Il Cordone Ombelicale: Un Ponte Vitale, una Risorsa Preziosa

Introduzione

In prossimità del parto, la donna incinta può decidere se donare il cordone ombelicale o, magari, optare per la sua conservazione, comunicando la scelta al personale medico della struttura presso la quale andrà a partorire. Si tratta di un gesto semplice ma straordinariamente potente, che può offrire nuove speranze di vita a persone affette da gravi malattie. Come vedremo, infatti, il sangue contenuto nel cordone ombelicale è ricco di cellule staminali, utilizzate in numerosi trattamenti medici e ricerche innovative. Si tratta di una scelta esclusiva della donna, ma per donarlo è necessario anche il rispetto di alcuni standard di sicurezza e requisiti molto stringenti. Ma perché è consigliato donare il cordone ombelicale? A cosa serve, e quali possono essere i suoi utilizzi? Approfondiamo insieme.

Cos'è il Cordone Ombelicale?

Prima di spiegare perché donarlo, è forse utile approfondire cosa sia il cordone ombelicale. Si tratta di un collegamento vitale tra la madre e il bambino durante la gravidanza, un tubicino flessibile, lungo circa 50-60 centimetri, che si estende dalla placenta fino all’ombelico del nascituro. Organo di collegamento tra il feto e la mamma, fin dall’antichità il cordone ombelicale dei neonati è avvolto da credenze popolari: le tribù pellerossa lo utilizzavano a fini propiziatori, così come fanno tuttora alcune tribù dell’Africa; nell’Antica Roma, la dea Intercidona, ovvero colei che separava alla nascita il piccolo dalla madre, proteggeva entrambi durante il taglio. Il cordone ombelicale è anche detto funicolo ombelicale, e sembra proprio una fune: è lungo circa 50 cm e ha un diametro di circa 1-2 cm.

Struttura del cordone ombelicale

Attraverso questo cordone, il feto riceve tutto ciò di cui ha bisogno per crescere e svilupparsi; ossigeno, nutrienti e sostanze nutritive essenziali passano dalla madre al bambino, mentre i prodotti di scarto del feto vengono trasportati indietro alla placenta per essere eliminati dal corpo della donna incinta. Il cordone ombelicale è composto principalmente da tre vasi sanguigni: due arterie e una vena. La vena trasporta il sangue ricco di ossigeno e nutrienti dal corpo della madre al feto, mentre le arterie portano via il sangue ricco di anidride carbonica e altri scarti metabolici. Questi vasi hanno andamento spiraliforme, in modo da potersi adattare ad eventuali stiramenti in lunghezza e sono ricoperti da un tessuto di colore chiaro che li “fodera” per bene, in modo da ammortizzare possibili compressioni. All’esterno quindi il cordone ombelicale è biancastro. I vasi sanguigni di cui è costituito il cordone ombelicale servono a trasportare il sangue ricco di ossigeno e sostanze nutritive dall’utero al feto tramite la placenta, e trasportare il sangue fetale privo di ossigeno e ricco di rifiuti metabolici dal feto al sangue materno. La vena ombelicale fornisce al feto sangue ossigenato e ricco di sostanze nutritive proveniente dalla placenta. Al contrario, il cuore fetale pompa il sangue povero di ossigeno e impoverito di nutrienti attraverso le arterie ombelicali fino alla placenta.

Intorno a questi vasi c’è una sostanza gelatinosa chiamata “gelatina di Wharton”, che protegge i vasi sanguigni e garantisce che il sangue possa fluire senza interruzioni durante la gravidanza. Questa gelatina attutisce i traumi che fisiologicamente si possono verificare durante la gravidanza, il travaglio e il parto. Il cordone è circondato dal liquido amniotico, come tutto quello che si trova all’interno dell’utero. Anche la densità dell’acqua amniotica contribuisce ad attutire le pressioni che arrivano dall’esterno. La sua inserzione va dal centro della placenta (collegamento materno) alla pancia del feto, in corrispondenza dell’ombelico. Il feto, dunque, se lo trova davanti e sicuramente gli capita di toccarlo con le mani e sentirlo strusciare su suo corpo. Potremmo dire che “ci gioca”. È molto raro che il cordone si giri o si comprima in modo da creare un reale problema, proprio per le caratteristiche anatomiche descritte sopra. Questa evenienza si manifesta soprattutto quando il travaglio è ben avviato. Se questo avviene il bambino rallenta il proprio battito cardiaco e dà un segnale di attenzione. Per questo durante l’assistenza al parto il battito cardiaco fetale viene sorvegliato e sentito ad intervalli regolari.

Oltre a svolgere queste funzioni cruciali, il cordone ombelicale è anche una fonte preziosa di cellule staminali ematopoietiche, ovvero cellule immature che possono svilupparsi in vari tipi di cellule del sangue (globuli bianchi, rossi e piastrine) ed essere utilizzate per trattare diverse malattie gravi. Dopo la nascita, il cordone ombelicale non è più necessario per il bambino, ma il sangue in esso contenuto può essere raccolto e utilizzato per scopi terapeutici e di ricerca, attraverso la donazione. Gli esperti credono che il sangue del cordone ombelicale sia una fonte importante di cellule staminali del sangue e ritengono che il suo pieno potenziale nel trattamento delle patologie del sangue debba ancora essere compreso.

Il Taglio e la Cura del Cordone Ombelicale dopo la Nascita

Con il travaglio, di solito si rompe il sacco amniotico, e dalla vagina fuoriesce il liquido amniotico. Il taglio del cordone ombelicale avviene dopo la nascita, e con un parto eutocico (vaginale), si può aspettare che smetta di pulsare, poi anche la placenta viene espulsa per via vaginale (secondamento). Alla nascita del bambino il cordone è ancora attaccato alla placenta in modo attivo. Significa che i vasi, che al suo interno collegano madre-figlio, mantengono il passaggio del sangue nelle due direzioni, con particolare vantaggio per il nuovo nato. Infatti, appena uscito il bambino, il funicolo è caldo e pulsante. Il clampaggio, ovvero l’otturazione temporanea con l’ausilio della pinza chirurgica, dovrebbe essere eseguito, secondo quanto rilevato dalle linee guida internazionali, per lo meno un minuto dopo la nascita. Il ritardato clampaggio del cordone ombelicale (DCC), che prevede di prolungare il tempo di separazione del neonato dalla madre dopo il parto per favorire il passaggio di sangue dalla placenta al bambino e garantire così una fase di transizione feto-neonatale più fisiologica, è una buona pratica per migliorare gli esiti neonatali a breve e lungo termine ed è sempre raccomandato, anche, ove possibile, quando il bambino necessiti di rianimazione neonatale.

Non deve esserci fretta a tagliare il cordone. In genere la maggior parte del passaggio di sangue avviene nei primi 3-5 minuti, ma, ci sono differenze individuali anche spiccate. Nuovi studi hanno dimostrato come sia importante non tagliare precocemente il cordone ombelicale anche nei prematuri nati da cesareo. La lunghezza del cordone ombelicale corrisponde alla lunghezza necessaria perché il neonato arrivi al seno materno! Il cordone viene tagliato dopo aver messo una molletta di plastica che blocchi l’uscita del sangue dal pezzetto di cordone che rimane attaccato al corpo del bimbo.

Dopo la nascita, il moncone del cordone ombelicale si seccherà e cadrà quando il bambino avrà tre settimane. Il moncone ombelicale residuo va incontro a un processo fisiologico di mummificazione che dura circa 7-10 giorni e la sua caduta dà origine alla cicatrice ombelicale. La caduta del cordone ombelicale è un processo spontaneo che avviene senza la necessità di intervento esterno. La maggior parte delle volte, quando ciò accade, i genitori ritrovano il moncone nel pannolino del bambino e la cicatrice ombelicale in buone condizioni. I segni di una probabile infezione locale del moncone ombelicale sono caratterizzati da arrossamento alla base dell’ombelico e la presenza di cattivo odore e secrezioni maleodoranti. Non deve invece destare preoccupazione la presenza di crosticine che possono essere delicatamente rimosse durante l’igiene dell’ombelico al cambio del pannolino. Le condizioni che possono aumentare il rischio di infezioni sono la scarsa igiene e la separazione della diade mamma-bambino.

Cura del cordone ombelicale del neonato

In ambienti dove vengono rispettati i criteri protettivi per le infezioni neonatali (rooming in, vicinanza costante tra mamma e bambino e allattamento al seno esclusivo), il trattamento che permette al moncone ombelicale di distaccarsi nel minor tempo e con minor incidenza di infezioni consiste semplicemente nel tenere la parte in questione asciutta e pulita, coperta da una garza, senza applicare alcun tipo di sostanza. Generalmente non è necessario disinfettare il cordone ombelicale. Nel caso in cui il moncone ombelicale si sporchi con le urine o le feci del neonato occorre semplicemente pulire la zona con acqua e sapone, asciugare bene e apporre una garza nuova. Quindi la regola è pulire, se necessario, l’ombelico alla base con una garza asciutta e coprirlo con una nuova garza asciutta e pulita a ogni cambio di pannolino. Fino a una decina di anni fa si disinfettava sempre il moncone e si utilizzavano garze e fascette addominali. Oggi si è semplificata la procedura, perché si è osservato che lasciandolo seccare senza applicare niente, cade facilmente e prima. Si preferisce perciò avvolgerlo semplicemente con una garzina e non stringere il pannolino al di sopra, per mantenerlo più areato. È importante toccarlo sempre con le mani pulite. Se il moncone è grosso ci metterà un po’ di più a seccarsi, se è piccolo potrebbe mummificarsi prima. Il tempo del distacco può andare da 3 a 9 giorni. Rispettiamo il tempo necessario. È giusto osservare che le secrezioni non abbiano cattivo odore. In genere, in Italia, si dice di aspettare a fare il bagnetto finché il cordone non è caduto. Non è un’indicazione rigida.

Perché Donare il Cordone Ombelicale?

Donare il cordone ombelicale è un atto di generosità che può fare una differenza enorme nella vita di molte persone. Come accennato prima, il sangue contenuto nel cordone ombelicale è ricco di cellule staminali, che hanno la capacità di trasformarsi in diversi tipi di cellule del sangue e del sistema immunitario. Queste cellule staminali sono fondamentali per il trattamento di numerose malattie gravi, come leucemie, linfomi, talassemie e altre patologie ematologiche, oltre a essere utilizzate in alcune terapie sperimentali per malattie autoimmuni e disturbi genetici.

Uno dei principali vantaggi della donazione del cordone ombelicale è che, a differenza di altre fonti di cellule staminali, come il midollo osseo, il prelievo non comporta alcun rischio o dolore per la madre o il bambino. Dopo il parto, infatti, il cordone ombelicale viene solitamente scartato, ma se si decide di donarlo, il sangue in esso contenuto può essere raccolto in modo semplice e sicuro, senza interferire con il parto o con la salute del neonato. Il sangue da cordone ombelicale rappresenta un utile strumento per la ricerca. I ricercatori stanno infatti studiando la capacità delle cellule staminali ematopoietiche (del sangue) che si ritrovano nel cordone ombelicale di dare origine ad altri tipi di cellule specializzate - come quelle del sistema nervoso o le cellule pancreatiche che producono insulina.

Le Modalità di Donazione del Cordone Ombelicale

Esistono tre principali modalità di donazione, ognuna con caratteristiche e finalità specifiche. Vediamo quali.

1. Donazione Allogenica - Solidaristica

Questa forma di donazione prevede che il sangue del cordone ombelicale venga raccolto e conservato in banche pubbliche, disponibili per chiunque ne abbia bisogno. È un atto altruistico e anonimo, che aumenta le possibilità di trovare un donatore compatibile per i pazienti in attesa di trapianto, specialmente quelli che non trovano una corrispondenza genetica all’interno della propria famiglia. L’unità di sangue cordonale viene donata a una banca pubblica volontariamente, gratuitamente e anonimamente per essere impiegata in un paziente che risulti compatibile, per eseguire un trapianto emopoietico. Si parla in questo caso di donazione vera e propria. Il sangue da cordone ombelicale che si trova nelle banche del sangue pubbliche è disponibile per pazienti (non legati alla famiglia del donatore) che necessitano di un trapianto di cellule staminali ematopoietiche. Detto questo, è importante ricordare alla futura mamma che decide di donare il cordone ombelicale che potrà farne richiesta qualora dovesse averne bisogno, ovviamente se non è stato ancora utilizzato.

Infografica: Tipologie di donazione del cordone ombelicale

2. Donazione Dedicata - per un familiare ammalato

In alcuni casi, il cordone ombelicale può essere donato per un uso specifico all’interno della famiglia, quando un parente stretto è affetto da una malattia che può essere trattata con cellule staminali. Questo tipo di donazione viene solitamente pianificato prima del parto, in coordinamento con il personale medico, per garantire che il sangue cordonale sia disponibile per il familiare malato. In Italia l’ordinanza ministeriale del 26 febbraio 2009 e il decreto ministeriale (DM) del 18 novembre 2009 stabiliscono la conservazione gratuita del sangue cordonale per uso autologo dedicato, sulla base di una richiesta degli interessati e di una relazione del medico specialista, da presentare alla Direzione Sanitaria dell’ospedale dove avverrà il parto. Esiste un elenco dettagliato delle patologie in cui è indicato il trapianto di cellule staminali emopoietiche, allegato al DM 18 novembre 2009, che viene periodicamente aggiornato in relazione allo sviluppo di nuove conoscenze.

La donazione dedicata può avvenire quando nell’ambito familiare sono presenti fratelli affetti da patologie maligne, genetiche, da disordini immunologici o qualora il neonato sia affetto da una patologia congenita, o evidenziata in epoca prenatale, per la quale risulti scientificamente fondato e clinicamente appropriato il trapianto di cellule staminali emopoietiche da cordone ombelicale, previa presentazione di motivata documentazione clinico-sanitaria. In entrambi i casi è necessaria la certificazione rilasciata da un medico specialista e/o da un genetista.

3. Donazione Autologa - Conservazione Privata

La conservazione privata del sangue del cordone ombelicale prevede che esso venga raccolto e conservato esclusivamente per un uso futuro da parte del bambino stesso o della sua famiglia. Sebbene questa opzione possa offrire una forma di “assicurazione biologica” per eventuali necessità future, è importante considerare che le probabilità di utilizzo effettivo sono relativamente basse. Come si legge sul sito della Fondazione Umberto Veronesi, infatti, ad oggi non esistono solide evidenze che la conservazione privata sia utile nel trattamento di diverse malattie curabili tramite trapianto. Tuttavia, alcuni genitori scelgono questa opzione come misura precauzionale. Inoltre, è bene ricordare che la conservazione del cordone ombelicale per uso privato prevede dei costi completamente a carico del donatore.

Alcune compagnie pubblicizzano servizi a pagamento ai genitori affinché congelino il sangue cordonale dei figli in una banca del sangue, nell’eventualità che gli serva successivamente nella vita. Alcuni studi mostrano come sia altamente improbabile che il sangue cordonale venga mai usato per il figlio stesso. La pratica che non è supportata da alcuna evidenza scientifica ed è possibile solo all’estero dopo adeguato counselling e autorizzazione all’esportazione rilasciata dall’ente regionale preposto; fanno eccezione specifiche patologie per le quali la più recente normativa nazionale prevede la possibilità di effettuare la procedura come donazione dedicata.

Un articolo del 2008 su questo argomento che sintetizza il dibattito sulle banche di sangue cordonale pubbliche contro quelle private, conclude così: “Questa ri-analisi supporta svariate opinioni espresse in precedenza che conservare in banche private il sangue cordonale autologo [usando le PROPRIE cellule] come assicurazione biologica per il trattamento di malattie mortali in bambini e giovani non é clinicamente giustificabile poiché le probabilitá di doverle mai usare é remota. La mancanza di evidenze scientifiche solleva serie considerazioni di carattere etico sull’insufficienza di informazione per i potenziali genitori sulla mancanza di futuri benefici nel conservare sangue cordonale autologo… I tentativi per giustificare questo [la conservazione commerciale di sangue cordonale] sono basati sul successo non correlato della conservazione pubblica di sangue cordonale e di trapianto allogenico [usando cellule di un ALTRO individuo] di sangue cordonale, e non sull’uso per il trapianto di sangue cordonale autologo [cellule del paziente], la cui efficacia rimane ancora da comprovare”.

A Cosa Servono le Cellule del Cordone Ombelicale Donato?

Abbiamo spiegato che il cordone ombelicale è ricco di cellule staminali ematopoietiche, e che può essere utilizzato per il trattamento di numerose malattie ematiche gravi. Più nello specifico, sono utilizzate nei trapianti in pazienti affetti da leucemie, linfomi, anemie aplastiche, e altre malattie del sangue. Questi trapianti possono sostituire il midollo osseo malato o danneggiato del paziente, permettendo la rigenerazione di un sistema emopoietico sano. I trapianti di cellule staminali ematopoietiche (HSC in inglese) ottenute dal sangue cordonale possono essere usati per trattare molti diversi tipi di malattie del sangue, come la leucemia. Rispetto alle HSC ottenute da donatori di midollo osseo, i trapianti di HSC ottenute da sangue cordonale sembrano causare meno casi di incompatibilità del sistema immunitario, come ad esempio la malattia del trapianto contro l’ospite (Graft versus Host Disease).

Come si legge sul sito del Ministero della Salute, il sangue del cordone ombelicale contiene cellule staminali con relativa immaturità immunologica. Questa loro caratteristica consente, spesso, di superare le tradizionali barriere di compatibilità tra donatore e ricevente, consentendo di effettuare il trapianto anche tra persone non perfettamente compatibili, come invece è necessario per le staminali emopoietiche da adulto. Sembra inoltre che le probabilità che il sangue cordonale causi il rigetto immunitario o altre complicanze come la malattia del trapianto contro l’ospite, siano minori che nel caso del midollo osseo. Questo significa che il sangue cordonale non deve essere abbinato perfettamente al paziente, come invece avviene per il midollo osseo (anche se un certo livello di compatibilità è comunque richiesto).

Il sangue cordonale viene utilizzato per curare i bambini con tumori del sangue come la leucemia, o con malattie genetiche del sangue come l’anemia di Fanconi. Il sangue cordonale viene trapiantato nel paziente, nel quale le HSCs possono così produrre nuove e sane cellule del sangue che vadano a rimpiazzare quelle danneggiate dalla patologia o da terapie mediche, come ad esempio la chemioterapia usata per combattere i tumori. Il sangue cordonale può rappresentare quindi per alcuni pazienti un’utile alternativa al trapianto di midollo osseo. Il prelievo di sangue cordonale è più semplice di quello di midollo osseo, ed esso può essere congelato e conservato fino al momento in cui ne è richiesto l’utilizzo.

Le cellule staminali del cordone ombelicale possono anche essere utilizzate per trattare alcune malattie genetiche e autoimmuni. In alcuni casi, un trapianto di cellule staminali può aiutare a correggere difetti genetici che causano malattie gravi, offrendo una nuova possibilità di cura a pazienti che, in passato, avevano poche opzioni terapeutiche. Inoltre, la donazione pubblica del cordone ombelicale aumenta la diversità genetica nelle banche di sangue, rendendo più facile trovare una corrispondenza compatibile per i pazienti in attesa di un trapianto. Il sangue cordonale è facile da ottenere e congelare per uso futuro.

Insomma, il cordone ombelicale donato è uno strumento vitale per il trattamento di malattie gravi, ma anche per la ricerca medica e per lo sviluppo di nuove terapie. Donando il cordone ombelicale, si offre un contributo significativo alla salute pubblica, con la possibilità di salvare vite e di sostenere il progresso scientifico.

Il Processo di Donazione: Come Funziona?

La donazione del cordone ombelicale è un processo semplice e sicuro, che non comporta rischi né per la madre né per il neonato, ma prevede anche dei controlli successivi alla raccolta del campione per proteggere i pazienti da trattare con le cellule staminali da esso prelevate. Per raccogliere una quantità idonea di cellule staminali dal cordone ombelicale è necessario evitare il taglio precoce del cordone ed è sufficiente non aspettare più di 120 secondi, come raccomandato anche dalla società Italiana di Neonatologia.

Innanzitutto, si forniscono alla futura madre tutte le informazioni sulla donazione del cordone ombelicale, per consentire una decisione ragionata e consapevole. Volontarietà. Il sangue cordonale non può essere donato senza il consenso informato della madre, poiché il tessuto placentare va considerato di appartenenza materna e neonatale; la raccolta è effettuata prevalentemente quando la placenta è ancorata in utero; il rischio infettivo e genetico della donazione di sangue placentare può essere valutato solo grazie alla partecipazione attiva e responsabile della madre. Se si è interessati alla donazione del sangue cordonale, è sempre bene informarsi presso il punto nascita prescelto per conoscere i protocolli di accesso al percorso che possono variare da ospedale a ospedale. Solitamente si preferisce prendere in carico la richiesta prima del parto, per poter avere un colloquio dedicato dove poter acquisire il consenso informato dopo adeguato counselling e una anamnesi accurata.

Dopo il parto, una volta che il bambino è nato e il cordone ombelicale è stato clampato (entro 60 secondi, in media), il sangue residuo presente nel cordone e nella placenta viene raccolto. Questo procedimento è rapido, indolore e non interferisce in alcun modo con il parto o con le prime cure al neonato. Dopo la raccolta, il sangue cordonale viene inviato a una banca del sangue cordonale, dove viene analizzato per verificarne la qualità e la quantità di cellule staminali presenti. Se il campione soddisfa i criteri di qualità, viene processato, congelato e conservato a lungo termine in azoto liquido, pronto per essere utilizzato in caso di necessità. La qualità delle banche di raccolta è fondamentale, perché questo tessuto umano possa eventualmente essere utilizzato, ci devono essere criteri di conservazione e stoccaggio molto seri. La durata non è comunque per sempre. In genere si tratta di dieci anni, ma prorogabili se mantenute in buone condizioni. Anche la modalità di raccolta deve seguire una procedura attenta: bisogna raccogliere sangue sufficiente a riempire una sacca di circa 150 ml, altrimenti non è utilizzabile, per cui il cordone va reciso immediatamente.

Ma non finisce qui. Infatti, trascorsi 6-12 mesi dal parto, la mamma e il neonato sono sottoposti ad ulteriori controlli - una visita pediatrica per il bambino e un prelievo di sangue per la mamma - per confermare definitivamente l’idoneità del sangue prelevato. L'anonimato è garantito, tuttavia, in caso di insorgenza di una patologia onco-ematologica con indicazione al trapianto, con rigorose chiavi di accesso è consentito al personale sanitario di risalire al donatore, per mettere a disposizione della famiglia il sangue placentare precedentemente donato. Viceversa, nel caso in cui si venga a conoscenza di una malattia a possibile trasmissione genetica insorta nel neonato dopo l’avvenuta validazione del sangue placentare, deve essere possibile accedere all’identificazione dell’unità per la necessaria eliminazione dal registro. La sicurezza infettiva e genetica viene confermata dopo un periodo di osservazione (quarantena della donazione) variabile da 6 a 12 mesi dopo la raccolta.

Quando Non è Possibile Donare il Cordone Ombelicale?

Per quanto sia un gesto di altruismo e di generosità apprezzabile, non è sempre possibile procedere alla donazione del cordone ombelicale, un po’ come non è sempre consentito donare il sangue. In particolare, non è possibile se:

  • la madre ha avuto complicazioni mediche significative durante la gravidanza (gravidanza a rischio), come infezioni gravi, preeclampsia, diabete gestazionale non controllato o altre patologie che potrebbero influenzare la qualità del sangue cordonale;
  • il bambino nasce prematuramente, prima delle 34 settimane di gestazione; la quantità e la qualità del sangue cordonale potrebbero non essere sufficienti per la donazione. Inoltre, in questi casi, le priorità mediche sono spesso concentrate sulla cura immediata del neonato;
  • durante il parto vengono rilevate anomalie nella placenta o nel cordone ombelicale, come una placenta previa o un cordone ombelicale eccessivamente corto, potrebbe non essere possibile raccogliere il sangue cordonale in modo sicuro o efficace;
  • il neonato pesa significativamente meno del previsto (ad esempio, sotto i 2,5 kg). In questi casi la quantità di sangue cordonale raccolta potrebbe essere insufficiente per una donazione utile.

In aggiunta, esistono ulteriori condizioni che impediscono di procedere, indicate nei “Criteri per la selezione del donatore di sangue ed emocomponenti per la selezione della coppia donatrice di sangue del cordone ombelicale”; nello specifico, non è possibile donare il cordone ombelicale qualora la madre e il padre del neonato presentino una delle seguenti condizioni:

  • malattie genetiche o congenite;
  • malattie autoimmuni o immunologiche sistemiche, compresa la tiroidite autoimmune di Hashimoto diagnosticata;
  • affezioni ematologiche: congenite, genetiche, neoplastiche, acquisite, a carico della serie bianca, delle piastrine e della serie rossa, comprese le emoglobinopatie (tranne il riscontro di Beta-talassemia eterozigote), le enzimopatie, e le patologie ereditarie dei globuli rossi (tranne se in eterozigosi);
  • coagulopatia congenita o acquisita;
  • neoplasie maligne: tumori solidi ad esclusione del carcinoma in situ con guarigione completa e dei casi previsti dalla normativa vigente. Qualunque trattamento con radioterapia o con chemioterapici/antiblastici;
  • affezioni gastrointestinali, epatiche, urogenitali, renali, cardiovascolari, dermatologiche, metaboliche o respiratorie, endocrine;
  • malattie organiche del sistema nervoso centrale: gravi affezioni attive, croniche o recidivanti. Epilessia che richieda terapia cronica con anticonvulsivanti;
  • malattie psichiatriche in trattamento farmacologico (in riferimento alla madre);
  • malattie infettive, in particolare Epatite C, Epatite B, HIV 1-2, HTLV I/II;
  • tubercolosi con patologia d’organo, Babesiosi, Lebbra, Kala Azar (Leishmaniosi viscerale), Tripanosoma, Cruzi (M. di Chagas), Sifilide, Epatite ad eziologia indeterminata;
  • Encefalopatia Spongiforme Trasmissibile (TSE);
  • riceventi xenotrapianti e/o innesti di tessuti/cellule o prodotti di derivazione animale;
  • trapianto di organo solido e di cellule staminali emopoietiche;
  • assunzione di sostanze farmacologiche per via intramuscolare (IM), endovenosa (EV) o tramite strumenti in grado di trasmettere malattie infettive: ogni uso attuale o pregresso non prescritto di sostanze farmacologiche o principi attivi comprese sostanze stupefacenti, steroidi od ormoni a scopo di attività sportive;
  • assunzione di sostanze farmacologiche per via non endovenosa;
  • alcolismo cronico;
  • rapporti sessuali che espongono ad alto rischio di contrarre gravi malattie infettive trasmissibili con il sangue;
  • esposizione a sostanze tossiche e metalli pesanti (cianuro, piombo, mercurio, oro, pesticidi) che possano essere trasmesse al ricevente in quantità tali da poterne compromettere la salute.

A tutte queste condizioni, che rendono impossibile la donazione a tempo indeterminato, se ne aggiungono altre che impediscono di procedere temporaneamente (indicate al punto C.2). Com’è possibile leggere, si tratta principalmente di malattie infettive, interventi chirurgici, cure odontoiatriche, vaccinazioni, e così via. Per approfondire, invitiamo a consultare il testo integrale pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Queste restrizioni sono messe in atto per garantire che solo campioni di alta qualità, sicuri e utili, vengano conservati e utilizzati per trapianti e ricerche mediche.

Le Sfide Attuali e Future della Ricerca sul Sangue Cordonale

In passato il cordone ombelicale veniva gettato via come materiale di rifiuto, oggi, invece, rappresenta una ben nota risorsa di utili cellule staminali del sangue. Ormai dal 1989 il sangue del cordone ombelicale viene usato nel trattamento di alcuni tipi di malattie pediatriche del sangue, e la ricerca di suoi possibili utilizzi nel trattamento degli adulti sta facendo progressi. Il sangue cordonale contiene cellule staminali del sangue (ematopoietiche), che possono generare tutte le altre cellule del sangue, incluse le cellule del sistema immunitario.

Un limite del sangue cordonale è che contiene meno HSC rispetto a una donazione di midollo osseo. Questo implica che un paziente adulto spesso richiede due volumi di sangue cordonale per trattamento. Il trattamento degli adulti si è rivelato difficoltoso: le dimensioni maggiori degli adulti fanno sì che sia necessario un numero maggiore di HSCs. Un trapianto contenente troppe poche HSCs potrebbe fallire o portare alla formazione troppo lenta di nuovo sangue nell’organismo nei primi giorni successivi al trapianto. Questa grave complicazione è stata in parte superata trapiantando sia i bambini con un maggiore sviluppo fisico che gli adulti, con il sangue cordonale proveniente da due diversi cordoni ombelicali. Sono attualmente in fase di studio metodi per espandere una singola unità di sangue cordonale per uso negli adulti.

Ricerca sulle cellule staminali cordonali

I ricercatori stanno cercando strategie per espandere in laboratorio la quantità di HSC ottenute dal sangue cordonale, così che una singola donazione di sangue cordonale fornisca sufficienti cellule per uno o più trapianti di HSC. Gran parte della ricerca è quindi focalizzata sul tentativo di accrescere il numero delle HSCs che possono essere ottenute da un campione di sangue cordonale, tramite la coltivazione e moltiplicazione delle cellule in laboratorio. Sono attualmente in corso diversi trial clinici preliminari che utilizzano questa tecnica. Ad ora i risultati sono contrastanti: alcuni suggeriscono che l’espansione ex-vivo riduca il tempo richiesto per la comparsa nel corpo di nuove cellule del sangue a seguito del trapianto; tuttavia i pazienti adulti continuano a necessitare del sangue proveniente da due cordoni ombelicali. È quindi necessario che la ricerca vada ancora avanti per poter capire se ci sia un reale beneficio per i pazienti, prima che questa tecnica sia approvata per l’utilizzo di routine nella pratica clinica.

Alcuni studi controversi sostengono che il sangue cordonale può essere usato per trattare altre malattie oltre a quelle del sangue, ma questi risultati spesso non sono riproducibili. I ricercatori stanno attivamente investigando se il sangue cordonale possa essere usato per trattare altre malattie. Diversi gruppi di ricercatori hanno riportato studi in animali che sembrano suggerire che il sangue cordonale possa riparare tessuti diversi dal sangue, in patologie che vanno dall’attacco cardiaco all’ictus. Anche questi risultati sono controversi: non frequentemente gli scienziati possono riprodurre questi dati e non è ben chiaro COME il sangue cordonale possa avere questi effetti. Quando degli effetti benefici vengono osservati questi sembrano essere risultati minori degli attesi, e non abbastanza significativi da rivelarsi utili a scopo terapeutico. In caso di effetti positivi, ci si chiede inoltre se questi potrebbero essere spiegati non dalla produzione di cellule nervose ad opera delle cellule del sangue cordonale, ma bensì dal rilascio dalle cellule cordonali di sostanze in grado di aiutare l’organismo nel riparo del danno. L’attuale ricerca mira quindi a rispondere a queste domande per stabilire se in futuro sarà possibile sviluppare terapie con il sangue cordonale sicure ed effettive, allo scopo di trattare patologie non del sangue.

Di recente un trial clinico preliminare volto ad investigare l’uso del sangue cordonale nel trattamento del diabete infantile di tipo I (early clinical trial investigating cord blood treatment of childhood type 1 diabetes) non ha avuto successo. Altri trial clinici in uno stadio molto precoce stanno esplorando l’utilizzo dei trapianti di sangue cordonale nel trattamento di bambini con disordini cerebrali, come la paralisi cerebrale o il danno cerebrale traumatico. Tuttavia questi trial non hanno ancora dimostrato nessun effetto positivo certo, e la maggior parte degli scienziati ritengono perciò che una più approfondita ricerca di laboratorio sia richiesta per capire come agiscano le cellule del sangue cordonale e se esse possano essere davvero utili in questo tipo di terapie.

Uno delle maggiori sfide che molte aree della ricerca medica e i relativi trattamenti devono affrontare è correggere la disinformazione. Comunque, i medici sostengono fortemente le donazioni di sangue cordonale alle banche del sangue pubbliche. Questo è un enorme aiuto per aumentare le scorte di sangue cordonale per le persone che ne hanno bisogno. Qualora tutti donassero il sangue cordonale ad un registro pubblico per il “bene comune”, aumenterebbero le probabilità che qualcuno possa beneficiare di un doppio trapianto di sangue cordonale. Questo supera di gran lunga l’effettiva probabilità che una donatore possa un giorno utilizzarlo per sé stesso.

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