Lo Spartito Musicale: Un Viaggio dalla Tradizione Napoletana ai Ritmi del "Ballo del Ciuccio" e Oltre

Lo spartito musicale, nella sua essenza, rappresenta il cuore pulsante di ogni composizione, la mappa dettagliata che guida l'esecutore attraverso le intricate vie dell'espressione sonora. È il ponte tra l'idea del compositore e la sua realizzazione acustica, uno strumento fondamentale che trascende epoche e generi, dal sacro al profano, dal classico al popolare, fino alle più giocose manifestazioni dell'infanzia. La sua importanza si estende dalla conservazione dell'eredità culturale alla facilitazione della performance, dall'educazione musicale alla documentazione di ogni forma di danza, rivelandosi un elemento insostituibile nel vasto panorama musicale.

L'Eredità Musicale di Sergio De Liso: Un Custode delle Melodie Partenopee

Nella ricchezza del patrimonio musicale italiano, e in particolare di quello napoletano, spiccano figure che, con dedizione e passione, si adoperano per mantenere viva la memoria di melodie e arie storiche. Sergio De Liso (Naples-Italy, 1964) è uno di questi custodi. La sua vicenda è peculiare: never attended any regular music learning, un dettaglio che rende ancor più straordinario il suo contributo. In spite of this he shared here 1726 Neapolitan songs, arias, etc., un numero che testimonia l'immensità del suo lavoro di trascrizione e diffusione.

Questa vasta collezione di spartiti rappresenta una risorsa inestimabile per chiunque desideri esplorare le sonorità che hanno plasmato la cultura partenopea attraverso i secoli. La complete list of his typesets è available here, a testimonianza di un impegno che ha reso accessibile un repertorio che altrimenti rischierebbe di cadere nell'oblio. Tra i suoi "typesets" si trovano opere che evocano l'anima profonda di Napoli, canzoni che raccontano storie di vita, amore e tradizione, contribuendo a preservare un tesoro musicale per le generazioni future. Pezzi come "G.B. De Curtis: 'A cchiù bella figliola!", o le interpretazioni di "L. Falcon: Vurria… vurria…", "E. Di Capua: Filumè!", e "M. Ciociano: Neh, bella de belle!" offrono uno spaccato della varietà e della profondità emotiva di questo genere. Anche frammenti come "G. Marra: Famme passà!", "F. Finamore: Neh!", "V. Valente: Donna Rosa a speranzella!" e "L. Denza: Ossà?" pur nella loro essenzialità, sono esempi di come anche piccole composizioni siano state meticolosamente curate e rese disponibili, dimostrando la meticolosità dell'opera di De Liso. Questi spartiti non sono semplici notazioni, ma veicoli di espressione culturale, capaci di trasportare l'ascoltatore e l'esecutore in un viaggio attraverso la storia e il sentire di un popolo. La loro esistenza è cruciale per studi musicologici, per l'esecuzione di concerti filologici e per la semplice gioia di riscoprire melodie che hanno resistito alla prova del tempo. L'ampiezza di questa raccolta sottolinea come la musica popolare e d'autore napoletana sia un universo sfaccettato, ricco di sfumature e capace di dialogare con diverse sensibilità.

Antichi spartiti napoletani

Il Vasto Repertorio del Ballo: Dalla Tarantella ai Ritmi Contemporanei

Il concetto di "ballo" (danza) è inscindibilmente legato all'esistenza di spartiti musicali, che ne delineano la struttura, il ritmo e l'armonia. La ricchezza dei dati forniti rivela un repertorio sconfinato di spartiti dedicati alle più svariate forme di danza, un mosaico di generi che spazia dalle tradizioni più antiche alle espressioni più moderne. La "Tarantella" è uno dei balli tradizionali italiani più iconici, e la sua presenza in un contesto di spartiti musicali evidenzia come la musica sia il fondamento di questa vivace e complessa forma d'arte popolare. Non si tratta solo di melodie da ascoltare, ma di istruzioni precise per muovere il corpo, per esprimere gioia, passione o malinconia attraverso il gesto.

Il catalogo di spartiti menzionato comprende una miriade di generi che animano le piste da ballo di tutto il mondo. Si trovano composizioni che vanno dalla "Polka per chit." alla "Rumba latina", da "Il ballo del mandriano" alla più moderna "Bachata di una fisa". La lista include anche suggestioni evocative come "Un tango per te", la ritmica "Mazurka del sax", l'esplosiva "Cumbia libre" e la coinvolgente "Baila bajon". L'inclusione di brani dal titolo "Valzer 2020" mostra una continua attualizzazione dei generi, mentre "Cha cha latino", "Jive" e "Mambo" sottolineano la predilezione per ritmi esotici e sensuali, che trovano negli spartiti la loro codificazione per l'esecuzione. Ogni spartito è un invito al movimento, un'opportunità per gli amanti della danza di esprimersi e connettersi con la musica a un livello profondo.

Numerosi compositori e arrangiatori hanno dedicato la loro creatività alla realizzazione di questi spartiti da ballo. Figure come R. Zorzo, W. Vespignani, S. Cupellaro, F. Fulgoni, M. Marcelli, C. Ferrini, M. Topo, A. Izzi, G. Lanni, F. De Diego, E. Polizzi, M. Converso, tra gli altri, hanno contribuito a costruire un patrimonio immenso di brani. Il loro lavoro non si limita alla semplice creazione di una melodia, ma include l'arrangiamento per diverse formazioni strumentali, l'indicazione dei tempi, delle dinamiche e degli stili che rendono ogni ballo unico. La vasta rete di questi creatori evidenzia un settore musicale vivace e dinamico, costantemente impegnato a fornire materiale per l'intrattenimento e la pratica della danza.

La diversità dei titoli riflette non solo generi differenti, ma anche le varie influenze culturali e i periodi storici. Brani come "Anni 40" richiamano epoche passate, mentre altri con un respiro più attuale mantengono il repertorio fresco e rilevante. Molti spartiti evocano luoghi specifici o stati d'animo, come "Brezza Parigina", "Ritorno a Capri", "Madrid" o "Sogno a Parigi", creando atmosfere uniche. Allo stesso modo, le tematiche emotive sono un filo conduttore: "Dolce amore mio", "Ti chiedo amore", "Pensiero d'amore", "Amore e tarantella", e "Eterno amore mio" sono solo alcuni esempi di come la musica da ballo sappia toccare le corde del cuore, esprimendo sentimenti universali attraverso il ritmo e la melodia. Questi spartiti sono la spina dorsale di orchestre, band e solisti, che interpretano queste composizioni, trasformandole in esperienze cinetiche e uditive indimenticabili. La loro esistenza è la prova tangibile di quanto la musica e il ballo siano componenti essenziali dell'espressione umana e della socialità.

Lezioni Di Ballo - Il Valzer - Le Onde del Danubio

Lo Spartito Musicale nell'Educazione Infantile: Dal Gioco alla Scoperta

Il mondo dello spartito musicale si estende ben oltre le sale da concerto e le piste da ballo, trovando un terreno fertile e innovativo nell'educazione e nel divertimento dei più piccoli. L'espressione "il ballo del ciuccio", sebbene non sia un titolo specifico tra gli spartiti forniti, evoca immediatamente un'immagine di giocosità e semplicità, perfettamente in linea con l'approccio musicale per l'infanzia. Gli spartiti, in questo contesto, assumono forme inaspettate, trasformandosi in strumenti pedagogici che facilitano l'apprendimento del ritmo, del suono e del movimento.

Libri-Spartito: Favole e Ritmo per le Giovani Menti

Un approccio particolarmente ingegnoso all'educazione musicale è rappresentato dai libri che si configurano quasi come veri e propri "spartiti musicali" visivi. Nel caso di alcune fiabe classiche come "Cappuccetto Rosso, Cenerentola, Hansel e Gretel, Il gatto con gli stivali," illustrate da Emanuela Bussolati e con testi coinvolgenti di Roberto Piumini, l'architettura del libro è originale e ricorda uno spartito musicale. Ogni riga è composta da una striscia di testo e una di piccole illustrazioni poste in stile fumettistico. Questa è una genialata per rendere le parole trasparenti, il testo in rima baciata scorrevole, con un lessico ricercato, sonoro, amabile e aderente alle storie narrate. Le illustrazioni sono minuscole e ricche di dettagli che stupiscono i piccoli occhi di lettori e lettrici, anticipando una forma molto amata delle persone più grandi. Lo “spartito” musicale a sinistra è intervallato da una figura esplicativa e unica a grandezza di pagina a destra, condensando l’essenza della narrazione. Questa è una chiara dimostrazione di come la struttura musicale possa essere tradotta in un'esperienza visiva e narrativa, preparando i bambini a percepire la musica anche in forme non convenzionali.

Un altro esempio illuminante è la "briosa variante delle Civette sul comò" scritta da Emanuele Luzzati. La filastrocca, ritrovata tra le carte da lui lasciate, conquista subito per i nonsense che da sempre si trovano a loro agio nella poesia destinata ai bambini, per lo spirito allegro che fa scorrere le parole, le rime e insieme il tempo. L'anno, con le sue scadenze, passa veloce, scandito dall’intercalare musicale di quel “Bizzere bizzere bizzere bò”, tutto italiano, che fa da contrappunto al noto Ambarabà ciccì coccò. Questa composizione non ha uno spartito tradizionale, ma il suo ritmo interno e il suo "intercalare musicale" fungono da guida per un'esecuzione che è essa stessa una forma di danza verbale e sonora, un preludio giocoso alla comprensione delle strutture musicali.

Il Movimento e il Corpo come Strumenti Musicali Primari

L'esplorazione del corpo e del movimento è un passo fondamentale nell'educazione musicale precoce. L'albo di Eric Carle, "Dalla testa ai piedi", invita a conoscere il corpo, i suoi movimenti, le sue potenzialità, le sue parti distinte. I soggetti sono ancora gli animali che sono rappresentati sulla pagina di sinistra in diretta interlocuzione con bambini e bambine posti a destra. Entrambi sono posti su uno sfondo bianco in modo da presentare i personaggi in maniera chiara e univoca. Attraverso le domande dei vari animali, il testo si rivolge direttamente a bambini e bambine e li invita a scoprire i movimenti che hanno in comune “dalla testa ai piedi” appunto. Il libro è adatto alle persone piccole di due, tre anni quando scoprono la propria dimensione fisica e come si agisce per allungarsi, grattarsi, stare in equilibrio, scalciare e così via. In ogni pagina c’è una nuova sfida per esplorare i movimenti di collo, spalle, braccia, tronco fino ad arrivare ai piedi e ad una piccola sorpresa finale. Questa interazione corporea è una forma di "spartito" implicito, dove ogni movimento diventa una nota, ogni sequenza una melodia della motricità, preparando il terreno per il "ballo" inteso come espressione fisica della musica.

La storia di Ettore, un bambino vivacissimo che ama il movimento a tutto tondo: corre, salta, balla incessantemente, è un'altra testimonianza del legame intrinseco tra movimento e musica. I genitori per incanalare tanta energia gli propongono un corso di danza classica e da quel momento lui se ne innamora. Manifesta la sua passione in ogni modo possibile, muovendosi con grazia e ballando durante tutte le sue attività dall’andare a scuola al lavarsi i denti, fino a esasperare purtroppo il padre che gli chiede di smettere. Impossibile, Ettore è ormai lanciato e con un salto più forte del solito si solleva ad altezze incredibili, volando. Ettore è felice nella danza che eleva e dà gioia e lui non è mai stato così felice. Questa narrazione incarna il "ballo del ciuccio" in senso lato, mostrando come la danza, anche nella sua forma più spontanea e infantile, possa essere fonte di gioia e di elevazione, una vera e propria espressione dell'anima che non necessita di uno spartito formale per manifestarsi, ma è essa stessa una composizione in movimento.

L'Ascolto Consapevole e la Music Learning Theory nell'Infanzia

L'importanza di un ascolto musicale di qualità fin dalla prima infanzia è un tema centrale nell'educazione. La Music Learning Theory di Edwin E. Gordon propone un approccio innovativo, basato sulla convinzione che ascoltare musica è innanzitutto un’esperienza piacevole e utile alla relazione col proprio bimbo, anche durante la gestazione. È bene pertanto che la futura mamma scelga cosa ascoltare assecondando le sue preferenze, affinché in prima persona sperimenti condizioni di benessere psico-fisico che pure il feto avverte. La selezione dei brani proposta da Apostoli, effettuata secondo i principi della Music Learning Theory di Edwin E. Gordon, è varia dal punto di vista melodico e ritmico e per quanto riguarda gli ensemble strumentali. Si spazia dal classico al jazz, con buona prevalenza di produzioni di autori contemporanei (Mozart, Fauré, Elgar, Debussy, Shostakovich, Pärt, Brouer, Lauridsen, Sturm), tra cui un brano dello stesso Apostoli, in una discontinuità per nulla casuale. Questa teoria sottolinea come l'esposizione a una varietà di "spartiti" musicali complessi e ben strutturati, anche se non direttamente comprensibili in termini di teoria musicale, possa sviluppare un'attitudine musicale profonda e duratura.

Un libro dedicato ai genitori in attesa e neogenitori propone un vasto ed eterogeneo repertorio musicale di 21 brani (in fondo al testo, un QR CODE invia alla playlist online ascoltabile su Spotify), accompagnato da tavole dai colori tenui e testi suggestivi che inducono all’ascolto con curiosità. Questa proposta deriva da un lungo periodo di ideazione e sperimentazione diretta con genitori e neonati da parte dell’autrice che sottolinea come il lavoro si è nutrito del contributo di molti professionisti impegnati nel sostegno alla genitorialità. La collana dedicata allo sviluppo dell’attitudine musicale del bambino è a lui direttamente indirizzata perché possa ascoltare i brani del CD allegato, osservare le illustrazioni e ascoltare i testi letti da un adulto. Ogni brano è accompagnato da vivaci disegni che rappresentano i brani musicali e aiutano a identificare gli strumenti musicali maggiormente impiegati nel singolo brano. Il repertorio a prima vista colpisce per la sua apparente lontananza da ciò che si è soliti proporre ai bambini: autori quali Albéniz, Grieg, Ravel, Debussy, Stravinsky, Chick Corea, per citarne solo alcuni, non sono per lo più destinati a un pubblico preparato e colto. Eppure, il loro utilizzo è pensato per "capire e apprezzare generi musicali generalmente inaccessibili a molti." Alla fine vi sono utili indicazioni su come utilizzare le proposte musicali a casa, all’asilo nido o alla scuola dell’infanzia e a seconda dell’età del bambino (0-12 mesi, 12-36 mesi, 3-6 anni). Questo approccio dimostra che anche gli spartiti più complessi e i repertori meno diffusi possono essere veicolati in modo accessibile, favorendo una crescita musicale a 360 gradi.

Suoni, Filastrocche e Narrazione Musicale

La musica per l'infanzia si manifesta anche attraverso suoni, filastrocche e narrazioni che stimolano la curiosità e lo sviluppo linguistico. Libri come quello che invita i bambini a "affacciare al buco di ogni pagina e 'diventare' di pagina in pagina uno degli animali della storia," con il leone, la mucca, il gatto, la pecora e tanti altri animali che con i loro versi ci fanno sentire un bel coro, introducono il concetto di timbro e di melodia sonora in modo ludico.

Un altro esempio toccante è la storia di Povero Pulcino, che avrebbe da dire molte cose “Pip piip piiip!” ma nessuno lo ascolta. Mamma, papà e sorella sono presi da mille impegni e alla fine Pulcino senza perdersi d’animo, trova un amico sempre disposto ad ascoltarlo: un grosso uovo. Passano i giorni e Pulcino trascorre molto tempo con uovo e lo cova, lo protegge, gli parla con molto trasporto e affetto. Un libro divertente per i più piccoli che amano molto gli animali e ritrovano nel piccolo di gallina, un amico. Questo narra l'importanza dell'ascolto e della comunicazione, elementi fondamentali anche nella comprensione di uno spartito musicale.

"Filastrocche con la pancia" è un libro leggero, di poche pagine, ma è un concentrato di emozioni e sensazioni scritte con voce di mamma. Voce che risuona per chi sta vivendo la meraviglia della gravidanza, ma anche per chi mamma lo è da poco e ha un ricordo vivido e recente di ciò che significa diventare mamma con tutte le fibre del proprio essere. Infine è un dolce e nostalgico tuffo nei ricordi per chi ha già vissuto questo momento e non lo potrà mai dimenticare. Queste filastrocche sono il nutrimento più sano e genuino per far crescere bene i bambini. Non a caso, il titolo stesso di questa ricca raccolta unisce in un binomio indissolubile l’atto del ripetere filastrocche al concetto di una comunicazione affettiva. Recitare filastrocche non è solo scandire un ritmo, offrire nuovi suoni e nuove parole ad orecchie affamate d’ascolto, ma anche esprimere al bambino la volontà di comunicare davvero con lui, tenendolo in braccio o sulle ginocchia, guardandolo negli occhi. La reiterazione dell’ascolto e della narrazione sostiene il processo di lallazione nella fase in cui i suoni vengono percepiti e riprodotti. Il libro aiuta questa esplorazione linguistica finalizzata a supportare lo sviluppo del linguaggio e l’apprendimento. Le filastrocche narrano la vita di animali, molto amati dalle persone piccole. Le tavole sono illustrate con colori vivaci e ben campiti su uno sfondo regolare, rendendole interessanti e suggestive a piccole lettrici e lettori. Le filastrocche, con la loro struttura ritmica e ripetitiva, sono di fatto spartiti orali, che instillano nei bambini il senso del ritmo e della melodia.

La storia del signor G. che abita in un paese silenzioso, troppo silenzioso, in mezzo al deserto, e vuole portare la #musica nel deserto, per questo si assenta dal paese e ritorna dopo una settimana con un misterioso sacchettino da cui estrae un bulbo che cura amorevolmente per molti giorni e molte notti, privandosi di metà della sua acqua per innaffiarlo, fino a quando esplode un meraviglioso fiore, il più bello che si sia mai visto nel deserto, edito da Ada Maty. Ada Maty è un prezioso libro con CD ed è anche la “festa conclusiva” di un percorso di collaborazione tra genitori di varie culture e provenienze, che ha lasciato ricchezza, allegria e un esempio di strada da percorrere. La musica è eseguita da musicisti africani e italiani, adulti e bambini, solisti e in coro e anche le illustrazioni a tecniche miste sono state realizzate a più mani. Il “progetto di ricerca sulle canzoni africane dedicate all’infanzia” prende l’avvio a Bologna dove si riuniscono alcune mamme africane assieme ai loro bambini, due danzatrici e le autrici del libro. Claudine ha cantato per noi una canzone [Namuna] che in Costa d’Avorio le nonne cantano ai bambini per trasmettere un messaggio importante: nella vita si impara sempre, il bambino può imparare dalla nonna, ma anche la nonna può imparare dal bambino. Recensione a cura di Anna Cattoretti. ADA MATY. Questo progetto dimostra come la musica, guidata anche da "spartiti" culturali e orali, possa unire e arricchire.

Infine, la storia del bambino che tenta di svegliare il papà ronfante sul divano, prima saltando, poi suonando il tamburo, e persino chiamando l’ospedale, senza successo, finché un piccolo uccellino giallo entra dalla finestra e si mette a cantare soavemente, illustra la diversità delle espressioni sonore. Questo libro fa parte di una collana dedicata allo sviluppo dell’attitudine musicale del bambino ed è a lui direttamente indirizzato perché possa ascoltare i brani del CD allegato, osservare le illustrazioni e ascoltare i testi letti da un adulto. Qui lo spartito si manifesta sia nel rumore caotico del bambino che nell'armonia inattesa del canto dell'uccello, entrambi stimolando l'orecchio del bambino. Il testo di Arianna Sedioli che propone di giocare e ascoltare l'acqua, invitando ad utilizzare il corpo e piccoli oggetti quotidiani per dare forma a rumori e suoni inaspettati e variegati, è un altro esempio di come la musica possa essere scoperta in ogni suono, creando un "spartito" dal mondo che ci circonda. Il libro, principalmente fotografico, mostra i bambini nella scoperta e nell’esecuzione di suoni che possiamo immaginare ma che ci invogliano a provare.

Bambini che giocano con strumenti musicali

La Musica Popolare e la Valutazione Estetica: Uno Sguardo al Festival di Sanremo

Il Festival di Sanremo, pur essendo un evento di musica popolare, offre una lente interessante attraverso cui osservare la percezione e la fruizione degli spartiti musicali, sebbene in un contesto ben diverso dalle collezioni storiche o dalla didattica infantile. Per chi osserva con occhio critico, come espresso dalla testimonianza "Sono una delle più grandi detrattrici del festival di Sanremo dagli anni ’80, cioè da quando ho smesso, in contemporanea, di credere a Babbo Natale e alle hit parade", il festival è un crogiolo di tendenze, mode e, talvolta, di vera arte.

La prima cosa che salta agli occhi, come notato, tra una botta di sonno e l’altra, è la notevole quantità di mise oltre la soglia del digeribile. Il palco del festival presta sempre il fianco alle sperimentazioni stilistiche degli artisti, nel tentativo disperato di attirare l’attenzione e qualche voto in più. Mentre gli uomini sono stati tendenzialmente più decenti (perlomeno quelli che non mi hanno fatto addormentare), le donne non si sono fatte mancare nulla: dal completino da scolaretto chic di Chiara Dello Iacovo alla salopette da "Casa nella prateria" della quasi vincitrice Francesca Michielin, dalla maglia smessa dal fratello maggiore di Arisa al tappeto da safarista di Madalina Ghenea (la quale, rammentiamolo, solo qualche anno fa dichiarava solennemente a GQ «Bisogna far sognare. Vedere le tette in mostra mi deprime. Se siamo tutti nudi il mistero si perde», salvo poi garantire una vista sul balcone in quasi tutte le serate, che infatti sono state tutt’altro che da sogno…). Anche Virginia Raffaele - alla quale si devono i momenti più divertenti del festival, con le caricature di una burina Ferilli, di un’inedita Fracci violenta, di una fatiscente Donatella Versace e di una molleggiatissima Belen - ha visto bene di trincerarsi dietro a uno stacco di coscia di sicurezza che le avrebbe garantito gradimenti anche in caso di flop sul versante comico! Gabriel Garko, nonostante le gaffe e il perenne impasto buccale (a causa del quale ha elargito pronunce alternative ai nomi di quasi tutti), checché se ne dica, rimane un gran bel vedere e ha finito per polverizzare la sua immagine di fatalone glaciale. Infine, il carbonizzato Carlo Conti ha optato per un dress code piuttosto classico e sobrio, esattamente come il suo stile di conduzione dal sapore rétro, che però ha sempre quella piccola pecca (il voler dimostrare che alla fine ci si è messo davvero a studiare un po’ l’inglese, salvo poi riciclare sempre le stesse tre parole con gli ospiti stranieri, con esiti quasi sempre imbarazzanti. Gli riconosco lo sforzo di aver approfondito la pronuncia dei titoli, ma con “HHHelton JohNNNN” ha fatto filotto ed è ripartito dal via). Queste osservazioni, pur riguardando l'aspetto visivo, evidenziano come la "spettacolarizzazione" possa talvolta oscurare l'essenza musicale, la cui radice è sempre lo spartito.

La seconda cosa che salta agli occhi è la musica. No, non si è sbagliato a scrivere, è che forse c’era più da guardare che da ascoltare, in questa edizione. Con l’indubbio aiuto della scenografia di Riccardo Bocchini (e dei lavori in policarbonato artistico di Davide Dall’Osso), le luci di Marco Lucarelli e la regia di Maurizio Pagnussat, è stato piacevole persino ascoltare brani dimenticabilissimi. Nella sostanza, a spartirsi il bel palcoscenico sono stati prodotti di talent show e vecchie glorie (con una netta superiorità di queste ultime sui primi), tra manierismi un po’ sterili, incursioni fallimentari nel patetismo più economico, probabili riverenze all’alta discografia e a chissà chi. Questo commento sottolinea la differenza tra la musica creata per un impatto immediato e quella destinata a durare nel tempo, un fattore che spesso dipende dalla solidità e originalità dello "spartito" alla base.

Menzione speciale va sempre a Elio e le Storie Tese, che hanno presentato un brano allucinante composto di soli ritornelli (con trovate sceniche dal finto ritocco chirurgico al travestimento da KISS) che però li ha portati solo al 12esimo posto. Questo dimostra che l'innovazione, sebbene basata su uno spartito concettualmente originale, non sempre trova immediato riscontro nel gusto popolare. A un certo punto, si avverte poca buona musica, a un punto tale da far quasi commuovere durante le retrospettive che hanno celebrato le carriere di ospiti come Laura Pausini, Eros Ramazzotti, i Pooh (con il rientro di Riccardo Fogli, sempre gagliardissimo) e Renato Zero.

In tutta onestà, non si è mai gradito in modo particolare alcuni di loro, ma nel riascoltare i loro medley ci si è resi conto che sono riusciti a scrivere brani che tutti ricordiamo a distanza di decenni, rendendo indimenticabili anche tanti festival passati. Persino Cristina D’Avena ha messo d’accordo la maggior parte del pubblico in sala e a casa. Non è forse musica italiana anche quella? Ai suoi concerti registra il tutto esaurito. Questo enfatizza il valore duraturo di composizioni (spartiti) ben fatte, capaci di attraversare generazioni. Calerei un velo pietoso sugli ospiti musicali stranieri, di cui si è già dimenticato il nome, fatta eccezione per quello di Elton John, che non era sicuramente al massimo della sua forma vocale, ma che ci ha ricordato di aver scritto quelle due o tre pagine della storia della musica mondiale. Per quanto riguarda gli altri, se è troppo doloroso ricordare che quel palco è stato calcato da musicisti del calibro dei Queen, Whitney Houston, i Toto, Peter Gabriel, David Bowie, Madonna e infiniti altri, mi basta anche solo potermi rivolgere a tutte quelle persone che mi prendevano in giro quando nel 1985 sono andata in visibilio per i Duran Duran ospiti al festival: un megapernacchione meritatissimo a tutti voi. Quelli hanno fatto letteralmente epoca, questi domani saranno dimenticati. Qui si evidenzia la differenza tra spartiti che diventano "pietre miliari" della storia della musica e quelli effimeri.

Si è fatto un gran parlare dell’intervento del Maestro Ezio Bosso ma - opinione del tutto personale - neanche quella ha salvato del tutto il festival dalla banalità e dal luogo comune. Quanto mi sarebbe piaciuto che a esser celebrata fosse la sua musica (che piaccia o meno) e la sua dedizione alla musica, anziché la sventura che vive, che alla fine è stata la vera protagonista. Bosso è un umano immenso, ma la sua grandezza non sta nelle banali frasi che vedo postare nelle bacheche, che sono forse il suo prodotto meno fortunato. Questa riflessione invita a valorizzare lo spartito e l'arte pura rispetto alla mera narrazione biografica.

Le due vittorie, tutto considerato, non sono ingiuste e vanno a premiare anni di lavoro incessante. Tra i giovani, Francesco Gabbani (prima eliminato per un errore nel conteggio dei voti, poi riammesso e infine doppiamente premiato), carrarese dalla lunghissima gavetta, ha presentato un pezzo leggero che oltre a essere orecchiabile e gradevole ha un testo ironico e che fa pensare. Gli Stadio sono una colonna portante della musica italiana che ha presentato un pezzo con dei contenuti, ben arrangiato ed eseguito con emozione autentica, come le lacrime di Curreri nel ricevere il meritato premio. Una menzione particolare per l'incredibile orchestra della RAI, impeccabile come sempre. Manco a dirlo, record di ascolti. Facendo due conti (scus. il gioc. d. parol.): due cosce lunghe (una bella e modesta, l’altra simpatica e peperina), un figo e uno con la parlantina più tanti figli di talent per i più piccini e vecchie glorie per mamma e papà = la ricetta del successo. Sarà… Viva la danza! Questo commento finale, pur sarcastico, riconduce al fatto che, al di là di tutti i fronzoli, la musica e la sua esecuzione (siano esse su uno spartito classico o su una partitura pop) rimangono il fulcro, influenzando il pubblico e creando momenti di "ballo" e divertimento.

Palco del Festival di Sanremo

Strumenti per la Ricerca Musicale: L'OPAC come Porta di Accesso agli Spartiti

In un'era digitale, la ricerca e l'accesso agli spartiti musicali, sia per fini accademici che amatoriali, sono facilitati da strumenti tecnologici avanzati. Tra questi, spicca l'OPAC, acronimo di Online Public Access Catalogue, ovvero Catalogo in Linea ad Accesso Pubblico. Questo strumento indica il Catalogo elettronico di una o più biblioteche, rappresentando una risorsa fondamentale per chiunque desideri esplorare il vasto universo della musica scritta.

L'OPAC è consultabile liberamente anche a distanza attraverso la rete Internet, abbattendo le barriere geografiche e temporali che un tempo limitavano l'accesso ai fondi bibliotecari. Permette a studenti, ricercatori, musicisti e semplici appassionati di individuare spartiti specifici, opere complete, arrangiamenti particolari o intere collezioni di composizioni. L'OPAC contiene i dati descrittivi delle pubblicazioni possedute dalle biblioteche e consente di verificare la loro disponibilità, un aspetto cruciale per la pianificazione di studi, performance o semplici consultazioni. Che si tratti di un antico spartito napoletano della collezione di Sergio De Liso, di una partitura per un ballo da sala, o di un libro illustrato che funge da "spartito" per l'educazione infantile, l'OPAC offre un punto di partenza organizzato per la ricerca. Consiste in un database in cui le informazioni sono state inserite in modo organizzato e strutturato per facilitare il recupero dei dati attraverso diversi punti di accesso (es. autore, titolo, soggetto, editore). Questo sistema permette di navigare con precisione tra migliaia di risorse, rendendo il "spartito musicale" non solo un oggetto fisico, ma un dato facilmente ricercabile e accessibile nell'era digitale, garantendo che il patrimonio musicale continui ad essere studiato, eseguito e apprezzato.

Interfaccia OPAC biblioteca digitale

tags: #spartito #il #ballo #del #ciuccio