Il benessere del feto durante la gravidanza è una preoccupazione fondamentale per i futuri genitori e per i professionisti della sanità. La sorveglianza del benessere del feto consente di ridurre la mortalità e la morbilità al momento del parto e nel periodo che immediatamente segue la nascita, oltre a diminuire l’incidenza di danni a lungo termine per il nascituro. L’obiettivo principale del monitoraggio del benessere fetale è quello di prevenire la morte in utero o un danno permanente del feto, identificando i bambini a rischio e evitando l’insorgenza di complicanze sia materne che fetali.
Il monitoraggio fetale, inoltre, permette di riconoscere precocemente eventuali segni di asfissia fetale dovuta a una riduzione dell’apporto di ossigeno al feto. La limitazione dell’ossigenazione fetale, infatti, determina danni cerebrali e deficit neurologici permanenti. In questo contesto, il Profilo Biofisico Fetale (BPP) emerge come uno strumento diagnostico essenziale, un test prenatale utilizzato per valutare la salute e il benessere di un feto, in genere durante il terzo trimestre di gravidanza. Questo test non invasivo combina l'imaging ecografico con il monitoraggio della frequenza cardiaca fetale per valutare gli indicatori chiave della salute fetale.

Che cos'è il Profilo Biofisico Fetale e Perché è Importante
Un profilo biofisico è un test prenatale utilizzato per controllare il benessere del bambino. Si tratta di una valutazione ecografica integrata multiparametrica dello stato fetale tramite l’osservazione di alcune variabili biofisiche in un certo arco di tempo. Il BPP è uno strumento essenziale per monitorare il benessere fetale, in particolare nelle gravidanze ad alto rischio. È un possibile test da fare a gravidanza avanzata e si usa spesso nei casi in cui la madre ha superato la data prevista, per verificare il benessere del feto. Tipicamente, un profilo biofisico è raccomandato per le donne a rischio di interruzioni di gravidanza e viene in genere eseguito dopo 32 settimane di gravidanza, ma la sua frequenza dipende dal livello di rischio della gravidanza stessa, potendo essere ripetuto con cadenza settimanale in caso di gravidanze ad alto rischio.
Il test BPP è completamente sicuro sia per la madre che per il bambino, essendo non invasivo e indolore. La sua durata è in genere di 30-60 minuti, a seconda del livello di attività del bambino. Un BPP valuta la salute fetale esaminando la respirazione, il movimento, il tono, il liquido amniotico e la frequenza cardiaca. Questo approccio integrato, che utilizza molteplici metodiche per la valutazione di più variabili biofisiche, fornisce un quadro più completo e ha un maggiore valore predittivo rispetto all’esecuzione di un singolo esame che offre informazioni più limitate sullo stato di salute del feto.
I Parametri Valutati nel Profilo Biofisico Fetale
Durante un profilo biofisico, il battito cardiaco di un bambino, la respirazione, i movimenti, il tono muscolare, il livello di liquido amniotico e il flusso sanguigno del funicolo vengono valutati. Il monitoraggio viene effettuato principalmente grazie a un esame ecografico per la maggior parte dei parametri. Per la valutazione dell’attività cardiaca fetale, tuttavia, è più affidabile la cardiotocografia. Vengono esaminati cinque elementi principali, a cui si può aggiungere un sesto, il non stress test, e a ciascuno di essi viene attribuito un punteggio.
Gli elementi esaminati e valutati sono:
Movimenti Respiratori Fetali (MRF): Questo parametro riguarda i movimenti dei muscoli del petto. La presenza di movimenti ritmici del diaframma e la visualizzazione del singhiozzo, che si manifesta con un improvviso e ritmico sussulto del bambino protratto per alcuni minuti, sono un indice di benessere fetale. Durante la valutazione ecografica, il feto deve compiere almeno un movimento respiratorio ogni 30 secondi in un arco di 30 minuti per ottenere un punteggio ottimale.
Movimenti Attivi Fetali (MAF) o Movimenti Corporei Grossolani: Si controllano i movimenti di braccia e gambe, così come i movimenti del corpo. In pratica, più il bambino si muove e meglio è, ma i movimenti validi per questa valutazione devono essere decisi e grossolani (ad esempio, il movimento di un arto o della testa). Se il bambino è fermo, si può stimolarne il movimento, dando dei leggeri colpi con la sonda sulla pancia della mamma. I movimenti attivi del feto sono segno di benessere fetale, così come le accelerazioni della frequenza cardiaca del feto. Essi sono un segno di normale ossigenazione fetale e di una corretta connessione tra il sistema nervoso centrale e il cuore del feto. Una riduzione dei movimenti fetali è indice di sofferenza, dovuta, nella maggior parte dei casi, a una riduzione dell’ossigenazione fetale; infatti, al di sotto di una certa soglia di ossigenazione del sistema nervoso centrale cessa l’attività motoria.

Tono Muscolare Fetale (TF): Si basa, soprattutto, sull’osservazione della posizione/atteggiamento degli arti e la vivacità dei movimenti. Vengono considerati positivi uno o più movimenti di flessione ed estensione di arti, capo e tronco, e la chiusura e apertura delle mani, i quali sono indice di un buon tono muscolare. Anche il tono muscolare, come i movimenti, è un indicatore diretto dell'integrità neurologica fetale.
Volume del Liquido Amniotico (LA): Viene misurato il liquido amniotico, un aspetto fondamentale del PBF. La funzione del liquido amniotico è quella di proteggere il feto dalle pareti dell’utero che diventano particolarmente spesse nel corso della gravidanza e da eventuali traumi, di favorire i movimenti del feto, di mantenere costante la temperatura del feto e, inoltre, il liquido amniotico favorisce i processi metabolici. Il liquido amniotico è prodotto principalmente da secrezioni dell’amnios, dall’emissione di urine del feto e da secrezioni dell’apparato respiratorio fetale ed è riassorbito per mezzo dell’apparato respiratorio e digerente del feto dopo essere stato deglutito.
Alterazioni quantitative del liquido amniotico sono indice di complicanze fetali, perciò è importante lo studio del liquido amniotico e la sua misurazione nel corso della gravidanza. Il controllo del liquido amniotico si esegue tramite l’ecografia nel corso di tutta la gravidanza attraverso un controllo “a occhio” del suo quantitativo. La misura del liquido amniotico può essere correttamente eseguita a termine di gravidanza attraverso l’AFI (Amniotic Fluid Index) e la misurazione della tasca massima. Per la misurazione dell’AFI e della tasca massima si divide idealmente l’addome materno in quattro quadranti, formati dall’incrocio a livello dell’ombelico di una linea verticale che corrisponde alla linea alba che va dal pube fino al fondo dell’utero e da una linea orizzontale posta a metà tra la sinfisi pubica e il fondo dell’utero. L’AFI si ottiene dalla somma, in centimetri, della quantità di liquido amniotico presente nei quattro quadranti. L’AFI, in condizioni fisiologiche, deve essere maggiore di 5 cm e minore di 25 cm. Si parla di oligoidramnios quando l’AFI è minore di 5 cm e di polidramnios quando è maggiore di 25 cm. La misurazione del liquido amniotico può essere eseguita anche misurando la tasca massima, ovvero il quadrante materno, dove non c’è il cordone ombelicale, che contiene un maggior quantitativo di liquido amniotico. La tasca massima deve essere maggiore di 2 cm e minore di 8 cm. Nel caso di oligoidramnios la tasca massima misura meno di 2 cm, mentre misura più di 8 cm nel caso di polidramnios. La riduzione del liquido amniotico (oligoidramnios) può verificarsi se il feto presenta problemi a carico dei reni o un ritardo di crescita intrauterina (IUGR), mentre la quantità di liquido amniotico è aumentata (polidramnios) nel caso di anemia fetale, spina bifida o quando il feto presenta un’ostruzione gastrointestinale che riduce l’assorbimento del liquido amniotico. La misura dell’AFI, inoltre, deve essere compresa fra 5 e 25 cm e la tasca massima deve misurare più di 2 cm e meno di 8 cm.

Non Stress Test (NST) / Reattività Cardaca Fetale: Questo test, talvolta considerato il quinto o un sesto parametro autonomo, valuta le accelerazioni della frequenza cardiaca fetale (FCF). L'NST è eseguito al di fuori del travaglio di parto, in assenza dello stress delle contrazioni uterine. È il metodo più utilizzato per la valutazione del benessere fetale attraverso la rilevazione, per circa 20-30 minuti, del suo battito cardiaco. Il battito cardiaco del feto è rilevato attraverso un apparecchio chiamato cardiotocografo, che è dotato di una sonda a ultrasuoni posta sull’addome materno in corrispondenza del dorso del feto, il punto dove è possibile ascoltare in maniera più marcata il suo battito cardiaco. Le cinture elastiche sono avvolte attorno all'addome per monitorare la frequenza cardiaca e il movimento del feto.
Ci si aspetta che la frequenza cardiaca aumenti quando il feto è in movimento e ad altri intervalli. Sono considerati risultati reattivi (rassicuranti) se ci sono 2 accelerazioni di 15 battiti/min in 20 min. L'assenza di accelerazioni è considerata non reattiva (non rassicurante). La presenza di decelerazioni tardive suggerisce ipossiemia, potenziale per l'acidosi fetale, e necessità di intervento. Le accelerazioni della frequenza cardiaca fetale sono segno di normale ossigenazione fetale e di una corretta connessione tra il sistema nervoso centrale e il cuore del feto. Una riduzione dei movimenti fetali e delle accelerazioni è indice di sofferenza.
Il cardiotocografo registra il tracciato continuo della FCF e del tono uterino. La frequenza cardiaca basale deve essere tra 110-160 battiti/min per un feto a termine (maggiore se prematuro). Un parametro cruciale è la variabilità della frequenza cardiaca, ovvero la differenza fra la frequenza massima e quella minima. Nel feto non c'è una frequenza fissa, ma essa si aggiusta in base a stimoli provenienti dal sistema nervoso centrale e dai chemocettori e barocettori. La variabilità, se supera 5 battiti al minuto (normalmente oscilla sui 15 battiti al minuto), è l'elemento forse più importante per la valutazione del benessere fetale: un battito non più variabile indica un grave stato di sofferenza neurologica del feto, mentre tanto maggiore è la variabilità, tanto meglio sta il bambino. Poiché tutto ciò è sotto controllo centrale (simpatico e parasimpatico), nel momento in cui si viene a perdere il controllo sulla frequenza da parte delle strutture ipotalamiche, è segno che queste sono in sofferenza. La perdita della variabilità è quindi strettamente correlata alla sofferenza ipossica delle strutture centrali superiori, in quanto la frequenza è legata al livello dell'ossigenazione centrale.
Apparato circolatorio - La circolazione - Il sistema circolatorio
Il Sistema di Punteggio e l'Interpretazione dei Risultati
Ad ogni area che viene valutata nel corso di un profilo biofisico viene assegnato un punteggio di 0 o 2 punti, a seconda che siano soddisfatti o meno dei criteri specifici. Il punteggio viene assegnato nel momento dell’osservazione dell’attività biofisica. I punteggi individuali vengono poi sommati per ottenere un punteggio totale, con un punteggio massimo raggiungibile di 10.
L'interpretazione del punteggio totale è cruciale per le decisioni cliniche:
- Punteggio tra 8 e 10: È tipicamente rassicurante e indica un buon benessere fetale. Solo il massimo punteggio (10) è indice di benessere fetale completo.
- Punteggio 6: È considerato borderline. In questo caso, il profilo biofisico fetale viene prolungato ed eventualmente ripetuto dopo 24 ore per monitorare l'evoluzione.
- Punteggio inferiore a 6: È preoccupante e indica la necessità di ulteriori test o di determinati provvedimenti. Questi possono includere l’induzione del parto o il taglio cesareo, a seconda della situazione clinica generale.
- Punteggio 4 o inferiore: Può indicare sofferenza fetale o altre preoccupazioni, richiedendo azioni immediate. Un punteggio anomalo (4 o inferiore) può indicare sofferenza fetale o altre preoccupazioni.
La conoscenza della fisiopatologia ostetrica e fetale è di fondamentale importanza per la corretta interpretazione dei risultati del test. I punteggi assegnati a ogni variabile sono poi sommati tra di loro. Se la loro somma è uguale a sei, il profilo biofisico fetale viene ripetuto dopo 24 ore. Il punteggio è favorevole se è maggiore di otto, mentre è sfavorevole se è minore di sei. È importante ricordare che la correlazione tra punteggio zero e la morte fetale in utero varia da 30 minuti a 11 giorni, sottolineando l'urgenza dell'intervento in caso di risultati molto bassi.
Monitoraggio Fetale nelle Gravidanze ad Alto Rischio
Il Profilo Biofisico Fetale è particolarmente indicato per le gravidanze ad alto rischio. L’uso di molteplici metodiche che consente la valutazione di più variabili biofisiche ha un maggiore valore predittivo rispetto all’esecuzione di un singolo esame.
Una gravidanza è considerata ad alto rischio quando si è alla presenza di condizioni che possono compromettere il benessere del feto. Tra le situazioni che rendono il BPP e il monitoraggio fetale essenziali vi sono:
- Gravidanze oltre il termine: Per verificare il benessere del feto quando la madre ha superato la data prevista.
- Ipertensione materna: Un aumento della pressione arteriosa in gravidanza.
- Gestosi: Una malattia sistemica di origine placentare caratterizzata da ipertensione, presenza di proteine nelle urine e di altre manifestazioni cliniche sistemiche.
- Ritardo di crescita intrauterina (IUGR): La riduzione del flusso utero-placentare, dovuto principalmente a problemi a livello placentare, che causano un ridotto apporto di sangue, ossigeno e nutrienti dal compartimento materno a quello fetale, determinando complicanze perinatali.
- Diabete gestazionale: Alterazioni metaboliche materne come il diabete gestazionale.
- Complicanze a carico del cordone ombelicale: Nodi veri, giri del cordone intorno al collo o al corpo del feto, prolasso di funicolo, situazioni che determinano un ridotto apporto di ossigeno dalla placenta al feto e una conseguente sofferenza fetale.
- Scompenso cardiaco fetale, anemia fetale, sepsi fetale.
- Pre-eclampsia e altre condizioni mediche materne che subiscono un deterioramento.
- Precedenti gravidanze con esiti avversi: Come la morte di un feto durante una precedente gravidanza.
- Importante riduzione dei movimenti attivi fetali (MAF): Se la gravida avverte una diminuzione evidente dei movimenti fetali, i quali sono indice di benessere fetale e una loro diminuzione mette in allarme la futura madre.
- Riduzione evidente di liquido amniotico (oligoidramnios).
Quando questi test di monitoraggio fetale evidenziano un rischio per il feto, è necessario intervenire tempestivamente e decidere il momento migliore per espletare il parto così da ridurre le complicanze neonatali. Risulta essenziale che la diagnosi, oltre ad essere corretta, sia tempestiva. Un errore del ginecologo o dell’ostetrica per mancata o ritardata diagnosi potrebbe portare anche a gravi complicanze, inclusi danni cerebrali e deficit neurologici permanenti dovuti a limitazione dell’ossigenazione fetale.
In situazioni di ipossia, il feto attiva un meccanismo compensatorio chiamato “brain sparing”, che permette di preservare i tessuti nobili quali cuore e cervello, aumentando la perfusione di sangue ricco di ossigeno a questi organi, mentre la riduce ad altri, come il rene. La limitata perfusione a livello renale comporta una riduzione del liquido amniotico (oligoidramnios) per la minore produzione di urina, rendendo la valutazione del LA un indicatore cruciale.

Tecniche Complementari di Valutazione del Benessere Fetale
Il profilo biofisico fetale si inserisce in un più ampio contesto di monitoraggio della salute fetale, che include diverse tecniche diagnostiche.
Ecografie in Gravidanza
L’ecografia è tra gli esami più utilizzati sia per la gravidanza a basso rischio che per la gravidanza ad alto rischio, poiché permette di fornire delle informazioni utili sullo stato di salute del feto. L’ecografia è un test non invasivo che utilizza gli ultrasuoni per produrre sullo schermo le immagini dell’utero gravidico.
- Sonde utilizzate: Fino al terzo mese di gravidanza si utilizzano delle sonde transvaginali, le quali sono ad alta potenza ma a bassa lunghezza d’onda. Dal terzo mese in poi, quando le dimensioni dell’utero iniziano ad aumentare, si utilizzano le sonde transaddominali, meno potenti rispetto a quelle transvaginali ma ad alta lunghezza d’onda, così da permettere la visualizzazione di tutto il contenuto uterino.
- Ecografia del primo trimestre: Con questa ecografia si può visualizzare la presenza della camera gestazionale, il numero delle camere gestazionali (se la gravidanza è singola o gemellare), la sua sede e si può anche ascoltare il battito cardiaco del feto. Dà la conferma del corretto annidamento dell’embrione nell’utero e permette di datare correttamente la gravidanza e la data presunta del parto (CRL).
- Ecografia del secondo trimestre (morfologica): Studia la morfologia del feto e delle sue strutture corporee e l’anatomia dei vari organi al fine di evidenziare eventuali anomalie. Durante il secondo trimestre, infatti, gli organi del feto sono ben visibili e il feto è abbastanza grande per poter essere studiato.
- Ecografia del terzo trimestre: Consente di valutare il corretto accrescimento fetale tramite la misurazione di diversi parametri le cui misure sono confrontate con quelle eseguite nel secondo trimestre. Permette anche di controllare la posizione della placenta, la quantità di liquido amniotico, consente di visualizzare la posizione fetale (se cefalico o podalico), di monitorare la crescita del bambino e di ricercare eventuali anomalie anatomiche che insorgono tardivamente. Le nuove linee guida ministeriali prevedono due ecografie (primo e secondo trimestre) per gravidanze a basso rischio.
Gli indicatori ecografici del benessere fetale includono l’ecografia doppler, la misurazione del liquido amniotico (AFI) e il profilo biofisico fetale.
Ecografia Doppler
Alcuni apparecchi ecografici hanno anche il modello Doppler che consente di studiare l’andamento del flusso di sangue arterioso e venoso all’interno dei vasi in corrispondenza delle strutture esaminate, sia materne che fetali. I flussi arteriosi e venosi del distretto materno e fetale sono indicatori dello stato di salute del feto. Lo scopo dell’ecografia Doppler è di individuare precocemente alterazioni del flusso sanguigno del feto. Le alterazioni del flusso sanguigno, infatti, possono causare una mancanza cronica di ossigeno e, di conseguenza, danni irreversibili.
L’ecografia Doppler si può eseguire con o senza colore. Il colore serve per studiare il movimento e la direzione del flusso sanguigno (il blu è utilizzato per il flusso che si allontana dalla sonda, il rosso per il flusso che si avvicina). Nel caso di ritardo di crescita intrauterina (IUGR), l’ecografia Doppler ne monitorizza l’evoluzione e permette di stabilire il momento opportuno per far nascere il feto.
I distretti più studiati del feto sono l’arteria ombelicale, l’arteria cerebrale media, la vena ombelicale e il dotto venoso (dotto di Aranzio), mentre nella madre si studia il flusso delle arterie uterine. Ad esempio, nel caso in cui vi sia un’anomalia della crescita fetale, dovuta a problemi a carico della placenta, la quale non è in grado di mantenere un adeguato apporto di nutrienti e ossigeno al feto, il fegato è il primo organo a essere suscettibile a questa riduzione; in questo caso il flusso sanguigno a livello del dotto venoso, condotto che trasporta il sangue ossigenato dalla placenta al cuore del feto, è aumentato, mentre il flusso a livello del fegato è ridotto. Lo studio del flusso a livello dell’arteria cerebrale media permette di identificare i feti a maggior rischio ipossico, in quanto in condizioni di ipossia il feto tende a redistribuire il flusso sanguigno per preservare gli organi vitali (brain sparing). Esistono due tipi di apparecchi: il "Doppler continuo" ed il "Doppler pulsato". La flussimetria è la determinazione del flusso del sangue in un vaso. La tecnica flussimetrica Doppler è una metodica utile per lo studio dell'emodinamica fetale, feto-placentare ed utero-placentare. Alterazioni dell'emodinamica in questi distretti possono essere in grado di mettere in evidenza una sofferenza fetale cronica. Con la flussimetria si valuta il rapporto fra sistole e diastole e sono stati proposti vari indici, che dovrebbero rispecchiare il grado di distensibilità del vaso e quindi dare un'idea delle resistenze periferiche. Questi indici vanno a diminuire con il passare delle settimane, mentre si mantengono abbastanza costanti nell'aorta.

Cardiotocografia (CTG) / Monitoraggio Elettronico della Frequenza Cardiaca Fetale
La cardiotocografia è il rilevamento dell'attività cardiaca fetale e della contrazione uterina mediante trasduttori. È estremamente diffusa ed è stato il primo esame ad essere impiegato di routine. Essa consiste nel rilevamento e nella registrazione del battito cardiaco fetale e delle contrazioni uterine (tramite un tocografo). L'apparecchio ad ultrasuoni è basato sull'effetto Doppler per il rilevamento della frequenza cardiaca fetale (FCF), mentre il tocografo si basa su variazioni di pressione tramite un sistema meccanico e non con ultrasuoni, per il rilevamento delle contrazioni uterine. I segnali elaborati vengono presentati su una striscia di carta come tracciato continuo della FCF e del tono uterino.
Il monitoraggio del ritmo cardiaco fetale può essere manuale e intermittente, utilizzando un fetoscopio per l'auscultazione della frequenza cardiaca fetale. Tuttavia, il monitoraggio elettronico della frequenza cardiaca fetale (esterno o interno) è diventato di utilizzo standard nell'assistenza alle gravidanze ad alto rischio e molti medici lo utilizzano per tutte le pazienti in travaglio. Il valore dell'uso di routine del monitoraggio elettronico nei parti a basso rischio è spesso dibattuto, dato che non ha mostrato di ridurre i tassi globali di mortalità in ampi studi clinici e ha dimostrato di aumentare le percentuali di parto cesareo, probabilmente perché molte apparenti anomalie sono falsi positivi. Per tanto, il tasso di parti cesarei è maggiore tra le pazienti monitorate con il cardiotocografo computerizzato rispetto a quelle monitorate con l'auscultazione.
Il monitoraggio elettronico può essere:
- Esterno: Si applicano sensori sull'addome materno per registrare il battito cardiaco fetale e le contrazioni uterine. Questo è il metodo utilizzato per l'NST.
- Interno: Le membrane amniotiche devono essere rotte. Quindi, vengono inseriti degli elettrodi attraverso la cervice; un elettrodo viene applicato sul cuoio capelluto del feto per la registrazione della frequenza cardiaca e, se necessario per valutare con precisione i tempi delle contrazioni uterine, un catetere viene inserito nella cavità uterina per misurare la pressione intrauterina.
Generalmente, il monitoraggio esterno e quello interno sono egualmente affidabili. Per le donne in travaglio normale vengono utilizzati i dispositivi esterni; i dispositivi interni sono usati quando il monitoraggio esterno non fornisce sufficienti informazioni circa lo stato di benessere del feto o l'intensità delle contrazioni uterine.
I parametri principali per l'interpretazione del monitoraggio della frequenza cardiaca fetale sono la frequenza cardiaca fetale basale e la variabilità della frequenza cardiaca fetale, in particolare come cambiano in risposta alle contrazioni uterine e ai movimenti fetali. La frequenza cardiaca basale è la linea ideale che taglia a metà le varie oscillazioni, fornendo la frequenza cardiaca di base. La variabilità è la differenza fra una rivoluzione cardiaca e la successiva ("variabilità a breve termine"), nonché la differenza fra la frequenza massima e quella minima. Nel feto non c'è una frequenza fissa, ma essa si aggiusta in base a stimoli provenienti dal sistema nervoso centrale e in base a informazioni derivanti dai chemocettori e dai barocettori. Un battito non più variabile indica un grave stato di sofferenza neurologica del feto.
Vengono riconosciute parecchie tipologie di frequenza cardiaca fetale; sono classificate in 3 livelli (categorie), che di solito sono correlate allo stato acido-base del feto:
- Categoria I: Normale
- Questo modello predice fortemente uno stato normale acido-base del feto.
- Caratteristiche: 110-160 battiti/min di frequenza cardiaca basale, moderata variabilità della frequenza cardiaca (da 6 a 25 battiti) in basale e con il movimento o con le contrazioni, decelerazioni non tardive o variabili durante le contrazioni. Le decelerazioni e le accelerazioni iniziali appropriate all'età possono essere presenti o assenti.
- Categoria II: Indeterminato
- È qualunque modello non chiaramente classificato come normale o anormale.
- Richiede uno stretto monitoraggio fetale in modo che il difetto possa essere riconosciuto appena possibile.
- Categoria III: Anormale
- Di solito indica un'acidosi metabolica fetale.
- Caratteristiche: Variabilità assente della frequenza cardiaca basale più decelerazioni tardive ricorrenti; oppure variabilità assente della frequenza cardiaca basale più decelerazioni variabili ricorrenti; oppure variabilità assente della frequenza cardiaca basale più bradicardia (< 110 battiti/min senza variabilità o < 100 battiti/min); oppure andamento sinusoidale (variabilità fissa da circa 5 a 40 battiti/min a circa 3-5 cicli/min, simile a una sinusoide).
- I modelli anomali richiedono azioni immediate per correggerli (p. es., ossigeno supplementare, riposizionamento, trattamento dell'ipotensione materna, interruzione dell'ossitocina) o la preparazione per un travaglio celere.
Le accelerazioni corrispondono di solito ai movimenti fetali e si accompagnano sul tracciato a delle righe, che sono dovute allo schiacciamento di un pulsante da parte della donna quando avverte i movimenti del feto. Le decelerazioni sono variazioni in basso della frequenza, caratteristiche del travaglio e definite in base al rapporto con le contrazioni uterine. Se sono assolutamente speculari alle contrazioni (iniziano e terminano contemporaneamente), sono dovute a un riflesso vagale per compressione della testa del feto e sono dette "precoci" o "Dip 1". Le decelerazioni sfasate rispetto alla contrazione sono dette "tardive" o "variabili" o "Dip 2" quando iniziano dopo la contrazione. Le decelerazioni tardive sono dovute a insufficienza placentare, quelle variabili a compressione sul funicolo ombelicale (entrambe sono quindi espressione di ipossia cerebrale).
In caso di sofferenza fetale, si deve ricercare la cosiddetta "centralizzazione del circolo" tramite la flussimetria, che evidenzia la riduzione del circolo nell'aorta discendente, e tramite l'amnioscopia, che evidenzia l'emissione del meconio.
Contesto Clinico e Approccio Multidisciplinare
Il Profilo Biofisico Fetale è un test affidabile per valutare il benessere fetale, ma nessun test è accurato al 100%. L'interpretazione del tracciato cardiotocografico varia a seconda che questo venga effettuato durante il travaglio o durante le ultime 4 settimane di gravidanza. In travaglio si dà più importanza alle decelerazioni e si valuta se sono sfasate rispetto alle contrazioni uterine; fuori travaglio si dà importanza alla variabilità e alle accelerazioni, invece le decelerazioni sono sempre considerate patologiche.
Tutto quanto elencato, descritto e spiegato va sempre visto alla luce dei dati che emergono dall’anamnesi dell’assistita (personale, gravidica e familiare), dalla sua cartella clinica della gravidanza e dagli esami ematochimici presenti. Talora è necessario integrare i reperti ottenuti con altri esami ematochimici idonei alla valutazione di altri elementi specifici. È, infatti, sempre necessario "contestualizzare" le informazioni ottenute tramite le conoscenze e le tecniche con la realtà che i nostri assistiti presentano.
L'identificazione di "stati comportamentali del feto" tramite osservazione prolungata ha consentito di valutare l'integrità neurologica. Dopo la 36a settimana di gravidanza, il feto presenta un'alternanza dei 4 stati comportamentali (tono muscolare, respiro, movimenti oculari, movimenti fini degli arti), testimonianza della maturazione del sistema nervoso centrale. In condizioni di ipossia cerebrale, il feto perde successivamente, in ordine inverso, questi parametri. Con il profilo biofisico, si hanno risposte più immediate sullo stato di benessere del feto.
Un punteggio basso su un profilo biofisico potrebbe indicare che sono necessari ulteriori controlli o cure particolari. Se un problema viene rilevato durante il travaglio, si ricorre alla rianimazione intrauterina del feto; alle donne può essere somministrata una rapida infusione endovenosa di liquidi o possono essere posizionate lateralmente.