Nel cuore pulsante della Vienna fin-de-siècle, un'epoca di profonde trasformazioni culturali e sociali, emergeva la figura di Gustav Klimt, un artista che ha saputo infondere nel suo lavoro una profonda carica simbolica e sensuale. Fondatore e figura di spicco della Secessione viennese, Klimt si distinse per la sua arte ricca di decorazioni, l'uso sontuoso dell'oro e l'esplorazione audace di temi come la bellezza, la femminilità, la sessualità e, in modo particolarmente incisivo, la speranza. Le sue opere sono spesso viaggi interiori, catturando l'essenza dell'esperienza umana attraverso un linguaggio visivo unico e inconfondibile.
Tra le sue opere più iconiche e discusse, due dipinti spiccano per la loro capacità di indagare il tema della speranza con una profondità e una complessità psicologica raramente eguagliate: "Speranza I" e "Speranza II". Questi quadri non sono solo rappresentazioni artistiche, ma veri e propri manifesti di una visione dualistica dell'esistenza, dove la promessa di vita si scontra incessantemente con l'ombra della morte e dell'inquietudine. Klimt ha voluto riprodurre in maniera concreta sulla tela l'attesa fiduciosa affinché qualcosa che vorremo si realizzasse, si concretizzasse, anche se magari perché ciò avvenga si deve aspettare tanto tempo con calma e pazienza. Il pittore austriaco è dunque riuscito a dare vita a questo sentimento, rappresentandolo nelle sue varie sfaccettature, spesso in un modo che ha generato scandalo e profonda riflessione nella società del suo tempo.

Speranza I: La Nascita Travagliata di un Simbolo Inquietante
Il primo quadro sulla speranza che si vuole descrivere è "Speranza I", conosciuto anche con il titolo "Hope I". Questa è un'opera che fin dalla sua genesi si rivelò un atto di sfida e di coraggio artistico, un'esplorazione cruda e disarmante della maternità che si discostava nettamente dalle convenzioni estetiche e morali dell'epoca.
Un'Opera Scandalo e la Sua Difficile Accettazione
La presentazione al pubblico di "Speranza I" avvenne in occasione della Kunstschau del 1909, a ben sei anni dalla sua realizzazione. Questo notevole ritardo non fu casuale, ma la diretta conseguenza della natura "scabrosa" del soggetto rappresentato. La Vienna benpensante dell'inizio del Novecento, con i suoi rigidi codici morali e le sue aspettative di decoro, avrebbe difficilmente accettato un soggetto così audace e potenzialmente offensivo. Questa considerazione dissuase l’artista dall’esporre l’opera alla sua mostra personale organizzata nel 1903 dalla Secessione. Una tale prudenza era evidentemente giustificata, dato che il suo primo proprietario, l’industriale Fritz Wärndorfer, finanziatore delle Wiener Werkstätte e figura chiave nel panorama artistico e culturale viennese, la teneva coperta per evitare scandali, anche all'interno della sua collezione privata. Questo aneddoto sottolinea la portata rivoluzionaria e provocatoria dell'opera, che sfidava apertamente i canoni di bellezza e moralità allora vigenti. "Speranza I" è un quadro che è stato acquistato nell’anno 1970 dal museo canadese, testimonianza del suo valore artistico e storico riconosciuto a livello internazionale.
La Figura della Madre e il Rovesciamento dell'Iconografia Tradizionale
In "Speranza I", Klimt ci ha abituati a personaggi femminili inquietanti, ad atmosfere morbose, ma in quest’opera spinge in maniera evidente nella direzione di un sovvertimento dei valori positivi tradizionali, attesi dal titolo stesso e dal soggetto. La Speranza viene allegoricamente rappresentata nella figura di una giovane donna incinta, completamente nuda. Questa immagine, teoricamente piena di promessa e di futuro, allude al contempo all'incontro intimo avvenuto dentro e fuori di lei, un incontro d'amore da cui è sorto quel corpo che ora lei contiene nel suo. La tradizione vorrebbe una madre morbida, accogliente, opulenta, una poetica esaltazione della carne femminile, soffice terra dell’attesa e del miracolo. Tuttavia, in "Speranza I", non troviamo nulla di tutto questo. La donna è di una magrezza e di un pallore malsani: sotto una massa di capelli rossi, il viso appare ossuto, gli zigomi sporgenti, gli occhi cerchiati, le labbra serrate in un'espressione di tensione. Il seno appare leggermente cadente e piccolo, braccia e gambe sono magre, i glutei addirittura scavati. Su tutto emerge un ventre sproporzionatamente prominente, esaltato dalla posizione di profilo, che sembra quasi estraneo al resto del corpo emaciato.
La donna raccoglie le braccia al seno, intreccia le mani in un gesto di protezione e di difesa e non nell’abituale posa delle future madri, che appoggiano le mani sul ventre in un atto di carezza spontanea e amorevole. La testa è girata, lo sguardo ceruleo puntato sull’osservatore con un'intensità quasi ipnotica, l’espressione seria, la nudità del pube esposta, se non esibita, con una franchezza che rompe ogni convenzione. Questa non è una maternità che conosce dolcezza, ma che appare pervasa da un vago senso di inquietudine, denunciato dalle irregolarità che si percepiscono nel corpo, nel gesto, nello sguardo. Il significato che cela il quadro da parte di Klimt è il seguente: volere garantire la promessa di una nuova vita in contrasto alle forze malefiche della morte che sono rappresentate attraverso le losche figure, collocate dietro la giovane donna incinta. Dunque il quadro Speranza ha un grande significato allegorico: la speranza della vita che si contrappone alla morte. Nonostante tutto intorno a lei rappresenti il male e la morte, la donna nuda incinta sembra riuscire a mantenere una calma e una serenità imperturbabile perché sa fiduciosamente che presto nascerà una nuova vita, simbolo della speranza e del bene. È un'affermazione di resilienza e fiducia in un futuro incerto. Curiosamente, gli schizzi preparatori del quadro erano in origine differenti, considerando che inizialmente nella composizione pittorica era presente una coppia che all’interno del paesaggio circostante rifletteva sulla sua felicità, un'idea poi scartata in favore della rappresentazione più intensa e solitaria della donna.
Le Ombre del Destino: Figure Allegoriche e Presagi Incombenti
Dietro la figura della donna incinta, sopra al serico ondeggiare di preziose stoffe colorate, aleggiano tre presenze. Si tratta di volti femminili, più o meno deformati, e un teschio all’altezza della nuvola rossa dei capelli della donna. Queste figure sono state interpretate da Ludwig Hevesi, critico d'arte e amico di Klimt, come i “demoni della vita”, oscure minacce alla vita del nascituro, ma non del tutto estranee alla stessa madre, che ambiguamente porta una corona di fiori bianchi, simbolo di purezza, su una chioma fiammeggiante, tipica delle donne-sirene di Klimt. Queste oscure presenze, che richiamano quelle di un dipinto di qualche anno prima, "Amore" del 1895 (una contaminazione tra il tema della Vanitas e quello delle età dell’uomo, affrontato nel 1905 con la celebre opera "Le tre età della vita"), potrebbero rappresentare le Parche, in posizione di ieratica attesa prima di iniziare a tessere il filo della vita del nascituro, una vita che, in questo contesto, appare certo non facile, non di gioia, ma di angoscia e disagio.
Ma ad attendere la nascita del bambino è anche un mostro nero, dalle inquietanti sembianze e dalla coda di serpente, un “grande divoratore” che prende in un laccio le caviglie della madre, protendendo verso il suo ventre un’orribile zampa artigliata. Questa figura mostruosa simboleggia le paure ancestrali legate alla nascita e alla mortalità. Sulla testa del mostro si osserva una fila di fiorellini bianchi: una metamorfosi, un presagio di trasformazione della donna inconsapevole? Questo dettaglio aggiunge un ulteriore strato di ambiguità e di mistero all'opera. In maniera piuttosto curiosa, questa figura sembra anticipare di qualche anno l’archetipo della Grande Madre di Jung (1912), che da una parte presenta il polo positivo della femminilità, che riassume in sé fecondità, nutrimento, protezione (la madre buona), dall’altra il polo negativo: l’abisso, il segreto, l’oscuro, il mondo dei morti, ciò che seduce, divora, intossica (la madre cattiva), simbolo dell’inquietudine e delle ombre dell’inconscio. Il teschio sospeso sulla testa della donna, con la sua stessa inclinazione, suggerisce un parallelismo inquietante, che non può essere casuale, ma è un chiaro monito della fragilità della vita. Ludwig Hevesi, che conosceva da vicino Klimt e le sue idee, parla di “dipinto simbolico, moderna versione del motivo trattato da Albrecht Dürer in 'Il cavaliere, la morte e il diavolo'", fra le opere più celebri e conosciute del Cinquecento tedesco, dove, seguendo un’idea di Erasmo da Rotterdam, Dürer rappresentò un monumentale cavaliere cristiano che procede ignorando la morte (con la clessidra in mano) e il diavolo che si avvicina da dietro tenendo in mano una picca. Questa analogia eleva il dipinto di Klimt a una meditazione profonda sul coraggio di affrontare l'esistenza nonostante le minacce incombenti.
Un Attacco alla Mentalità Conservatrice
In ogni caso, concepita all’interno della Secessione Viennese in un clima di emancipazione generale, l’opera di Klimt potrebbe essere letta come un attacco alla mentalità conservatrice e perbenista della società viennese dell’epoca. Era scandalosa nel tema, angosciosa nella compressione - in un formato verticale - di più figure dai tratti inquietanti, tutte racchiuse in uno spazio che amplifica il senso di oppressione e di inevitabilità. "Speranza I" è, quindi, non solo un'opera d'arte, ma anche un commento sociale, un grido di liberazione dalle restrizioni morali e artistiche, che anticipa le grandi crisi esistenziali del XX secolo.

Speranza II: La Visione Trasfigurata della Maternità
Quattro anni dopo la realizzazione di "Speranza I" e a due anni dalla sua controversa esposizione, Klimt riprende il tema con "Speranza II", accompagnata dal sottotitolo "Visione, fecondità, leggenda". Questo secondo dipinto, eseguito probabilmente nel biennio 1907-1908, rappresenta una sorta di "rivoluzione copernicana", una visione della maternità assolutamente antitetica, almeno in apparenza, rispetto alla prima versione.
Dall'Angoscia alla Meditazione: Un Cambiamento Apparente
Mentre "Speranza I" ci immergeva in un'atmosfera di cruda inquietudine, "Speranza II" introduce un approccio più contemplativo e decorativo, sebbene l'oscurità non sia del tutto assente. L'opera in origine si doveva chiamare "Visione", per poi essere rinominato in un altro modo, ovvero "Speranza II", rientrando nel ciclo pittorico dedicato alla speranza, considerando che Klimt aveva già realizzato un primo quadro sempre sulla speranza che intitolò "Speranza I". "Hope II", conosciuto anche come "La Speranza II", è un’opera emblematica di Gustav Klimt, realizzata nel 1907-1908. Questo dipinto è una potente rappresentazione della maternità e della speranza, temi cari all’artista, ma con una sensibilità diversa. "Hope II" è il seguito del dipinto "Hope I" (1903), e fu completato nel 1908, adottando un approccio più cupo e complesso secondo alcune interpretazioni, o più meditativo e trasfigurato secondo altre, pur non abbandonando la complessità tematica. La tecnica pittorica che ha utilizzato il pittore austriaco è quella a olio, oro e platino su tela, un connubio di materiali preziosi che eleva l'opera a un livello di sontuosità quasi sacra.
La Nuova Iconografia e l'Influenza Bizantina
"La Speranza II" raffigura una donna incinta, posizionata frontalmente con le mani che tengono il ventre prominente. La figura della madre è in posizione centrale, unica protagonista, in un atteggiamento di sospensione e contemplazione. Il volto di profilo, lo sguardo abbassato sul ventre, denota una profonda introspezione. I seni sono scoperti, ma il corpo è avvolto da preziosi tessuti arabescati, un mosaico composto di tasselli preziosi che denunciano l’incontro con gli ori e le paste vitree dei mosaici ravennati. L'oro dello sfondo, un fondo d’oro puntinato, è tipico degli anni della maturità dell’artista, e come nel celebre "Bacio" dello stesso periodo, annulla la percezione dello spazio fisico reale ponendo la figura in un’ambientazione “cosmica”, quasi atemporale e spirituale. La cromia accesa, l’atteggiamento dolce e meditativo della madre sono quanto di più lontano possa esserci dalla prima versione di questo tema, creando una visione della maternità che, in superficie, appare più serena e accettata. La mano destra è leggermente sollevata, quasi a scandire con gesto misurato le parole di un dialogo silenzioso fra madre e figlio, suggerendo un legame profondo e una comunicazione che trascende il verbale. Il fondo del dipinto è dominato da motivi geometrici e colori vivaci, creando un contrasto intenso con il soggetto principale e amplificando il senso di decorazione sontuosa.
Le Ombre Persistenti: Simboli Nascosti e Destino Ineluttabile
Nonostante la trasfigurazione estetica e l'apparente serenità, quando lo sguardo scende nella parte inferiore del dipinto si scoprono alcuni elementi che riconducono all’opera del 1903, rivelando che l'inquietudine non è mai del tutto assente nell'arte di Klimt. Fra gli arabeschi dell’abito si distinguono tre figure femminili, in atteggiamento di dolente preghiera, a capo chino, ad occhi chiusi, con le mani alzate a prendersi il volto. Queste figure evocano un senso di lutto, di premonizione, o forse sono le stesse Parche che vegliano sul destino. E ancora, risalendo sul ventre della madre, ecco che si scopre inopinatamente un teschio sospeso, appena appoggiato, per così dire, ridotto a pura decorazione ma evidentissimo. Nel quadro viene raffigurata una donna incinta con il capo rivolto verso il basso e con gli occhi chiusi intenta a pregare per la buona salute e la sicurezza di suo figlio. All’altezza del suo stomaco viene rappresentato un teschio, simbolo che preannuncia che sia la mamma sia il suo bambino stanno correndo dei veri e propri pericoli. Il piccolo teschio, sebbene integrato nel ricco mosaico decorativo, è un monito sulla mortalità e sulla caducità delle cose terrene, ricordando che la vita è sempre accompagnata dall'ombra della morte. La figura, costruita in gran parte dall’incastro di tasselli con motivi floreali stilizzati, non perde la sua solidità e soprattutto la sua dimensione psicologica, di meditazione compunta.
Si tratta dunque di una visione della maternità meno disperata, meno inquietante, ma pur sempre pervasa dall’oscura presenza di un destino ineluttabile, di un presagio incombente, di una bellezza malata e struggente in cui le “malinconie armonie dei colori spenti, cinerei, perlacei” (come le descrisse Argan) si mescolano ai vividi bagliori dell’oro, dell’argento, delle gemme, degli smalti. "La Speranza II" è ricca di simbolismi. La figura centrale, con il suo ventre prominente, rappresenta la vita e la continuità della specie umana. L’espressione serena della donna incarna la speranza e la fiducia nel futuro, nonostante le incertezze e i pericoli che possono accompagnare la gravidanza. Il Background su cui viene collocata la donna è realizzato con un misto di colori che vanno dal giallo all’oro fino ad arrivare al verde militare, contribuendo a creare un'atmosfera ricca e complessa.

Simbolismo e Dualità nell'Opera di Klimt
L'arte di Gustav Klimt è profondamente intrisa di simbolismo, un linguaggio che permette di esplorare le profondità dell'animo umano e le grandi domande dell'esistenza. Le opere "Speranza I" e "Speranza II" sono esempi paradigmatici di questa tendenza, offrendo una rappresentazione complessa e multifaccettata di un sentimento universale.
La Speranza come Attesa Fiduciosa e Contrasto Interiore
Per speranza si intende l’attesa fiduciosa affinché qualcosa che vorremo si realizzasse, si concretizzi anche se magari perché ciò avvenga si deve aspettare tanto tempo con calma e pazienza. Un pittore che meglio di altri ha descritto la speranza nell’arte e quindi nei suoi quadri è stato senz’altro Gustav Klimt, che l’ha voluta riprodurre in maniera concreta sulla tela. Il pittore austriaco è dunque riuscito a dare vita a questo sentimento, rappresentandolo nelle sue varie sfaccettature. In entrambi i dipinti, la speranza non è presentata come un'emozione semplice o ingenua, ma come una forza resiliente che coesiste con la paura, il pericolo e l'inquietudine. Questa dualità è una caratteristica distintiva dell'approccio di Klimt, che spesso esplora il contrasto tra la bellezza esteriore e le turbolenze interiori, tra la vita e la morte, il sacro e il profano. "Hope II" è molto più di un semplice ritratto: è una rappresentazione della gravidanza, dell'attesa, del desiderio e della fragilità della vita. La donna al centro del dipinto, avvolta in un abito dorato che ricorda le vesti delle icone bizantine, non è solo una figura femminile; è un simbolo di speranza, ma anche di vulnerabilità e di potenziale pericolo.
L'Archetipo della Grande Madre e il Conflitto Inconscio
L'analisi delle figure in "Speranza I", in particolare del mostro nero con la coda di serpente, suggerisce una profonda connessione con l'archetipo junghiano della Grande Madre, elaborato da Carl Gustav Jung pochi anni dopo la creazione del primo quadro di Klimt. Da una parte, vi è il polo positivo della femminilità, che riassume in sé fecondità, nutrimento, protezione (la madre buona), incarnato dalla promessa di una nuova vita. Dall'altra, emerge il polo negativo: l'abisso, il segreto, l'oscuro, il mondo dei morti, ciò che seduce, divora, intossica (la madre cattiva), simbolo dell’inquietudine e delle ombre dell’inconscio. Questa anticipazione iconografica mostra l'intuizione di Klimt riguardo alle complesse dinamiche psicologiche legate alla maternità e all'esistenza stessa, in un'epoca in cui le teorie psicoanalitiche stavano iniziando a emergere con forza a Vienna. Il teschio sospeso sulla testa della donna o sul suo ventre, in entrambi i dipinti, rafforza questa ambivalenza, fungendo da costante memento mori.
La Tecnica Artistica: Oro, Colore e Simbolo
Klimt fu un maestro nell'utilizzo del colore e della tecnica. "Hope II" è un esempio perfetto della sua abilità nel creare effetti di luce e profondità attraverso l’uso sapiente dell’oro, una scelta iconica che lo ha reso celebre in tutto il mondo. L'oro non è semplicemente un elemento decorativo; è un simbolo di divinità, di eternità, ma anche di ricchezza e di potere, e nel contesto dell'arte di Klimt, assume una dimensione quasi spirituale, elevando il soggetto oltre la realtà terrena. La pittura ad olio su tela permette a Klimt di creare texture complesse e dettagli intricati. L'uso di velature sottili e di pennellate decise crea un effetto di tridimensionalità, dando vita alla figura femminile e al suo ambiente circostante, nonostante l'apparente bidimensionalità dei fondi decorati. La sua arte è preziosa, pagana, simbolica, e incrocia la splendida ed esangue arte bizantina in una stagione ai limiti della fine di un’epoca, dopo la quale saranno le Avanguardie a tracciare il percorso di una nuova civiltà. Questa fusione di elementi decorativi, simbolici e storici contribuisce a creare opere di straordinaria ricchezza visiva e concettuale.

Contesto Storico e Impatto Culturale
Le opere di Klimt non possono essere pienamente comprese senza considerare il fertile e turbolento contesto della Vienna di fine secolo, un crogiolo di idee innovative e tensioni sociali.
La Secessione Viennese e l'Emancipazione Artistica
Gustav Klimt (1862-1918) è stato uno dei più importanti pittori simbolisti e un fondatore della Secessione viennese, un movimento artistico nato nel 1897 con l'obiettivo di rompere con il conservatorismo accademico e promuovere un'arte più moderna, internazionale e libera. La sua arte è conosciuta per l’uso ricco di decorazioni, oro e motivi simbolici, spesso esplorando temi di bellezza, femminilità e sessualità con una libertà inaudita per l'epoca. "Speranza I" e "Speranza II" sono opere che incarnano pienamente lo spirito della Secessione, sfidando le convenzioni e spingendo i confini dell'espressione artistica. La loro concezione all’interno di un clima di emancipazione generale, come quello promosso dalla Secessione, fu fondamentale per la loro audacia. Queste opere rappresentano non solo la visione personale di Klimt, ma anche un momento chiave nella storia dell'arte, segnando il passaggio da un'estetica tradizionale a una più moderna e introspettiva.
Reazioni e Eredità
Quando "La Speranza II (Hope II)" fu presentato per la prima volta, suscitò reazioni contrastanti, così come la sua precedente incarnazione. Alcuni critici apprezzarono l’audacia e l’innovazione di Klimt nel trattare un tema così delicato e personale, lodando la sua capacità di combinare elementi decorativi con un’esplorazione profonda della condizione umana. Altri, tuttavia, furono disturbati dalla sua rappresentazione cupa e complessa della maternità, trovando l'opera forse meno apertamente provocatoria di "Speranza I", ma comunque intrisa di una malinconia e di un'ambivalenza che mettevano in discussione la visione idealizzata della vita. "La Speranza II" ha avuto un impatto duraturo nella storia dell’arte e continua a essere studiato e ammirato per la sua profondità simbolica e la sua bellezza estetica. Il dipinto è spesso utilizzato in contesti educativi e museali per esplorare temi di maternità, speranza e simbolismo nell’arte, fungendo da punto di riferimento per discussioni sulla condizione umana. "Hope II" di Gustav Klimt è un’opera straordinaria che esplora i temi della speranza, della maternità e della femminilità con intensità e profondità simbolica. L’opera rappresenta un momento chiave nella carriera di Klimt, mostrando la sua capacità di combinare elementi decorativi con un’esplorazione profonda della condizione umana. Esponendo le ansie e le speranze legate alla maternità, Klimt ci invita a riflettere sulla dualità della vita e sulla capacità dell’arte di catturare le emozioni più profonde dell’esperienza umana. La sua eredità si manifesta nella persistente risonanza delle sue opere, che continuano a stimolare la riflessione e l'ammirazione in un pubblico globale, ben oltre i confini della Vienna che le vide nascere.