Cristiano Ronaldo e le nuove frontiere della genitorialità: tra etica, mercato e mito

I soldi non daranno la felicità, come dice il proverbio, ma ormai sono sufficienti per avere un figlio. Chi ne ha tanti, poi, può permettersi anche due gemelli. Come in qualsiasi mercato di beni materiali: più disponibilità economica hai, più oggetti puoi acquistare. E proprio come oggetti, oggi, si comprano anche i figli. Come nel caso di Cristiano Ronaldo, che, secondo indiscrezioni non ancora confermate, sarebbe in attesa di diventare papà di due bambini che nasceranno con la pratica della maternità surrogata. L’asso del Real Madrid, 4 volte Pallone d’Oro e campione d’Europa con la nazionale lusitana, si farebbe quindi, ancora una volta, tristemente testimonial di una pratica disumana che sfrutta il corpo delle donne e alimenta un drammatico mercato di bambini “commissionati” su misura.

rappresentazione concettuale di una culla moderna e tecnologia medica

Il peso della fama e il silenzio pubblico

A riferire i particolari ai tabloid inglesi e in particolare a “The Sun”, che per primo ha riportato la notizia, è stata una fonte particolarmente vicina alla famiglia di CR7. “Cristiano e la sua famiglia non vedono l’ora di incontrare i nuovi membri - avrebbe detto la fonte -. A Ronaldo piace tenere lontano dai riflettori la sua vita privata, ma ha detto agli amici più stretti che i due neonati arriveranno molto presto perché la madre è in avanzata gestazione. Cristiano Junior, che oggi ha 6 anni, sarebbe costato 10mila sterline. Suo padre, all’epoca, non rivelò ufficialmente come il bambino fosse stato concepito e le uniche dichiarazioni in merito arrivarono dalla sorella del campione portoghese, la quale dichiarò che la madre “non esisteva”.

Questo post nasce da un sentimento di stupore di fronte al silenzio quasi completo sul fatto che il neo arrivato campione Cristiano Ronaldo abbia utilizzato per ben tre volte la maternità surrogata (probabilmente lo ha fatto nel caso di Cristiano Junior, anche se lui non ha voluto rivelare esattamente come è stato concepito, sicuramente invece per i gemelli Eva e Mateo). Insomma, mentre il suo arrivo in Italia è stato celebrato da tutta la stampa e dalle televisioni in mondovisione, mentre si vendevano talmente tante magliette che la Juve faceva fatica a produrle, mentre aumentava in maniera impressionante il numero di seguaci dei canali social del club torinese, nulla di nulla veniva detto di questi bambini nati diversamente.

Da un lato la sua alimentazione veniva raccontata fin nel dettaglio, così come le tecniche per rimanere in salute, così come la sua grande generosità in fatto di donazioni, dall’altro il tema “utero in affitto”, veniva appena accennato, ma senza commenti di sorta. Mi sarei aspettata quanto meno attacchi da parte di politici e opinionisti da sempre contrari alla gestazione surrogata, da Salvini che di recente ha detto che l’utero in affitto gli fa “schifo” al popolo del Family Day e a Mario Adinolfi. Invece quest’ultimo ha gioito per l’arrivo del campione, mentre le uniche ad avanzare critiche sono state Giorgia Meloni, che ha parlato di “figli à la carte“, e Vladimir Luxuria, che ha amaramente suggerito ai genitori di indirizzare i figli gay alla carriera del calcio.

Maternità Surrogata e generazione naturale. Un confronto tra Diritto, Biologia ed Etica

Doppi standard morali e rivoluzione antropologica

Ma questo post, non fraintendete, non è affatto contro Cristiano Ronaldo. Ritengo davvero quella di Ronaldo una famiglia allegra e allargata e anzi mi ha da sempre incuriosito questo calciatore così particolare, con un senso di paternità così spiccato da volere tanti figli e da farli nonostante tutto, persino senza madre. Inoltre, dopo essermi occupata meglio del tema, sono attualmente abbastanza favorevole a questa pratica, se regolamentata. È vero, implica che alla fine di una gravidanza il bambino passi in altre braccia che non siano quelle della madre. Ma è anche un’opportunità per molte coppie parzialmente sterili, nonché per quelle omosessuali (che, ricordo, nel nostro paese non possono adottare, un’atrocità veramente insensata che purtroppo non sarà questo governo a cambiare).

Oltretutto, la scienza ha reso possibile l’utilizzo dell’utero come una sorta di luogo dove possono crescere embrioni che abbiano un dna diverso da quello della madre surrogata. Tornando a Ronaldo. Purtroppo è evidente che di fronte a lui gli italiani utilizzano uno standard morale doppio, come sono d’altronde usi fare (basta citare il nome di Berlusconi). Da un lato si accaniscono ferocemente contro l’utero in affitto - provate a scriverne a favore e capirete - dall’altro sono pronti a “perdonare” l’imperdonabile al calciatore più famoso, ricco e bravo del mondo. Ma se chi usa la madre surrogata è aberrante, così la pensa la maggioranza, politici compresi, non dovrebbe essere aberrante anche lui? E invece non c’è tifoso della Juve che non sia al settimo cielo per l’arrivo del calciatore portoghese al proprio club.

Ovviamente non sto auspicando che Ronaldo venga bersagliato da critiche e insulti. Tutt’altro. Vogliamo partire da lui, dalla sua storia, dalla sua famiglia diversa? Vogliamo dire che si può fare, e che i modi per fare i figli sono diversi ma forse egualmente accettabili? Perché altrimenti si può solo amaramente constatare che ai ricchi e ai famosi gli italiani perdonano tutto, anche quello che ai loro occhi è una delle scelte più immorali che esista. È arrivato in Italia un uomo che ha detto “mio figlio della madre non ha bisogno”. Esiste una rivoluzione antropologica più grande per il nostro paese? Discutiamone, allora, per arrivare - magari - ad una posizione diversa e più articolata. Temo invece che dal un lato si gioirà per i gol del campione, dall’altro si continuerà ad attaccare chi usa questa pratica.

La gestione della fertilità nel mondo dello sport

L'immagine pubblica di Cristiano Ronaldo, atleta di successo e icona globale, spesso oscura aspetti più privati della sua vita. Tra questi, la scelta di ricorrere all'inseminazione artificiale per allargare la sua famiglia è un elemento che, seppur non esplicitamente confermato, ha generato ampie speculazioni e dibattiti. Le informazioni direttamente accessibili riguardo alla paternità dei figli di Cristiano Ronaldo sono limitate. Sappiamo che ha avuto un figlio, Cristiano Jr., nel 2010, la cui madre è rimasta anonima. Successivamente, ha avuto due gemelli, Eva e Mateo, tramite maternità surrogata, e infine, con Georgina Rodríguez, ha avuto Alana Martina e successivamente due altri figli, Bella Esmeralda e un altro figlio il cui nome non è stato ancora pubblicamente divulgato.

Analizzando i fatti noti, possiamo ipotizzare che la scelta di Ronaldo sia stata guidata da una serie di fattori personali, che vanno dalla volontà di avere una famiglia numerosa alla difficoltà di conciliare la sua carriera impegnativa con una vita familiare tradizionale. Non è un caso isolato nel mondo del calcio. Ad esempio, a San Paolo, il Fenomeno Ronaldo ha rivelato di aver fatto una vasectomia o, come ha detto al quotidiano brasiliano Folha de S.Paulo, «ho chiuso la fabbrica di figli». Il calciatore è padre di Ronald, 10 anni, figlio di Milene Domingues, di Alex (5 anni), frutto di un rapporto occasionale con Michelle Umezu quando si trovava in Giappone per un'amichevole con il Real Madrid nel 2004, di Maria Sophia (2 anni) e Maria Alice (nove mesi), avute dalla moglie attuale, Bia Anthony.

Curiosamente, Ronald e Maria Alice sono nati il 6 aprile, e Alex l'8 aprile. Alex è stato riconosciuto da Ronaldo solo dopo che Michele Umezu ha ottenuto in tribunale il riconoscimento della paternità. «È un peccato che abbiamo perso questi anni di convivenza, però Michelle è andata direttamente in tribunale senza farmi sapere niente, e la giustizia è molto lenta, così ci siamo conosciuti solo adesso - ha detto Ronaldo al quotidiano -. Mio figlio è entrato a far parte della famiglia nel modo più naturale, e adesso siamo una famiglia ancora più grande. Però adesso basta, così ho deciso di chiudere la fabbrica». Anche Pelè, dopo qualche paternità «imprevista», molti anni fa decise di sottoporsi ad intervento per rendersi sterile. Poi però se ne pentì, al punto da ricorrere all'inseminazione artificiale per ingravidare la seconda moglie, da cui poi ebbe, grazie a questo metodo, due gemelli.

schema grafico sulla progressione della fertilità nelle celebrità

Le implicazioni etiche e le tecniche riproduttive

La maternità surrogata e l'inseminazione artificiale sono argomenti complessi con implicazioni etiche e legali significative. Le leggi che regolano queste pratiche variano considerevolmente da paese a paese, generando dibattiti accesi sulla moralità e sull'accettabilità sociale di queste tecnologie riproduttive. Alcuni sostengono che queste pratiche siano un'appropriazione indebita del corpo femminile, mentre altri le vedono come un modo per realizzare il desiderio di genitorialità per chi altrimenti non potrebbe farlo. In particolare, la scelta di mantenere anonima la madre di Cristiano Jr. solleva questioni di riservatezza e diritti della donna.

L'inseminazione artificiale è una tecnica di riproduzione assistita che prevede l'introduzione di spermatozoi nel sistema riproduttivo femminile al fine di facilitare il concepimento. Esistono diverse tecniche, che variano in base alle esigenze individuali e alle problematiche di fertilità. Il processo prevede una serie di fasi, tra cui la stimolazione ovarica, il prelievo degli ovociti, la fertilizzazione in vitro e l'impianto dell'embrione nell'utero. La decisione di ricorrere all'inseminazione artificiale comporta anche un impatto psicologico ed emotivo significativo per la coppia o l'individuo coinvolto. Il percorso può essere lungo e stressante, con alti livelli di ansia e incertezza.

Nel caso di Cristiano Ronaldo, la decisione di utilizzare questa tecnologia potrebbe essere stata influenzata da considerazioni personali complesse, legate alla sua carriera, alla sua vita privata e alla sua aspirazione a costruire una famiglia. L'inseminazione artificiale, insieme ad altre tecniche di riproduzione assistita, sta diventando sempre più diffusa nella società contemporanea. Questo è dovuto a diversi fattori, tra cui l'aumento dell'età media al primo parto, l'incremento delle coppie con problemi di fertilità e l'evoluzione delle leggi e delle norme sociali che regolano queste pratiche. La crescente diffusione di queste tecniche solleva importanti questioni sociali ed etiche, riguardanti il diritto alla genitorialità, i limiti dell'intervento tecnologico sulla riproduzione umana e l'impatto sulla struttura familiare.

Evoluzione delle tecnologie e prospettive sociali

Le tecnologie riproduttive sono in continua evoluzione, con nuovi progressi che aprono nuove possibilità, ma anche nuove sfide etiche e sociali. Il caso di Cristiano Ronaldo, seppur circoscritto alla sua esperienza personale, contribuisce ad alimentare il dibattito pubblico su queste questioni, invitandoci a riflettere sulle implicazioni etiche, sociali e personali legate alle tecnologie riproduttive e alla costruzione della famiglia nel mondo contemporaneo. È necessario comprendere che, mentre la scienza avanza a ritmi serrati, il tessuto normativo e culturale fatica a trovare una sintesi che soddisfi le diverse istanze morali.

Il riferimento alle discussioni parlamentari, come la Seduta 459 dell'18 febbraio 2021, dimostra quanto il tema della famiglia e dei diritti legati alla procreazione sia centrale nel dibattito politico, sebbene spesso declinato su binari differenti rispetto alla realtà vissuta dalle celebrità. Mentre le istituzioni discutono sulla stabilità di un Governo, il tema della genitorialità assistita continua a correre su un binario parallelo, influenzato più dalla disponibilità economica dei singoli che dalla coerenza legislativa nazionale. Il Fenomeno brasiliano, parlando di aver congelato il liquido seminale nel caso in cui, in futuro, dovesse cambiare idea, ha sottolineato come la tecnologia consenta oggi di pianificare la discendenza con una precisione quasi industriale.

Questo approccio alla genitorialità, percepito come una scelta gestionale, si scontra frontalmente con le visioni più tradizionali. È una divergenza profonda: da un lato l'idea del figlio come un dono naturale, dall'altro quella del figlio come un traguardo raggiungibile attraverso il supporto medico. Se da una parte si gioirà per i gol del campione, dall’altra si continuerà ad attaccare chi usa questa pratica. Questa dicotomia rimane la cifra stilistica del nostro tempo, dove l'ammirazione per l'eccellenza sportiva prevale, spesso, sulle profonde divergenze di natura etica. La sfida dei prossimi decenni sarà quella di integrare queste diverse visioni in un quadro che tuteli sia il diritto alla felicità dei genitori che la dignità umana in ogni sua forma, superando la tentazione del doppio standard morale.

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