Un Gesto, Un Dibattito: Il Caso Martine Croxall e la BBC tra Neutralità Editoriale e Linguaggio Inclusivo

Il mondo dell'informazione pubblica, e in particolare emittenti di prestigio come la BBC, si trova da tempo al centro di complesse dinamiche che vedono contrapporsi principi di neutralità editoriale, sensibilità linguistiche emergenti e la crescente polarizzazione della società. Al cuore di queste tensioni, un episodio apparentemente minore può assumere un significato emblematico, scatenando dibattiti che trascendono la singola vicenda per toccare temi di più ampia portata. È il caso di Martine Croxall, veterana anchorwoman della BBC, la cui correzione di una frase in diretta televisiva ha innescato una reazione a catena, mettendo in luce le profonde spaccature che attraversano il giornalismo e il discorso pubblico contemporaneo. Questo incidente non è solo un resoconto di una violazione disciplinare, ma una lente attraverso cui osservare le battaglie identitarie e le "culture wars" che definiscono il nostro tempo, e l'impatto di un linguaggio che cerca di essere sempre più inclusivo, a volte a costo di rimettere in discussione concetti ritenuti universali.

Martine Croxall in studio durante un notiziario della BBC

L'Incidente in Diretta: "Persone Incinte" vs. "Donne Incinte"

L'episodio che ha sollevato un'ondata di discussioni e contestazioni risale a un notiziario trasmesso lo scorso giugno, durante il quale l'anchorwoman Martine Croxall, volto storico di BBC News, è stata protagonista di un gesto che ha acceso il dibattito. La vicenda si svolge sul BBC News Channel, nel corso dell’introduzione a un servizio incentrato su una ricerca della London School of Hygiene & Tropical Medicine. Il tema era l'impatto delle ondate di calore nel Regno Unito, con un focus sugli individui più a rischio. Nel testo preparato, destinato al teleprompter, compariva l’espressione «pregnant people», ovvero "persone incinte". Questo linguaggio è diventato sempre più diffuso in ambiti accademici e sanitari, poiché intende includere anche persone trans e non-binari che possono portare avanti una gravidanza, riconoscendo così che l'esperienza della gestazione non è esclusiva delle sole donne cisgender.

Tuttavia, Martine Croxall ha scelto di intervenire in diretta. Leggendo il teleprompter, la conduttrice ha pronunciato la frase «the aged, pregnant people… women… and those with pre-existing health conditions». Un momento chiave è stato quando si è fermata un istante, per poi sostituire a voce il termine «people» con «women». Una scelta linguistica apparentemente innocua, una semplice sfumatura o correzione lessicale, ma che è stata interpretata ben oltre la sua immediata superficialità. Durante quel passaggio, la telecamera ha colto un’espressione facciale che non è passata inosservata. Gli spettatori hanno interpretato questa smorfia, con gli occhi spalancati e le sopracciglia alzate, come un segno di disapprovazione, fastidio e sarcasmo. Il gesto, accompagnato da una smorfia diventata virale, secondo quanto riportato dall’Executive Complaints Unit (Ecu) della Bbc, sarebbe stato interpretato come una presa di posizione personale su un tema oggetto di dibattito pubblico. Qualcuno avrà colto una presa di posizione, altri un gesto istintivo, quasi di mestiere, per rendere più scorrevole il testo o per correggere quello che riteneva uno "script goffo". Solo settimane dopo è diventato chiaro che quei pochi secondi, con una lievissima smorfia del volto e le sopracciglia alzate, sarebbero stati letti - e giudicati - come un caso emblematico nel braccio di ferro fra neutralità giornalistica, battaglie identitarie e “culture wars” sul genere.

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La Violazione dell'Imparzialità Editoriale della BBC

L'episodio ha rapidamente attirato l'attenzione, non solo del pubblico ma anche degli organismi di controllo interni della BBC. L'emittente britannica, in quanto servizio pubblico, ha uno statuto e un codice editoriale molto rigidi per quanto riguarda l'imparzialità. In base alle regole di imparzialità dell'emittente britannica, infatti, ai conduttori dei telegiornali non è consentito esprimere opinioni su argomenti controversi. L'emittente afferma che l'anchorwoman Martine Croxall avrebbe espresso "un'opinione controversa sulle persone trans". La veterana anchorwoman della Bbc, Martine Croxall ha ricevuto un richiamo disciplinare da parte dell'emittente pubblica britannica per "potenziale violazione dell'imparzialità" dopo aver corretto in diretta l'espressione "persone incinte" con "donne".

L’Executive Complaints Unit (Ecu) della BBC, l'unità esecutiva incaricata dei reclami, ha svolto un'indagine approfondita sull'accaduto. L'indagine è stata avviata in seguito a numerose segnalazioni da parte degli spettatori: sarebbero stati venti i reclami ricevuti, nei quali veniva segnalata un’espressione “di disgusto, disprezzo ed esasperazione” da parte della giornalista. L’Ecu ha accolto 20 reclami, stabilendo che Croxall ha violato le regole di imparzialità dell’emittente. Nel rapporto pubblicato il 6 novembre, l’Ecu scrive che quella espressione ha dato la «forte impressione» di un punto di vista personale su una questione controversa, in particolare le dispute pubbliche sull’identità trans. La conduttrice "ha inoltre fatto un’espressione facciale di disapprovazione - spalancando gli occhi - che indicava un punto di vista particolare nelle controversie attualmente in corso sull’ideologia trans".

L'unità di controllo ha sottolineato un principio fondamentale per l'imparzialità giornalistica, specialmente per i volti che rappresentano un'emittente pubblica: non è necessario un commento esplicito per violare gli standard. Anche un gesto o una smorfia, in un contesto così polarizzato, può essere percepito come una presa di posizione. Questo aspetto è cruciale, poiché sposta il focus dalla mera verbalizzazione di un'opinione alla percezione che il pubblico ha del presentatore, anche attraverso il linguaggio non verbale. La stessa azienda ha dichiarato che l'unità esecutiva incaricata dei reclami ha accolto 20 denunce relative alla trasmissione.

Le Reazioni e la Polarizzazione del Dibattito

L'incidente ha scatenato un'ondata di reazioni contrastanti, alimentando ulteriormente le cosiddette "culture wars" che vedono contrapporsi diverse visioni sul genere e sul linguaggio. Il breve video in cui si vede la presentatrice correggere il testo e reagire con gli occhi spalancati è stato condiviso migliaia di volte sui social media, accompagnato da letture diametralmente opposte.

Da un lato, osservatori e attivisti trans o sostenitori della causa hanno letto la scena come l’ennesimo segnale di ostilità culturale nei confronti di un linguaggio dagli obiettivi inclusivi. Per loro, il gesto di Croxall rappresentava una resistenza non giustificata all'adozione di termini più ampi che possano riconoscere la diversità delle esperienze di gravidanza. Dall'altro, chi si oppone al concetto di «pregnant people» ha visto nella scelta di Croxall un momento di “resistenza” alle derive del politicamente corretto. Questa fazione ha interpretato il suo intervento come un ripristino del "buon senso" di fronte a quello che percepiscono come un eccesso di inclusività linguistica che ignora la biologia.

Tra le voci più celebri a esprimere apprezzamento per la conduttrice vi è stata la scrittrice J.K. Rowling, nota per le sue posizioni critiche verso alcune interpretazioni del movimento transgender e figura centrale del fronte “gender critical”. La “mamma” di Harry Potter aveva espresso pubblicamente il proprio apprezzamento nei confronti della giornalista, scrivendo sul suo profilo X: «Ho una nuova conduttrice preferita della Bbc». Questo endorsement ha ulteriormente amplificato la portata dell'episodio, legandolo a un dibattito più ampio e acceso. La scrittrice, da anni figura centrale del fronte “gender critical”, esulta su X e definisce Croxall la sua «nuova presentatrice preferita della BBC». Questo evidenzia come il caso Croxall non fosse solo un problema interno alla BBC, ma un riflesso delle profonde divisioni culturali e sociali.

La stessa Croxall sembra intuire da subito la portata della clip, ironizzando online sul fatto di essere «pronta a essere convocata dai capi». Questo suggerisce una consapevolezza della delicatezza della questione e delle possibili ripercussioni. Il dipartimento ha sottolineato che «i messaggi di approvazione che la signora Croxall ha successivamente ricevuto sui social, insieme alle opinioni critiche espresse nelle denunce contro la Bbc e altrove, confermano che l'idea che la conduttrice avesse espresso un punto di vista personale era ampiamente condivisa in tutto lo spettro di opinioni sul tema». L’Ecu, nel valutare le diverse letture, si attesta su quella dell’«esasperazione», giudicata congruente con la spiegazione dei suoi superiori, ma sottolinea che, nell’insieme, l’impressione di una presa di posizione personale è stata «ampiamente condivisa» tra persone con opinioni opposte sul tema trans. E proprio questo - il fatto che tanto sostenitori quanto detrattori dell’inclusione di genere leggano in quel gesto una posizione politica - viene indicato come prova del problema.

Simbolo di inclusione e diversità di genere

Le Radici del Linguaggio Inclusivo e il Dibattito sulla Biologia

Il cuore della controversia linguistica risiede nella volontà di rendere il linguaggio più inclusivo, estendendolo per abbracciare tutte le identità. L'adozione di termini come "persone incinte" nasce dalla consapevolezza che non solo le donne cisgender (coloro il cui genere corrisponde al sesso assegnato alla nascita) possono vivere una gravidanza. Uomini transgender e persone non-binary che mantengono gli organi riproduttivi femminili possono anch'essi portare avanti una gestazione. Pertanto, l'espressione «pregnant people» è pensata per riflettere questa realtà, evitando di escludere o invisibilizzare tali individui. È parte di un più ampio sforzo per un linguaggio di genere neutro, che mira a eliminare le discriminazioni e a promuovere la parità di diritti e il riconoscimento di tutte le identità.

Tuttavia, questa evoluzione linguistica si scontra con una visione più tradizionale e, per alcuni, con la percezione della realtà biologica. Molti sostengono che, biologicamente, la gestazione può avvenire solo nel corpo femminile, e che definire "donne" le persone che partoriscono sia semplicemente un dato di fatto immutabile. Questa prospettiva critica vede nel linguaggio inclusivo una distorsione della realtà, una forzatura ideologica che, pur partendo dalla necessità sacrosanta di riaffermare la parità di diritti e di combattere le discriminazioni, finisce per calpestare il buon senso, il rispetto delle altrui opinioni e persino la biologia. Si sostiene che affermare l'esistenza di "persone incinte" anziché "donne incinte" equivalga a mettere in discussione verità biologiche basilari.

Un esempio evocativo di questa visione è il paragone con il linguaggio dei bambini: se si chiedesse a un bambino come è nato, la risposta più naturale sarebbe: “dalla pancia di mamma”. Nessun bambino direbbe spontaneamente: “dalla pancia di una persona”. Questa analogia viene usata per argomentare che il linguaggio inclusivo, in questo contesto, contrasta con una comprensione innata e naturale della realtà. Si tratta di una tendenza a distorcere i fatti e a considerare moralmente ineccepibili affermazioni politicamente corrette anche quando esse contraddicono l’evidenza. In questo senso, il dibattito su "pregnant people" non è solo una questione di parole, ma un punto di attrito fondamentale tra l'esigenza di inclusività e la percezione della realtà biologica, spesso politicizzato e caricato di significati ideologici contrastanti.

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Le Conseguenze per Martine Croxall e la Posizione della BBC

Le conseguenze dirette per Martine Croxall, a seguito dell'indagine dell'Executive Complaints Unit, sono state formali ma significative. Formalmente, la sanzione per Croxall è un richiamo disciplinare. Il caso è stato «riportato ai vertici di BBC News» ed è stato discusso approfonditamente con la presentatrice e con il team editoriale coinvolto nella produzione del notiziario. È importante notare che non risultano sospensioni o provvedimenti più gravi, il che suggerisce che la BBC abbia optato per un'azione correttiva interna piuttosto che per una punizione più severa. Tuttavia, il messaggio interno che è passato è stato inequivocabile: chi conduce un notiziario in un'emittente pubblica non può apparire - nemmeno con il linguaggio del corpo - come parte attiva di una controversia politica o culturale. La BBC ribadisce così un principio che attraversa tutti i suoi codici editoriali: ai giornalisti, soprattutto quando sono in video e rappresentano il volto dell'emittente, è richiesto di «evitare di esprimere opinioni personali su questioni controverse», e questo vincolo si estende anche a ciò che può essere percepito come tale dal pubblico.

La BBC, nella sua valutazione complessiva, ha riconosciuto alcune attenuanti che, seppur non scagionando completamente Croxall, offrono una prospettiva più articolata sulla situazione. Nelle ricostruzioni ufficiali, la motivazione più benevola nei confronti di Croxall parla di «esasperazione» per uno script giudicato «goffo». La stessa emittente ha riconosciuto che lo script fosse poco elegante e che riportasse il linguaggio della nota stampa, compreso il poco elegante «the aged» e la formula «pregnant people», non in linea con lo stile abituale della BBC né con le parole usate dal ricercatore intervistato, che nella clip successiva parlava invece di «pregnant women». La correzione, dunque, non era di per sé priva di logica giornalistica se interpretata come un tentativo di migliorare la fluidità del testo o di allinearlo a un linguaggio più comune o a quello della fonte diretta.

Di fatto, però, l’Ecu è giunta alla conclusione che anche assumendo la buona fede della presentatrice - cioè che stesse reagendo alla forma del testo, non al contenuto identitario - il risultato sullo schermo è stato quello di comunicare al pubblico un giudizio su un tema sensibile. In altre parole: per chi guarda, non è tanto importante ciò che Croxall “intendeva”, quanto ciò che è apparso. Ed è apparso, a una parte rilevante del pubblico, come una critica implicita al linguaggio inclusivo di genere, in un momento storico in cui ogni sfumatura lessicale su questi temi viene immediatamente politicizzata. Il nodo, per l’Ecu, resta lo “strato” in più, quell’espressione facciale che, su un tema così incendiario, sposta la scena dalla sfera della mera precisione linguistica a quella del commento personale.

La BBC nel Vorticante delle "Culture Wars"

Il caso Martine Croxall non si verifica in un vuoto, ma si inserisce in un contesto più ampio di sfide e tensioni che la BBC, come servizio pubblico, affronta da anni. Non riguarda solo lei, ma è sintomatico di una problematica strutturale. La BBC vive una tensione permanente fra il suo obbligo statutario di imparzialità e una società britannica profondamente polarizzata. Ogni parola pronunciata, ogni scelta editoriale, ogni sfumatura di linguaggio su temi come Brexit, immigrazione, razzismo, identità di genere o politica estera scatena reazioni immediate e spesso estreme.

C'è chi accusa la corporation di piegarsi a un’ideologia “woke”, cedendo alle pressioni di movimenti progressisti e adottando un linguaggio e delle sensibilità che vengono percepite come politicizzate. Questi critici vedono casi come quello di Croxall come la prova di una presunta «censura interna» pro-trans, citando proprio il richiamo disciplinare alla giornalista come un'indicazione di una linea editoriale squilibrata che favorisce determinate ideologie. D'altra parte, vi è chi, al contrario, denuncia un eccesso di cautela da parte della BBC, sostenendo che tale prudenza frenerebbe un dibattito necessario sui diritti delle minoranze e sulla rappresentazione inclusiva. Per questi osservatori, la paura di essere accusati di parzialità porta l'emittente a essere troppo timida nell'affrontare questioni importanti per le comunità marginalizzate.

La polarizzazione si riflette anche nelle reazioni all'incidente di Croxall: commentatori conservatori hanno elogiato la scelta della presentatrice di «dire donne», vedendola come un atto di resistenza contro il "politicamente corretto". Allo stesso tempo, altri, inclusi commentatori religiosi e conservatori cristiani, hanno accusato la BBC di essere condizionata da una presunta «censura interna» pro-trans, citando proprio il richiamo a Croxall come prova di una linea editoriale squilibrata. Questo mette in evidenza la difficoltà intrinseca per un'emittente pubblica di soddisfare tutte le fazioni in un ambiente mediatico così frammentato e ideologizzato.

Non è la prima volta che Martine Croxall è stata oggetto di richiami per violazioni dell'imparzialità, indicando una certa ricorrenza nella difficoltà di mantenere la neutralità richiesta. Nel 2022, durante il programma “The Papers”, andato in onda poche ore dopo l’annuncio di Boris Johnson di non candidarsi alla leadership dei Conservatori, la conduttrice aveva chiesto ad alta voce se le fosse consentito essere «gleeful», cioè compiaciuta, definendo il momento «molto eccitante» e ridendo con gli ospiti a proposito del caos interno ai Tory. Anche in quel caso, la BBC, dopo aver analizzato i reclami, stabilì che il programma «non aveva rispettato gli standard di imparzialità» e la giornalista sparì dallo schermo per circa dodici giorni. Questi precedenti evidenziano una tensione costante tra la personalità del presentatore e le rigorose aspettative di neutralità imposte da un'organizzazione come la BBC.

Immagine che rappresenta il confronto tra diverse opinioni in una

Dall'Anglosassone all'Italia: L'Eco del Dibattito

Il fenomeno che ha generato il caso Martine Croxall, predominante nel mondo progressista anglosassone, comincia a lasciare tracce significative anche in Italia, evidenziando come il dibattito sul linguaggio inclusivo e le "culture wars" non siano confinate a un'unica area geografica, ma rappresentino una tendenza globale. Questo non si tratta solo di linguaggio, ma di una tendenza a distorcere i fatti e a considerare moralmente ineccepibili affermazioni politicamente corrette anche quando esse contraddicono l’evidenza. La vicenda della giornalista britannica è solo l’ultimo esempio di una tendenza più ampia: un estremismo che, pur partendo dalla necessità sacrosanta di riaffermare la parità di diritti e di combattere le discriminazioni, finisce per calpestare il buon senso, il rispetto delle altrui opinioni e persino la biologia. L'eco di questa pressione del politicamente corretto si manifesta anche nel contesto italiano, seppur con dinamiche e argomenti specifici.

Un esempio recente che illustra questa tendenza è il dibattito alla Camera dei Deputati sul consenso informato dei genitori sull’educazione sessuale extra programmi scolastici. Di fronte ad accuse clamorose dell’opposizione, come quella di voler vietare l’educazione sessuale e favorire i femminicidi, il ministro Valditara ha reagito con fermezza, rispondendo: «Vergognatevi, state dicendo falsità, leggete la legge». In questo frangente, ciò che ha fatto notizia non è stata l'evidenza del merito delle questioni o la legge in sé, ma l’indignazione dei parlamentari per la replica del ministro. Riemerge il medesimo tema riscontrato nel caso Croxall: la pressione del politicamente corretto e di una presunta superiorità morale rischia di soffocare il confronto costruttivo e persino la realtà dei fatti.

Questo episodio italiano, benché diverso nel merito specifico, riflette la stessa dinamica di polarizzazione e di strumentalizzazione linguistica e concettuale che ha caratterizzato il dibattito anglosassone. Le accuse lanciate durante il dibattito parlamentare, sebbene forse estremizzate, miravano a delegittimare la posizione avversaria non tanto sul piano razionale o legale, quanto su quello morale e ideologico. Si creano così delle narrazioni dominanti che, in nome di un'ideologia o di un principio di inclusione (spesso interpretato in maniera radicale), possono portare a ignorare o a minimizzare argomenti basati su dati, fatti o sulla logica comune.

La "religione woke" ha contagiato anche la Bbc, è noto, come è stato suggerito nel contesto delle informazioni fornite, e l'ultimo caso di Martine Croxall lo dimostra. Questa espressione, sebbene di parte, cattura il senso di una crescente influenza di certe ideologie nel mondo mediatico e culturale. In Italia, sebbene con un ritmo diverso, si assiste a una crescente attenzione verso queste tematiche, portando a dibattiti che, come quello sulla genitorialità o sul linguaggio di genere, diventano rapidamente campi di battaglia ideologici dove la neutralità e il "buon senso" sono messi a dura prova.

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