Napoleone Bonaparte è stato un generale e un imperatore, al potere in Francia dalla fine del 1798 al 1815. Emerso come comandante militare nelle guerre della Francia rivoluzionaria, Napoleone sconfisse ripetutamente le potenze europee e nel primo decennio dell’Ottocento divenne il dominatore del continente. La sua figura è una delle più importanti nella storia occidentale, iniziando con una brillante carriera militare che subito lo distinse dagli altri. La storia di Napoleone Bonaparte s'intreccia perfettamente con alcuni eventi molto importanti della storia europea, come la Rivoluzione Francese e l'arrivo dei francesi in Italia. Definito quasi il più grande genio militare della storia, Napoleone ha vissuto momenti di grande successo e momenti di declino, lasciando un’eredità significativa alla Francia e all’Europa.
La Gioventù e la Formazione di un Futuro Imperatore
Napoleone Bonaparte nacque ad Ajaccio, in Corsica, il 15 agosto 1769. Apparteneva a una famiglia di ceto medio, la famiglia Buonaparte (cognome successivamente francesizzato in Bonaparte), che aveva origini toscane. Il padre, Carlo Buonaparte, avvocato laureatosi all'Università di Pisa, aveva effettuato ricerche araldiche per ottenere una patente di nobiltà. La madre era Maria Letizia Ramolino, discendente da nobili toscani e lombardi. Al momento del matrimonio, il 2 giugno 1764, lei aveva 14 anni, mentre il marito ne aveva 18. La coppia ebbe 13 figli, di cui solo otto sopravvissero, tra cui Giuseppe, Luciano, Luigi, Girolamo, Elisa, Paolina e Carolina, oltre a Napoleone. Entrambi i genitori combatterono nella guerra fra i corsi e i francesi e Maria combatté anche quando era incinta di Napoleone, suo secondo figlio. Il 15 agosto 1769, durante la festa dell'Assunzione, si recò alla cattedrale di Ajaccio. Al suo ritorno a casa, intorno a mezzogiorno, si accasciò dando alla luce Napoleone.

Da giovane, Napoleone guardò con simpatia al movimento indipendentista corso, che voleva staccare l’isola dal Regno di Francia. Il padre, contrario all'idea che il figlio intraprendesse la carriera forense, lo spinse a intraprendere quella militare. Il 15 maggio 1779, infatti, Napoleone si trasferisce nel collegio militare di Brienne, un luogo nel quale, a spese del re, venivano preparati i figli delle famiglie nobili. Accettato a seguito delle raccomandazioni del conte di Marbeuf, vi rimase cinque anni. Inizialmente, il piccolo Napoleone non si sentiva parte della Francia, tanto che aveva difficoltà anche a parlare la lingua in maniera corretta. Con il tempo, però, riuscì a sviluppare più sicurezza e ad acquisire le giuste competenze per iniziare a fare carriera.
Nel settembre del 1784, a quindici anni, fu ammesso alla Scuola militare di Parigi, fondata da Luigi XV su consiglio di Madame de Pompadour. Dopo un anno ottenne il grado di sottotenente di artiglieria, diventando sottotenente a soli 16 anni, il 1º settembre 1785. In quel periodo, si innamorò prima di Caroline, figlia di Anna du Colombier, e in seguito di Louise-Marie-Adelaide de Saint-Germain, ma in entrambi i casi venne rifiutato.
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Le Prime Vittorie e la Rivoluzione Francese
Allo scoppio della Rivoluzione francese nel 1789, Napoleone, ventenne e ormai ufficiale del re Luigi XVI, riuscì a ottenere una lunga licenza grazie alla quale poté ritornare al sicuro in Corsica. Una volta stabilitosi qui, si unì al movimento rivoluzionario dell'isola, assumendo il grado di tenente colonnello della Guardia Nazionale. Precedentemente, nel 1791, si innamorò di Manesca Pillet ma venne rifiutato, e dopo essere stato per alcuni mesi a Auxonne, il 1º giugno fu inviato nel 4º reggimento d'artiglieria a Valence con il grado di primo luogotenente. Nel gennaio del 1792 si candidò come tenente colonnello e venne eletto, con alcuni dubbi, il 28 marzo, sebbene in seguito sarà momentaneamente retrocesso al rango di capitano.
Durante la Rivoluzione Francese, Napoleone ebbe modo di distinguersi da tutti gli altri sottotenenti esponendosi in prima linea sulla questione della Corsica. La piccola isola voleva approfittare della situazione per dichiarare indipendenza dalla Francia, ma Bonaparte condusse una ferrea campagna per evitare la secessione della sua terra natia, e ci riuscì.
Nel 1793, Napoleone ebbe occasione di mostrare per la prima volta le sue capacità militari. La Francia era in guerra contro una coalizione di potenze europee e il giovane ufficiale ebbe un ruolo decisivo nella riconquista di Tolone, occupata dagli inglesi. Giunto al quartier generale di Cartaux il 12 settembre 1793, in sei settimane riorganizzò le forze per l'assedio alla città, preparò 100 pezzi di grosso calibro e raccolse vari ufficiali competenti. Con l'appoggio di Gasparin, uno dei tre commissari a Tolone, riuscì ad avere il controllo dell'artiglieria d'assedio; intanto il 19 ottobre era divenuto capo di battaglione. Riuscì a conquistare il forte dell'Eguillette, chiamato la piccola Gibilterra, e dopo gli altri forti nel dicembre 1793, liberò il porto di Tolone dai monarchici e dalle truppe inglesi che li appoggiavano. Questo fu il suo primo clamoroso e avventuroso successo militare, che gli valse la nomina a generale di brigata il 22 dicembre e l'attenzione del futuro membro del Direttorio Paul Barras, che lo aiuterà poi nella successiva scalata al potere.
La sua amicizia con Augustin de Robespierre, fratello di Maximilien, prima lo liberò dagli arresti in casa cui era stato costretto nel 1794, poi lo fece cadere in disgrazia all'indomani del 9 termidoro e della conseguente fine del Terrore. Tuttavia, la fortuna gli arrise quando il 13 vendemmiaio (5 ottobre 1795) Barras lo nominò, all'improvviso, comandante della piazza di Parigi, con l'incarico di salvare la Convenzione nazionale dalla minaccia dei monarchici (realisti). Con l'aiuto di Gioacchino Murat al comando della cavalleria, Napoleone colpì spietatamente i rivoltosi, scongiurando un nuovo colpo di Stato.

La Campagna d'Italia e il Trionfo Militare
Nel 1796, diventato generale, fu posto al comando dell’armata d’Italia, inviata in pianura padana a combattere contro austriaci e piemontesi. La spedizione fu un trionfo: l’esercito francese occupò Milano e Napoleone divenne dominatore dell’Italia settentrionale e centrale. Nel marzo 1796, Napoleone iniziò una serie di azioni con lo scopo di sconfiggere le truppe austro-piemontesi in Italia. Con una sequenza di movimenti e battaglie, espugnò la Lombardia, togliendola agli austriaci.
Dopo essere riuscito a sollevare il morale e lo spirito combattivo delle sue truppe, Napoleone manovrò con rapidità per disgregare e sconfiggere separatamente i due eserciti avversari; il giovane generale impiegò per la prima volta la cosiddetta "strategia della posizione centrale" e la campagna di Montenotte fu caratterizzata dalle continue vittorie dell'Armata d'Italia. Le forze austriache e piemontesi vennero battute successivamente a Cairo Montenotte, Dego, Millesimo, Cosseria. Il 19 aprile 1796 sconfisse i piemontesi nella Battaglia di Mondovì, chiamata anche "Battaglia della Bicocca di San Giacomo" o "Presa di San Michele". Con l'armistizio di Cherasco, Napoleone costrinse Vittorio Amedeo III di Savoia a pesanti concessioni, ratificate con la Pace di Parigi (15 maggio), che assegnava alla Francia sia la Savoia sia la contea di Nizza.

Costretto il Piemonte all'armistizio e occupata Milano, Napoleone ricevette dal Direttorio i pieni poteri sull'Armata d'Italia e si preparò al compito più difficile: sconfiggere l'esercito austriaco. Mentre le truppe francesi assediavano la fortezza di Mantova, gli austriaci sferrarono una controffensiva che inizialmente mise in difficoltà il generale. Dopo una serie di scontri parziali, gli eserciti francese e austriaco si fronteggiarono, il 5 agosto, nella Battaglia di Castiglione. Fu, quella di Castiglione delle Stiviere, la prima grande battaglia campale diretta da Napoleone, il quale dimostrò il suo genio tattico ribaltando a proprio favore una situazione che pareva compromessa e conquistando una delle più importanti vittorie della sua carriera militare.
Oltre a dirigere le operazioni militari, Napoleone Bonaparte svolse in Italia un'intensa opera politica. Riorganizzò l'Italia settentrionale, fondando la Repubblica Cisalpina (1797), e negoziò una serie di trattati con diversi principi italiani. Nell'ottobre del 1796, si costituì la Legione Lombarda, prima forza armata composta da italiani ad adottare quale bandiera di guerra il Tricolore (verde, bianco e rosso). Contemporaneamente le ex-legazioni pontificie si costituirono in Repubblica Cispadana e adottarono (7 gennaio 1797) il tricolore quale bandiera nazionale. Col trattato di Tolentino, Papa Pio VI fu costretto a riconoscere la cessione delle Legazioni di Forlì, Ravenna, Bologna e Ferrara. Per gestire questi territori, venne creata l'Amministrazione Centrale d'Emilia, la cui sede venne fissata da Napoleone stesso in Forlì a partire dal 18 aprile 1797.
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Sconfitti gli austriaci, Napoleone, invece di ritirarsi dai territori della Repubblica di Venezia (teatro di guerra tra le truppe francesi e austriache), decise di attaccare Venezia; la notte del 15 maggio 1797 le truppe francesi entrarono a Venezia e deposero il Doge Ludovico Manin, primo esercito straniero ad entrare in città dopo 1.100 anni, proclamando la Caduta della Repubblica di Venezia. Il successivo 29 giugno venne proclamata la Repubblica Cisalpina con capitale Milano; la stessa il 9 luglio incorporò la Repubblica Transpadana. Le forze austriache, comandate dall'arciduca Carlo d'Austria, intimorite dalla rapida marcia di Napoleone verso Vienna, dovettero accettare una tregua a Leoben che si concretizzò nel trattato di Campoformio, il 17 ottobre 1797. Oltre all'indipendenza delle nuove repubbliche formatesi, la Francia acquisiva i Paesi Bassi e la riva sinistra del Reno, gli austriaci inglobavano i territori della Repubblica di Venezia.
La Campagna d'Egitto e l'Ascesa al Potere
La vittoria in Italia garantì a Napoleone grande notorietà. Nel 1798, il generale convinse il Direttorio, che governava la Francia, ad approvare il suo piano per invadere l’Egitto, con lo scopo di interrompere le rotte commerciali degli inglesi. Un indizio della devozione di Napoleone ai principi dell'Illuminismo fu la sua decisione di affiancare gli studiosi alla sua spedizione: la spedizione d'Egitto ebbe il merito di far riscoprire, dopo centinaia di anni, la grandezza di quella terra, e fu proprio l'opera di Napoleone a far nascere la moderna egittologia, soprattutto grazie alla scoperta della Stele di Rosetta da parte dei soldati al seguito della spedizione.
Il generale sbarcò così sulla costa egiziana e sconfisse l’esercito dei mamelucchi (sovrani dell’Egitto) nella battaglia delle Piramidi. Dopo un'importante vittoria nella battaglia delle piramidi, Napoleone schiacciò i mamelucchi di Murad Bey ed entrando al Cairo divenne padrone dell'Egitto. Pochi giorni dopo, il 1º agosto 1798, la flotta di Napoleone in Egitto fu completamente distrutta dall'ammiraglio Horatio Nelson, nella baia di Aboukir, cosicché Napoleone rimase bloccato a terra. Dopo una ricognizione sul Mar Rosso, decise di recarsi in Siria, col pretesto di inseguire il governatore di Acri Aḥmad al-Jazzār Pascià che aveva tentato di attaccarlo. Ritornato a Il Cairo, Napoleone sconfisse il 25 luglio 1799 un esercito di oltre diecimila ottomani guidati da Mustafa Pascià ad Aboukir, proprio dove l'anno prima era stato privato di tutta la sua flotta.

Nel febbraio 1799 Napoleone apprese che l'impero ottomano aveva dichiarato guerra alla Francia: per prevenire un attacco turco contro l'Egitto, invase la Siria, ma a San Giovanni d'Acri le truppe turche, al comando di un ufficiale britannico, arrestarono la sua avanzata. A giugno, colpito dalla peste, l'esercito francese ritornò al Cairo; contemporaneamente le armate francesi in Europa subivano una clamorosa sconfitta da parte delle truppe della Seconda coalizione.
In Francia, i tempi erano maturi per prendere il potere. Il 9 ottobre 1799 Bonaparte sbarcò a Fréjus e la sua corsa verso Parigi fu accompagnata dall'entusiasmo dell'intera Francia, certa che il generale fosse tornato in patria per assumere il controllo della situazione ormai ingestibile e, in effetti, era questa la sua intenzione; ci riuscì potendo mascherare il fallimento in Egitto proprio con i disordini in patria così come in Italia provocati dalla sua assenza. Giunto a Parigi, il 9 novembre 1799 (18 brumaio secondo il calendario rivoluzionario) Napoleone esautorò il Direttorio e assunse l’incarico di Primo console, diventando di fatto padrone della Francia. Il suo primo impegno fu condurre una seconda campagna in Italia, nella quale sconfisse nuovamente gli austriaci. Il 24 dicembre varò l'istituzione del Consolato, di cui si nominò Primo Console.
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La Politica Interna e la Nascita dell'Impero
Capo dello Stato e delle Armate, Napoleone, dotato di una capacità di lavoro, d'un'intelligenza e d'un'immaginazione creativa straordinaria, riformò in tempo record l'amministrazione e la giustizia. Il potere di Napoleone si fondava sul consenso dell’esercito, della borghesia e, in parte, degli strati popolari. Il sistema napoleonico conservava le conquiste della rivoluzione, ma in forma piuttosto moderata. Le innovazioni furono recepite dal Codice Civile, emanato nel 1804 e tuttora in vigore (sia pure con numerosi emendamenti), che garantiva la proprietà privata, la libertà personale, l’uguaglianza di fronte alla legge e l’autonomia dello Stato dalla Chiesa. Per l’epoca, erano misure di grande lungimiranza, ma nella politica di Napoleone non mancavano elementi di involuzione: il codice vietò le associazioni di lavoratori e, con un altro provvedimento, il Primo console ripristinò la schiavitù nelle colonie, che era stata abolita dai giacobini durante la Rivoluzione.
Nel febbraio 1804 una congiura ordita per assassinare Napoleone e finanziata dalla Gran Bretagna fu scoperta dall'ex ministro di polizia Joseph Fouché. Dei capi della congiura, Jean Charles Pichegru morì in prigione, Jean Victor Moreau abbandonò il paese e Georges Cadoudal fu giustiziato. Napoleone, in ogni caso, disponeva di un potere enorme e nel 1804 poté fare il grande passo: si autoincoronò imperatore dei francesi. Creò inoltre una corte nobiliare, di cui entrarono a far parte molti dei suoi statisti e generali, come anche numerosi ex realisti.
Il 2 dicembre 1804, Napoleone si autoincoronò imperatore. La Francia venne retta dalla Costituzione dell’anno XII (dodici anni, infatti, erano trascorsi dal settembre 1792, quando i rivoluzionari francesi avevano abolito la monarchia e proclamato la repubblica). In dicembre, con la benedizione di Pio VII, Napoleone cinse la corona imperiale, alla quale seguì nel maggio 1805 quella del Regno d’Italia. La trasformazione della Francia da repubblica in impero era dovuta alla sua convinzione che la rivoluzione avesse fatto il suo corso, che occorresse tornare alla normalità e che questa sarebbe stata servita al meglio da una nuova dinastia, che sancisse le conquiste sociali ed economiche della rivoluzione in un quadro politico conservatore. Napoleone divenne una sorta di Cesare moderno.

Il 26 maggio del 1805, dopo essere stato proclamato imperatore di Francia, Bonaparte fu incoronato re d’Italia nel Duomo di Milano, stabilizzando il suo dominio sui territori italiani mediante l’istituzione di stati satelliti, organizzati in forma federativa e affidati a membri della sua stessa famiglia e a collaboratori fidati. Il regno di Napoli fu assegnato al cognato Gioacchino Murat, mentre la Toscana - distinta da un destino più complesso - fu affidata alla sorella Elisa Bonaparte, per la quale venne spolverato il titolo già mediceo-lorenese di granduchessa. A Milano, infine, Eugène de Beauharnais, figlio della prima moglie di Napoleone, fu designato viceré.

Napoleone Padrone dell'Europa
In Europa, le principali potenze (Inghilterra, Russia, Austria, Prussia) cercarono di contrastare l'espansionismo francese, temendo soprattutto che potesse "esportare" i principi della Rivoluzione. Le guerre perciò continuarono e nei primi anni dell’Ottocento Napoleone conseguì le sue vittorie più celebri, tra le quali quella di Austerlitz del 1805. Ciò nonostante, le vittorie terrestri consentirono a Napoleone di mettere sotto controllo pressoché tutta l’Europa occidentale.
L’imperatore assegnò molti regni ai suoi familiari: Napoli a Giuseppe Bonaparte (che nel 1808 fu “spostato” sul trono di Madrid e sostituito dal maresciallo Murat, cognato dell’imperatore), l’Olanda a Luigi, la Vestfalia a Girolamo, tutti suoi fratelli. Molti stati tedeschi (la Germania non era ancora unificata) furono riuniti nella Confederazione del Reno, controllata dalla Francia, e la Russia, sconfitta più volte in battaglia, fu costretta a scendere a compromessi: lo zar Alessandro I nel 1807 incontrò personalmente Napoleone e si alleò con lui. Solo l’Inghilterra non era stata domata.

Fallito un attacco all'Inghilterra nella famosa battaglia di Trafalgar, Napoleone portò a buon fine una serie di campagne contro gli Austro-Russi (Austerlitz, 1805), i Prussiani (Iéna, 1806) ed edificò il suo grande Impero dopo il trattato di Tilsit nel 1807. L'Inghilterra, comunque, rimase sempre la sua spina nel fianco, l'unico vero grande ostacolo alla sua egemonia europea. In risposta al blocco marittimo applicato da Londra, Napoleone mise in atto, tra il 1806 ed il 1808, il blocco continentale al fine di isolare quella grande potenza. Il blocco dinamizzò l'industria e l'agricoltura francese ma infastidì l'economia europea ed obbligò l'Imperatore a sviluppare una politica espansionistica che, dagli Stati Pontifici al Portogallo ed alla Spagna passando dal controllo di una nuova coalizione dell'Austria (Wagram 1809), lasciò le sue armate sfinite.
Nel 1810, preoccupato di lasciare una discendenza, Napoleone sposò Marie Louise d'Austria che gli diede un figlio, Napoleone II. Negli anni dell’Impero il potere di Napoleone assunse il carattere di una dittatura personale, alla quale erano soggetti gli altri poteri (il legislativo e il giudiziario) e il cui perno erano le autorità amministrative e in particolare i prefetti a capo dei dipartimenti. Questo sistema fu una forma di vero e proprio ‘cesarismo’ (termine che deriva da Cesare, il titolo distintivo degli imperatori romani a sua volta derivato dal cognomen di Gaio Giulio Cesare). La stampa e la cultura erano asservite, l’istruzione improntata ai valori del regime, il sistema fiscale organizzato così da sostenere anzitutto le esigenze belliche.
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Dal Declino alla Sconfitta Definitiva
Nel 1808, sull’edificio napoleonico apparvero le prime crepe. In molti Paesi il dominio francese era impopolare e in Spagna una ribellione costrinse il re Giuseppe Bonaparte a fuggire. Napoleone riconquistò Madrid, ma i problemi spagnoli ridiedero vigore ai suoi nemici. Gli enormi sforzi militari per assoggettarla non ebbero successo, sicché la piaga spagnola rimase aperta.
L’alleanza con la Russia si rivelò precaria e nel 1812 l’imperatore allestì una grande armata per invadere il Paese. Nel 1812, intuendo l'ostilità dalla parte dello Zar Alessandro 1°, la grande Armata di Napoleone invase la Russia. Questa sanguinante e disastrosa campagna, totalmente fallimentare per le forze napoleoniche che vennero brutalmente ricacciate indietro a seguito oltretutto di migliaia di perdite, farà suonare il risveglio dell'Europa Orientale e vedrà Parigi invasa dalle truppe nemiche il 4 marzo 1814.
Fu un disastro: l’esercito francese si spinse fino a Mosca, ma dovette ritirarsi subito e subì perdite enormi per il freddo, le epidemie e la mancanza di viveri. L'esercito francese riportò una grande vittoria a Borodino il 7 settembre 1812 e, una settimana dopo, raggiunse Mosca. Qui Napoleone attese invano la resa dello zar Alessandro I, mentre i russi incendiavano la città. Sotto i colpi del rinforzato esercito russo e con l'inverno ormai alle porte, a ottobre l'armata francese iniziò la ritirata. Nonostante i gravi disagi patiti dalle sue truppe, il clima particolarmente rigido e il continuo inseguimento del nemico, Napoleone riuscì a tenere riunita la parte principale del suo esercito e a sottrarsi all'accerchiamento russo.

L’anno successivo una nuova coalizione di potenze europee sconfisse l'armata francese, ormai pesantemente indebolita, nella battaglia di Lipsia e occupò Parigi. Dopo la disastrosa campagna di Russia, i prussiani ruppero la loro alleanza con la Francia e, nel 1813, si formò la Sesta coalizione tra Prussia, Russia, Gran Bretagna e Svezia (governata da Bernadotte, ex generale al servizio di Napoleone e futuro re Carlo XIV). Organizzata una nuova armata, Napoleone sconfisse gli alleati a Lützen (2 maggio) e a Bautzen (20-21 maggio), ma, dopo un breve armistizio, le ostilità furono riprese ad agosto, quando l'Austria aderì alla coalizione.
Napoleone perse il potere e nel 1814 fu confinato sull’isola d’Elba, mentre sul trono francese tornarono i Borbone, deposti più di vent’anni prima. Il 6 aprile Napoleone rinunciò alla corona in favore del figlio, ma di fronte al rifiuto opposto dagli alleati, l'11 aprile abdicò senza condizioni. Ridotto a piccolo sovrano dell’isola d’Elba, Napoleone, sollecitato dai suoi fedeli a tentare l’avventura del ritorno in Francia, riuscì il 1° marzo 1815, sfuggendo alle navi inglesi, a sbarcare a Golfe-Juan.
Bonaparte, però, non si diede subito per vinto. Nel 1815 fuggì dall’Elba, sbarcò sulla costa francese e, grazie al sostegno di ampi settori dell'esercito e della popolazione, riprese il potere. Il maresciallo Michel Ney, già suo generale, inviato per arrestarlo, passò con i soldati entusiasti dalla parte di Napoleone, che entrò a Parigi appoggiato da quanti, avversi al governo regio o delusi da esso, speravano in una svolta liberale. Questo periodo è noto come i "Cento giorni".
Tuttavia, non disponeva più della grande armata degli anni precedenti e il 9 giugno fu sconfitto da una coalizione di inglesi, tedeschi e olandesi nella battaglia di Waterloo. Fu perciò costretto a consegnarsi alle truppe del Regno Unito, che lo confinarono a Sant’Elena, una piccola isola dell’Atlantico, dove morì il 5 maggio 1821.

La Genialità e i Lasciti di Napoleone
Le fortune di Napoleone erano dovute soprattutto alla genialità in ambito militare e al fatto di essere portatore di idee "moderne". L’imperatore era capace di far muovere rapidamente il suo esercito e di usare tattiche innovative. Nella sua armata, inoltre, contava la meritocrazia: i posti di comando erano assegnati in base alle capacità e non al rango. Sul piano politico, l’imperatore conservò molte innovazioni introdotte dalla rivoluzione, ma si mostrò molto più moderato dei governi precedenti e reintrodusse alcuni elementi dell’antico regime.
Nei Paesi conquistati, i francesi spesso agirono in maniera dispotica e si appropriarono di beni e opere d’arte in grande quantità. Ciò nonostante, le conquiste di Napoleone portarono i principi della Rivoluzione francese in tutta Europa e contribuirono alla diffusione delle idee di libertà e uguaglianza. La sua tomba, a Les Invalides, a Parigi, è monumento nazionale.
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Già in vita Napoleone era diventato una leggenda. Dopo la sua morte, la leggenda del generale vittorioso, del genio militare pari solo ai maggiori della storia, del piccolo ufficiale corso salito sul trono imperiale, del grande legislatore che aveva dato ordine all’Europa, non è mai venuta meno. Il primo a costruire tale leggenda fu Napoleone stesso, che negli anni del suo potere favorì in tutti i modi la propria esaltazione e il culto della sua personalità. Negli anni della prigionia, ben conscio del suo ruolo storico, Napoleone provvide a darne un’interpretazione stendendo il Memoriale di Sant’Elena, pubblicato poco dopo la sua morte, nel 1822-23, nel quale rivendicava il merito di aver portato alla sua unica conclusione possibile la Rivoluzione francese e l’Europa a un livello più alto di modernità politica, civile e sociale. La leggenda di Napoleone, gigante che aveva imposto la sua indelebile presenza nella storia, venne poi alimentata e tramandata, con una varietà di accenti, improntati vuoi a simpatia vuoi a ostilità, da tutta una serie di grandi letterati. L'eredità di Napoleone include la mitizzazione delle sue gesta, che influenzò l'ascesa al potere del nipote Napoleone III.