La Storia della Culla dell’Islam: Tra Tradizione, Spiritualità e Dibattito Critico

La comprensione dell'Islam non può prescindere da una distinzione fondamentale tra la sua natura dogmatica e quella pratica. La dogmatica della religione islamica è molto semplificata e, sostanzialmente, si incentra nella confessione di fede monoteistica, con quanto essa implica relativamente alla rivelazione profetica. La ben nota formula è: "Non vi è altro dio al di fuori di Dio e Muhammad è l’Inviato di Dio" (in arabo: la ilah illa Allah wa Muhammad rasùl Allah). Dall’Unicità di Dio deriva la credenza in ciò che Dio ha creato e decretato: gli angeli, il giorno del giudizio, la rivelazione comunicata ai profeti attraverso Libri sacri. A parte questi elementi trascendenti, i primi versetti del secondo capitolo (sura) del Corano sottolineano che i musulmani credono nell’invisibile, eseguono la preghiera ed elargiscono (ai poveri e ai bisognosi) quanto hanno ricevuto in dono dalla benevolenza divina.

Dunque, si aggiunge un aspetto pratico, attivo (la preghiera e l’elemosina legale) a quello legato strettamente al culto. Al di là di questo, nessuna credenza e nessun mistero vincola il fedele. L’invisibile di cui parla il Corano è la dimensione dell’imperscrutabile volontà di Dio, non dogmi che la ragione è incapace di spiegare e che i musulmani considerano volentieri come irrazionali. Rispetto ancora al cristianesimo, l’islam è essenzialmente ortoprassi, ovvero "retto comportamento", piuttosto che ortodossia, ovvero "retta opinione". Importa più ciò che si fa che ciò che si crede. Sono gli obblighi cultuali (‘ibadat in arabo) che si impongono al fedele: oltre alla professione dell’Unicità, la preghiera e l’elemosina legale, il digiuno nel mese di Ramadan dall’alba al tramonto e il pellegrinaggio alla Mecca almeno una volta nella vita, se se ne hanno i mezzi e se si gode di buona salute. Sono questi obblighi pratici, i famosi "cinque pilastri", che qualificano l’appartenenza del fedele all’islam molto più della dogmatica.

rappresentazione stilizzata dei cinque pilastri dell'Islam

Il cuore sacro dell’Arabia preislamica: La Mecca e la Kaaba

La Kaaba, oggi centro spirituale dell’Islam, possiede una lunga storia di significato religioso che precede l’avvento dell’Islam stesso. Prima di essere associata al monoteismo, la Kaaba era il fulcro delle pratiche politeiste e delle tradizioni tribali dell’Arabia. In epoca preislamica, la Kaaba fungeva da santuario sacro (haram) per le tribù politeiste della Penisola Arabica. Sebbene le sue origini precise rimangano incerte, le fonti antiche suggeriscono che fosse venerata come un santuario connesso al cielo, incarnando un senso di sacralità radicato nell’ambiente naturale. Al centro della funzione religiosa preislamica della Kaaba vi era il suo ruolo di “casa degli idoli”. Le fonti storiche parlano di oltre 360 idoli conservati all’interno del santuario, rappresentanti le varie divinità venerate dalle diverse tribù.

L’Hegiaz è una stretta fascia di terra, lunga circa 1400 chilometri, che si stende sulla costa araba del mar Rosso. Il suo nome significa “barriera”, e la sua spina dorsale è formata dalla catena montuosa del Sarat, parallela al mare, che separa l’area piana costiera, la Tihama, dai desolati altipiani del Neged. In una delle sue valli, a ottanta chilometri dal mar Rosso, si trova La Mecca, città natale di Maometto, il profeta dell’Islam. La religione finì per consacrare questo ruolo centrale della Mecca in Arabia. La sua antichità è testimoniata dal geografo alessandrino Claudio Tolomeo, che nel II secolo d.C. la chiamava Macoraba, nome derivato da mikrab, “tempio”. Un altro dei suoi nomi in epoca preislamica fu Bakka, e come tale figura nel Corano: «La prima Casa che è stata eretta per gli uomini è certamente quella di Bakka, benedetta, guida del creato» (3: 96).

mappa antica della penisola arabica e delle rotte carovaniere

La cosmologia dei betili e il pantheon preislamico

Che fossero nomadi o stanziali, gli arabi avevano una certa religiosità con una vaga visione dell’esistenza dell’anima, che chiamavano «spirito» o «alito vitale». Alcune tribù adoravano il Sole, e, in generale, celebravano il culto davanti a pietre erette, presunte dimore di qualche divinità. È proprio dall’espressione semitica bet o baytu il·lah, “abitacolo di [un] dio”, che deriva il termine “betilo” con il quale sono note queste pietre, distribuite in tutta la Penisola arabica. Alcuni siti di betili furono trasformati in santuari dove si celebravano feste e cerimonie in determinate date.

Gli abitanti della Mecca adoravano una triade divina al cui vertice c’era al-Lat, divinità solare femminile rappresentata da una pietra bianca, generalmente quadrangolare. La seconda dea, al-Uzza, si rappresentava all’interno di un albero sacro posto sulla via tra La Mecca e l’Iraq. Al-Manat, figlia di al-Lat, chiudeva la triade; a lei era dedicato un santuario sulla costa del mar Rosso. Esistevano altri culti politeistici, guidati, a quanto pare, dal dio Hubal, spesso considerato la principale divinità della Kaaba e legato alla divinazione. Con il tempo ogni tribù aveva traslato le immagini che adorava alla Mecca, situandole nella Kaaba, una costruzione di pietra grigia alla quale fu attribuito un carattere sacro sin dalla più remota antichità.

Prosperità economica e stratificazione sociale alla Mecca

Grazie alla sua funzione religiosa, con pellegrinaggi annuali delle tribù che si recavano alla Kaaba, La Mecca raggiunse una grande prosperità economica. I suoi abitanti approfittarono del grande afflusso di gente e fiorì l’attività commerciale, favorita dalla posizione geografica della città. Il principale oggetto di scambi commerciali erano i metalli preziosi delle miniere dei Banu Salaim: oro in polvere e in lingotti, e argento. A ciò si aggiungevano avorio, profumi, incenso, mirra, spezie e cuoio provenienti dal Sud della Penisola arabica, dall’India e dalla Cina.

Spesso tribù e clan si scontravano tra loro, ma il buon governo della tribù di Quraysh, che dominava La Mecca dal V secolo, fece della città la meta delle carovane provenienti dallo Yemen, e il punto di partenza di quelle dirette a Gerusalemme e Damasco. Nel VI secolo nacquero in città importanti organizzazioni mercantili la cui funzione era quella di concordare condizioni di traffico e di compravendita con le autorità di Siria, del Sud dell’Arabia e persino con il sovrano del regno etiopico di Aksum, in cambio di protezione a commercianti e merci.

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La trasformazione dell’Islam: da Ortoprassi a Unificazione della Ummah

L’apogeo del commercio non si tradusse solamente in prosperità per La Mecca: diede origine anche a differenze sociali che scalzavano i valori tradizionali delle società beduine, come per esempio la solidarietà. Fu in questo contesto che Maometto iniziò a predicare una nuova religione. Secondo la tradizione, i primi proseliti furono i poveri, ragione per cui l’oligarchia della Mecca temette una rivoluzione che turbasse l’ordine sociale. Di fatto, quando nel 622 Maometto dovette fuggire a Yathrib, stabilì la qibla in direzione di Gerusalemme. Quando, però, le sue relazioni con la vasta comunità ebraica di Medina si deteriorarono, Maometto cambiò la qibla volgendola verso la Kaaba. A proposito di questo cambio, nel Corano si dice: «E gli stolti diranno: “Chi li ha sviati dall’orientamento, che avevano prima?”. Di’: “Ad Allah appartiene l’Oriente e l’Occidente, Egli guida chi vuole sulla Retta Via”» (Corano 2, 142).

Quando nel 630 gli avversari di Maometto alla Mecca si arresero, il profeta ordinò di distruggere gli idoli che si conservavano all’interno dell’antico santuario, anche se volle preservare le immagini della Vergine Maria e di Gesù. Da quel momento in poi La Mecca fu il cuore di una nuova religione che si fondeva con un nuovo ordine politico, nato dalla predicazione di Maometto. I diversi gruppi etnici e tribali furono dunque uniti in una sola comunità o ummah.

illustrazione medievale della Kaaba e dei pellegrini

Il dibattito storiografico: La Mecca come culla dell'Islam

Nonostante la solida tradizione islamica, il problema principale del collocamento della città santa coranica nella Mecca attuale è la totale assenza di evidenze archeologiche o ambientali, in aggiunta alla sostanziale assenza di una città che si vorrebbe antichissima nella letteratura preislamica. Dan Gibson ha contestato in maniera piuttosto convincente le tradizioni da un punto di vista archeologico. Diversi altri storici non musulmani, fra i quali Patricia Crone, Tom Holland o Edouard Marie Gallez hanno messo in dubbio la versione tradizionale islamica che vede la Mecca come la culla dell'Islam.

La città inoltre non è nominata dalle fonti coeve, e ciò fa sorgere molti dubbi sul fatto che essa potesse in effetti essere un importante centro carovaniero e di pellegrinaggio quale è considerata nella tradizione islamica. Inoltre le descrizioni ambientali presenti nel Corano, come nella sura VI "Il bestiame", parlano di un paesaggio con bestiame e vegetazione mediterranea (ulivi, vigne, melograni) che non corrisponde affatto al clima desertico, e talmente carente d'acqua da permettere solo assai limitatamente l'allevamento di ovini, caprini, cavalli, asini e dromedari, nonché la crescita di piante mediterranee. Anche il contenuto del Corano, ricco di polemiche religiose derivate da temi e personaggi biblici, ha fatto pensare che il testo sacro dei musulmani fosse rivolto a un pubblico giudaico e cristiano in grado di cogliere i riferimenti alla tradizione biblica. Secondo queste moderne ipotesi storiografiche storico-critiche, il Corano e lo sviluppo dell'islam sarebbero avvenuti altrove, più a nord, ai confini meridionali dell'Impero romano, tra la Siria e la Giordania attuali.

La continuità del sacro: La Kaaba oggi

La capacità di unire tribù diverse e di fungere da simbolo condiviso pose le basi per la sua successiva funzione unificatrice all’interno dell’Islam. Oggi, la Kaaba rappresenta continuità e trasformazione, collegando le antiche tradizioni arabe alle pratiche spirituali di milioni di fedeli nel mondo. Il tawaf, ad esempio, fu mantenuto come atto di devozione verso Allah. Il retaggio preislamico della Kaaba ne evidenzia il ruolo come punto di riferimento culturale e spirituale ben prima dell’avvento dell’Islam. La Ka'ba, oggi nella Grande moschea, era un luogo sacro già prima di Maometto. La struttura e i rituali legati alla Kaaba riflettevano probabilmente l’antica cosmologia araba. La sua forma cubica e la sua orientazione erano viste come un legame tra il mondo terreno e quello divino.

Attualmente la Kaaba è all’interno della Grande moschea, nel cui recinto si trova anche il pozzo di Zamzam, di quarantadue metri di profondità, con acqua lievemente salmastra cui si attribuiscono poteri miracolosi. Si potrebbe supporre che la sua esistenza fu una delle cause, se non la principale, che contribuirono alla prosperità del luogo che riforniva le carovane di acqua per uomini e animali. Con l’islam si disse che la sua acqua sgorgò miracolosamente per la prima volta quando la schiava Agar e suo figlio Ismaele furono abbandonati nel deserto da Abramo, padre di Ismaele, e cercavano disperatamente acqua. La sacralità comporta che in essa (e nel territorio circostante, come avviene a Medina) sia categoricamente interdetto l'ingresso a chi non è musulmano. Il primo occidentale a entrarvi clandestinamente fu l'italiano Ludovico de Varthema nel 1503.

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