Graziella: storia, design e mito della bicicletta che ha rivoluzionato l’Italia

Quando si parla di Graziella la mente vola subito al felice periodo della nostra fanciullezza, fatto di lunghi pomeriggi d’estate, di golosi panini con la Nutella, di canzoni di Lucio Battisti che riecheggiano nell’aria e naturalmente di interminabili giri in bicicletta nel giardino pubblico, per le strade del quartiere o addirittura nel cortile di casa nostra. Ma perché ancora oggi il nome di Graziella riesce ad essere così magico? Facciamo un doveroso salto indietro nel tempo per ricostruire la storia di questa bicicletta tanto amata dalla generazione di chi era bambino più di trent’anni fa. La Graziella non è solo una bicicletta: è un pezzo di storia italiana. Nata negli anni '60, ha rivoluzionato il concetto di mobilità urbana con il suo telaio pieghevole, il design elegante e la praticità senza pari. Amata da giovani e adulti, è diventata un vero e proprio status symbol, protagonista di pubblicità, film e ricordi d’infanzia. Creata nel 1964 dal designer Rinaldo Donzelli e prodotta dalla fabbrica Teodoro Carnielli di Vittorio Veneto (Treviso), la bicicletta Graziella è fin da subito molto più di un semplice mezzo di trasporto. Profuma di libertà. Ha un’aria al tempo stesso elegante e sbarazzina. È pratica, leggera, maneggevole. E intercetta con incredibile sincronismo i sogni e i bisogni del suo tempo.

pubblicità storica della Graziella Carnielli con il suo design iconico

L'origine di un mito nel boom economico

Era il 1964 e sull’onda del boom economico che stava attraversando l’Italia con un’irrefrenabile carica d’entusiasmo, la bicicletta incominciava finalmente ad assumere un’immagine diversa da quella del mezzo di trasporto povero, persino un po’ triste ed usato da chi non poteva permettersi di più per recarsi in fabbrica o in ufficio. Su geniale progetto di Rinaldo Donzelli, la Teodoro Carnielli di Vittorio Veneto (TV) presenta in quell’anno un’assoluta novità: la Graziella, un’elegante bicicletta pieghevole destinata a rivoluzionare per oltre vent’anni il mondo delle due ruote. Appoggiata da un’intelligente campagna pubblicitaria, la Graziella incontra immediatamente i favori di una larga fascia di clienti per quella sua immagine raffinata, favorita anche dalla musicalità del suo nome gentile ed armonioso.

La Graziella nasce negli anni ’60 da un’idea della ditta Carnielli di Vittorio Veneto, su progetto del designer Rinaldo Donzelli. Negli anni ’70 e ’80 diventa un vero fenomeno culturale: è la bici delle vacanze, delle passeggiate in città, dei pomeriggi spensierati. La Graziella diventa in breve tempo uno dei modelli di bicicletta più venduti nell’Italia degli anni del boom economico, quando scatena un effetto analogo a quello che la Vespa e la Lambretta avevano suscitato nell’Italia del dopoguerra: rendere possibile e accessibile a tutti il sogno di potersi muovere e spostare con facilità. Per quanto riguarda la scelta del nome esistono due differenti versioni. La prima, per me la più accreditata e per logica la più plausibile, è che il nome Graziella deriverebbe dalla rivista Grazia, poiché ai tempi su questo giornale veniva pubblicizzata la bicicletta. Inoltre venivano anche proposte numerose promozioni fatte ai lettori del femminile. Molti di voi possono osservare che la grafica del nome Grazia è identica a quella della Graziella. Una seconda ipotesi sostiene, invece, che il nome derivi dalla ciclista Graziella dal Bello, atleta che nel 1962 ha partecipato ai campionati del mondo a Salò.

Innovazione tecnica e design pratico

Carta vincente della Graziella fu in primo luogo la sua straordinaria praticità. Il robusto telaio, pieghevole grazie alla cerniera centrale e all’assenza della canna orizzontale, le ruote piccole, la sella imbottita ed il manubrio ambedue sfilabili con la massima facilità ne consentivano un agile trasporto anche nell’abitacolo di un’utilitaria di piccole dimensioni. Le sue ruote sono molto più piccole rispetto ai modelli tradizionali (21 cm rispetto ai 60-70 cm delle altre). Il robusto telaio pieghevole, grazie alla cerniera centrale e all’assenza della canna orizzontale, rappresenta una vera innovazione: Graziella può essere facilmente ripiegata, la si può riporre anche in spazi angusti e soprattutto la si può trasportare finanche nell’abitacolo di un’utilitaria di piccole dimensioni.

schema tecnico del telaio pieghevole della Graziella con cerniera centrale

Da queste poche caratteristiche era praticamente identificare la Graziella come un nuovo simbolo di libertà e di anticonformismo. Possedere una Graziella significava infatti sintonizzarsi immediatamente con il colorato spirito del tempo, all’insegna di uno stile di vita allegro e spensierato. Sulla scia di questo strepitoso successo nacquero ben presto agguerrite rivali della Graziella, che ne riproponevano la linea in chiave più essenziale e ad un prezzo decisamente inferiore. L’Atala, la Legnano, l’Aurelia Dino, la Girardengo, la Olmo, la Bianchi, la Gerbi ed innumerevoli marche meno note invasero rapidamente il mercato, contribuendo a familiarizzare tantissime persone, specie i bambini, col fantastico mondo delle due ruote.

Il restyling del 1971: perfezione e identità

Fu così che, nel 1971, la Carnielli decise di sottoporre la Graziella ad un profondo quanto necessario re-styling, dal quale nacque una autentico miracolo di purezza di linee e di esclusività dei contenuti. “Reinventata da Carnielli”, come dicevano le pubblicità dell’epoca, la nuova Graziella si distingueva dal modello precedente per le ruote di diametro maggiorato e per un telaio di dimensioni finalmente adatte a tutte le corporature. A queste prime particolarità, si aggiungeva tutta una serie di dettagli unici, studiati appositamente dalla Carnielli per identificare a colpo d’occhio la Graziella rispetto a tutti i modelli concorrenti. Il colore, innanzitutto, che come per la serie precedente continuava ad essere il classico bianco panna o in alternativa un delizioso blu oltremare.

Anche il colore della Graziella diventa un elemento distintivo: disponibile nel classico bianco panna o in un delizioso blu oltremare, la bicicletta viene fornita con un tubetto di vernice per ritocchi, con pennellino incorporato nel tappo. Questo dettaglio non solo permette di mantenere l’integrità della verniciatura, ma aggiunge anche un tocco di eleganza e di attenzione al dettaglio che contribuisce a creare il mito della Graziella. Onde consentire all’acquirente di mantenere l’integrità dell’impeccabile verniciatura, la Carnielli forniva insieme alla Graziella un tubetto di vernice, con tanto di pennellino incorporato nel tappo, per eventuali ritocchi che solitamente interessavano il portapacchi, normalmente assai esposto ad urti e graffiature.

Elementi distintivi e dotazioni peculiari

Il portapacchi era forse il più vistoso motivo di distinzione della Graziella: guardandolo di fianco, esso era caratterizzato da due tubi orizzontali di eguale lunghezza raccordati con un tubo piegato a semicerchio, mentre nelle imitazioni i due tubi orizzontali, di diversa lunghezza, erano uniti da un tratto dritto ottenendo così la forma di un trapezio scaleno. Il manubrio conservava la stessa slanciata forma rettangolare della serie precedente e costituiva un ulteriore caratteristica per non confondere la Graziella con le sue rivali, che solitamente ne montavano uno dalla forma trapezoidale. Persino il campanello dava alla Graziella quel tocco di classe in più: costruito in solido metallo cromato, recava una vezzosa “G” sbalzata su un esagono allungato di colore blu ed era dotato di un suono potente, che sembrava quasi sorridere tanto era gaio e squillante nel timbro.

dettaglio del campanello cromato con logo G inconfondibile

Il fanale era incorporato nel telaio tramite un pregevole scatolato in lamiera smaltata di bianco con allegre guarnizioni blu, mentre le altre marche lo avevano semplicemente fissato sul parafango anteriore e non di rado realizzato in plastica di modesta fattura. Pur così ben fatto, questo fanale aveva un grave difetto che già allora sorprendeva per la sua illogicità: rimanendo solidale al telaio, nelle curve illuminava i lati della carreggiata rendendo così la Graziella un mezzo poco consigliabile per passeggiate serali in strade non rettilinee. Incredibile a dirsi, la Graziella era anche dotata di un antifurto, non del tutto affidabile in verità, che si azionava con una chiave la cui serratura era parte integrante del telaio.

Spot 80-90: Carnielli Graziella Bicicletta (1980) | Tecatà, l'archivio vintage della pubblicità

Versioni speciali ed evoluzione nel tempo

La nuova Graziella non deluse le aspettative, al punto che la sua Casa costruttrice le affiancò delle versioni speciali degne di essere ricordate in questa sede: la bizzarra Graziella Flor dalle decorazioni floreali in stile hippy, con la quale si riceveva in omaggio il 45 giri Fonit-Cetra “Io vado sul fiore…vieni anche tu…”, la sportiva Graziella Cross con cambio a cloche e lo splendido chopper Graziella Leopard, corredato da una ricca serie di accessori dedicati ma costoso quasi come un ciclomotore. Nel tempo sono state presentate varie misure di Graziella per accontentare qualsiasi acquirente. Si parte dalla 10 - versione baby - e passando dalla 12, 14 e 16 si arriva alla 20. Persino i bambini, perciò, potevano avere la bicicletta uguale a quella dei genitori. Per non parlare dei Tandem, a due posti o dei Triplet, a tre.

Una rarissima e, oramai, introvabile Rondine da 16" non aveva lo snodo centrale (telaio monotubo) ed era munita di freni estremamente efficaci. Divenne molto popolare in Italia, situandosi fra le icone del made in Italy degli anni sessanta. La commercializzazione della Graziella, pubblicizzata come "la Rolls-Royce di Brigitte Bardot", contribuì in maniera decisiva a rivoluzionare la percezione comune della bicicletta, che fino agli anni cinquanta era considerata solo come attrezzatura sportiva o come mezzo di trasporto "povero", e che negli anni del boom economico divenne invece uno status symbol della nuova gioventù benestante. La Graziella fu prodotta fino alla fine degli anni ottanta.

L'esperienza di guida e l'uso odierno

Eccessivamente pesante soprattutto in salita oltre che cronicamente priva del cambio di velocità, la Graziella mostrava pericolose instabilità ad andature relativamente veloci, che certo non si addicevano al carattere tranquillo ed un po’ snob di questa bicicletta. Ciononostante, non erano pochi i ragazzini che la utilizzavano per affrontare massacranti arrampicate, per sgommate a bici aperta o per impennate sulla sola ruota posteriore. La Graziella moderna, realizzata dalla storica azienda Dino, che dal 1920 realizza biciclette da bambino e da adulto, utilizza lo schema della pieghevole di Donzelli. La bici che ho scelto per questi adventours fa parte della serie Aurelia folding. Monta le classiche ruote da 20" x 1.75", rapporto unico 42/18, equivalente a un 39/22 di una tradizionale bici da corsa (sviluppo ±3.70m). Si tratta dunque di un rapporto estremamente leggero, adatto per le strade cittadine, anche con qualche leggera pendenza.

ciclista urbano su una Graziella moderna in un contesto cittadino

Freni moderni V-Brake di ispirazione MTB, forcella a foderi dritti e luci a led a batteria, al posto della tradizionale (e faticosa) dinamo, completano il package. Essendo un mezzo pensato per la città non è esattamente l'ideale per fare velocità in pianura, infatti per raggiungere i 25 km/h è necessario pedalare a una frequenza di circa 120 pedalate al minuto (due giri completi di pedaliera al secondo!!!) certamente non qualcosa alla portata di chiunque. Esistono persino le Grazielliadi, eventi sportivi in sella a bici Graziella. Ci sono diversi siti e filmati su YouTube di altri utilizzi impropri della Graziella, si va dalle scalate di importanti montagne alpine a vere e proprie gare di downhill, con una graziella modificata allo scopo.

Il collezionismo come preservazione storica

A distanza di cinquant’anni la passione per questa bicicletta pieghevole non si è affievolita e molti sono i collezionisti in tutto il mondo che ricercano i pezzi più rari e quelli più antichi. Guglielmo Maulucci, medico di Foggia, ci apre le porte - anzi le saracinesche dei box - per mostrarci la sua raccolta composta da oltre cento biciclette Graziella. Il successo è stato immediato poiché ha colto in pieno lo spirito del tempo: anni del boom economico, ma nei quali ancora si prestava attenzione al risparmio. L’azienda ha reso ancora più accattivante la bicicletta grazie ad una serie di accessori in grado di personalizzarla come, per esempio, le bisacce laterali bianche o blu, il contachilometri, la borsa che serviva per contenere la Graziella piegata e, non meno importante, il solidissimo portapacchi, capace di reggere in piedi una persona adulta.

Una delle più celebri è la Graziella Oro, modello con il quale ho dato il via alla mia collezione. Si tratta di una Graziella particolare con le caratteristiche tipiche del modello base, ovvero il telaio pieghevole e il freno a pedale, ma presentava oltre a una colorazione oro - differente dalle tipiche versioni bianche o blu - importanti accessori optional di serie come la doppia marcia il contachilometri e un bloccasterzo con chiavi e portachiavi. Un vero gingillo della mia collezione è una Graziella con quattro posti. Un pezzo quasi unico, che tra l’altro non si trova in nessun catalogo. Si tratta forse di un prototipo o di un pezzo creato dall’azienda su richiesta.

Prospettive future: il modernariato e il ritorno alla mobilità

Oggigiorno la Graziella costituisce un ricercato oggetto di modernariato e non è da escludere un suo rilancio in chiave moderna, così come è avvenuto in tempi recenti per il monopattino. Si potrebbe allora pensare di portarla sempre con sé nel bagagliaio della propria automobile, in modo da disporre in qualsiasi momento del mezzo di trasporto ideale con cui muoversi agilmente nel convulso traffico delle nostre città. Certo: c’è stato un momento in cui Graziella sembrava destinata a diventare solo un oggetto di culto per collezionisti e appassionati di biciclette vintage. Un nobile esempio di modernariato, legato a un certo mondo e a un certo tempo. Un mito che è il risultato di un connubio perfetto tra innovazione tecnologica, design accattivante e capacità di interpretare i cambiamenti sociali del proprio tempo. Ancora oggi, Graziella continua a evocare non solo nostalgia per quella che fu la nostra “età dell’innocenza”, ma anche un senso di plauso, stima e autentica ammirazione.

La Graziella originale è stata ideata nel 1963 da Rinaldo Donzelli, artista e designer (1921-1984). La primissima serie del 1964, prodotta inizialmente col brand Bottecchia dall'azienda Carnielli di Vittorio Veneto (TV) conquistò subito per la sua praticità. Nel 1971 il progetto originale, nato con ruote da 16", fu aggiornato, con ruote più grandi, da 20" e infine da 22" nell'ultima serie. Furono realizzate delle versioni da bambino, con ruote da 10" e 12". Le Graziella erano tutte a rapporto fisso, ma fu realizzata una versione a tre rapporti (interni al mozzo posteriore). Esisteva anche una versione tandem e persino due versioni cross. Tante aziende, in Italia e all'estero, hanno riproposto negli anni lo schema della pieghevole di Donzelli. Il mito della Graziella, dunque, rimane un capitolo vivo del design industriale italiano, capace di adattarsi alle nuove esigenze pur mantenendo intatta la propria identità estetica e funzionale.

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