Nell’ambito della Medicina della Riproduzione, la fecondazione in vitro (FIV) rappresenta una delle tecniche più consolidate per supportare le coppie che affrontano problemi di infertilità. Un momento cruciale di questo percorso è il trasferimento degli embrioni nell'utero materno. Tradizionalmente, la discussione si è incentrata sulla scelta tra il trasferimento di embrioni 'freschi', ovvero appena fecondati, e 'congelati' (crioconservati). Oggi, i dati disponibili hanno notevolmente ridefinito questa comparazione, offrendo nuove prospettive e speranze a chi intraprende il cammino della procreazione assistita. La possibilità di utilizzare embrioni congelati, un tempo considerata un'alternativa secondaria, è ora riconosciuta come una strategia ugualmente valida, se non in alcuni casi vantaggiosa, per raggiungere una gravidanza di successo.
La Crioconservazione Embrionaria: Una Svolta Fondamentale nella Gestione dei Cicli di FIV
La crioconservazione embrionaria ha rappresentato una svolta importante nell’ambito della Medicina della Riproduzione e nella gestione dei cicli di fecondazione in vitro. Questa tecnica moderna permette di conservare gli embrioni non utilizzati durante un primo ciclo di trattamento, offrendo opportunità aggiuntive senza dover ripetere l'intero processo di stimolazione ovarica.
Il motivo principale per cui si ricorre alla crioconservazione è che, generalmente, durante un ciclo di fecondazione assistita, si ottengono molti più embrioni di quanti sono utilizzati per il transfer. Questi embrioni in eccesso, se di buona qualità, possono essere mantenuti in vita attraverso le metodiche di crioconservazione, con aspettative positive per quanto riguarda il loro impianto dopo lo scongelamento.
Questa pratica comporta due vantaggi significativi. Il primo è quello di poter sottoporre la donna a un unico ciclo di stimolazione ovarica, dalla quale si cerca di fecondare un maggior numero di ovociti. Ciò riduce lo stress fisico ed emotivo legato a ripetute stimolazioni ormonali e procedure di prelievo ovocitario. Inoltre, gli embrioni, in sovrannumero, si possono conservare anche quando l’organismo di una donna non è pronto all’impianto per diverse motivazioni di tipo medico. Questo può accadere, ad esempio, se l'endometrio non ha raggiunto lo spessore ottimale, se la paziente sviluppa la sindrome da iperstimolazione ovarica, o per altre condizioni mediche che rendono il momento del transfer "a fresco" meno propizio. In questi scenari, la crioconservazione offre la flessibilità necessaria per scegliere il momento più opportuno per il transfer, massimizzando le probabilità di successo.
La tecnologia di congelamento, in particolare la vetrificazione, ha reso il processo molto più efficiente, garantendo alti tassi di sopravvivenza degli embrioni allo scongelamento, come dimostrato dai dati recenti. Questa flessibilità nella gestione degli embrioni è fondamentale per personalizzare il percorso di ogni paziente, aumentandone le chance di successo e riducendo al contempo i disagi associati alle terapie.

Il Confronto Storico e Attuale: Non Più Differenze Rilevanti tra Fresco e Congelato
La percezione della superiorità del transfer di embrioni freschi rispetto a quelli congelati è stata una convinzione radicata nella medicina riproduttiva per lungo tempo. In passato, si riteneva che trasferire in utero embrioni freschi fosse la scelta migliore, anche in termini di riduzione dei rischi di compromissione della salute del nascituro. Si pensava che il processo di congelamento e scongelamento potesse in qualche modo danneggiare gli embrioni, diminuendone la vitalità e le probabilità di impianto.
Tuttavia, i dati oggi disponibili permettono di affermare che non vi sono differenze rilevanti tra le due diverse tecniche. Questa è una notizia di grandissima importanza per le coppie, poiché demolisce un vecchio paradigma e apre a nuove possibilità. Oggi sappiamo che non è più così. I risultati ottenuti con embrioni congelati sono dunque molto simili a quelli che si conseguono con embrioni freschi.
Questo cambio di prospettiva è dovuto principalmente all'avanzamento delle tecniche di crioconservazione, in particolare la vetrificazione, che ha ridotto drasticamente il danno cellulare durante il congelamento e lo scongelamento. Di conseguenza, il tasso di gravidanza per un trasferimento di embrioni congelati è ormai simile a un ciclo fresco. Questo non solo aumenta le opzioni disponibili per i pazienti, ma consente anche ai medici di prendere decisioni più informate e personalizzate, basate sulle condizioni specifiche della paziente e sulla qualità degli embrioni.
Una volta che gli embrioni sono stati trasferiti, sia che provengano da un ciclo fresco o da uno scongelato, si tratta di una gravidanza normale come quella di qualunque donna incinta. Non ci sono indicazioni che una gravidanza ottenuta con embrioni congelati presenti rischi maggiori o un decorso diverso rispetto a una gravidanza naturale o una ottenuta con embrioni freschi, una volta superata la fase critica dell'impianto.
Che cos'è un trasferimento di embrioni congelati in ciclo naturale (FET)?
Dettagli Tecnici del Transfer di Embrioni Congelati (FET): Preparazione e Protocolli
Il trasferimento di embrioni congelati (FET) è una tecnica di riproduzione assistita (ART) che fa parte dei trattamenti di riproduzione assistita come la fecondazione in vitro (IVF). Un embrione è un ovulo fecondato da uno sperma. Grazie alla moderna tecnologia chiamata vetrificazione, è possibile congelare o crioconservare gli embrioni di riserva per utilizzarli in una fase successiva, ad esempio, se il primo ciclo di fecondazione in vitro fallisce, o se la coppia vorrebbe avere più figli in seguito. Molte coppie sottoposte a trattamento di fecondazione in vitro scelgono di congelare i loro embrioni di riserva per un uso successivo in una fase successiva.
Il trasferimento degli embrioni, sia freschi che scongelati, è un intervento molto semplice, si esegue per via vaginale e non richiede alcun tipo di anestesia. Viene effettuato sotto controllo ecografico per individuare il punto ideale in cui depositare gli embrioni. Un mezzo di coltura contenente uno o due embrioni viene caricato in un sottile catetere con una siringa all'estremità e delicatamente introdotto nell'utero.
Un elemento cruciale per il successo del transfer, sia fresco che congelato, è la preparazione dell'endometrio. In qualsiasi gravidanza l’endometrio svolge un ruolo fondamentale. Affinché questo si possa impiantare nel modo corretto, secondo alcuni studi, quest’ultimo deve raggiungere uno spessore compreso tra 7 e 10 millimetri. La finestra d’impianto è rappresentata da un intervallo temporale ben preciso che si colloca tra i 6 e i 10 giorni dopo il picco dell’ormone luteinizzante (LH).
Esistono diversi protocolli per la preparazione dell'endometrio nel FET:
Ciclo Naturale Non Stimolato: In questo caso, il ciclo mestruale della donna viene monitorato, secondo tempi prefissati, per seguire la proliferazione dell’endometrio e individuare l’ovulazione. Gli embrioni vengono sostituiti nell'utero quando è più probabile l'impianto, in sincronia con il naturale ciclo ormonale della donna. In caso di protocolli su ciclo naturale l’utilità dell’assunzione di progesterone è dibattuta, sebbene molti specialisti lo prescrivano a supporto della fase luteale.
Ciclo Stimolato o Controllato: Questi protocolli sono ovviamente basati sull’uso di farmaci, due in particolare: estrogeni e progesterone. Con un ciclo stimolato, la paziente assumerà farmaci per la down-regolazione delle ovaie per evitare che gli ovuli vengano rilasciati prematuramente. Dopo una scansione il secondo o il terzo giorno del ciclo, la paziente inizierà a prendere farmaci, principalmente estrogeni, per preparare il suo utero per il trasferimento dell'embrione. La prima parte del protocollo prevede la somministrazione di estrogeni per via orale o vaginale o transdermica, per indurre la crescita endometriale. L’aggiunta di ormoni agonisti GnRH agli estrogeni può prevenire ovulazioni spontanee, assicurando un controllo completo sul timing del ciclo. Dopo un certo periodo di estrogeni, si aggiunge il progesterone per simulare la fase luteale e rendere l'endometrio recettivo. Questi protocolli hanno un costo maggiore e sono potenzialmente associati ad eventi avversi legati alla supplementazione estrogenica.
Il processo di scongelamento è delicato ma altamente efficiente grazie alla vetrificazione. Gli embrioni congelati vengono riscaldati nell'equivalente del giorno 5 in un ciclo naturale o controllato. Due ore dopo il riscaldamento, è possibile determinare la vitalità degli embrioni, valutando la loro integrità cellulare. I tassi di sopravvivenza sono elevati: dei 29.226 embrioni scongelati nel 2017, 27.528 sono sopravvissuti allo scongelamento, con un tasso di sopravvivenza del 94,2%. Questo dato sottolinea l'affidabilità delle moderne tecniche di crioconservazione.
Qualità, Conservazione e Gestione degli Embrioni Crioconservati
La crioconservazione non è un processo applicabile a tutti gli embrioni ottenuti in un ciclo di FIV. I requisiti che gli embrioni devono presentare per poter essere congelati sono molto rigidi, poiché i processi di congelamento e scongelamento, nonostante i progressi tecnologici, possono potenzialmente danneggiare le blastocisti. Per questo motivo, solo embrioni di buona qualità di 5 o 6 giorni di età, ovvero blastocisti che hanno raggiunto uno stadio avanzato di sviluppo e mostrano una morfologia eccellente, vengono vetrificati e conservati a -196 °C, una temperatura che li mette relativamente al riparo da danni.
Questa selezione rigorosa è fondamentale. Se si congelassero tutti gli embrioni eccedenti, indipendentemente dalla loro qualità, i tassi di cancellazione di un trasferimento successivo dopo lo scongelamento sarebbero molto alti. Pertanto, non è possibile congelare tutti gli embrioni che rimangono in laboratorio dopo il trasferimento in fresco. I laboratori di embriologia applicano criteri molto precisi per decidere quali embrioni sono idonei alla crioconservazione, garantendo che solo gli embrioni con le maggiori probabilità di sopravvivenza e impianto vengano conservati per futuri tentativi.
Per quanto riguarda la durata della conservazione, il trasferimento di embrioni congelati può essere realizzato fino al limite massimo di 50 anni, in base alle normative vigenti in molte giurisdizioni. Questo offre una notevole flessibilità per le coppie, permettendo loro di pianificare la famiglia nel tempo. Le blastocisti vengono mantenute presso la clinica e ti appartengono, garantendo la piena proprietà e il controllo sulla loro destinazione. Le cliniche hanno anche un protocollo di contatto regolare con i pazienti: ti chiederanno regolarmente (tipicamente ogni 2 anni) se desideri conservare i tuoi embrioni congelati per effettuare un nuovo tentativo, aggiornando le tue intenzioni e le tue scelte.
È importante sottolineare che, secondo gli studi realizzati, non c’è una connessione logica tra il fatto di congelare embrioni e quello di rimanere incinta dopo il trasferimento in fresco. Ovvero, la decisione di congelare embrioni non influisce negativamente sul successo di un eventuale transfer fresco precedente, e viceversa. Ogni tentativo è un evento a sé stante, e la qualità degli embrioni congelati è tale da offrire possibilità di successo equiparabili a quelli freschi.

Linee Guida per la Scelta del Numero di Embrioni da Trasferire: Un Approccio Personalizzato e Consapevole
La decisione sul numero di embrioni da trasferire è uno degli aspetti più delicati e importanti di un ciclo di procreazione assistita. Sebbene la voglia di aumentare le probabilità di successo spinga molte coppie a richiedere il trasferimento di più embrioni, è cruciale bilanciare questo desiderio con i potenziali rischi associati alle gravidanze multiple. Mentre i gemelli, o anche le terzine, possono sembrare una benedizione per una coppia infertile, in realtà comportano molti rischi sia per la madre (come preeclampsia, diabete gestazionale, parto pretermine) che per i neonati (come prematurità, basso peso alla nascita, complicanze respiratorie e neurologiche a lungo termine).
Per questo motivo, le cliniche specializzate e le società scientifiche internazionali hanno sviluppato linee guida rigorose per la determinazione del numero di embrioni da trasferire. Queste linee guida sono pensate per tutelare gli interessi dei pazienti sottoposti a trattamento di fertilità e rappresentano gli specialisti che lavorano nel campo della medicina riproduttiva.
Quando si considera il numero di embrioni da trasferire, vengono inclusi questi fattori:
- L'età del paziente: L'età della donna è uno dei fattori predittivi più significativi per il successo della FIV, e di conseguenza, influenza il numero di embrioni raccomandato.
- Se gli ovuli sono di proprietà del paziente o donati: L'età degli ovuli può variare, e ovuli giovani (donati) possono avere un tasso di successo più elevato, influenzando il numero di embrioni trasferiti.
- Se la paziente ha una buona riserva ovarica, o due o più embrioni di buona qualità disponibili per il congelamento: La disponibilità di embrioni di alta qualità per futuri cicli può influire sulla strategia per il ciclo attuale.
- Se c'è stato un precedente ciclo di trattamento IVF riuscito: Una storia di successi precedenti può suggerire una maggiore propensione all'impianto.
Ad esempio, le linee guida fornite dalla SASREG (Società dell'Africa meridionale di medicina riproduttiva ed endoscopia ginecologica) delineano raccomandazioni specifiche in base all'età della paziente:
- Per le donne di età inferiore ai 37 anni: si raccomanda il trasferimento di un singolo embrione. Tuttavia, a meno che non sia disponibile un embrione di alta qualità per il trasferimento, nel qual caso è possibile trasferire due embrioni, a condizione che non vi siano fattori di rischio ostetrico aumentati. Questo approccio privilegia la gravidanza singola per minimizzare i rischi.
- Per le donne di età compresa tra 37 e 39 anni: a meno che il paziente non richieda il trasferimento di un singolo embrione, la raccomandazione è il trasferimento di due embrioni, a condizione che non vi siano fattori di rischio ostetrico aumentati. Qui, la probabilità di successo diminuisce leggermente con l'età, giustificando la possibilità di trasferire due embrioni.
- Per le donne di età compresa tra 40 e 42 anni: SASREG raccomanda il trasferimento di due embrioni. A quest'età, le probabilità di successo con un singolo embrione sono ulteriormente ridotte, e il trasferimento di due embrioni può aumentare le opportunità senza un aumento sproporzionato dei rischi.
Queste raccomandazioni sono frutto di studi e osservazioni cliniche approfondite e mirano a ottimizzare le possibilità di gravidanza, riducendo al contempo i pericoli associati alle gravidanze multiple. I team specialistici delle cliniche di fertilità, con la loro vasta esperienza nel congelamento e nel trasferimento di embrioni, sono in grado di consigliare ogni paziente sulla migliore strategia, adattandola alle sue specifiche esigenze e condizioni.
La Dimensione Umana del Percorso: Emozioni, Speranze e Reali Esperienze con gli Embrioni Congelati
Nel percorso della procreazione assistita, l'aspetto emotivo gioca un ruolo preponderante. Le testimonianze delle donne che hanno affrontato cicli di FIV, sia con embrioni freschi che congelati, rivelano un ventaglio di emozioni e incertezze che vanno dalla profonda delusione alla tenace speranza. La comprensione di queste esperienze è fondamentale per inquadrare il dibattito tra embrioni freschi e congelati nella sua dimensione più umana.
La delusione per un esito negativo è spesso cocente, specialmente dopo aver deposto grandi speranze in centri considerati d'eccellenza, come emerge da un commento: "NEGATIVE! Ahi ahi ragazze devo dire che non me l'aspettavo. Pensavo che Bruxelles fosse non dico una garanzia ma quasi…..Che cavolo con 21 ovociti prelevati, 16 embrioni fecondati, 2 di rispettivamente 11 e 10 cellule trasferiti e poi NIENTE DI NIENTE!!!". Il senso di frustrazione e la domanda "cosa ho mai fatto o dove ho sbagliato per non farli attecchire" sono comuni. Tuttavia, la resilienza è una costante nel percorso di molte donne: "Non si molla si soffre si piange e si urla, ma NON si molla. Mai arrendersi!".
Una preoccupazione comune riguarda la qualità degli embrioni congelati. Se per i transfer freschi si tende a scegliere gli "embrioni migliori", per i congelati si teme che siano "quelli di riserva e meno eccellenti dei primi". Questo alimenta la paura di un "fallimento maggiore", come espresso da un'utente: "con i congelati ,quelli di riserva e meno eccellenti dei primi..si rischia un fallimento maggiore e si sà… ecco il mio problema è questo: per favore chi tra tutte voi ce l'ha fatta con i ghiacciolini anzichè con i freschi?.. ho bisogno di sapere, di prove CERTE , di testimonianze dirette ed indirette!! ho una gran paura, la solita paura che ben conosco.. NON CE LA FARò!! QUALCUNA MI DIA UNA VERA SPERANZA A CUI AGGRAPPARMI!".
Tuttavia, come spesso si legge nelle esperienze condivise, "la natura si comporta in tutt'altra maniera" e "nascono bimbi anche da brutti embrioni e da congelati!". Molteplici sono le testimonianze di successo con gli "ghiacciolini" o "pinguini", come vengono affettuosamente chiamati:
- "Embriodonazione da congelati……tutto ok al primo colpo!"
- "La mia bimba è nata a luglio ed era una blastocisti congelata."
- "Transfer da fresco di 2 bellissimi embrioni : beta zerotransfer da congelato di 3, bellissimo/bellino/così-così : beta zerotransfer da congelato di 2 ottimi : sono alla 9° settimana….(ne aspetto uno e speriamo di farcela…)."
- Un'altra paziente racconta: "PRIMO OVO: transfer di 3 embrioni bellissimi, beta 0! Niente da congelare…SECONDA: transfer di 3 embrioni bellissimi, beta 0! Due embrioni da congelare…", e in un caso di ovodonazione con embrioni scongelati, "il secondo, con due scongelate, ci ha regalato beta positive."
- Un'esperienza ancora più incoraggiante: "Due su due da congelati e due su due con gravidanza. La prima è andata bene, la seconda sta procedendo bene e per di più è doppia! Dalla mia esperienza personale salta fuori che più tempo stanno congelati e meglio attecchiscono, visto che la prima volta era singolo ed adesso sono 2!". Queste storie offrono una "vera speranza a cui aggrapparsi", dimostrando che la qualità "occhio-metrica" non è sempre determinante e che "non è sempre vera a storia degli embrioni congelati".
Un'altra questione dibattuta è il tempo di attesa tra un tentativo e l'altro. Dopo un esito negativo, la voglia di riprovare subito è forte, ma sorgono dubbi sulla capacità del corpo di recuperare: "Tecnicamente io non avrei problemi (anzi mi toglierebbe una buona parte di depressione) ma la mia paura è che il corpo sia troppo 'stressato'… oppure al contrario posso sfruttare l'effetto pregresso stimolazioni?". La perplessità è legittima: "Il corpo non è una macchina!". Alcuni centri adottano la filosofia "tutto e subito", come descritto da una paziente: "Sono molto allibita: la filosofia del mio centro è 'tutto e subito', sia icsi che criotransfer!! Per il criotransfer capisco, ma per la icsi sono rimasta molto sconcertata. Quasi tutti gli altri centri - leggo qui - ritengono importante far riprendere le funzioni ormonali naturali…". Altri consigliano una pausa di "almeno un paio di mesi prima di rifare la stimolazione" per permettere al corpo di recuperare.
L'ansia legata ai tempi di attesa è palpabile, specialmente in contesti dove le liste sono lunghe. Un'utente si interroga: "la lista d'attesa per freschi e di circa 11 mesi……maquesto e anchora un anno di ansia tremenda (lo sapete anche voi).invece laltro caso e 3-4 mese mi suona piu normale.cosa facio ?". Questa domanda evidenzia il vantaggio logistico dei transfer da congelati, che spesso comportano tempi di attesa notevolmente inferiori.
Infine, le esperienze con cliniche specifiche rivelano fiducia nei processi di crioconservazione. Ad esempio, al Sanatorium Helios di Brno, "congelano solo quegli embrioni che hanno ottime probabilità di sopravvivenza allo scongelamento". E "a Brno danno le stesse percentuali al fresco e al congelato e a ragion veduta…non ho mai sentito (al Sanatorium Helios) di blastocisti non sopravvissute allo scongelamento!". Anche all'IVI di Valencia, sebbene talvolta consiglino il "fresco" per il potenziale danneggiamento durante lo scongelamento, "le percentuali variano di poco o nulla, il problema potrebbe essere nello scongelamento, ma se non gli sembrano buoni non li congelano neppure". Queste informazioni rafforzano la fiducia nella sicurezza e nell'efficacia dei transfer di embrioni congelati.
Che cos'è un trasferimento di embrioni congelati in ciclo naturale (FET)?
Ovodonazione e Crioconservazione: Ottimizzare i Tempi e le Opportunità
Nell'ambito dell'ovodonazione, la possibilità di utilizzare embrioni crioconservati apre scenari importanti, specialmente per la riduzione dei tempi di attesa e per una maggiore flessibilità nel processo. Questo è un aspetto cruciale per molte coppie, che spesso hanno già affrontato un lungo percorso e desiderano accelerare il più possibile i tempi.
Per le pazienti che optano per l'ovodonazione, l'attesa per gli embrioni freschi può essere significativa, raggiungendo anche i 11-12 mesi in alcuni centri. Questo "un anno di ansia tremenda", come lo definiscono alcune pazienti, può essere psicologicamente estenuante. Invece, per gli embrioni congelati, l'attesa si riduce drasticamente a 3-4 mesi, rendendo questa opzione molto più attraente da un punto di vista temporale e emotivo.
Un modello specifico menzionato è l'"Ovodonazione non sincronizzato", spesso offerto in cliniche come quella di Brno. Si tratta del procedimento durante cui gli ovociti donatori vengono fecondati con lo sperma del marito/del partner (a ciò antecede il congelamento delle dosi del suo sperma). Se questi embrioni arrivano allo stadio di blastocisti adatte al congelamento, vengono congelati. Dopo che il centro ottiene i risultati negativi della genetica della donatrice, questi embrioni possono essere trasferiti. Per la fecondazione si usano almeno 5 ovociti donatori. Alla paziente viene garantito il transfer di almeno un embrione di qualità. Questo protocollo garantisce la disponibilità di embrioni già pronti e testati, riducendo le incertezze e i tempi di attesa.
Sorge una legittima domanda riguardo alla sequenza di congelamento in questi casi: "è normale x lo sperma subire un primo congelamento fecondazione e successivo congelamento? L'embrione non potrebbe compromettersi?". Le esperienze dirette e le pratiche cliniche rassicurano su questo punto. Come testimoniato, "Devo dire che devono essere molto bravi sia nel congelamento che nello scongelamento delle blastocisti, perchè ti posso portare più testimonianze di gravidanze ottenute proprio da blasto scongelate al Sanatorium Helios! Anche gemellari!!!". La tecnologia attuale di crioconservazione è sufficientemente avanzata da gestire il congelamento di spermatozoi e successivamente degli embrioni risultanti, mantenendo elevate percentuali di vitalità e successo.
La scelta tra ovodonazione con embrioni freschi o congelati è una decisione personale, ma la consapevolezza che "la differrenza è sicuramente nei tempi di attesa e la consapevolezza che non è da freschi è una scelta del tutto personale" è fondamentale. Per chi, dopo anni di tentativi e delusioni, come una paziente che afferma "è da 15 anni che spero di avere un bimbo è dopo vari tentativi mirati, diverse inseminazioni, 2 fivet 3 icsi (anche da congelati) 3 ovodonazioni ho deciso che proverò anche così e come va, va……", la riduzione dei tempi di attesa offerta dagli embrioni congelati può fare una differenza sostanziale nel mantenere la speranza e la motivazione.
Le cliniche, come quella di Brno, selezionano con cura gli ovociti donati. Un esempio di come funziona questo modello è dato dal racconto: "per le pazienti ceche l'ovodonazione e la fivet hanno costi molto elevati quindi alcune pazienti per ottenere uno sconto sul trattamento decidono di donare parte dei loro ovociti, questi ovociti vengono fecondati da fresco con il campione di sperma che si è lasciato e vengono portati allo stadio di blastocisti e poi congelati. Gli ovociti quindi possono essere sia di donne che si sottopongono ad un ciclo di fivet (dove però il problema è maschile) sia di donanti che ne producono molti e le cui riceventi decidono di donarli. Il n° minimo di ovociti è di 5 e assicurano almeno il transfer di un embrione altrimenti il trattamento non si paga." Questa trasparenza e garanzia sono aspetti che infondono maggiore sicurezza nelle pazienti. La possibilità di accedere a un trattamento con tempi di attesa ridotti e con garanzie di qualità rappresenta un significativo passo avanti nel rendere la procreazione assistita più accessibile ed efficace.
