Il tema dell'interruzione volontaria di gravidanza, o aborto procurato, rappresenta da sempre un punto focale di acceso dibattito, coinvolgendo questioni etiche, religiose, sociali e legislative. La Chiesa Cattolica mantiene una posizione chiara e immutabile su questa pratica, considerandola un grave disordine morale e un omicidio deliberato di un essere umano innocente. Questa prospettiva affonda le sue radici in una profonda riflessione sulla vita, la sua origine e il suo valore intrinseco, sostenuta da argomentazioni teologiche, filosofiche e scientifiche.

La Definizione di Aborto e la sua Classificazione
Con il termine "aborto" (dal latino ab-orior, "non nascere", "non sorgere") si intende etimologicamente l'evento che causa la mancata nascita del bambino, oppure lo stesso feto non vitale conseguenza del processo abortivo. Può avere cause naturali, e in tal caso è detto aborto spontaneo, o essere procurato intenzionalmente, e si parla di aborto medico, aborto procurato, interruzione volontaria della gravidanza (IVG). Questo articolo si concentrerà sull'aborto procurato, che si distingue dall'aborto spontaneo per l'intervento deliberato dell'uomo. Un caso di aborto naturale, come quello di una donna felicemente incinta che lo subisce, non solleva alcun dilemma morale, sebbene possa portare a una profonda sofferenza e alla necessità di indagini cliniche approfondite per accertarne le cause.
La Posizione Morale della Chiesa Cattolica
La dottrina cattolica considera l'aborto alla stregua di un omicidio e dunque di un peccato mortale, considerando il feto come un essere vivente dal suo concepimento. Questo insegnamento non è mutato e rimane invariabile fin dal primo secolo. La vita umana deve essere rispettata e protetta in modo assoluto fin dal momento del concepimento. Dal primo istante della sua esistenza, l'essere umano deve vedersi riconosciuti i diritti della persona, tra i quali il diritto inviolabile di ogni essere innocente alla vita. Papa Giovanni Paolo II, nell'enciclica Evangelium Vitae (dal latino "Vangelo della Vita"), ha spiegato chiaramente la posizione della Chiesa, definendo l'aborto procurato come "l'uccisione deliberata e diretta, comunque venga attuata, di un essere umano nella fase iniziale della sua esistenza, compresa tra il concepimento e la nascita". Egli ha sottolineato che "fra tutti i delitti che l'uomo può compiere contro la vita, l'aborto procurato presenta caratteristiche che lo rendono particolarmente grave e deprecabile." Il Concilio Vaticano II lo ha definito, insieme all'infanticidio, un "delitto abominevole". L'accettazione dell'aborto nella mentalità, nel costume e nella stessa legge è considerata un segno eloquente di una pericolosissima crisi del senso morale, che diventa sempre più incapace di distinguere tra il bene e il male, persino quando è in gioco il diritto fondamentale alla vita.
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Lo Statuto dell'Embrione e l'Inizio della Vita Umana
Il punto di partenza della Chiesa Cattolica è la convinzione che l'embrione sia un essere umano fin dal concepimento. Dal punto di vista biologico, la descrizione del processo di fertilizzazione (concepimento) indica che "alla fusione dei gameti incomincia a operare come una unità una nuova cellula umana, dotata di una nuova ed esclusiva struttura informazionale che costituisce la base del suo ulteriore sviluppo". Attraverso questo processo, i gameti iniziano a interagire come le parti di un tutto, dando origine a una nuova cellula, lo zigote, che possiede una precisa identità e un proprio orientamento. Questa nuova identità organistica mantiene la propria identità biologica e genetica nel tempo, senza soluzioni di continuità, fino al momento della sua morte. È un nuovo essere che si autocostituisce, imponendo a sé stesso la direzione, le strutture differenziate e la qualità dell'accrescimento, secondo il disegno iscritto nel genoma fin dal momento della fertilizzazione. Questo indica che è un individuo dotato di vita propria, con una propria identità conferitagli da un unico principio sostanziale unificante. Il salto qualitativo essenziale avviene alla fecondazione, nel passaggio da due sostanze a un'unica sostanza: lo zigote. Questa rivela nel suo sviluppo biologico una continuità sostanziale, perché il principio del mutamento è interno alla sostanza stessa. In ogni fase successiva di questo sviluppo il nuovo organismo mantiene unità ontologica con la fase precedente, senza soluzioni di continuità.
La genetica e la scienza moderna supportano questa visione, confermando che l'embrione è un essere umano a tutti gli effetti, dotato di un proprio patrimonio genetico diverso da quello dei genitori e di un sistema nervoso centrale, ritenuto sede della coscienza. Pertanto, il feto è una persona umana avente gli stessi diritti della madre. La Chiesa ritiene che non possano essere accettate le considerazioni sulla mancanza dell'"autonomia vitale" nel feto, poiché essa non si dà neppure in altri stadi della vita: lo stesso bambino appena nato muore se abbandonato a sé stesso, e anziani o malati terminali muoiono pure facilmente quando non ricevono attenzione adeguata.
L'Argomento dell'Anima Razionale e la sua Rilevanza
Un aspetto cruciale nella discussione sull'inizio della vita umana e lo statuto dell'embrione riguarda la questione dell'anima razionale. Storicamente, teologi come Tommaso d'Aquino, seguendo Aristotele, distinguevano tra feto formato e non formato, associando l'animazione razionale a stadi successivi dello sviluppo. Tuttavia, il magistero recente si è svincolato da questo retaggio, considerando l'embrione come un essere umano a partire dal suo concepimento, senza pronunciarsi direttamente sull'esatto momento dell'infusione dell'anima razionale. La Chiesa afferma che, sebbene non si sappia con certezza il momento in cui l'anima razionale si unisce al corpo, è moralmente doveroso trattare l'embrione come una persona umana fin dal concepimento, a causa della "probabilità di trovarsi di fronte a una persona umana".

Questo significa che l'embrione, fin dal concepimento, deve essere difeso nella sua integrità, curato e guarito, per quanto è possibile, come ogni altro essere umano. La Chiesa non nega l'esistenza di problemi già subito con la concezione di "essere vivente" e "essere umano", e che universalmente l'uccisione, o comunque il togliere la vita, si riferisce sia a esseri viventi non-umani, sia agli esseri umani. Tuttavia, la convinzione che l'essere umano sia composto da un "corpo" e da un'"anima razionale" è fondamentale. L'anima razionale, con le sue caratteristiche spirituali che tutti gli altri esseri viventi non hanno, è ciò che rende l'uomo una "persona". Questo interesse per lo studio dell'anima razionale è un approccio filosofico che porta a considerare l'aborto come un omicidio, poiché interrompe lo sviluppo di un essere destinato a diventare una persona completa.
Il Diritto alla Vita: Assoluto e Inviolabile
La Chiesa Cattolica sostiene che esiste un diritto alla vita intrinseco a ogni essere umano, che deriva dal suo stesso atto di esistere. Non si tratta di un diritto assoluto nel senso di un'imposizione arbitraria, ma piuttosto di un diritto dipendente dal piano ontologico. Non esistono interessi superiori o situazioni particolari - come l'oggettiva difficoltà e sofferenza di una madre - che giustifichino la soppressione deliberata di una vita umana. Nulla sembra eguagliare o superare quella che è la condizione, il substrato di possibilità di ogni azione umana e di ogni atto razionale e libero. Quindi, il rispetto per la vita biologica di ogni essere umano (indipendentemente dal suo livello di sviluppo e dalle sue qualità) è la condizione di possibilità di ogni altro rispetto che gli si deve accordare.

L'aborto, alla luce di queste considerazioni, è una pratica omicida, e la sua legittimazione diventa anche un atto profondamente discriminatorio nei confronti di una categoria di persone umane. Questa argomentazione è rafforzata dall'analogia con sentenze storiche che hanno negato diritti a determinate categorie di uomini, come il caso Dred Scott vs. Sandford negli Stati Uniti, dove i neri venivano considerati proprietà e privati dei loro diritti umani. La sentenza Roe vs. Wade, che ha legalizzato l'aborto in alcuni paesi, è vista da alcuni come un analogo moderno, in quanto nega la personalità giuridica al concepito.
L'Aborto Terapeutico: Distinzioni e Critiche
Il concetto di "aborto terapeutico" si riferisce all'interruzione volontaria della gravidanza realizzata intenzionalmente per salvaguardare la vita o la salute materna. La Chiesa opera una distinzione tra aborto diretto e indiretto. L'aborto diretto è quello voluto come fine o come mezzo, e la Chiesa lo condanna in ogni caso. L'aborto indiretto, invece, si presenta come una conseguenza di un'azione necessaria alla salvaguardia della vita della madre, e non è attuato in modo alcuno né come fine né come mezzo, ma è previsto e permesso in quanto si trova inevitabilmente legato a ciò che si vuole e si attua direttamente. Ad esempio, l'asportazione dell'utero (isterectomia) a seguito di un grave danneggiamento che rappresenti un pericolo attuale per la vita o la salute della donna, anche se comporta la perdita del feto, non è considerata un aborto diretto se l'intenzione primaria è la cura della madre e non la soppressione del feto.

Tuttavia, la Chiesa critica l'estensione dell'aborto terapeutico a situazioni che poco hanno a che fare con la salute materna, soprattutto quando si basa su indagini diagnostiche sulla salute del nascituro. Si osserva una crescente tendenza all'accanimento diagnostico prenatale, motivato dalla ricerca di "un altro" a misura delle proprie paure, che può portare alla soppressione del feto anche per minime anomalie. Pratiche estreme come il "Partial-Birth Abortion", che si verifica in alcuni stati fino al nono mese di gravidanza, sono considerate inaccettabili e un'uccisione di neonati che potrebbero già vivere autonomamente. La Chiesa sottolinea che un aborto diretto, anche se chiamato terapeutico, non è una vera terapia, poiché non si tratta di agire su una malattia in atto, ma piuttosto di attuare la soppressione del feto per prevenire un aggravamento della salute o un pericolo per la vita della madre.
La Scomunica e la Misericordia della Chiesa
La Chiesa sanziona con una pena canonica di scomunica coloro che procurano o cooperano formalmente a un aborto. Il Codice di Diritto Canonico del 1917, promulgato da Benedetto XV, imponeva la scomunica latae sententiae senza distinzione di giorni dal concepimento. L'attuale Catechismo della Chiesa Cattolica ribadisce che "chi procura l'aborto, se ne consegue l'effetto, incorre nella scomunica latae sententiae per il fatto stesso d'aver commesso il delitto e alle condizioni previste dal diritto". Tuttavia, la Chiesa non intende in tal modo restringere il campo della misericordia. Papa Francesco, durante il Giubileo del 2016, ha concesso a tutti i sacerdoti del mondo la facoltà di assolvere le donne che hanno abortito, riconoscendo i condizionamenti e il dramma esistenziale e morale che spesso le hanno portate a questa decisione. Ha invitato a non abbandonare la speranza e a cercare la riconciliazione con il Padre attraverso il sacramento della confessione.
Il Contesto Legislativo e il Dibattito in Italia
In Italia, la regolamentazione dell'aborto è stata oggetto di un vasto dibattito culturale e di un iter parlamentare travagliato. La legge 22 maggio 1978 n. 194 ha legalizzato l'aborto entro un determinato limite di tempo dal concepimento (90 giorni), e tra il quarto e quinto mese solo per motivi di natura terapeutica. Questa legge ha rappresentato un superamento della visione del pensiero unico cattolico in materia di maternità, in favore del riconoscimento del diritto di scelta dei genitori. Tuttavia, l'articolo 9 comma 5 della stessa legge riconosce il diritto all'obiezione di coscienza per il personale sanitario, a meno che l'intervento non sia "indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo".

La Chiesa Cattolica, pur riconoscendo l'importanza del diritto civile, sottolinea che la legge umana non può andare contro la legge naturale e i diritti inalienabili della persona. Nel momento in cui una legge positiva priva una categoria di esseri umani della protezione che la legislazione civile deve loro accordare, lo Stato viene a negare l'uguaglianza di tutti davanti alla legge. La Chiesa ribadisce che i diritti inalienabili della persona non dipendono né dai singoli individui, né dai genitori e neppure rappresentano una concessione della società e dello Stato: appartengono alla natura umana e sono inerenti alla persona in forza dell'atto creativo da cui ha preso origine. Tra questi diritti fondamentali bisogna, a questo proposito, ricordare: il diritto alla vita e all'integrità fisica di ogni essere umano dal concepimento alla morte.
Metodi Abortivi e Considerazioni Etiche
L'aborto procurato viene eseguito attraverso diverse tecniche, tra cui l'isterosuzione (frammentazione e aspirazione del prodotto del concepimento) e il raschiamento (svuotamento della cavità uterina). L'aborto può anche essere indotto da farmaci contragestativi in grado di provocare il distacco, la morte e l'eliminazione dell'embrione già annidatosi. Sono considerati abortivi anche i farmaci o i dispositivi che hanno un effetto intercettivo o antinidatorio, che cioè alterano la fisiologia del trasporto dell'embrione già formato nella tuba di Falloppio, e ne provocano la morte impedendone l'impianto in utero. Appartengono a questa categoria i cosiddetti "contraccettivi d'emergenza" e gran parte della contraccezione ormonale.
La Chiesa sottolinea che gli antinidatori, agendo prima dell'impianto in utero, sono comunque abortivi, poiché perseguono la morte del nascituro che già esiste anche se non si è ancora impiantato in utero. L'annidamento non fa dell'embrione il suo essere embrione, e l'impianto non stabilisce la relazione biologica fra la madre e il figlio, poiché quest'ultimo, oltre a essere di per sé geneticamente legato alla madre, stabilisce fin dal concepimento un intenso dialogo biologico con lei.
"L'insegnamento superiore nella storia della Chiesa: scuole, maestri e metodi"
La Posizione della Chiesa su Altre Pratiche "Eversive"
La Chiesa Cattolica ha mantenuto e mantiene una posizione ferma non solo sull'aborto, ma anche su altre pratiche che considera "eversive" degli ideali ecclesiastici. Tra queste, la procreazione medicalmente assistita e l'eutanasia. Per quanto riguarda la procreazione medicalmente assistita, il "no" cattolico era inizialmente motivato dalla tesi che questo sistema di procreazione non è "naturale", ovvero non avviene secondo "le leggi immutabili" stabilite dal creatore. Con la diffusione della fecondazione in vitro, la Chiesa ha espresso preoccupazione anche per il congelamento e la distruzione degli embrioni prelevati in soprannumero, equiparando l'embrione a una persona umana e la fecondazione in vitro all'aborto procurato. La Chiesa cattolica è inoltre nettamente schierata contro l'eutanasia, considerando tali pratiche equivalenti all'omicidio o al suicidio.
La Speranza e la Riconciliazione
La Chiesa, pur condannando fermamente l'aborto, offre un messaggio di speranza e riconciliazione alle donne che hanno abortito. Riconosce che spesso si tratta di una decisione sofferta e drammatica, presa sotto pesanti condizionamenti. "Non abbandonate la speranza", si legge nella Evangelium Vitae. "Il perdono di Dio a chiunque è pentito non può essere negato, soprattutto quando con cuore sincero si accosta al sacramento della confessione per ottenere la riconciliazione con il Padre". Questo invito alla misericordia non diminuisce la gravità del peccato, ma offre una via di guarigione e di pace interiore.