerente all’assistenza specialistica di cui agli articoli 15 e 16 del citato D.P.C.M., comprese le prestazioni di PMA, non risulta ancora in vigore nella sua totalità, in quanto non è stato ancora approvato il Decreto Ministeriale di cui all’art. 64 del D.P.C.M. 12 gennaio 2017, il quale dovrebbe definire le tariffe massime delle prestazioni. Questa situazione di "limbo" ha spinto le Regioni a intervenire con proprie delibere per garantire la continuità dei servizi.

Parallelamente, la Conferenza Permanente per i Rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome ha lavorato per assicurare livelli qualitativi omogenei delle attività di PMA su tutto il territorio nazionale. Nella seduta del 15 febbraio 2012, ha sancito l'accordo (rep. Atti n. 13/CSR) sulla PMA. Successivamente, per promuovere l'armonizzazione dei criteri di valutazione del livello di conformità dei Centri PMA ai requisiti normativi e per definire un modello per le visite di verifica, la stessa Conferenza ha approvato l’accordo recante "Criteri per le visite di verifica dei requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi dei centri di procreazione medicalmente assistita (PMA), di cui ai decreti legislativi n. 191/2007 e n. 16/2010, e per la formazione e qualificazione dei valutatori addetti a tali verifiche" (rep. Atti 58/CSR del 25 marzo 2015), recepito dalla Giunta Regionale del Veneto con delibera n. 501/2015.
La Posizione Innovativa del Veneto: Estensione dell'Età e Accesso Facilitato
La Regione del Veneto ha dimostrato un impegno costante nell'adattare la propria offerta sanitaria alle esigenze delle coppie, superando le rigidità normative e interpretative. Con la Deliberazione della Giunta Regionale n. 904 del 28 giugno 2019, la Giunta regionale del Veneto, su proposta dell’Assessore alla Sanità Manuela Lanzarin, ha approvato nuove indicazioni operative per l’erogazione delle prestazioni di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), sia omologa che eterologa. L'obiettivo è chiaro: rendere più agevole e meno costoso l’utilizzo di tali servizi da parte delle coppie che desiderano procreare, ma faticano o sono impossibilitate a farlo in modo naturale.
Il Presidente della Regione Luca Zaia ha definito questa iniziativa una “scelta di civiltà alla quale teniamo molto”, sottolineando come la nascita di un bambino sia uno dei momenti più gioiosi della vita e un sistema sanitario di avanguardia abbia il dovere morale di creare le migliori condizioni possibili perché ciò avvenga. Questo impegno si traduce in investimenti in strutture, dotazioni tecnologiche e professionalità del personale sanitario. L'Assessore Lanzarin ha ribadito che la Regione Veneto ha una lunga storia di attenzione umana e scientifica rispetto a questa pratica sanitaria e al desiderio naturale di donne e uomini a diventare mamme e papà, attenzione ancor più significativa oggi, in un momento storico di contrazione delle nascite.
L'Età Limite: Un Dibattito tra Scienza e Civiltà
Uno degli aspetti più dibattuti e innovativi della delibera veneta riguarda l'estensione dell'età limite per l'accesso ai trattamenti di PMA. Le indicazioni/condizioni di erogabilità di cui al D.P.C.M. 12 gennaio 2017 prevedono, sia per la PMA omologa che eterologa, quale limite di età per accedere alle prestazioni il compimento del 46° anno. Tuttavia, in Veneto, si è ritenuto di confermare il limite di età precedentemente stabilito dalle DGR n. 822/2011 e, soprattutto, dalla DGR n. 1904 del 23 dicembre 2015, la quale aveva annullato la DGR n. 1654/2014 nella parte in cui prevedeva l’età della donna fino al compimento del 43° anno. Di conseguenza, il criterio dell’età della donna fino al compimento di 50 anni è stato mantenuto per le prestazioni di PMA a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Per gli uomini, il limite è fissato a 65 anni.
Questa decisione, che permette a donne fino a 50 anni di accedere alla fecondazione assistita con oneri a carico del Servizio sanitario nazionale, ha suscitato diverse reazioni. Luca Coletto, all'epoca assessore veneto alla Sanità, l'ha definita una “scelta di grande civiltà”. Francesca Martini, sottosegretario alla Salute, ha specificato come “oggi le donne hanno una aspettativa di vita molto lunga, sono in buona salute e spesso si trovano a dover investire la prima fase della loro esistenza negli studi e nella carriera. Le condizioni per mettere al mondo dei figli responsabilmente si verificano spesso in un’età profondamente mutata rispetto a quanto avveniva un tempo. Nei Paesi più avanzati in Europa i 50 anni vengono considerati un limite accettabile e la scienza oggi ci aiuta moltissimo per ottenere buoni margini di esito positivo delle procedure per la fecondazione assistita attraverso una presa in carico individualizzata di ogni singolo caso”.
101007 Il dibattito sulla legge 40 e i limiti della fecondazione eterologa
Non sono mancate, tuttavia, le polemiche. Esponenti del mondo scientifico hanno sottolineato come le chance di ottenere una gravidanza in donne over-40 siano limitate, mentre esponenti dell'opposizione in Veneto hanno chiesto il ritiro del provvedimento. Per contro, l'assessore Coletto ha chiarito che, pur tenendo conto delle ragioni scientifiche che indicano un drastico calo delle possibilità di successo per una gravidanza dopo i 43-44 anni, sono state considerate le “ragioni umane che tengono conto dell'aumento delle aspettative di vita e di conseguenza del fatto che l'aspirazione alla maternità è forte nelle donne anche in età più avanzata”. Ha aggiunto che “procreare è un’aspirazione forte che caratterizza l’intero genere umano e finché madre natura lo consente, cioè sino all’ingresso della menopausa nella donna, è giusto dare una possibilità anche a coloro che, per svariati motivi, non hanno potuto farlo in età giovanile”. Ha infine sottolineato che la legge 40 sulla PMA non prevede limiti d'età per tali tecniche, ma fa riferimento a una “età potenzialmente fertile”. Il presidente della Federazione degli ordini dei medici (Fnomceo) Amedeo Bianco, ha commentato che non c'è “nessuna preclusione alla possibilità di effettuare interventi di fecondazione assistita anche a donne fino a 50 anni, ma la condizione è che si tratti di interventi di comprovata efficacia”. La delibera prevede inoltre una dettagliata relazione preliminare da parte di uno specialista curante che attesti le reali possibilità di una gravidanza nella donna, purché ne sia scientificamente provata la fertilità.
Costi e Finanziamenti Regionali
Per le pazienti fino al 46° anno d'età, le prestazioni di PMA trovano copertura finanziaria nel Fondo sanitario regionale destinato a sostenere i LEA. Per quelle tra i 46 e i 50 anni, invece, le prestazioni di PMA omologa ed eterologa si configurano quali livelli aggiuntivi regionali. Per sostenere questi livelli aggiuntivi, la Regione ha deciso di finanziare l’intervento di spesa fino ad un importo complessivo massimo di euro 360.000,00 per l’esercizio corrente. Questi fondi saranno assegnati a favore degli Enti del SSR con copertura finanziaria a carico dei Finanziamenti della Gestione Sanitaria Accentrata (GSA) dell’esercizio 2019, previsti nella nuova linea di spesa “Procreazione Medicalmente Assistita”, afferente al capitolo di Bilancio regionale n. 103285.
Per quanto riguarda la definizione delle tariffe massime delle prestazioni, nelle more dell’emanazione del Decreto Ministeriale di cui all’art. 64 del D.P.C.M. 12 gennaio 2017, la Regione del Veneto ha ritenuto di confermare le vigenti tariffe venete per le prestazioni già presenti nell’attuale Nomenclatore Tariffario Regionale. Per le prestazioni che sono state inserite ex novo dal citato D.P.C.M., si è deciso di adottare, come previsto dall'art. 4 del decreto ministeriale 18 ottobre 2012, le tariffe delle prestazioni di PMA adottate dalla Regione Friuli Venezia Giulia. Le tariffe, secondo la metodologia indicata, sono riportate nell’Allegato A della DGR 904/2019. Si conferma che non appena approvato il Decreto Ministeriale di cui al citato art. 64 del D.P.C.M. 12 gennaio 2017, la Regione si adeguerà. Il contributo a carico di ogni coppia che si sottopone all'eterologa è di 100 euro. È invece prevista l'esenzione dalla partecipazione al costo per i pazienti con patologia tumorale in età potenzialmente fertile e con prognosi favorevole a lungo termine, che desiderano preservare la loro fertilità ma che sottoponendosi a terapie farmacologiche, radioterapiche o chirurgiche sono a rischio di compromissione della fertilità futura; in questi casi, sarà utilizzato il codice di esenzione 048.
Accesso e Tentativi
La delibera pone anche un limite al numero dei tentativi: tre o quattro a seconda della tipologia di fecondazione usata. Questo dettaglio operativo fornisce chiarezza alle coppie e alle strutture sanitarie, garantendo al contempo un approccio equilibrato e responsabile ai trattamenti.
Supporto alla Donazione di Gameti e Oncofertilità
La Regione del Veneto ha posto una particolare attenzione anche alla promozione della donazione di gameti e alla tutela della fertilità in pazienti oncologici, riconoscendo l'importanza di questi aspetti per un sistema di PMA completo ed efficace.
Incentivi per la Donazione di Gameti
In considerazione dell’aumento dei casi di infertilità di coppia, la Regione intende favorire la donazione di gameti (ovociti/spermatozoi) attraverso forme di facilitazione nei confronti di coloro che intendano donare, pur senza accedere alle prestazioni di PMA. Si tratta di un atto volontario, altruista, gratuito e interessato solo al bene della salute riproduttiva di un’altra coppia. A tale proposito, in analogia a quanto avviene nel settore delle donazioni di organi, si prevede che le donatrici/donatori siano esentate dalla compartecipazione alla spesa per esami/visite inerenti la valutazione di idoneità alla donazione. Un decreto del Direttore Generale dell’Area Sanità e Sociale è demandato all’individuazione delle prestazioni relative a tali esami/visite e alle modalità operative.
Inoltre, per la paziente che accede alla procreazione assistita e decide di donare alcuni dei suoi ovociti come atto volontario, altruista e gratuito, vengono ridotte della metà le tariffe per il monitoraggio ecografico del ciclo ovulatorio (codice 88.78.1, minimo 4 sedute), per l’agoaspirazione ecoguidata dei follicoli (codice 65.11, prelievo ovociti, inclusa valutazione ovocitaria), e per la fecondazione in vitro con o senza inseminazione intracitoplasmatica (ICSI) eterologa con ovociti a fresco, inclusa la coltura (codice 69.92.3).

Giova evidenziare il parere espresso dal Consiglio di Stato - Sezione Consultiva per gli Atti Normativi, nell’adunanza del 6 giugno 2019, sullo schema di DPR recante "Regolamento che recepisce la direttiva 2012/39/UE della Commissione del 26 novembre 2012". Tale parere, sulla donazione diversa dal partner, cita che debba essere modificato stabilendo un limite all’età dei donatori (eventualmente differenziato tra uomo e donna). Tale limite di età (in sede di audizione l’Amministrazione ha suggerito essere di 25 anni per la donna e 35 per l’uomo) si rivela particolarmente importante perché l’età del donatore o della donatrice può influire sull’esito positivo della tecnica utilizzata nel caso concreto e conseguentemente esporre, per l’ipotesi di esito non favorevole, la coppia alla necessità di altri tentativi con i relativi pregiudizi per la salute psico-fisica della coppia (soprattutto della donna). Inoltre, un limite di età per effettuare la donazione di gameti maschili e femminili può avere il positivo effetto di prevenire patologie del nascituro legate all’età del genitore genetico.
La Tutela della Fertilità Oncologica
La Regione del Veneto si è impegnata anche nella tutela della fertilità in pazienti oncologici. La Conferenza Permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, nella seduta del 21 febbraio 2019, ha sancito l’intesa sul documento “Tutela della fertilità nei pazienti oncologici per la definizione di un percorso diagnostico assistenziale (PDTA) per pazienti oncologici che desiderino preservare la fertilità” (rep. atto n. 27/CSR). Questo protocollo mira a consentire una scelta consapevole e appropriata rispetto alla specificità della patologia e all’età del paziente. L’intesa prevede l’individuazione di Centri di oncofertilità.
In linea con queste direttive nazionali, l'Assessore Coletto ha annunciato la creazione all’Azienda Ospedaliera di Padova del Centro per la Oncofertilità, un'iniziativa di grande significato per i pazienti oncologici che desiderano preservare la loro fertilità. Tutte queste prestazioni, così come le agevolazioni per i pazienti oncologici, saranno individuate con un decreto del Direttore Generale dell’Area Sanità e Sociale.
Diagnosi Genetica Preimpianto e Qualità dei Centri
Un'altra area di progresso nella PMA è la diagnosi genetica preimpianto (PGD). L'orientamento giurisprudenziale introdotto con la sentenza della Corte Costituzionale n. 96/2015 ha riconosciuto il diritto alla diagnosi preimpianto per coppie fertili portatrici di malattie genetiche trasmissibili, superando le attuali lacune normative. Il documento approvato dalla Giunta regionale del Veneto prevede l’accesso alla diagnosi genetica preimpianto per le coppie ad elevato rischio riproduttivo e incarica il Direttore Generale dell’Area Sanità e Sociale di istituire un gruppo di lavoro che elaborerà un protocollo per la diagnosi genetica preimpianto e individuerà i Centri del Veneto dove la si potrà eseguire, garantendo così un servizio fondamentale per la prevenzione di gravi patologie.

Per garantire l'eccellenza e la sicurezza dei trattamenti, è essenziale che i Centri di PMA rispondano a elevati standard qualitativi. Azienda Zero, cui compete l’attività relativa all’autorizzazione all’esercizio, e l’U.O. Legislazione sanitaria e accreditamento dell’Area Sanità e Sociale, cui compete l’attività relativa all’accreditamento istituzionale, sono incaricate di uniformare, a livello regionale, le procedure per la verifica della rispondenza ai requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi previsti dal D.Lgs. n. 191/2007 e dal D.Lgs. n. 16/2010. Questo avviene in linea con il documento “Criteri per le visite di verifica dei requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi dei centri di procreazione medicalmente assistita (PMA) di cui ai Decreti Legislativi n. 191/2007 e n. 16/2010, e per la formazione e qualificazione dei valutatori addetti a tali verifiche” approvato dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano (rep. Atti n. 58/CSR/2015), recepito con DGR n. 501/2015.
Il Panorama Nazionale e le Sfide Future
Nonostante i progressi significativi in Veneto, il panorama della PMA in Italia presenta ancora criticità e disomogeneità che necessitano di interventi a livello nazionale. Le nuove indicazioni operative della Regione Veneto, tuttavia, rappresentano un passo importante verso l'armonizzazione e il miglioramento dei servizi.
Disparità Regionali e Mobilità Sanitaria
La situazione attuale mostra che in Italia non vi è ancora un accesso uniforme alla PMA. Le Regioni differiscono notevolmente nei criteri di accesso, in particolare per l’età. Si passa, ad esempio, da un’età inferiore ai 42 anni in Umbria ai 50 anni della Regione Veneto, con altre Regioni che hanno limiti di età differenziati per omologa ed eterologa. Questa disparità genera una notevole mobilità sanitaria. L’ultima relazione sulla legge 40 presentata al Parlamento dal ministero della Salute sottolinea come “rimane la diversa distribuzione dei centri pubblici e privati convenzionati, più presenti nel Nord del Paese…”. Nel 2021, il 41,5% dei cicli che utilizzano gameti donati è stato effettuato in centri di una regione diversa da quella di residenza, con la maggior parte dei casi verso i centri pubblici o privati convenzionati della Toscana e della Lombardia e verso i centri privati del Lazio.

Il numero di cicli effettuati su pazienti per milione di abitanti è un altro parametro che evidenzia le differenze nell'offerta regionale. Sono 14 le Regioni che non raggiungono lo standard desiderato, e dove quindi la mobilità è ad alto rischio. Molte regioni del sud/isole (Marche, Umbria, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna, Liguria) si trovano al di sotto dei mille cicli, con i valori più bassi registrati nelle Marche (180), Molise (355) e Sardegna (543). Una delle motivazioni per le quali l’autorizzazione alle cure transfrontaliere non può essere rifiutata è quando l’assistenza sanitaria in questione non può essere prestata in Italia entro un termine giustificabile dal punto di vista clinico. Quindi il monitoraggio dei tempi di attesa diventa ancor più necessario per contrastare i cosiddetti “viaggi della speranza” che spingono molte donne a rivolgersi all’estero per pratiche spesso costose e a volte anche di dubbia eticità.
Il Ruolo dei Consultori e la Necessità di un Monitoraggio
Un'ulteriore criticità riguarda la carenza di consultori familiari in Italia. I risultati mostrano che “nel nostro Paese ci sono troppo pochi consultori familiari rispetto ai bisogni della popolazione (un consultorio ogni 35.000 abitanti sebbene siano raccomandati nel numero di uno ogni 20.000)”. Prendendo a riferimento il fabbisogno di un consultorio ogni 20.000 abitanti, Agenas attraverso il portale statistico mostra che in 16 regioni mancano 919 consultori. Questi centri sono fondamentali per l'orientamento e il supporto delle coppie che intraprendono il percorso della PMA.
I nuovi LEA prevedono, in caso di gameti esterni alla coppia, che le tariffe siano definite dalla Regione. Ci sono Regioni che hanno lavorato e investito già per migliorare l’offerta per l’eterologa - in virtù di un’offerta più strutturata e consolidata nel tempo - e che hanno utilizzato fondi propri e quelli previsti dalla Legge di bilancio n. 178/2020. Tuttavia, come tutti i nuovi LEA, anche la PMA non è ancora stata dichiarata oggetto di una valutazione e monitoraggio nel Nuovo Sistema di Garanzia. Tonino Aceti, presidente di Salutequità, ha commentato che “rendere davvero efficace ed efficiente la PMA non è un vantaggio solo per la salute, ma anche un supporto per il sistema Paese alle prese con una denatalità che mette a rischio l’intera tenuta economica e sociale”. Ha aggiunto che, superato lo scoglio dell’inserimento nei Lea e del decreto tariffe, non si possono più correre rischi di ulteriori complicazioni: non devono esistere più le insopportabili disparità di accesso e la PMA deve essere uguale in ogni angolo del Paese. È urgente che la PMA diventi oggetto di monitoraggio e valutazione nel Nuovo Sistema di Garanzia dei LEA, integrando il sistema attualmente garantito dal Registro istituito presso l’ISS con i tempi di accesso, così come adeguare l’offerta sul territorio in termini quali-quantitativi. Altrimenti la mobilità andrà ad erodere risorse importanti per la sostenibilità e la qualificazione dei servizi di alcuni territori.
L'Impatto Socio-Economico e Demografico
L'attenzione alla PMA, e l'estensione dell'età di accesso, si inseriscono in un contesto più ampio di declino demografico che caratterizza l'Italia. La tendenza a posticipare la maternità è in continua crescita: secondo l''ultima relazione sulla legge 40, l''età media delle donne che ricorrono alla PMA nel 2009 è stata di 36,2 anni contro i 35,9 del 2008. Ben il 28,2% dei cicli è stato effettuato da donne con più di 40 anni. Nel 2009, il 31,3% dei cicli di PMA eseguiti a fresco ha interessato donne sotto i 34 anni, il 40,5% tra i 35 e 39 anni, il 20,6% tra i 40 e 42 anni e il 7,6% in donne dai 43 anni in su. Questa tendenza è evidente anche nei dati relativi alle nascite: nel 2008 i bambini nati da madri ultraquarantenni erano il 6%, contro il 2% del 1995.
La Regione Veneto, con la sua delibera, ha riconosciuto queste trasformazioni sociali. Come ha sottolineato l'Assessore Coletto, le pesanti problematiche psicologiche che possono colpire una donna (ma anche un uomo) che, pur in età feconda, non riescono a generare un figlio, rappresentano una preoccupazione concreta a cui il sistema sanitario deve rispondere. L'iniziativa veneta è quindi una risposta diretta al fenomeno della denatalità e alla necessità di sostenere le aspirazioni delle coppie in un momento storico in cui le condizioni per mettere al mondo dei figli responsabilmente si verificano spesso in un’età più avanzata.
Le Strutture di Riferimento in Veneto
La Regione Veneto ha individuato specifiche strutture di riferimento per l'erogazione dei servizi PMA e per la gestione della donazione di gameti. Le due aziende ospedaliere del Veneto giocano un ruolo cruciale: Padova si occuperà dell’acquisizione dei gameti maschili, mentre Verona di quelli femminili.
Oltre alle strutture pubbliche, il settore privato accreditato contribuisce in maniera significativa all'offerta di servizi PMA. Il Gruppo Centro di Medicina, ad esempio, con centri a Vicenza, Venezia e Treviso, si configura come un punto di riferimento con un’esperienza ultra decennale. Con oltre 600 cicli di omologa all’anno, rientra tra le prime 10 strutture sanitarie a livello di sistema Italia. Il Centro di Medicina è anche il primo gruppo in Veneto ad avere tre centri dove si pratica la fecondazione eterologa, con il centro di Vicenza che è stato il primo in Veneto ad avviare l’eterologa nel novembre 2014. L’ex Centro Medico Salus, ora Centro di Medicina Vicenza, dispone di un reparto all'avanguardia per interventi di fecondazione assistita, diretto dal Dott. Mario Thiella, che collabora con il Dott. Roberto Thiella, la Dott.ssa Cristina Meloncelli e il Dott. Alessandro Cozzolino. Questi centri si avvalgono di tecnologie all’avanguardia e di personale qualificato.
Nel Nordest, nel corso di un anno, sono nati 1.456 figli della provetta, a fronte di 8.846 coppie che si sono sottoposte alle varie tecniche di PMA. I centri attivi nel settore sono 38 in Veneto, 5 in Friuli Venezia Giulia, 1 in Trentino e 6 in Alto Adige.
Aspetti Tecnici e Farmaceutici
La delibera veneta include anche dettagli operativi specifici per l'erogazione dei servizi e la prescrizione dei farmaci. Le prestazioni di PMA includono:
- codice 88.78.1 MONITORAGGIO ECOGRAFICO DEL CICLO OVULATORIO: Minimo 4 sedute.
- codice 65.11 AGOASPIRAZIONE ECOGUIDATA DEI FOLLICOLI [Pick up ovocitario]: Prelievo ovociti. Inclusa valutazione ovocitaria.
- codice 69.92.3 FECONDAZIONE IN VITRO CON O SENZA INSEMINAZIONE INTRACITOPLASMATICA (ICSI) ETEROLOGIA CON OVOCITI A FRESCO.
La prescrizione dei farmaci per il trattamento dell'infertilità femminile e maschile è soggetta alla nota dell’Agenzia Italiana del Farmaco-AIFA n. 74, che limita l’impiego a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) a specifiche indicazioni terapeutiche. Questa nota prevede l'utilizzo, da parte delle strutture autorizzate (pubbliche, private accreditate e private), di un Piano Terapeutico (PT) specialistico. La Regione del Veneto ha predisposto tale PT specialistico con DGR n. 754 del 14.5.2015, mentre l’elenco dei centri prescrittori autorizzati alla diagnosi e compilazione del PT è stato individuato con DGR n. 1451/2018, da ultimo aggiornato con decreto del Direttore Area Sanità e Sociale n. 144/2018. Rimane in capo ai servizi farmaceutici territoriali delle aziende sanitarie, di concerto con i Nuclei Aziendali di Controllo (NAC) nelle fattispecie previste, come disposto dalla DGR n. 43/2017.