L'indicazione principale in diagnosi prenatale è rappresentata dallo studio dell’assetto cromosomico fetale mediante l’analisi del cariotipo tradizionale, al fine di evidenziare la presenza di eventuali anomalie cromosomiche. Un difetto o un eccesso dei cromosomi può provocare sintomi più o meno gravi. L’analisi del cariotipo è lo studio del corredo cromosomico di un individuo. La determinazione del cariotipo fetale costituisce un’indagine importante in quanto permette di evidenziare eventuali anomalie cromosomiche, sia numeriche (quali trisomie, monosomie e presenza di un marcatore), che strutturali (traslocazioni, delezioni ed inversioni).

Fondamenti delle Anomalie Cromosomiche
Le aneuploidie numeriche più frequenti osservate nell’uomo sono la monosomia (assenza di un elemento nella coppia di cromosomi omologhi) e la trisomia (presenza di un elemento addizionale in una coppia di cromosomi omologhi). L’aneuploidia è causata, nella maggior parte dei casi, da errori di non-disgiunzione alla meiosi che causano la formazione di due cellule (gameti) che contengono rispettivamente un cromosoma in più ed uno in meno. La causa della non-disgiunzione non è nota, ma si verifica con maggior frequenza nella meiosi femminile ed aumenta con l’età. Da ciò deriva un aumentato rischio di patologia cromosomica fetale in madri di età superiore o uguale a 35 anni.
Le anomalie cromosomiche di numero più frequentemente riscontrate sono la trisomia 21, la trisomia 18, la trisomia 13, tutte associate al ritardo mentale e, talora, a malformazioni e difetti di crescita. Anche i cromosomi del sesso possono andare incontro a difetti sia numerici (polisomie, 47,XXY; 47,XXX; 47,XYY), ma spesso sono causa di una sintomatologia più lieve. Le alterazioni cromosomiche strutturali bilanciate non danno luogo né a perdita né ad guadagno di materiale genetico e le persone portatrici sono generalmente fenotipicamente normali. Le anomalie sbilanciate, invece, provocano perdita/guadagno di materiale genetico, perciò vengono identificate in soggetti con fenotipo clinico.
Tipologie di Alterazioni Strutturali
Le delezioni consistono nella perdita di un segmento di un cromosoma, che può essere terminale o interstiziale. Di solito le sindromi da delezione interessano segmenti relativamente grandi di cromosoma (> 10 Mb). Le inversioni originano da 2 rotture che avvengono sullo stesso cromosoma e dalla successiva rotazione di 180° del segmento compreso tra i punti di rottura. Le traslocazioni reciproche originano dalla rottura di due, o raramente di più cromosomi, e dallo scambio reciproco dei segmenti. Le traslocazioni Robertsoniane originano dalla fusione di due cromosomi acrocentrici, che si sono rotti al centromero o in prossimità di questo.
Procedure di Diagnostica Prenatale Invasiva
La diagnostica citogenetica prenatale consiste nella determinazione del cariotipo fetale. Le tecniche a disposizione sono l’amniocentesi, la villocentesi e la funicolocentesi (o cordocentesi). L’accesso alle tecniche invasive è sempre subordinato alla scelta libera, consapevole ed informata da parte della gestante.
Villocentesi (Biopsia dei Villi Coriali)
Il prelievo dei villi coriali (CVS) è una tecnica consolidata che consente di studiare i cromosomi del bambino senza penetrare nel sacco amniotico. Il prelievo di circa 20 mg di villi coriali avviene per via transaddominale o transcervicale sotto controllo ecografico, tra la 11° e la 13° settimana di gestazione.
- Metodo diretto: Sfrutta le divisioni spontanee delle cellule dei villi, puliti ed esaminati dopo breve incubazione.
- Metodo in coltura: Le cellule sono seminate su vetrini e incubate a 37°C. Quando i cloni sono ben sviluppati (9-15 giorni), si procede alla tripsinizzazione e al blocco in metafase.

Amniocentesi
L’amniocentesi è la tecnica di diagnosi prenatale invasiva più diffusamente utilizzata. Il prelievo di 20 ml di liquido amniotico si esegue per via transaddominale tra la 15° e la 18° settimana di gestazione. Il liquido contiene amniociti, cellule fetali in sospensione.
Il processo di coltura prevede l'allestimento di 3 colture distinte in contenitori sterili. Ogni cellula che aderisce alla fiasca forma un “clone”. Dopo circa 12-15 giorni, la divisione cellulare viene bloccata allo stadio di metafase, con cromosomi ben spiralizzati. Successivamente, le cellule vengono trattate con soluzione ipotonica, colorate, osservate al microscopio e fotografate.
Interpretazione dei Risultati e Limiti
Al termine, si osserva il cariotipo: 22 coppie di autosomi e i due cromosomi sessuali (X e Y). I cromosomi vengono disposti in ordine decrescente di dimensioni.
Possibili criticità diagnostiche
- Insuccesso della coltura: Raramente (1 caso su 500 per amniocentesi, 1 su 100 per villocentesi), le cellule epiteliali materne possono inibire la crescita dei cloni. La mancata crescita non è indice di patologia fetale.
- Mosaicismo: La presenza di due linee cellulari diverse nello stesso individuo (1% dei casi nei villi). Può essere un fenomeno limitato agli annessi o reale, richiedendo talvolta indagini su altri tessuti (amniocentesi o cordocentesi).
- Artefatti "in vitro": Aberrazioni cromosomiche che insorgono nel laboratorio durante la coltura. Sono pseudomosaicismi che non hanno significato clinico per il feto.
- Limiti di risoluzione: L’esame standard ha una risoluzione di 350-400 bande e identifica alterazioni > 10-15 Mb. Anomalie più piccole richiedono tecniche di II livello come l'array-CGH.
Tecniche Molecolari Rapide
Per ottenere risultati in tempi brevi (24-48 ore), si utilizzano tecniche che non richiedono coltura:
- FISH (Fluorescent In Situ Hybridization): Sonde fluorescenti si legano a segmenti di DNA specifici, visibili al microscopio come puntini colorati.
- QF-PCR (Quantitative Fluorescent PCR): Una tecnica avanzata di amplificazione genica per identificare rapidamente aneuploidie dei cromosomi 13, 18, 21, X e Y.
Animazione sulla preparazione del cariotipo umano
Considerazioni Cliniche e Consulenza Genetica
È di fondamentale importanza il ruolo della consulenza genetica, che dovrebbe sempre accompagnare la diagnosi prenatale, specialmente in caso di referti divergenti dalla norma. Il rischio di aborto legato alle procedure invasive (amniocentesi e villocentesi) è stimato intorno all'1%, sebbene in centri altamente specializzati possa ridursi allo 0,5%.
L'indicazione per tali esami include:
- Età materna superiore ai 35 anni.
- Precedente figlio con patologia cromosomica.
- Genitore portatore di riarrangiamenti strutturali bilanciati.
- Anomalie fetali rilevate tramite screening ecografico o biochimico (test combinato, tri-test).
- Familiarità per malattie genetiche o metaboliche.
Il dosaggio dell'alfa-fetoproteina (AFP) sul liquido amniotico rimane un importante indicatore per i difetti del tubo neurale. Infine, in caso di gravidanze gemellari, la strategia di prelievo deve tener conto della corionicità (numero di placente) per garantire l'accuratezza diagnostica per ogni feto, evitando contaminazioni tra le linee cellulari.
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