Screening Prenatale: Dalle Metodiche Tradizionali al Test Non Invasivo del DNA Fetale

Per ogni futuro genitore, il desiderio primario è che il proprio bambino sia sano. Fino a qualche decennio fa, un figlio custodito nel ventre materno era un vero e proprio mistero; nei secoli, indovini e stregoni si sono cimentati a decifrarlo, a partire dalle innumerevoli quanto inutili tecniche divinatorie per scoprire almeno il sesso del bambino. Oggi possiamo affermare di avere in parte svelato il mistero perché decodifichiamo le informazioni contenute nel materiale genetico e attraverso l’ecografia spiamo il piccolo in tempo reale. Nonostante questi progressi, la decisione di avere un figlio, come qualsiasi cosa nella vita, non è comunque del tutto scevra da rischi. Indipendentemente dalla causa, ogni futuro genitore presenta un rischio di base del 3% di avere un bambino con un difetto congenito alla nascita più o meno grave.

Il Panorama delle Malattie Genetiche e la Loro Diagnosi

Ogni individuo è creato secondo un proprio progetto genetico. Questo progetto, purtroppo, può contenere delle variazioni. Circa il 65% delle persone adulte soffre di qualche tipo di problema di salute a causa di mutazioni genetiche congenite. Le patologie genetiche sono ben oltre 8.000. Di queste, prima della nascita, con i test di screening se ne indagano pochissime. Il loro accertamento prenatale mediante ecografia o test di screening è molto basso, meno circa l’1.5 % (dati TOPFA). A questo si aggiunga un altro 1.5% che, secondo i dati EUROCAT, si scopre entro un mese dalla nascita. Si tratta per lo più di malformazioni “morfologiche”. Il resto invece si palesa in seguito, in genere il sospetto di una grave patologia avviene entro il 3° anno di vita, ma anche dopo, fino all’adolescenza, e si può arrivare a riconoscerla solo attraverso analisi genetiche molto sofisticate.

Si tratta di un numero impressionante di nuovi nati che va dal 3.5% al 5.9% di individui che presentano una delle oltre 8.000 malattie genetiche. La percentuale maggiore di bambini con tali condizioni svilupperà, nel tempo, un’anomalia fisica (50,9%); mentale (27,9%); comportamentale/sviluppo/intellettiva (55,6%). Queste percentuali sono molto più elevate rispetto a quegli individui, con analoghi difetti ma nei quali, ancora, non si riesce a individuare una causa genetica e le cui percentuali sono nettamente inferiori (fisiche il 24%; mentale il 5 %; comportamentale/sviluppo/intellettiva solo il 14,%). Si consideri che questi bambini, affetti da una riconosciuta alterazione genetica, hanno più bisogno di cure e presentano maggiori bisogni sanitari degli altri (7,6% contro 2,9%) e, purtroppo, anche con scarsi risultati.

rappresentazione stilizzata del DNA

Queste ricerche avanzate sono richieste da pediatri, neurologi, neuropsichiatri, endocrinologi pediatrici, genetisti e tanti altri specialisti che cercano la causa dei problemi di migliaia e migliaia di bambini che nascono senza diagnosi. Questo accade poiché oggi, in gravidanza, si tende ad eseguire prevalentemente test di screening, come la translucenza nucale, il bi-test o il NIPT su sangue materno. Basta pensare agli sforzi che TELETHON compie per intervenire sulle malattie genetiche. Come detto, dai dati europei citati, solo nell’1.5% dei casi si diagnostica una patologia in utero mentre un altro 1.5% si osserva alla nascita. Si arriva, così al 3 %. Ma il restante 4% sfugge e i primi sintomi si presentano tardivamente allarmando i genitori. Infatti, ben un bambino su 21 nasce con una malattia genetica non diagnosticata. Si pensi per esempio all’autismo; questo non viene diagnosticato che tardivamente.

Ad oggi si ritiene, approssimativamente, che le cause di anomalie congenite siano, su 100 bambini, così distribuite: Genetiche nel 70%, idiopatiche (da causa ancora da determinare) nel 25%. Però il numero di quest’ultime si va riducendo mano a mano che le scoperte genetiche ne riconoscono la natura e le annoverano come tali. Per ultimo vi è un 5% da noxa patogena esterna (infettiva, tossica, ambientale).

I Test di Screening Prenatale Non Invasivi Tradizionali

La prima cosa da chiarire è che nessuno di questi test può eguagliare la diagnosi prenatale invasiva in termini di certezza del risultato. Tutti gli esami di screening non invasivi si valutano in relazione alla loro capacità di scoprire una certa patologia (che non sarà mai del 100%) e sono gravati da percentuali di falsi positivi e falsi negativi, proprio in relazione alla loro natura statistica. Un test di screening fornisce una stima della probabilità che sia presente una determinata patologia, identificando un gruppo di soggetti a maggior rischio, ai quali riservare ulteriori approfondimenti diagnostici.

1. L'Ecografia Ostetrica e la Translucenza Nucale

L’ecografia ostetrica è lo strumento più efficace per valutare l’anatomia del feto ed escludere o diagnosticare malformazioni gravi degli organi fetali, alcune visibili già a partire dal primo trimestre di gravidanza. L’ecografia misura la Translucenza Nucale, ovvero uno spazio liquido che è possibile visualizzare in tutte le gravidanze a livello del collo fetale. Nella maggior parte dei casi con anomalie cromosomiche fetali, questo spazio risulta aumentato di spessore, mentre nella maggior parte dei feti non affetti la misurazione rientra negli intervalli di riferimento. Sebbene una translucenza nucale fetale aumentata si associ all'aumentato rischio di sindrome di Down nel feto, nessun valore soglia per la translucenza nucale fetale viene considerato diagnostico.

2. Il Test Combinato (o Ultrascreen)

Il test combinato, anche noto come ultrascreen, si esegue tra l’11 e la 13 settimana, quando la lunghezza del feto (CRL) è compresa tra 45 e 84 mm. Questo test è fortemente raccomandato a tutte le donne in gravidanza, sia singola che gemellare, per valutare la probabilità che il feto possa essere affetto da un’anomalia cromosomica tra quelle note e più frequenti. Si basa sulla misurazione della translucenza nucale del feto, eseguita tramite ecografia da un operatore certificato. Contestualmente all’ecografia o alcuni giorni prima, viene eseguito un prelievo del sangue materno per il dosaggio di due ormoni prodotti dalla placenta: PAPP-A (Proteina Plasmatica A associata alla gravidanza) e free β-hCG (gonadotropina corionica umana, subunità beta libera). Non è necessario che la paziente sia a digiuno per questo prelievo.

I parametri ecografici e biochimici, oltre a quelli relativi alla storia clinica materna, vengono inseriti in un software validato a livello internazionale ed utilizzabile solo da operatori ecografici certificati. Combinando translucenza nucale, PAPP-A, free β-hCG ed età materna si ottiene il rischio di trisomia 21 (Sindrome di Down), 13 (Sindrome di Patau) e 18 (Sindrome di Edwards). Queste tre sono, in ordine decrescente, le anomalie cromosomiche più frequentemente diagnosticate in epoca prenatale. Il software calcola la probabilità che il feto sia affetto da tali trisomie. Il test combinato permette di identificare almeno il 90% dei feti affetti da trisomia 21, 18 o 13. La percentuale di falsi positivi è di circa il 5%. In un grande studio prospettico su donne di varie età, la sensibilità complessiva nell'identificazione della sindrome di Down è risultata di circa l'85%, con una percentuale di falsi positivi del 5%. Per raggiungere un tale livello di accuratezza dello screening, sono necessarie un'apposita formazione ecografica e l'esecuzione di un monitoraggio rigoroso delle misurazioni della translucenza nucale fetale, in grado di garantire un elevato standard di qualità.

Diagnosi prenatale non invasiva: quali sono le principali indagini?

3. Screening del Secondo Trimestre: Triple Test e Quad Test

Lo screening del secondo trimestre può comprendere il DNA libero circolante (cfDNA) o l'approccio per lo screening con marker sierici multipli. Lo screening mediante analiti va effettuato a 15-20 settimane di gestazione. Questo screening mediante analiti utilizza il dosaggio combinato di vari marker sierici materni per identificare difetti del tubo neurale, la sindrome di Down (e altre anomalie cromosomiche) e altri difetti congeniti.

Il Test Quadruplo (o "quad test") è mirato principalmente alla trisomia 21. I livelli materni di beta-hCG, estriolo non coniugato, alfa-fetoproteina, e, a volte, inibina A possono essere misurati. Questo test può essere utilizzato in alternativa o in aggiunta allo screening del primo trimestre per anomalie cromosomiche. Il quad test consiste nel triplo test più il dosaggio dell'inibina A. Il quad test aumenta la sensibilità fino a circa l'80%, con un 7% di falsi positivi.

Il Triplo Test (ossia, "triplo test") comporta il dosaggio di alfa-fetoproteina, hCG ed estriolo non coniugato. Con il tri test la sensibilità per la sindrome di Down è all'incirca del 67-73%, con una probabilità di falsi positivi di circa il 6%.

Il quad test può anche stimare il rischio di trisomia 18, la cui presenza è suggerita da bassi livelli di tutti e 4 i marker sierici. La sensibilità per la trisomia 18 è di circa il 100%; la percentuale di falsi positivi è all'incirca del 9%. Se lo screening sierico materno suggerisce una sindrome di Down, si esegue un'ecografia per confermare l'età gestazionale e il rischio viene ricalcolato se l'età gestazionale viene corretta. Se il campione di sangue utilizzato per il test di screening era stato prelevato troppo precocemente in base all'età gestazionale precedentemente presunta, deve essere prelevato un secondo campione in un'epoca adeguata della gestazione. L'analisi di DNA libero circolante (cfDNA) non dipende dall'età gestazionale e quindi non è soggetta a errori di datazione. Inoltre, l'amniocentesi viene proposta se lo screening sierico indica che il rischio di trisomia 21 supera una soglia prespecificata (di solito 1 su 270, che è circa lo stesso rischio quando l'età materna è > 35).

Lo screening per i difetti del tubo neurale prevede che i livelli materni di alfa-fetoproteina sierica possano essere misurati come singolo marker sierico. Elevati livelli materni di alfa-fetoproteina sierica suggeriscono una spina bifida aperta, un'anencefalia o difetti della parete addominale. Elevazioni inspiegate nei livelli materni di alfa-fetoproteina sierica possono associarsi a un rischio aumentato di complicanze tardive della gravidanza, come il parto di un feto nato morto o il ritardo di accrescimento intrauterino. La misurazione dei marker sierici, corretti per l'età gestazionale, è utilizzata principalmente per affinare la stima del rischio di sindrome di Down, se calcolata solo in base all'età materna.

Il Test Prenatale Non Invasivo (NIPT) Basato sul DNA Fetale Circolante

Il test del DNA fetale circolante nel sangue materno (cell free DNA, cfDNA), altrimenti detto test prenatale non invasivo (NIPT), è un tipo di indagine che si basa sull’analisi del DNA fetale circolante presente nel sangue materno. Si tratta di un esame di diagnostica prenatale non invasivo in quanto richiede un semplice prelievo venoso alla futura mamma. Vengono infatti analizzati i frammenti di DNA del feto che, provenienti dai tessuti della placenta, circolano nel sangue della mamma durante la gravidanza. Il DNA del feto è presente nel sangue materno in quantità sufficiente a partire dalla 10° settimana di gestazione, pertanto il test non può essere eseguito più precocemente. Può essere eseguito in qualsiasi momento durante la gravidanza a partire dalle 10-11 settimane di gestazione. La sua “non invasività” ha permesso di rendere questa analisi molto diffusa.

Il NIPT non è un test diagnostico, ma è uno screening: in caso risultino anomalie, anche solo sospette, è infatti necessario proseguire la diagnostica con gli esami invasivi (villocentesi o amniocentesi). Pur non implicando manovre invasive che comportano rischio di aborto spontaneo (a differenza di villocentesi e amniocentesi), il NIPT consente risultati più dettagliati e più precisi rispetto agli altri screening prenatali non invasivi (Tri-test, Test Integrato, Test Combinato) che si basano sul dosaggio di particolari marcatori biochimici nel sangue materno e sull’indagine ecografica. Il NIPT ha però un significativo vantaggio: è più preciso rispetto agli altri screening prenatali non invasivi (ha un minor numero di risultati falsamente patologici) e per questo motivo riduce la probabilità di dover poi ricorrere agli accertamenti invasivi. L'analisi del DNA libero circolante (cfDNA) ha sostituito lo screening non invasivo tradizionale del primo-secondo trimestre in molti centri medici.

diagramma del prelievo di sangue materno per NIPT e analisi del DNA

Affidabilità e Ambito di Applicazione del NIPT

Il test del DNA fetale è in grado di identificare circa il 99% dei feti affetti da Trisomia 21 e circa il 95% di quelli con Trisomia 18 e 13. La percentuale di falsi positivi è di circa lo 0.3%. La sensibilità (veri positivi) e la specificità (veri negativi), relativamente alle aneuploidie come la sindrome di Down (Trisomia 21), la Sindrome di Edwards (Trisomia 18) e la Sindrome di Patau (Trisomia 13) sono molto elevate. Le linee guida del Ministero della Salute e del Consiglio Superiore di Sanità infatti sanciscono che “l’indagine è al momento mirata e validata per le principali aneuploidie autosomiche (T21, T18, T13)”. Una meta-analisi di 117 studi ha rilevato che la performance del DNA libero circolante (cfDNA) per le aneuploidie comuni era: Trisomia 21: sensibilità 99%; specificità 100%; Trisomia 18: sensibilità 98%; specificità 100%; Trisomia 13: sensibilità 91%; specificità 100%.

Ciò che risalta è quindi l’importanza di una decisione consapevole ed informata per accompagnare la donna e la coppia nel percorso della gravidanza. Lo screening materno non invasivo può aiutare le donne a decidere se sottoporsi a test invasivi. Lo screening materno non invasivo delle anomalie cromosomiche fetali deve essere offerto a tutte le donne in gravidanza, che non hanno già deciso di effettuare l'amniocentesi o il prelievo di villi coriali. Tuttavia, anche se si programma l'esecuzione di un prelievo di villi coriali, deve essere offerto comunque lo screening su siero materno per l'esaminazione dei difetti del tubo neurale del feto.

Estensione del NIPT: Limiti Attuali

Attualmente in commercio sono disponibili test di diagnosi prenatale non invasiva che permettono di rilevare ulteriori tipi di mutazioni, come le Sindromi da microdelezione/microduplicazione o altre sindromi associate a riarrangiamenti cromosomici strutturali. Le linee guida formulate dal Ministero della Salute e dal Consiglio Superiore di Sanità, tengono conto del fatto che l’efficienza diagnostica per le tre sindromi sopra elencate (T21, T18, T13) è molto elevata, giustificandone la sua validazione e dunque il suo impiego nello screening prenatale. Al contrario, per le Sindromi da microdelezione/microduplicazione o quelle associate a riarrangiamenti strutturali lo stesso Ministero afferma che “I risultati preliminari indicano tuttavia una bassa sensibilità (62-95%) […] ed un elevato FPR. […] Il processo di validazione ha mostrato alcune criticità. In particolare, la maggior parte dei casi utilizzati per la validazione non riguardava gli screening prenatali (plasma delle gestanti), ma campioni creati in laboratorio, che simulavano una patologia (PlasmArtTM). Per questo, la sensibilità e la specificità dichiarate non sono rappresentative delle performances reali del test in ambito clinico. Ad esempio, considerando i valori di sensibilità e specificità del test maggiormente ottimistico […], il valore predittivo positivo del test (cioè la probabilità che la microdelezione identificata dal protocollo considerato fosse vera) non superava il 7%.” Lo studio conclude quindi che “Al momento, lo screening basato sul NIPT non ha ragioni di essere esteso oltre le T21, T18, T13”.

Pertanto, le raccomandazioni delle società scientifiche di settore non consigliano di eseguire il test del DNA fetale per lo screening di anomalie diverse dalle comuni trisomie. Il test può inoltre determinare il sesso fetale e stabilire il rischio di 5 microdelezioni (assenza di un piccolo frammento di cromosoma che determina Sindrome DiGeorge, Sindrome di Angelman, Sindrome di Prader-Willi, Sindrome di Cri-du-chat e Sindrome da Delezione 1p36). Koelliker offre alle future mamme diversi test: AVera Prenatal Test (cromosomi 13,18,21-X,Y); BVera Prenatal Test (cromosomi 13,18,2, 9,16-X,Y) + Pannello Microdelezioni; CVera Prenatal Test + Plus (analisi intero cariotipo fetale); DVera Prenatal Test + Plus (analisi intero cariotipo fetale) + Pannello Microdelezioni. L’analisi del DNA è eseguita presso il Centro Polidiagnostico Strumentale AMES, che è attualmente leader in Italia nel numero di test NIPT analizzati (oltre 40.000), ed è certificato CE ed IVD, nonché membro dell’International NIPT Consortium.

Il pacchetto NIPT offerto da alcuni centri comprende anche la consulenza dello Specialista in Ostetricia e l’ecografia perché vogliono offrire ai futuri genitori maggiore serenità e maggiori garanzie: supporto accurato nella scelta del test, disponibilità a chiarire dubbi e quesiti, accompagnamento nel percorso di approfondimento diagnostico qualora necessario.

Test Diagnostici Invasivi e la Loro Reale Sicurezza

L’unico modo per avere una diagnosi certa di anomalie dell’assetto cromosomico del feto consiste nel sottoporsi ad un esame invasivo di diagnosi prenatale, come la villocentesi o la amniocentesi. Fino a poco tempo fa, i rischi connessi con l’esecuzione di esami invasivi (amniocentesi e villocentesi) orientavano i sanitari a indirizzare alla diagnosi prenatale solo la popolazione femminile selezionata come “a rischio”. Tuttavia, l'immagine di questi test è cambiata radicalmente.

L’amniocentesi, infatti, non presenta alcun rischio di aborto da decenni. La storia di Ann Tabor del rischio dell’1% risale al 1984, ora ha 50 anni. Si trattava di tecniche primitive, talvolta eseguite “alla cieca”. Questo rischio è diminuito continuamente nel tempo fino a scomparire del tutto, circa 15 anni fa. Anche il prelievo dei villi coriali (CVS) con le metodiche attuali non presenta più i rischi che gli venivano attribuiti oltre 30 anni fa. Tuttavia, questi esami possono associarsi, in circa lo 0.2% dei casi, alla perdita della gravidanza. Questo rischio, seppur basso, è il motivo per cui i test di screening non invasivi sono diventati il primo passo nella valutazione prenatale.

illustrazione di amniocentesi e villocentesi

La Strategia di Screening Integrata

Sulla base delle evidenze scientifiche disponibili, la strategia di screening che permette di avere il massimo di informazioni cliniche sulla salute fetale e materna prevede, in prima battuta, l’esecuzione del test combinato in tutte le donne in gravidanza a 11-13 settimane di gestazione.

Nei casi ad alto rischio per Trisomia 21, 18 o 13, viene generalmente consigliata l’esecuzione di un esame diagnostico invasivo (villocentesi o amniocentesi), se la gestante desidera avere il massimo delle informazioni sulla salute del feto. Nei casi con rischio molto alto, così come in quelli con translucenza nucale elevata e/o con anomalie ecografiche significative, non viene consigliata l’esecuzione del test del DNA fetale, bensì l’esecuzione di una villocentesi o un’amniocentesi, sempre che la gestante desideri ricevere più informazioni possibili su eventuali patologie cromosomiche e genetiche fetali, alcune delle quali non sono indagabili con i test di screening attualmente a disposizione.

Nelle gravidanze che rientrano in una fascia di rischio cosiddetto intermedio, è utile ricorrere al test del DNA fetale (anche conosciuto come NIPT) come screening di seconda linea. Il test del DNA fetale viene consigliato nei casi che rientrano nella fascia di rischio intermedio dopo il test combinato, in modo da poter riassegnare la gravidanza ad una classe di rischio molto basso o molto alto per Trisomia 21, 18 e 13. Nei casi a rischio molto basso, non vengono ritenuti necessari ulteriori approfondimenti. L'American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG) fornisce raccomandazioni per lo screening per anomalie cromosomiche fetali e un grafico per mostrare i tempi dei test prenatali per le anomalie cromosomiche. L'American College of Medical Genetics and Genomics ha pubblicato una linea guida basata su prove per lo screening del DNA libero da cellule come metodo preferito per tutte le gravidanze singole e gemellari.

Oltre lo Screening: la Diagnosi Genetica Avanzata e le Sfide del Futuro

L’esoma è la parte del genoma formato da esoni che rappresentano la porzione codificante del nostro DNA. È la porzione genetica che costruisce e struttura il nostro organismo. Un interessante e recente ricerca pubblicata su Prenatal Diagnosis, in circa 200 casi di malformazione fetale, dove lo screening NIPT era sempre negativo, ha evidenziato anomalie genetiche in quasi tutti i casi.

Per affrontare le patologie genetiche più complesse e non rilevabili con i metodi di screening tradizionali, si procede all’esame dell’ESOMA, il cosiddetto TRIO Whole Exome sequencing sul feto e genitori. Con il termine diagnosi prenatale si fa riferimento all’insieme degli esami che permettono di identificare eventuali patologie del feto durante la gravidanza. Il TRIO PRENATAL DIAGNOSIS TEST, viene già proposto e praticato nei più importanti centri internazionali di Diagnosi Prenatale ed è particolarmente utilizzato in quel 3% di anomale congenite morfologiche.

Questa analisi avanzata permette di diagnosticare:

  • Mutazioni mitocondriali nucleari.
  • Mutazioni introniche e delle giunzioni introne/esone.
  • Mutazioni del DNA mitocondriale.
  • Patologie da CNV (Copy Number Variation) con copie genomiche inferiori a 150 kb.

I tempi di risposta, nei migliori e più attrezzati centri sono di 15 giorni per il TRIO su amnio e di 20 per il TRIO sui villi.

rappresentazione schematica dell'esoma e del sequenziamento

I Benefici della Diagnosi Precoce e le Considerazioni Etiche

Dal punto di vista etico va poi escluso che tale processo diagnostico sia esclusivamente “eugenetico”. Innanzitutto i genitori ed i medici saranno preparati ad accogliere un bambino con una alterazione genetica ed a trattarlo precocemente e correttamente. Si pensi ad esempio alle sole malattie metaboliche che per legge vengono screenate (non diagnosticate) con un prelievo capillare sul piedino del neonato entro 72 ore alla nascita. Queste debbono essere trattate il più precocemente possibile per evitare danni irreversibili.

Per meglio toccare con mano quanto sia importante la diagnosi precoce, si cita un caso in cui un bambino, trattato con Acido Valproico (Depakin) per diagnosi clinica di Encefalopatia epilettica a esordio precoce, invece di guarire, peggiorava. Portato al nostro centro di genetica ed eseguito l’esoma in “TRIO”, si è invece scoperto che era portatore di una variante ex novo, del gene SCN8A. Siccome tale gene codifica per il canale del sodio altamente espresso nelle cellule del cervello e ne influenza il funzionamento, solo la terapia mirata a correggere la disfunzione del canale Nav 1.6 poteva curarlo. Questo esempio evidenzia come una diagnosi genetica precisa possa cambiare radicalmente il percorso terapeutico e l'esito per il bambino.

Ulteriori Considerazioni Pratiche e Decisionali

Non è una moda, perché lo screening prenatale rappresenta al momento lo standard migliore per la ricerca di alcune patologie cromosomiche importanti, e non è una necessità perché non tutte le coppie richiedono l’accesso alla diagnosi prenatale, che in prospettiva apre la strada a una possibile interruzione della gravidanza in caso di feto portatore di malattia cromosomica. Il NIPT è semplicemente un’opportunità per le coppie che desiderino effettuare l’indagine prenatale.

Screening in Gravidanze Multiple

Tutte le forme di screening nelle gravidanze singole sono disponibili per le pazienti con gravidanza gemellare. Per le gravidanze gemellari, lo screening delle prestazioni con metodi tradizionali (tripla, quadrupla) ha una sensibilità e una specificità inferiori rispetto alle gravidanze singole. Le prestazioni dello screening del DNA libero circolante (cfDNA) sembrano essere comparabili per le gravidanze singole e gemellari. Poiché la maggior parte delle gestazioni gemellari dicorioniche sono discordanti per anomalie cromosomiche, sono necessari test diagnostici per distinguere quale gemello è interessato. Tuttavia, lo screening per anomalie dei cromosomi sessuali nelle gravidanze gemellari di solito non è disponibile. Nessun protocollo di screening sierico o di DNA libero circolante (cfDNA) è validato per le gravidanze di triplette o di ordine superiore.

Screening per la Preeclampsia

Una delle patologie ipertensive più frequenti in gravidanza (2-3% del totale) è la pre-eclampsia (anche nota come gestosi), che consiste nello sviluppo di ipertensione materna, associata con alterazione tipiche degli esami ematici ed urinari, a partire dalle 20 settimane di gestazione. La cura della preeclampsia prevede la somministrazione di farmaci anti-ipertensivi ed un attento monitoraggio delle condizioni cliniche materne e fetali. Tuttavia, l’unica terapia definitiva è rappresentata dall’espletamento del parto. Nelle donne a maggior rischio per lo sviluppo di preeclampsia pretermine è raccomandata la somministrazione di Aspirina al dosaggio di 150 mg al giorno, che si è dimostrata efficace nel prevenire lo sviluppo della patologia in più del 60% dei casi.

Importanza della Consulenza e della Scelta Informata

Il medico è tenuto ad informare sulla esistenza di tutti i test disponibili, dai semplici screening fino ai più completi test diagnostici. Il clinico, invece, non è affatto tenuto a consigliare e tantomeno a prescrivere se non ci sono evidenze che lo spingano a farlo. È importante sapere che non tutti i difetti congeniti sono diagnosticabili, né con metodi ecografici né con indagini su sangue o liquido amniotico, e che non esiste un unico esame in grado di dirci se il bambino sarà sano o meno. Il percorso di gravidanza già di per sé racchiude, a volte, stati di incertezza e preoccupazione che in nessun caso dovrebbero tramutarsi in uno strumento speculativo.

I valori normali dei marker variano con l'età gestazionale. Possono essere necessarie delle correzioni in funzione del peso materno, della presenza di diabete mellito, dell'etnia e di altri fattori. Il test non può essere eseguito ovunque né da chiunque. La situazione italiana è molto variegata, e solo la Regione Emilia Romagna ha recentemente avviato un programma di screening che ne prevede l’introduzione in tutta la regione, dopo una fase pilota di 9 mesi limitata all’area metropolitana di Bologna.

infografica sui fattori che influenzano i risultati dei test prenatali

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