Trasformare il Deserto in Oasi: Strategie Antiche e Tecnologie Rivoluzionarie per la Fertilità del Suolo

Il deserto, con le sue vaste distese apparentemente ostili, ha sempre rappresentato una delle sfide più imponenti per l'umanità. Spesso si crede che la sua incapacità di sostenere la vita vegetale sia dovuta a una composizione del suolo intrinsecamente sterile. Tuttavia, la verità è che il deserto è tale perché manca l’acqua, non perché il suolo ha una composizione inadatta a sostenere le coltivazioni. Questa distinzione fondamentale apre la porta a un mondo di possibilità, suggerendo che con l'acqua e le giuste tecniche, anche le terre più aride possono fiorire. Se solo piovesse, infatti, la vegetazione potrebbe attecchire nei deserti sabbiosi. In quelli rocciosi, oltre a ciò, è necessario che le rocce si sgretolino fino a permettere la penetrazione delle radici delle piante.

La storia stessa del nostro pianeta fornisce esempi illuminanti di come i paesaggi aridi non siano immutabili. Nel Sahara, ad esempio, nell’ultimo milione di anni, a causa delle forti fluttuazioni climatiche, si sono alternati periodi aridi a periodi più piovosi, durante i quali si sono formati, insieme alle oasi, alcuni laghi. A riprova di ciò sono stati trovati disegni raffiguranti ippopotami, animali in grado di vivere solo in presenza di pozze d’acqua. Questo passato verdeggiante alimenta la speranza e la determinazione degli sforzi contemporanei volti a riportare la vita in queste terre. Oggi, però, la sfida è amplificata da un fenomeno preoccupante: la desertificazione, ovvero l'espansione dei deserti su territori un tempo fertili, spesso causata dall'azione antropica. Questa problematica, alimentata dalla crisi climatica, sta diventando sempre più grave, minacciando ecosistemi preziosi e la sicurezza alimentare di milioni di persone in tutto il mondo. Fortunatamente, l'ingegno umano sta sviluppando approcci multidisciplinari, che spaziano dalla riscoperta di tecniche millenarie all'applicazione di innovazioni scientifiche e tecnologiche all'avanguardia, per rendere nuovamente fertili le terre desertiche o in via di desertificazione.

Mappa globale della desertificazione

La Desertificazione: Una Minaccia Globale in Crescita

La desertificazione è un fenomeno che si verifica quando terreni fertili o semiaridi perdono la loro capacità produttiva e si trasformano in deserti. Questo processo non è limitato ai deserti naturali, che per loro natura, formatisi nel corso di millenni, occupano il 6,4% delle terre emerse e costituiscono un ecosistema di grandissimo valore caratterizzato da paesaggi e forme di vita adattate a condizioni estreme. La desertificazione, invece, è un degrado del suolo che colpisce aree dove un tempo fioriva la vita. A causa della crisi climatica, la desertificazione è di fatto un problema crescente, con 250 milioni di persone direttamente colpite dal degrado di terreni un tempo fertili. I suoi effetti sono di portata globale: secondo le Nazioni Unite, il problema riguarda un terzo della superficie terrestre della Terra, inaridendo parti dell’Africa, del Sud America, dell’Europa meridionale, della Cina e un terzo del suolo degli Stati Uniti.

Le cause di questo fenomeno sono molteplici e interconnesse. I periodi di siccità non sono solo il risultato di una combinazione di variabilità climatica naturale, ma sono un sintomo evidente di un cambiamento climatico indotto dalle attività umane. Tra queste, spiccano l'uso dei combustibili fossili, la deforestazione indiscriminata, il degrado del suolo dovuto a pratiche agricole non sostenibili, e una cattiva gestione delle risorse idriche e del territorio. In particolare, in molte aree, la pressione demografica e le necessità economiche hanno portato a un sovrasfruttamento del pascolo e a un'agricoltura intensiva che esaurisce i nutrienti del terreno e ne compatta la struttura, rendendolo più vulnerabile all'erosione e alla perdita di umidità. Per esempio, nel contesto marocchino, oltre il 90% del Paese versa in un clima da arido a semi-arido e due terzi è nel deserto. Il Marocco, inoltre, è altamente vulnerabile agli impatti dei cambiamenti climatici.

Le ripercussioni economiche e sociali della desertificazione sono allarmanti. Una revisione del 2018 della Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione ha rilevato che l’economia globale è destinata a perdere 23 trilioni di dollari entro il 2050 a causa del degrado del territorio, una cifra stratosferica che sottolinea l'urgenza di agire. Fortunatamente, intraprendere azioni urgenti costerebbe solo una frazione di quella cifra: 4,6 trilioni di dollari, un investimento che a lungo termine genererebbe un ritorno economico e ambientale incalcolabile. I dati diffusi dal WWF indicano che il degrado del suolo e la siccità causati dall’uomo interessano circa 1,6 miliardi di ettari in tutto il mondo, e le ripercussioni dirette coinvolgono almeno 3,2 miliardi di persone. Un allarme cresciuto in silenzio, che riguarda ora anche l'Europa, Italia inclusa. Lo scorso maggio, oltre il 40% dell’Europa risultava colpita da qualche forma di siccità, tra cui regioni insospettabili ritenute immuni, come l'Irlanda, la Francia settentrionale, il Benelux, diverse regioni della Germania, alcune zone delle pendici settentrionali delle Alpi e le isole del Mediterraneo sud-orientale, per fare solo alcuni esempi. Secondo gli attuali modelli climatici, i fenomeni di siccità saranno sempre più frequenti e gravi in futuro.

Strategie Tradizionali e l'Aridocoltura: Coltivare con Poca Acqua

Di fronte a questa sfida globale, l'essere umano ha sviluppato, fin dai tempi antichi, ingegnosi metodi per adattarsi e far prosperare le coltivazioni anche in ambienti ostili. L'aridocoltura, in particolare, è l’insieme di tecniche agricole volte a minimizzare l’uso dell’acqua, rigenerare i suoli e mantenere produttive le coltivazioni anche in climi con forti limitazioni idriche. È un campo che ha acquisito un ruolo centrale nelle strategie di gestione sostenibile delle risorse agricole a livello globale, integrando sia pratiche tradizionali consolidate sia innovazioni tecnologiche.

L'agricoltura arida si riferisce specificamente ai sistemi produttivi sviluppati in ambienti caratterizzati da precipitazioni annuali inferiori ai 250 mm, elevate escursioni termiche e suoli spesso poveri e degradati. La caratteristica fondamentale di questi terreni è spesso la composizione sabbiosa, che impedisce la ritenzione di acqua e nutrienti. I terreni sabbiosi, infatti, sono costituiti da particelle di grandi dimensioni che creano ampi spazi porosi. Questa struttura consente un rapido drenaggio dell'acqua - e dei preziosi fertilizzanti - al di sotto della zona in cui arrivano le radici delle piante che non riescono ad intercettare l’acqua. Per contrastare queste difficoltà, l'ingegno umano ha dato vita a una serie di soluzioni.

Tecniche di aridocoltura e gestione dell'acqua

L'Arte dell'Irrigazione Sostenibile

Un modo fondamentale per rendere fertile il deserto è irrigarlo con pozzi artificiali. Tuttavia, l'irrigazione massiva può essere insostenibile in regioni aride a causa della scarsità d'acqua e del rischio di salinizzazione del suolo. Per questo, l'efficienza è cruciale. In Israele, per esempio, con il metodo della coltivazione goccia a goccia, che permette di usare poca acqua senza sprecarla, si sono ottenute zone fertili in pieno deserto. Questa tecnica, che porta l'acqua direttamente all'apparato radicale delle piante, minimizza l'evaporazione e lo spreco, ed è ampiamente utilizzata anche da progetti come Sand to Green in Marocco. Le tecniche di gocciolamento sono diventate un pilastro dell'agricoltura in ambienti dove ogni goccia conta.

Accanto all'irrigazione a goccia, le tecniche tradizionali si integrano spesso con soluzioni innovative per massimizzare la ritenzione idrica e la produttività. Le olla, per esempio, sono contenitori in terracotta porosa, tradizionalmente utilizzati nelle zone aride per un’irrigazione efficiente. Riempiti d’acqua e interrati accanto alle piante, rilasciano lentamente l’acqua direttamente alle radici, riducendo drasticamente l’evaporazione e lo spreco idrico. Analogamente, i vasi porosi sono realizzati con materiali traspiranti che permettono una lenta diffusione dell’acqua. Questi sistemi collaudati nel tempo sono molto semplici da implementare, soprattutto in contesti a basso budget.

Il Mulching e l'Ombreggiatura Naturale

Il mulching naturale, o pacciamatura, consiste nel coprire il terreno con materiali organici quali paglia, foglie, trucioli di legno o cippato. L'applicazione di uno strato di materiale organico crea una coperta confortevole per riparare la vita del suolo e tenere le radici delle piante umide. Questo strato non solo protegge il terreno dall’evaporazione, ma ne migliora anche la struttura e favorisce la biodiversità microbica, essenziale per la fertilità. Grazie a uno strato di 20 cm di paglia, ad esempio, nel progetto Fruiting the Deserts in Senegal, si annaffiano i giovani alberi soltanto una volta ogni quattro giorni e le piante più vecchie solo una volta alla settimana, dimostrando un notevole risparmio idrico rispetto alle pratiche convenzionali.

L'ombreggiatura naturale, attraverso l'uso di alberi fertilizzanti o piante pioniere, è un'altra tecnica cruciale. Queste piante, che crescono con pochissima acqua e pochissime cure, servono da innesco alla crescita di un bosco, creando zone d’ombra che riducono la temperatura del suolo e ne limitano la perdita d’acqua. Inoltre, hanno la capacità di fertilizzare il suolo e le coltivazioni circostanti, e una volta cresciute fungono da frangivento, proteggendo le piante più delicate dal vento del Sahel che asciuga rapidamente il suolo e la rugiada mattutina.

La Selezione delle Piante e la Gestione del Suolo

La scelta di piante adatte è uno degli aspetti più critici nell’agricoltura arida. Le coltivazioni a ciclo breve, come insalate, rucola e spinaci, permettono di ottimizzare le risorse idriche concentrando l’uso dell’acqua in brevi periodi. Per progetti di riforestazione o agroforestazione, la selezione include specie resistenti alla siccità come il carrubo, il fico e il melograno, piante che Ben Moussa di Sand to Green predilige per la loro resilienza e capacità di adattamento.

Un elemento chiave per trattenere acqua nel suolo e rigenerare la fertilità dei terreni è la materia organica ricca di microrganismi benefici. I microrganismi stessi hanno la fantastica capacità di trattenere molta acqua vicino a loro. Per questo, la produzione di compost e termocompost è fondamentale. Nel progetto Fruiting the Deserts, Emile ed Abdoulaye fanno un termocompost con l’aiuto delle galline, dimostrando come anche piccoli animali da fattoria possano contribuire attivamente alla rigenerazione del suolo.

Infine, l'uso di swale e micro terrazzamenti per raccogliere l’acqua piovana è una pratica ispirata alla permacultura che massimizza l'infiltrazione e la disponibilità idrica, trasformando ogni precipitazione, anche se rara, in una risorsa preziosa per la crescita delle piante. Il sistema di pascolamento razionale, che imita la transumanza degli animali selvaggi, può trasformare il pascolamento da causa di desertificazione a strumento di rigenerazione. Il passaggio degli animali, che porta letame, pascolamento e calpestio del terreno, è benefico se gestito correttamente, favorendo la crescita di un prato verde e fresco senza che le mandrie abbiano il tempo di brucare l'erba fino a farla sparire.

L'Innovazione al Servizio della Fertilità: Tecnologie Rivoluzionarie

Accanto alle sagge pratiche dell'aridocoltura, la scienza e la tecnologia offrono soluzioni all'avanguardia per superare i limiti degli ambienti desertici, rendendo possibile ciò che fino a poco tempo fa sembrava pura fantascienza. Queste innovazioni si concentrano principalmente sulla gestione dell'acqua e sul miglioramento delle proprietà del suolo a un livello mai raggiunto prima.

Schema di funzionamento della nanoargilla liquida

Liquid Nanoclay (LNC): La Rivoluzione Norvegese

Dalla Norvegia, la startup Desert Control, il cui nome è già un programma, ha brevettato una tecnologia innovativa che riesce a rendere fertili anche i terreni più aridi. Questa soluzione si basa su un mix di argilla e acqua, che in qualche modo si ispira all'antico Egitto. Non è un caso: gli egiziani, proprio grazie al sapiente uso dell'argilla proveniente dal fiume Nilo, hanno reso fertile quell'area del Paese. Un'innovazione raccontata dai libri di storia, che probabilmente ha ispirato anche l'ingegnere norvegese Kristian P. Olesen, founder di Desert Control, l'azienda che ha inventato il metodo LNC, acronimo di Liquid Natural Clay.

Si tratta di un particolare composto di acqua e argilla che penetra nel terreno e contribuisce a renderlo più fertile. L'azienda ha inventato un nuovo modo di mescolare queste due sostanze, creando un mix che una volta spruzzato sul suolo avvolge perfettamente ogni granello di sabbia e gli permette di trattenere acqua e sostanze nutritive. Da un lato, le proprietà fertilizzanti dell’argilla arricchiscono il terreno altrimenti molto povero di nutrienti, dall’altro, la sua consistenza liquida permette di utilizzare l’innovativo mix con qualsiasi metodo di irrigazione.

La vera innovazione della startup è l’aver creato un sistema in grado di agire a livello nanometrico. Le nanoparticelle di argilla contenute in LNC vengono veicolate in profondità nel terreno. Una volta in posizione, si legano saldamente alle particelle di sabbia. Questo legame chimico e fisico trasforma la struttura del suolo: l’argilla colma gli spazi porosi eccessivi tipici della sabbia, creando una matrice strutturale più fine e coesa. Quando viene applicato al terreno, questo trattamento modifica il comportamento della sabbia, che diventa improvvisamente capace di trattenere fino al 50% di acqua in più, ma anche di trattenere i nutrienti, favorire la vita microbica e stabilizzare le colture nelle prime fasi di crescita.

Il trattamento di Desert Control con LNC, che ha richiesto un periodo di ricerca e sviluppo lungo 15 anni, è stato già testato in applicazioni agricole su meloni e broccoli, di inverdimento urbano e sui terreni da golf negli Stati Uniti, mostrando dei miglioramenti molto importanti e con un grande risparmio idrico. Difatti, anche negli Emirati Arabi Uniti, dove il deserto rende la coltivazione molto costosa, c'è un grande interesse verso la nanoargilla. Nel 2018, Desert Control ha iniziato i primi test in laboratorio e sul campo insieme al Centro internazionale per l’Agricoltura Biosalina di Dubai (ICBA). Per gli Emirati Arabi Uniti, trovare un metodo efficace e conveniente per sfruttare il suolo è una priorità, dato che il Paese non è in grado di provvedere alla domanda di prodotti agroalimentari della popolazione ed è costretto ad importare circa il 90% del cibo. I test sul campo sono proseguiti anche durante il lockdown, e dopo cinque mesi la sabbia ha lasciato spazio alle foglie rigogliose di frutta e verdura, come angurie e zucchine.

Dagli esperimenti è emerso che l’utilizzo della nanoargilla liquida porterebbe un vantaggio anche dal punto di vista idrico, riducendo il consumo di acqua di oltre il 50%. E quanto ci vuole per trasformare un terreno arido in uno arabile? Secondo la compagnia norvegese, solo poche ore. Tuttavia, gli studi andranno avanti per testare l’efficacia del nuovo prodotto con diversi metodi di irrigazione e di terreno e soprattutto per verificare che l’introduzione di un elemento estraneo all’ambiente desertico non comprometta la salute dell’intero ecosistema. Come fa notare la studiosa Jacqueline Hannam della Cranfield University interpellata dalla CNN: “È un'innovazione piuttosto insolita, i terreni ricchi di argilla contengono più nutrienti e acqua, il che probabilmente riduce la necessità di irrigazione. Tuttavia gli ecosistemi desertici sono molto fragili”. Se i risultati dovessero confermare le intuizioni della startup norvegese, questa nuova formula potrebbe essere un’ottima notizia per molte aree del Pianeta in cui coltivare è praticamente impossibile. Al momento, Desert Control ha stimato che il prezzo del trattamento si aggira tra i due e i cinque dollari a metro quadro. Ma nell’ultimo anno ha raccolto cinque milioni di dollari che utilizzerà per sviluppare delle unità mobili in grado di aumentare la produzione di nanoargilla liquida così da abbattere notevolmente i costi e andare incontro ai Paesi delle aree desertiche in difficoltà. Ovviamente, la ricetta deve essere adattata ad ogni esigenza, come evidenzia l’ingegnere norvegese Kristian P. Olesen, secondo il quale ogni terreno deve essere analizzato per comprendere il giusto mix di argilla da veicolare nel terreno.

Sand to Green: Agroforestazione e Desalinizzazione Solare

Un'altra startup, questa volta franco-marocchina, Sand to Green, ha l’obiettivo di trasformare il deserto da minaccia a produttore di cibo. Questa azienda dimostra che è possibile coltivare nel deserto, con la conferma che “basta” lottare contro la desertificazione e trasformare i terreni degradati attraverso l’agroforestazione. Il loro sistema può essere implementato ovunque vicino a una fonte di acqua salmastra, che Sand to Green desalinizza utilizzando tecnologia ad energia solare, rendendo l'approccio autosufficiente e sostenibile. Utilizzano tecniche di gocciolamento per portare l’acqua necessaria alla crescita delle piante direttamente al loro apparato radicale. I tre alberi preferiti da Ben Moussa, fondatore dell'azienda, sono il carrubo, il fico e il melograno, specie resilienti e adatte al clima arido. Gli sforzi per coltivare raccolti in ambienti desertici si stanno diffondendo, e Sand to Green sta ora lavorando per espandersi fino a diventare un sito commerciale su 20 ettari, sempre al sud del Marocco, mostrando un futuro promettente per l'agricoltura in queste regioni.

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Storie di Successo: Progetti Concreti che Trasformano il Deserto

La teoria e l'innovazione tecnologica trovano la loro più potente conferma negli esempi reali, nei progetti che hanno già dimostrato la fattibilità di rendere fertile il deserto. Queste storie sono fonti di ispirazione e conoscenza pratica, dimostrando come sia possibile coltivare cibo sano senza l’uso di prodotti chimici anche in zone aride e desertificate.

Greening the Desert: La Visione di Geoff Lawton

Uno dei pionieri di questa trasformazione è Geoff Lawton, un esperto di permacultura la cui visione si concretizza nel progetto "Greening the Desert". Grazie a un’attenta cura del suolo e all’uso di swale e micro terrazzamenti per raccogliere l’acqua piovana, Lawton riesce a far crescere alberi da frutto in una food forest e un rigoglioso orto. Il progetto Greening the Desert è la prova vivente che possiamo invertire la desertificazione e riportare la vita in terre aride, creando ecosistemi produttivi e resilienti anche in condizioni estreme. Le food forest, o foreste alimentari, sono sistemi agricoli che imitano gli ecosistemi forestali naturali, stratificando piante diverse che collaborano tra loro, migliorando la fertilità del suolo e riducendo il fabbisogno idrico nel tempo.

Fruiting the Deserts: Rinverdire il Senegal

Nella calda sabbia del Nord Senegal, nei pressi della città di Saint Louis, crescono le premesse di una foresta alimentare. Questo progetto, "Fruiting the Deserts", è stato avviato a Marzo 2020 da Emile Jacquet insieme ad Aboudoulaye Kà, un fantastico contadino senegalese, socio e co-ideatore della fattoria. L'area di partenza era mezzo ettaro di solo sabbia, senza materia organica, con piogge sporadiche durante solo 4 mesi all’anno. Un suolo troppo pascolato, dove da anni, nella stagione secca (8 mesi all’anno), non cresceva più un filo di erba. Basti pensare che 200 anni fa c’erano foreste rigogliose in questa parte del Senegal, mentre oggi resta solo qualche povero albero. Negli anni ‘70 ci sono stati 7 anni di siccità, senza una goccia d’acqua, che hanno portato la gran maggior parte dei pastori a lasciare le loro abitazioni e ad andarsene a vivere altrove.

Nonostante le difficoltà, insieme ad Abdoulaye, Emile riesce a far crescere alberi da frutto, a coltivare l’orto e ad allevare alcune galline, piccioni e pecore. Lo scopo del progetto è chiaro: rigenerare il suolo e rinverdire il deserto. I primi risultati sono molto incoraggianti; si riesce a crescere alberi da frutto senza prodotti di sintesi lì dove tutti pensavano fosse impossibile. A Fruiting the Deserts si applicano i principi della permacultura usando tecniche dell’agricoltura naturale per coltivare piante sane e nutritive.

A giugno 2020 sono stati piantati i primi alberi, la premessa di una foresta rigogliosa, di un sogno verde e di un'abbondanza di cibo. Per poter far crescere gli alberi da frutto con il minimo di acqua, Abdoulaye segue i consigli di Emile nella realizzazione di un termocompost fatto con l’aiuto delle galline e di un bio-fertilizzante fogliare. Insieme riescono a decidere al meglio come coltivare senza l’uso di sostanze chimiche e nel rispetto della cultura senegalese. Nel deserto, il maggior problema è l’evaporazione, poiché per le temperature estreme l’acqua se ne va letteralmente come fumo in aria. Per limitare questo fenomeno, Emile e Abdoulaye non hanno piantato solo alberi da frutto, ma anche alberi fertilizzanti, piante pioniere che crescono con pochissima acqua e pochissime cure. Questi alberi fertilizzanti sono piante sacrificabili, che servono da innesco alla crescita di un bosco. Man mano che passano le stagioni, saranno potati per creare pacciamatura dai loro rami e foglie e per dare luce alle coltivazioni. Dopo circa 10 anni, non rimarranno che pochi di questi alberi fertilizzanti, trasformati in humus e succosa frutta piena di sole.

Oltre all’ombra degli alberi fertilizzanti e alla pacciamatura sotto alle piante, Emile ed Abdoulaye fanno un termocompost con l’aiuto delle galline. La materia organica ricca di microrganismi benefici è un fattore chiave per trattenere acqua nel suolo e rigenerare la fertilità dei terreni. I microrganismi stessi hanno la fantastica capacità di trattenere molta acqua vicino a loro. Emile imita gli ecosistemi naturali e prevede che in 10 anni il campo di Abdoulaye non avrà più bisogno di tante cure. Sarà verdeggiante da solo, un vero bosco commestibile, senza bisogno di lavoro. La food forest che stanno facendo crescere si comporterà come un bosco selvaggio in grado di autoprodurre la propria fertilità.

Al Baydha Project: La Rinascita in Arabia Saudita

Anche in Arabia Saudita, una regione notoriamente arida, il progetto Al Baydha ha dimostrato risultati straordinari. Negli anni ’50, in Arabia Saudita è stato abolito il sistema autoctono di gestione della terra, e come conseguenza, il suolo si è trasformato in un deserto. Tutta la popolazione locale si ricorda della grande foresta che poco meno di 70 anni fa cresceva ancora sul terreno di Al Baydha project, con alberi di 1 metro di diametro. Oggi, in così poco tempo, non rimane nulla, neanche una traccia di questa foresta. Gli alberi sono stati tutti tagliati e venduti per poter comprare da mangiare per le mandrie, una triste testimonianza dell'impatto delle decisioni umane sul paesaggio.

Nonostante 36 mesi senza piogge e quasi senza annaffiatura, il progetto ha dimostrato che fosse possibile far crescere alberi e un bel prato di erba, quest’ultimo durante la stagione delle piogge. Quindi, nonostante la gravissima e velocissima degradazione delle condizioni ecologiche, è possibile rigenerare il deserto e veder crescere di nuovo un panorama verdeggiante. Oggi, il team del progetto lavora per allargarlo a una zona molto più ampia, replicando il successo su scala maggiore.

Le Grandi Foreste Cinesi: Un Drago Verde Contro il Drago Giallo

In Asia centrale, le tempeste del deserto stanno lasciando una scia di distruzione. Ogni primavera, la polvere dei deserti settentrionali della Cina viene spazzata via dal vento e spinta verso Est, esplodendo su Pechino. I cinesi la chiamano “drago giallo”, i Coreani “la quinta stagione”, a indicare la gravità del fenomeno. Di fronte a questa minaccia, il governo Cinese ha intrapreso la coltivazione di tre gigantesche foreste. Anche se il progetto è stato cominciato solo negli anni '90, i risultati sono già stupendi! Seguendo le piogge, migliaia di animali selvaggi di tutti tipi pascolano un prato verde e fresco. Spostandosi velocemente, non hanno il tempo di brucare l’erba fino a farla sparire. Invece il loro passaggio che porta letame, pascolamento e calpestio del terreno è benefico, dimostrando un'applicazione su vasta scala di principi di gestione ecologica integrata.

Questi esempi, alcuni in piccola scala e altri a misura di un paese o addirittura di un intero continente, dimostrano la vasta gamma di soluzioni disponibili e la loro efficacia. Come avrai capito leggendo questo articolo, si possono fare miracoli anche in pochi anni. La sola nostra volontà può decidere del futuro delle zone aride e della loro espansione. L'essere umano è diventato contadino circa 10.000 anni fa, e i primi campi agricoli, e quindi le prime città, sembra siano state nel Medio Oriente, magari dove oggi si trova la Giordania, vicino al luogo della crocifissione di Cristo. Studi archeologici hanno dimostrato che all’epoca la cosiddetta “Mezza Luna Fertile”, fertile lo era davvero. Oggi non è rimasto nulla di tutto ciò, solo un immenso deserto. Questo solleva delle domande fondamentali sul nostro impatto sul pianeta, ma al contempo ci offre la speranza e gli strumenti per invertire la rotta.

Campo coltivato nel deserto

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