Quando si pensa alla maternità, nella nostra testa si forma, in automatico, la figura di una donna sorridente con le mani appoggiate teneramente sul pancione. Complice la quantità di film e libri che comunicano questo tipo di immaginario, l’associazione mamma e felicità diventa ovvia. Ma la realtà potrebbe essere molto diversa ed è importante che se ne parli. Ad oggi, per fortuna, la letteratura contemporanea si sta lentamente discostando da questa visione proponendo una riflessione nuova sulla maternità, sviscerandone gioie e sfide quotidiane.

Negli ultimi anni, l’argomento maternità è diventato un tema scottante sotto svariati punti di vista, soprattutto con l’aumentare della consapevolezza riguardo la salute riproduttiva femminile e l’accendersi del dibattito attorno alle leggi sull’aborto. Pochi temi oggi sono incandescenti quanto la maternità. Che la si affronti sotto il profilo politico, economico o dei sentimenti, sembra che nulla si possa più dare per scontato.
L’interruzione di gravidanza come denuncia: L’evento di Annie Ernaux
Per inaugurare questa lista di consigli, non potevo fare altro che partire da lui, L’evento di Annie Ernaux, autrice francese vincitrice del Premio Nobel per la letteratura nel 2022. Pubblicato in Francia nel 2000, L’evento è un romanzo di carattere autobiografico che narra il difficile percorso di una giovane donna che ha dovuto ricorrere all’aborto clandestino per interrompere una gravidanza in corso.
Siamo in Francia nel 1963, l’aborto è ancora illegale e l’unica via per riprendere possesso del proprio corpo è commettere un reato. Dalla disperata ricerca di qualcuno che la aiuti, fino ad arrivare alla descrizione di quel terribile giorno, queste pagine sono pervase della disperazione di una ventitreenne che lotta per sé stessa. Narrato in prima persona sotto forma di flusso di coscienza, il racconto prende spunto dal diario intimo tenuto dalla protagonista durante quel particolare momento della sua vita; un diario che diventerà strumento di denuncia sociale. "L’evento" è una discesa nell’isolamento. Nessuno può o vuole aiutarla, nessuno la ascolta davvero: eppure lei resiste, testarda e sola, fino alla fine, quando un aborto clandestino rischia di ucciderla. Solo allora, nel letto di un ospedale, la società si ricorda che è una persona.
L’ombra del trauma: La spinta di Ashley Audrain
Categorizzato come un thriller, La spinta di Ashley Audrain è, in realtà, molto più di questo. La protagonista della storia è Blythe, una donna insicura, cresciuta in una famiglia difficile, da una madre anaffettiva e distaccata. Quando Blythe scopre di aspettare un figlio, inevitabilmente si pone delle domande e si chiede che tipo di madre sarà, visto il suo passato. Sarà capace di prendersi cura di un esserino indifeso? Nella protagonista arde la voglia di riscatto, la volontà di dimostrare a se stessa e al mondo che sì, è in grado di fare la mamma, a dispetto dei traumi subiti durante l’infanzia.

Fin dal momento del parto, il rapporto tra Blythe e la neonata Violet appare difficoltoso. La bambina sembra voler respingere sua madre a tutti i costi, abitata da una cattiveria che non si addice ad una bimba appena nata. Quando crescendo Violet manifesta strani comportamenti, Blythe mette di nuovo tutto in discussione: cosa sta sbagliando? Non c’è la madre buona senza la madre cattiva. Il compromesso, sostiene la psicologia, è la madre abbastanza buona. Ma le madri cattive cattive esistono, eccome.
La mercificazione del corpo e la fabbrica degli uteri
Romanzo d’esordio della scrittrice filippina Joanne Ramos, La fabbrica indaga le ragioni che spingono le donne ad affittare il proprio utero, una scelta che assume significati diversi sulla base dell’etnia e della necessità che una donna ha di poter disporre del proprio corpo. Il focus del romanzo, infatti, si rivela essere il dibattito attorno alla mercificazione del corpo femminile, visto, in questo caso, come uno strumento per produrre denaro e ricchezza.
Seppure da fuori la tenuta sembri un paradiso, la realtà all’interno di quelle mura è ben diversa. Le Ospiti, infatti, conducono una vita del tutto isolata dal mondo esterno, scandita da attività quotidiane prestabilite. Attraverso l’espediente del racconto corale, e le testimonianze delle donne che prendono voce, l’autrice sviluppa un’analisi sociale accurata della disparità esistente tra le due parti.
Analisi laica e diritto all’autodeterminazione
Unico saggio della lista è Il diritto di scegliere. Sull’aborto. Storie e riflessioni oltre la retorica di Simona De Ciero. Pubblicato nel 2022 dalla casa editrice torinese La Corte Editore, questo testo nasce dalle recenti discussioni sul diritto all’aborto, non solo in Italia ma anche all’estero. Personalmente, non sono una fanatica del purché se ne parli ma in questo caso ho deciso di fare un’eccezione. A convincermi è stato il modo con cui viene affrontato il tema. Il punto di vista dell’analisi infatti, è del tutto laico e, come dice il sottotitolo, oltre la retorica. Sono pagine piene di testimonianze dirette di donne che hanno dovuto far valere il proprio diritto all’autodeterminazione, confrontandosi spesso con una legge contraria.
Maternità come mosaico di emozioni: Hélène Délforge e Quentin Gréban
Concludiamo questa carrellata di consigli con un libro dolcissimo, uno di quei libri scaldacuore: Mamma di Hélène Delforge, illustrato da Quentin Gréban. Di fatto, è una raccolta di pensieri sul tema: 31 ritratti di mamme provenienti da tutto il mondo che raccontano il rapporto unico tra madri e figli. Tenerezza, stupore, gioia, preoccupazioni e fatica. Il tutto racchiuso all’interno della parola mamma.
Reparto Maternità
Come avrete capito, esistono mille modi per raccontare la maternità e, nel 2024, è importante dare spazio a tutte le voci che trattano il tema. Come si può immaginare, l’argomento è assai delicato. Perciò, prima di entrare nel merito, occorre mettersi in una posizione di apertura e ascolto: la condizione biologica che porta al diventare genitore (la gravidanza e la procreazione) non è l’unico presupposto per considerarsi una madre.
La gestione dell'imperfezione e il superamento dei sensi di colpa
Stefania Andreoli, psicoterapeuta e autrice di Lo faccio per me, ha interagito con le madri sui social rendendosi conto di quanto il mito del sacrificio materno e dell’amore incondizionato abbiano fatto grossi danni. Danni per le mamme, che sono sempre più frustrate, infelici e sommerse dai sensi di colpa, ma anche per i figli, che faticano a emanciparsi dai genitori. Come fare a smettere di pensare che volere il meglio per i figli debba necessariamente significare annullarsi? Rivalutando, dice la Andreoli, il concetto di egoismo come qualcosa di estremamente positivo. “Ai figli non serve una mamma perfetta, che sappia sempre cosa fare. Ai figli serve una mamma consapevole, che sappia perché - e per chi - fa quel che fa”.
In quest'ottica di liberarsi dall'ossessione della perfezione, Giordana Ronci, in Manifesto della mamma imperfetta, sostiene che fare un figlio sia espressione di una enorme forza creativa. Il segreto è fare pace con l’idea che nessuno è perfetto, e che l’imperfetto è in realtà una condizione molto più interessante perché in divenire, segnata dalla costante esigenza di imparare e cambiare.
Maternità, disabilità e sfide straordinarie
Il precipizio dell'amore di Mariangela Tarì è un libro che non deve mancare nella libreria di tutti quei genitori che hanno un grande coraggio e una grande voglia di lottare per la vita. Un libro verità nel quale troverai la forza che è necessaria, talvolta, per filtrare il tema della genitorialità e dell’essere madri lontane dai pregiudizi e dai luoghi comuni, perchè è un atto d’amore, divenire genitori, e come ogni atto d’amore comporta anche una grande dose di coraggio.
Parallelamente, la storia di Antonella Ferrari, descritta in Comunque mamma, offre una prospettiva diversa: quella di una donna che ha dovuto rinunciare al suo sogno di diventare madre a causa della sclerosi multipla. Una rinuncia che però non le ha impedito di cercare altre vie alla maternità, descrivendo in modo intimo e trascinante il suo viaggio verso una pienezza, nonostante tutto.
La maternità nelle sue forme distopiche e future
La crisi demografica in Italia è un tema ormai onnipresente, nei discorsi sulle prospettive della nostra società. Anche se le soluzioni non sembrano a portata di mano, il rischio è di rovesciare ancora una volta sulle donne la responsabilità della trasformazione sociale. Tra i libri che ne parlano va segnalato Libere. Di scegliere se e come fare figli di Maria Ilaria Dondi, che ribalta i termini della questione. La denatalità non è un tema solo italiano, però, e proprio dal Giappone arriva un romanzo distopico che porta il problema alla sua estremizzazione: Parti e omicidi di Mijrata Sayaka.

Guarda al presente, ma con uno sguardo “profetico”, il libro postumo di Michela Murgia, Dare la vita, che si interroga su gravidanza surrogata e maternità d’anima. Michela Murgia è stata anche autrice di Stai zitta, un libro nel quale tenta di scardinare i grimaldelli del patriarcato partendo dal linguaggio. L’uso di un linguaggio che esuli dalla riproduzione di vecchi schemi di pensiero, maschilisti e sessisti, è il punto cardine di questo libro: fornisce le chiavi per liberarsi dal peso delle mortificazioni subite dalle donne.
Verso una nuova narrazione: dal "dovere" alla scelta consapevole
La letteratura contemporanea sta inaugurando una riflessione nuova sul tema della maternità, un aspetto che fin dai tempi più antichi appare inestricabilmente collegato all’essere femminile in quella correlazione assoluta “donna-madre” che è stata portata avanti per secoli. Oggi il punto di vista sta lentamente cambiando: l’essere madri non viene più descritto come il completamento della vita di una donna, il fine assoluto e vocazionale, ma diventa una scelta consapevole e non obbligata.
Rachel Cusk, ne Il lavoro di una vita, racconta senza artifici quell’evento destabilizzante che è la nascita di un figlio che spesso precipita una donna in una dimensione ambivalente e conflittuale. Anche Sheila Heti, nel suo Maternità, descrive una donna alla soglia dei quarant’anni che si ritrova a ponderare una scelta che le appare difficilissima, ponendosi domande continue e feroci. È un saggio che è anche una dichiarazione di guerra al mito della maternità come dovere naturale.
Allo stesso modo, il testo I figli che non voglio raccoglie una serie di voci di donne italiane che hanno scelto - con consapevolezza, fatica o leggerezza - di non diventare madri. Non ci sono slogan, né ricette universali. Il risultato è un libro che rompe il tabù della “non maternità”, quella che spesso viene vista come egoismo, carenza, errore da corregger.
Infine, per comprendere appieno la complessità psicologica, le opere di Massimo Recalcati, come Le mani della madre, offrono una lettura profonda. Egli ricorda che “Il legame con la madre è una donazione che rende possibile la trasmissione non solo della vita in quanto tale, ma del sentimento della vita, del desiderio di vivere”. Ogni anno, con l’arrivo della festa della mamma, ci ritroviamo a celebrare un ruolo che sembra dover contenere tutto: amore, dedizione, sacrificio, instancabile presenza. Ma in un tempo che chiede tanto alle donne - di essere madri perfette, lavoratrici instancabili, custodi del benessere altrui - un libro può diventare un gesto intimo e potente per rompere il silenzio e sentirsi meno sole.