Vania Colasanti è una figura di spicco nel panorama culturale, televisivo e giornalistico italiano. La sua carriera, che spazia dall’approfondimento documentaristico alla saggistica letteraria, è caratterizzata da una costante ricerca della verità, spesso calata in contesti complessi, drammatici o storici. Giornalista professionista dal 1989, Colasanti ha saputo coniugare il rigore dell'inchiesta con la sensibilità del racconto umano, lavorando per alcune delle testate e reti televisive più influenti del Paese.

Un percorso tra televisione, inchiesta e impegno sociale
La formazione professionale di Vania Colasanti è un mosaico di esperienze che attraversano il mondo dei media italiani. Oltre ad aver collaborato con testate storiche come «Paese Sera», «Il Venerdì di Repubblica», «L’Espresso» e il «Corriere della Sera», la sua attività televisiva l’ha vista protagonista in Rai sin dal 1997. Tra le collaborazioni più significative, spicca il lungo lavoro per il programma di RaiTre Storie Maledette di Franca Leosini, un punto di riferimento per l'approfondimento giornalistico e criminologico in Italia.
La sua capacità di ideare e scrivere programmi ha trovato espressione in diversi ambiti: dal 2002 ha ideato i documentari della serie A tu per tu, intervistando figure di spicco del panorama culturale e dello spettacolo, mentre nel 2006, per RaiDue, ha curato il programma di medicina La Salute In… forma e la trasmissione Successi.
Il ritorno del racconto del dolore: l'impegno per la memoria dei sequestri
Negli ultimi anni, Vania Colasanti ha dato voce a una delle pagine più oscure della storia italiana recente: la stagione dei sequestri di persona. Attraverso la piattaforma RaiPlay, ha scritto e ideato docu-crime di grande impatto, trasformando il racconto giornalistico in un atto di memoria civile.
- Ti ho visto negli occhi: È il docu-crime dedicato al brutale rapimento di Anna Bulgari e del figlio Giorgio Calissoni. La narrazione si concentra su uno degli eventi più efferati di quell’epoca, segnato dalla barbarie della mutilazione del figlio, una ferita ancora viva nella memoria collettiva.
- 343 giorni all'inferno: Questo lavoro documenta la drammatica prigionia di Barbara Piattelli, vittima di un sequestro durato quasi un anno nelle grotte dell'Aspromonte. La ricostruzione offre una testimonianza lucida su come il dolore individuale si intrecci con le carenze dello Stato e il muro di omertà che, per decenni, ha impedito di raggiungere la verità giudiziaria.
- L’incredibile sequestro Casana: Un ulteriore tassello che completa il mosaico del lavoro di inchiesta della Colasanti sulla criminalità organizzata e le sue vittime.
L'INDUSTRIA DEI SEQUESTRI Documentario
Saggistica e indagine storica
Oltre al lavoro televisivo, la carriera di Vania Colasanti è segnata da una solida produzione editoriale. I suoi libri esplorano il legame profondo con il passato e la ricerca di figure dimenticate o complesse:
- Ciao, sono tua figlia (2011): Un’opera che affronta il tema dell'importanza della figura paterna e il difficile percorso di accettazione dei genitori latitanti, unendo riflessione privata e analisi sociologica.
- Scatto Matto (2013): La biografia di Adolfo Porry-Pastorel, considerato il padre del fotogiornalismo italiano. Colasanti ricostruisce la vita di questo pioniere, legato anche alla sua famiglia, che per anticipare la concorrenza arrivava a inviare i negativi delle sue foto tramite i piccioni viaggiatori. La sua competenza su questo autore l'ha portata a curare la voce per l’Enciclopedia Treccani e a collaborare alla mostra Adolfo Porry-Pastorel - L'altro sguardo tenutasi a Palazzo Braschi nel 2021.
- Grazie al cielo. Vincere la paura di volare (e non solo) (2018): Scritto con il neurologo Rosario Sorrentino, è un manuale che affronta il superamento delle fobie e il benessere psicologico.
- Inseguendo Caravaggio, nei suoi luoghi e nei suoi quadri (2024): Un viaggio sentimentale e narrativo alla ricerca dell'uomo Michelangelo Merisi, calato nella realtà dei fatti e dei luoghi visitati dal pittore.

Il legame con il territorio e la scrittura per «la Repubblica»
L’attività giornalistica di Vania Colasanti non si ferma alla Rai. Per il quotidiano «la Repubblica», cura la rubrica di interviste a casa di personaggi celebri nelle pagine romane. Questo spazio le permette di declinare l'intervista in una forma più intima e privata, mantenendo sempre alta l'attenzione per il dettaglio e l'analisi psicologica, elementi ricorrenti in ogni sua opera.
La capacità di trattare temi che spaziano dall'arte alla cronaca nera, passando per la saggistica, definisce l'identità intellettuale di Colasanti: una professionista che non si limita alla cronaca, ma cerca costantemente di "restituire" un senso agli eventi, che si tratti della vita di un pioniere del fotogiornalismo o della sofferenza di una vittima delle mafie.

Considerazioni sulla metodologia narrativa
La cifra stilistica di Colasanti è rintracciabile nell'attenzione meticolosa verso le fonti e nell'empatia con cui si accosta ai soggetti delle sue storie. Che si tratti di un prigioniero politico, di una vittima di sequestro o di un grande artista del passato, l'approccio rimane immutato: ricostruire il contesto per comprendere l'uomo.
Il suo lavoro, in particolare nelle produzioni docu-crime, serve a colmare un vuoto informativo su fatti che, pur avendo scosso l'opinione pubblica negli anni '70 e '80, sono spesso scivolati nel dimenticatoio, lasciando molte famiglie senza il conforto di una giustizia definitiva. Attraverso l'uso del repertorio e della testimonianza diretta, Vania Colasanti trasforma il dato storico in una narrazione civile urgente, capace di parlare tanto al pubblico di massa quanto allo studioso interessato alle pieghe più oscure della società italiana contemporanea.