La Carica dei 101: Trama, Significato Profondo e un Patrimonio di Curiosità del Classico Animato Disney

Il 25 gennaio del 1961, i cinema americani videro l'uscita di un film destinato a diventare uno dei diciassettesimi classici Disney più amati e discussi: "La Carica dei Cento e Uno". Solo il 30 novembre dello stesso anno, questa incantevole narrazione raggiunse le sale italiane, dove fu accolta con entusiasmo. Il film racconta l'avvincente storia di una famiglia di dalmati la cui armonia è inesorabilmente spezzata dall'intervento di una delle cattive più iconiche e memorabili dell'intero panorama cinematografico. Questa pellicola d'animazione ha attraversato generazioni, continuando ad appassionare grandi e piccini senza distinzioni, dimostrando un'incredibile capacità di riscuotere successo e di rimanere impressa nell'immaginario collettivo. La sua popolarità si è mantenuta intatta per decenni, tanto che, pur a molti anni dalla sua uscita iniziale, "La Carica dei 101" è stata oggetto di numerose riedizioni cinematografiche e distribuzioni in vari formati, consolidando il suo status di pietra miliare nell'animazione mondiale.

Locandina originale del film

Genesi di un Capolavoro Animato: Dal Romanzo alla Visione Disney

La storia di "La Carica dei 101" affonda le sue radici in un'opera letteraria preesistente, un dettaglio fondamentale per comprendere la profondità e l'originalità del film. L'intera vicenda è, infatti, la trasposizione del romanzo omonimo "The One Hundred and One Dalmatians" di Dodie Smith, uscito nel 1956. Questo popolare libro per bambini ha catturato l'attenzione di Walt Disney, che ne comprò prontamente i diritti già l'anno seguente, nel 1957. L'acquisizione dei diritti fu un passo cruciale, sebbene Dodie Smith avesse sempre segretamente sperato che Disney trasformasse il suo libro in un film.

La genesi dell'opera letteraria di Dodie Smith trae ispirazione diretta dalla vita quotidiana dell'autrice. Dodie Smith scrisse il libro ispirandosi alla sua dalmata che partorì ben quindici cuccioli. Uno di questi cuccioli venne chiamato Pongo, un nome destinato a diventare celebre e a figurare come protagonista della narrazione. L'episodio più commovente del film, quello in cui un cucciolo apparentemente nato morto viene rianimato, era ispirato proprio a quella nascita, quando il marito della scrittrice era riuscito a rianimare un cucciolo. L'idea per il romanzo, secondo quanto riportato, germogliò anche quando un amico, osservando i suoi cani tutti insieme, fece una battuta scherzosa e al tempo stesso inquietante: "Quei cani sarebbero perfetti per un bel cappotto di pelliccia". Questa frase, apparentemente innocua, diede il via a una delle trame più avvincenti e alle dinamiche più intense del cinema d'animazione.

La sceneggiatura per l'adattamento cinematografico fu affidata a Bill Peet. Sebbene Walt Disney non fosse coinvolto nella produzione dei film d'animazione con la stessa frequenza degli anni precedenti, egli era sempre presente alle riunioni relative alla storia. Tuttavia, Walt ritenne che il progetto originale di Peet fosse così perfetto da risultare poco coinvolto nel film complessivo, un'indicazione della qualità e della fedeltà dell'adattamento fin dalle prime fasi.

Dodie Smith con i suoi dalmati

Rivoluzione nell'Animazione: La Tecnica Xerografica e il Suo Impatto

"La Carica dei 101" non è solo un classico per la sua trama e i suoi personaggi, ma anche per il suo contributo rivoluzionario nel campo dell'animazione. Questo fu, infatti, il primo film d’animazione realizzato con la tecnica xerografica, una metodologia che avrebbe cambiato per sempre il processo produttivo degli studi Disney.

La decisione di adottare la xerografia non fu casuale, ma una risposta diretta alle sfide economiche affrontate dallo studio. Dopo che il costosissimo "La bella addormentata nel bosco", uscito due anni prima, era stato un fallimento al botteghino, generando un budget di 4 milioni di dollari che il pubblico non aveva apprezzato, c'erano persino voci riguardo alla chiusura del dipartimento di animazione. Durante la produzione de "La bella addormentata nel bosco", Walt aveva espresso le sue preoccupazioni all'animatore Eric Larson, dicendo: "Non credo che possiamo continuare, è troppo costoso". Questa crisi spinse gli animatori della Disney a cercare metodi di disegno più veloci ed economici.

In questo contesto di urgenza, Ub Iwerks, responsabile dei processi speciali nello studio, stava sperimentando in quegli anni la fotografia Xerox. Nel 1959, Iwerks aveva modificato una macchina Xerox per trasferire i disegni degli animatori direttamente sui rodovetri d'animazione, che sono i fogli in acetato di cellulosa utilizzati per l'animazione. Questa tecnologia Xerox permise di eliminare i costosissimi processi di inchiostrazione manuale, facendo risparmiare una notevole quantità di tempo e denaro, pur conservando la spontaneità degli elementi a matita. Un grande vantaggio dello Xerox era che si rivelò un enorme aiuto per animare i cani maculati. Secondo Chuck Jones, la Disney fu in grado di realizzare il film in circa la metà del costo che avrebbe sostenuto se avessero dovuto animare tutti i cani e le macchie con i metodi tradizionali. Per ottenere i dalmati maculati, gli animatori pensavano al motivo delle macchie come una costellazione. Una volta che avevano una "macchia di ancoraggio", le successive venivano poste in relazione ad essa, e così via fino a ottenere il motivo completo.

Tuttavia, la nuova tecnologia presentava anche delle limitazioni. A causa delle sue caratteristiche, lo Xerox non riuscì a deviare da un contorno nero graffiante e mancava la fine e sontuosa qualità dell'inchiostrazione manuale. Walt Disney non apprezzò l'aspetto artistico de "La Carica dei Cento e Uno", e sentì che si stava perdendo l'elemento fantastico dei suoi film d'animazione. Il direttore artistico Ken Anderson soffrì molto per la delusione di Disney. Nonostante le riserve iniziali di Walt, alla fine lo perdonò durante la sua ultima visita allo studio alla fine del 1966. Come Anderson stesso raccontò: "Dissi: 'È bello vederti'. E lui disse: 'È bello essere qui'. Mi guardò con quei suoi occhi penetranti e capii che mi stava perdonando per quel che avevo fatto a La carica dei cento e uno. Non disse niente, ma capii che ero stato perdonato. Dopotutto non era così male. Fu molto importante per me."

La produzione del film segnò anche un cambiamento nello stile grafico dell'animazione Disney. "La bella addormentata nel bosco" aveva uno stile più angolare e grafico rispetto ai precedenti film Disney, e lo stesso look venne riportato ne "La Carica dei Cento e Uno" e nella maggior parte dei film successivi. Per questo film, gli artisti dello sfondo avrebbero dipinto stampi liberi per rappresentare un oggetto e fotocopiare i dettagli sullo stampo, contribuendo a un'estetica visiva distintiva.

Come fatto con altri suoi film, Walt Disney ingaggiò un'attrice per eseguire le scene live-action come riferimento per il processo di animazione. L'attrice Hélène Stanley eseguì il riferimento live-action per il personaggio di Anita per dare un riferimento agli animatori. Disney insistette sul fatto che tutte le scene che coinvolgono i personaggi umani avrebbero dovuto essere girate prima in live-action per determinare se avrebbero funzionato prima che al costoso lavoro di animazione fosse consentito di iniziare. Agli animatori non piaceva questo modo di lavorare, sentendo che penalizzava la loro capacità di creare il personaggio. Tuttavia, a differenza del rotoscope, gli animatori non tracciarono il filmato live-action, perché questo avrebbe fatto sembrare l'animazione rigida e innaturale, preferendo usarlo come guida per mantenere la fluidità e l'espressività.

Esempio di tecnica xerografica nell'animazione

Una Trama Avvincente: Amore, Rapimento e un'Epica Fuga Canina

Il diciassettesimo classico Disney ci trasporta nella vibrante Londra, dove il musicista Rudy Radcliffe vive da solo in un appartamento presso Regent's Park, insieme al suo dalmata di nome Pongo. Quest'ultimo, con l'intento di trovare una compagna sia per sé che per il proprio padrone, si ingegna per far scontrare Rudy con Anita, una donna giovane e bella accompagnata da un'altrettanto graziosa dalmata di nome Peggy. I due umani si incontrano per caso al parco mentre portano a passeggio i rispettivi dalmata, Pongo e Peggy. Subito scatta la scintilla tra i padroni, e lo stesso vale per i due cani che, dopo alcuni mesi, danno alla luce quindici cuccioli.

La notte stessa del parto, l'armonia familiare dei coniugi Radcliffe viene turbata dalla visita della perfida Crudelia De Mon. Ex compagna di scuola e amica di Anita, Crudelia è una donna ricca, avida e spregiudicata, ossessionata dalla moda e dalla vita mondana, e in particolare una fanatica delle pellicce. Crudelia è particolarmente interessata alle pelli dei cani e si offre di comprare l'intera cucciolata con l'intenzione di farne una splendida pelliccia. Rudy si oppone fermamente, chiarendo che i cuccioli non sono in vendita, al che Crudelia, fuori di sé dall'ira, giura vendetta e se ne va infuriata.

Alcune settimane dopo, la minaccia di Crudelia si concretizza. Due dei suoi scagnozzi, Gaspare e Orazio Badun, due ladri da lei assoldati, entrano con la forza in casa della coppia, nonostante la governante Nilla cerchi di impedirlo, e rapiscono tutti i quindici cuccioli. La disperazione per il rapimento dei loro piccoli spinge Pongo e Peggy a lanciare un disperato appello attraverso il "tam tam canino", una rete di comunicazione animale che si estende per tutta l'Inghilterra. Le comunicazioni raggiungono presto le campagne oltre Londra; il Colonnello, un vecchio cane pastore con un apparente passato di militare e affetto dagli acciacchi dell'età, riceve l'appello e manda il sergente Tibbs, un gatto, a indagare. Tibbs si introduce in un edificio sospetto, chiamato "Antro dell'Inferno", che altro non è che l'abbandonata e fatiscente villa dei De Mon. Qui, il sergente Tibbs scopre che all'interno si trovano decine di cuccioli dalmati, tra cui anche quelli rapiti a Pongo e Peggy, tutti destinati a essere "tramutati" in pellicce.

Il Colonnello informa subito Pongo e Peggy, i quali partono immediatamente alla volta della villa, giungendo giusto un attimo prima che Gaspare e Orazio abbiano la meglio sui cuccioli e sul sergente Tibbs. Dopo una felice riunione con i loro quindici cuccioli, Pongo e Peggy si rendono conto che ce ne sono decine di altri con loro: i cuccioli, in totale, sono ben novantanove. Sconvolti dai crudeli piani di Crudelia, decidono di farli scappare e di adottarli tutti, fiduciosi che Rudy e Anita riusciranno a trovare una sistemazione per una famiglia così numerosa.

Inizia così una lunga ed estenuante marcia di ritorno verso Londra, un'epica fuga che li vede aiutati da vari animali incontrati lungo il tragitto, mentre sono continuamente braccati dalla donna e dai suoi due tirapiedi. Il piano sembra riuscire grazie anche a un ingegnoso travestimento con la fuliggine. Arrivati infine in un paese alle porte della capitale, intercettano un furgoncino diretto in città sul quale salire. Ma gli inseguitori impediscono loro di proseguire, quando Crudelia scopre l'inganno: le gocce d'acqua provenienti dalla neve che si scioglie cancellano in parte la fuliggine dalle pellicce dei cuccioli. Fuori di sé dall'ira, la ricca megera parte in uno spericolato inseguimento sulla sua auto, tentando di buttare il furgone fuori strada. Tuttavia, Gaspare e Orazio, che cercano di tagliarle la strada, sbandano e finiscono per scontrarsi proprio contro l'auto della loro padrona, facendo finire anche il loro veicolo fuori strada e in un fossato sottostante. Tutti sopravvivono all'impatto, mentre il furgone dei cuccioli si allontana portandoli così in salvo.

A Londra, intanto, i coniugi Radcliffe stanno cercando di celebrare il Natale e il primo grande successo discografico di Rudy, una canzone che si prende gioco di Crudelia, ma la tristezza per avere perso i loro amici cani domina ancora. Improvvisamente sentono abbaiare all'esterno e, nella speranza di rivedere i loro animali, aprono la porta e si trovano di colpo la casa invasa da decine di cuccioli. Dopo aver loro tolto un po' di fuliggine, la coppia riconosce con gioia i propri cani, scoprendo di essere diventata la famiglia di centouno dalmati.

La Carica dei 101 - 15 cuccioli/Crudelia giura vendetta

Personaggi Iconici: Protagonisti, Antagonisti e Aiutanti Inaspettati

Il successo duraturo de "La Carica dei 101" è intrinsecamente legato ai suoi personaggi vividi e memorabili, che hanno saputo catturare l'immaginazione di milioni di spettatori.

Tra i protagonisti canini spiccano:

  • Pongo: Il dalmata di Rudy, è il vero motore della storia, un padre amorevole e coraggioso che non si arrende mai.
  • Peggy (o Perdita): La cagnolina dalmata di Anita, compagna di Pongo e madre dei quindici cuccioli. È una cagnolina molto graziosa, dolce, apprensiva e affettuosa. Ama tanto Pongo e tutti i suoi figli e teme sempre per la loro incolumità. Nella storia originale del libro la coppia si chiamava Pongo e Missis, nel film lei si chiama Peggy (o Perdita).
  • Pizzi (Patch), Rolly, Lucky: Alcuni dei quindici cuccioli di Pongo e Peggy. Lucky, in particolare, rischia di morire dopo la nascita ma viene salvato da Rudy con un massaggio cardiaco, un episodio ispirato alla realtà vissuta dall'autrice Dodie Smith. Rolly è spesso il cucciolo cicciottello e sempre affamato, celebre per la sua frase "ho fame mamma, ho fame che mangerei un elefante intero", doppiato nella versione italiana da Andrea De Leonardis, figlio del curatore dell'adattamento, che aveva solo 6 anni.

I personaggi umani che li accompagnano sono:

  • Rudy (Roger) e Anita Radcliffe: La premurosa coppia di coniugi, padroni dei dalmati. Nel film, i loro proprietari si chiamano Roger e Anita Radcliffe, mentre nel libro sono il signor e la signora Dearly, senza nomi di battesimo.

L'antagonista principale è senza dubbio una delle figure più iconiche dell'universo Disney:

  • Crudelia De Mon (Cruella De Vil): Una donna ricca, avida e spregiudicata, ex compagna di scuola e amica di Anita. È la mandante del rapimento dei cuccioli dalmati, ossessionata dall'idea di farsene una pelliccia con le loro pelli maculate. Crudelia entrerà nella storia come il primo villain di un successo tale da eclissare i protagonisti, diventando una perfida icona di moda. Fu disegnata ispirandosi all’attrice teatrale Tallulah Bankhead e alla musa del primo Hitchcock. La sua macchina è una Rolls-Royce Phantom, un simbolo del suo lusso sfrenato e della sua spietatezza. La doppiatrice italiana di Crudelia De Mon è Rosetta Calavetta, che aveva già prestato la propria voce per altri grandi classici Disney, tra cui Biancaneve nel 1938.

A supportare i protagonisti nella loro avventura ci sono:

  • Gaspare (Jasper) e Orazio (Horace) Badun: Gli antagonisti secondari del film. Sono due ladri assoldati da Crudelia. Gaspare è più sveglio ed è il capo del duo, mentre Orazio, grasso e tonto, è il sottomesso. Nonostante questo, in molti frangenti è lui ad avere delle intuizioni corrette, che ogni volta vengono ridicolizzate da Gaspare come sciocchezze.
  • Colonnello e Sergente Tibbs: Il vecchio cane pastore e il suo fidato gatto, che svolgono un ruolo cruciale nella localizzazione e nel salvataggio dei cuccioli grazie alla rete di comunicazione animale.

Un Tesoro di Curiosità e Dettagli Nascosti

"La Carica dei 101" è un film ricco di particolari che lo rendono ancora più affascinante per gli spettatori di tutte le età.

Una delle curiosità più note riguarda le innumerevoli macchie dei dalmati. Pongo ha 72 macchie, Peggy 68 e ogni cucciolo 32. Nel film, sono state contate un totale che varia tra 6.429.952 e 6.469.952 macchie sui manti dei dalmati che appaiono nel film, un numero astronomico che testimonia l'impegno maniacale degli animatori. Questo dato include la ripetizione delle macchie tra i vari fotogrammi e personaggi, ma è comunque impressionante. È interessante notare che il colore dei dalmati nel film non è bianco puro, ma un grigio chiaro, una sottile distinzione che aggiunge profondità visiva.

La Disney, in questo come in altri film, ha applicato la tecnica della "persuasione occulta" o, più semplicemente, ha inserito dei simpatici easter egg. Sul mantello di molti dalmati, infatti, le macchie sono disposte in modo da formare la sagoma delle orecchie di Mickey Mouse, i celebri "Hidden Mickey" tanto ricercati dai fan.

Il film è anche uno degli unici due nella storia di Disney in cui è possibile vedere dei personaggi fumare, un dettaglio che oggi sarebbe probabilmente evitato nelle produzioni per bambini.

Un'altra curiosità da cinefili riguarda una particolare scena del cartoon originale: quella, notissima, in cui i cuccioli seguono con passione alla TV le imprese del cane Fulmine, il loro idolo televisivo. Questo riferimento alla cultura pop dell'epoca aggiunge un tocco di realismo alla narrazione.

Nel film si possono scorgere anche alcuni animali presenti nel classico "Lilli e il Vagabondo", uscito nel 1955. Tra questi, Whisky, la cagnetta pechinese Gilda, il Mastino Toughy, Lilli e Biagio, anche se non sono facili da individuare e richiedono un occhio attento durante la visione. Inoltre, la governante Nilla assomiglia tantissimo a Flora, una delle fate de "La bella addormentata nel bosco", e in entrambi i casi la voce italiana è di Lydia Simoneschi, creando un piacevole legame tra i classici Disney.

"La Carica dei 101" è stato il secondo Classico Disney ad avere un'ambientazione contemporanea (agli anni in cui è uscito) dopo "Dumbo", che era uscito nel 1941. I precedenti film Disney erano solitamente ambientati in epoche passate o in mondi di fantasia, rendendo questa scelta stilistica una novità per lo studio. Nel film, solo alcuni dei 101 dalmati vengono chiamati per nome, mentre sui nomi degli altri nulla è dato sapere, lasciando alla fantasia dello spettatore il compito di immaginarli.

Un aneddoto curioso e meno noto riguarda il merchandise. Nei primi anni del 1990 il merchandise legato al film è stato ritirato dagli scaffali perché la parola "Dalmata" in inglese era scritta in modo sbagliato (Dalmation invece di Dalmatian) su alcune confezioni, un errore che ha generato un piccolo intoppo nella distribuzione.

La Colonna Sonora Essenziale e il Doppiaggio Italiano d'Eccellenza

A differenza di molti film d'animazione di Walt Disney, noti per le loro elaborate colonne sonore ricche di brani, "La Carica dei Cento e Uno" possiede solo tre canzoni. Tra queste, una sola, "Crudelia De Mon", gioca un ruolo davvero importante e memorabile nel film. Questo brano è diventato un'icona, definendo la personalità della villain e rimanendo impresso nella memoria collettiva. Gli altri due brani inseriti nel film sono "Kanine Krunchies Jingle", cantata in originale da Lucille Bliss (che aveva doppiato Anastasia nel Classico Disney del 1950 "Cenerentola"), e "Dalmatian Plantation", della quale solo due frasi sono cantate da Rudy alla fine del film.

È interessante sapere che l'autore Mel Leven aveva scritto diverse canzoni aggiuntive per il film. Tra queste, vi erano "Don't Buy a Parrot from a Sailor", un canto cockney che avrebbe dovuto essere eseguito da Orazio e Gaspare a Casa De Mon, e "March of the One Hundred and One", che i cani avrebbero dovuto cantare dopo la fuga da Crudelia nel furgone. Tuttavia, per motivi di ritmo e focalizzazione sulla trama, queste canzoni aggiuntive non furono inserite nella versione finale della pellicola.

La versione italiana del film, come per molti altri classici Disney, venne curata da Roberto De Leonardis, un nome di riferimento nel campo del doppiaggio e dell'adattamento cinematografico. Il doppiaggio, diretto da Giulio Panicali, venne eseguito dalla C.D.C., e la direzione musicale fu affidata a Pietro Carapellucci. L'adattamento italiano è rinomato per la sua qualità, con voci che hanno contribuito a rendere i personaggi altrettanto indimenticabili per il pubblico italiano. La doppiatrice di Crudelia De Mon, Rosetta Calavetta, aveva già prestato la propria voce per altri grandi classici Disney, avendo doppiato Biancaneve nel 1938, a soli 20 anni, dimostrando una lunga e prestigiosa carriera nel settore. Un tocco di autenticità e tenerezza è dato dalla voce del piccolo dalmata Rolly, famoso per la sua frase "ho fame mamma, ho fame che mangerei un elefante intero", che fu doppiato da Andrea De Leonardis, figlio di Roberto De Leonardis, all'età di sei anni.

Il Significato Profondo e le Interpretazioni Metaforiche

Al di là della sua trama avvincente e dei suoi personaggi indimenticabili, "La Carica dei 101" offre anche spunti per interpretazioni più profonde e metaforiche, in particolare per un pubblico adulto. Il film non è molto colorato, diventando sempre meno colorato man mano che la storia progredisce, con fotogrammi quasi in bianco e nero nella seconda parte, senza quasi colore. Questa scelta stilistica, insolita per un film Disney, porta alcuni a considerare la seconda parte del film quasi come un "film di guerra".

Questa interpretazione suggerisce che la Disney, in questa pellicola, stia citando i cinegiornali degli anni '40, con i soldati della Seconda Guerra Mondiale, o della Prima, che camminano in mezzo alla neve nelle trincee, scappando per non essere presi. In questa chiave di lettura, "La Carica dei 101" fa la parodia del genere del film di guerra e della fuga. Ma da cosa? I cuccioli devono far finta di essere di un'altra razza, camuffandosi con la fuliggine per non farsi prendere, arrivando a farsi passare per dei Labrador.

Alcune letture più radicali arrivano a paragonare questa fuga e il tentativo di omologazione all'orrore di Auschwitz. In quest'ottica, "La Carica dei 101" parlerebbe della società di massa, della pubblicità della società di massa nello sterminio e nella gestione delle masse, un messaggio metaforico che un adulto attento potrebbe decifrare e che va oltre la semplice avventura per bambini. Questa interpretazione solleva questioni complesse sul conformismo, sulla sopravvivenza in un contesto ostile e sulla disumanizzazione, sebbene presentate attraverso il filtro di una narrazione animale.

Un altro aneddoto, che dimostra come il radicalismo di una certa cultura dell'alimentazione non sia una novità degli ultimi anni, riguarda una controversia suscitata dalla scena in cui i cuccioli bevono il latte delle mucche. Non piacque affatto a chi riteneva che il lattosio potesse nuocere alla salute dei cagnolini. Il che sarà anche vero, ma indusse alcuni a sostenere che la scena rendeva inadatto il cartoon alla visione dei bambini, una reazione che prefigura le discussioni che potrebbero scatenarsi oggi nell'era dei social.

Il Successo Eccezionale e l'Eredità di un Franchise Duraturo

"La Carica dei Cento e Uno", prodotto con un budget di 4 milioni di dollari, fu un successo straordinario sin dalla sua uscita. Guadagnò 14 milioni di dollari nel mercato interno (USA e Canada) durante il suo primo anno di distribuzione, diventando il primo lungometraggio d'animazione a guadagnare oltre 10 milioni di dollari durante la sua uscita iniziale e l'ottavo film di maggior incasso dell'anno al botteghino nordamericano, nonché il film d'animazione con maggior successo, senza contare le uscite successive. Alla fine della sua lunga exploitation, il film ha incassato un totale di 215.880.014 o 216 milioni di dollari, grazie a tutte le versioni uscite in questi sessant'anni. Negli Stati Uniti il film fu campione di incassi del 1961.

Questo successo fu cruciale per la Walt Disney Productions, in quanto valse a risollevare le finanze della Disney dopo il mezzo flop del più costoso e innovativo "La bella addormentata nel bosco". La carica dei 101 restò in programmazione per oltre 1000 giorni nei cinema americani. In Italia, "La Carica dei 101" fu un grande successo al botteghino e si aggiudicò anche un BAFTA come miglior film di animazione, un riconoscimento significativo considerando che l'Oscar ai cartoon è stato istituito solo nel 2001.

Il film venne ridistribuito moltissime volte nel cinema, in particolare la riedizione del 1991 vantò incassi elevatissimi, diventando il ventesimo film di maggiore incasso dell'anno nel mercato interno. Le riedizioni italiane avvennero invece nel 1970 (a partire dalla quale il film è stato rinominato "La carica dei 101"), 1978, 1985, 1995 e 2012. Questa longevità e capacità di richiamare pubblico di generazione in generazione testimonia l'enorme popolarità del diciassettesimo cartoon Disney.

Infografica sugli incassi e riedizioni de

Criticamente, il film ricevette recensioni generalmente positive. Variety affermò che, "sebbene non sia così indelebilmente incantevole o ispirato come alcuni dei più indimenticabili sforzi animati dello studio, questo è comunque un sforzo creativo scrupoloso". Roger Ebert del Chicago Sun-Times, assegnando al film tre stelle su quattro durante la sua riedizione del 1991, ha affermato che "è un film irregolare, con momenti di ispirazione in una storia abbastanza convenzionale di rapimento e salvataggio. Questo non è uno dei grandi classici Disney - non è allo stesso livello di Biancaneve o Pinocchio - ma è un divertimento passabile e intratterrà il pubblico di riferimento della famiglia". Anche il critico cinematografico del Chicago Tribune Gene Siskel, nella sua recensione del 1991, ha dato al film tre stelle su quattro. Tuttavia, il film ha ricevuto anche alcune recensioni negative, seppur meno diffuse.

L'enorme popolarità dei personaggi del cartoon verrà poi sfruttata a molte riprese, dando vita a un vasto franchise. Questa include la celebre versione live-action del 1996, intitolata "La carica dei 101 - Questa volta la magia è vera", con una indimenticabile interpretazione di Glenn Close nei panni di Crudelia De Mon, un ruolo che le è anche valso una nomination ai Golden Globe. Per le riprese di questo film furono usati molti più dalmati del titolo: ben duecentotrenta cuccioli e venti adulti. Certo, non è facile far recitare dei cani, e per questo il regista Stephen Herek dovette ricorrere a diversi piccoli trucchi, come spalmare degli hot dog crudi sulla faccia di Jeff Daniels (che interpretava Rudy) per riuscire a far sì che i cani lo leccassero affettuosamente dopo il ciak. Nella versione con Glenn Close, sul teleschermo, a differenza del cartone originale, passano le immagini del film d’animazione disneyano "Gli Aristogatti".

Il successo del live-action ha portato a un sequel nel 2000, "La carica dei 102 - Un nuovo colpo di coda". Un sequel animato direct-to-video del film del 1961, "La carica dei 101 II - Macchia, un eroe a Londra", è uscito nel 2003, con protagonista il simpatico cucciolo cicciottello e sempre affamato Macchia, il quale segue un furgone di croccantini per finire nella capitale inglese, dove incontra il suo idolo Fulmine, il cane più eroico della TV. Sono state prodotte anche due serie televisive animate basate sul franchise: "La carica dei 101 - La serie" nel 1997-98 e "101 Dalmatian Street" nel 2019. Crudelia De Mon è apparsa anche nella serie "C'era una volta", trasmessa dal canale ABC tra il 2011 e il 2018, dove, nella quarta serie, affianca cattivi delle fiabe del calibro della Regina di Biancaneve, Tremotino o la Strega dell'Ovest.

Per finire, ma solo provvisoriamente, è stato realizzato il prequel live-action "Cruella", in cui la supercattiva dalla frezza bianca è stata impersonata da Emma Stone, premio Oscar per "La La Land". Questo dimostra come il fascino e l'impatto dei personaggi di "La Carica dei 101" continuino a ispirare nuove produzioni e a mantenere vivo il loro posto nella cultura popolare. Diversi anni fa, una nota rivista nazional-popolare di spettacolo e TV indisse un’inchiesta tra i suoi lettori per stabilire quale fosse il film più bello di sempre. L’idea non era una novità, ma lo fu la proclamazione de "La Carica dei 101": un autentico plebiscito che per la prima volta scalzò dalla cima del podio il sempiterno "Via col vento". Era un'esagerazione, certo, ma anche la prova dell’enorme popolarità del diciassettesimo cartoon Disney che, all’epoca, fece impennare la vendita dei cuccioli di dalmata, fino a mettere in imbarazzo i negozianti di animali perché la domanda superava largamente l’offerta.

tags: #tutine #la #carica #dei #101