Il test genetico sul DNA fetale rappresenta un grande passo in avanti in materia di diagnosi prenatale: si tratta di un test che viene effettuato direttamente sul DNA del feto, che circola nel sangue materno durante la gravidanza. Il test del DNA fetale (NIPT) è uno screening prenatale non invasivo che analizza frammenti di DNA del feto presenti nel sangue materno. Si esegue dalla decima settimana di gravidanza e consente di valutare il rischio di trisomie come la sindrome di Down, oltre a individuare anomalie genetiche come microdelezioni e alcune malattie metaboliche rare.

Il funzionamento tecnico: dal sequenziamento alla valutazione del rischio
Il test si basa su un normale prelievo di sangue materno e consente di misurare, per ogni cromosoma, le quantità di specifiche sequenze di DNA attraverso tecnologie di sequenziamento dette NGS (Next Generation Sequencing). Per valutare, ad esempio, il rischio di sindrome di Down, caratterizzata da un cromosoma 21 in eccesso, si esaminano le sequenze di DNA fetale del cromosoma 21, si confronta il rapporto tra i frammenti cromosomici attesi in una gravidanza senza anomalie cromosomiche e quelli effettivamente rilevati nel sangue della madre sottoposta a esame.
Il test del DNA fetale, lo ribadiamo nuovamente, non è rischioso e in nessun modo pericoloso per la gravidanza. Ma cos’è esattamente un test del DNA fetale? Si basa sulla ricerca e l’analisi del DNA estratto dalle cellule del feto circolanti nel sangue materno, ed è una metodica di screening che negli ultimi anni è diventata sempre più逓usa, soprattutto perché, come detto, non è invasiva né rischiosa.
La Sindrome di Down e altre anomalie cromosomiche
I cromosomi sono strutture di DNA e proteine che contengono le informazioni genetiche degli esseri viventi: gli esseri umani ne hanno 23 paia. La trisomia 21, comunemente nota come Sindrome di Down, è legata ad un cromosoma 21 in eccesso ed è la più comune trisomia alla nascita. Si stima che la trisomia 21 abbia un’incidenza pari ad 1/700 nati. La trisomia 13, nota anche come Sindrome di Patau, è dovuta ad un cromosoma 13 sovrannumerario. La trisomia 21, nota anche come sindrome di Down, è dovuta a un'anomalia dei cromosomi che colpisce 1 su 650 bambini. Oggigiorno è possibile rilevare la sindrome di Down durante la gravidanza.
Quando, invece del solito paio, ci sono tre cromosomi 21, stiamo parlando della trisomia 21, che causa la sindrome di Down. La stessa cosa di quando si verificano tre cromosomi 18, o trisomia 18, che danno origine alla Sindrome di Edwards. Esistono diverse tipologie di trisomia 21:
- Trisomia 21 libera: Si verifica quando appare un altro cromosoma nel paio 21 originale. La maggior parte delle persone con questa sindrome deve l'eccesso cromosomico a un errore dovuto a una disgiunzione incompleta del materiale genetico di uno dei genitori.
- Trisomia 21 per traslocazione: Il cromosoma 21 extra, o un suo frammento, si trova "attaccato" a un altro cromosoma, che di solito è uno dei due cromosomi del paio 14.
- Trisomia 21 Mosaico: È una forma molto rara di sindrome di Down, la meno frequente, e si verifica solo nel 2% dei casi. Questa mutazione si verifica dopo il concepimento.
Limiti, falsi positivi e la natura dello screening
Il NIPT (Non Invasive Prenatal Testing) è un test con elevata sensibilità e specificità, per definire il rischio di aneuploidie dei cromosomi 21, 18, 13 e dei cromosomi sessuali, basato sul DNA fetale circolante. E' un test di valutazione del rischio, pertanto non è un test diagnostico e quindi non è sostitutivo dei test diagnostici come amniocentesi o villocentesi.
Il test del DNA fetale ha una sensibilità superiore al 99%, cioè è in grado di identificare oltre il 99% dei feti con trisomia 21. Tuttavia, un risultato negativo del test del DNA fetale, infatti, non può escludere al 100% la presenza di anomalie anche minime. Così, se è positivo, esiste almeno un 5% di feti che non hanno in realtà alcuna anomalia. Un esito positivo del test del DNA fetale richiede quindi necessariamente il ricorso a procedure strumentali invasive, che hanno l’obiettivo di confermare il risultato o escluderlo in maniera più attendibile.

Quando eseguire il test e chi dovrebbe considerarlo
Il NIPT si esegue idealmente tra la 10ª e la 13ª settimana di gravidanza, compatibilmente con le linee guida regionali. Se eseguito troppo precocemente, la frazione di DNA fetale nel sangue materno potrebbe essere insufficiente per l’analisi affidabile. I test del DNA fetale si possono eseguire su tutte le donne in gravidanza, ma soprattutto in quelle in cui la raccolta di informazioni genetiche riguardanti la coppia mostra la presenza di fattori che aumentano il rischio di incorrere in anomalie, come la storia familiare, ovvero la presenza accertata o sospetta di malattie genetiche, sindromi cromosomiche o disordini del neurosviluppo nel ramo parentale materno e/o paterno.
Integrazione nel sistema sanitario: LEA e gratuità
Il NIPT su DNA fetale per il rilevamento delle principali trisomie (13, 18, 21, X e Y) è stato inserito nell’aggiornamento LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) che ha ottenuto l’intesa da parte della Conferenza Stato-Regioni nella seduta del 23 ottobre 2025. A partire dal 1° luglio 2024, in alcune regioni (come l’Emilia-Romagna) il NIPT è offerto gratuitamente alle donne in gravidanza come parte del percorso nascita regionale.
In Regione Toscana, ad esempio, nei casi in cui il rischio si colloca tra 1/301 ed 1/1000, la Regione offre la possibilità di eseguire un ulteriore test di determinazione del rischio (non diagnostico) a tariffa ridotta. Beneficiano della quota di partecipazione alla spesa anche le gestanti che per rischio compreso tra 1/2 e 1/300 possono accedere gratuitamente alla diagnosi prenatale invasiva, ma che, per libera scelta, decidono di effettuare il test NIPT.
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Considerazioni cliniche ed etiche
I risultati di un test del DNA fetale devono essere sempre accompagnati, prima e dopo l’esito, da un’accurata consulenza genetica e familiare, al fine di individuare eventuali fattori di rischio materni e paterni che possono incidere sullo sviluppo di anomalie cromosomiche. Il rischio esprime la probabilità che un evento si verifichi. Per esempio, un rischio di sindrome di Down di 1 su 100 significa che se 100 donne hanno questo risultato dal test, ci si attende che una di queste abbia un neonato con la sindrome e che 99 abbiano invece un nato non affetto.
Sono decisioni molto personali in cui i numeri sono essenziali, ma non sono sufficienti perché ognuno di noi ha la propria storia, le proprie convinzioni etiche, la propria fede religiosa e così via, che certamente condizionano le possibili scelte successive. Presso laboratori certificati con tecnologie di ultima generazione, il test garantisce elevati standard di affidabilità e precisione, ma il parere degli specialisti ha sempre uno scopo puramente informativo e non può in nessun caso sostituirsi alla visita specialistica o al rapporto diretto con il medico curante.
La diagnosi di patologia fetale viene comunicata alla donna/coppia dai medici e dalle psicologhe del Centro. Viene offerta una consulenza multidisciplinare con Specialisti Pediatri competenti nei diversi settori. L’approfondimento diagnostico può consentire una certa valutazione prognostica ed indicare le possibili terapie postnatali.