Trucco semipermanente e tatuaggi durante l’allattamento: una guida completa

Sei diventata mamma e stai accarezzando l'idea di celebrare il momento facendoti fare un tatuaggio. Molte donne si pongono interrogativi simili, desiderando conciliare il desiderio di curare la propria immagine con la responsabilità del nutrimento del neonato. La questione se si possano fare i tatuaggi o il trucco semipermanente durante l'allattamento è oggetto di dibattito costante, poiché non ci sono molte ricerche scientifiche esaustive sull'argomento. Gli esperti sono spesso divisi: alcuni suggeriscono di rimandare qualsiasi trattamento cutaneo invasivo fino alla fine del periodo di allattamento, mentre altri ritengono che, adottando le dovute precauzioni, non si tratti di un problema insormontabile.

illustrazione concettuale che rappresenta la cura di sé durante la maternità

Comprendere la tecnica: cosa avviene sotto la pelle

Innanzitutto, è fondamentale fare un'importante premessa su come vengono realizzati i tatuaggi. Vengono creati iniettando inchiostro nel derma con una macchinetta elettrica dotata di aghi solidi rivestiti di inchiostro. Gli aghi entrano nella pelle centinaia di volte al minuto fino a una profondità di pochi millimetri. Il tatuaggio è una pratica antica che, durante gli ultimi anni, è divenuta una moda per persone di tutte le età, ma soprattutto per la popolazione più giovane. Secondo alcuni studi, il primo tatuaggio viene effettuato mediamente a 25 anni, ma il numero maggiore di tatuaggi riguarda la fascia d'età tra i 35 e i 44 anni.

La tecnica utilizzata per eseguire un tatuaggio è, in genere, quella "ad ago", che consiste nell'introduzione di un inchiostro nel derma attraverso l'utilizzo di una macchinetta elettrica a cui sono fissati degli aghi. Il movimento della macchinetta permette l'entrata degli aghi nella pelle, che a loro volta depositano l'inchiostro. È bene sottolineare che il tatuaggio va sempre eseguito da personale qualificato che usi materiale sterile, inchiostri autorizzati, guanti e aghi monouso ed effettui un accurato lavaggio delle mani con disinfettante.

I rischi potenziali: infezioni e reazioni cutanee

Il rischio legato al tatuaggio non riguarda solo un eventuale passaggio dell'inchiostro o dei metalli nel latte, ma anche le infezioni locali e sistemiche e le allergie che possono essere scatenate dal tatuaggio. Un aspetto molto importante è rappresentato dalle possibili complicanze infettive, di tipo batterico o virale, come l'epatite B, l'epatite C, il tetano o l'HIV, che possono a loro volta avere effetti generali o locali. Il rischio di infezione è presente soprattutto durante la fase di guarigione, che dura solitamente da una a tre settimane; in questo periodo, va fatta estrema attenzione alla cura e all'igiene della zona tatuata.

Tuttavia, vale la pena notare una distinzione importante: le molecole di inchiostro utilizzate sono troppo grandi di per sé per passare nel latte materno. Pertanto, i rischi concreti per la salute del lattante non derivano dal pigmento in quanto tale, ma piuttosto dalle complicanze infettive cui si è fatto cenno, qualora l'ambiente o gli strumenti non garantiscano una sterilità assoluta.

diagramma che mostra la profondità dell'ago nella pelle

Il trucco semipermanente: peculiarità e considerazioni ormonali

Il trucco permanente, chiamato anche PMU (Permanent Make Up) o dermopigmentazione, è una pratica che si è diffusa in maniera rapidissima, talvolta arrivando a essere praticata anche in contesti domestici da persone che non possiedono le condizioni igieniche e gli strumenti adatti. Si tratta di un trucco effettuato con la tecnica del tatuaggio, che permette di applicare del colore (pigmenti) nei primi strati dell'epidermide. L'utilizzo più comune è estetico e correttivo, in particolare sul viso, per ridisegnare le sopracciglia oppure rendere più netti i contorni delle labbra.

Sebbene si usino termini diversi - come dermopigmentazione, micropigmentazione, trucco semipermanente, disegno epidermico, camouflage o microblading - non c'è alcuna differenza sostanziale tra trucco permanente e semipermanente: la tecnica utilizzata e i pigmenti inseriti sotto la pelle dall'ago sono tecnicamente i medesimi. Molte donne che desiderano ripassare un vecchio tatuaggio alle sopracciglia, magari diventato rossiccio o parzialmente sbiadito dopo le gravidanze, si chiedono se sia possibile procedere durante l'allattamento.

A questo proposito, diversi professionisti del settore sostengono che, in fase di allattamento, il trucco permanente eseguito con qualsiasi tecnica (microblading o dermografo) sia sconsigliato. Il motivo principale è il disequilibrio ormonale tipico di questo periodo, che potrebbe pregiudicare la "tenuta" del pigmento. Anche la pelle stessa cambia durante la gravidanza e l'allattamento, diventando più suscettibile; per questo motivo, la reazione al tatuaggio potrebbe essere diversa e il colore potrebbe non attecchire correttamente, portando a risultati estetici deludenti. Molti centri estetici seri preferiscono declinare il servizio, consigliando alla cliente di attendere la fine dell'allattamento per evitare delusioni estetiche o complicazioni.

Piercing e altri trattamenti estetici

Discorso simile va fatto per i piercing, in particolare quelli al capezzolo, che possono influire sull'allattamento al seno sia per la madre che per il bambino. L'allattamento al seno con i piercing in posizione può rendere difficile per il bambino attaccarsi correttamente e aumenta il rischio di soffocamento se i gioielli si allentano e si staccano accidentalmente.

Per quanto riguarda altre pratiche estetiche, come l'uso dello smalto semipermanente sulle unghie, le opinioni sono meno rigide. Molte mamme utilizzano regolarmente gel o semipermanente senza riscontrare problemi, sebbene resti sempre valido il consiglio di mantenere almeno un'unghia al naturale in prossimità del parto, per consentire al personale medico di monitorare il colore del letto ungueale in caso di necessità. La rimozione laser, invece, è considerata una procedura diversa e, generalmente, viene ritenuta sicura durante l'allattamento, purché si seguano rigorosamente gli stessi accorgimenti post-esecuzione necessari per la salute della zona trattata.

Igiene e sicurezza nel Centro Estetico #8 - Istituto Estetico Ambrosia

L'approccio cauto: perché è meglio attendere

Non c'è un vero pericolo rappresentato dal tatuaggio in sé se eseguito in condizioni di sterilità: i pigmenti ammessi sono generalmente approvati dalle leggi europee e i casi di reazione allergica sono rari. Tuttavia, la gravidanza e l'allattamento rappresentano periodi particolari, in cui la donna deve prestare attenzione a molti aspetti che prima viveva con assoluta normalità. La pelle, in queste fasi, è estremamente delicata e suscettibile di irritazioni.

In definitiva, sebbene il tatuaggio o il trucco permanente di per sé non siano formalmente vietati, ci sono piccoli rischi che è bene non sottovalutare. L'esposizione a potenziali infezioni o la possibilità che il risultato estetico non sia ottimale a causa delle fluttuazioni ormonali suggeriscono che l'approccio più prudente sia quello di aspettare. Poiché il tempo che intercorre tra l'inizio e la fine dell'allattamento può essere breve o variabile, avere ancora un pochino di pazienza garantisce che il trattamento possa essere eseguito nelle migliori condizioni possibili, minimizzando ogni rischio per la salute propria e del bambino. Quando si sceglie di procedere, è essenziale rivolgersi esclusivamente a professionisti certificati che possano garantire standard di sicurezza elevati, in grado di proteggere la salute della neo-mamma e del piccolo in ogni circostanza.

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