Aborto Spontaneo: Durata, Fasi, Sintomi e Supporto Necessario

L'aborto spontaneo, un evento che colpisce una percentuale significativa di gravidanze, rappresenta l'interruzione di una gestazione prima che l'embrione o il feto abbia raggiunto la piena vitalità autonoma. Questa esperienza, sebbene purtroppo comune, è spesso avvolta da silenzio e incomprensioni, rendendola particolarmente difficile da affrontare per le donne e le coppie coinvolte. Comprendere appieno cosa sia, quali siano le sue fasi, come si manifestano i sintomi e quali supporti siano disponibili è fondamentale per superare il momento con maggiore consapevolezza e serenità. In questo articolo, esploreremo in dettaglio l'aborto spontaneo, analizzando la sua definizione, le cause, i segnali premonitori, la durata del processo e le opzioni di gestione e supporto post-evento.

Che cos’è l’Aborto Spontaneo? Definizioni e Prevalenza

L'aborto spontaneo si verifica quando una gravidanza si interrompe per cause naturali, senza essere indotta, portando all'emissione e alla perdita dell'embrione o del feto, di peso fino a 500 grammi, prima della ventesima settimana di gestazione. Questa perdita involontaria di un embrione o feto è un fenomeno più comune di quanto si possa pensare. Colpisce circa il 20% delle gravidanze effettive, ma la reale percentuale potrebbe addirittura essere più elevata del 10-15%, poiché molti casi si verificano prima ancora che una donna si renda conto della gravidanza.

Illustrazione di un embrione in sviluppo nelle prime settimane di gestazione

Nella maggioranza dei casi, l'aborto spontaneo si verifica nel corso del primo trimestre di gravidanza, con gli episodi più frequenti nelle prime settimane di gestazione, sfiorando addirittura l’80% del totale. Quando si verifica entro le prime 12 settimane, si parla di aborto spontaneo precoce, la tipologia più frequente, di cui spesso non si ha neppure una reale consapevolezza. L'aborto tardivo, invece, si manifesta tra la 12ª e la 20ª settimana.

È importante distinguere tra "aborto spontaneo" e "morte del feto". La morte del feto si riferisce alla perdita di una gravidanza a una settimana pari o successiva alla ventesima. Talvolta, un aborto spontaneo prima della sesta settimana di gravidanza si definisce gravidanza biochimica. La sigla medica spesso utilizzata per identificarlo sui referti diagnostici è “AS” o in inglese “SAB” (Spontaneous Abortion).

Il termine medico "aborto" viene talvolta utilizzato per indicare un aborto spontaneo, ma è essenziale non confonderlo con l'aborto indotto o interruzione volontaria della gravidanza, che si riferisce all'interruzione intenzionale della gestazione. Altri termini rilevanti includono:

  • Aborto spontaneo precoce: perdita della gravidanza prima di 12 settimane di gestazione.
  • Aborto spontaneo tardivo: perdita della gravidanza tra 12 e 20 settimane di gestazione.
  • Minaccia di aborto: sanguinamento o crampi durante le prime 20 settimane di gestazione senza apertura (dilatazione) della cervice.
  • Aborto mancato: morte del feto rilevata con un’ecografia prima di 20 settimane di gestazione, senza sintomi (sanguinamento o dolore) che suggerissero un problema della gravidanza.
  • Aborto spontaneo ricorrente (o poliabortività): anamnesi di almeno tre aborti spontanei consecutivi.
  • Aborto settico: infezione del contenuto dell’utero prima, durante o dopo un aborto spontaneo o indotto.
  • Morte in utero: morte del feto e parto dopo 20 settimane o più di gestazione.

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Gli aborti sono più frequenti nelle gravidanze ad alto rischio, in particolare se le donne non ricevono un’adeguata assistenza medica. Tuttavia, la vasta maggioranza degli episodi si verifica molto presto, spesso prima delle otto settimane, e la loro incidenza non è sempre legata a fattori di rischio evidenti.

Cause dell'Aborto Spontaneo: Perché Accade?

Nella maggior parte dei casi, la causa dell’aborto spontaneo rimane sconosciuta. Nonostante ciò, sono stati identificati diversi fattori eziologici che possono contribuire a questo evento.

Le cause più comuni figurano i problemi genetici nel feto, che rappresentano almeno la metà degli aborti spontanei precoci. Queste anomalie cromosomiche sono spesso casuali e imprevedibili, ovvero non ereditari, ma semplicemente conseguenza del caso, e si verificano più spesso nelle donne di età inferiore ai 20 anni o dai 35 anni in poi. La Ginecologa ti chiederà quanto è iniziato il sanguinamento, la quantità del sanguinamento e se hai anche dolore o crampi nella zona pelvica.

In altri casi, la ragione potrebbe riguardare l’utero o la cervice. Anomalie anatomiche dell’apparato riproduttivo della donna, come un utero con fibromi o, raramente, due camere o cicatrizzazione interna, possono causare la perdita della gravidanza nel periodo fino a 20 settimane di gestazione. Nei casi di incompetenza cervicale, ad esempio, verrà eseguito il cerchiaggio della cervice per prevenire un aborto tardivo.

I fattori di rischio che aumentano la probabilità di un aborto spontaneo comprendono l’età materna e paterna avanzata, poiché la possibilità che avvenga un aborto spontaneo aumenta con l’aumentare dell’età sia materna che paterna. Anche precedenti aborti spontanei aumentano il rischio di nuovi episodi; più in particolare, il rischio aumenta dopo ogni ulteriore aborto: ad esempio, il rischio è di circa il 20% dopo un aborto spontaneo, del 28% dopo 2 aborti consecutivi e del 43% dopo 3 o più aborti consecutivi.

Alcune malattie della madre, se non vengono adeguatamente trattate e controllate durante la gravidanza, possono essere tra le cause. Tra queste figurano il diabete, l’ipertensione arteriosa e gravi disturbi della tiroide. Infezioni virali specifiche, come quelle da citomegalovirus o la rosolia, possono anch’esse indurre un aborto. Patologie autoimmuni, come la sindrome da anticorpi antifosfolipidi, o condizioni di eccessiva trombofilia, possono causare aborti spontanei ripetuti consecutivi, in particolare nelle prime 10 settimane di gestazione. In questi casi specifici, possono essere prescritti l’utilizzo di eparina o di acido acetil-salicilico.

Diagramma che illustra i principali fattori di rischio per l'aborto spontaneo

Stili di vita non sani influenzano negativamente l’andamento di una gestazione. Il fumo di sigaretta, l’uso di sostanze come cocaina e alcol sono fattori che aumentano il rischio. Al contrario, uno stile di vita sano è in grado di influire positivamente sull’andamento di una gestazione, anche se non tutte le minacce d’aborto possono essere prevenute. Mantenere uno stile di vita sano durante la gravidanza include seguire una dieta equilibrata, evitare alcol e fumo, e frequentare regolarmente le visite prenatali per monitorare la salute della madre e del feto.

È importante sfatare alcune comuni convinzioni errate. Né lavorare, o fare esercizio fisico, o avere rapporti sessuali, né aver preso la pillola contraccettiva prima di avere la gravidanza possono causare un aborto spontaneo. Allo stesso modo, la nausea non può causare aborti spontanei. Un trauma fisico importante può causare un aborto spontaneo, mentre è improbabile che l’aborto sia causato da uno sforzo o da una lesione minima, come scivolare e cadere o fare attività fisica. Anche uno shock emotivo improvviso, ad esempio ricevere cattive notizie, non è collegato all’aborto spontaneo.

Vale la pena di sottolineare che presentare uno o più fattori di rischio non significa necessariamente rischiare di più, ma semplicemente che a livello di popolazione si verificano più casi in donne che rientrino in questi gruppi; allo stesso modo, non presentare nemmeno un fattore di rischio, purtroppo, non protegge dall’eventuale aborto spontaneo. Nel complesso, in quasi la metà dei casi, la ragione dell’aborto spontaneo rimane tuttavia sconosciuta.

Sintomi dell'Aborto Spontaneo: Riconoscerli e Agire

I sintomi dell'aborto spontaneo possono variare considerevolmente da donna a donna e dipendono spesso dalla fase della gravidanza in cui si verifica l'evento. Riconoscere questi segnali è fondamentale per intervenire rapidamente e valutare la situazione con il proprio medico di fiducia.

Di solito, un aborto spontaneo è preceduto da sanguinamento vaginale che può essere spotting con sangue rosso brillante o rosso scuro oppure sanguinamento più intenso. L’utero è un muscolo e si contrae durante l’aborto spontaneo, provocando crampi, che possono causare l’apertura (dilatazione) della cervice. I sintomi più classici di un aborto del primo trimestre sono il sanguinamento e i crampi pelvici. L’entità del sanguinamento varia da persona a persona: si può sanguinare abbondantemente e con grumi o avere soltanto un po’ di spotting o perdite marroni. Il tutto può durare fino a due settimane. Inoltre, si possono avvertire dolori addominali, poiché l'utero si contrae per espellere il tessuto della gravidanza sotto forma di grumi.

Tuttavia, è importante tenere presente che un sanguinamento scarso che poi scompare e dei leggeri crampi passeggeri possono essere comuni nei primi mesi e non necessariamente indicare una perdita. Circa il 25% delle gestanti presenta un po’ di sanguinamento almeno una volta durante le prime 12 settimane di gestazione. Fortunatamente, in molti di questi casi, la gravidanza prosegue normalmente anche in seguito a questi sintomi. Circa il 12% delle gravidanze con sanguinamento nelle prime 12 settimane si risolve con un aborto spontaneo.

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In alcuni casi, l'aborto spontaneo si manifesta senza alcun sintomo, ovvero senza perdite di sangue né dolori. Questo tipo di aborto, definito aborto silente o aborto mancato, si verifica quando il feto smette di svilupparsi senza che ci sia alcun segno esterno. In questi casi, la diagnosi è clinica e fondamentale con un controllo mediante ecografia, capace di accertare l’assenza del battito cardiaco nel feto. Il medico può sospettare un aborto mancato se l’utero non si espande progressivamente o rilevarlo durante un’ecografia prenatale di routine.

Se si manifestassero perdite di sangue e/o dolori, a prescindere dalla quantità, è importante contattare la propria Ginecologa il prima possibile per avere istruzioni e una valutazione professionale. La Ginecologa effettuerà una visita ginecologica ed un’ecografia per via transvaginale per controllare se l’embrione è presente nell’utero e per valutare la presenza del battito cardiaco fetale. In alcuni casi, è possibile che la Ginecologa ti chieda di effettuare un esame del sangue per misurare le quantità di beta-HCG (gonadotropina corionica umana), una sostanza che viene prodotta dalla placenta e aumenta costantemente fino al terzo mese di gravidanza. Un livello scarso o decrescente di beta-HCG possono significare la perdita della gravidanza. Un dosaggio delle beta può aiutare a capire.

Se un frammento del feto o della placenta rimane nell’utero dopo un aborto, può svilupparsi un’infezione. L’infezione uterina che si sviluppa durante o poco prima o poco dopo un aborto è detta aborto settico. Questa infezione può essere molto grave e persino potenzialmente letale. Se il dolore addominale o il sanguinamento vaginale persistono o peggiorano alcuni giorni dopo un aborto spontaneo oppure se insorge febbre, la donna deve consultare immediatamente un medico.

Immagine di ecografia fetale per la rilevazione del battito cardiaco

Quanto Dura un Aborto Spontaneo? Le Fasi del Processo

La durata di un aborto spontaneo è variabile e dipende da diversi fattori, inclusa la settimana di gestazione in cui si verifica e la modalità di gestione scelta. Comprendere le tempistiche è utile per sapere cosa aspettarsi durante e dopo l'evento.

Nella maggior parte degli aborti spontanei precoci, il processo di espulsione del tessuto organico può essere relativamente rapido. La maggior parte del tessuto organico viene espulso entro 2-4 ore dall’inizio dei crampi e del sanguinamento. I crampi di solito si interrompono entro un giorno. In questi casi, l'espulsione naturale potrebbe somigliare a una mestruazione, talvolta solo un poco più abbondante a seconda della settimana raggiunta, e non richiedere alcun intervento medico specifico, poiché si verifica un’espulsione naturale.

Tuttavia, un leggero sanguinamento o spotting può durare da 4 a 6 settimane. Questo sanguinamento post-aborto può essere intermittente e di entità variabile. Dopo un aborto spontaneo, possono volerci tra le 4 e le 6 settimane perché le mestruazioni tornino regolari, anche se i tempi cambiano da persona a persona, tanto che a volte l’attesa può durare alcuni mesi. La prima mestruazione potrebbe arrivare dopo 4-6 settimane ed essere più lungo o più breve del previsto. Qualsiasi ulteriore sanguinamento vaginale che sembri anomalo deve essere segnalato al medico.

A due settimane dall’aborto si può valutare di verificare ecograficamente la completa espulsione naturale del materiale abortivo dall'utero. Questo controllo è importante per assicurarsi che non siano rimasti residui che potrebbero causare complicanze come infezioni o sanguinamenti prolungati. Se non si è ottenuta l'espulsione completa del prodotto del concepimento, si potrebbe procedere con ulteriori trattamenti.

Calendario con evidenziate le tempistiche tipiche del recupero post-aborto

Quando si opta per la condotta di attesa (gestione spontanea), l'espulsione dei residui può richiedere fino a due settimane, ma in alcuni casi, richiede più tempo. Durante questo periodo, ci sarà del sanguinamento abbondante e più prolungato rispetto a una normale mestruazione, e possono manifestarsi crampi addominali, diarrea e nausea. È importante prendere un antidolorifico per la copertura del dolore. Si possono spesso notare dei frammenti di tessuto e coaguli. Successivamente, un’ecografia o un esame delle beta-HCG vengono effettuati per confermare che tutti i residui siano stati espulsi.

Nel caso di gestione farmacologica, la risposta uterina potrà ottenersi nello stesso giorno dell’assunzione del medicinale. Dopo un’attesa di qualche giorno si effettua un controllo ecografico. Se non si è ottenuta l’espulsione completa, si procede a una nuova somministrazione del farmaco a cui segue nuovamente un’attesa di qualche giorno e un successivo controllo ecografico. Se dopo la terza somministrazione del farmaco non si ottiene l’aborto completo, si procederà al trattamento chirurgico.

Per quanto riguarda il raschiamento, la procedura chirurgica ha una durata limitata a circa 15-20 minuti. La convalescenza vede la dimissione in genere in giornata, e molte donne sono in grado di tornare alle loro normali attività entro pochi giorni. Potrebbero verificarsi crampi leggeri o sanguinamento vaginale per alcuni giorni dopo la procedura.

Gestione e Trattamento dell'Aborto Spontaneo

La gestione di un aborto spontaneo dipende da vari fattori, tra cui la completezza dell'espulsione, la presenza di sintomi e le preferenze della donna, sempre sotto stretta supervisione medica.

Gestione della Minaccia di Aborto

In caso di minaccia di aborto spontaneo, caratterizzata dalla presenza di sintomi come sanguinamento o crampi ma con l'ecografia che mostra una gravidanza normale, i medici potrebbero consigliare alcune precauzioni. Potrebbe essere consigliato il riposo, anche se non ci sono prove concrete che il riposo a letto prevenga l’aborto spontaneo. Tuttavia, potrebbe aiutare a ridurre il sanguinamento e ad alleviare i sintomi. Potrebbe essere consigliato di limitare le attività fisiche intense fino a quando i sintomi non migliorano o fino a quando il medico non dà il via libera. Il medico potrebbe richiedere ulteriori esami, come ecografie o analisi del sangue, per monitorare lo stato della gravidanza e la salute del feto.

Illustrazione di una donna in riposo a letto
Anche se non tutte le minacce d’aborto possono essere prevenute, mantenere uno stile di vita sano durante la gravidanza può ridurre il rischio. Questo include seguire una dieta equilibrata, evitare alcol e fumo, e frequentare regolarmente le visite prenatali per monitorare la salute della madre e del feto. È importante notare che, anche se la minaccia d’aborto tende a preoccupare e spaventare, nella maggior parte dei casi si risolve senza aborto. Una terapia preventiva a base di progesterone può essere efficace nei casi in cui si sospetti una insufficienza del corpo luteo. In caso di patologie autoimmuni (come la sindrome da antifosfolipidi) o in condizioni di eccessiva trombofilia, possono essere prescritti l’utilizzo di eparina o di acido acetil-salicilico.

Trattamento dell'Aborto Spontaneo Confermato

Se l’aborto spontaneo è confermato e il feto e la placenta sono stati espulsi completamente, non è necessario alcun ulteriore trattamento. Tuttavia, qualora nell’utero fosse rimasto del tessuto della gravidanza, esistono diverse opzioni per la rimozione o l’eliminazione di tale tessuto. Se le tue condizioni di salute lo consentono e non si tratta di un’emergenza medica, potrai decidere insieme alla tua Ginecologa quale trattamento è più adatto nel tuo caso. Le opzioni terapeutiche hanno rischi simili tra loro, che includono il rischio di emorragie o di infezione. Il rischio di complicanze gravi, indipendentemente dal tipo di trattamento, è molto basso.

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  1. Attesa Vigile (Condotta Expectante):Questa opzione è indicata in caso di aborto incompleto, specialmente nelle prime fasi della gravidanza, e se la donna non presenta sanguinamento abbondante o segni di infezione. Consiste nel monitorare attentamente i sintomi e attendere che l’utero espella il tessuto spontaneamente. Questo può richiedere fino a due settimane, ma in alcuni casi richiede più tempo. Ci sarà del sanguinamento abbondante e più prolungato rispetto ad una normale mestruazione. Possono manifestarsi crampi addominali, diarrea e nausea. È importante prendere un antidolorifico per la copertura del dolore. Si possono spesso notare dei frammenti di tessuto e coaguli. Un’ecografia o un esame delle beta-HCG vengono effettuati successivamente per confermare che tutti i residui siano stati espulsi. Lo “svantaggio” in questo caso è relativo e soggettivo, perché è legato all’imprevedibilità della durata dell’attesa e alla gestione domiciliare di un sanguinamento abbondante. Se il tessuto della gravidanza non viene eliminato spontaneamente, è necessario assumere farmaci o effettuare un intervento.

  2. Terapia Farmacologica:Questa opzione prevede la somministrazione di farmaci in grado di facilitare la contrazione uterina e l’espulsione del materiale abortivo dall'utero. I farmaci più comuni includono il misoprostolo (eventualmente in combinazione con il mifepristone). Il mifepristone agisce come antagonista del progesterone, modificando la recettività della decidua, la superficie interna uterina in cui si impianta la gravidanza. Dopo 1-2 giorni dall’assunzione del mifepristone si procede con l’assunzione di prostaglandine (misoprostolo o gemeprost), che stimolano l’insorgenza delle contrazioni uterine e/o la maturazione della cervice. Il farmaco più utilizzato, nonché il più citato negli studi scientifici, è il misoprostolo somministrato per via vaginale, anche se è possibile l’assunzione orale. Questo giustifica le differenze di protocolli terapeutici che si possono trovare nei vari reparti di ginecologia. La risposta uterina potrà ottenersi nello stesso giorno dell’assunzione del medicinale. Dopo un’attesa di qualche giorno si effettua un controllo ecografico. Se non si è ottenuta l’espulsione completa del prodotto del concepimento si procede ad una nuova somministrazione del farmaco a cui segue nuovamente un’attesa di qualche giorno e un successivo controllo ecografico. Se dopo la terza somministrazione del farmaco non si ottiene l’aborto completo, si procederà al trattamento chirurgico. Il vantaggio che il trattamento medico offre alla donna consiste nell’ottenere, nella maggioranza dei casi, la completa espulsione anticipando i tempi rispetto alla condotta di attesa ed evitando l’intervento chirurgico, riducendo il rischio di complicazioni e promuovendo un recupero più rapido. È importante che l’uso del misoprostolo avvenga sotto stretta supervisione medica per monitorare l’efficacia del trattamento e gestire eventuali effetti collaterali. Infine, in un numero limitato di casi, il trattamento potrebbe non avere effetto, rendendo quindi necessario il ricorso in un secondo tempo alla chirurgia.

  3. Terapia Chirurgica (Raschiamento o Dilatazione e Curettage - D&C):Questa opzione è raccomandata nel caso compaiano segni di infezione, emorragia o altre complicanze, o quando le opzioni di attesa e farmacologiche non sono efficaci. Il raschiamento, noto anche come dilatazione e curettage (o revisione uterina), è una procedura chirurgica ginecologica utilizzata per rimuovere il tessuto dall’interno dell’utero. Si ricorre per la pulizia a una procedura medica chiamata dilatazione e curettage (raschiamento) o, quando possibile, la somministrazione di farmaci che favoriscano l’espulsione dei tessuti residui.

    La procedura prevede diverse fasi:

    • Preparazione: La paziente potrebbe dover astenersi dal mangiare o bere per un certo periodo prima dell’intervento.
    • Anestesia: La procedura può essere eseguita sotto anestesia generale (la paziente è completamente addormentata) o locale (per anestesia spinale o epidurale, in cui l’utero è insensibilizzato, ma la paziente rimane sveglia). Più raramente si ricorre all’anestesia somministrata localmente.
    • Dilatazione: L’apertura del collo dell’utero (cervice) viene dilatata delicatamente per consentire l’inserimento degli strumenti chirurgici nell’utero.
    • Curettage: Viene inserito uno strumento chiamato curette attraverso la cervice nell’utero. Questo strumento può essere affilato per raschiare il tessuto o può essere collegato a un dispositivo di aspirazione che aspira delicatamente il tessuto dall’utero (isterosuzione). La procedura rimuove il rivestimento dell’utero (endometrio) insieme a qualsiasi tessuto residuo della gravidanza o altro materiale che necessita di essere eliminato.
    • Conclusione: Dopo che il tessuto è stato rimosso, gli strumenti vengono estratti, e l’anestesia inizia a svanire. La paziente verrà monitorata per un breve periodo di tempo per eventuali effetti collaterali o complicazioni.
    • Convalescenza: La dimissione avviene in genere in giornata, ma i tempi di recupero possono variare; molte donne sono in grado di tornare alle loro normali attività entro pochi giorni. Potrebbero verificarsi crampi leggeri o sanguinamento vaginale per alcuni giorni dopo la procedura. La durata è limitata a circa 15/20 minuti.

    Il raschiamento è generalmente considerato sicuro, ma come per qualsiasi procedura chirurgica, comporta alcuni rischi, tra cui infezioni, danni all’utero o al collo dell’utero (perforazione della parete, circa nello 0,1% dei casi, lesioni della cervice circa 1% dei casi), e complicanze legate all’anestesia. Le complicanze sono poco frequenti (si assestano intorno al 2% dei casi). I vantaggi del trattamento chirurgico sono la rapidità di risoluzione dell’aborto interno e la possibilità di effettuare esami diagnostici sul materiale prelevato per identificare le possibili cause dell’aborto.

Considerazioni Specifiche

Le donne di gruppo sanguigno Rh negativo potrebbero richiedere la somministrazione dell’immunoprofilassi anti-D dopo un aborto spontaneo. Questa precauzione è necessaria per prevenire la sensibilizzazione al fattore Rh, che potrebbe portare alla malattia emolitica del neonato in future gravidanze, un disturbo chiamato incompatibilità Rh. L’immunoglobulina anti-D impedisce al sistema immunitario della madre di produrre anticorpi contro i globuli rossi Rh positivi, proteggendo così la salute di eventuali futuri bambini Rh positivi.

Per prevenire le infezioni, per 1-2 settimane dopo un aborto spontaneo vanno evitati i rapporti sessuali ed è importante evitare di usare tampax o altri prodotti intravaginali.

L'ostetrica ha un ruolo cruciale nel fornire alla donna tutte le informazioni utili a capire cosa sta succedendo al suo corpo, attraverso un counseling mirato a dare sostegno, far emergere eventuali altri fattori di stress e accogliere le sue emozioni. L’ostetrica sta accanto alla donna e riflette con lei sulle tre possibilità di intervento, offrendo un quadro chiaro delle opzioni possibili a breve, medio e lungo termine e fornendo informazioni su come gestire gli eventuali sintomi residui della gravidanza, come comportarsi quando inizieranno i dolori delle contrazioni e le perdite ematiche. In alcune realtà ospedaliere può anche provvedere a concordare controlli ambulatoriali seriati. Nel sostenere le scelte della donna, l’ostetrica la informa delle caratteristiche cliniche ed organizzative del percorso scelto: l’iter pre e post operatorio, la programmazione delle visite e della data del ricovero e alcune importanti informazioni relative al “dopo”, come la gestione dell’esame istologico e/o citogenetico e le leggi vigenti in materia di sepoltura.

Gravidanza Dopo un Aborto Spontaneo: È Possibile?

Una delle domande più frequenti e angoscianti per le donne che hanno subito un aborto spontaneo è se sia possibile avere una gravidanza a termine in futuro. Il timore di avere qualcosa che non va o il senso di colpa (errato) di aver fatto qualcosa di sbagliato, predominano nell’emotività. Tuttavia, occorre affrontare il tutto con la dovuta serenità, poiché: sì, è assolutamente possibile avere una gravidanza sana dopo un aborto spontaneo. L’ampia maggioranza delle donne ha poi delle gravidanze normali.

Coppia sorridente che tiene in mano un bambino neonato

Dal punto di vista prettamente fisico, dopo un aborto spontaneo la maggior parte delle donne sane non ha bisogno di aspettare prima di provare a concepire di nuovo. Tornerai ad ovulare e poter concepire già due settimane dopo un aborto spontaneo. Tuttavia, si consiglia a scopo di precauzione di attendere un ciclo mestruale normale prima di tentare una nuova gravidanza per consentire all’endometrio di ritornare alle condizioni ottimali e per calcolare le date della gravidanza in maniera più accurata. Qualora la perdita si fosse verificata in una settimana avanzata, il ginecologo potrebbe consigliare di aspettare uno o più cicli mestruali per una pulizia completa. In assenza di complicazioni, la maggioranza delle donne ottiene una gravidanza entro 3-6 mesi.

Per quanto riguarda il tempo necessario per guarire emotivamente, concediti tutto il tempo di cui hai bisogno. Potrebbero volerci alcuni mesi o più. Una volta che tu e il tuo partner vi sentiate emotivamente pronti per riprovare, valutate con il ginecologo che fisicamente non ci siano controindicazioni e per ricominciare la ricerca di gravidanza. È fondamentale anche assumere acido folico in vista della prossima ricerca di gravidanza.

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Una precedente storia di aborto spontaneo aumenta il rischio di nuovi episodi; più in particolare il rischio aumenta dopo ogni ulteriore aborto. Ad esempio, il rischio di aborto spontaneo in una futura gravidanza è di circa il 20% dopo un aborto spontaneo, del 28% dopo 2 aborti consecutivi e del 43% dopo 3 o più aborti consecutivi.

In caso di poliabortività, ovvero quando si verificano tre o più aborti consecutivi, è importante rivolgersi ad un centro specializzato in medicina della riproduzione, per comprenderne la motivazione ed attivare un percorso di trattamento personalizzato. Il medico può eseguire controlli per eventuali anomalie genetiche o strutturali o altri disturbi che aumentano il rischio di aborto. Ad esempio, può effettuare:

  • Un esame di diagnostica per immagini (come ecografia, isteroscopia o isterosalpingografia) per valutare la presenza di anomalie strutturali dell’apparato riproduttivo femminile. In caso di più aborti, è opportuno anche effettuare un'isteroscopia diagnostica.
  • Esami del sangue per controllare la presenza di alcune malattie, come la sindrome da anticorpi antifosfolipidi, il diabete, anomalie negli ormoni riproduttivi e disturbi della tiroide. È importante anche lo screening per malattie autoimmuni.
  • Test genetici per controllare la presenza di anomalie cromosomiche.

Se identificate, alcune cause di aborto spontaneo ricorrente possono essere trattate, rendendo possibile portare a termine una gravidanza in futuro. Sebbene l’aver avuto un aborto aumenti il rischio di averne altri, la maggior parte delle donne può avere una nuova gravidanza e portarla a termine senza problemi. Di solito non sono necessari ulteriori esami, a meno che la donna non abbia subito due o più aborti spontanei.

Supporto Emotivo e Psicologico

L’aborto spontaneo è un’esperienza spesso difficile da affrontare per una donna, sia dal punto di vista fisico che da quello emotivo. Dopo la perdita, potresti sentirti sconvolta o sotto shock. La delusione per la mancata maternità talvolta è vissuta come un lutto pesante. Potresti provare senso di colpa per qualcosa che hai fatto o non hai fatto, che credi abbia causato la fine della tua gravidanza. Oppure potresti sentirti tradita e arrabbiata. Ancora, potresti sentirti profondamente triste mentre accetti il fatto che quel bambino che non nascerà mai. Queste emozioni sono tutte reazioni normali alla perdita. Col tempo sarai in grado di accettare la perdita e andare avanti. Non dimenticherai mai il tuo bambino, ma riuscirai a lasciarti questo capitolo alle spalle e a guardare con speranza alla vita che ti aspetta.

Illustrazione di una donna che riceve supporto da un'altra persona

Molti studi sottolineano come a un anno da un aborto spontaneo il 20-30% delle donne soffra di patologie psichiatriche come depressione e ansia. Le donne sviluppano l’attaccamento al feto già in gravidanza e questi processi psicologici vanno molto spesso al di là del controllo cosciente della madre. Per questo è necessario che venga fornito un supporto psicologico a queste donne per affrontare i sensi di colpa, il dolore della perdita e le relazioni con gli amici e la famiglia. Spesso chi ha vissuto l’esperienza di un aborto spontaneo ha difficoltà a parlarne, ma aprirsi agli altri permette di accettare un’esperienza e iniziare a star meglio.

Il peso emotivo di un aborto spontaneo potrebbe farsi sentire subito o dopo un po’ di tempo: ognuna soffre a modo proprio. In qualsiasi maniera tu reagisca, ricorda sempre che non hai fatto nulla di sbagliato: un aborto spontaneo non rispecchia la tua forza o capacità personali.

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Cerca il sostegno di persone care e amici. Condividi i tuoi sentimenti e chiedi aiuto quando ne hai bisogno. Parlane con il tuo partner, ma ricorda che uomini e donne elaborano il lutto in modi diversi. Prenditi cura di te stessa. Mangiare cibi sani, mantenerti attiva e dormire a sufficienza aiuteranno a ripristinare energia e benessere. Cerca donne che abbiano vissuto la stessa esperienza, potrebbe aiutarti a sentirti meno sola. Fai qualcosa in memoria del tuo bambino.

Il dolore dovuto a una perdita è una risposta naturale e, pertanto, non deve essere soppresso o negato. Dare sfogo ai propri sentimenti con un’altra persona può aiutare la donna a gestire le proprie emozioni e ad aumentare i sentimenti positivi. Le donne possono pensare di aver fatto qualcosa che abbia indotto l’aborto, ma di solito non è così. La donna può ricordare di aver assunto un farmaco da banco all’inizio della gravidanza, di aver bevuto un bicchiere di vino prima di aver scoperto di essere incinta o di aver fatto un’altra cosa banale. Tutto questo il più delle volte non è la causa dell’aborto, quindi la donna non deve sentirsi in colpa.

Non avere paura o vergogna di cercare un aiuto professionale se fosse necessario, specialmente se il tuo dolore non trovasse sollievo col tempo. Se tu o il tuo partner vi sentite in difficoltà nel gestire le emozioni che sentite dopo questa perdita, parlate con la vostra Ginecologa o con l'équipe di un EPU. Può essere utile spesso parlarne con una Psicologa che utilizza un approccio post-traumatico. I medici offrono il proprio supporto e, nel caso, rassicurano le pazienti di non avere alcuna colpa nell’aborto. Una consulenza formale è raramente necessaria, ma è disponibile per le donne che la desiderano.

Le conseguenze di una perdita, anche precocissima, sul benessere fisico e psicologico della donna e della coppia non andrebbero mai trascurate o sottovalutate e tutte le donne dovrebbero ricevere, unitamente all’assistenza medica, anche un sostegno psicologico e relazionale. Il sostegno psicologico viene offerto tutte le volte che gli operatori riconoscono la perdita e rispettano il dolore della donna e della coppia senza minimizzarlo. Riconoscere e rispettare l’investimento emotivo fatto dalla coppia su quella gravidanza e quel bambino aiuta ad avviare correttamente l’elaborazione del lutto. Ogni donna e ogni coppia hanno una storia a sé, che rende comunque unica l’esperienza della gravidanza e della perdita. Poter esplorare con la donna il significato che attribuisce alla gravidanza e alla perdita può essere molto importante per elaborare il lutto e per le future gravidanze. Gli operatori sanitari, medici e ostetriche, dovrebbero unire aspetti relazionali a quelli più tipici della loro professione di diagnosi e cura. Il supporto al lutto dovrebbe essere parte della prassi clinica, come evidenziato anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che invita ogni operatore a riconoscere la perdita subita dalla donna, a rispettarla e a offrire sostegno. Nessuna perdita è “troppo piccola” e nessuna perdita dovrebbe essere sminuita, soprattutto dagli operatori sanitari.

Oggi siamo abituati a ritenere l’aborto spontaneo un “non evento”, dimenticando il significato soggettivo che ogni gravidanza assume per la coppia in attesa. Il fatto che la gravidanza si interrompa precocemente non rende “tutto più facile”, anzi. L’aborto spontaneo interrompe un processo in atto in modo brusco e intempestivo. Spesso la coppia non ha neppure fatto in tempo a entrare in relazione con il bambino gestato, che è già tutto finito. Il vuoto prende il posto della vita che cresceva. Le madri arrivano a domandarsi se davvero il loro oggetto d’amore c’è stato; per i padri, che spesso non hanno che visto due linee positive sul test di gravidanza, è complesso riconoscere, accettare e motivare i loro sentimenti. In alcuni contesti la sofferenza non trova lo spazio per essere vista, riconosciuta e narrata dalla coppia. Compito di chi assiste i genitori, sia sul piano fisico che psicologico, è riconoscere e legittimare il dolore, senza minimizzare, sminuire o etichettare come eccessivo ciò che sentono. Accogliere l’incredulità, il diniego e la rabbia che possono accompagnare i momenti successivi alla diagnosi di aborto spontaneo con un ascolto attivo, privo di giudizio e preconcetti è alla base della cura anche per queste coppie. Passata la prima fase di shock i genitori possono sentire il bisogno di parlare con qualcuno di quanto è accaduto, specialmente se devono tornare in ospedale per controllare come procede l’aborto. Per molte coppie si è rivelato utile ricevere una piccola memory box, una scatola dei ricordi progettata appositamente per raccogliere i pensieri, i sogni e i desideri di questi genitori per quel loro figlio e per quell’esperienza di gravidanza interrotta troppo presto. La nostra cultura ritiene spesso ancora inappropriato essere in “lutto” per un aborto, perché rimane difficile pensare ad un embrione o a un feto come a “una persona cara”.

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