Lo streptococco rappresenta una delle infezioni batteriche più diffuse e, in alcuni contesti, più preoccupanti al mondo, capace di scatenare una vasta gamma di sintomi e disturbi che possono variare da lievi a severi. Questo genere di batteri sferici altamente contagiosi è classificato principalmente in due gruppi distinti, A e B, entrambi noti per causare diversi tipi di infezione sia negli esseri umani che negli animali. Comprendere cosa sia lo streptococco nei bambini e nei neonati è di fondamentale importanza, e tutti i genitori dovrebbero esserne a conoscenza per agire tempestivamente in caso di necessità.
Il genere Streptococcus è un batterio gram-positivo che prolifera in particolare nel cavo orale e si trasmette aerobicamente. Gli streptococchi sono divisi in venti gruppi di batteri diversi, ognuno dei quali provoca una particolare infezione e sintomatologia. Le tipologie di streptococco che hanno una maggiore propensione a causare malattie nell’uomo sono lo Streptococco del gruppo A, il batterio più comune e contagioso, lo Streptococco del gruppo B, un batterio normalmente presente nell’uomo che in genere non causa problemi, ma diventa pericoloso se trasmesso da madre a figlio durante la gravidanza o il parto, e lo Streptococco del gruppo D (o enterococchi), batteri definiti “flora residente” che causano malattie solo in determinate circostanze, ad esempio quando penetrano dall’intestino in altre parti del corpo. Esiste anche lo Streptococco Viridans, un batterio che risiede nella bocca di individui sani, ma che quando invade il sangue può infettare le valvole cardiache causando endocardite.

Streptococco di Gruppo A (Streptococcus pyogenes): Diffusione e Caratteristiche
Lo Streptococco di gruppo A, noto anche come Streptococcus pyogenes, o streptococco beta emolitico di gruppo A (SBEGA o GAS), è uno dei ceppi più diffusi e contagiosi. Rientra tra le cause più comuni di infezioni alla gola e alle tonsille, ed è particolarmente conosciuto per causare mal di gola, mal di testa, febbre ed eruzione cutanea. Negli anni scorsi, in particolare dopo la pandemia di Covid-19, i casi di mal di gola legati a questo batterio sono aumentati, soprattutto tra i bambini di età compresa tra i 3 e i 6 anni. L’allentamento delle misure di sicurezza (mascherine, distanziamento, igiene delle mani per limitare la circolazione del Coronavirus) ha riportato a contatto con i germi l’organismo dei più piccoli, non adeguatamente allenati a riconoscerli e ad affrontarli con le difese naturali. Si è parlato quindi di un “debito immunologico” che ha causato un aumento delle infezioni legate allo streptococco, che oggi si mantengono stabili.
“Lo streptococco è la causa dei mal di gola dei bambini nel 10% dei casi. Il responsabile, più precisamente, è lo Streptococcus pyogenes, conosciuto anche come streptococco beta emolitico di gruppo A, SBEGA o GAS”, chiarisce la dottoressa Laura Cursi, pediatra dell’Unità di Malattie infettive del Bambino Gesù di Roma. “Questo tipo di mal di gola viene chiamato faringite streptococcica, tonsillite streptococcica oppure mal di gola da streptococco”. Le infezioni da SBEGA sono responsabili di diversi tipi di infezioni, dall’angina o faringite streptococcica alla scarlattina, una delle malattie esantematiche dei bambini, e all’impetigine, che consiste in un’infezione della pelle. Lo streptococco è altamente contagioso e può diffondersi rapidamente da persona a persona attraverso uno stretto contatto. Gli individui con mal di gola possono essere contagiosi per alcuni giorni prima che inizino a mostrare i sintomi.

Modalità di Trasmissione e Fattori di Rischio
Il contagio dello streptococco è abbastanza semplice e rapido, soprattutto tra i bambini che vivono a stretto contatto. Lo streptococco nei bambini si trasmette in primis attraverso il contatto diretto con le goccioline respiratorie di una persona infetta. Esse vengono diffuse quando un bambino infetto tossisce, starnutisce o parla, rilasciando piccole particelle nell’aria che possono essere inalate da altri individui. Questo si verifica a causa della presenza nell’aria delle goccioline di saliva di una persona infetta, che vengono diffuse ad esempio tramite tosse o starnuti.
Un altro metodo di trasmissione è il contatto fisico con superfici o oggetti contaminati. Ad esempio, un bambino può toccare un giocattolo, una maniglia di una porta o un altro oggetto su cui sono presenti i batteri e poi toccarsi il naso o la bocca, favorendo il loro ingresso nel corpo. Ci si può contagiare anche bevendo nello stesso bicchiere o utilizzando le posate usate da una persona infetta, meno frequentemente toccando superfici contaminate e poi portandosi la mano al naso o alla bocca. Il contatto diretto con un’altra persona con lo streptococco è il fattore di rischio più comune: ad esempio, se qualcuno ha mal di gola, i batteri spesso si diffondono ad altre persone del nucleo familiare. Lo streptococco può anche diffondersi dalle lesioni cutanee infette. Quando un bambino tocca una ferita che è stata infettata e poi tocca la propria pelle lesionata, può naturalmente facilitare la trasmissione del batterio. Lo streptococco è persino in grado di resistere a lungo sulle superfici, per questo risulta essere molto contagioso specie negli ambienti chiusi e umidi.
L’infezione da streptococco può colpire individui di qualsiasi età, ma è particolarmente comune tra i bambini e gli adolescenti dai 5 ai 15 anni. Del resto, è la fascia d’età più suscettibile, probabilmente per via dell’elevata esposizione a germi e batteri tipica degli ambienti scolastici e delle attività di gruppo dove i giovani interagiscono strettamente tra loro. Nei bambini fino a 3 anni l’infezione da streptococco è meno diffusa e quando colpisce lo fa con sintomi meno visibili, rendendo difficile talvolta la diagnosi immediata. Superati i 10 anni invece la patologia è più difficile da contrarre e i sintomi sono meno accentuati e fastidiosi. Scuole, asili, spogliatoi, eventi sociali e feste sono i luoghi dove lo streptococco bambini ha più facilità di diffondersi e contagiare. Il periodo dell'anno gioca anche un ruolo: lo streptococco può verificarsi tutto l'anno, ma presenta variazioni stagionali, proliferando soprattutto nei mesi invernali e all’inizio della primavera.
Periodo di Incubazione e Contagiosità
Generalmente il periodo di incubazione dello streptococco nei bambini dura da 1 a 3 giorni prima della comparsa dei sintomi. Già in questa fase, il batterio può contagiare gli altri, per cui il bambino può trasmettere il batterio anche prima di mostrare segni evidenti di malattia come mal di gola o febbre. I sintomi compaiono in genere dopo 2-5 giorni di incubazione.
Una volta che i sintomi si manifestano, lo streptococco bambini è contagioso fino a quando non si inizia un trattamento antibiotico efficace. Dopo 24 ore dall’inizio della terapia antibiotica, il rischio di trasmettere l’infezione si riduce drasticamente. Il rientro del bimbo a scuola, se le sue condizioni di salute generale sono buone, può avvenire già dopo 24 ore dall’avvio della terapia antibiotica. Se però il bambino non riceve le cure, può continuare a essere contagioso anche per 2 o 3 settimane dopo l’inizio dei sintomi. Se non trattato, il paziente rimane contagioso per 21 giorni dopo la comparsa dei primi sintomi. Chi è positivo allo streptococco, ma asintomatico, è meno contagioso di chi manifesta sintomi.
Streptococco nei bambini
Sintomi dello Streptococco di Gruppo A nei Bambini
Nello streptococco, i sintomi nei bambini si manifestano in modo improvviso, variando notevolmente in intensità. Di solito il primo segnale è il mal di gola acuto, che può essere abbinato alla febbre alta. In presenza di streptococco, l'organismo, soprattutto quando è debilitato, moltiplica in prossimità del cavo orale e provoca mal di gola e altri sintomi che includono febbre, nonché gonfiore delle tonsille e difficoltà a deglutire. Tipicamente, il mal di gola da streptococco nei bambini si presenta rapidamente e provoca dolore durante la deglutizione.
Riconoscere subito i sintomi dello streptococco nei bambini è importantissimo, intanto per evitare di diffondere il contagio e poi per intraprendere un trattamento valido su consiglio di un esperto.Ecco un riepilogo sintetico dei principali sintomi dello streptococco nei bambini:
- Mal di gola: con dolore intenso e che peggiora quando il soggetto tenta di deglutire. Si può accusare anche una sensazione di bruciore pungente.
- Febbre alta: con temperatura corporea che può superare i 38° e che provoca i classici brividi. La febbre tuttavia è sintomo di una reazione immunitaria attiva contro l’infezione. In alcuni casi, la faringite da streptococco è accompagnata da febbre anche elevata. Nello streptococco bambini la durata della febbre è fino a un massimo di 48 ore nella stragrande maggioranza dei casi.
- Tonsille arrossate e gonfie: che risultano visibilmente infiammate all’occhio di un pediatra, spesso con macchie bianche o strisce di pus, o placche in gola.
- Linfonodi ingrossati e dolenti: nel collo, facilmente palpabili da uno specialista.
- Mal di testa e dolore addominale: a volte accompagnati da nausea o vomito.
- Eruzione cutanea: che può svilupparsi dal petto e su altre parti del corpo. In certi casi può trattarsi di scarlattina, una malattia esantematica che si caratterizza per la comparsa di eruzione cutanea.
- Lingua a fragola: la lingua può essere coinvolta quando si contrae la scarlattina, manifestandosi di colore rosso vivace e gonfia con piccoli puntini.
- Dolore alle gambe: occasionalmente si può notare anche dolore alle gambe del bambino per lo streptococco, una complicanza rara che si manifesta in concomitanza con la febbre reumatica, la quale causa infiammazioni alle articolazioni. Esiste una correlazione tra streptococco e dolori articolari nei bambini, i quali possono sviluppare la febbre reumatica.
- Affaticamento, debolezza e malessere diffuso.
È bene ricordare che lo streptococco non è associato a tosse, raucedine o congiuntivite. La presenza di tali sintomi suggerisce invece una possibile infezione virale: è importante rivolgersi al medico per identificare prontamente la malattia e perseguire le cure adeguate. Molti sintomi dello streptococco nei bambini sono assai simili a quelli delle faringiti e delle faringotonsilliti virali, che sono spesso accompagnate da raffreddore, raucedine o congiuntivite. Anche la presenza di placche in gola, cioè l’essudato biancastro che ricopre le tonsille infiammate, non è segnale sicuro di infezione da streptococco, poiché anche alcune faringotonsilliti di origine virale possono provocare questo quadro clinico. Le forme virali, tuttavia, molto spesso presentano altri sintomi assenti in caso di streptococco come congiuntiviti, raffreddore, tosse, afonia e forme gastrointestinali.

Streptococco Asintomatico e Portatori Sani
Lo streptococco asintomatico nei bambini si riferisce alla situazione (piuttosto frequente) in cui il soggetto è portatore del batterio Streptococcus senza mostrare segni o sintomi evidenti di malattia. In una percentuale di bambini calcolata tra il 10 e il 25%, non compaiono i sintomi dell’infezione, anche se il tampone risulta positivo. Questi bambini vengono definiti “portatori di SBEGA”, una condizione che può perdurare settimane o mesi, con scarsa contagiosità e un rischio minimo di complicanze. Anche se non si manifestano sintomi chiari come mal di gola, temperatura oltre i 38° o eruzioni cutanee, lo streptococco nei bambini senza febbre può ancora trasmettere il batterio ad altri individui. La presenza di streptococco asintomatico nei bambini si verifica soprattutto in ambienti scolastici o asili nido, rendendo più complicato controllare la diffusione delle infezioni da streptococco, in quanto i portatori asintomatici non vengono prontamente identificati. Di solito non è necessario trattare con particolari cure i bambini asintomatici portatori di streptococco, a meno che non siano coinvolti in un focolaio di infezione o in situazioni particolari dove il rischio di trasmissione o complicazioni è elevato. Chi risulta positivo al tampone per identificare lo streptococco, ma non ha sintomi (quindi è portatore), in genere non ha bisogno di antibiotici. Questo perché i portatori hanno meno probabilità di diffondere i batteri ad altri ed è molto improbabile che sviluppino complicazioni.
Il contagio degli adulti è una correlazione che non deve sorprendere, perché l’infezione è facilmente trasmissibile anche tra persone con una grande differenza d’età. Anche gli adulti possono contrarre l’infezione entrando in contatto diretto con le goccioline o toccando prima le superfici contaminate e poi il proprio viso, in particolare naso e bocca. Una volta esposti, anche gli adulti possono sviluppare sintomi simili a quelli dei bambini, tra cui mal di gola e febbre.

Diagnosi dello Streptococco di Gruppo A
La diagnosi precoce delle infezioni da streptococco, specialmente nei bambini, è fondamentale per un trattamento tempestivo ed efficace. Per diagnosticare lo streptococco si ricorre al tampone che va effettuato correttamente, passandolo accuratamente sulle tonsille e sul faringe. Molti sintomi dello streptococco nei bambini sono assai simili a quelli delle faringiti e delle faringotonsilliti virali, rendendo la diagnosi clinica difficoltosa.
Ad oggi vengono impiegati diversi tipi di esami ed analisi per individuare la presenza del batterio:
- Test rapido per lo streptococco: comporta un tampone faringeo e l'esecuzione di un test sul tampone. Il test mostra rapidamente se i batteri dello streptococco di gruppo A stanno causando la malattia. È il tampone di prima scelta, per individuare gli antigeni diretti contro lo SBEGA, con tempi di risposta di 5-10 minuti. Si può eseguire in farmacia oppure a casa. Ha un’attendibilità elevata (circa 96%), ma deve essere fatto bene, ossia usando l’abbassalingua, senza toccare il cavo orale e prelevando materiale da entrambe le tonsille. Se non si è certi di riuscire a eseguire il tampone a casa in modo corretto, è meglio farlo in farmacia o dal pediatra perché può risultare negativo anche se il batterio è presente.
- Coltura faringea: richiede sempre la raccolta di un tampone faringeo, ma richiede più tempo per vedere se lo streptococco cresce in coltura microbiologica (18-36 ore). La coltura faringea è utile per rilevare infezioni che il test rapido per lo streptococco non rileva, quindi può essere effettuata quando il medico sospetta ancora che il mal di gola dipenda dal batterio in questione. La coltura è importante da usare nei bambini e negli adolescenti poiché possono contrarre la febbre reumatica da un'infezione da mal di gola non trattata. Il test colturale, nonostante abbia una sensibilità poco superiore al rapido, è consigliato solamente quando ci troviamo in presenza di casi che, pur sembrando streptococco dal punto di vista clinico, come una sospetta scarlattina, risultano negativi al test rapido.
- Titolo antistreptolisinico (TAS): è un test sierologico del sangue che consente di quantificare la concentrazione di antistreptolisina (anticorpo prodotto dall’organismo per contrastare la streptolisina, una proteina prodotta dagli streptococchi).
Confermare la presenza di streptococco attraverso il tampone è importante anche per evitare l’uso errato di antibiotici e per gestire bene l’infezione, prevenendo complicazioni dannose. Quando fare un tampone streptococco bambini dipende esclusivamente dai sintomi che si manifestano, soprattutto se persistenti. In caso di mal di gola intenso senza raffreddore o starnuti, febbre superiore ai 38° o difficoltà nel deglutire, conviene provvedere subito.
Secondo le Linee Guida, in un bambino di età superiore ai due anni con faringodinia e sospetta faringite streptococcica è raccomandato un approccio diagnostico con test rapido (che deve essere opportunamente effettuato dal personale medico con una tecnica adeguata per un esito affidabile).

Trattamento e Cura dello Streptococco di Gruppo A
La faringite da SBEGA di solito non è preoccupante, ma va curata nel modo adeguato. Nella maggior parte dei casi, le infezioni streptococciche vengono identificate e gestite con una terapia a base di antibiotici. Per gestire un’infezione da streptococco nei bambini, si deve subito consultare il proprio pediatra, che è il medico specializzato nella salute e nelle malattie dei bambini e che può valutare i sintomi, effettuare un esame fisico ed eventualmente eseguire un tampone faringeo per confermare la presenza del batterio Streptococcus pyogenes.
Se il test streptococco risulta positivo, il pediatra di solito prescrive un trattamento antibiotico appropriato per eliminare l’infezione. L’antibiotico di scelta è l’amoxicillina per una durata di 10 giorni, con una dose di 50 mg per chilo al giorno divisi in due dosi per un tempo di 6 giorni. In caso di allergia alla penicillina, lo specialista può suggerire l’uso di azitromicina o claritromicina, o cefalosporine. È importante completare l’intero ciclo di antibiotici come prescritto dal medico, per assicurarsi che la malattia venga completamente eliminata e per ridurre il rischio di resistenza alla cura, anche se ci si sente meglio, poiché i batteri rimanenti possono continuare a moltiplicarsi. Già dopo 48 ore dall’inizio della terapia il bambino non è più da considerarsi contagioso, anche se dovesse avere ancora un tampone positivo.
Nei casi più lievi, il trattamento può iniziare a casa ancora prima di procedere con il tampone, garantendo al bambino una giusta idratazione, riposo e l'utilizzo di creme che possono contrastare il mal di gola e il malessere. Tra i rimedi naturali ci sono i gargarismi con acqua salata tiepida che danno sollievo dall’irritazione. In casi più estremi, in particolare se il bambino ha difficoltà a inghiottire per via del dolore intenso, si può procedere con gli antibiotici per via intramuscolare. Nei casi più rari e complicati, il pediatra può avvalersi della collaborazione di un otorinolaringoiatra o un infettivologo pediatrico, così da fornire ulteriori cure mirate ed efficaci.
Le Linee Guida ci dicono che qualora non si osservi una pronta risposta (dopo 24-48 ore) alla terapia antibiotica è probabile che siamo di fronte ad un paziente con un’infezione virale che era già portatore sano di streptococco. Concludendo, è bene sapere che a termine terapia non si eseguono test di controllo, il nostro criterio di guarigione è la risoluzione della clinica. L’infezione sintomatica da streptococco può essere contratta più volte, perché numerosi sono i tipi di streptococco con cui il bambino può entrare in contatto (“siero-tipi”). Una volta superata un’infezione, guarita a seconda dei casi con o senza terapia antibiotica, non deve dunque stupirci se la patologia si ripresenta.
Complicanze dello Streptococco di Gruppo A
Un trattamento adeguato è fondamentale per frenare i sintomi e risolvere la situazione, anche perché lo streptococco non curato nei bambini può sfociare in una ben più seria febbre reumatica. La faringite da SBEGA di solito non è preoccupante, ma va curata nel modo adeguato per prevenire complicanze. Raramente l’infezione da streptococco ha riscontri pericolosi sulla salute. Tuttavia, serve fare attenzione e rivolgersi al medico nel caso in cui i sintomi tipici siano accompagnati da difficoltà a respirare o fiato corto, difficoltà a deglutire, capogiri, sensazione di svenimento o svenimento, o labbra o dita blu o pallide.
Se invece l’infezione non viene individuata e debellata, o se la terapia antibiotica viene interrotta prima del tempo, lo streptococco rimane nell’organismo e può provocare complicanze pericolose ma molto rare, soprattutto nei bambini più piccoli, quali:
- Febbre reumatica (malattia reumatica): è la complicanza più temuta e il motivo principale per cui si cura la tonsillite da streptococco con antibiotici. Può colpire cuore, articolazioni, cute e sistema nervoso. Colpisce con maggiore frequenza i bambini fra i 5 e i 15 anni, mentre al di sotto dei 4 anni è rara. Causa dolori articolari, febbre e infiammazione cardiaca, necessitando di un trattamento tempestivo ed efficace.
- Glomerulonefrite post-streptococcica (GN Post-Streptococcica): infiammazione dei glomeruli renali, ed è la più comune tra le nefriti che colpiscono il bambino. È una delle sequele post-infettive.
- PANDAS (Pediatric Autoimmune Neuropsychiatric Disorders Associated with Streptococcal Infections): disturbi neuropsichiatrici infantili autoimmuni associati a infezioni da streptococco. Lo streptococco, a causa di una risposta immunitaria alterata, può determinare Disturbi neuropsichiatrici pediatrici autoimmuni, caratterizzati dalla comparsa di un disturbo ossessivo-compulsivo associato o meno a tic. Tuttavia, non ci sono prove sufficienti per concludere che la PANDAS sia una vera e propria malattia ben definita.
- Infezioni invasive: in grado di esporre a rischio la vita del malato. Sono esempi di queste infezioni la sindrome da shock tossico, la cellulite e fascite necrotizzante, l’endocardite (che è un’infezione che colpisce il cuore), l’osteomielite (infezione dell’osso), la meningite, la polmonite, l’artrite (infezione delle articolazioni), la batteriemia (infezione del sangue), la miosite (infezione dei muscoli).
- Estensione dell’infezione ai tessuti vicini: ascessi (sacche di pus) intorno alle tonsille o nel collo (peritonsillari, parafaringei o retrofaringei), linfoadenite laterocervicale, otite media, sinusite e mastoidite.
- Sepsi: se l’infezione si diffonde nel sangue.
Meno spesso, lo streptococco nei bambini è responsabile della scarlattina: alcuni di questi batteri, infatti, sono in grado di produrre tossine (esotossine pirogene) che causano l'esantema tipico della malattia.

Prevenzione delle Infezioni da Streptococco di Gruppo A e Ricadute
Prevenire la diffusione del contagio dello streptococco tra i bambini è fondamentale, anche se non semplice considerando la tenera età dei soggetti, i quali sono quasi sempre a stretto contatto specialmente in impianti scolastici e sportivi. Non si può parlare di una vera e propria prevenzione dello Streptococco. Il modo migliore per evitare di contrarre o diffondere lo streptococco A è lavarsi spesso le mani. Buone abitudini come lavare frequentemente le mani, insegnare ai bambini a coprirsi la bocca quando tossiscono o starnutiscono e non condividere oggetti personali possono ridurre sensibilmente la trasmissione del batterio. Per prevenire il contagio negli adulti, le precauzioni da prendere sono le stesse di sempre, ossia lavarsi le mani spesso, usare disinfettanti e coprirsi naso e bocca quando si tossisce o starnutisce.
Le ricadute dello streptococco nei bambini sono episodi che possono capitare a distanza di settimane. In tal caso, bisogna consultare nuovamente il medico e ripetere il ciclo completo di antibiotici, talvolta scegliendo un farmaco differente se l’infezione si è dimostrata molto resistente. La prevenzione è utile per scongiurare le ricadute, pertanto conviene sempre seguire le buone pratiche di igiene che abbiamo descritto in precedenza.
Streptococco di Gruppo B (Streptococcus agalactiae): Impatto su Gravidanza e Neonati
L’infezione da streptococco del gruppo B (SGB), noto anche come Streptococcus agalactiae, è presente nel 20-40% delle donne e può causare lesioni gravi e morte nei neonati e nei pazienti con un sistema immunitario compromesso. Lo streptococco agalactiae è presente nel tratto gastrointestinale, rettale e uro-genitale del 30% circa degli individui sani, sia di sesso femminile sia di sesso maschile. È generalmente innocuo, ma come avviene per molti dei microorganismi presenti nella flora batterica umana, può proliferare portando all'insorgenza d'infezioni molto gravi. L’infezione da streptococco del gruppo B non presenta sintomi fisici, per cui la maggior parte dei portatori non è al corrente di averla. Le donne con infezione da streptococco non presentano sintomi tipici. Una volta presenti questi sintomi, l’infezione è difficile da curare.
In base al tipo di antigeni presenti sulla superficie (la capsula), questo battere può essere classificato in dieci sierotipi. La modalità di trasmissione tra individui adulti non è nota. Lo streptococco inizialmente invade il sangue attraverso le vie respiratorie, o altre mucose del corpo e, successivamente, si diffonde agli altri tessuti, trasportato dal sangue.

Trasmissione al Neonato e Rischi
L’infezione da streptococco del gruppo B può essere trasmessa da madre a figlio durante il parto. Il più delle volte il batterio viene trasmesso durante il passaggio del bambino nel canale del parto. Le donne portatrici di streptococco di gruppo B possono avere bambini perfettamente sani. Tuttavia, esiste un piccolo rischio che il battere venga trasmesso al bambino al momento del parto. L’infezione a sua volta può causare lesioni gravi nel neonato, che ancora non ha gli anticorpi necessari a combatterla.
Mentre nella maggior parte dei casi la colonizzazione del neonato non dà luogo a malattia, in rari casi lo streptococco di gruppo B può causare nei neonati infezioni con complicazioni gravi, potenzialmente letali. Ancor più raramente, l'infezione da streptococco di gruppo B nel corso della gravidanza può causare aborto spontaneo.
Le conseguenze gravi nel neonato, qualora non vengano seguite le misure preventive, possono includere:
- Convulsioni
- Paralisi cerebrale
- Meningite
- Setticemia
- Cecità
- Ritardi mentali
- Sordità
- Ritardi o disturbi del linguaggio
- Morte del bambino
L'infezione tardiva (tra il 7° e il 90° giorno di vita) si associa spesso a meningiti, con possibili danni neurologici permanenti. Dopo il 3° mese, questo tipo di infezioni è molto raro.
Diagnosi e Prevenzione dello Streptococco di Gruppo B in Gravidanza
La ricerca dello streptococco di gruppo B nel tampone vaginale e rettale è raccomandata a tutte le donne tra le 35 e le 37 settimane di gravidanza. Le gravide con il test positivo hanno un maggior rischio di trasmettere lo streptococco di gruppo B al neonato durante il parto. Queste indicazioni sono risultate valide nel ridurre le infezioni precoci.
Il metodo più comune per prevenire la trasmissione dell’infezione è la somministrazione di antibiotici durante il travaglio. Generalmente il metodo scelto per il parto (cesareo o naturale) non influisce sulla profilassi antibiotica per l’infezione da streptococco del gruppo B. L'antibiotico più utilizzato è la penicillina; in caso di infezioni delle ossa o dei tessuti molli, possono essere necessarie ulteriori procedure, ad esempio interventi chirurgici.
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