La diagnosi di un tumore al seno in età fertile rappresenta un momento di profonda trasformazione per la vita di una donna. Tra le sfide cliniche e personali più significative vi è la gestione della fertilità, una preoccupazione centrale per le pazienti che desiderano costruire una famiglia. Grazie ai progressi della medicina oncologica, oggi è possibile affrontare il percorso di cura con una prospettiva futura più serena, integrando la pianificazione della maternità nel piano di trattamento.

Il contesto clinico: fertilità e terapie oncologiche
La maggior parte delle pazienti affette da tumore al seno riceve trattamenti che possono influire sulla fertilità. L'effetto della chemioterapia, in particolare, dipende dai farmaci utilizzati e dalle dosi ricevute. Questo trattamento può danneggiare le ovaie e ridurre la riserva ovarica, causando una menopausa precoce, che può essere temporanea, soprattutto nelle donne giovani.
Per le donne in età fertile con tumore del seno sensibile alla terapia ormonale, la gestione è spesso complessa a causa della necessità di una terapia endocrina da seguire per almeno 5 anni. Questo porta le giovani a rinviare la gravidanza nell’attesa di concludere la terapia. Tuttavia, è importante discutere le opzioni di fertilità dopo una diagnosi di tumore al seno con gli operatori sanitari, per tenerne conto quando si elabora un piano di trattamento.
La pianificazione della maternità: nuove evidenze scientifiche
Le donne in età fertile con tumore del seno sensibile alla terapia ormonale possono pensare di programmare una gravidanza senza il timore di un peggioramento della situazione. Sospendere temporaneamente la terapia ormonale dopo un tumore al seno HR-positivo diagnosticato in fase precoce per cercare una gravidanza, non sembra aumentare il rischio di recidiva nel breve termine.
Secondo uno studio controllato, è possibile interrompere temporaneamente la terapia per affrontare una gravidanza, a condizione che il trattamento venga ripreso e completato dopo il parto. In uno studio del 2017 presentato ad ASCO è emerso che a 10 anni dalla diagnosi, indipendentemente dalla tipologia tumorale, la sopravvivenza libera da malattia è la stessa sia in chi ha avuto una gravidanza sia in chi non l'ha avuta. L'analisi condotta su oltre 500 donne sotto i 42 anni, che desideravano una gravidanza dopo un tumore al seno, ha confermato che il tasso di recidiva a tre anni è stato dell'8,9%, simile al tasso delle donne che non hanno interrotto le cure.
19.04.2021 - La preservazione della fertilità in oncologia
Percorsi di preservazione e tecniche di procreazione medicalmente assistita
Le donne che desiderano avere figli dopo il trattamento del cancro hanno diverse opzioni a seconda di come la loro riserva ovarica è influenzata dal trattamento. A volte il ciclo riprende e la paziente può ottenere una gravidanza spontaneamente. Se la gravidanza non si verifica e la donna ha una buona riserva ovarica, si può procedere alla fecondazione in vitro.
Prima di iniziare il trattamento del cancro, le donne possono crioconservare i loro ovuli o embrioni per utilizzarli in futuro, una volta guarito il cancro. Al momento opportuno, gli ovuli o gli embrioni vengono scongelati per continuare il processo di fecondazione in vitro e il successivo trasferimento nell'utero. Le donne che non possono utilizzare i propri ovuli a causa dei danni provocati dai trattamenti antitumorali possono ricorrere a una donatrice di ovuli.
Equilibrio ormonale e supporto specialistico
La fertilità femminile è il risultato di un equilibrio estremamente delicato tra ormoni, ovulazione e salute dell’apparato riproduttivo. Quando questo equilibrio si altera, il concepimento può diventare difficile. Gli ormoni regolano ogni fase del ciclo mestruale: dalla maturazione dei follicoli ovarici fino all’ovulazione e alla preparazione dell’endometrio per l’impianto dell’embrione.
In situazioni di necessità, una cura di ormoni per rimanere incinta viene prescritta solo dopo un’attenta valutazione clinica. Ad esempio, il Dufaston contiene un derivato del progesterone ed è utilizzato nei casi in cui l’organismo non produce una quantità sufficiente di questo ormone. È possibile rimanere incinta durante questo tipo di trattamento. Le terapie per indurre l'ovulazione utilizzano ormoni iniettabili che stimolano direttamente le ovaie, venendo impiegati sia nei cicli naturali che nelle tecniche di fecondazione assistita come IUI, FIVET e ICSI.

Monitoraggio del percorso verso la maternità
È necessario valutare il rischio di recidiva della malattia per stabilire il momento più opportuno per cercare di concepire. Il medico può stabilire in base all’andamento della malattia quando è possibile interrompere temporaneamente le cure per programmare la gravidanza e quando riprenderle. I dati indicano che, successivamente alla gravidanza, la terapia ormonale è stata ripresa dalla maggior parte delle donne.
La ricerca continua a progredire: in Italia nel 2025 si conferma un quadro stabile sul fronte delle nuove diagnosi di cancro, mentre la mortalità oncologica continua a diminuire. Proseguire la terapia ormonale oltre i classici 5 anni riduce ulteriormente le probabilità di recidiva e metastasi nelle donne in pre-menopausa, il che sottolinea l'importanza di un monitoraggio costante e di una stretta collaborazione con l'équipe oncologica. Ogni caso di gravidanza post-tumore deve essere gestito con un approccio personalizzato, tenendo conto delle esigenze cliniche specifiche e del desiderio di maternità della paziente, garantendo una presa in carico che sia al contempo scientificamente rigorosa e umanamente attenta.
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