Il Modello Nordico in Svezia: Un Approccio Innovativo e il Suo Contesto Sociale e Normativo nella Lotta alla Prostituzione

Affrontare il complesso fenomeno della prostituzione richiede una visione chiara e un approccio legislativo che rifletta i valori di una società. La Svezia, con la sua "ricetta" distintiva, ha scelto di "colpire il cliente e non la prostituta", inaugurando un modello che, lungi dalla tolleranza o dalla liberalizzazione, ha introdotto un giro di vite normativo. Questo approccio, conosciuto come Modello Nordico, è stato poi preso come riferimento e adottato da altri Paesi, influenzando significativamente il dibattito internazionale e le politiche europee in materia. Il principio basilare che guida questa legislazione è che la compravendita del sesso è intrinsecamente una forma di violenza, che svilisce l’essere umano e mina profondamente il principio della parità di genere.

Un Cambio di Paradigma Normativo: La Legge Svedese del 1999

La Svezia ha modificato la propria legislazione in materia di prostituzione nel 1999, una decisione all’epoca unica al mondo. Con l'entrata in vigore della legge il 1° gennaio 1999, si stabilì che l’acquisto di prestazioni sessuali sarebbe stato un reato, prevedendo inizialmente una sanzione detentiva fino a sei mesi per i trasgressori. Successivamente, la legge è stata rafforzata, e oggi la reclusione può arrivare fino a un anno. Esiste anche una proposta in Parlamento affinché non siano previste multe, poiché, se si compra sesso, si considera un atto di violenza contro un’altra persona e la conseguenza dovrebbe essere esclusivamente il carcere. La legge svedese ha depenalizzato l’attività di chi si prostituisce, riconoscendola come una vittima da proteggere e aiutare, ma ha vietato e sanzionato penalmente l’acquisto di sesso.

I motivi che hanno portato a questa decisione sono sostanzialmente due. Il primo è la convinzione che questo fosse l'unico modo efficace per diminuire la riduzione in schiavitù di esseri umani nel Paese: riducendo la domanda, si sarebbe inevitabilmente ridotta l’offerta. Un secondo punto fondamentale è l'argomentazione, ritenuta efficace seppur da alcuni discutibile, per cui la prostituzione, essendo "figlia di un’idea patriarcale della società è, di per sé, un retaggio contrario all’eguaglianza sociale". L’articolo 1 della legge svedese recita chiaramente: «La prostituzione è una forma di violenza dell’uomo verso la donna». Con questo articolo si vuole sottolineare che la società non deve accettare che un uomo possa acquistare una donna per il suo piacere. Secondo il Parlamento svedese, il comprare servizi sessuali ha pochissimo a che fare con la sessualità, mentre la questione riguarda piuttosto il potere e l’uguaglianza.

Infografica: Principi chiave del Modello Nordico sulla prostituzione

Come ha raccontato in un’intervista Gunilla Ekberg, l’avvocata femminista che ha lavorato al disegno di legge, la svolta è avvenuta quando si è passati dal considerare la prostituzione come un fenomeno a sé stante alla consapevolezza che si trattasse "invece di una delle forme di violenza maschile nei confronti del nostro sesso". Questo risultato non fu frutto tanto di analisi teoriche, quanto dei molti studi e ricerche fatti negli anni precedenti sulle prostitute svedesi. In tutte le loro storie, in un modo o nell’altro, emergevano abusi familiari infantili, stupri subiti da amici di famiglia o compagni di scuola, oppure condizioni di disagio estremo e di emarginazione sociale. In altre parole, nel contesto svedese erano molto rare le donne che facevano della prostituzione una libera scelta di vita. Questo ha consolidato l'idea che, dove c'è prostituzione, dietro c'è sempre il crimine organizzato, e la "libertà di vendersi" non è mai questione di libera scelta. La politica pubblica svedese si presenta quindi come favorevole alle prostitute, non criminalizzando più le vittime di violenza, ma solo i clienti, visti come l'ultimo anello della catena del crimine organizzato. Questo argomento è molto caro ai gruppi di donne che si battono per il riconoscimento dei diritti fondamentali e per l’uguaglianza donna-uomo, evocando la questione della violenza maschile contro le donne a cui molte sono state e sono in varia misura sottoposte, come i ricatti sessuali.

Per-Anders Sunesson, un ambasciatore svedese, ha ulteriormente spiegato che il governo svedese era convinto di non avere argomentazioni valide nei dibattiti sulla prostituzione, quando si parlava di tratta di esseri umani. Il governo era anche preoccupato per l’Agenda 2030, in quanto il traffico di esseri umani genera un profitto di circa 200 miliardi di dollari USA ogni anno, di cui 150 miliardi, ovvero due terzi del totale, provengono dalla tratta a fini di sfruttamento sessuale. Questo denaro, a cui la criminalità organizzata ha accesso, viene utilizzato per destabilizzare i Paesi in cui è solito investire.

Impatto e Risultati in Svezia: Dati e Cambiamenti Sociali

Nei fatti, la legge ha funzionato e i governi svedesi considerano la politica sulla prostituzione un grande successo. Anche quando c’è stato il cambio della guardia fra sinistra e destra, la legge non è stata messa in discussione. Oggi, solo una piccola minoranza di uomini e una percentuale minimale di donne è favorevole a una sua revisione. Secondo alcuni studi, gli effetti della legge sono stati evidenti e incoraggianti, seppur manifestandosi sul lungo periodo. Nel Paese, il numero di persone che si prostituiscono sarebbe un decimo rispetto alla vicina Danimarca, dove acquistare sesso è legale e la popolazione è inferiore. Secondo un report pubblicato dal governo svedese, dall’entrata in vigore della legge nel 1999, il numero delle donne sfruttate sulla strada è dimezzato, mentre nello stesso periodo è triplicato in Paesi come Danimarca e Norvegia. Il Rapporto sui risultati ottenuti in 10 anni con l’applicazione della legge anti-cliente, presentato nel 2010 allo Swedish Institute, indicava che in Svezia le prostitute erano un migliaio contro le circa 3.000 del 2000, e la prostituzione in strada, peraltro minoritaria da sempre, era praticamente scomparsa. La proporzione di prostitute provenienti da Paesi terzi non è aumentata e il fenomeno non si è sviluppato in maniera “sotterranea”.

Come la Svezia è diventata un Narco-Stato

Secondo la polizia svedese, il provvedimento ha esercitato un notevole effetto deterrente sulla tratta a fini di sfruttamento sessuale. L'ispettore di polizia svedese Simon Häggström, autore del libro "Shadow’s Law: The True Story of a Swedish Detective Inspector Fighting Prostitution", sottolinea che il rapporto con le prostitute è buono, perché sanno che non devono avere paura della polizia e che l'intento è punire i trafficanti che fanno loro del male. Häggström evidenzia anche che, sia essa legale o illegale, la prostituzione “è legata al crimine organizzato”, in quanto “prostituzione e traffico di esseri umani vanno mano nella mano”.

La legge ha avuto effetti significativi anche sull'opinione pubblica. Nel 1996, il 45% delle donne e il 20% degli uomini erano a favore della criminalizzazione dell'acquisto di sesso da parte degli uomini, mentre nel 2008, il 79% delle donne e il 60% degli uomini erano favorevoli alla normativa. Oggi, come risulta dai sondaggi, la legge ha il consenso del 70-75% della popolazione, e il supporto cresce tra i giovani, dimostrando che questo approccio è riuscito a influenzare i loro valori e a convincerli che non è giusto comprare il corpo di una donna.

Chi viene "beccato" a comprare sesso in Svezia rischia guai seri. Innanzitutto, la sua famiglia viene informata della cosa. Poi ci sono le conseguenze penali: finora, sono stati denunciati 18.000 clienti e condannati 900, a sei mesi di carcere o, più spesso, a una multa pari a 50 giorni di stipendio. Ma anche per chi non ha avuto sanzioni, il processo ha rappresentato un notevole sconvolgimento nelle relazioni familiari e sociali. Spesso chi è scoperto sul fatto, non importa se all’aperto, in un albergo compiacente o in un bordello clandestino, viene chiamato a testimoniare contro gli sfruttatori e i trafficanti, ed è costretto a mostrarsi pubblicamente come partecipe di una rete criminale. In Svezia, essere qualificati come compratori di sesso è motivo di vergogna, il che rafforza il meccanismo di contrasto. Si informano i clienti che stanno aiutando il crimine organizzato e distruggendo una giovane vita, poi gli viene inviata a casa una lettera della polizia che informa del reato commesso.

Grafico: Evoluzione del supporto pubblico al Modello Nordico in Svezia

Un altro effetto importante, confermato da varie indagini e intercettazioni telefoniche, è che gli uomini dei "rackett" evitano sempre più di lavorare dove la prostituzione è osteggiata. Una telefonata intercettata rivelava un boss che consigliava a un amico: “Stai alla larga dalla Svezia, puoi avere un sacco di grane”, preferendo Paesi come l’Olanda e la Germania, dove il mercato del sesso è perfettamente legale. La polizia svedese e l’Interpol, nei loro rapporti, affermano che il modello svedese è riuscito a fermare la criminalità organizzata, rendendo la Svezia un mercato poco interessante.

Attorno alla legge svedese si sono sviluppati vari meccanismi di contrasto, a cominciare dal Piano d’azione del luglio 2008 per combattere prostituzione e tratta. Tra le priorità del Piano c’è quella di supportare le cosiddette “persone a rischio”, spesso immigrate o ragazze emarginate, e di rendere sempre più efficaci i meccanismi giudiziari, incrementando la cooperazione con i Paesi vicini.

Il Contesto Sociale Svedese: Educazione e Uguaglianza di Genere come Pilastri Fondamentali

La Svezia è stata pioniera non solo nella normativa sulla prostituzione, ma anche in un ambito fondamentale per la costruzione di una società equa: l’educazione sessuale. Settant’anni fa, nel 1955, la Svezia è stato il primo Paese in Europa a introdurre l’educazione sessuale obbligatoria nelle scuole, un impegno che ha plasmato profondamente la sua cultura. Flavia Restivo, nel suo libro “Gli svedesi lo fanno meglio”, con la prefazione dell’economista femminista Azzurra Rinaldi, analizza l’impatto di questa educazione sessuoaffettiva sulla cultura del Paese. L'autrice mette in evidenza come tale educazione non sia solo una materia scolastica, ma un potente strumento di trasformazione sociale, poiché insegnare il consenso, la conoscenza del corpo e il rispetto per l’altro incide profondamente sulla parità di genere e sull’inclusione sociale.

I risultati di questo approccio olistico sono molteplici e significativi: la Svezia vanta una bassa incidenza di gravidanze adolescenziali, un elevato utilizzo della contraccezione e una maggiore inclusione della diversità. Inoltre, il Paese registra un tasso di occupazione femminile attorno all’80% e uno dei congedi genitoriali più evoluti al mondo, con 480 giorni usufruibili dalla madre e dal padre, inclusi i "mesi dei papà" non trasferibili alla madre. Questi fattori contribuiscono alla riduzione degli stereotipi e alla creazione di una cultura più aperta, inclusiva e votata alla salute psicofisica delle persone, favorendo una popolazione più libera e consapevole. Un’indagine del 2017 condotta dall’Agenzia svedese per la parità di genere ha rivelato che l’85% degli alunni e delle alunne negli istituti svedesi si sente trattata in modo egualitario. In particolare, le bambine mostrano una maggiore fiducia nelle proprie capacità rispetto alla media europea e si sentono incoraggiate a eccellere in vari settori accademici.

Tuttavia, la Svezia è anche protagonista del cosiddetto "paradosso nordico", che caratterizza tutti quei Paesi (come l’Islanda, la Finlandia, la Norvegia e la Svezia stessa) che sono molto avanzati in termini di gender equality, ma che, al contempo, registrano un alto numero di violenze domestiche contro le donne. Secondo Restivo, questo dato non è necessariamente negativo, ma dimostra la presenza di una cultura del consenso - e quindi della denuncia - molto radicata. L'autrice commenta: «Anche all’interno di una relazione, le donne nordiche sono portate a denunciare un bacio o un atto sessuale non voluto, mentre in Italia spesso questi casi sono taciuti». Questo sottolinea che l'educazione sessuoaffettiva, sebbene non risolva tutti i problemi, è un elemento cruciale, e ignorarla non è certo la soluzione.

Il dibattito sulla prostituzione si inserisce anche in una preoccupazione più ampia riguardo alla cultura sempre più sessualizzata e pornografica. Per-Anders Sunesson ha espresso forte preoccupazione per una cultura dove “l’educazione sessuale per molti/e bambini/e è guardare il porno”, sottolineando che su PornHub “c’è solo violenza, non è il porno di anni fa. C’è follia, soffocamento, uomini che picchiano le donne ed è a questo che i nostri bambini e le nostre bambine possono accedere semplicemente aprendo i loro smartphone”. Questo rafforza l'argomento per una robusta educazione sessuale nelle scuole e per politiche che disincentivino l'accesso alla violenza sessuale veicolata online.

Espansione del Modello Nordico e Dibattito Europeo

Il modello svedese ha fatto proseliti oltre i confini nazionali, guadagnandosi l'appellativo di "Modello Nordico" perché nel frattempo è stato adottato anche da Norvegia e Islanda. La Norvegia, in particolare, nel gennaio del 2009 ha votato una legge ancora più innovativa, prevedendo che il cliente possa essere perseguito in patria anche se compra sesso all’estero. Successivamente, anche la Finlandia ha dichiarato punibile il cliente, ma solo se è a conoscenza dello stato di costrizione della donna. Di recente, anche la Francia ha adottato questo approccio, e l'Irlanda del Nord ha visto una legge simile ricevere un primo "sì" dall'Assemblea legislativa. Si tratta di un cambiamento di prospettiva che si contrappone alla teoria della prostituzione come lavoro e alla liberalizzazione del fenomeno come metodo per liberare dallo sfruttamento i "sex workers".

Mappa: Paesi che adottano o discutono il Modello Nordico

I dati e l’efficacia del modello svedese sono stati riconosciuti anche a livello sovranazionale. Nel febbraio 2014, il Parlamento Europeo ha votato e approvato una proposta di risoluzione con 343 voti favorevoli, 139 contrari e 105 astensioni, esprimendosi favorevolmente sul Modello Nordico. Sebbene la risoluzione non sia vincolante per i Paesi membri, influenzerà un’eventuale direttiva in merito della Commissione Europea. In questi anni, non è stato difficile accorgersi che la prostituzione non si sradica in un Paese solo e che i clienti sono pronti ad attraversare i confini con una certa rapidità. Per questo, il Consiglio degli Stati del Baltico, un organismo che riunisce 11 Paesi per discutere problemi comuni e armonizzare le legislazioni, ha posto tra le sue priorità proprio il contrasto al mercato del sesso.

Il dibattito sull'adozione del Modello Nordico è in corso in diversi altri Paesi. Mentre la Danimarca, che ormai è definita ironicamente “il bordello del Baltico”, sta a sua volta discutendo il da farsi, anche in Inghilterra, in Germania e persino in Olanda si comincia ad esaminare con occhi diversi il problema del sesso a pagamento. Vi è una proposta pronta in Scozia per la legge nordica, e il Sudafrica ha una discussione in corso. Il Primo Ministro spagnolo, Pedro Sánchez, ha affermato in diverse occasioni di voler abolire la prostituzione, segnalando una volontà politica crescente a livello internazionale per combattere la domanda di donne nella prostituzione e lo sfruttamento sessuale. Questa ondata di adozioni e discussioni dimostra una crescente consapevolezza che la "crescita o la diminuzione del fenomeno della prostituzione dipende dalle scelte politiche che facciamo". Nei Paesi in cui è stato adottato il modello nordico “vedono il trend opposto, l’industria del sesso si riduce, ci sono meno donne sfruttate e le nuove generazioni crescono sapendo che non si compra l’accesso al corpo di una donna per lo sfruttamento sessuale”, come afferma Malin Björk, eurodeputata svedese della Sinistra unita Gue.

Le Voci Critiche e le Controversie sul Modello Svedese

Nonostante i risultati positivi e l'ampio consenso in Svezia, il Modello Nordico solleva molte critiche nel mondo. Uno degli argomenti principali è che, sebbene la prostituzione in strada sia quasi scomparsa, il fenomeno non è svanito ma ha semplicemente cambiato forma, luoghi e mezzi di comunicazione. Le prostitute si sarebbero spostate in luoghi chiusi e l'accesso ai servizi avverrebbe tramite internet. Questa migrazione verso ambienti meno controllabili al chiuso è una critica persistente mossa agli svedesi, sostenendo che gli investigatori non possono controllare tutti i siti né bloccare i server che spesso si trovano all'estero. L'Economist, ad esempio, ha osservato che la prostituzione in strada si è inizialmente ridotta, ma poi è tornata, e il nuovo approccio, definito tra l'altro "illiberale", non avrebbe fatto nulla per ridurre i danni ad essa associati. "Il commercio del sesso esisterà sempre", scrive il giornale britannico, mettendo in discussione l'efficacia a lungo termine della repressione della domanda.

Un altro punto di vista critico, espresso da associazioni di "sex workers" insieme ad accademici alla vigilia del voto del Parlamento Europeo, sostiene che colpire i clienti è inefficace contro lo sfruttamento, mentre rendere illegale il fenomeno aumenta la stigmatizzazione, l’emarginazione sociale e la marginalità di chi si prostituisce. Si lamenta che il proibizionismo, anche nella forma della sanzione del cliente, fa ricadere comunque la penalizzazione sulle spalle delle prostitute, e tanto più pesante su quelle socialmente più vulnerabili, come le immigrate irregolari, magari trafficate e sequestrate in appartamenti o camere d’albergo.

Grafico: Commercio del sesso online dopo l'introduzione di leggi anti-cliente

Inoltre, sebbene sia vero che la maggioranza del mercato del sesso, specialmente quello a basso costo, è alimentato da immigrate, in particolare nigeriane e dell’Europa dell’Est, e che ciò rappresenta un aspetto della globalizzazione in cui la domanda dei maschi del ricco mondo del nord incontra l’offerta delle donne dei Paesi poveri, da molte ricerche europee risulta che, a fianco ai fenomeni di vera e propria tratta di donne e ragazze rapite, sequestrate, vendute o ingannate sulla natura del lavoro prospettato loro, per la maggioranza delle prostitute-immigrate nei nostri Paesi, specie a partire dalla metà degli anni ’90, si tratterebbe di prostituzione volontaria. Queste donne emigrano sapendo di andare a fare le prostitute (o che esercitavano il mestiere di prostituta nel loro Paese d’origine), ma spesso non conoscono le condizioni di coercizione cui andranno incontro. La scelta di prostituirsi all’estero, lontano da parenti e conoscenti e per un periodo di tempo limitato, sembra una via d’emigrazione praticabile con prospettive di guadagno attraenti, tanto più tenendo conto delle povere possibilità di lavoro offerte loro nei Paesi di destinazione, limitate per lo più ai servizi di cura e domestici. Si potrebbe quasi pensare che il problema a cui ha risposto la legge contro i clienti sia l’emigrazione dai Paesi impoveriti dell’Est e del Sud del mondo.

Per i critici, un lato peggiore della legge svedese sarebbe l'aumento della stigmatizzazione contro la "prostituta", al punto tale da toglierle parola e capacità di agire, ignorando o censurando le voci delle sopravvissute. Si suppone poi che pagare per una prestazione sessuale sia una violenza contro chi vi si sottopone. Però, stranamente, tale violenza è sanzionata da una semplice multa, con solo un cliente condannato alla prigione nel 2005. Questo solleva interrogativi sulla reale percezione della gravità del reato. Infine, si osserva che i Paesi vicini lamentano che il proibizionismo in un solo Paese significa che le reti di introduzione dei migranti che si dedicano alla prostituzione spostano la loro attività più intensamente sui Paesi confinanti. La polizia di Stoccolma stessa interviene solo negli appartamenti dove vi sono minorenni oppure molte donne straniere, nella speranza che almeno una di loro denunci, ma altrimenti, se la persona è adulta e consenziente, non vi è reato. Nello stesso Centro sulla prostituzione di Stoccolma si dice che “La legge ha aperto la porta agli intermediari (sfruttatori) perché ha reso più difficile per i venditori e gli acquirenti di servizi sessuali entrare in contatto diretto gli uni con gli altri”. Un altro cambiamento del mercato del sesso è costituito dal grande aumento di transessuali e prostituti, tanto che si parla di rispetto e tutela dei diritti umani dei professionisti/e del sesso anche da parte del Comitato Internazionale sulla Difesa dei diritti dei "sex workers" in Europa, rendendo più complessa la questione di genere sull’interpretazione della prostituzione e richiedendo un ripensamento delle relazioni di potere tra uomini e donne.

Contrasto con i Modelli di Legalizzazione e Regolamentazione: Il Caso Tedesco

Il punto di vista abolizionista del Modello Nordico non è però condiviso da tutti. In alcuni Paesi, l’attività è perfettamente legale. Tanto per restare in Europa, questo accade ad esempio in Olanda, Germania, Austria e Danimarca, dove si adottano modelli di legalizzazione o regolamentazione della prostituzione. La Germania, in particolare, è spesso chiamata il "bordello d’Europa" a causa del suo modello legislativo che ha portato ad un vastissimo mercato del sesso, con - fino a poco tempo fa - oltre un milione di uomini al giorno che frequentavano i bordelli tedeschi. Marie Merklinger, un’ex prostituta e ora attivista di Space International, un’organizzazione che riunisce donne che sono riuscite ad abbandonare la prostituzione, racconta: “Io vengo dalla Germania, dove la prostituzione è completamente legalizzata e la polizia non può entrare in un bordello per controllare se le donne sono vittime di tratta, a meno che una di loro non faccia una segnalazione, cosa che non avviene quasi mai”.

Fotografia: L'esterno del mega-bordello

Helmut Sporer, un ex ispettore di polizia tedesco con 30 anni di esperienza in indagini sulla prostituzione e il traffico di esseri umani in Germania, ha fornito una prospettiva critica sul modello regolamentato. Ha osservato un progressivo deterioramento sia delle condizioni di vita delle donne prostituite sia dell’abilità delle autorità di combattere la criminalità organizzata, nonostante le numerose modifiche legislative. Prima del 2002, in Germania la prostituzione era legale ma soggetta a restrizioni. Il "Prostitution Act" del 2002 ha introdotto la regolamentazione, ma è divenuto chiaro che questa legge aveva fallito. Nel 2017 è stato emanato il "Prostitutes Protection Act" (PPA), che ha mantenuto la legalità ma ha imposto restrizioni più severe, quasi esclusivamente sulle donne prostituite, e non sui papponi, i proprietari di bordelli o i compratori di sesso. Anche questa legge ha fallito nel migliorare la situazione. Sporer, che nel 2013 parlò pubblicamente del fallimento del modello tedesco, ha poi concluso che il Modello Nordico è l’unico approccio efficace.

Sporer stima che in Germania la popolazione nella prostituzione sia circa 250.000 persone, la maggioranza delle quali, impegnata in "mega-imprese" (mega-bordelli, club nudisti, prostituzione di strada), mostra segni di sfruttamento e controllo da parte di terzi. Questi segni includono la giovanissima età, il basso livello di istruzione, la mancanza di conoscenza del tedesco, l’assenza di contatti sociali al di fuori del giro della prostituzione e sintomi di stress post-traumatico. Quando interrogate, queste donne spesso negano di essere costrette, ma ammettono lo sfruttamento nei rari casi in cui i loro papponi o trafficanti vengono arrestati. "Solo una minoranza di queste donne viene ufficialmente identificata come vittima. Non vedendo una possibile via d’uscita, si rassegnano alla loro situazione. Queste donne non hanno voce e nessuna lobby parla per loro, semplicemente sopportano il proprio sfruttamento". Sporer sottolinea che il numero preciso delle vittime è irrilevante; anche se fosse il 60%, sarebbe troppo.

Le loro condizioni sono grosso modo paragonabili a quelle dei lavoratori a tempo determinato nell’industria della carne, con la differenza che la situazione delle donne prostituite è molto più estrema, non essendo la loro forza lavoro ad essere sfruttata allo stremo, ma la loro sfera più intima e personale. Molte delle giustamente criticate condizioni di lavoro che incontriamo nell’industria della carne, come gli orari lavorativi, gli alloggi per i lavoratori, le condizioni igieniche, il maltrattamento, eccetera, sono le stesse dell’industria del sesso.

Il caso del mega-bordello Paradise a Stuttgart è emblematico: pubblicizzato per anni come un esempio di "prostituzione pulita e legale", si è rivelato nascondere una pericolosa rete criminale. Nel 2019, i proprietari sono stati condannati a 5 anni di carcere per concorso nel traffico di esseri umani e sfruttamento della prostituzione. "Senza queste indagini efficaci, il Paradise sarebbe ancora considerato un bordello modello, un esempio dell’efficacia della legge tedesca sulla prostituzione". Simon Häggström ribadisce che, anche in un Paese come la Germania, dove il fenomeno è legale, “l’80/90% delle donne sono vittime di traffico di esseri umani”.

Le voci a favore del Modello Nordico contro il modello tedesco sono forti. Marie Merklinger sostiene che “la maggior parte delle donne non venderebbe il proprio corpo se non fosse in uno stato di estrema disperazione e in una cattiva situazione finanziaria. Nessuna lo farebbe se avesse un altro e miglior lavoro”, e non a caso “le prostitute in Germania per il 90% provengono dai Paesi più poveri d’Europa, Romania e Bulgaria ad esempio, in quanto alla base c’è sempre un problema di ineguaglianza sociale, ma anche di ineguaglianza tra uomo e donna, perché le donne sono sempre le più povere, anche nei Paesi poveri”. Merklinger sostiene il modello nordico in quanto “se non ci fosse domanda non ci sarebbe mercato”. Per-Anders Sunesson ha sottolineato che in Germania “la domanda di sesso è aumentata del 30%” e ci sono “circa 1,2 milioni di acquisti di sesso ogni 24 ore e ‘store’ che servono fino a 1000 uomini ogni 24 ore”. Questi dati contrastano nettamente con i risultati svedesi e mettono in evidenza i pericoli dei modelli basati sulla legalizzazione.

Il dibattito è ancora aperto in tutti gli Stati membri dell’Unione Europea sulla legalizzazione o meno della prostituzione. A 10 anni compiuti dalla legge più innovativa sulla prostituzione mai approvata al mondo, la Svezia sta facendo i conti con i risultati ottenuti e cerca allo stesso tempo di far conoscere meglio all’estero il suo modello, che spesso, in particolare in Italia, viene ancora considerato come una specie di stravaganza nordica, se non come un mezzo fallimento. È evidente, però, che la scelta di dichiarare punibile il cliente e di considerare invece la donna come una vittima ha rovesciato una logica orientata da sempre a criminalizzare le prostitute e a lasciar tranquilli i loro utilizzatori.

Le Voci delle Sopravvissute e l'Umanità Sottostante al Dibattito

Nel profondo del dibattito sulla prostituzione, le voci delle sopravvissute risuonano con una potenza spesso ignorata o censurata, portando una prospettiva umana e dolorosa al centro della discussione normativa. Adelina, per le amiche Ade, è stata una di queste voci. Aveva denunciato all’incirca ottanta persone appartenenti al racket della prostituzione albanese, decisa a liberarsi dagli sfruttatori che la costringevano, anche con la forza, a prostituirsi in strada. Non smise mai di definirsi femminista e portò avanti fino alla fine dei suoi giorni la lotta contro la prostituzione, al fianco di varie associazioni, ribadendo: “la prostituzione è violenza sulle donne”, portandone ancora i segni sul suo corpo e nello spirito. La sua testimonianza, così come quella di altre sopravvissute, non sembra bastare tuttora, anche quando si tratta di casi di tratta o di altre forme di coercizione. La sua voce si è spenta il 6 novembre 2021, quando si è gettata da un ponte a Roma, una donna, una vittima, ma soprattutto "scomoda perché femminista abolizionista e dunque contro il sistema prostituente".

Marie Merklinger, ex prostituta e ora attivista di Space International, condivide una prospettiva simile, basata sulla sua esperienza diretta. Sostiene che la maggior parte delle donne non venderebbe il proprio corpo se non fosse “in uno stato di estrema disperazione e in una cattiva situazione finanziaria. Nessuna lo farebbe se avesse un altro e miglior lavoro”. Questa testimonianza contrasta nettamente con l'idea di una "libera scelta" nella prostituzione, evidenziando le profonde disuguaglianze sociali ed economiche che spingono le donne verso questa pratica.

Il modello svedese, che si fonda sul principio che "la prostituzione è violenza dell’uomo contro la donna", rispecchia questa comprensione profonda delle dinamiche di potere e vulnerabilità. Le interviste condotte in Svezia a donne impegnate nella prostituzione e acquirenti di sesso, alla base della legge del 1999, rivelarono che la maggior parte delle donne svedesi che si prostituivano non rivendicavano la loro attività come una scelta. Frasi come "In Svezia, scegliamo di andare a scuola per diventare un insegnante, un autista di autobus, un dottore, qualunque cosa, ma non ho scelto di essere nella prostituzione. No", erano le risposte che le donne prostituite davano ai ricercatori. D'altra parte, gli acquirenti spesso giustificavano il loro comportamento con frasi come "Beh, ho i miei bisogni da soddisfare. Ho sposato mia moglie e non voglio fare certe cose con lei. Mi piace guardare i portali. Sai, in un certo senso sono gentile perché sono solo ragazze pigre che scelgono di vendere i loro corpi". La maggior parte degli svedesi sosteneva di non voler vivere in una società del genere.

La questione dell’umanità e dei diritti fondamentali è cruciale. L'eurodeputata svedese Malin Björk ha organizzato un dibattito sul tema al Parlamento europeo, sottolineando che, se in alcuni Paesi "il fenomeno è in crescita e le persone che subiscono abusi sono sempre di più", in quelli dove è stato adottato il Modello Nordico "vedono il trend opposto, l’industria del sesso si riduce, ci sono meno donne sfruttate e le nuove generazioni crescono sapendo che non si compra l’accesso al corpo di una donna per lo sfruttamento sessuale”. Questa prospettiva pone l'enfasi sulla dignità umana e sulla prevenzione dello sfruttamento attraverso un cambio culturale e normativo.

Anche se in Italia non se n’è praticamente parlato, il modello svedese ha fatto proseliti. Un caso a parte resta invece l’Italia, dove alla fine del 2008 la ministra alle Pari Opportunità Mara Carfagna aveva presentato il disegno di legge “Misure contro la prostituzione”. In sostanza, una serie di norme che prendono di mira il mercato del sesso, non però nell’ottica degli esseri umani che ne sono coinvolti ma dell’ordine pubblico. Il testo introduceva il reato di “esercizio della prostituzione in luoghi pubblici” e prevedeva le stesse pene per prostitute e clienti. Questa scelta, denunciata da molti come irresponsabile, avrebbe spinto la prostituzione in luoghi chiusi, rendendo molto più difficile alla polizia, alla magistratura e alle associazioni di identificare le vittime e aiutarle. Il silenzio calato poi sul disegno di legge evidenzia le difficoltà di un dibattito complesso e spesso ostacolato da visioni contrastanti. In ultimo, la volontà di non abbandonare la lotta contro la prostituzione, come quella che ha caratterizzato le scelte e le azioni di Adelina o la preoccupazione della sopravvissuta colombiana per il futuro delle altre donne e delle loro figlie, se il governo avesse deciso di legalizzare l’acquisto di sesso, rappresenta il vero cuore umano di un dibattito che incide profondamente sui diritti fondamentali e sulla dignità dell'essere umano.

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