Studio Epidemiologico sulla Maternità in Età Avanzata: Analisi Approfondita dei Rischi e delle Implicazioni in Italia e Europa

Il desiderio di gravidanza dopo i 40 anni è diventato un vero e proprio fenomeno sociale nella maggioranza dei paesi sviluppati, inclusa l'Italia. Questo trend riflette un modello ispirato a profondi cambiamenti sociali, culturali ed economici che portano le donne a rimandare il momento della maternità, spesso per perseguire propri progetti di vita o per raggiungere una maggiore stabilità personale e professionale. Avere un figlio in questa fase della vita può rappresentare un momento di appagamento significativo, e la maternità tardiva è ormai un’opzione sempre più comune e accettata.

L'Italia, con un'età media al primo parto di 31,6 anni, a pari merito con la Spagna, detiene il primato europeo per l'età media più alta delle donne alla prima maternità. Questo dato si evidenzia ulteriormente se si considera che, sempre in Italia, circa il 7% delle gravidanze riguarda donne di età pari o superiore ai 40 anni. Tale percentuale è tra le più alte d'Europa, dove la media dei parti dopo i 40 anni si attesta intorno al 4,5% dei nati. Negli ultimi anni, in particolare, le madri over 40 sono aumentate del 5,3% in Italia, un dato che, insieme a quello della Svizzera, colloca il nostro paese ai vertici della classifica europea. Questo fenomeno in crescita, pur essendo sempre più diffuso e percepito quasi come una "normalità" sociale, necessita di un'analisi approfondita delle sue implicazioni biologiche e mediche.

Mappa dell'età media al primo parto in Europa

La Dimensione Biologica della Fertilità e il Suo Declino con l'Età

Nonostante i cambiamenti sociali e le aspirazioni personali, la biologia umana segue i suoi ritmi. Il momento migliore a livello fisico per la maternità non sempre coincide con il miglior momento sulla sfera personale per una donna. È una realtà inconfutabile che la fertilità cambia in modo significativo con l'età. C'è un preciso momento biologico per essere madre che, purtroppo, coincide sempre meno con le decisioni delle donne di oggi.

Generalmente, il periodo tra i 25 e i 30 anni è quello in cui il corpo femminile è meglio preparato per la maternità, offrendo le maggiori probabilità di concepimento naturale e una minore incidenza di complicanze. A partire dai 35 anni, tuttavia, la riserva ovarica, ovvero la quantità di ovuli disponibili, inizia a diminuire progressivamente. Non solo la quantità, ma anche la qualità degli ovuli subisce un decremento. Dopo i 40 anni, si registra un calo drastico della fertilità, che prosegue in modo più accentuato fino all'arrivo della menopausa. Enti di riferimento internazionale, come l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), considerano un'età materna oltre i 35 anni come un fattore di rischio medio, sottolineando la necessità di una maggiore attenzione medica.

Le probabilità di una gravidanza naturale diminuiscono drasticamente con l'avanzare dell'età. A 23 anni, ogni ovulazione ha il 26% di probabilità di trasformarsi in gravidanza. A 39 anni, queste probabilità si dimezzano, scendendo a circa il 10% a 40 anni e a un range tra il 4% e il 7% a 43 anni, per poi diminuire ulteriormente. Anche nelle donne con ciclo regolare e funzioni ormonali apparentemente nella norma, le cellule uovo invecchiano, diventano meno feconde e, se fecondate, sono più soggette ad anomalie cromosomiche, che possono portare ad aborti spontanei o a condizioni genetiche nel nascituro. La Società Spagnola di Fertilità (SEF) stima che, dopo i 40 anni, il tasso di gravidanza con i propri ovuli si riduca a circa il 5%, scendendo a meno del 2% a 42 anni e non raggiungendo nemmeno l'1% oltre questa età. In questo contesto, l'età della madre rappresenta il primo ostacolo alla fertilità, rendendo cruciale la consapevolezza di queste dinamiche biologiche.

Diagramma della fertilità femminile in relazione all'età

Rischi Fetali Associati all'Età Materna Avanzata: Lo Studio Svedese

La maternità tardiva, pur essendo un'espressione di libertà e realizzazione personale, comporta una crescita progressiva dei rischi fetali, come evidenziato da recenti studi epidemiologici. Una ricerca condotta da Sofia Voss dell'Università di Uppsala e dal suo team, che ha analizzato i dati del Registro Nazionale delle Nascite Medico in Svezia tra il 2010 e il 2022, ha fornito un quadro chiaro in tal senso. Lo studio ha esaminato gravidanze singole, escludendo i parti gemellari, e ha suddiviso le madri in tre gruppi di età: 35-39 anni, 40-44 anni e 45 anni e oltre.

I risultati hanno delineato una chiara correlazione tra l'età materna avanzata e l'aumento dei rischi per il feto. In particolare, i casi di morte fetale, sebbene fortunatamente rari, mostrano una significativa progressione: passano dallo 0,42% nelle donne di età compresa tra 35 e 39 anni allo 0,83% nelle madri con più di 45 anni. Anche il rischio di parto prematuro è risultato significativamente più elevato, un'evenienza che porta con sé potenziali complicanze per la salute del neonato. La percentuale di parti prematuri passa dal 4,8% nel gruppo 35-39 anni al 6,1% nelle donne di 40-44 anni, raggiungendo un preoccupante 8,4% nelle madri con oltre 45 anni.

"La gravità delle complicanze è aumentata con l'avanzare dell'età materna", ha spiegato Voss, sottolineando come la categoria delle madri "molto avanzate" (45 anni e oltre) presenti i rischi più elevati. Nonostante in Svezia tali eventi siano rimasti infrequenti grazie a un sistema sanitario avanzato, lo studio fornisce un quadro utile per orientare le scelte sanitarie e la consulenza preconcezionale. Questi dati sottolineano la necessità di un'attenta valutazione e monitoraggio delle gravidanze in età materna avanzata, fornendo informazioni essenziali per donne e operatori sanitari nella pianificazione e gestione di tali percorsi.

La Maternità Oltre i 45 Anni: Uno Studio Italiano sulle Complicanze Materne e Neonatali

In Italia, dove l'età media al primo parto si attesta a 32,4 anni, non sono poche le donne che intraprendono il percorso della maternità a 45 anni o più. Molto spesso, le gravidanze in donne con età materna molto avanzata (45-49 anni) o con età materna estremamente avanzata (oltre 50 anni) sono ottenute grazie al ricorso alla procreazione medicalmente assistita (PMA). Dato che sia l'età materna in sé che le tecniche di PMA possono costituire fattori di rischio per la morbidità perinatale, un gruppo di ricercatori italiani ha condotto uno studio di coorte approfondito. L'obiettivo era valutare gli esiti materni e neonatali nelle gravidanze di donne over 45, con un focus specifico sul tipo di concepimento - spontaneo (CS) o mediante PMA - e, nel caso della procreazione assistita, sull'origine degli ovociti (omologa o eterologa). I risultati di questa importante ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Acta Obstetricia et Gynecologica Scandinavica.

Metodologia e Risultati Principali dell'Indagine Italiana

Lo studio ha incluso un campione significativo di 557 gravidanze non gemellari di donne di età pari o superiore a 45 anni, che si sono concluse con un parto a 22 settimane di gestazione o oltre in cinque centri maternità universitari italiani. La maggior parte di queste gravidanze, circa nove su dieci (88,9%), riguardava donne con età materna molto avanzata, mentre una su dieci (11,1%) coinvolgeva donne con età materna estremamente avanzata.

L'analisi ha rivelato che quasi due gravidanze su tre (63,9%) erano state ottenute mediante PMA. È emerso inoltre che le donne che avevano fatto ricorso alla PMA erano più frequentemente nullipare (86,5%) rispetto alle donne che avevano concepito spontaneamente (34,8%), evidenziando una differenza statisticamente significativa (p < 0,001). Per quanto riguarda la modalità del parto, oltre la metà dei casi (60,1%) si è conclusa con un parto cesareo, e di questi, il 41,7% era un cesareo programmato. Questi dati preliminari già suggerivano una gestione clinica differente e una maggiore incidenza di interventi chirurgici in questa popolazione di pazienti.

L'Influenza della Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) e dell'Origine degli Ovociti

L'analisi multivariata, accuratamente corretta per potenziali fattori confondenti, ha permesso di delineare un quadro più preciso riguardo alle complicanze. Nelle gravidanze ottenute con PMA, la probabilità di ricorrere al parto cesareo era quattro volte più alta rispetto alle gravidanze con concepimento spontaneo (Odds Ratio, OR 4,20 con un intervallo di confidenza al 95% [IC 2,99-4,92]; p < 0,001). Anche il rischio di emorragia postpartum, una complicanza grave e potenzialmente pericolosa, è risultato quasi tre volte più alto (OR 2,72 [1,75-4,23]; p < 0,001) nelle gravidanze da PMA.

È interessante notare che, per quanto riguarda gli esiti neonatali, lo studio non ha rilevato differenze significative tra i due gruppi, sia per i punteggi di Apgar, sia per la necessità di ricovero in terapia intensiva neonatale, supporto respiratorio o la morte fetale. Questo suggerisce che, nonostante le maggiori complicanze materne, i neonati nati da PMA in donne over 45 non presentano un profilo di rischio neonatale intrinsecamente peggiore rispetto a quelli nati da concepimento spontaneo nella stessa fascia d'età, una volta nati.

Un ulteriore approfondimento è stato condotto confrontando la PMA omologa (con ovociti propri) e quella eterologa (con ovociti da donatrice). È emerso che la PMA eterologa si associava a una probabilità quasi doppia di diabete gestazionale (OR 1,95 [1,10-3,55]; p = 0,024). Un'altra complicanza risultata significativamente più alta, di oltre 10 volte, nella PMA eterologa è stata la rimozione manuale della placenta nei parti vaginali (OR 10,45 [1,23-88,46]; p = 0,031). Tuttavia, gli autori dello studio hanno sottolineato che questi eventi erano numericamente pochi e l'intervallo di confidenza molto ampio, invitando alla cautela nell'interpretazione di questo dato specifico.

Interpretazione Clinica e Raccomandazioni per la Consulenza Preconcezionale

Secondo gli autori dello studio italiano, il tasso più elevato di parti cesarei nelle gravidanze ottenute con PMA, inclusa la quota di cesarei programmati (50,6% contro il 25,9% nelle gravidanze con concepimento spontaneo), può riflettere una combinazione di fattori. Da un lato, potrebbe indicare una maggiore prevalenza di complicanze ostetriche sottostanti in queste gravidanze. Dall'altro, potrebbe essere espressione di una maggiore cautela clinica nella gestione di quelle che vengono spesso definite "gravidanze preziose", in cui la minimizzazione di ogni rischio potenziale per madre e feto è prioritaria. Si ipotizza inoltre che differenze nella gestione degli embrioni, nelle tecniche di congelamento e nei protocolli di stimolazione possano contribuire alla variabilità osservata tra i sottotipi di tecniche di procreazione assistita.

Preconcepimento | La parola al genetista

"Dato il crescente ricorso alla PMA tra le donne più avanti negli anni, e in particolare l'utilizzo sempre maggiore di ovociti donati, i nostri risultati sottolineano la necessità di una consulenza preconcezionale completa", raccomandano gli autori. È fondamentale che le donne siano informate in modo esaustivo sui maggiori rischi associati, quali il diabete gestazionale, la probabilità di parto cesareo, l'emorragia postpartum e complicanze potenzialmente rare ma gravi come la placenta ritenuta. Questa consulenza dovrebbe mirare a fornire una visione realistica e completa delle sfide e dei rischi, consentendo alle donne di prendere decisioni informate e consapevoli riguardo al proprio percorso riproduttivo in età avanzata.

Le Opzioni della Medicina Riproduttiva: dalla Preservazione della Fertilità alla PMA

Di fronte alla realtà biologica del declino della fertilità con l'età e alla tendenza sociale di posticipare la maternità, la medicina riproduttiva offre oggi diverse opzioni. Una delle strategie più significative per preservare la fertilità è il congelamento degli ovociti in una fase più fertile della vita della donna. Con questa tecnica, la donna può prendere il controllo della sua vita riproduttiva, potendo decidere in futuro il momento migliore per diventare madre, senza subire la pressione del tempo biologico. Oggi, le sofisticate tecniche di crioconservazione degli ovociti offrono questa possibilità, abbracciata da sempre più donne in giovane età, per non rinunciare ai loro progetti riproduttivi personali e professionali.

Quando arriva il momento desiderato, gli ovociti precedentemente conservati mantengono la stessa qualità e le stesse caratteristiche di quando sono stati congelati. Attraverso un trattamento di fecondazione in vitro (FIV), questi ovociti possono essere utilizzati con lo sperma del proprio partner o con il seme proveniente da una banca di gameti, offrendo una via concreta per realizzare il desiderio di maternità anche in età avanzata, superando le difficoltà legate alla diminuzione della riserva ovarica e della qualità ovocitaria.

Tuttavia, è cruciale non alimentare la falsa convinzione che il ricorso all'aiuto medico risolva automaticamente ogni problema di fertilità legato all'età. Non solo è più difficile ottenere una gravidanza a 40 anni, anche con il supporto della procreazione assistita, ma aumenta anche il rischio di aborto e di complicazioni durante la gravidanza e il parto. La fertilità assistita, pur avendo compiuto passi da gigante, risente comunque del calo naturale della qualità degli ovuli. Thierry Suter, specialista in Medicina della riproduzione del centro per la fertilità ProCrea di Lugano, spiega che i progressi della medicina riproduttiva hanno migliorato aspetti fino a poco tempo fa impensabili. Grazie all'analisi genetica, ad esempio, è oggi possibile determinare con maggiore accuratezza le stimolazioni ormonali da sottoporre alle donne e individuare eventuali anomalie cromosomiche per selezionare gli ovociti più idonei alla fecondazione. Nonostante questi progressi, il vero limite non è tanto l'età della madre, quanto l'età e la qualità degli ovuli. La qualità degli ovuli peggiora inesorabilmente con l'età, e a partire dai 39-40 anni, più della metà degli embrioni può presentare alterazioni cromosomiche.

Per le coppie che si sottopongono a tecniche di riproduzione assistita, soprattutto in età avanzata, è consigliabile eseguire la Diagnosi Genetica Preimpianto (PGT, o PGD). Questa procedura viene eseguita sull'embrione prima del suo trasferimento nell'utero materno. Consiste nell'analisi di una piccola biopsia dell'embrione con lo scopo di rilevare anomalie genetiche e/o cromosomiche, aumentando le probabilità di successo e riducendo il rischio di aborti spontanei o di nascite con patologie genetiche.

Vantaggi e Sfide della Maternità Tardiva

La maternità tardiva, oltre alle sfide biologiche e mediche, presenta anche aspetti positivi riconosciuti. Tra i vantaggi, si annoverano la maggiore maturità e un più elevato grado di responsabilità acquisiti dalla donna. Questo si traduce spesso in una maggiore consapevolezza riguardo alla propria cura personale e, in particolare, a quella della futura famiglia. Le donne che decidono di diventare madri in età più avanzata hanno generalmente raggiunto una maggiore stabilità economica e professionale, fattori che permettono loro di dedicarsi al bambino con una tranquillità e delle risorse che potrebbero essere state meno presenti in età più giovane. Questo contesto di vita più strutturato e appagante contribuisce a un ambiente familiare più sereno e preparato ad accogliere un nuovo membro.

Tuttavia, le sfide associate alla maternità tardiva sono significative e non possono essere ignorate. Come già sottolineato, il corpo femminile è biologicamente meno preparato per la gravidanza dopo i 40 anni. In questa fase della vita, il rischio di anomalie cromosomiche nel feto è considerevolmente più alto. Per questo motivo, una gravidanza oltre i 40 anni è universalmente considerata una gravidanza ad alto rischio, richiedendo un monitoraggio più attento e protocolli diagnostici specifici. Le donne devono essere pienamente consapevoli di questi rischi per prendere decisioni informate e per prepararsi adeguatamente al percorso.

Monitoraggio e Diagnosi Prenatale in Gravidanze a Rischio Elevato

Data l'età materna avanzata, diventa fondamentale un monitoraggio costante e un'attenta diagnosi prenatale per identificare precocemente eventuali rischi. Esistono diverse tecniche diagnostiche che consentono di individuare anomalie cromosomiche o di escludere difetti congeniti o malformazioni, offrendo ai genitori la possibilità di scelte consapevoli.

Tavola comparativa delle tecniche di diagnosi prenatale

  • Test Prenatale Non Invasivo (NIPT): Questo test, eseguito attraverso un semplice campione di sangue della madre, permette di identificare le anomalie cromosomiche più comuni, come la trisomia 21 (sindrome di Down), la trisomia 18 (sindrome di Edwards) e la trisomia 13 (sindrome di Patau), oltre alle alterazioni dei cromosomi sessuali. È possibile eseguire un test esteso, come quello offerto da alcuni istituti, che permette l'analisi della delezione 22q11,2 o sindrome di diGeorge e un test completo che analizza le alterazioni dei 24 cromosomi insieme alle microdelezioni. Il NIPT, pur essendo un test di screening, ha un'elevata accuratezza e può ridurre la necessità di procedure invasive.

  • Amniocentesi: Questa procedura invasiva prevede l'estrazione di liquido amniotico dall'interno della placenta, la sacca in cui si trova il feto. La puntura viene eseguita con un ago sottilissimo attraverso l'addome materno e vengono prelevate cellule fetali che saranno analizzate per individuare l'eventuale presenza di anomalie cromosomiche o genetiche e difetti del tubo neurale. Si svolge generalmente tra la 15ª e la 18ª settimana di gestazione e fornisce una diagnosi definitiva.

  • Biopsia del Corion o Villocentesi: Attraverso questa tecnica, si ottiene tessuto dalla placenta per lo studio dei cromosomi fetali, del DNA o degli enzimi fetali. Può essere eseguita per via addominale o transcervicale. Il suo vantaggio rispetto all'amniocentesi è che può essere eseguita più precocemente, solitamente tra la 11ª e la 12ª settimana di gravidanza, consentendo una diagnosi precoce.

  • Funicolocentesi o Cordocentesi: Questo è un metodo più raro e invasivo che prevede la puntura e l'estrazione del sangue dalla vena ombelicale per rilevare anomalie congenite e del sangue. Deve essere eseguito da medici esperti, generalmente dalla 19ª alla 20ª settimana di gravidanza, ed è riservato a casi specifici in cui altre indagini non sono state risolutive o vi è un sospetto elevato di determinate patologie.

Prevenzione e Stile di Vita per una Gravidanza Consapevole

La pianificazione della gravidanza dovrebbe idealmente iniziare con una consultazione preconcezionale, una raccomandazione che diventa ancora più necessaria quando si considera la maternità in età avanzata. Durante questa consultazione, il medico valuterà lo stato di salute generale della donna e fornirà consigli personalizzati per ottimizzare le condizioni per una gravidanza sana.

Uno stile di vita sano è fondamentale per minimizzare i rischi associati all'età materna avanzata. In primo luogo, si consiglia di seguire una dieta variata, ricca di frutta e verdura, e di includere alimenti con acido folico, come legumi, verdure a foglia verde, noci o cereali. L'acido folico è cruciale per prevenire difetti del tubo neurale nel feto. Alcuni centri specializzati offrono anche un'unità specifica di endocrinologia e nutrizione durante la gravidanza per un supporto mirato.

In secondo luogo, è importante fare esercizio fisico regolarmente, mantenere un peso adeguato ed essere attivi. L'obesità e la sedentarietà possono aumentare i rischi di complicanze durante la gravidanza. Infine, è assolutamente necessario evitare sostanze nocive come alcol, tabacco e eccitanti in eccesso come il caffè, che possono avere effetti negativi sullo sviluppo fetale e sulla salute materna. L'attenzione alla fertilità passa anche da una costante azione di prevenzione e da uno stile di vita sano. "Rimanere sotto controllo, sottoporsi ai normali esami per verificare lo stato di salute del proprio apparato riproduttivo è un approccio corretto per contrastare infezioni e malattie", come suggerisce Suter, lo specialista di ProCrea. "Occorre anche osservare uno stile di vita sano, evitando gli eccessi nell'uso di alcol ed eliminando il fumo dalle proprie abitudini."

Preconcepimento | La parola al genetista

Per quanto riguarda il parto, l'età non implica grandi differenze nella capacità di partorire in sé. Tuttavia, a partire dai 40 anni, il rischio di parto prematuro, ovvero che il bambino nasca prima delle 37 settimane di gestazione, è maggiore. Anche la probabilità che il parto avvenga con taglio cesareo è più elevata. Ciò è dovuto, in parte, al fatto che la muscolatura dell'utero è meno elastica e ha una minore capacità di contrarsi in modo efficace. Per queste ragioni, il ginecologo può talvolta raccomandare di indurre o provocare il travaglio per una gestione più controllata.

Maternità Tardiva e Longevità: Una Prospettiva Controintuitiva

In contrasto con i rischi biologici noti, alcuni studi hanno esplorato una prospettiva sorprendente: la maternità tardiva potrebbe essere un indicatore di buona salute e longevità. Un gruppo di ricercatori dell'Università della Carolina del Nord ha suggerito, in uno studio pubblicato sulla rivista Menopause, che le donne che partoriscono un figlio tra i 30 e i 40 anni d'età potrebbero godere di un gran vantaggio sia in termini di qualità che di durata della vita.

Lo studio ha analizzato i dati di oltre 1.200 donne in perimenopausa e postmenopausa, appartenenti a varie etnie e con diversi status sociali. Tutti i soggetti avevano partecipato alla National Health and Nutrition Examination Survey, un programma di ricerca condotto dal National Center for Health Statistics per valutare lo stato di salute e nutrizionale di adulti e bambini negli Stati Uniti. Dall'analisi dei dati è emerso che l'età in cui una donna partorisce l'ultimo figlio è fortemente associata alla sua longevità.

Nonostante questa interessante correlazione, i motivi esatti per cui una gravidanza tardiva possa avere un effetto così benefico non sono ancora del tutto chiari. Tra le ipotesi più accreditate, vi è quella secondo cui le donne che partoriscono l'ultimo figlio in questa fascia d'età tendono ad avere telomeri dei leucociti più lunghi. I telomeri sono i "cappucci" protettivi che si trovano all'estremità dei cromosomi, e in questo caso, quelli dei globuli bianchi sono stati collegati in passato alla durata della vita. La scoperta stessa dei telomeri e il loro meccanismo di funzionamento hanno valso il premio Nobel per la Medicina nel 2009 a Elizabeth Blackburn, Carol W. Greider e Jack W. Szostak.

L'ipotesi che le mamme "mature" abbiano telomeri più lunghi non è del tutto nuova. Tuttavia, la lunghezza dei telomeri potrebbe non essere l'unica spiegazione e la relazione è complessa. Come spiega Chase Latour, epidemiologo presso l'Università della Carolina del Nord, "È complicato in questi casi stabilire una relazione di causa-effetto perché non possiamo ancora affermare se siano i telomeri a determinare l'età dell'ultima gravidanza o viceversa". È plausibile, infatti, che le donne riescano a partorire più avanti negli anni proprio perché possiedono telomeri intrinsecamente più lunghi, e questi, a loro volta, potrebbero essere lunghi per svariate ragioni, tra cui anche lo status socioeconomico o una predisposizione genetica a una migliore salute generale.

Secondo i ricercatori, i risultati di questo studio, in combinazione con i dati ottenuti da precedenti studi osservazionali, suggeriscono che l'età materna e altri fattori riproduttivi chiave potrebbero essere correlati alla lunghezza dei telomeri tra le donne in menopausa. "Il nostro lavoro - ha commentato Latour - potrebbe avere implicazioni sulla nostra comprensione della salute a lungo termine. Tra le ipotesi c'è quella secondo cui la capacità di partorire più tardi nella vita è probabilmente un indicatore di buona salute, piuttosto che il parto possa allungare i telomeri". Gli studiosi sottolineano la necessità di ulteriori ricerche per determinare se l'età materna più avanzata al momento dell'ultima nascita possa effettivamente allungare i telomeri o se, al contrario, le caratteristiche legate ai cromosomi possano semplicemente indicare un determinato stato di salute generale e di maggiore resistenza biologica. "Gli individui con migliori caratteristiche di sopravvivenza - ha sottolineato Stephanie Faubion, direttore medico presso la North American Menopause Society (NAMS) - hanno maggiori probabilità di avere un maggiore successo riproduttivo". Questa prospettiva invita a considerare la maternità tardiva non solo in termini di rischi, ma anche come un possibile riflesso di una salute intrinseca superiore.

Consapevolezza e Supporto Medico nella Ricerca della Maternità

Ormai da qualche anno, le notizie di donne che hanno messo al mondo dei figli dopo i 45 anni, spesso celebrità come Brigitte Nielsen, Janet Jackson, Cameron Diaz, Naomi Campbell e Halle Berry, non sorprendono più di tanto. Si tratta di un fenomeno sempre più frequente, che non riguarda solo le figure pubbliche. La maternità tardiva è diventata quasi una "normalità" sociale, e viene accettata come se fosse un fatto naturale. Tuttavia, dal punto di vista biologico non lo è, dal momento che è evidente, o almeno presunto, che dopo i 45 anni la maggior parte di queste donne sia rimasta incinta grazie a tecniche di procreazione assistita.

Molte donne in questa fascia di età si sentono fisicamente e mentalmente "giovani" e ritengono di essere in un buon momento personale per affrontare la maternità. Questa situazione rappresenta una sfida, soprattutto se si considera che molte credono erroneamente che, ricorrendo a un aiuto medico, non avranno problemi a diventare madri a 40 anni o addirittura qualche anno dopo. Questo è un pericoloso equivoco. La domanda cruciale da porsi è quindi: fino a che punto è fattibile ritardare la maternità?

In sintesi, la cosa più importante è che le donne siano ben informate sull'età ideale per avere figli, su quando la fertilità femminile inizia a diminuire e sulle reali possibilità di diventare madri in età avanzata. "L'età resta però il peggiore nemico della fertilità", premette Thierry Suter, il quale sottolinea: "Più si fa passare il tempo e più si abbassano le probabilità per una donna di rimanere incinta". La mancanza di consapevolezza riguardo a questi tempi biologici porta molte donne a sottovalutare le iniziali difficoltà nella gravidanza, lasciando passare anni importanti prima di rivolgersi al medico. "Il rischio di non fare attenzione ai 24 mesi, anzi di porsi la domanda 'ci può essere qualche problema?' solamente dopo 5 o 6 anni, di fatto non fa altro che peggiorare la situazione", continua Suter. Anche davanti a un quadro clinico sostanzialmente stabile, occorre sempre considerare il fattore età che influisce in modo determinante sulla fertilità in una donna.

Pertanto, è fondamentale richiedere al proprio ginecologo una valutazione della riserva ovarica quando si è giovani, idealmente tra i 25 e i 30 anni, per avere un quadro chiaro della propria fertilità. È inoltre importante che, se non si riesce a rimanere incinte naturalmente dopo 10-12 mesi (se si ha meno di 35 anni) o dopo 6 mesi (se si ha più di 35 anni) di rapporti non protetti, ci si rivolga tempestivamente a uno specialista della procreazione medicalmente assistita per una valutazione. Non perdere tempo in questa fase può fare una differenza sostanziale per le possibilità di successo, in quanto "se si hanno difficoltà a rimanere incinte, non aspettare anni prima di rivolgersi a un medico".

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