La gestione della placenta accreta rappresenta una delle sfide cliniche più complesse nell'ambito della medicina perinatale moderna. Si tratta di una condizione in cui la placenta aderisce in modo anomalo, o invade direttamente, il miometrio, comportando un elevato rischio di emorragie massive durante il parto. In virtù della gravità della patologia, la Regione Liguria ha strutturato un protocollo di intervento multidisciplinare che coordina diverse figure professionali di alto profilo, garantendo una rete di assistenza che si estende dal percorso nascita fino alla presa in carico pediatrica e sociale.

Il coordinamento multidisciplinare e la rete regionale
L’organizzazione della risposta clinica ligure si fonda su un modello a rete che vede il Dott. Referente coordinare un pool di esperti appartenenti alle eccellenze ospedaliere del territorio. Il coordinamento centrale assicura che il percorso diagnostico sia uniforme, riducendo le variabilità legate alla singola struttura e garantendo che ogni paziente, indipendentemente dal luogo di residenza, possa accedere a standard di cura elevati. La struttura organizzativa coinvolge figure chiave in diversi ambiti: per l’area pediatrica è attivo R. Borea dell’IRCCS G. Gaslini, mentre il percorso nascita e ostetrico è supervisionato da F. Gorlero dell’E.O. Ospedali Galliera.
Questa sinergia mira a superare il concetto di cura isolata, proponendo una visione sistemica dove l'integrazione delle competenze avviene in tempo reale. Il ruolo del referente scientifico, A. Moscatelli dell’IRCCS G. Gaslini, assicura che ogni protocollo sia basato sull'evidenza scientifica più recente, mentre S. Scelsi, referente per le professioni sanitarie, coordina l'integrazione operativa del personale, garantendo che l'assistenza sia non solo tecnicamente ineccepibile, ma anche umanizzata e continuativa.
La gestione ostetrica e il percorso nascita
Il cuore del trattamento della placenta accreta risiede nella diagnosi precoce. Il monitoraggio attento del percorso nascita, sotto la guida di F. Gorlero, permette di identificare i casi a rischio attraverso esami ecografici di secondo livello e, quando necessario, risonanze magnetiche nucleari. La strategia ostetrica adottata in Liguria prevede la pianificazione del parto in centri dotati di reparti di terapia intensiva neonatale e di una solida rete di supporto emotrasfusionale.

Non si tratta semplicemente di un intervento chirurgico, ma di un processo di "transitional care" che inizia già in fase prenatale. In questa fase, la collaborazione tra l’area ostetrica e quella pediatrica è fondamentale. Il trasferimento della neonata o del neonato, qualora il parto avvenga in condizioni di prematurità o criticità, è regolato dai protocolli di G. Spiga dell’IRCCS G. Gaslini, responsabile della pediatria ospedale-territorio e della transizione assistenziale.
Integrazione tra malattie rare e percorsi socio-sanitari
Sebbene la placenta accreta sia una complicanza ostetrica, spesso si inserisce in contesti clinici più ampi, inclusi quelli che richiedono una gestione multidisciplinare tipica delle malattie rare. Il referente F. Faravelli, operante presso l'IRCCS G. Gaslini, si occupa dell'integrazione delle conoscenze e dei dati sulle malattie rare per favorire percorsi diagnostici precisi, migliorare la presa in carico complessiva e selezionare i servizi socio-sanitari specializzati più idonei.
L'attenzione non è rivolta solo alla fase acuta dell'evento nascita, ma si estende alla prevenzione, alla promozione e alla tutela della salute a lungo termine, ambito curato da G. Zappa dell'Asl3. L'integrazione dei dati permette di arricchire le relazioni con le associazioni di pazienti e genitori, un pilastro essenziale per sostenere le famiglie che affrontano una diagnosi di placenta accreta, spesso caratterizzata da un elevato impatto psicologico ed emotivo.
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L'importanza del team dedicato nelle professioni sanitarie
Il successo del trattamento della placenta accreta dipende strettamente dal lavoro di squadra. S. Scelsi dell'IRCCS G. Gaslini sottolinea l'importanza della formazione continua per il personale sanitario, che deve essere pronto ad affrontare le emergenze emorragiche correlate a questa patologia. Il coinvolgimento delle professioni sanitarie non è ancillare, ma centrale: infermieri specializzati, ostetriche e tecnici di radiologia formano un'unità di crisi capace di agire con rapidità e competenza coordinata.
La formazione mira anche a colmare le distanze tra l'ospedale e il territorio. Il modello ligure cerca di trasformare la complessità della gestione clinica in un percorso fluido per il cittadino, evitando che la frammentazione dei servizi diventi un ostacolo. Questo approccio sistemico è il frutto di un'analisi rigorosa delle necessità del paziente, che parte dalle esigenze particolari - la singola complicanza ostetrica - per arrivare a definire una strategia di salute pubblica regionale più ampia e resiliente.
Considerazioni sulla diagnostica avanzata e il monitoraggio
L'accuratezza diagnostica rimane il primo presidio contro la mortalità materna associata alla placenta accreta. L'utilizzo di protocolli standardizzati a livello regionale permette di classificare con precisione il grado di invasione placentare. Una volta ottenuta la diagnosi, la strategia chirurgica viene personalizzata: nei centri di riferimento regionali si predilige un approccio di chirurgia conservativa o demolitiva, a seconda dei casi, sempre in presenza di un team multidisciplinare che include anestesisti rianimatori esperti.

Il monitoraggio non termina in sala operatoria. La presa in carico della paziente prosegue nei reparti di degenza post-partum, dove la vigilanza sulle complicanze, come la coagulopatia da consumo, è costante. Il collegamento con i servizi territoriali, facilitato dai referenti locali, assicura che anche dopo le dimissioni la salute della donna sia monitorata, garantendo un supporto psicologico e fisico che risponde a standard qualitativi elevati e condivisi tra le diverse ASL liguri.
Verso una medicina personalizzata e informata
Ogni caso clinico di placenta accreta viene discusso nelle sedi competenti, garantendo una circolazione del sapere che arricchisce costantemente il patrimonio di conoscenze del sistema sanitario regionale. L'integrazione tra la ricerca scientifica e la pratica clinica è garantita dal referente scientifico, A. Moscatelli, che assicura l