COVID-19 nei Lattanti: Comprendere Sintomi, Impatto e Gestione

La malattia da Coronavirus 2019 (COVID-19) si è diffusa in tutto il mondo, rappresentando uno dei principali cambiamenti di salute pubblica e un patogeno con una forte capacità di trasmissione. È noto che i sintomi dell’infezione sono più severi nei soggetti vulnerabili, quali le persone anziane e i pazienti affetti da patologie croniche. Nonostante gli aspetti devastanti della pandemia, numerosi studi sono tuttora in corso e gli effetti del virus sull’organismo non sono ancora del tutto noti, specialmente per quanto riguarda le fasce d'età più giovani.

Dall’inizio dell’emergenza sanitaria, si sono verificati numerosi casi di contagio di neonati e bambini in Italia, attualmente registrati. Tuttavia, l'infezione da SARS-CoV-2 può variare da infezione asintomatica a grave difficoltà respiratoria nei neonati e nei bambini. Fortunatamente, un'incidenza di casi gravi di infezione da COVID-19 nei bambini è molto bassa, e la maggior parte dei piccolini è asintomatica o manifesta forme lievi della malattia.

L'Incidenza e la Gravità del COVID-19 nei Neonati e nei Bambini

È stato osservato un trend costante di una minore incidenza di infezione nei bambini rispetto alla popolazione adulta, così come il fatto che l’infezione da COVID-19 nella maggior parte dei casi pediatrici è asintomatica o si manifesta in forma lieve. Secondo il rapporto stilato a febbraio 2023 dal sistema di sorveglianza integrata Covid-19 dell’Istituto Superiore di Sanità, su un totale di 25.755.917 casi in Italia, poco più di 4.800.000 casi sono stati registrati nella popolazione tra i 0 e i 19 anni. Nello specifico, 2.026.843 casi sono stati rilevati nel gruppo 0-9 anni e 2.799.505 in quello 10-19.

Studi recenti riportano un’incidenza pari al 3.3% dei casi totali nella fascia di età 0-4 anni e pari allo 0.9% in età neonatale, evidenziando una protezione maggiore per i più piccoli. La letteratura scientifica ad oggi disponibile, per lo più quella cinese, rivela che il numero di bambini che ha contratto il virus è relativamente basso, se rapportato a quello relativo agli adulti, e che la sintomatologia in essi riscontrata è più sfumata, con poche complicanze respiratorie gravi, che raramente necessitano di cure intensive.

Un ampio studio cinese condotto su 2.143 bambini ha evidenziato che il 4% dei bambini era asintomatico, il 51% aveva una malattia lieve, il 39% una malattia moderata e solo il 6% una malattia grave, rispetto al 18,5% degli adulti. Questo dato è in linea con quanto emerso nelle precedenti epidemie dovute a coronavirus, ovvero SARS e MERS, che non mostrano una spiccata patogenicità nei bambini, i quali sono perlopiù paucisintomatici o asintomatici. È stato descritto in rarissimi casi un decorso più grave, similmente a quanto osservato nelle epidemie di SARS-CoV e MERS-CoV del 2002 e del 2012.

Grafico comparativo incidenza COVID-19 bambini vs adulti

Perché i Bambini Sono Meno Colpiti? Ipotesi e Meccanismi di Protezione

Sul perché i bambini siano meno soggetti alle forme più severe della malattia, sono state formulate diverse teorie, tutte ancora da verificare. È possibile che il coronavirus sia meno aggressivo nei bambini perché hanno un sistema immunitario adattivo più reattivo, capace di tenere sotto controllo la risposta infiammatoria, e perché il loro sistema immunitario è più tollerante.

Un fattore che potrebbe limitare la crescita del COVID-19, inoltre, è la presenza simultanea di altri virus nelle mucose dell’albero respiratorio, per via di un meccanismo competitivo. Un'altra ipotesi è che la distribuzione o la maturazione dell'ACE2 nei bambini e soprattutto nei neonati siano diverse da quelle degli adulti o che la capacità del recettore di legarsi al virus sia bassa nei piccoli pazienti, per una sorta di immaturità. Anche in questo caso la situazione sembra essere a favore del bambino.

Sintomi di COVID-19 nei Lattanti e nei Bambini: Come Riconoscerli

Nei bambini, l’infezione da COVID-19 risulta solitamente asintomatica o caratterizzata da sintomi lievi e sovrapponibili con quelli di una comune influenza. I bambini con infezione da COVID-19 possono manifestare i seguenti sintomi:

  • Febbre
  • Tosse
  • Diarrea e/o vomito
  • Dolore addominale
  • Mal di gola
  • Dispnea
  • Cefalea
  • Malessere
  • Debolezza o stanchezza
  • Assenza di gusto e olfatto

«Di solito si manifesta una infezione leggera caratterizzata da lieve rinite, qualche colpo di tosse, svogliatezza nel mangiare - dice il Direttore della Scuola di Specialità in Pediatria dell’Università degli Studi di Milano, il Dottor Mosca. La sintomatologia descritta fino ad oggi nei neonati risultati positivi al test del tampone naso-faringeo si limita al rifiuto dell'alimentazione, in rari casi febbre poco elevata, lievi sintomi gastroenterici o addirittura è nulla. In particolare, con le ultime varianti, febbre e tosse sono i sintomi più diffusi tra i bambini e possono risolversi già 2 giorni dopo l'inizio, anche se generalmente ne servono 5 o 6.

Capire che si tratta di un'infezione da COVID-19 risulta difficile riconoscere nei più piccoli, perché non sono in grado di descrivere quello che provano e sentono, come l’incapacità di distinguere odori e sapori. L’infezione da COVID-19 in età pediatrica si presenta per lo più in modo asintomatico o paucisintomatico (cioè con sintomi più scarsi e di minore intensità). Dopo un'incubazione di 5 giorni (il range è di 2-14 giorni), i sintomi più comuni sono febbre, tosse, faringite, astenia e dolori muscolari. Altri sintomi osservati con frequenza maggiore rispetto all’adulto sono, inoltre, la diarrea e il vomito; a questo proposito, un recente studio cinese ha riportato che circa il 10% dei bambini esordisce con sintomi gastrointestinali. Solo il 5% dei bambini infatti presenta sintomi quali dispnea e ipossiemia (riduzione della quantità di ossigeno nel sangue) e solo lo 0,6% ha una sindrome da distress respiratorio acuto.

Infografica sintomi COVID-19 nei bambini

Si definiscono affetti da malattia severa i neonati con infezione da COVID-19 che presentino sintomi compresi nelle seguenti categorie: 1) febbre (> 37.5°C), apnea, tosse, tachipnea, difficoltà respiratoria, necessità di ossigenoterapia, vomito o diarrea; 2) alterazioni ematologiche quali riduzione dei globuli bianchi, riduzione dei linfociti o incremento degli indici infiammatori; 3) alterazioni radiologiche del torace. I neonati prematuri, i neonati di basso peso (< 2500 gr) e i neonati affetti da patologie concomitanti, quali le cardiopatie congenite, hanno una probabilità maggiore di sviluppare malattia severa. La difficoltà respiratoria grave si verifica nei bambini con condizioni patologiche pregresse.

Diagnosi e Gestione dell'Infezione nei Bambini

Per accertarsi che si tratta di influenza da COVID, è essenziale eseguire il tampone specifico, iniziando anche da quello “fai da te” a casa per arrivare a quelli in farmacia o in ospedale con la supervisione del Pediatra. Proprio perché i sintomi di COVID e delle forme influenzali stagionali possono apparire gli stessi nei bambini, il tampone o il test molecolare diventano fondamentali nella diagnosi differenziale. La diagnosi di COVID-19 si basa su test di laboratorio precisi; gli strumenti diagnostici attuali sono i test genici dell’acido nucleico del virus.

Se il bambino ha preso il COVID-19, il Pediatra è il riferimento per curarlo e sapere come comportarsi per affrontare la situazione. Infatti, è il Pediatra che indicherà eventuali farmaci per gestire la febbre, la tosse e gli altri sintomi e, in caso fosse necessario, valuterà se le condizioni del piccolo sono così critiche da rendere necessario il ricovero in ospedale. La strategia di trattamento per i bambini con Coronavirus (COVID-19) si basa sull’esperienza avuta con i pazienti adulti. Le cure sono quelle standard per le patologie da raffreddamento, quali pulizia nasale, idratazione del bambino e, specie nei casi di neonati con altre patologie associate, ad esempio prematurità, un adeguato supporto ventilatorio.

In caso di infezione da COVID, ci si può prendere cura del proprio bambino anche a casa, come si fa di solito con i classici malanni invernali. È importante mantenere i bambini ben idratati, soprattutto in caso di febbre, facendo loro bere molti liquidi. L’atteggiamento più razionale è quello di considerare la gravità dei sintomi del bambino e, in base a questo, interpellare il pediatra curante e con lui stabilire cosa fare.

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La Tosse da COVID-19 nei Bambini: Caratteristiche e Terapie

La tosse, in particolare, è la manifestazione più frequente tra quelle che colpiscono l’apparato respiratorio in caso di COVID-19 ed è anche uno dei sintomi che può perdurare più a lungo. Nello specifico, si manifesta in forma di tosse prima secca, profonda, irritante e canina, che poi evolve nel tempo in una forma più produttiva e ricca di muco. La tosse da COVID-19 è dovuta al fatto che le vie respiratorie sono irritate o che nel tempo si produce muco in eccesso. Non a caso, la tosse serve proprio a pulire le vie respiratorie, quindi, di norma, si deve essere molto cauti nel somministrare medicinali contro la tosse ai bambini se non in caso di bisogno e, naturalmente, su indicazione del Pediatra.

Essendoci una coincidenza di sintomi nei bambini tra le normali infezioni virali e il COVID-19, può essere difficile determinare la causa della tosse nei bambini. Tuttavia, la cura della tosse nel bambino affetto da COVID-19 è simile a quella di altri virus che potrebbe contrarre durante la stagione del raffreddore e dell'influenza. Se la tosse è secca, può essere utile uno sciroppo lenitivo per calmare l’irritazione della faringe e facilitare il riposo notturno. Il bambino infatti può essere molto disturbato da attacchi di tosse profonda e irritante, sia di giorno che di notte, e uno sciroppo calmante e lenitivo può essere un utile sostegno. Quando invece la tosse è grassa o produttiva, è bene non sopprimerla.

In caso di tosse, utilizzare la posizione semiseduta. Per i bambini più grandi può bastare un cuscino in più quando sono a letto. Nei più piccolini un supporto al di sotto del materassino della culla è utile a sollevare un po’ le spalle e la testa.

Prevenzione della Trasmissione e Gestione dell'Isolamento Domestico

I bambini possono essere portatori sani e trasmettere il virus ad altri bambini o agli adulti. Per proteggere i propri figli ed evitare che diffondano l’infezione, in attesa di interventi efficaci sul piano farmacologico e vaccinale, l’unica arma che abbiamo per prevenire il contagio sono le misure di distanziamento sociale, riducendo al minimo i contatti con l’esterno, e un’accurata igiene personale e ambientale. È raccomandato evitare persone ad alto rischio e ambienti affollati. La sospetta associazione dell'infezione COVID-19 con la vasculite di Kawasaki nei bambini non è stata ancora confermata.

Se un membro della famiglia o qualcuno molto vicino contrae l'infezione, è stabilito che i soggetti positivi al tampone vadano in isolamento per 14 giorni: non devono avere contatti con nessuno, quindi neppure con i più piccoli. Assicurare la pulizia quotidiana dell’ambiente in cui vive il bambino. Pulire e disinfettare quotidianamente le superfici di casa.

Nel caso in cui il minore entri in contatto con una persona infetta, è importante conoscere i comportamenti da seguire e sapere come gestire l’isolamento domestico che ne consegue. Se c’è stato un contatto con un soggetto con infezione da COVID-19, sia essa sospetta o certa, è opportuno eseguire un tampone rinofaringeo. Se positivo, è indicata la quarantena con isolamento dai soggetti non infetti; se negativo o se non viene eseguito, è indicato l’isolamento domiciliare con allontanamento dalle persone infette.

La dottoressa Brusa fornisce indicazioni precise anche sull’isolamento domiciliare del bambino risultato positivo. In questo periodo, che ha una durata di 14 giorni, il bambino dovrà stare in una stanza singola ben areata, possibilmente con servizi igienici dedicati. Bisogna far sì che entri in contatto con poche persone, possibilmente non anziane o con problemi di salute, in più è necessario rispettare il distanziamento di almeno 1 metro e lavarsi frequentemente le mani. Tutto questo senza trascurare l’aspetto psicologico del bambino, al quale va spiegato che tali precauzioni servono per proteggere lui e le persone più fragili.

Utilizzare una mascherina se si è nella stessa stanza con il bambino. Utilizzare guanti monouso e una mascherina anche durante il cambio del pannolino e la manipolazione degli altri oggetti contaminati. Alcuni studi hanno rilevato la presenza del virus anche nelle feci del bambino. La biancheria deve essere lavata in lavatrice a 60° per almeno trenta minuti usando comune detersivo. Se non è possibile utilizzare acqua calda, è necessario aggiungere prodotti specifici per il lavaggio (es. candeggina o prodotti contenenti ipoclorito di sodio o prodotti di decontaminazione appositi per i tessuti). Dedicare al bambino una stanza (dormire in un letto separato) e un bagno se possibile. Altrimenti è necessario garantire il ricambio d’aria degli spazi condivisi, gli altri membri della famiglia devono mantenersi sempre a 1 metro di distanza dal bambino. Osservare i sintomi del bambino e tenerne un diario, in modo da poter riferire al medico l’andamento delle condizioni cliniche.

COVID-19 in Gravidanza e Trasmissione Verticale

La probabilità di contrarre l’infezione da COVID-19 in gravidanza è sovrapponibile alla popolazione generale. I dati attuali indicano che l’infezione da COVID-19 nel I trimestre di gravidanza non è associata a un maggior rischio di aborto. Non sono inoltre segnalate malformazioni fetali secondarie all’infezione materna. L’infezione da COVID-19, nel corso di una gravidanza per il resto fisiologica, non rappresenta un’indicazione ad anticipare il parto, né a condizionarne la modalità (taglio cesareo vs parto eutocico). Tuttavia l’infezione sintomatica da COVID-19 nel III trimestre di gravidanza comporta un rischio aumentato di parto pretermine.

L’interrogativo circa la trasmissione verticale dell’infezione da COVID-19 dalla madre al feto è attualmente privo di risposte basate su evidenze scientifiche forti. Studi eseguiti in Cina su madri positive al coronavirus nel terzo trimestre di gravidanza hanno evidenziato la negatività della ricerca del virus nel liquido amniotico, nel sangue cordonale e nel latte materno, oltre che nella placenta di madri COVID positive sottoposte a taglio cesareo. Sulla base dell’esperienza cinese, sono stati pubblicati due studi, uno sulla rivista The Lancet, l’altro su Frontiers in Pediatrics, che sembrano escludere questa possibilità. Tuttavia, allo stato attuale, si è più inclini a pensare che un’eventuale infezione da coronavirus nel neonato sia più probabilmente il risultato di una trasmissione dalla madre al bambino per via respiratoria nel post partum. Numerosi studi hanno dimostrato che, nella maggior parte dei casi, la trasmissione dell’infezione da COVID-19 in età neonatale non avviene per via verticale, cioè dalla mamma al bambino durante la gravidanza e/o nel periodo perinatale, ma è acquisita successivamente. Nel caso di neonati ospedalizzati fin dalla nascita, quali i neonati prematuri, l’infezione potrebbe essere contratta in ambiente ospedaliero.

Illustrazione della trasmissione COVID-19 (verticale vs post-partum)

Allattamento al Seno in Caso di Positività Materna

Altra questione rilevante, strettamente connessa alla precedente, è la possibilità per una madre positiva al coronavirus di allattare al seno senza rischi per il neonato. La dottoressa Brusa illustra le indicazioni della Società Italiana di Neonatologia in merito alla gestione di madre e bambino. L’opzione da privilegiare è quella della gestione congiunta di madre e bambino quando la mamma, COVID positiva, è asintomatica o paucisintomatica, oppure in via di guarigione.

In merito all’allattamento, la pediatra specifica che il latte materno, in base alle attuali evidenze scientifiche, non è ritenuto veicolo di trasmissione del virus da donne affette da COVID-19. L’allattamento al seno, in caso di positività materna per COVID-19, non è associato ad aumentato rischio di infezione per il neonato. Considerando i noti benefici dell’allattamento al seno per la salute del bambino, è fortemente raccomandato che tutte le misure volte a promuovere e a sostenere l’allattamento al seno siano mantenute in caso di positività materna a COVID-19. Secondo le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, la madre può allattare, ma per ridurre il rischio di trasmissione deve adottare tutte le procedure preventive, come l’igiene delle mani e l’uso della mascherina durante la poppata.

L'Importanza delle Vaccinazioni e degli Screening Neonatali

Molti sono gli appuntamenti importanti (vaccini, esami) e i controlli nel primo anno di vita. Gli screening neonatali e le vaccinazioni sono appuntamenti fondamentali da rispettare, per non correre rischi aggiuntivi di salute, quindi vanno rispettati con regolarità.

Sebbene i programmi di vaccinazione abbiano ridotto l’incidenza dell’infezione da COVID-19, l’esitazione vaccinale durante gravidanza e allattamento è molto elevata. La vaccinazione anti COVID-19 in gravidanza rappresenta un’importante misura di prevenzione, sia per la salute della donna che del neonato, ed è pertanto raccomandata da tutte le organizzazioni scientifiche internazionali.

Consigli Pratici per la Cura e la Protezione dei Neonati

I neonati sono organismi più fragili e più predisposti a contrarre infezioni, in quanto il loro sistema immunitario è ancora immaturo, per cui bisogna avere nei loro confronti tutte quelle precauzioni che è bene tenere, in generale, verso chi è a maggior rischio infettivo. È quindi consigliabile limitare al massimo i contatti del neonato con persone che non siano i fratelli o i genitori, mentre è possibile portarli in spazi aperti come terrazzi o giardini, se sono sotto o vicino a casa e se non ci si avvicina ad altre persone. Chi accudisce il bambino dovrà rispettare tutte le regole igieniche necessarie, con particolare riferimento al lavaggio delle mani e alla disinfezione degli ambienti. Inoltre, saranno da evitare i contatti con soggetti che presentano anche modesti sintomi respiratori e bisognerà ridurre gli accessi ai servizi sanitari per prestazioni che possono essere rimandate.

Se il bambino presenta difficoltà respiratoria, manifestata dal sollevamento frequente della pancia, o dalla fossetta che si crea al giugulo, alla base del collo, è un segnale di allarme che richiede attenzione. Se tu o i tuoi conviventi avete sintomi del COVID-19, è fondamentale restare in casa e chiamare subito il pediatra di libera scelta o il medico di medicina generale.

Attività Fisica e Benessere Psicologico durante la Pandemia

Il movimento riveste un ruolo prioritario per la salute in età evolutiva, sia a livello fisico che psichico. Nella situazione attuale, in particolare, fare ogni giorno esercizio fisico è anche un modo semplice ed efficace per tenere a bada lo stress, aumentando l’energia e il benessere generale e migliorando la qualità del sonno. Tenendo conto dell’età del bambino e usando un po’ di fantasia, è possibile inventare qualche espediente per invogliarlo a fare esercizio fisico.

Alcune attività sono indicate a tutte le età, come il ballo a suon di musica, i salti, le capriole, mentre altre sono età dipendente. A un bambino più piccolo, ad esempio, si potrebbe proporre di mimare i movimenti degli animali, di muoversi a piedi nudi in un percorso a ostacoli fatto di cuscini, cubi di legno e scatole, oppure di camminare un piede dietro l’altro su un filo di scotch colorato messo sul pavimento. I bambini più grandi, invece, potrebbero saltare la corda, giocare a nascondino, fare una caccia al tesoro.

La posizione è assolutamente favorevole e concorde con quella della Società Italiana di Pediatria: il bambino ha bisogno di stare all’aria aperta e alla luce, tuttavia ci sono delle norme di sicurezza da rispettare. Deve quindi stare nelle vicinanze di casa, in compagnia di un solo familiare provvisto di mascherina, mantenendo le distanze di sicurezza da altri bambini e adulti che si incontrano.

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