Il neonato che mangia meno: guida completa per comprendere i segnali di crescita

Tra gli interrogativi che affollano la mente delle neo mamme, due in particolare occupano un posto d’onore: come capire se il neonato mangia abbastanza e se si ha latte a sufficienza? Per una mamma, vedere il proprio bambino crescere è fonte di gioia e rassicurazione. Tuttavia, può capitare di notare che il piccolo non aumenta di peso come ci si aspetterebbe. Questo può generare ansia e molte domande: "Sto facendo abbastanza?", "Il mio latte è sufficiente?", "C’è qualcosa che non va?".

illustrazione che rappresenta una mamma che osserva il proprio neonato con serenità

In questo articolo, basato su anni di esperienza in ambito di patologia neonatale e consulenza pediatrica, cercheremo di fare chiarezza. Dal momento che il contenuto potrebbe essere molto lungo, ho deciso di preparare anche un indice. Quello che dovrai fare è cliccare sul paragrafo del tema su cui vuoi sapere di più. Ti auguro una buona lettura e ti invito, come sempre, a venirmi a trovare sul mio canale Instagram per dubbi e domande e per scoprire i contenuti dedicati all’osteopatia pediatrica e neonatale che ho l’abitudine di pubblicare.

Parametri di riferimento: pesi e misure nel primo periodo

Ogni neonato è unico, e la crescita varia da bambino a bambino. Tuttavia, ci sono alcuni parametri di riferimento che aiutano a monitorare il benessere del piccolo. Il peso alla nascita vede la maggior parte dei neonati attestarsi tra i 2,5 e i 4,5 kg. Nei primi giorni di vita, è normale che il neonato perda fino al 10% del peso corporeo: questo avviene perché elimina i liquidi in eccesso e si adatta al nuovo ambiente, un fenomeno noto come calo fisiologico.

Dopo il calo fisiologico, i neonati riprendono peso, guadagnando circa 150-200 grammi a settimana nei primi tre mesi. Se ti chiedi quanto deve mangiare un neonato, il fabbisogno varia in base all’età e al peso. Affidati al pediatra per valutare se la crescita del tuo bambino è regolare. È importante tenere presente che, nel primo trimestre di vita, è considerato adeguato un aumento di peso tra i 130 e i 200 grammi alla settimana. Dopo i due mesi di vita l’aumento di peso è meno regolare e l’utilizzo dei percentili da parte del pediatra è utile per valutare se l’accrescimento sta avvenendo in modo adeguato. Non tutti i bambini aumentano in modo costante ogni settimana. Può accadere che una settimana non si verifichi alcun incremento di peso: di solito, quando succede, si assiste a un recupero la settimana successiva.

grafico che illustra le curve di crescita standard per un neonato nei primi mesi di vita

Interpretare i segnali di sazietà

Più che la bilancia, bisogna prendere in considerazione l’osservazione di diversi messaggi che il piccolo manda. Il neonato, infatti, dopo ogni poppata dovrebbe mostrare segni di sazietà. Il fatto di addormentarsi mentre succhia è un segnale tipico. Anche il fatto di staccarsi spontaneamente a fine poppata implica il raggiungimento di una condizione di sazietà. Attenzione: il segnale appena citato deve essere associato a una condizione di tranquillità. Ciò vuol dire che il tono dei muscoli deve essere rilassato e che devono essere assenti pose di tensione come i pugnetti chiusi. Se è sufficientemente sazio dopo la poppata, il cucciolo non è più richiestivo e non ha risposte di attivazione.

Essenziale a tal proposito è anche il numero di pannolini che il neonato bagna nel corso delle 24 ore, che dovrebbero essere 5/6. Da non dimenticare sono anche le feci. Le cosiddette feci da latte sono morbide, chiare e non formate. Entrambi i segnali appena elencati indicano che il cucciolo si sta idratando in maniera adeguata. Un altro segnale degno di nota riguarda i ritmi sonno/veglia, che dovrebbero essere brevi. Può capitare una sessione di sonno di 4/5 ore, durante la quale non va svegliato se sta crescendo bene, ma non deve essere la norma. Di base, infatti, il neonato si sveglia e richiede il seno più frequentemente.

SEGNI DI FAME e SEGNI DI SAZIETÁ del NEONATO - Come capire che ha fame e quando mangia abbastanza

Gestione dei dati ponderali: il ruolo della bilancia

Come gestire quindi le informazioni ricavate dalla bilancia? Questo strumento può dire alla mamma se il bambino sta crescendo bene, su questo non c’è dubbio. Bisogna però mettersi nell’ottica del fatto che, in ogni caso, dà un’informazione tardiva. Come già detto, il bambino non viene pesato a ogni poppata, né tutti i giorni, né a giorni alterni, ma una volta alla settimana. Una volta, il gold standard per togliersi i dubbi in merito era la doppia pesata. Abbiamo però visto, da diversi anni ormai, che la doppia pesata non è più raccomandata. Pesare il bambino troppo spesso può creare ansia inutile: segui le indicazioni del pediatra e monitora la crescita senza ossessionarti.

Perché il neonato mangia meno? Analisi delle cause

Durante il primo anno di vita, a partire dai primi mesi, ci sono periodi, che possono essere giorni o settimane, in cui il bambino mangia di meno rispetto a quello che la mamma considera la normalità. Questo accade sia col biberon che con le poppate e, più avanti, con le pappe e dipende da quanto in quel momento il bambino deve crescere. Ogni bambino ha un suo obiettivo di crescita a cui, giorno dopo giorno, si avvicina seguendo tappe ideali scandite da momenti in cui è normale che abbia più o meno appetito. Ogni nuovo traguardo raggiunto può essere seguito da periodi più o meno brevi in cui l’appetito diminuisce.

Le malattie da raffreddamento spesso provocano inappetenza nei più piccini, a volte anche con perdita di peso. La situazione dovrebbe risolversi a breve, con una ripresa dell'appetito e un recupero del peso. Altrimenti è meglio fare qualche approfondimento in più. Ad esempio indagare che non ci siano infezioni alle vie urinarie o intolleranze alimentari. Se il tuo bambino è alimentato con latte in formula e non prende peso, è importante analizzare alcuni aspetti insieme al pediatra. Il bambino potrebbe non digerire bene un determinato tipo di formula. In alcuni casi, il pediatra potrebbe raccomandare un latte ipoallergenico o specifico per disturbi digestivi. Cambiare latte senza indicazioni precise serve a poco. Nel caso si decidesse per questa strada, perché la situazione lo suggerisce, bisogna darsi un attimo di tempo per vedere i risultati. Almeno 1 settimana per vedere un cambiamento.

schema che riassume le possibili cause di inappetenza nel lattante

Diminuzione del latte materno al secondo mese: verità o leggenda?

Tra le tante leggende che girano intorno all'allattamento e alla maternità in generale, vi è quella che il latte diminuisca intorno al secondo mese: c'è un fondo di verità ma la conclusione è ingannevole. Se è vero che durante le prime settimane di vita la produzione del latte segue la regola della domanda/offerta, è anche vero che dopo circa otto settimane questa produzione arriva ad un punto di stallo: corpo della mamma e esigenze del bambino sono stabili, in una omeostasi perfetta che provoca questa sensazione di mancata produzione.

Tuttavia, possono esserci vari fattori che portano ad una improvvisa diminuzione: il piccolo si attacca di meno o per un periodo di tempo minore durante ogni poppata, oppure è stato introdotto del latte artificiale in aggiunta, che può innescare il circolo vizioso "poca suzione-poca produzione". Anche lo stress, l’anemia o il riposo insufficiente possono influire: la produzione del latte può risentire di condizioni psicofisiche alterate, dato che l'ossitocina è strettamente connessa all'allattamento.

Strategie pratiche per favorire l’allattamento

Se la produzione di latte sembra diminuire, non ti allarmare perché questa condizione, oltre a essere naturale, è pienamente reversibile. Per produrre costantemente il latte, è necessario un susseguirsi complesso e meraviglioso di eventi: quando il lattante succhia il seno della mamma, si attivano degli impulsi nervosi che promuovono il rilascio di prolattina e ossitocina, ormoni che mantengono attive le cellule della ghiandola mammaria.

Allattare a richiesta e non a orario è fondamentale: è inutile e controproducente inserire un piano orario delle poppate, il vostro bebè ha esigenze che cambiano di continuo, scatti di crescita, necessità di consolazione e tempi di accomodamento diversi. Per stimolare la produzione del latte non ci sono formule magiche da pronunciare ma solo buone abitudini che supportino la naturalezza di un gesto istintuale. Tra queste:

  • Allattamento a richiesta, frequente e senza orari.
  • Attacco corretto ed efficace del neonato al seno.
  • Uso del tiralatte o metodo della spremitura a fine poppata per effettuare un drenaggio completo.
  • Alimentazione bilanciata e adeguato apporto di liquidi per te, mamma.

Alimentazione materna e supporti naturali

Sebbene non ci siano evidenze scientifiche definitive, qualsiasi mamma o nonna ti dirà che esistono degli alimenti che aumentano e stimolano efficacemente la produzione di latte materno. In una dieta bilanciata, ricca in grassi buoni, proteine, vitamine e tutti gli altri nutrienti, può essere utile considerare alimenti galattagoghi come asparagi, carote, carciofi, mandorle, zenzero, semi di lino e di sesamo, avena, anice e semi di finocchio.

Esistono vari studi che dimostrano che la produzione di latte può essere stimolata da varie erbe officinali e dall'utilizzo di queste sotto forma di tisane. Le più efficaci si sono rivelate essere le tisane e gli integratori a base di ortica, anice, galega e silimarina (estratto del cardo mariano). Prima di assumere uno qualsiasi di questi alimenti, ricorda di parlarne con il tuo medico di base: è il solo che conosce la tua storia clinica e le eventuali interazioni con la tua situazione di salute generale.

immagine di un pasto bilanciato che include alimenti suggeriti per l'allattamento

Quando rivolgersi al pediatra per approfondimenti

Se il neonato non cresce o prende poco peso, il pediatra è il tuo punto di riferimento perché dovrà valutare il peso e l’altezza del bambino rispetto alle curve di crescita standard. Il medico dovrà esaminare il tipo di alimentazione (latte materno o artificiale) e la frequenza delle poppate, oltre a cercare segnali di eventuali problemi, come rigurgiti frequenti, difficoltà nella suzione o stanchezza eccessiva.

Se necessario, il pediatra può richiedere esami specifici per identificare le cause. Tra i più comuni:

  • Esame delle urine: per valutare eventuali infezioni o problemi renali.
  • Esami del sangue: per controllare anemia, carenze nutrizionali o malassorbimento.
  • Ecografia addominale: per escludere anomalie gastrointestinali.
  • Reflusso gastroesofageo: i rigurgiti frequenti possono ridurre l’assunzione calorica.
  • Problemi metabolici o gastrointestinali: in rari casi, difficoltà nell’assorbire i nutrienti possono influenzare la crescita.

La diagnosi precoce è fondamentale per intervenire nel modo più efficace e rassicurare le mamme. Ricorda di fidarti del tuo istinto: se senti che qualcosa non va, non esitare a parlarne con il pediatra. La tua attenzione è la prima forma di cura.

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