Il drenaggio, dall'inglese "prosciugamento", in medicina si intende la deviazione di un liquido organico o di un gas, generalmente la secrezione proveniente da una ferita o da una cavità, per mezzo di una struttura in grado di canalizzarli verso l'esterno. Questa pratica medica rappresenta una componente fondamentale in numerosi contesti clinici, dalla chirurgia alla gestione di patologie complesse, e risulta particolarmente utile in situazioni diverse. Il suo ruolo è critico per la prevenzione di complicanze, il monitoraggio delle condizioni del paziente e il supporto al processo di guarigione.
I. Il Drenaggio in Medicina: Principi Fondamentali e Finalità Terapeutiche
L'applicazione di un sistema di drenaggio risponde a molteplici esigenze terapeutiche e diagnostiche. L'obiettivo primario è quello di rimuovere accumuli indesiderati di liquidi o gas, che altrimenti potrebbero compromettere la funzione degli organi, rallentare la guarigione o indicare l'insorgenza di problematiche serie.
Un'azione decompressiva è un primo, fondamentale scopo del drenaggio. Questa si rende necessaria quando si vuole evitare che l'accumulo di liquidi, o altre sostanze, e il loro ristagno comporti la distensione dell'organo. Un esempio significativo è il drenaggio gastrico, che si ottiene con il posizionamento di un piccolo tubo che, passando attraverso il naso, la faringe e l'esofago, raggiunge lo stomaco. Questo sondino nasogastrico rappresenta uno dei drenaggi più utilizzati e ottiene l'effetto di svuotare lo stomaco dai succhi gastrici. Ciò risulta particolarmente utile nel corso di determinate patologie quale l'ulcera peptica emorragica, perché limitando l'azione irritante dell'acido cloridrico sulla lesione ulcerosa ne permette una più rapida cicatrizzazione. In questi casi, la capacità del drenaggio di ridurre la pressione e rimuovere agenti irritanti è direttamente collegata alla promozione della guarigione.
Oltre alla decompressione, un'altra funzione vitale è l'azione spia. Questa si manifesta quando è necessario monitorare i liquidi che normalmente vengono prodotti dopo un'operazione chirurgica per notare eventuali variazioni della loro natura e quantità, segno precoce di complicanze spesso gravi. L'azione spia è particolarmente utile per cogliere tempestivamente la comparsa di sostanze incongruenti con l'intervento subito dal paziente. Ad esempio, la presenza di una modesta quantità di sangue è da considerare normale nell'immediato decorso post-operatorio. Tuttavia, sangue in quantità eccessiva rispetto alle previsioni e che può essere segno di una emorragia interna post-operatoria necessita di attenzione immediata. Allo stesso modo, una quantità modesta di pus può rappresentare il residuo di quello non completamente asportato dopo interventi particolarmente indaginosi, come in caso di appendicite acuta purulenta o colecistite acuta purulenta, e tende a ridursi spontaneamente e a scomparire in breve tempo. La comparsa di bile, urine o materiale fecale, la cui presenza può significare perforazioni dei visceri, è un segnale d'allarme che i drenaggi possono rilevare precocemente.
I drenaggi consentono la sorveglianza del focolaio chirurgico stesso, quando vi sia la possibilità di emorragie, deiscenza di suture, comparsa di materiale purulento, di materiale biliare, enterico o di urina. Questa sorveglianza attiva permette un intervento tempestivo in caso di complicanze, riducendo significativamente la morbilità e migliorando gli esiti per il paziente.
Infine, un'altra funzione protettiva riguarda le suture. I drenaggi proteggono le suture sulle anastomosi di difficile consolidamento per evitare la stenosi delle anastomosi stesse ed evidenziano precocemente possibili fistole o deiscenze di anastomosi. Inoltre, possono essere utilizzati per introdurre farmaci, liquidi di lavaggio, o altre sostanze terapeutiche direttamente nel sito chirurgico.

I drenaggi sono costituiti in genere da tubi di polietilene di varia grandezza e lunghezza, siliconati e trasparenti, progettati per garantire la massima biocompatibilità e facilità di monitoraggio visivo del fluido drenato. La scelta del tipo di drenaggio e del suo materiale dipende strettamente dall'indicazione clinica e dalla sede di applicazione.
II. Classificazione e Funzionamento dei Drenaggi: Passivi e Attivi
I sistemi di drenaggio possono essere ampiamente classificati in due categorie principali in base al meccanismo con cui rimuovono i fluidi: passivi e attivi. Questa distinzione è fondamentale per comprendere il loro funzionamento e le relative applicazioni cliniche.
A. Drenaggi Passivi
I drenaggi passivi si basano su principi fisici naturali, come la capillarità o la gravità, per facilitare il deflusso di liquidi da una cavità o una ferita. Non richiedono una fonte di aspirazione esterna.
Drenaggi Passivi per Capillarità:Questi drenaggi sfruttano la tensione superficiale e l'adesione del liquido alle superfici del materiale per "attirare" il fluido verso l'esterno. Un esempio è il drenaggio a coda di cavallo, il cui principio di funzionamento ricalca il principio fisico di capillarità. I drenaggi realizzati con tessuto di cotone sterile assorbono la fibrina presente nel sangue, permettendo al sangue drenato, appunto, di non coagulare. Altri esempi includono:
- Canale o nastro: un nastro di para o di gomma, disponibile in varie misure, che viene inserito nel sito per permettere la fuoriuscita dei liquidi lungo la sua superficie.
- Dito di guanto: un semplice dito di guanto tagliato all'estremità in senso longitudinale, utilizzato per drenaggi di piccole entità.
- Tubolare a strisce: consiste in varie strisce di garza, in numero noto, contenute all’interno di un drenaggio tubolare di gomma, debordanti alle due estremità di esso.
- Sigaretta: una striscia di garza inserita nel lume di un grosso drenaggio tubolare di gomma, tagliato in tutta la sua lunghezza, debordante da ambo le estremità.
- Penrose: un drenaggio piatto, in para morbida, foderato all’interno con una lunghetta inserita a fisarmonica e debordante alle due estremità del drenaggio. Il drenaggio di Penrose è un dispositivo posizionato all’interno di una ferita per rimuovere l’essudato. Consiste in un tubo di gomma morbida che viene posizionato all’interno della ferita per prevenire l’accumulo di fluidi.
- Zaffo: Un drenaggio particolare è lo zaffo, costituito da una garza lunga che viene stipata in una ampia ferita infetta (dopo toilette chirurgica) o in una cavità ascessuale (dopo l'incisione e lo svuotamento dell'ascesso) e che consente al sito infetto di continuare a liberarsi del contenuto. Nel caso dell'ascesso, impedisce ai lembi cutanei di cicatrizzare prima che tutta la cavità sia stata chiusa dal tessuto di granulazione (guarigione per seconda intenzione).
Drenaggi Passivi per Caduta (o per gravità):Questi sistemi si basano sulla differenza di altezza e sulla forza di gravità. I drenaggi tubolari in gomma, in materiale sintetico o al silicone, più lunghi del tramite in cui sono inseriti, sono raccordabili ad un contenitore sterile graduato, monouso, posto ad un livello più basso della ferita. Il materiale drenato fluisce per gravità nel contenitore. Il drenaggio del materiale avviene per differenze di pressione e gravità tra la cavità interna e l’esterno. Questo tipo di drenaggio presenta un minor trauma tissutale ma un maggior rischio di decubito se non posizionato e gestito correttamente.
B. Drenaggi Attivi a Sistema Aspirante
I drenaggi attivi, a differenza di quelli passivi, utilizzano una fonte di aspirazione per creare una pressione negativa che "risucchia" i fluidi dalla cavità o dalla ferita. Sono considerati tali poiché sono raccordati ad una forza aspirante, che può essere a muro (centralizzata) o trasportabile (come per il Bülau o la camera di aspirazione a soffietto come l’Emodren, etc.). Si distinguono ad alto o basso vuoto a seconda della pressione negativa aspirante che esercitano nelle strutture anatomiche trattate chirurgicamente.
Esistono diverse configurazioni per i drenaggi attivi:
- Suzione chiusa: in questo sistema, il tubo di drenaggio viene posto a fondo cieco all’interno di una cavità, mentre all’altra estremità viene collegato un sistema a pressione negativa. Questo meccanismo previene l'ingresso di aria esterna, mantenendo un ambiente sterile e riducendo il rischio di infezioni.
- Suzione aperta: su drenaggio tubolare doppio (uno esterno più grande e uno interno più piccolo) si applica il vuoto a uno dei due tubi: da questo esce il materiale, mentre dall’altro entra aria. Questo è meno comune nei sistemi moderni per il rischio di ingresso di aria non filtrata.
Tra i drenaggi attivi più diffusi, alcuni meritano una menzione speciale:
1. Il Drenaggio di Redon: Un Sistema Aspirante Chiuso EfficaceIl drenaggio Redon è un esempio classico di sistema a suzione chiusa. Si tratta di un tubolare di gomma, di para o di materiale sintetico atraumatico, a punta smussa, angolato o no, con aperture laterali circolari identiche di diametro, di lunghezza e calibro variabile. Questo tipo di drenaggio opera "a sistema chiuso" se raccordato ad un apparecchio aspirante. L'apparecchio aspirante è tipicamente una boccetta a vuoto pre-caricato o un soffietto comprimibile che, una volta attivato, crea e mantiene una pressione negativa costante all'interno del sistema, aspirando i fluidi dalla zona chirurgica.
Funzionamento e Vantaggi:Il sistema Redon, grazie alla pressione negativa continua, assicura una rimozione efficiente dei liquidi ematici o sieroematici che si accumulano dopo un intervento chirurgico. La sua natura di sistema chiuso riduce notevolmente il rischio di contaminazione batterica dall'esterno, un vantaggio significativo in termini di prevenzione delle infezioni post-operatorie. Le aperture laterali sul catetere permettono un'aspirazione distribuita, sebbene, come evidenziato dal principio di base della fisica sui flussi, quando in un tubo ci sono una serie di fori tutti con identico diametro, nei fori più vicini alla sorgente di aspirazione la pressione aspirante è maggiore rispetto a quelli via via più lontani dalla sorgente stessa.
Per contrastare questo effetto, è stato sviluppato il drenaggio Ulmer. Usando invece una serie di fori a diametro graduale, come sono realizzati nello speciale catetere per drenaggio di Ulmer, si agisce contro tale effetto equilibrando così la pressione aspirante lungo tutto il tratto perforato, garantendo un drenaggio più uniforme ed efficace.
2. Il Drenaggio di Jackson-PrattIl drenaggio di Jackson-Pratt è un altro sistema ampiamente utilizzato per rimuovere l’eccesso di liquidi da una cavità corporea attraverso una aspirazione costante. Il presidio consiste in un contenitore di plastica flessibile, spesso a forma di pera, collegato ad un tubo di drenaggio. Il sistema di drenaggio Jackson-Pratt utilizza una pressione negativa generata comprimendo il contenitore e chiudendolo. Questa bassa pressione negativa consente di non creare danni alle strutture addominali quali omento ed intestino (evitando perforazione intestinale, ischemia, etc.), pur garantendo un'efficace rimozione dei fluidi.

III. Sistemi Speciali di Drenaggio e l'Importanza delle Valvole Antireflusso
Oltre ai drenaggi generalisti, esistono sistemi specifici progettati per aree anatomiche particolari o per particolari tipi di fluidi da drenare, e in alcuni di questi, il concetto di valvola antireflusso assume un ruolo di primo piano, esplicitamente integrato nel design.
A. Il Drenaggio Pleurico: Proteggere il Polmone con la Valvola ad Acqua
Con drenaggio pleurico si intende l'incisione della parete toracica e la successiva introduzione percutanea di un tubo di drenaggio nello spazio pleurico. Questo tipo di drenaggio è utilizzato per drenare diverse condizioni patologiche, tra cui emotorace (sangue nel cavo pleurico), pneumotorace (aria nel cavo pleurico), chilotorace (linfa nel cavo pleurico), versamento pleurico (eccesso di liquido) ed empiema (pus nel cavo pleurico). L’inserimento può, in alcuni casi, essere causa di pneumotorace.
Il grado pressorio negativo all'interno della cavità pleurica, infatti, permette l'espansione polmonare impedendone il collasso. Mantenere questa pressione negativa è cruciale. Il sistema di drenaggio pleurico è fondamentalmente composto da 4 diverse parti: il catetere di drenaggio (il tubo inserito nel paziente), il raccordo, il tubo collettore e il presidio di raccolta. Si inserisce con un sistema dotato di mandrino tra il 2° e 3° spazio intercostale emiclaveare o tra il 5° e il 6° spazio medio ascellare, in base all'entità del fluido da drenare.
Un componente essenziale del sistema di drenaggio pleurico, spesso chiamato anche drenaggio a valvola d'acqua, è la valvola ad acqua. Questa camera ha funzione di sicurezza impedendo all'aria di ritornare nel torace quando il paziente inspira grazie all'unidirezionalità della valvola. Questa valvola unidirezionale permette all'aria di fuoriuscire dalla cavità toracica durante la fase espiratoria e le impedisce di rientrarvi in fase inspiratoria. Questo meccanismo è vitale per prevenire il collasso polmonare o l'insorgenza di un pneumotorace iperteso, una complicanza grave. La valvola ad acqua unisce le proprietà dei drenaggi passivi per gravità e l'effetto a valvola ad acqua, come nel drenaggio di Bülau.
Un altro elemento importante in un sistema di drenaggio pleurico è la camera di controllo della pressione di aspirazione. Questa camera viene riempita con acqua sterile fino al livello standard di 20 cm di acqua (la stessa camera, però, può essere calibrata anche su altre quantità, seppur in occasioni più rare) per regolare l'intensità dell'aspirazione applicata.
Connessione con il Concetto di Antireflusso per il Drenaggio Redon:Mentre la descrizione esplicita della "valvola unidirezionale" si riferisce principalmente al drenaggio pleurico e al suo sistema a valvola ad acqua (per prevenire il reflusso di aria), il principio sottostante di prevenzione del riflusso è intrinseco anche al funzionamento del drenaggio Redon. Il Redon, essendo un sistema chiuso con aspirazione negativa costante, impedisce attivamente il ritorno di fluidi nella cavità corporea. La pressione negativa mantenuta dal contenitore di raccolta è il meccanismo primario che garantisce che il flusso sia unidirezionale, fungendo di fatto da barriera antireflusso per i fluidi. Se il sistema Redon perde la sua aspirazione, c'è il rischio di ristagno o, se il contenitore è posizionato più in alto rispetto al sito del drenaggio, anche di potenziale reflusso passivo, benché il design sia volto a minimizzare tale eventualità. Pertanto, sebbene il Redon non abbia una "valvola ad acqua" dedicata per l'aria come il drenaggio pleurico, il suo "sistema chiuso" e "aspirante" incorpora una funzione antireflusso per i liquidi.
Drenaggio Pleurico con Sistema Dren-Tech
B. Altri Drenaggi Specializzati
1. Drenaggio di Kehr (T-Tube)Il drenaggio di Kehr, anche conosciuto come T-Tube per la sua caratteristica forma a "T", viene introdotto negli organi cavi o nei condotti escretori, in particolare nel dotto cistico o coledoco. Ne esistono di forme diverse, denominati a seconda dell’organo in cui sono introdotti o del nome dell’Ideatore. La parte a forma di "T" viene inserita all'interno del Dotto biliare comune, mentre il tubo viene inserito all'interno di una sacca di raccolta. Viene utilizzato come un drenaggio biliare temporaneo nel post-operatorio. Alcune volte viene utilizzato anche per alcuni problemi ureterali, fornendo un percorso alternativo per il drenaggio di bile o urina in caso di ostruzioni o interventi chirurgici.
2. Catetere PigtailIl catetere Pigtail è un tipo di catetere che ha il solo scopo di rimuovere i liquidi da organi, dotti o ascessi. È un drenaggio sterile, sottile, lungo, con la punta a forma di "coda di maiale" (da cui il nome "pigtail"), che si arriccia una volta in posizione per evitare lo spostamento. Il kit di inserimento è provvisto di filo guida, e la punta del drenaggio ha molti fori che facilitano il sistema di drenaggio. Questi cateteri vengono inseriti sotto stretta guida radiologica che ne conferma il corretto posizionamento.

3. Nefrostomia PercutaneaStreimamente correlata al catetere Pigtail, la nefrostomia percutanea è una procedura in cui un drenaggio viene inserito per via percutanea (attraverso la pelle) per drenare urine direttamente dal rene, se l'uretere è stenotico. In questo caso viene chiamata Nefrostomia. Altre situazioni nelle quali è richiesto l'inserimento di questo tipo di drenaggio sono l'occlusione delle vie biliari o la presenza di ascessi in altre sedi, dimostrando la versatilità di questi dispositivi in diverse applicazioni diagnostiche e terapeutiche, spesso con l'ausilio di esami strumentali radiologici con mezzo di contrasto per il posizionamento e il monitoraggio.
IV. Gestione e Cure Infermieristiche del Paziente con Drenaggio
L'assistenza infermieristica al paziente con drenaggio è un aspetto cruciale della cura post-operatoria e della gestione di alcune patologie. Le complicanze principali nell'assistenza infermieristica a persona con drenaggio pleurico, così come per altri tipi di drenaggi, sono di differente natura e richiedono un monitoraggio costante e una gestione attenta. I principali obiettivi del nursing dedicato al paziente con drenaggio mirano alla minima riduzione della possibilità delle varie complicanze.
Tra le complicanze più comuni e gravi si annoverano:
- Infezione: La contaminazione batterica da risalita è un rischio significativo, specialmente con sistemi aperti o una gestione igienica inadeguata.
- Reazione da corpo estraneo: Il corpo può reagire al materiale del drenaggio, causando infiammazione o disagio.
- Diminuzione della resistenza del tessuto: La presenza prolungata del drenaggio può indebolire i tessuti circostanti.
- Pessimo posizionamento: Un posizionamento non corretto può portare all'accumulo di liquidi, al piegamento del tubo di drenaggio (il tubo non deve piegarsi), e in casi estremi, a rottura/perforazione di siti anastomotici o lesioni di organi cavi. Un pessimo posizionamento può anche essere causa di deiscenza della ferita chirurgica o erniazione.
- Pessima gestione post-operatoria: Errori nella gestione possono portare a complicanze come la rimozione precoce (con conseguente accumulo di liquidi residui).
Per minimizzare questi rischi, è essenziale un'attenta osservazione e gestione. Il monitoraggio delle eventuali variazioni nelle caratteristiche e del volume del liquido drenato è di primaria importanza. È necessario identificare qualsiasi complicanza risulti dalla perdita di liquidi, come ipotensione o shock, e, se necessario, rimpiazzare i liquidi persi dai drenaggi attraverso soluzioni e.v.
La natura del liquido drenato fornisce indicazioni vitali:
- Sangue: La presenza di una modesta quantità di sangue è da considerare normale nell'immediato decorso post-operatorio. Tuttavia, quantità eccessive possono indicare emorragia.
- Pus: Una quantità modesta di pus può rappresentare il residuo di quello non completamente asportato dopo interventi particolarmente indaginosi.
- Bile, urine, materiale fecale: La loro presenza è un segnale di allarme che può significare perforazioni dei visceri.
La medicazione del sito di inserimento del drenaggio richiede particolare attenzione. È necessario impostare la rivalutazione e il confezionamento della nuova medicazione ogni qualvolta essa sia sporca o al massimo ogni 48 ore per mantenere l'asepsi e prevenire infezioni.
Un aspetto spesso sottovalutato è l'impatto psicologico e fisico sul paziente. Il drenaggio pleurico, ad esempio, può rappresentare un ostacolo fisico e psicologico importante per un paziente. Pertanto, la promozione e l’incoraggiamento alla mobilità, sia attiva che passiva, sono fondamentali al fine di agevolare la funzione del drenaggio ed evitare che lo stesso sia di impedimento alla ripresa fisica del paziente.
Infine, la registrazione dei dati sulla Cartella Clinica Informatizzata è indispensabile per monitorare l'andamento del drenaggio, valutare le risposte al trattamento e prendere decisioni informate sulla gestione del paziente.

V. La Rimozione del Drenaggio
La decisione di rimuovere un drenaggio è basata su criteri clinici specifici, volti a garantire che la cavità o la ferita sia sufficientemente guarita e che non vi sia più rischio di accumulo significativo di fluidi o gas.
Generalmente i drenaggi dovrebbero essere rimossi quando il liquido drenato si è azzerato, oppure quando il volume diventa inferiore a 25 ml al giorno. Questa soglia indica che la produzione di fluidi è minima e che il corpo è in grado di riassorbire autonomamente il residuo.
In alcuni casi, per favorire una guarigione graduale e permettere ai tessuti di adattarsi alla chiusura del canale di drenaggio, i drenaggi possono essere accorciati approssimativamente 2 cm al giorno. Questo processo di progressiva rimozione è particolarmente utile per i drenaggi che hanno creato un tramite più ampio o che sono rimasti in sede per un periodo prolungato.
I drenaggi a protezione di anastomosi chirurgiche possono essere mantenuti in sede per una settimana, o anche più a lungo, a seconda della complessità dell'anastomosi e del rischio di fistole. La loro rimozione anticipata potrebbe compromettere l'integrità della sutura.
È importante notare che i drenaggi lasciati in sede per lunghi periodi di tempo possono essere difficoltosi da rimuovere, a causa dell'adesione dei tessuti circostanti al catetere. In tali situazioni, la rimozione deve essere effettuata con cautela per minimizzare il trauma tissutale.
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