Il tema dell'interruzione volontaria di gravidanza (IVG) rappresenta un argomento di grande rilevanza sociale, sanitaria ed etica a livello globale, caratterizzato da statistiche complesse e dibattiti accesi. La sua incidenza, le motivazioni sottostanti e le modalità di accesso variano significativamente tra i diversi Paesi, riflettendo differenze culturali, legislative e socio-economiche. Per comprendere appieno questo fenomeno, è essenziale analizzare sia i dati specifici di nazioni come l'Italia, che offre un esempio di costante riduzione delle IVG, sia le tendenze e le sfide che si manifestano su scala mondiale.

La Legge 194 in Italia: Principi e Applicazione
In Italia, la legge 194, intitolata "Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza", è stata promulgata nel 1978. Questa normativa ha avuto il compito di depenalizzare e disciplinare le modalità di accesso all’aborto, rappresentando un punto di svolta fondamentale per i diritti riproduttivi delle donne nel paese. Il suo intento primario era quello di fornire maggiori diritti alle donne e, allo stesso tempo, di contribuire alla diminuzione degli aborti, sia clandestini che non, promuovendo parallelamente una cultura della prevenzione e della contraccezione.
Grazie alla legge 194, tutte le donne possono ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza entro i primi 90 giorni di gestazione. Superato il quarto mese, la legge prevede la possibilità di procedere all’aborto solo per motivi di natura terapeutica, ovvero in circostanze in cui il proseguimento della gravidanza significhi mettere a repentaglio la vita della madre. In Italia, la donna può, infatti, richiedere l'interruzione volontaria di gravidanza entro i primi 90 giorni di gestazione per motivi di salute, economici, sociali o familiari, in accordo con i principi di tutela della salute e della libertà di scelta. È dello scorso maggio, tuttavia, la legge che ha reso illegale in Alabama (USA) l’aborto anche in caso di stupro o incesto, evidenziando come il tema sia costantemente al centro delle discussioni pubbliche e delle variazioni legislative in diverse parti del mondo. L’IVG è, infatti, al centro dei dibattiti anche in altre zone del mondo, come diversi Paesi del Sudamerica (Messico, Bolivia, Ecuador, Paraguay e Colombia). In Irlanda, dove l’aborto è legale da poco meno di un anno, le proteste sono molte per rendere la legge non solo effettiva - è difficile trovare strutture in grado di fornire il servizio - ma anche per far sì che l’aborto sia meno stigmatizzante per le donne che vi fanno ricorso.
L'aborto in Italia: Il referendum e la legge 194/1978
L'Andamento dell'Aborto in Italia: Un Declino Costante
I dati raccolti dal Sistema di Sorveglianza Epidemiologica, attivo in Italia dal 1980 e che vede l'impegno congiunto dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS), del Ministero della Salute e dell'Istat, da una parte, e delle Regioni e delle Province autonome, dall'altra, confermano un quadro di continuo calo del fenomeno delle Interruzioni Volontarie di Gravidanza. Nel corso del 2020, ad esempio, sono state registrate 66.413 IVG. Questa tendenza al ribasso è costante dal 1983, anno che ha segnato il valore più alto in Italia con 234.801 casi.
È importante sottolineare che questo calo, ormai consolidato, non può essere imputato alla pandemia di Covid-19, poiché era già in atto ben prima dell'emergenza sanitaria. Come spiegato dalla dottoressa Beatrice Tassis, Responsabile del Consultorio Familiare della Clinica Mangiagalli di Milano, il calo costante nella percentuale di interruzioni di gravidanza in Italia è da attribuire principalmente a una maggiore consapevolezza sull’importanza della contraccezione. La dottoressa Tassis precisa che questo include anche le donne con precedente esperienza abortiva. Il territorio, in particolare attraverso i consultori familiari che spesso dispongono di spazi dedicati ai giovani, si impegna attivamente a diffondere la cultura della contraccezione, promuovendo numerosi incontri, anche nelle scuole. Nel 2020, il numero di Interruzioni Volontarie di Gravidanza è diminuito in tutte le aree geografiche e in tutte le classi di età rispetto al 2019, con una diminuzione particolarmente marcata tra le giovanissime, soprattutto tra le minorenni. In confronto al 2017, che ha registrato 80.733 aborti, il calo rispetto al picco del 1982 è del 65,6%, secondo i dati del Ministero della Salute. Questo rende l'Italia uno dei Paesi occidentali con i tassi di abortività più bassi, misurati come il numero di IVG rispetto a 1000 donne tra i 15 e i 49 anni residenti. Nel 2020, ad esempio, hanno abortito 5,4 donne ogni 1000 in questa fascia d'età, a fronte delle 15 donne su 1000 nel 1985 e 9,5 nel 2001.
Profili delle Donne che Ricorrono all'IVG in Italia
L'analisi dei dati rivela specifici profili delle donne che in Italia ricorrono all'interruzione volontaria di gravidanza. Il tasso di abortività nelle minorenni è pari al 2,4% di tutte le IVG, mentre rimane più elevato nelle donne di età compresa tra i 25 e i 34 anni, con un valore pari al 18,2%. Le cittadine straniere continuano a essere una popolazione a maggior rischio di abortire rispetto alle italiane, con tassi più elevati di 2-3 volte in tutte le fasce di età. Tuttavia, anche in questo gruppo si osserva una diminuzione del tasso di abortività, il che indica un ricorso più efficace e maggiore a metodi per la procreazione consapevole, in linea con gli auspici della legge 194. Circa un terzo degli aborti in Italia avviene tra le donne straniere.
Anche la percentuale di IVG effettuate da donne con precedente esperienza abortiva, pari al 24,5% nel 2020, continua a diminuire dal 2009. Le percentuali rimangono maggiori nelle donne straniere (32,7%) rispetto alle italiane (21,2%). Meno della metà delle donne che ha abortito volontariamente nel 2020 è regolarmente occupata, una su cinque è una casalinga, e un'altra è disoccupata. Si nota un palese divario nord-sud: il 30% delle donne delle regioni del sud è occupata, mentre il 21-25% è disoccupata ma cercherebbe lavoro, e il 30% è casalinga. Il 36% delle donne che ha abortito volontariamente sono sposate, e questa percentuale sale oltre il 40% nel sud Italia. Per quanto riguarda i livelli di istruzione, si osservano numeri più bassi tra le laureate e le diplomate, categorie in cui l’aborto è in calo dal 1981.
Tassi più bassi di IVG, ad esempio al sud rispetto al nord, non significano necessariamente un dato positivo. Possono indicare che meno donne si sentono supportate in questa scelta, in famiglia o nella propria cerchia sociale, o che hanno minori possibilità concrete di accedere a una struttura. Un indicatore utile per correlare l’IVG con la vulnerabilità sociale è il numero di aborti volontari precedenti: il 75,5% delle donne che si sono sottoposte a IVG nel 2020 era al primo aborto, il 18% ne aveva già avuto un altro, mentre l’8% era al secondo, terzo o quarto aborto.

Metodologie di Interruzione Volontaria di Gravidanza in Italia: L'Ascesa del Farmacologico
In Italia, esistono due tecniche principali per eseguire un'interruzione volontaria di gravidanza: la chirurgia o il metodo farmacologico. L’intervento chirurgico viene effettuato in day hospital, in sala operatoria, con anestesia. Esistono due metodi chirurgici principali: l'isterosuzione e il raschiamento. Nel primo caso, a cui si può accedere solo prima dell’ottava settimana di gestazione, si aspira con una piccola cannula il tessuto gravidico. Il raschiamento, invece, prevede l’eliminazione dei frammenti di endometrio da togliere, tramite un bisturi, pulendo le pareti dell'utero con una curette.
Un dato interessante che emerge dalla relazione del Ministero della Salute riguarda il metodo di IVG utilizzato: nel 2020, l’aborto farmacologico è stato proposto al 35% delle donne, il 55,8% si è sottoposto a intervento di isterosuzione e l’8,6% al “classico” raschiamento. Va inoltre considerato un consistente aumento degli aborti effettuati con metodica farmacologica, che nel 2020 hanno rappresentato il 35,1% di tutti gli interventi di IVG rispetto agli aborti chirurgici. Questa tendenza è in crescita: a Bologna, ad esempio, l’aborto farmacologico ha superato quello chirurgico, venendo utilizzato nel capoluogo emiliano nel 53% dei casi.
«Con l’utilizzo della metodica farmacologica - prosegue la dottoressa Tassis - l’intervento medico richiesto è minore di quello necessario in sala operatoria che vede invece impiegati chirurghi, anestesisti e personale infermieristico». La possibilità di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza con il metodo farmacologico è stata supportata anche dal Consiglio Superiore di Sanità, e l'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha emanato la Determina n. X il 12 agosto, formalizzando la sua regolamentazione.A livello storico, in Europa e Nord America, tecniche di aborto avanzate e sicure hanno iniziato ad essere disponibili dal XVII secolo. Tuttavia, il conservatorismo della maggior parte dei medici sulle questioni sessuali ne impedì un'ampia espansione.

L'Obiezione di Coscienza: Una Sfida all'Accesso ai Servizi in Italia
Una questione sempre attuale e delicata in Italia è quella dell’obiezione di coscienza, la cui percentuale, seppur lievemente in calo, resta elevata, specialmente tra i ginecologi. Nel 2020, si parlava del 64,6% rispetto al 67,0% dell’anno precedente. Tra gli anestesisti, la percentuale di obiettori è più bassa, con un valore nazionale pari a 44,6%. Ancora inferiore, rispetto ai medici e agli anestesisti, è la percentuale di personale non medico che ha presentato obiezione nel 2020, pari al 36,2% (rispetto al 37,6% nel 2019). Questa situazione presenta una forte variabilità tra le diverse Regioni.
Tuttavia, come riportato da alcune inchieste, le cifre ufficiali sull'obiezione di coscienza sono spesso sottostimate. Chiara Lalli e Sonia Montegiove, autrici del libro-inchiesta "Mai Dati, Dati aperti (sulla 194)", hanno cercato di mappare la reale presenza di medici ginecologi, anestesisti e operatori sanitari obiettori in tutti i centri d’Italia tramite accesso civico (FOIA). Ne è risultata una prima mappa che ha mostrato chiaramente come le cifre siano sottostimate, poiché vi sono molti specialisti che, pur non essendo espressamente obiettori, di fatto non praticano IVG. L'inchiesta ha individuato 31 strutture (24 ospedali e 7 consultori) con il 100% di obiettori di coscienza, a cui si aggiungono quasi 50 con una percentuale superiore al 90% e più di 80 con un tasso di obiezione superiore all’80%. Uno degli obiettivi della legge 194 è proprio quello di garantire l’accesso al servizio di IVG a tutte le donne che ne facciano richiesta, a prescindere dalla percentuale di personale sanitario obiettore di coscienza, ma l'alta percentuale di obiettori solleva preoccupazioni sull'effettiva accessibilità al servizio in alcune aree. Si rileva infatti una grande disomogeneità sull'aborto farmacologico: in alcune strutture non viene affatto messo in pratica, in altre con percentuali basse, in altre costituisce il metodo principale o l'unico.
Il Fenomeno degli Aborti Clandestini: Passato e Presente in Italia
Prima della promulgazione della legge 194, le pratiche abortive clandestine erano un fenomeno diffuso e pericoloso in Italia. Proseguite fino agli anni ’80, erano facilmente riconoscibili a causa delle gravi condizioni in cui spesso le donne si presentavano in ospedale, ad esempio con emorragie o setticemie dovute a resti abortivi presenti nell’utero. Anche se affermavano di aver avuto un aborto spontaneo, i segni di tentativi di aborti, spesso casalinghi, effettuati dalle cosiddette “mammane” del paese (levatrici o gestrici di case di appuntamenti) erano inequivocabili.
Fortunatamente, la situazione è molto cambiata rispetto al passato. Oggi, secondo l’ultima analisi eseguita nel 2012, il numero di aborti clandestini per le donne italiane è stimato essere compreso tra 12.000 e 15.000, mentre per le donne straniere si attesta tra 3.000 e 5.000. È importante notare che, nella maggior parte dei casi, gli aborti clandestini attuali sono effettuati in strutture private da medici esperti che applicano procedure del tutto in linea con quelle legali, sia che si tratti di aborto chirurgico (tramite aspirazione o raschiamento) sia di aborto farmacologico. Ciò riduce notevolmente i rischi per la salute rispetto al passato. Nonostante ciò, per ridurre ulteriormente la pratica di aborti irregolari, è fondamentale promuovere la consapevolezza sul tema, sia nelle scuole sia durante le consuete visite ginecologiche. Vanno fornite tutte le informazioni utili ad adottare scelte consapevoli e sicure sia in termini di contraccezione sia nella decisione di interrompere volontariamente la gravidanza. «Fortunatamente, oggi sono poche le donne che si recano in ospedale a seguito di complicanze dovute ad aborti irregolari, ovvero quando non viene seguito l’iter consueto», osserva la dottoressa Tassis. Questo si verifica nel caso in cui la donna non abbia un regolare certificato rilasciato dal medico, sia priva del consenso dei genitori o di un tutore se minorenne, o ancora se l’IVG non venga effettuata entro i primi 90 giorni di gravidanza.
Il Ruolo Cruciale dei Consultori Familiari nella Prevenzione e Supporto
Il consultorio familiare, oltre a rilasciare circa il 43,1% dei certificati necessari alla richiesta di IVG, svolge un ruolo di fondamentale importanza nella prevenzione degli aborti e nel supporto alle donne che decidono di interrompere la gravidanza. Tuttavia, l'azione non è sempre uniforme su tutto il territorio nazionale. Dai dati raccolti per il 2020 emerge, come negli anni passati, un numero di colloqui che precedono le IVG, previsti dalla legge 194, superiore al numero di certificati rilasciati: si parla di 45.533 colloqui contro 30.522 certificati. Questo dato potrebbe indicare l’effettiva azione dei consultori che, dialogando con le donne, riescono ad aiutarle a rimuovere le cause che le porterebbero ad abortire. Questo supporto è cruciale per la procreazione "cosciente e responsabile" auspicata dalla legge 194.
L'Aborto a Livello Mondiale: Definizioni e Contesto Storico-Culturale
Il termine "aborto" deriva dal latino abortus, derivato di aboriri, che significa "perire" (composto di ab, "via da", e oriri, "nascere"). In senso lato, un aborto è l'interruzione di una gravidanza tramite la rimozione o l'espulsione di un embrione o di un feto dall'utero, che ne provoca o ne causa la morte. Un aborto può avvenire spontaneamente a causa di complicazioni durante la gravidanza e in questo caso è definito aborto spontaneo, o può essere indotto. Il termine "aborto", nel suo uso più comune e nelle statistiche qui presentate, si riferisce all'aborto indotto di una gravidanza umana. Un aborto spontaneo si intende l'interruzione della gravidanza prima della 24ª settimana di gestazione; dopo questa soglia, ma prima della 37ª settimana, una nascita di un bambino vivo è conosciuta come "parto prematuro" o "nascita pretermine". I più recenti studi indicano che circa un terzo delle gravidanze termina con un aborto spontaneo, con il periodo a maggior rischio nel primo trimestre.
L'aborto indotto ha una storia lunga e complessa, risalente a diverse civiltà antiche, come la Cina sotto Shennong (c. 2700 a.C.), l'Antico Egitto con il suo papiro Ebers (c. 1550 a.C.) e l'Impero romano al tempo di Giovenale (c. 200 d.C.). Una delle prime note rappresentazioni artistiche dell'aborto è in un bassorilievo ad Angkor Wat (c. 1150) in Cambogia. In epoche primitive l'aborto veniva utilizzato per limitare l'espansione delle famiglie e in genere non comportava sanzioni. Nel diritto classico greco, era consentito solo se autorizzato dal capofamiglia. Anticamente si ricorreva a erbe medicinali, strumenti taglienti, pressione addominale o altri metodi tradizionali. Alcuni studiosi interpretano il giuramento di Ippocrate come un divieto per i medici di eseguire aborti, mentre altri non sono d'accordo, evidenziando descrizioni di tecniche abortive nel Corpus Hippocraticum. Scribonio Largo e Sorano d'Efeso vietarono l'aborto, ma non tutti i medici aderirono a questa visione. Aristotele, nella sua "Politica", preferiva l'aborto all'infanticidio come mezzo di controllo della popolazione, con la restrizione che dovesse essere praticato "prima che si sviluppi la sensazione di vita". Secondo la tradizione cristiana, l'aborto volontario era un peccato grave, considerato un omicidio a partire dal momento in cui il feto iniziava a muoversi, per la credenza che i movimenti fossero connessi all'infusione dell'anima.
Incidenza e Statistiche Globali dell'Aborto
L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che ogni anno nel mondo si verifichino circa 73 milioni di aborti indotti, il che corrisponde a circa 200.000 aborti al giorno. Questi numeri rappresentano un'ecatombe di dimensioni inimmaginabili, evidenziando che quasi una gravidanza su quattro viene interrotta volontariamente, per un totale di oltre quaranta milioni di aborti all’anno. Oltre ai numeri assoluti, un dato molto significativo è il rapporto di abortività, ovvero il numero di aborti ogni 100 nati vivi. Questo indicatore fornisce una fotografia immediata della tendenza al ricorso all'interruzione volontaria di gravidanza in un determinato Paese.
Le statistiche globali mostrano che circa un terzo delle gravidanze è indesiderato e circa un quinto di esse finisce in un aborto indotto. La maggior parte degli aborti, infatti, risultano da gravidanze indesiderate. Nel considerare l’abortività è bene premettere che origina da un concepimento non voluto, in gran parte frutto di un bisogno non soddisfatto di contraccezione di cui soffre il 10% delle donne in età feconda (UN-DESA, 2019). Diversi studi pubblicati nell’ultimo decennio confermano che nei paesi dove l’aborto è vietato, o vi sono forti restrizioni, la gravidanza non desiderata prende principalmente la via dell’aborto, praticato illegalmente e in condizioni non sicure. Alcune delle motivazioni più frequenti per cui si sceglie l'aborto includono il desiderio di rinviare la gravidanza a un momento più adatto o di concentrare energie e risorse sui figli già presenti. Alcuni aborti sono il risultato di pressioni sociali, come la preferenza per i figli di un dato sesso, la disapprovazione della maternità, la stigmatizzazione delle persone con disabilità, l'insufficiente sostegno economico per le famiglie, la mancanza di accesso o il rifiuto di metodi contraccettivi o interventi verso il controllo demografico (come la politica del figlio unico in Cina). Un studio statunitense del 2002 ha concluso che circa la metà delle donne che hanno abortito utilizzava una forma di contraccezione al momento in cui è rimasta incinta.

Legislazioni sull'Aborto e Sicurezza delle Procedure a Livello Globale
La legalità o meno dell'aborto è un fattore cruciale per la sua sicurezza. Quasi il 90% dei Paesi nel mondo consente l’aborto, almeno quando la vita della donna è in pericolo. I motivi che regolano l’interruzione di gravidanza vanno dai più restrittivi ai più ampi. I primi consentono l’aborto solo nel caso di pericolo per la vita della donna, anche se in qualche paese si deroga al divieto in caso di stupro (10 su 42 paesi) e, ancor più raramente, di incesto (4 sullo stesso numero). I paesi che consentono l’aborto per motivi socioeconomici quasi sempre prendono in considerazione un’ampia gamma di circostanze che riguardano l’impatto potenziale della gravidanza e del parto sulla vita delle donne. Infine, per 72 paesi con una popolazione di 601 milioni di donne in età riproduttiva, la legge precisa i limiti gestazionali ed eventualmente le circostanze in cui è possibile superarli.
Sommando le circostanze, il 41% delle donne in età riproduttiva vive in Paesi che regolano in senso restrittivo l’interruzione di gravidanza o la vietano. Questa proporzione sarebbe anche più elevata se la legalizzazione non avesse avuto una forte accelerazione a seguito dell’adozione del Programma d’azione della Conferenza del Cairo del 1994. Da allora, infatti, quasi 50 paesi hanno legiferato a favore dell’aborto, allentando, come minimo, le restrizioni più radicali.
La massima concentrazione di aborti insicuri si verifica in America centro-meridionale e in Africa, dove circa 3 aborti su 4 non sono sicuri, soprattutto a causa delle intense restrizioni. Uno studio condotto nel periodo 2010-2014 stima che il 55% dei 55,7 milioni di aborti annui rilevati è avvenuto in sicurezza, il 30% in condizioni meno sicure e il 15% in condizioni di estrema insicurezza. Lo studio mette in luce anche la relazione fra status legale e abortività insicura: l’87,4% degli aborti nei paesi in cui l’aborto era disponibile su richiesta è risultato sicuro. In contrapposizione, nei paesi in cui l’aborto era vietato o disponibile solo nel caso in cui la gravidanza costituisse un pericolo per la salute delle donne, la sicurezza era assicurata solo nel 25,2% dei casi. Gli ostacoli all’interruzione di gravidanza sicura si trasmettono alla mortalità riproduttiva. Secondo stime OMS, tra il 5 e il 13% di queste morti è attribuibile ad aborto insicuro. Complicazioni causate dall’aborto provocano problemi di salute per almeno 7 milioni di donne e la morte di circa 22 mila donne all’anno nei Paesi in via di sviluppo.
Negli Stati Uniti, dove quasi il 30% delle gravidanze non è pianificato e il 40% di queste viene interrotto con un aborto, si registrano tra 1.500 e 2.500 aborti al giorno. Quasi il 20% di tutte le gravidanze negli Stati Uniti (esclusi gli aborti spontanei) termina con un aborto. Il Guttmacher Institute riporta 930.160 aborti eseguiti nel 2020 negli Stati Uniti, con un tasso di 14,4 per 1.000 donne. Il CDC riporta 629.898 aborti nel 2019, con un tasso di 11,4 aborti per 1.000 donne (esclusi CA, MD, NH). Secondo un rapporto del 2017 della World Health Organization, gli USA sono il Paese del mondo dove abortire è più sicuro, con il 99% di aborti volontari che avviene in sicurezza.
Talvolta, le donne che intendono interrompere la gravidanza ricorrono a metodi non sicuri, in particolare quando la disponibilità dell'aborto legale è limitata. Esse possono tentare metodi di auto-interruzione o affidarsi a persone prive della sufficiente formazione medica o a strutture non adeguate. Aborti non sicuri sono una delle principali cause di lesioni e di morte tra le donne di tutto il mondo. Metodi pericolosi di aborto autoindotto registrati includono l'abuso di misoprostolo e l'inserimento di strumenti non chirurgici, come aghi da maglia e appendiabiti, nell'utero. Il misoprostolo, farmaco anti-ulcera che si trova in farmacia, talvolta viene utilizzato anche per praticare aborti clandestini. Inserito in profondità nella vagina provoca contrazioni uterine, ma, se utilizzato da solo e non a seguito della pillola RU 486, raramente porta a espulsione completa del materiale abortivo, rendendo il tentativo non solo infruttuoso, ma anche pericoloso.
Panoramica Regionale: Dati e Specificità nel Mondo
Complessivamente, i dati mondiali parlano di una stima di ben oltre 30 aborti ogni 100 bambini nati, quasi una gravidanza su quattro interrotta volontariamente. La situazione globale è estremamente variegata.
Per quanto riguarda l'Europa, le raccolte di dati più omogenee sono quelle fornite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dal Guttmacher Institute. Le statistiche che immediatamente si impongono sono quelle dell’Est europeo che nel 2003 ha raggiunto un picco di 103 aborti ogni 100 nati vivi, a significare che più di una gravidanza su due è stata interrotta volontariamente. Nel dettaglio impressionano i numeri degli anni ’90, con picchi della Romania (oltre 300 aborti ogni 100 nati vivi), della Federazione Russa (oltre 200), della Bielorussia e dell’Ucraina (intorno ai 150). La tendenza attuale è quella di un brusco calo, ma i numeri più recenti degli aborti ufficialmente censiti dall’OMS sono ancora altissimi: 95 aborti ogni 100 nati vivi in Russia, 45 in Ungheria e Bulgaria, 55 in Romania, 32 in Slovacchia, con solo Repubblica Ceca e Ucraina avviatesi verso la "normalità" (meno di 30 aborti ogni 100 nati vivi). Per quanto riguarda la penisola scandinava, è il dato della Svezia a risaltare: dal 1997 un rapporto di abortività che staziona attorno ai 35 aborti ogni 100 nascite, contro i 26 della Norvegia e i 18 della Finlandia. Nel resto d’Europa da segnalare l’inesorabile ascesa del rapporto di abortività in Spagna, più che raddoppiato - da 11 a 23 - negli ultimi 20 anni, e i numeri di Francia e Regno Unito, assestatisi ormai da anni ben al di sopra dei 25 aborti ogni 100 nascite.
Uscendo dai confini europei, è il Guttmacher Institute - un centro che si dedica allo studio e alla diffusione della salute sessuale e riproduttiva a livello mondiale - a fornire dati più omogenei e dettagliati. In una pubblicazione del 2007, è riportato un rapporto di abortività per gli Stati Uniti pari a 31 aborti ogni 100 nati vivi, in linea con quello del Canada. Per Cuba si raggiunge la stratosferica cifra di 109 (ovvero, sono più le gravidanze interrotte di quelle portate a termine). A proposito di Stati Uniti e Cina, impressionano i numeri assoluti: rispettivamente ben oltre il milione e addirittura i sette milioni di aborti l’anno. Per Cina e Giappone si registrano rapporti di abortività rispettivamente di 41 e 28. È ancora il Guttmacher Institute a parlare di un rapporto di abortività di circa 17 su 100 nati vivi per l’Africa, con punte di 24 nella parte meridionale del continente. 34 gli aborti ogni 100 nascite in Asia, con picchi di 51 per la zona orientale. America Latina e Caraibi si attestano intorno a un rapporto di abortività pari a 35, media tra i numeri più bassi dell’America centrale e quelli altissimi di regione caraibica (42) e Sud America (38). Il tasso di aborti indotti legali varia ampiamente in tutto il mondo. Secondo il rapporto del Guttmacher Institute, nel 2008, esso variava dal 7 per 1000 donne (in Germania e Svizzera) a 30 per 1000 donne (in Estonia) per i paesi in cui vi sono statistiche.
Russia: L’aborto è consentito entro la 28ª settimana quando per la madre si configura il rischio di vita, per preservare la salute fisica e mentale della donna, per ragioni socio-economiche e nel caso in cui il feto sia malformato. I dati del 2006 resi disponibili dall’OMS riportano un rapporto di abortività in continuo calo, ma ancora su livelli altissimi: 950 aborti ogni 1000 nati vivi contro i 1500 di inizio millennio. Statistiche ancor più recenti calcolavano 670 aborti ogni 1000 nascite, con oltre due milioni di aborti ogni anno. Nonostante l’aumento continuo del numero di nascite, i demografi considerano ancora la situazione allarmante. Sergei Zakharov, vicedirettore dell’Istituto di demografia dell’Università di Mosca, ha affermato che sono solo l’8% gli aborti praticati per ragioni economiche, mentre con l’avvento dei valori occidentali, oggi la maggioranza delle donne sceglie di abortire perché antepone carriera e realizzazione personale ai valori della famiglia.
Romania: L’aborto si può praticare nelle prime quattordici settimane se esistono problemi psico-fisici. Oltre quel limite temporale l’interruzione di gravidanza è legale solo per ragioni terapeutiche. Il numero riportato dall’OMS è di 128 mila aborti nel 2008, un’enormità se rapportato ai 22 milioni di abitanti. Nel giugno del 2008 destò scalpore la notizia del via libera all’aborto per una bimba di 11 anni la cui gravidanza era frutto di una violenza subìta dallo zio. La bimba era alla 21ª settimana, ma fu dato il permesso per preservare la sua salute mentale. Il film «4 mesi 3 settimane e 2 giorni» del regista rumeno Cristian Mungiu, vincitore del Festival di Cannes, ha ridestato il dibattito sull’aborto clandestino nell’era Ceausescu.
Svezia: L’aborto si può praticare entro le 18 settimane di gravidanza su richiesta della donna, quando si configurino rischi per la salute psico-fisica o malformazioni del feto. È richiesto un colloquio con un assistente sociale, mentre oltre le 18 settimane il via libera per l’interruzione di gravidanza deve essere fornito dal Consiglio nazionale della sanità e del welfare. La sezione europea dell’OMS fornisce dati che per la Svezia mostrano un rapporto di abortività che dalla fine degli anni ’90 è assestato costantemente tra i 340 e i 350 aborti ogni 1000 bambini nati. Il Consiglio nazionale della sanità ha aperto le porte all’aborto per la selezione del sesso del nascituro, considerando legittima la richiesta di una donna di abortire due figli perché non del sesso desiderato, poiché avanzata entro le 18 settimane di gestazione, affermando che l'aborto non si può negare anche se i figli sono sani.
Africa: Le varie legislazioni africane sull’aborto presentano sensibili difformità: si va dal divieto totale in Paesi come Angola, Egitto e Somalia a leggi estremamente permissive come quelle di Sud Africa e Tunisia, passando per Libia, Nigeria e Uganda, dove l’unica condizione è il pericolo di vita della madre. Per l’Africa, i dati relativi alle interruzioni volontarie di gravidanza sono forniti dal Guttmacher Institute come stime, con particolare attenzione dedicata alla sicurezza della pratica abortiva nell’intero continente. Il numero assoluto di aborti eseguiti nel continente africano viene stimato superiore ai 5 milioni e mezzo, di cui oltre due milioni riguardano l’Africa Orientale. Ai 300mila aborti stimati nella parte sud del continente, corrisponde il rapporto di abortività più alto, con 24 aborti ogni 100 nascite.
Cina: Il tema dell’aborto è inscindibilmente legato alla politica del figlio unico, che ha fatto impennare le cifre riguardanti le interruzioni volontarie di gravidanza. I numeri sono esorbitanti: oltre sette milioni gli aborti praticati, per un rapporto di abortività di 41 su 100 nati, secondo le statistiche presentate dal Guttmacher Institute. A cavallo tra gli anni ’80 e gli anni ’90 i numeri assoluti hanno raggiunto i quattordici milioni, con rapporti di abortività fino a 69 aborti ogni 100 nascite. Queste cifre si portano appresso il problema legato agli squilibri demografici, col rapporto tra maschi e femmine che nel Paese ha raggiunto valori allarmanti.
Vietnam: Le condizioni per interrompere la gravidanza sono connesse ai rischi per la salute della donna e alle eventuali malformazioni del feto, oltre che alle condizioni economiche della madre. Il Guttmacher Institute inserisce il Vietnam tra quei Paesi per i quali le statistiche sono incomplete o incerte, ma il quadro che ne viene dipinto indica un rapporto di abortività che oscilla dai 78 aborti ogni 100 nati vivi del 1996 (un milione e mezzo di interruzioni di gravidanza) ai 33 del 2003 (oltre mezzo milione). Anche numeri più recenti fanno impressione: nel 2006 si è calcolato che a fronte di 17 bimbi nati ogni 1000 donne in età fertile si registravano 83 aborti, e che mediamente una donna vietnamita subiva nell’arco della propria vita 2,5 aborti. Nel maggio scorso il Vietnam è entrato nella classifica dei dieci Stati con la più alta diffusione dell’aborto, con particolare riferimento alle interruzioni di gravidanza in donne con meno di 19 anni.
Cuba: Le condizioni per l’aborto legale a Cuba riguardano i rischi per la vita e per lo stato di salute della donna, oltre alle motivazioni legate alle malformazioni del feto e alle condizioni socio-economiche della madre. Cuba è uno degli Stati dove il numero di gravidanze interrotte è maggiore rispetto a quelle portate a termine. Nel 2008 fu il quotidiano del regime comunista Granma a dar voce alla preoccupazione di membri del governo a proposito dell’elevato numero di aborti.
L'aborto in Italia: Il referendum e la legge 194/1978
Dibattito e Implicazioni Etiche dell'Aborto
L'aborto indotto è da lungo tempo fonte di notevoli dibattiti, polemiche e attivismo. L'idea di ciascun individuo per quanto riguarda le complesse questioni etiche, morali, filosofiche, biologiche e giuridiche che circondano tale pratica, è spesso legata al suo sistema di valori. Le opinioni sull'aborto possono essere descritte come una combinazione di credenze sui diritti del feto, sulla moralità, sul potere delle autorità governative nelle politiche pubbliche e credenze sui diritti e le responsabilità della donna che intraprende questa scelta. Sia nel dibattito pubblico che in quello privato, gli argomenti presentati a favore o contro si concentrano sulla legalità dell'aborto e sulle eventuali leggi che lo possano limitare, nonché sulla liceità morale. La Dichiarazione dell'Associazione medica mondiale sull'aborto terapeutico nota che "le circostanze che portano gli interessi di una madre…"Il parto stesso può, in alcune circostanze, mettere a rischio la vita della madre. Nel caso di tumore del collo dell'utero, che si verifica in 1 ogni 2.000-13.000 gravidanze, l'inizio del trattamento non può coesistere con la conservazione della vita fetale. Tumori cervicali in una fase molto precoce possono essere trattati con isterectomia radicale, dissezione linfonodale pelvica, radioterapia o una combinazione delle due, mentre le fasi successive sono trattate con radioterapia. Un trattamento con più di 40 Gy di radiazioni ionizzanti solitamente provoca un aborto spontaneo. L'esposizione a dosi molto più basse durante il primo trimestre, soprattutto dalla 8ª alla 15ª settimana di sviluppo, può causare ritardo mentale o microcefalia, mentre l'esposizione in fasi successive può causare una ridotta crescita intrauterina e un peso inferiore alla media alla nascita.
I rischi per la salute in seguito a un aborto dipendono dal fatto che la procedura venga eseguita in modo sicuro o meno. L'aspirazione a vuoto, eseguita nel primo trimestre, è il metodo più sicuro di aborto chirurgico e può essere eseguito in un ambulatorio di assistenza primaria, in una clinica per aborti o in ospedale. I tassi di aborto variano anche a seconda della fase della gravidanza e del metodo praticato. Nel 2003, gli statunitensi Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie (CDC) hanno rilevato che il 26% degli aborti negli Stati Uniti erano stati effettuati prima della 6ª settimana di gestazione, il 18% alla 7ª settimana, il 15% all'8ª settimana, il 18% tra la 9° e la 10ª settimana, il 9,7% tra la 11ª e la 12ª settimane, il 6,2% tra la 13ª e la 15ª settimane, il 4,1% tra la 16ª e la 20ª settimana e l'1,4% oltre la 21ª settimana. Nel 2006, in Inghilterra e nel Galles l'89% delle cessazioni di gravidanza si verificano prima della 12ª settimana di gestazione, il 9% tra la 13ª e la 19ª settimana e l'1,5% oltre la 20ª settimana. Dopo la 15ª settimana di gestazione, la suzione-aspirazione e l'aspirazione a vuoto sono i metodi chirurgici più utilizzati. La dilatazione e raschiamento è un'altra procedura comune. Dalla 15ª settimana di gestazione fino a circa la 26ª è necessario utilizzare altre tecniche, come la dilatazione con evacuazione. Nel terzo trimestre di gravidanza l'aborto indotto può essere eseguito chirurgicamente mediante dilatazione intatta ed estrazione o isterectomia. Talvolta l'aborto viene tentato procurando traumi all'addome. Una gravidanza può essere intenzionalmente interrotta in diversi modi e la scelta dipende spesso dall'età gestazionale dell'embrione o del feto, che aumenta di dimensioni con il progredire della gravidanza.
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