La Sofferenza Fetale alla Ventesima Settimana di Gravidanza: Comprendere, Diagnosticare e Gestire il Benessere del Feto

La decisione di avere un bambino, affrontare la gravidanza, il travaglio ed il parto è un'esperienza veramente unica. Il più delle volte, i bambini nascono in salute e senza alcun tipo di problematica. Tuttavia, la gravidanza è un percorso complesso e la sofferenza fetale rappresenta una condizione critica che può insorgere durante la gestazione e il travaglio, indicando che il feto non riceve ossigeno a sufficienza o sta subendo altre forme di stress. Questa situazione è significativa perché può portare a gravi complicazioni sia per la madre che per il bambino se non identificata e gestita tempestivamente.

La sofferenza fetale si riferisce a segnali che indicano che il feto non sta bene prima o durante il travaglio. Questa situazione in genere si verifica quando il feto non riceve ossigeno a sufficienza. La sofferenza fetale si può verificare quando la gravidanza dura troppo a lungo o sono presenti altre complicanze. Il medico nota una sofferenza fetale individuando un battito cardiaco insolito nel feto. La sofferenza fetale può manifestarsi in vari modi, tra cui alterazioni della frequenza cardiaca fetale, riduzione dei movimenti fetali e risultati anomali del monitoraggio fetale. La prognosi della sofferenza fetale dipende in larga misura dalla tempestività della diagnosi e dell'intervento. La sofferenza fetale è una condizione grave che richiede un riconoscimento e un intervento tempestivi per garantire la salute e la sicurezza sia della madre che del bambino.

La Ventesima Settimana di Gravidanza: Sviluppo e Segnali Materni

La ventesima settimana di gravidanza rappresenta il cuore del quinto mese di gestazione, un periodo cruciale che parte a 17 settimane e 5 giorni e termina con il traguardo delle 21 settimane e 5 giorni. In questa fase, la gravidanza raggiunge un punto intermedio, segnando un importante progresso nello sviluppo fetale e nell'esperienza materna.

In questa ventesima settimana di gravidanza, potresti già aver iniziato a percepire nitidamente i movimenti del tuo piccolo, un’informazione più che preziosa sul suo benessere. Se ti senti più stanca è tutto normale: con la crescita dell’utero e l’aumento di peso del piccolo, il lavoro del corpo è sempre più oneroso. È importante regalarsi delle parentesi dedicate al relax totale nel corso della giornata, cercando di non passare troppo tempo in posizione eretta e di idratarsi con costanza. Un altro sintomo da citare, e che non deve allarmare, sono le perdite vaginali più marcate. Si tratta di un espediente che la natura mette in atto per proteggere il canale del parto dai potenziali attacchi di patogeni pericolosi, tutto questo mentre il piccolo è tutelato anche dal tappo mucoso, che chiude la cervice uterina. Anche il mal di schiena può aumentare in questo periodo, provocato soprattutto dal sovraccarico muscolo-articolare che riguarda la regione lombare, ma può essere attenuato in diversi modi.

Non sentire ancora nitidamente i movimenti del piccolo non deve allarmare, poiché alla ventesima settimana è normale. In media, e si tratta di una stima di massima, i movimenti iniziano a essere percepiti nitidamente tra le 18 e le 21 settimane. Molti fattori influiscono sulla percezione dei movimenti, come la posizione della placenta, lo spessore della parete addominale e la rappresentazione del tessuto adiposo. Passando semplicemente la mano sulla pancia, nei giorni della ventesima settimana di gravidanza è normale non percepirli al tatto.

Con una lunghezza di circa 15 cm e un peso che, in media, si aggira tra i 200 e i 250 grammi, il cucciolo vive, in questa ventesima settimana di gravidanza, una marea di cambiamenti. Se si dovesse fare un paragone con il mondo degli ortaggi, si potrebbe dire che è grande, grammo più, grammo meno, come una melanzana. Le sue piccole ossa sono ben 300, e man mano che passano le settimane, diverse tra loro si salderanno, raggiungendo, complessivamente, un numero pari a 206. Durante il giorno effettua tantissimi movimenti che si potrebbero essere già in grado di percepire. Ormai capace di distinguere chiaramente voce e battito cardiaco della mamma, affina, giorno dopo giorno, le competenze nel muovere braccia e gambe. Queste capacità saranno fondamentali, dopo il parto, per la breast crawl, il comportamento di origine istintiva che porta il neonato, appena venuto al mondo, a strisciare verso il seno della mamma per attaccarsi al capezzolo e dare il via all’allattamento. Degno di nota è anche il salto di qualità che fa la memoria. Dalla ventesima settimana in poi, sono realtà quelle competenze che gli permetteranno, una volta al mondo, di riconoscere tutti i rumori percepiti nel corso della vita intrauterina.

Sviluppo fetale a 20 settimane

Monitoraggio e Diagnosi alla Ventesima Settimana

Alla ventesima settimana è il momento di eseguire l’ecografia morfologica, la seconda e ultima raccomandata dalle linee guida internazionali per le gravidanze fisiologiche. Nel corso di questo esame, si controlla che i principali organi siano formati correttamente. Fra i parametri monitorati rientra il rapporto tra la quantità di liquido amniotico e le dimensioni del feto. Questa ecografia consente anche di scoprire se si è in attesa di un maschio o di una femmina.

In questa ventesima settimana di gravidanza, sono diversi i riferimenti che permettono di capire che tutto sta andando bene. Si tratta precisamente di visite con l’ostetrica, l’ecografia morfologica ed esami aventi lo scopo di escludere il contagio da toxoplasmosi e Citomegalovirus. A metà del viaggio della gestazione, è consigliata pure l’esecuzione di un emocromo. L’esame in questione è importante in quanto consente di monitorare i livelli di emodiluizione - diluizione del sangue - e di capire se l’ematocrito è troppo basso e se si ha, di riflesso, a che fare con quadri di anemia. Con il nutrizionista di fiducia, si valuterà poi se è necessaria o meno una supplementazione. Altri accertamenti raccomandati sono l’esame delle urine e il monitoraggio della pressione, i cui risultati permettono di escludere la diagnosi di preeclampsia (o gestosi). Nel primo caso, è bene allarmarsi quando la massima e la minima superano rispettivamente 140 e 90. Nel secondo, si definisce preoccupante un livello di proteine nelle urine superiore ai 290 mg/l.

Cos'è la Sofferenza Fetale e le Sue Manifestazioni

La sofferenza fetale viene riconosciuta dalla presenza di segni clinici rilevabili attraverso l’auscultazione del battito cardiaco del feto con la cardiotocografia, una tecnica che permette di rilevare e registrare su carta il battito cardiaco fetale. In presenza di sofferenza fetale il tracciato cardiotocografico registra delle alterazioni della frequenza cardiaca del feto come tachicardia o bradicardia. Un battito cardiaco anomalo deve essere attentamente monitorato e devono essere valutate le opzioni di trattamento.

Un altro segno che permette di identificare uno stato di sofferenza fetale è la presenza di meconio (sostanza bruno verdastra che si trova nell’intestino del feto) nel liquido amniotico. Il liquido amniotico fisiologicamente è trasparente ma nel caso in cui vi è meconio quest’ultimo assume una colorazione verdastra e una consistenza melmosa. Nel caso di sofferenza fetale e quindi di una riduzione dell’apporto di ossigeno aumentano i movimenti intestinali del feto (peristalsi) e, di conseguenza, il meconio viene riversato nel liquido amniotico.

La riduzione dei movimenti del feto, ma anche la riduzione del pH del sangue del feto, individuabile tramite analisi di laboratorio dopo aver prelevato una goccia di sangue dallo scalpo fetale, indicano una sofferenza fetale. Se l’apporto di ossigeno al feto è ridotto, il pH si riduce (< 7) e al di sotto di un certo grado di ossigenazione il feto non si muove più (acidosi metabolica). L’ipossia fetale indica un insufficiente apporto di ossigeno ai tessuti del bambino nel grembo materno. L’ipossia da errore medico: un ritardo nella diagnosi, una gestione errata dell’ossigenazione o una negligenza durante un intervento medico possono causare ipossia con conseguenze anche irreversibili.

Meconio nel liquido amniotico

Cause Specifiche della Sofferenza Fetale

La sofferenza fetale si ha in seguito a tutte quelle condizioni che implicano una riduzione dell’apporto di ossigeno dal distretto materno a quello fetale. Ci sono molte ragioni per cui un bambino può non ricevere abbastanza ossigeno prima, durante o dopo la nascita. Le alterazioni del battito cardiaco del feto si riscontrano più comunemente durante il travaglio di parto a causa dell’attività contrattile dell’utero; quando le fibre muscolari dell’utero si contraggono si verifica una compressione dei vasi della placenta e di conseguenza viene ridotto l’apporto di sangue ossigenato dal distretto materno a quello fetale.

Le cause includono:

  • Distacco intempestivo di placenta: Questa è la separazione prematura della placenta, organo di scambio materno fetale, dalla parete dell’utero. Se la placenta si stacca prima dell’espulsione del feto, l’apporto di nutrienti e di sangue ossigenato verso il feto verrà limitato, soprattutto se si stacca più della metà della superficie placentare. Un piccolo distacco può velocemente crescere e causare stress al feto, diventando velocemente un problema molto serio.
  • Placenta previa: Si tratta dell'inserzione bassa della placenta a livello di un punto chiamato segmento uterino inferiore (SUI). Verso il termine di gravidanza il segmento uterino inferiore si distende e si assottiglia e la placenta, essendo anelastica, si stacca dalla sua sede di inserzione; da ciò ne consegue una riduzione dell’ossigenazione fetale, secondo lo stesso principio del distacco di placenta.
  • Prolasso del cordone ombelicale: Consiste nella discesa di un’ansa del cordone ombelicale che si posiziona tra il feto e la pelvi materna. Ne consegue che il cordone ombelicale si trova schiacciato fra queste strutture. Il cordone ombelicale contiene la vena ombelicale che trasporta sangue ossigenato al feto, per cui, quando si verifica il prolasso del cordone, l’ossigenazione fetale è altamente limitata.
  • Rottura d’utero: In seguito alla rottura d’utero il feto può essere espulso in cavità addominale.
  • Ipercinesia uterina (contrazioni uterine intense e frequenti): Le contrazioni intense e frequenti della muscolatura dell’utero determinano la compressione dei vasi placentari, responsabili del trasporto di sangue ossigenato dal distretto materno a quello fetale.
  • Insufficienza utero placentare: La placenta risulta mal equipaggiata per rispondere alle crescenti richieste della gravidanza e perciò non garantisce il giusto apporto di nutrienti e ossigeno al feto.
  • Preeclampsia (gestosi): Questa è una malattia sistemica di origine placentare. L'alta pressione sanguinea può causare al bambino una mancanza di ossigeno, il tutto legato a problemi placentali. In un secondo momento, l’alta pressione associata alla costrizione dei vasi sanguigni, porterà alla diminuzione di flusso nutritivo verso il feto. In più, nelle donne che soffrono di preeclampsia c’è un alto rischio di distaccamento di placenta.
  • Giri del cordone ombelicale attorno alle parti fetali: La presenza di nodi veri del cordone ombelicale può compromettere il flusso sanguigno.
  • Distocia di spalla: Questa è il fallimento del meccanismo di espulsione delle spalle del feto, le quali rimangono incastrate nel canale del parto dopo che è stata espulsa la testa.
  • Gravidanza gemellare: Soprattutto se è monocoriale (presenza di una sola placenta) perché vi è il rischio di trasfusione feto fetale che comporta sofferenza fetale.
  • Posizione anomala del feto.
  • Chiusura prematura del dotto arterioso di Botallo: Questo condotto permette la comunicazione tra l’arteria polmonare e l’aorta durante la vita fetale.
  • Infezioni durante la gravidanza: Queste possono avere un impatto significativo sul benessere fetale.
  • Condizioni genetiche o malattie autoimmuni: Alcune di queste possono predisporre il feto a soffrire di sofferenza.

Monitoraggio del Benessere Fetale: Tecniche e Parametri

Il monitoraggio del benessere fetale consiste nel modo con cui si cerca di comprendere, dall'esterno, come sta il piccolo paziente all'interno dell'utero, seguendolo nella sua evoluzione e cioè dalle primissime fasi del suo sviluppo fino a termine, avvalendosi di tecniche e metodiche talora molto sofisticate. L'obiettivo principale del monitoraggio del benessere fetale è quello di prevenire la morte in utero o un danno permanente del feto.

TRACCIATO IN GRAVIDANZA: Cos'è, come funziona, a cosa serve e quando si esegue la cardiotocografia

Cardiotocografia (CTG)

La cardiotocografia è il rilevamento dell'attività cardiaca fetale e della contrazione uterina mediante trasduttori. È estremamente diffusa ed è stato il primo esame ad essere impiegato di routine. Essa consiste nel rilevamento e nella registrazione del battito cardiaco fetale e delle contrazioni uterine (tramite un tocografo). L'apparecchio ad ultrasuoni è basato sull'effetto Doppler per il rilevamento della frequenza cardiaca fetale (FCF), mentre il tocografo si basa su variazioni di pressione tramite un sistema meccanico e non con ultrasuoni, per il rilevamento delle contrazioni uterine. I segnali elaborati vengono presentati su una striscia di carta come tracciato continuo della FCF e del tono uterino.

La cardiotocografia rileva in maniera continua, per un tempo minimo di 30 minuti, il battito cardiaco fetale in concomitanza, durante il travaglio di parto, con le contrazioni uterine al fine di stabilire come il feto risponde a quest’ultime. Il battito cardiaco del feto viene rilevato grazie ad uno strumento chiamato cardiotocografo il quale è dotato di due sonde che vengono poste sull’addome materno. Una sonda viene posizionata sull’addome materno in corrispondenza del dorso fetale, dopo averlo individuato con delle apposite manovre (seconda manovra di Leopold), dove è possibile rilevare più facilmente il suo battito cardiaco. La seconda sonda del cardiotocografo viene posta in corrispondenza del fondo dell’utero (punto più alto dell’utero) per la rilevazione dell’attività contrattile.

Il monitoraggio esterno è la cosiddetta cardiotocografia (CTG), che si effettua applicando due sonde alla pancia della madre: queste sonde inviano a un computer i suoni del cuore del bambino e i movimenti determinati dalle contrazioni dell’utero materno. Il monitoraggio interno può essere effettuato applicando un filo sottile (un elettrodo) al cuoio capelluto del bambino. Il filo va dal bambino, attraverso la cervice della madre, e poi a un monitor. Misurata internamente o esternamente, la frequenza cardiaca fornisce ai medici informazioni preziose sul fatto che il bambino stia ricevendo abbastanza ossigeno.

I parametri chiave valutati tramite cardiotocografia includono:

  • Frequenza Cardiaca di Base (FCF): Si va a vedere la linea di base, cioè la linea ideale che taglia a metà le varie oscillazioni. Essa dà la frequenza cardiaca di base e la si trova fra le due linee che indicano 120 e 160 se si tratta di un feto a termine, ma è maggiore se il feto è prematuro. La frequenza cardiaca del feto è nella norma quando è compresa fra i 110 e 160 battiti al minuto.
  • Variabilità: È la differenza fra la frequenza massima e quella minima. Nel feto non c'è una frequenza fissa, ma essa si aggiusta in base a stimoli provenienti dal sistema nervoso centrale, in base ad informazioni derivanti dai chemocettori e dai barocettori. La variabilità è l'elemento forse più importante per la valutazione del benessere fetale: un battito non più variabile indica un grave stato di sofferenza neurologica del feto, mentre tanto maggiore è la variabilità, tanto meglio sta il bambino. La variabilità è definita tale se supera 5 battiti al minuto; normalmente oscilla sui 15 battiti al minuto. Oltre alla frequenza cardiaca di base deve anche essere valutata la variabilità di quest’ultima ovvero le fisiologiche fluttuazioni della frequenza cardiaca. La differenza fra una rivoluzione cardiaca e la successiva (differenza fra un battito ed il successivo) è detta "variabilità a breve termine". Poiché tutto ciò è sotto controllo centrale (simpatico e parasimpatico), nel momento in cui si viene a perdere il controllo sulla frequenza da parte delle strutture ipotalamiche, è segno che queste sono in sofferenza. La perdita della variabilità è quindi strettamente correlata alla sofferenza ipossica delle strutture centrali superiori, in quanto la frequenza è legata al livello dell'ossigenazione centrale.
  • Accelerazioni: Corrispondono di solito ai movimenti fetali e si accompagnano sul tracciato a delle righe, che sono dovute allo schiacciamento di un pulsante da parte della donna quando avverte i movimenti del feto. Se dopo aver stimolato lo scalpo il feto risponde con un’accelerazione della frequenza cardiaca significa che sta bene.
  • Decelerazioni: Sono variazioni in basso della frequenza, caratteristiche del travaglio e definite in base al rapporto con le contrazioni uterine. Se sono assolutamente speculari alle contrazioni, cioè iniziano e terminano contemporaneamente, sono dovute ad un riflesso vagale per compressione della testa del feto e sono dette "precoci" o "Dip 1". Le decelerazioni sfasate rispetto alla contrazione sono dette "tardive" o "variabili" o "Dip 2" quando iniziano dopo la contrazione. Le decelerazioni tardive sono dovute ad insufficienza placentare, quelle variabili a compressione sul funicolo ombelicale (entrambe sono quindi espressione di ipossia cerebrale).

Le contrazioni della muscolatura dell’utero, infatti, soprattutto se più intense e prolungate del normale, possono causare sofferenza fetale a causa della compressione dei vasi placentari da parte delle pareti dell’utero che si irrigidiscono. Nella maggior parte dei casi, durante la contrazione uterina, la frequenza cardiaca del feto tende a calare per poi tornare alla linea di base con la fine della contrazione. Il tracciato cardiotocografico è rassicurante quando la frequenza cardiaca di base e la variabilità sono normali, quando sono presenti delle accelerazioni della frequenza cardiaca, alternanza dei cicli sonno veglia e presenza di movimenti fetali. Se il tracciato cardiotocografico è rassicurante significa che il feto sta bene, riceve la quantità di ossigeno necessario e tollera bene le contrazioni uterine. Nel caso in cui non sono presenti questi segni o si hanno delle anomalie del battito cardiaco significa che il feto è in sofferenza.

L'interpretazione del tracciato cardiotocografico varia a seconda se viene effettuato durante il travaglio o durante le ultime settimane di gravidanza. In travaglio si dà più importanza alle decelerazioni e si valuta se sono sfasate rispetto alle contrazioni uterine; fuori travaglio si dà maggior importanza alla variabilità ed alle accelerazioni, mentre le decelerazioni sono sempre considerate patologiche. Le contrazioni uterine riducono l'ossigenazione e, se il bambino è già in uno stato di sofferenza fetale cronica, si vede che, con la contrazione, si scompensa (sofferenza fetale acuta). Su questo principio si basa la prova con ossitocina: si somministra ossitocina, che determina una contrazione uterina e conseguentemente ipossia fetale acuta. Si fa contemporaneamente una registrazione cardiotocografica, che evidenzia una diminuzione della frequenza cardiaca.

Profilo Biofisico (BPP) e Stati Comportamentali del Feto

Un importante parametro da tenere sempre presente è costituito dai cosiddetti "stati comportamentali del feto": esso infatti alterna periodi di attività e di quiete, durante i quali il tracciato è decisamente più basso. Studi condotti su neonati a termine e pretermine hanno consentito di identificare, con l'osservazione prolungata del comportamento neonatale, una serie di parametri che permettono di valutare l'integrità neurologica di un neonato: questi "stati di comportamento neonatali" vengono definiti in base alla coincidenza di tono muscolare, motilità oculare, tracciato elettroencefalografico, frequenza cardiaca, stato di sonno-veglia, pianto. Il meccanismo maturativo del feto non viene modificato nella sua evoluzione dal "momento" del parto, ma prosegue nelle sue tappe sia in utero che fuori. Dopo la 36a settimana di gravidanza, il feto presenta una alternanza dei 4 stati comportamentali (tono muscolare, respiro - dato dai movimenti diaframmatici -, movimenti oculari, movimenti fini degli arti), testimonianza della maturazione del sistema nervoso centrale che finisce nel primo anno di vita, con un livello di stabilità ed una percentuale di coincidenza elevati. La coincidenza è valutata su periodi di 3 minuti. In condizioni di ipossia cerebrale, il feto perde successivamente, in ordine inverso, questi parametri che aveva acquisito.

Con il profilo biofisico (valutazione di tali parametri di motricità) si hanno delle risposte più immediate, rispetto all'ecografia, sullo stato di benessere del feto. Il BPP è un test multiplo poiché comprende l’NST, monitoraggio elettronico del cuore del bambino, e un esame fetale con ultrasuoni. Esistono anche dei parametri accessori, che sono: movimenti di espansione della gabbia toracica (presenti nella veglia), svuotamento della vescica (anche questo può essere presente nel periodo di veglia), suzione (presente nel sonno e non nella veglia). L'osservazione si fa in un tempo di circa 30 minuti e si dà un punteggio da 0 a 2 per ognuno dei parametri indicati, così che il massimo punteggio raggiungibile è 10.

Utilizzando gli ultrasuoni è possibile determinare l’indice del liquido amniotico, chiamato anche AFI. Un valore dell’AFI compreso tra 9/18 centimetri è considerato normale, 5/8 centimetri è un valore a rischio, inferiore a 5 centimetri è un valore anormale. Con un NST, i medici possono vedere come il ritmo del cuore del bambino cambia con il movimento. La frequenza del cuore del bambino dovrebbe aumentare quando il piccolo si muove o da calci. Se l’NST è “non-reattivo” vuol dire che la frequenza cardiaca del feto non aumenta come dovrebbe.

Flussimetria Doppler

La flussimetria è la determinazione del flusso del sangue in un vaso. La tecnica flussimetrica Doppler è una metodica utile per lo studio dell'emodinamica fetale, feto-placentare ed utero-placentare. Esistono due tipi di apparecchi: il "Doppler continuo" ed il "Doppler pulsato". Alterazioni dell'emodinamica in questi distretti possono essere in grado di mettere in evidenza una sofferenza fetale cronica. Con la flussimetria si valuta il rapporto fra sistole e diastole e sono stati proposti vari indici, che dovrebbero rispecchiare il grado di distensibilità del vaso e quindi dare un'idea delle resistenze periferiche. Questi indici vanno a diminuire con il passare delle settimane, mentre si mantengono abbastanza costanti nell'aorta.

Un meccanismo fondamentale di difesa del feto in situazioni di ipossia è la cosiddetta "centralizzazione del circolo", cioè la riduzione del circolo nel distretto corporeo "meno nobile" nel tentativo di mantenere un circolo più o meno normale a livello cardiaco e cerebrale. In caso di sofferenza fetale, si deve ricercare questo segno tramite la flussimetria, che evidenzia la riduzione del circolo nell'aorta discendente. Il liquido amniotico, nel feto a termine, è formato in gran parte dalle urine fetali. In caso di centralizzazione del circolo diminuisce la minzione e si ha la riduzione del liquido amniotico.

Prelievo del pH Fetale e Amnioscopia

Il rilevamento del pH fetale si esegue in travaglio, quando si hanno dei dubbi con la cardiotocografia. Il campionamento del sangue fetale è un’altra tecnica utilizzata per avere informazioni sul benessere fetale. Questa tecnica prevede il prelievo di una goccia di sangue dallo scalpo fetale per la misura del pH e dei lattati ed è indicata se vi sono delle anormalità del tracciato cardiotocografico. Il sangue per la determinazione del pH (che in caso di acidosi è circa 7.15) viene prelevato dalla testa del bambino. L'acidosi può essere sia respiratoria, perché diminuisce la pressione di ossigeno ed aumenta quella di anidride carbonica trattandosi di ipossia respiratoria del feto, sia metabolica, perché il feto attiva la glicolisi anaerobia. Se l’apporto di ossigeno al feto è ridotto, il pH si riduce (< 7) e al di sotto di un certo grado di ossigenazione il feto non si muove più (acidosi metabolica).

L'amnioscopia serve a valutare il colore del liquido amniotico contenuto nella borsa al davanti della parte presentata: questo esame presuppone un certo grado di dilatazione del collo dell'utero. Anche l'amnioscopia può evidenziare l'emissione del meconio, un segno di sofferenza fetale.

Monitoraggio Elettrocardiografico

Il monitoraggio attraverso la cardiotocografia può essere combinato con il monitoraggio elettrocardiografico, grazie al quale si può studiare la morfologia del segmento ST dell’elettrocardiogramma. Questo tipo di monitoraggio è indicato nel caso in cui il tracciato cardiotocografico è sospetto. La stimolazione dello scalpo fetale è utile per distinguere le fasi di sonno profondo del feto dall’ipossia (riduzione dell’ossigenazione).

Esempio di tracciato cardiotocografico

Conseguenze e Gestione della Sofferenza Fetale

Se la riduzione dell’ossigenazione del feto è prolungata, quest’ultimo può subire delle lesioni cerebrali permanenti, deficit neurologici a lungo termine ed encefalopatia ipossico ischemica (lesioni cerebrali conseguenti ad ipossia) a causa della morte delle cellule del cervello del nascituro. L’encefalopatia ipossico-ischemica (EII) o ipossia ischemica neonatale è una delle conseguenze più frequenti della mancanza di ossigeno. Se alcuni bambini non hanno conseguenze a livello di salute, o presentano comunque conseguenze lievi o moderate, altri invece hanno disabilità molto gravi e permanenti. Se l’apporto di sangue od ossigeno al cervello è stato interrotto, anche il resto del corpo potrebbe aver avuto una carenza di ossigeno. Per questo possono esserci danni ad altri organi, inclusi cuore, fegato, reni ed intestino. Questi organi di solito tornano alla normale funzionalità.

L’ipotermia terapeutica è uno dei trattamenti più comuni per l’ipossia. Questo tipo di terapia serve a rallentare il metabolismo cerebrale attraverso l’abbassamento della temperatura corporea.

La sofferenza fetale viene trattata somministrando ossigeno e fluidi o facendo girare la madre sul fianco. In caso di sofferenza fetale, prima di eseguire il taglio cesareo, è possibile mettere in atto delle manovre conservative al fine di migliorare lo stato di ossigenazione fetale: far cambiare posizione della gravida in decubito laterale sinistro. Queste azioni tempestive possono includere anche un parto con ventosa o un taglio cesareo, se il monitoraggio indica sofferenza fetale. Può anche essere necessario far nascere il bambino immediatamente. Spesso l’unico modo per alleviare la sofferenza del bambino è farlo nascere così da eliminare la condizione di emergenza e consentire ai medici di occuparsi direttamente del piccolo.

La sofferenza fetale può far sì che il nascituro respiri il liquido amniotico contenente parte delle feci del bambino (il cosiddetto meconio). La respirazione del meconio può provocare difficoltà di respirazione e talvolta interruzione della respirazione. Per questo, l'aspirazione delle vie aeree del bambino subito dopo la nascita è un'azione opportuna se esiste la possibilità di inalazione di meconio. L’ipossia perinatale è spesso causa di asfissia alla nascita: se il bambino non riceve ossigeno a sufficienza per un lungo periodo si possono produrre danni o, addirittura, la morte. Questo margine di sicurezza è piuttosto limitato, e l’ipossia fetale non può durare a lungo senza determinare lesioni e finanche morte del feto.

Il Ruolo della Salute Materna e della Prevenzione

La salute materna gioca un ruolo cruciale nella prevenzione della sofferenza fetale. Durante la gravidanza, è fondamentale seguire una dieta equilibrata e attenersi alle indicazioni che sono state un faro. Non bisogna mai dimenticare che non si deve mangiare per due, ma due volte meglio. Per prevenire la toxoplasmosi, è importante evitare di consumare frutta e verdura crude non ben lavate (devono essere passate sotto l’acqua corrente e sfregate con le mani, in modo da eliminare le uova del protozoo che provoca l’infezione). Bisogna evitare la carne cruda o poco cotta, le uova crude non sottoposte a pastorizzazione, i formaggi preparati con latte crudo non pastorizzato. È consigliabile fare attenzione a non esagerare con zuccheri semplici - l’unica eccezione è data da quelli della frutta - cibi industriali, fonti di grassi trans. È bene evitare anche gli insaccati, dannosi di base per il rischio di listeria.

Avere la pressione alta durante la gravidanza è sempre una preoccupazione. L’alta pressione sanguinea può causare al bambino una mancanza di ossigeno, il tutto legato a problemi placentali. In un secondo momento, l’alta pressione associata alla costrizione dei vasi sanguigni, porterà alla diminuzione di flusso nutritivo verso il feto. In più, nelle donne che soffrono di preeclampsia c’è un alto rischio di distaccamento di placenta. Gli esperti credono che un aumento di peso tra gli 8 Kg e i 17 Kg sia normale durante la gravidanza. Il troppo peso è anche associato con il far nascere bambini troppo grandi rispetto allo standard, tale condizione è detta macrosomia. La macrosomia è pericolosa specialmente se il medico è ignaro della situazione.

La percezione di un’interruzione dei movimenti del feto è una situazione che richiede l’intervento di un dottore. Una sensazione di crampo addominale è relativamente comune durante la gravidanza. Tuttavia la sensazione di crampi dovrebbe essere discussa quanto prima con i propri medici, soprattutto se la sensazione provoca intenso dolore, per essere sicuri che la gestazione proceda con un corretto sviluppo del piccolo. Se la mamma soffre anche di dolore alla schiena la presenza di crampi è sicuramente più intensa. La perdita di piccole quantità di sangue è un evento frequente durante la gravidanza.

Sofferenza Fetale, Errore Medico e Responsabilità

La sofferenza fetale dovrebbe essere prontamente riconosciuta, e le condizioni che l’hanno generata trattate e risolte perché la sofferenza è quasi sempre un'indicazione che il piccolo non sta ricevendo sufficiente ossigeno. Il medico o l’ostetrica devono sempre prestare attenzione ai sintomi che fanno capire che il bambino non sta ricevendo un adeguato apporto di ossigeno. I ginecologi e gli ostetrici devono attentamente monitorare il benessere del feto, soprattutto se sono presenti delle condizioni per le quali il rischio di mortalità e morbilità del nascituro è aumentato. È importante anche sapere interpretare il tracciato cardiotocografico allo scopo di agire tempestivamente in presenza di sofferenza fetale.

Se sono presenti segni di grave compromissione del benessere del feto e non viene eseguito il taglio cesareo il prima possibile, il feto può andare incontro a morte o a deficit neurologici a causa dell’inadeguato apporto di ossigeno. La mancata osservanza degli standard di cura quando una mamma ha una gravidanza ad alto rischio è da considerarsi negligenza. Errori nella gestione di fattori di rischio costituiscono una condotta medica censurabile. Qualora il medico, l’infermiera-ostetrica o altro professionista sanitario presente prima, durante o dopo il parto non forniscano alla mamma e al bambino lo standard di cura appropriato, e il neonato venga gravemente danneggiato in conseguenza di questo deficit, talvolta è possibile configurare un’ipotesi di responsabilità medica. Se il danno è stato provocato da un errore sanitario, è possibile avviare una richiesta di risarcimento.

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