Le ombre del passato e la modernità del quotidiano: tra cronaca nera, arte e innovazione infantile

La narrazione storica e culturale italiana è intessuta di contrasti profondi, dove figure controverse, geniali innovatori del gusto e architetti di movimenti artistici si intrecciano in un mosaico complesso. Esaminare queste vicende richiede uno sguardo che sappia distinguere il mito dalla realtà, l’impatto sociale dalla biografia individuale, spaziando dai crimini che hanno segnato la cronaca nera del secolo scorso fino alle eccellenze della progettazione contemporanea per l’infanzia.

La figura di Leonarda Cianciulli: tra memorialistica e realtà storica

La figura di Leonarda Cianciulli, passata alla storia come "la saponificatrice di Correggio", rappresenta uno dei casi giudiziari più torbidi e dibattuti del Novecento italiano. Quasi tutto quello che si sa sulla Cianciulli è estratto dal suo memoriale, intitolato Confessioni di un'anima amareggiata, sulla cui autenticità sono stati sollevati numerosi dubbi. Leonarda, ultima di sei figli, nacque a Montella, un piccolo paese dell'Irpinia, il 18 aprile 1894 dall'unione di Mariano Cianciulli, allevatore di bestiame, con Serafina Marano, una vedova con altri due figli che l'aveva sposato in seconde nozze. Da bambina Leonarda soffrì d'epilessia; risulta però tutt'altro che veritiera la storia di un'infanzia infelice, sebbene lei stessa racconti: «Cercai due volte di impiccarmi; una volta arrivarono in tempo a salvarmi e l'altra si spezzò la fune. La mamma mi fece capire che le dispiaceva di rivedermi viva».

Nel 1917, all'età di 23 anni, sposò Raffaele Pansardi, originario di Lauria, in provincia di Potenza, allora impiegato al catasto di Montella, in aperto contrasto con i familiari che avevano individuato per la sposa, com'era consuetudine all'epoca, un altro marito che le era anche cugino. La Cianciulli, nel suo memoriale, raccontò di essere stata maledetta dalla madre alla vigilia delle nozze e d'aver perciò troncato ogni rapporto con lei: un fatto che avrebbe segnato profondamente la personalità della futura assassina. Secondo il memoriale della Cianciulli, sua madre aveva pronunciato contro di lei una maledizione in punto di morte che le augurava una vita piena di sofferenze. Come se ciò non bastasse, anni prima una zingara le aveva fatto una terribile profezia, la cui prima parte recitava: «Ti mariterai, avrai figliolanza, ma tutti moriranno i figli tuoi».

Ritratto d'epoca di un piccolo borgo rurale irpino

Solo dopo l'intervento di una maga locale, Leonarda riuscì finalmente a portare a termine la prima e poi altre tre gravidanze. Questi quattro bambini diventarono per Leonarda un bene da difendere a qualsiasi prezzo. Così si legge infatti nelle sue memorie: «Non potevo sopportare la perdita di un altro figlio. Quasi ogni notte sognavo le piccole bare bianche, inghiottite una dopo l'altra dalla terra nera…». La giovane coppia visse dal 1921 al 1927 a Lauria, e successivamente a Lacedonia. Nel 1930 il terremoto del Vulture fu la causa del trasferimento degli sposi a Correggio, in provincia di Reggio Emilia, al terzo piano di una casa in corso Cavour 11. Già a Lauria, così come a Montella prima e a Lacedonia dopo, la giovane Leonarda Pansardi era nota ai compaesani come donna di facili costumi, disonorata, impulsiva, ribelle all'autorità maritale e dedita alla millanteria e alla truffa.

Gli omicidi di Correggio e la distorsione della verità

In Emilia, il marito continuò a lavorare come impiegato all'Ufficio del Registro, col modesto stipendio di 850 lire al mese, a malapena sufficiente per mantenere decorosamente moglie e figli, dandosi contemporaneamente al vino. La Cianciulli, a suo dire, si organizzò per risollevare le sorti della famiglia: beneficiando anche dei risarcimenti devoluti alle vittime del sisma, avviò un piccolo ma fiorente commercio di abiti e mobili, oltre ad offrire "servizi" di chiromanzia e astrologia. Mentre a Lauria aveva avuto una cattiva nomea presso i compaesani, a Correggio Leonarda fu giudicata al massimo una persona eccentrica, ma era benvoluta e stimata da tutti, considerata una persona affidabile, una madre esemplare e una fervente fascista.

Nel 1939, allo scoppio della seconda guerra mondiale, l'unica figlia femmina frequentava ancora l'asilo delle suore; i due maschi più giovani erano l'uno militare di leva e l'altro studente ginnasiale, mentre il più grande, il più amato, nonostante fosse iscritto a Lettere all'Università di Milano, correva il rischio di essere richiamato al fronte. Al solo pensiero di tale sorte per il figlio prediletto, Leonarda, secondo le sue parole, sarebbe caduta preda dello sconforto. Memore del successo dell'intervento magico compiuto anni prima da una maga, Leonarda trovò ben presto nella magia la soluzione al suo problema, e prese la drastica decisione di compiere sacrifici umani in cambio della vita del figlio.

Schema del modus operandi attribuito alla Cianciulli

Gli omicidi ebbero luogo dal 1939 al 1940, e nel 1941 cominciarono a diffondersi le voci della scomparsa di tre donne. Tali pettegolezzi presero corpo e, non ricevendo più da tempo notizie della cognata scomparsa (la più nota delle tre, Virginia Cacioppo, già famoso soprano d'opera), la signora Albertina Fanti denunciò ufficialmente le sparizioni al questore di Reggio Emilia, il quale incaricò delle indagini il commissario Serrao. Subito i sospetti caddero sulla Cianciulli, che aveva intrattenuto rapporti di amicizia con tutte e tre le donne. La Cianciulli aveva avuto la premura di scegliere tre donne sole, senza prossimi congiunti e con cospicui risparmi in denaro, ma nessuno poteva credere che la moglie di un funzionario, alta 1,50 m e di 50 kg, potesse macchiarsi di triplice omicidio.

Il questore di Reggio Emilia, seguendo le tracce di un Buono del Tesoro appartenente alla Cacioppo presentato al Banco di San Prospero dal parroco Adelmo Frattini, convocò il prete che disse di aver ricevuto il buono da Abelardo Spinabelli, amico della Cianciulli. Si iniziò a sospettare il reato di associazione per delinquere per il coinvolgimento del prete, Spinabelli, la Cianciulli e il figlio Giuseppe Pansardi che più volte, sotto incarico della madre, aveva spedito delle lettere da Piacenza spacciandosi per la vittima che assicurava la sua salute e aveva fatto lavare degli abiti appartenuti alle vittime. Davanti al commissario Serrao, la Cianciulli dimostrò molto reticente e rivelò i particolari un po' alla volta: dirà prima di aver ucciso la Cacioppo d'accordo con Spinabelli, distrutto il cadavere tramite saponificazione e aver gettato i resti nel canale di Correggio, poi confesserà solo dopo lunghi interrogatori di aver ucciso anche le altre due vittime.

L'epilogo processuale e la memoria collettiva

La Cianciulli allora confessò d'aver ucciso le donne, distrutto i corpi facendoli bollire in un pentolone pieno di soda caustica portata a 300 gradi, creato saponette con l'allume di rocca e la pece greca, disperso i resti nel pozzo nero e conservato il sangue per farlo attecchire al forno e mischiato a latte e cioccolato per farci biscotti. Questi vennero dati da mangiare ai figli, che credeva così di salvare da una morte misteriosa: la Cianciulli si identificava infatti nella dea Teti, perché come Teti aveva voluto rendere i figli immortali bagnandoli nelle acque del fiume Stige, così anche lei voleva salvare dalla morte i figli col sangue delle sue vittime.

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Ascoltata una sua confessione integrale, il 12 giugno 1946 a Reggio Emilia si aprì il processo, nel quale emerse un interessante punto di dibattito: mentre l'accusa sosteneva, infatti, che Leonarda avesse agito per pura avidità per il denaro delle sue tre vittime, lei si intestardì a giustificare i suoi omicidi come un tributo di sangue dovuto alla memoria della madre morta, che le sarebbe comparsa in sogno minacciandola di prendersi le vite dei suoi figli, se in cambio non avesse versato sangue fresco e innocente. La perizia del professor Filippo Saporito, docente all'università di Roma e direttore del manicomio criminale di Aversa, riuscì a convincere la giuria solo della seminfermità mentale dell'imputata, seguendo le teorie di Cesare Lombroso, allora molto in voga. Il 20 luglio 1946 la Cianciulli venne quindi ritenuta colpevole dei tre omicidi, del furto delle proprietà delle vittime e del vilipendio dei cadaveri, e perciò condannata al ricovero per almeno tre anni in un manicomio criminale e a trent'anni di reclusione.

Innovazione tecnologica nel riposo infantile: Lionelo e il comfort moderno

In netto contrasto con le cupe leggende del passato, la tecnologia odierna si occupa del benessere dei più piccoli attraverso soluzioni ergonomiche e sicure. Prodotti come il Lionelo Leonie Grey Stone rappresentano l'evoluzione del concetto di culla e lettino co-sleeping. Progettato per bambini dalla nascita fino a 9 kg, può essere utilizzato come lettino indipendente oppure, con uno dei lati aperto e assemblato rapidamente senza attrezzi, diventa un lettino co-sleeping, ideale da abbinare al lettone dei genitori. Il materasso di media rigidità, realizzato in schiuma T25, offre un sostegno ottimale alla schiena del bambino. Può essere inclinato per sollevare la testa del bambino, il che è utile per il rigurgito o per il nasino che cola. I pannelli in rete consentono un'adeguata circolazione dell'aria.

Diagramma tecnico delle funzioni di una culla moderna

Questo lettino è leggero e portatile e può essere facilmente spostato in casa. È sufficiente aprire la cerniera su uno dei lati, regolare l'altezza e utilizzare le cinghie di stabilizzazione incluse per collegare rapidamente il lettino al lettone dei genitori. Il lettino stabile si trasforma facilmente in una culla: basta girare le “estremità” alle gambe. L'altezza del lettino co-sleeping può essere facilmente regolata per adattarsi al lettone dei genitori, permettendo a chi si prende cura del bambino di spostarsi in qualsiasi stanza della casa.

D'altra parte, il modello Lionelo Coral White è un prodotto studiato per soddisfare le esigenze di un neonato: può essere usato come il primo lettino indipendente, può sostituire con successo il lettino co-sleeping o anche la sdraietta. La comoda navicella consente al bambino di riposarsi nella posizione più sana possibile, posizione supina, anche quando si usa la funzione di culla. Il massimo comfort è assicurato anche da un apposito materassino in schiuma con una densità T25 che offre il sostegno stabile alla colonna vertebrale. La culla aiuta a calmare il neonato: il ritmico dondolio ricorda al bambino la sensazione di stare in braccio al genitore e permette di addormentarsi più facilmente.

La gastronomia d'eccellenza: l'eredità di Georges Cogny

Se la cronaca nera e la tecnologia infantile occupano spazi distinti, la cultura del territorio emiliano trova un punto fermo nell'eredità di figure come Georges Cogny. Entri nel più classico dei Bar Sport di paese, come tanti in Italia, questo si trova a Farini, provincia di Piacenza, e rimani sbigottito: nelle vetrinette che ospitano le bottiglie “buone”, in mezzo a Ortrugo, Malvasia e Gutturnio si trovano anche Dom Perignon, Cheval Blanc, Château d'Yquem… Si rimane un po' straniti, è più che un segnale: qualcosa dev'essere successo, da queste parti; qualcuno deve esserci passato e aver gettato un seme, che è germogliato. Perché la storia è fatta perlopiù di continuità, ovvero di processi di sviluppo consequenziali; però, a volte, anche di eventi casuali.

Georges Cogny, parigino di Versailles, classe 1932, fu un marziano nella cucina piacentina. Incontrò Lucia Cavanna in Francia e insieme decisero di trasferirsi a Farini nel 1965, trasformando una trattoria di campagna in un tempio della gastronomia. Il grande Gianni Mura diceva: «Provavo una certa simpatia per Cogny perché la sua era stata una scelta sentimentale, quella di ritirarsi lassù in cima, tra un pugno di case». Cogny ha rivoluzionato dolcemente lo scenario, dimostrando una padronanza rara e totale degli ingredienti offerti dal territorio piacentino (funghi, tartufi neri, zucche, tagli del maiale di ogni tipo…), integrati con i tocchi francesi che si portava dalle sue origini e fusi con la matrice della nouvelle cuisine.

Mappa dell'Appennino emiliano e delle zone di eccellenza gastronomica

La grandezza di Georges fu il precedere i tempi; il riuscire a far capire come dietro alla cucina ci siano cultura, grande professionalità e l'uso dell'eccellenza nella materia prima, dalla patata al tartufo, dal caviale all'uovo di gallina. Prendiamo un capolavoro, il Tortino di cipolla, creato alla fine degli anni '70. Era un innovatore, utilizzava erbe aromatiche e spezie e le andava a cercare anche all’estero, oggi tutti ne fanno uso ma a quei tempi si accontentavano di quelle territoriali. Cogny è stato maestro di generazioni di chef, lasciando un'impronta indelebile nella cucina italiana contemporanea.

Margherita Sarfatti e il clima artistico del Novecento

In un contesto intellettuale parallelo, la figura di Margherita Grassini Sarfatti emerge come architetto della politica culturale del regime. Margherita si muove spesso su un crinale di improbabili equilibri; nel periodo di impegno socialista scrive sull’Avanti, e si batte per l’uguaglianza, tuttavia non riesce a rinunciare al lusso e ai privilegi di casta. La Margherita Grassini Sarfatti trasforma anche la propria visione politica, inizialmente affine al socialismo, in un convinto nazionalismo e progressivamente si coinvolge nell’avventura fascista. Appoggia il regime, ma discute con Mussolini a proposito dei gerarchi in ascesa, che lei considera volgari e pericolosi.

La sua poliedrica intelligenza e la vastità della sua cultura permisero di circondarsi di numerosi artisti e letterati tra cui Adolfo Wildt, Arturo Martini, Sironi, Marussig, Carrà, Russolo, Boccioni e degli architetti Sant'Elia e Terragni. Tra le due guerre l’arte europea, accantonando l’impeto destabilizzante delle Avanguardie, è pronta a rivalutare il realismo classico, e in Italia Margherita Grassini Sarfatti auspica appunto un ritorno al classicismo. Con entusiasmo dà corpo al suo progetto, che intende coniugare la modernità con la monumentalità del Rinascimento. Infatti, nel 1922 fonda il gruppo noto come Novecento.

La mostra dedicata ad Ugo Celada da Virgilio al Labirinto della Masone ci permette di ricollocare l’artista all’interno del contesto culturale del suo tempo. L’esposizione racconta un artista che, seppur isolato rispetto al circuito dell’arte contemporanea del Novecento, ha saputo attraversare il secolo scorso informandosi su quanto accadeva, appropriandosi dei riferimenti della cultura figurativa passata e a lui coeva e rielaborandoli attraverso il filtro del suo stile. Il 1931 rimane uno spartiacque nella sua carriera, l'anno della sua aspra presa di posizione contro il Movimento del Novecento di Margherita Sarfatti, definito come una formazione politico-commerciale sopraffattrice.

Queste storie, distanti per ambito e natura, convergono nel definire il volto mutevole e poliedrico dell'identità italiana: una nazione capace di produrre i crimini più oscuri e, simultaneamente, di dare i natali a geni culinari, intellettuali raffinati e innovatori tecnologici che guardano, con cura e dedizione, al futuro delle nuove generazioni. Ogni elemento, dal caso Cianciulli alla cucina di Cogny, fino alle avanguardie artistiche della Sarfatti, contribuisce a formare quel patrimonio storico che, sebbene a tratti tragico, definisce la complessità dell'esperienza umana nel nostro Paese.

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