Il Bonus Bebè, formalmente noto come Assegno di Natalità, è una misura di sostegno economico erogata dall'INPS per aiutare le famiglie con la nascita o l'adozione di un figlio. Nonostante la sua importanza, molti utenti si sono trovati ad affrontare ritardi e complicazioni nei pagamenti, generando frustrazione e incertezza. Questo articolo mira a fare chiarezza sulle problematiche più comuni relative al pagamento del Bonus Bebè, analizzando le cause dei ritardi, le procedure per risolvere le controversie e gli sviluppi normativi che hanno interessato questa prestazione.

Ritardi nei Pagamenti: Cause e Rassicurazioni
Molti utenti hanno segnalato ritardi nell'accredito del Bonus Bebè, con pagamenti attesi a metà maggio che non sono stati effettuati. L'INPS ha confermato questi ritardi, attribuendoli a problemi tecnici nella gestione delle pratiche. L'ente ha altresì precisato che eventuali mensilità arretrate saranno recuperate e accreditate. Tuttavia, alcuni utenti hanno riscontrato la scomparsa della data prevista per il pagamento nella propria area personale sul sito INPS. Gli amministratori hanno risposto che tale sezione non è deputata a fornire risposte specifiche sui pagamenti, invitando gli utenti a contattare le sedi INPS, i call center o a verificare la propria posizione tramite le credenziali di accesso personali.
Nonostante la mancanza di spiegazioni ufficiali dettagliate, la rassicurazione principale per gli utenti è che il Bonus Bebè non pagato questo mese non andrà perso. Per coloro che attendono il pagamento di maggio, è probabile che l'accredito avvenga nei giorni successivi, con la data indicata dei primi di giugno riferita proprio a tale importo. Il Bonus Bebè di giugno, invece, dovrebbe slittare a fine mese.
Casi di Pagamento Parziale e Decadenza della Domanda
Le problematiche legate al Bonus Bebè non si limitano ai ritardi generali, ma includono anche casi specifici di pagamenti parziali o, nei casi più complessi, la decadenza del diritto alla prestazione. Un esempio significativo riguarda una famiglia il cui bambino, Paolo, è nato il 13 settembre 2018. Dopo aver presentato la domanda nei tempi previsti e aver ricevuto i primi accrediti (settembre-dicembre 2018), la situazione si è complicata nel 2019 a causa di un errore nella compilazione della DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica) per il nuovo ISEE.
Il CAF (Centro di Assistenza Fiscale) ha commesso un errore inserendo un indirizzo di residenza errato nel quadro B. Questo refuso ha portato l'INPS a dichiarare la decadenza della domanda, motivando che dalla dichiarazione ISEE non risultava la convivenza del genitore con il figlio per il quale era richiesto l'assegno. Nonostante i tentativi di rettifica e la presentazione di certificati di residenza storici, l'INPS ha mantenuto la sua posizione, richiedendo una nuova domanda in caso di rientro in possesso dei requisiti.

Comprendere la Decadenza dal Bonus Bebè
La "decadenza" dal Bonus Bebè, come spiegato dal sito ufficiale INPS, si verifica al verificarsi di specifiche situazioni che interrompono l'erogazione dell'assegno. Queste includono:
- Perdita dei requisiti previsti dalla legge: Trasferimento della residenza all'estero, perdita della cittadinanza o del titolo di soggiorno, perdita della convivenza con il figlio, revoca dell'affidamento.
- Decesso del figlio.
- Revoca dell'adozione.
- Decadenza dall'esercizio della responsabilità genitoriale.
- Affidamento del minore a persona diversa dal richiedente o in modo esclusivo all'altro genitore che non ha presentato domanda.
- Provvedimento negativo del giudice che determina il venir meno dell'affidamento preadottivo.
L'erogazione dell'assegno termina anche al compimento di un anno del figlio, alla conclusione dell'affidamento temporaneo o al raggiungimento della maggiore età del figlio.
È fondamentale che il richiedente comunichi all'INPS la perdita di uno dei requisiti entro 30 giorni. In caso di decadenza, se l'utente riacquisisce i requisiti, deve presentare una nuova domanda. Le regole per la decorrenza della prestazione variano a seconda che la nuova domanda sia presentata entro 90 giorni dall'evento (nascita, adozione, affidamento) o oltre tale termine.
Nel caso specifico di Paolo, l'errore nella DSU ha portato alla decadenza, nonostante la situazione di fatto (la convivenza) fosse dimostrabile con documentazione allegata successivamente.
La Procedura del Ricorso Amministrativo e Giurisdizionale
Di fronte a un provvedimento di decadenza ritenuto ingiusto, la legge prevede un percorso di ricorso. Prima di poter adire le vie legali, è obbligatorio presentare un ricorso amministrativo-gerarchico all'INPS. Questo passaggio, imposto dall'art. 443 del codice di procedura civile, è una condizione necessaria a pena di improcedibilità della domanda giudiziale. Solo dopo il rigetto del ricorso amministrativo, o in caso di decorrenza di 90 giorni senza una decisione da parte dell'INPS, è possibile avviare una causa presentando un ricorso al Tribunale civile, da notificare alla sede INPS competente.
Nel caso esaminato, dopo aver informato il CAF dell'errore e aver rettificato la DSU, l'istanza è stata inoltrata nuovamente all'INPS nel luglio 2020. Nonostante i solleciti e le richieste di riesame, non vi sono stati riscontri positivi. L'ultimo tentativo di ricorso è stato trattato come riesame, ma la risposta è stata che per la materia del bonus bebè non è previsto ricorso al comitato provinciale. La ricevuta del ricorso è stata considerata nulla.
La situazione è diventata ancora più complessa con il trascorrere del tempo. L'INPS ha continuato a ribadire la decadenza per omissioni nell'ISEE/DSU e, successivamente, ha comunicato che per l'anno 2020 non era stata presentata alcuna ISEE, ponendo nuovamente in decadenza la domanda. La risposta dell'INPS del 15/12/2020 ha confermato che, se la domanda iniziale è decaduta nel 2018, la presentazione di ISEE corretti negli anni successivi è irrilevante, poiché a monte non risulta più alcuna domanda valida.
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Evoluzione Normativa: L'Abrogazione del Bonus Bebè e l'Assegno Unico Universale
Un punto cruciale da considerare per le domande relative agli anni più recenti è l'introduzione dell'Assegno Unico Universale per i figli a carico. Introdotto dal decreto legislativo 21 dicembre 2021, n. 230, questo nuovo strumento ha abrogato il Bonus Bebè a partire dal 2022.
Ciò significa che per il biennio 2019/2020, come nel caso citato, non è più possibile presentare una domanda con effetti sananti retroattivi. L'INPS ha comunicato che le mensilità erogate per il 2019, a seguito di un errore di rielaborazione, erano "non dovute" e oggetto di recupero.
L'abrogazione del Bonus Bebè con l'introduzione dell'Assegno Unico Universale ha segnato un cambiamento significativo nelle politiche di sostegno alla genitorialità in Italia. L'Assegno Unico mira a semplificare e unificare le diverse prestazioni familiari, offrendo un sostegno più organico e universale alle famiglie con figli.
Requisiti e Modalità di Accesso al Bonus Bebè (Periodo di Validità)
Prima della sua abrogazione, per beneficiare del Bonus Bebè era necessario soddisfare determinati requisiti:
- Cittadinanza: Essere in possesso della cittadinanza italiana o di uno Stato membro dell'UE. Per i cittadini extraeuropei, era necessario un permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo.
- Residenza e Convivenza: Risiedere in Italia e convivere con il bebè. Il genitore richiedente e il figlio dovevano risiedere nello stesso nucleo familiare e avere dimora abituale nello stesso Comune.
- ISEE: Possedere un ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) in corso di validità, senza errori od omissioni, con un valore inferiore a 25.000 euro.
La domanda per il Bonus Bebè doveva essere presentata entro 90 giorni dalla nascita o dalla data di ingresso del minore affidato o adottato nel nucleo familiare. I pagamenti venivano effettuati mensilmente, con i primi accrediti che avvenivano circa 120 giorni dopo la data della domanda.
Estensione e Modifiche del Bonus Bebè con la Legge di Bilancio 2020
La Legge di Bilancio 2020 ha portato importanti novità riguardo al Bonus Bebè, estendendolo per l'anno 2020 e introducendo un carattere più universale. Dal 1° gennaio 2020, la prestazione è diventata accessibile a tutte le famiglie, non più limitata a quelle con un ISEE minorenni non superiore a 25.000 euro.
L'importo dell'assegno di natalità è stato modulato in base al valore dell'ISEE, con differenziazioni:
- 1920 euro annui (160 euro mensili) per ISEE non superiore a 7.000 euro.
- 1440 euro annui (120 euro mensili) per ISEE superiore a 7.000 euro ma non oltre 40.000 euro.
- 960 euro annui (80 euro mensili) per ISEE superiore a 40.000 euro.
In tutti i casi, gli importi venivano maggiorati del 20% per i figli successivi al primo, nati o adottati tra il 1° gennaio 2020 e il 31 dicembre 2020.
Tempistiche di Valutazione e Sblocco dello Stato "In Sospeso"
Mediamente, salvo complicazioni, la prima erogazione del Bonus Bebè avveniva dopo circa 120 giorni dalla presentazione della domanda. Se dopo questo periodo lo stato della pratica risultava "in sospeso", era consigliabile verificare innanzitutto il rinnovo del modello ISEE nei tempi previsti e la corretta compilazione del modello 163 INPS. Ulteriori informazioni e linee guida potevano essere ricavate dalla Circolare INPS n. 40 del 2018, che forniva dettagli sulla normativa e le procedure.
La complessità delle procedure, gli errori nella compilazione delle DSU e le interpretazioni dell'INPS hanno creato notevoli difficoltà per molti genitori. La transizione verso l'Assegno Unico Universale ha ulteriormente modificato il panorama degli aiuti economici per le famiglie, rendendo cruciale mantenersi aggiornati sulle normative vigenti.