La Calabria è una terra fatta di antichi scorci storici baciati dal sole e ravvivati dalla brezza del mare. Una Calabria ricca di tesori, storia e cultura, resa ancor più magica dall’inconfondibile calore della sua gente, da sapori, colori e tradizioni che la rendono unica ed indimenticabile. Tra i luoghi che incarnano questa essenza vi è certamente Nicotera, in provincia di Vibo Valentia, situata sulle alture a picco sulla meravigliosa Costa degli Dei.

Le radici profonde di un territorio sospeso nel tempo
Nicotera non è solo un borgo che fa parte dei "Borghi più belli d'Italia"; è un palinsesto di epoche diverse. Nel centro storico sono da visitare il Castello Ruffo, la Cattedrale di Santa Maria Assunta in stile barocco, l’antico quartiere ebraico della Giudecca, il vicino quartiere Baglio e la Porta Palmentieri. Da vedere sono anche gli antichi mulini che testimoniano una vocazione rurale mai sopita. Dall'alto del borgo, davanti al Castello, la vista sul Mar Tirreno spazia fino alle Isole Eolie e allo Stretto di Messina, creando un legame visivo tra terra e mare che ha plasmato l'identità dei nicoteresi.
La vita in questo luogo è sempre stata scandita da un rapporto costante, ricco, scontato e sfuggente con la "sorella acqua" di francescana memoria. Gli anziani ricordano che in prossimità dell'abitato esistevano fontane affollate fino a tarda sera, dove la voce delle donne risuonava dall'alba al tramonto. È in questo contesto, intriso di memorie e leggende, che si inserisce il significato del "pizzo con buco", una terminologia che affonda le proprie radici nel linguaggio arcaico dei manufatti e delle trame artigianali della zona.
Il significato antropologico del "pizzo con buco"
Nell'immaginario collettivo delle comunità rurali calabresi, il termine "pizzo" non richiama solo il pizzo inteso come forma di estorsione, bensì rimanda all'antica arte del ricamo e della lavorazione tessile. Il "pizzo con buco" è un elemento decorativo tipico dei corredi femminili di un tempo, dove la perfezione del lavoro manuale era intervallata da una lacuna, un "buco" creato intenzionalmente.
Simbolicamente, questo dettaglio rappresenta l'imperfezione necessaria nell'opera umana: la consapevolezza che, per quanto il lavoro possa essere meticoloso - come quello delle ragazze sugli usci delle porte che ricamavano o lavoravano al telaio - la vita stessa presenta sempre delle fenditure, dei varchi. Come scriveva Giuseppe De Pietro, Nicotera è una contraddizione vivente: un mix esplosivo che, all’eterno frangersi delle onde del mare sulla risacca, alla fecondità della terra e alla compattezza delle forme, ha plasmato nicoteresi generosi ed egoisti, esibizionisti e riservati.

La vita contadina e la memoria del lavoro
Negli anni '50, Nicotera aveva l’aspetto di un borgo antico, oggi in parte scomparso. Le donne anziane vestite quasi sempre di nero e le contadine che trasportavano viveri e merce con cesti posti sulla testa delineavano un paesaggio umano di estrema dignità. La povertà era una "miseria fiera", capace di gesti di solidarietà e di indignazione. Il lavoro nei campi - dieci-dodici ore al giorno - era la base della sussistenza, e l'architettura dei rapporti sociali, regolata dai "massari" di campo e di pecore, creava una rete di scambi di favori e solidarietà comunitaria.
Il "pizzo con buco", in questa chiave di lettura sociologica, diventa la metafora della vita stessa: un tessuto di fatiche quotidiane dove il "buco" è lo spazio lasciato al vuoto, alla necessità di fermarsi, di respirare, o semplicemente alla consapevolezza della precarietà economica che ha segnato la storia di queste campagne.
La trasformazione del paesaggio e del linguaggio
Oggi, l'osservazione di un borgo come Nicotera ci interroga sul cambiamento radicale dei costumi. Se un tempo la comunicazione tra campagna e paese avveniva attraverso viottoli percorsi da muli e asini, oggi le dinamiche si sono fatte più frenetiche, portando con sé una certa "depressione urbana". Questa patologia, che si traduce in un abominio per i ritmi serrati e le convenzioni sociali vuote, spinge l'individuo moderno verso una ricerca di autenticità che spesso si scontra con la realtà rurale, non sempre idillica come suggeriscono i quadretti bucolici della tradizione.
L'uso del linguaggio è la difesa di una dimensione umana e creativa che oggi si tende a disperdere, quasi le parole d’origine fossero spurie. Il "pizzo con buco" diventa dunque un termine-ponte: da oggetto materiale a concetto astratto, indicatore di una memoria storica da preservare in un’Italia che, col passare dei decenni, ha visto trasformarsi il proprio tessuto sociale, dal pane che costava 0,45 £/kg alle moderne sfide della sostenibilità e dell'ecologia.
Documentario I Tessuti della Cripta
Dinamiche relazionali e contraddizioni sociali
Il carattere del popolo nicoterese, temprato da secoli di resistenza contro le incursioni saracene, ha somatizzato atteggiamenti difficilmente disposti a cambiare. Questa "durezza" nel carattere si riflette anche nelle leggende locali. Ogni paese ha le sue leggende, e Nicotera esprime attraverso queste i problemi che l'hanno afflitta, le fobie e le fantasie che hanno popolato l'immaginario collettivo.
La complessità del "pizzo con buco" risiede proprio nel contrasto tra la bellezza esteriore - il lavoro artistico e minuzioso - e la presenza del vuoto. È il riflesso di un’umanità che sa essere severa e allegra, fiduciosa e guardinga, in un susseguirsi di emozioni che incidono la mente degli uomini e ne determinano i comportamenti. Conoscere Nicotera significa accettare queste antiche contraddizioni come retaggio di una storia passata, dove l'apparenza spesso nasconde una sostanza molto più complessa di quanto l'occhio del visitatore distratto possa cogliere.
La materialità del quotidiano: tra cibo e natura
La vita contadina non era solo sacrificio, ma anche un inno al paesaggio e alla sua antica bellezza. Diceva il padre di De Pietro: "Saluta e dai la strada agli alberi. Del resto, abbiamo bisogno non solo di scrittori, ma di gente che ama gli alberi, e riconosce il vento, di contadini, di donne che sanno fare il pane". Questo profondo legame con la terra si manifesta anche attraverso i sapori: lo stoccafisso preparato con cipolla, patate, peperoni e pomodori cotti sulla brace, o le polpette di neonata nel periodo invernale.
L'attenzione verso il dettaglio - che sia il sapore di un frutto colto dalla pianta o la precisione di un ricamo - costituisce l'essenza della cultura materiale. Il "pizzo con buco" non è quindi un errore di esecuzione, ma una firma, un segno distintivo di chi, attraverso il lavoro paziente delle mani, ha saputo raccontare una vita intera, fatta di gioia, dolore, passione e di quel tempo che attinge significato dalle origini, dalle radici profonde dell'uomo calabrese.